Domenica 19 aprile 2026 presso gli spazi espositivi de La Crescentina - Laboratorio per l’Arte verrà inaugurata Mani di Terra, mostra a cura di Marzia Capannolo, con il contributo critico di Paolo Repetto, dedicata alla scultura in ceramica.
MANI DI TERRA riaprirà la programmazione de La Crescentina, Associazione culturale nata nel 2021 grazie all’iniziativa dei collezionisti Fiorella Miraglio e Alessandro Monteforte, con l'obiettivo di sostenere l’Arte e la cultura attraverso la produzione di mostre, in collaborazione con enti privati, fondazioni, archivi e istituzioni, di pubblicazioni, e di eventi culturali tutti gratuiti e aperti al pubblico. Ma la storia de La Crescentina inizia da lontano: dai rapporti che Alessandro Monforte ha intrattenuto tra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Duemila con i protagonisti dell’arte contemporanea e che, dagli anni ’80, ha accolto in questo grande fabbricato agricolo acquistato e recuperato da lui stesso. Un vero e proprio cenacolo diventato oggi La Crescentina, dove si può ammirare anche la Collezione Monteforte-Miraglio, curata da Marzia Capannolo e composta da circa duecento opere tra dipinti, sculture, fotografie, oggetti e arredi di design.
MANI DI TERRA vuole celebrare il linguaggio della ceramica in piena connessione con il territorio su cui sorge il centro espositivo, un punto di passaggio figlio di una metamorfosi millenaria dovuta a una complessa stratificazione di argille, limo e calcari che conferisce al terreno e alle rocce sedimentarie del luogo un suggestivo colore grigio-azzurro. La mostra intende riportare la materia alla sua origine: un ritorno ciclico dove la terra, un tempo fango marino e oggi solido pilastro collinare, si fa nuovamente plasmabile per raccontare l'esperienza dell’Arte.
Il percorso espositivo si snoda attraverso la rottura delle forme tradizionali operata dai grandi maestri del passato, fino a giungere alle installazioni e alle sperimentazioni plastiche degli artisti odierni: un ponte tra generazioni che rivela come la terra, materia ancestrale, rimanga uno dei linguaggi più vitali dell’arte contemporanea.
La mostra vede protagonisti cinque artisti storici e cinque artisti contemporanei che attraverso le loro opere conducono lo spettatore lungo un percorso di riflessione sulla trasformazione dell’elemento materico in tensione estetica e concettuale.
Grazie alla collaborazione con Repetto Gallery, Matèria Gallery, Galleria Riccardo Boni, Tower Gallery, Archivio Nedda Guidi e Collezione Mingori, la mostra si caratterizza per la presenza di una serie di opere straordinariamente rappresentative del linguaggio scultoreo in ceramica: di eccezionale importanza è la presenza di Crocifisso di Lucio Fontana (Rosario 1899 – Comabbio 1968), una terracotta smaltata del 1956 di grande forza espressiva che porta la materia al limite, esemplificando la capacità dell’artista di trasformare il sacro in un’esplosione di energia plastica e di luce. Celebrata alla sessantesima edizione della Biennale di Venezia del 2024 come pioniera in Italia della "scultura modulare” Nedda Guidi (Gubbio 1927 – Roma 2015), è presente con una selezione di opere che ben rappresentano la sua indagine rigorosa sulla geometria e sulla struttura, reinventando la terra come un modulo architettonico, un linguaggio di precisione filosofica. Tra le opere dei grandi Maestri del Novecento vi sono il Vaso in ceramica policroma smaltata e la scultura Cartoccio realizzate da Fausto Melotti (Rovereto 1901 – Milano 1986) rispettivamente nel 1960 e nel 1968, che trasfigurano l’oggetto d’uso in un’entità puramente scultorea e poetica. La superficie, animata da cromie delicate e iridescenti, si fonde con una struttura che sembra vibrare di un ritmo musicale interiore. Gli anni Settanta e Ottanta del XX Secolo sono rappresentati da due opere, Paesaggio del 1975 e Colonna con Torre del 1985 di Nanni Valentini (Sant'Angelo in Vado, 1932 - Vimercate, 1985), artista che guarda alla terra come elemento sacro, cercando di rivelare il legame primordiale tra il fare creativo e le origini del cosmo. La sezione del Novecento si chiude con tre sculture in grès porcellanato bianco di Carlo Zauli (Faenza 1926 – 2002) che interpretano la terra come una forza viva della natura. In queste opere, la materia subisce una tensione plastica estrema, apparendo quasi come elemento organico in espansione, come zolle di suolo sconvolte da una forza tellurica.
Il nucleo delle sculture storiche in mostra dialoga con la ricerca di cinque artisti contemporanei che con le loro opere testimoniano la complessa versatilità espressiva di un linguaggio teso costantemente alla trasformazione. Bruno Ceccobelli presenta infatti una serie di teste a lustro realizzate a partire dal calco del suo stesso volto, intrise di simbolismo e spiritualità. Attraverso le sue ceramiche Ceccobelli crea icone contemporanee che fondono memoria storica e trascendenza. L’opera NÛR di Maïmouna Guerresi fa parte di una nuova serie intitolata Ex Voto, una riflessione sulla dimensione simbolica dell’offerta, del sacrificio e della relazione tra l’umano e ciò che resta misterioso. Il trittico, composto da tre ceramiche, richiama la forma dell’ex voto tradizionale: un oggetto carico di intenzione, di richiesta e di memoria. Ana Hillar nelle sue opere Discesa e Tummo restituisce un dialogo con la terra in modo pressoché organico; i suoi lavori sono fragili intrecci di strutture aeree che richiamano la natura e i suoi cicli vitali, tra forza costruttiva e vulnerabilità. Kazumasa Mizokami con un’estetica che unisce la sensibilità giapponese al calore mediterraneo, trasforma la ceramica in un mondo di forme impregnate di intense cromie, dove il quotidiano diventa poesia visiva. Riccardo Monachesi, con la serie Allegoria, sfida la natura opaca dell'argilla per inseguire il riflesso e la luce: la ceramica si fa lastra sottile e vibrante dove lo smalto crea superfici specchianti che non restituiscono un’immagine nitida, ma un’evocazione cromatica dell’ambiente circostante.
Libera dai confini delle arti applicate, la ceramica si afferma oggi come pura ricerca scultorea, capace di rappresentare la delicatezza fragile delle superfici invetriate, e al tempo stesso di dare corpo alla forza materica - e geologica - della terra cruda.
MANI DI TERRA celebra proprio questo equilibrio precario e universale: un percorso dove la visione intellettuale e la sapienza tecnica si fondono, restituendo alla materia organica una voce nuova, vibrante e profondamente connessa alle radici del tempo presente.
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