| L’arte dell’intreccio è una delle pratiche più antiche dell’uomo, alla portata di tutti, che l’Ecomuseo sostiene e diffonde grazie ai laboratori che promuove, sempre partecipatissimi. Con i rami di salice (o di ligustro, o di nocciolo…) si possono creare manufatti incredibilmente robusti, leggeri, duraturi e pure belli. Ed è così che anche quest’anno vengono riproposti i corsi di cesteria, di carattere pratico, un’occasione per apprendere l’arte dell’intreccio sotto la guida attenta ed esperta di validissimi artigiani. Si svolgeranno nelle giornate di sabato per sei settimane a partire dal 17 gennaio, presso il LAB Terremoto in piazza Municipio 5 a Gemona. |
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L’edizione 2026 propone eccezionalmente due laboratori. Il primo è riservato ai principianti e si svolgerà il sabato mattina dalle 9.30 alle 12.30. Il maestro artigiano condurrà per mano i partecipanti: spiegherà come trattare il materiale vegetale, come intrecciarlo e come legarlo per realizzare, passo dopo passo, le varie parti (fondo, parete, bordo e manico) di cui si compone un cesto. Il corso del pomeriggio, dalle 15 alle 18, di secondo livello, si rivolge a coloro che hanno già un po’ di esperienza nell’intreccio. I corsi sono a numero chiuso (massimo 10 persone). Oltre alla quota di partecipazione, per chi non può procurarsi i vimini c’è la possibilità di acquistare in gruppo il materiale da utilizzare. Per informazioni e iscrizioni: 331 1694015, info@ecomuseodelleacque.it. |
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«Contenitori leggeri, economici, funzionali, i cesti, di diverse dimensioni ma sempre a base circolare o ovale, erano presenti in tutte le case contadine (…). I tempi richiesti per la realizzazione di un cesto di medie dimensioni da parte di un artigiano con una certa esperienza – esclusi la ricerca, il taglio e la selezione dei rami adatti – raggiungevano le 7-8 ore, che però potevano aumentare se si voleva conferire al contenitore qualche elemento decorativo in più, come potevano essere un intreccio particolare o l’effetto cromatico chiaro/scuro dato dall’alternanza nell’intreccio di rametti decorticati e non» (ERPAC FVG, Catalogo Patrimonio Culturale). |
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