venerdì 22 giugno 2018

T FONDACO DEI TEDESCHI per ART NIGHT VENEZIA 2018 sabato 23 giugno 2018




L'Event Pavilion e la terrazza di T Fondaco dei Tedeschi aperti al pubblico 
dalle ore 21 alle ore 23

Serata musicale a cura del quintetto di ottoni “Benedetto MARCELLO"

 
In occasione di Art Night Venezia 2018, l’Event Pavilion e la terrazza di T Fondaco dei Tedeschi rimarranno eccezionalmente aperti al pubblico dalle 21:00 alle ore 23:00 per ospitare una notte di note.

Nella terrazza panoramica panoramica di T Fondaco, il quintetto di ottoni “Benedetto MARCELLO", composto da Fabrizio Nasetti - Tromba, Michele Merulla - Tromba, Angelo Dolce - Corno, Tiziano Mazzoleni - Trombone, Mattia Zago - Tuba, tutti strumentisti di formazione classica provenienti tutti dal prestigioso conservatorio di Venezia, si esibirà per accompagnarvi verso una buona notte.
 
Diretti dal M° Fabrizio Nasetti, docente di tromba del conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, i musicisti del quintetto hanno unito il loro talento per realizzare un “insieme” dinamico allo scopo di mettere in evidenza le caratteristiche degli ottoni, esaltandone le qualità timbriche e sonore e mettendo in luce la natura “virtuosistica” degli strumenti. L’esigenza di riportare ai nostri tempi il quintetto di ottoni al suo giusto ruolo è stata la spinta, per questi strumentisti a riunirsi, con il comune desiderio di diffondere un vasto repertorio di musiche che vanno dal periodo barocco a quello contemporaneo, passando per il jazz, pop, folk, ecc. I vari componenti, con una continua ricerca tecnica ed artistica, stanno ampliando la gamma esecutiva del Quintetto, che non si limita a suonare musiche originali per ottoni, ma, grazie a sapienti arrangiamenti, è in grado di presentare un insieme di composizioni assai vario.
 
Con l'occasione, sarà possibile visitare Greetings from Venice, installazione site specific dell'artista Elisabetta di Maggio a cura di Chiara Bertola, ospitata nel suggestivo spazio dell'Event Pavilion. Un allestimento evocativo e profondo, dove la bellezza suggestiva e ipnotica del lavoro manuale dell’artista si intreccia con spunti di riflessione sul tempo e sulla natura delle relazioni. 
 
Dopo aver incantato tutti con la mostra Natura quasi Trasparente alla Fondazione Querini Stampalia durante l’ultima Biennale, Elisabetta Di Maggio torna nella sua Venezia con un progetto dalla poetica struggente e avvolgente, che parla del tempo che scorre, dei legami tra i luoghi e le persone e del valore della memoria. In Greetings from Venice l’artista ripensa alla trama bizantina dei mosaici del pavimento della Basilica di San Marco e dei principali edifici veneziani, i cui intrecci eleganti e sinuosi rimandano a un’idea di mappa che lega attimi vissuti, passi, incontri e silenzi. E lo fa dissimulando la solida presenza delle tessere musive con tasselli effimeri, che portano dentro di sé quello stesso concetto di tempo: centomila francobolli, tutti usati e provenienti da ogni parte del mondo, che l’artista ha suddiviso per provenienza e per colore prima di disporli a formare la magia che appare sotto ai nostri occhi. Il tutto con l’aiuto degli studenti del Liceo Marco Polo di Venezia, come in una vera e propria bottega rinascimentale.
 
Opere d’arte, fiori e regine d’ogni paese e colore si legano tra loro secondo le linee che l’artista ha studiato e strutturato preventivamente, in un’idea di “falsa rovina” che crea il pretesto narrativo al flusso dei pensieri, per arrivare a una complessità di forma e di significato straordinarie. Una forma e un significato che si concretizzano in un luogo come il Fondaco dei Tedeschi che, tra l’uso commerciale del passato e quello attuale, è stato per i veneziani il Palazzo delle Poste, luogo da cui missive di ogni genere sono partite per decenni verso ogni angolo del pianeta e che oggi si riconnette con il luogo simbolo della città per eccellenza: la Basilica di San Marco.
 
Per chiunque sia stato almeno una volta in città, Venezia è, prima che un incantevole luogo turistico, un’esperienza alterata del senso del tempo e dello spazio, capace di condizionare la vita emotiva, lo scorrere delle giornate e la struttura delle relazioni. Tempo, spazio, memoria, relazioni: Elisabetta Di Maggio, ancora una volta, ci immerge in una dimensione estetica di assoluta raffinatezza, espressione concreta del suo fare paziente e, soprattutto, esperienza avvolgente ed emozionante per chi ha la fortuna di viverla.

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