mercoledì 27 gennaio 2021

I MONDEGHILI DELLA TRADIZIONE MILANESE SECONDO L’ITALIA DEL GUSTO

 


 

Alle ricette tipiche milanesi di tradizione appartengono indubbiamente i MONDEGHILI, delle polpette di carne davvero gustose e succulente, che l’Italia del Gusto ha apprezzato dopo aver fatto visita alla storica Macelleria Maggio di Viale Monza.

L’origine dei mondeghili viene da lontano, precisamente dalla Spagna, che occupò la città meneghina dal 1559 al 1707, anche se la derivazione è araba (dall'arabo "al-bunduc"): gli Spagnoli impararono a fare le polpette di carne trita che venivano poi fritte dai Saraceni.

E’ un piatto di per sé semplice e di tradizione contadina, che raccoglie gli avanzi dei bolliti  (era buon costume non sprecare nulla, un concetto fondamentale anche tuttora), uniti a mortadella o salsiccia, pane bagnato nel latte, uova e grana padano,che, dopo essere stati schiacciati sino ad ottenere la forma della polpetta, vengono fritti nel burro.

I mondeghili, così succulenti, si prestano bene a degli abbinamenti col vino: l’Italia del Gusto  consiglia o dei rossi frizzanti e vivaci come una Bonarda Doc dell’Oltrepò Pavese (se si vuole restare nel territorio), oppure se si preferiscono i fermi, un’ottima Schiava dell’Altoadige, fresca e di media struttura.

Buon appetito!

“A carnevale ogni frittella vale” Dal 9 al 16 febbraio 2021 la Federazione nazionale delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori d’Italia realizza un contest virtuale legato ai dolci di Carnevale un primo viaggio lungo lo stivale per valorizzare uno degli eventi storici d’Italia, alla scoperta delle tradizioni culinarie

 


 

 Italia, 26 gennaio 2021 – La Federazione nazionale delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori d’Italia realizzerà, dal 9 al 16 febbraio 2021, il primo contest dal titolo “A carnevale ogni frittella vale”. Un primo viaggio fatto di racconti video ed immagini, che percorrerà le varie regioni d’Italia, alla scoperta dei dolci tipici locali del Carnevale, che si dipanerà nei canali social della Federazione coinvolgendo ristoratori, fornai, pasticceri e tutti gli appassionati che avranno voglia di condividere le tradizioni del proprio territorio, legate a questo periodo che richiama la festa, la trasgressione e la libertà. Febbraio è il mese del Carnevale, una festa antichissima, nata con l'uomo e con la sua voglia di celebrare la vita e il passaggio dall'inverno alla primavera, un momento di divertimento, tradizione, goliardia, ma anche un momento che connota la cultura italiana sia dal punto di vista storico, sia per quello che è l’offerta gastronomica del nostro paese. In ogni regione d’Italia il Carnevale viene celebrato con feste, maschere, carri allegorici di cartapesta e con dolci tipici, preparati solo in questo periodo dell’anno, che sono un esempio della variegata espressione delle tradizioni carnevalesche del nostro Paese e che rappresentano un concentrato di storia, cultura e territorio.
È per celebrare questo storico momento di folclore italiano che la Federazione delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori d’Italia organizza il contest “A carnevale ogni frittella vale”, che vuole da un lato dare visibilità ai tanti professionisti della ristorazione e dell’arte bianca, dall’altro promuovere i territori e le tradizioni locali d’Italia.
“Le Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori presenti in ogni parte d’Italia non rappresentano soltanto le comunità vocate, le aziende e il mondo variegato dell’accoglienza turistica, ma sono spesso custodi e “divulgatrici” di saperi e sapori che sono unici, come unici sono i territori - ha spiegato Paolo Morbidoni, Presidente della Federazione nazionale delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori - Da qui nasce l’idea di valorizzare la ritualità e le tradizioni gastronomiche che stanno dietro ai tanti “carnevali” italiani. Mettendo la nostra rete al servizio di un’operazione che è innanzitutto culturale e che ha l’ambizione di diventare una grande vetrina per il “saper fare” italiano. Un “saper fare” che - come avviene per i “carnevali storici”, ma anche per i piccoli eventi di comunità - coniuga spesso professionalità altissime e straordinarie reti di volontariato. Celebrare i “Carnevali” d’Italia, anche se in maniera solo virtuale, significa riconoscere a questo binomio attualità e importanza. Un binomio che, ne siamo convinti, sarà una delle colonne portanti della ripartenza di questo Paese, dopo l’emergenza.”
“Niente e nessuno come questo tempo ci ha insegnato che è possibile mettere in gioco intelligenze, esperienze, credo, conoscenza e conoscenze di persone etiche in tempo zero e a costo zero.
L'esperienza Covid paradossalmente ha accorciato distanze e tempi a tutti i livelli. Ha reso accessibili le tecnologie, trasformandole in prassi, abitudine, normalità.
Con la Federazione possiamo contare su un patrimonio di intelligenze, esperienze, conoscenze locali e interregionali che può ancora crescere con le giuste sinergie.
Crediamo in queste Strade da oltre vent’anni e le abbiamo condotte fin qui, con sacrificio e passione. I tempi oggi sono diversi e maturi per mettere in gioco la rete, per dare un senso nazionale al nostro sforzo – ha dichiarato Walter Massa, rappresentante per il Nord ovest – Le Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori dialogheranno attraverso i nostri bambini: i nonni, figure fondamentali dell'umanità, torneranno a raccontare storie e a sporcarsi le mani di farina, gli ingredienti territoriali trionferanno, l’ospitalità vedrà in noi un inaspettato alleato.”
Chi e come partecipare al contest "A carnevale ogni frittella vale"
Dal 9 al 16 febbraio 2021, artigiani pasticceri, fornai, panificatori, ristoratori, cuochi, osti, chef, gastronauti, appassionati, degustatori, potranno partecipare gratuitamente al contest "A carnevale ogni frittella vale" inviando alla Federazione delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori d’Italia, foto rappresentative di un dolce tipico locale di Carnevale accompagnate dal racconto della sua storia e tradizione, da una descrizione ed eventualmente dalla ricetta (Tutte le informazioni per partecipare su www.stradevinoitalia.it ) Hastag ufficiale del contest #acarnevaleognifrittellavale
Tutte le foto, delle chiacchiere, frittelle, brighelle, castagnole, verranno condivise sui canali social della Federazione delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori d’Italia e nel sito web.
Al termine del contest una giuria nominata dalla Federazione valuterà i lavori pervenuti e deciderà di premiare le foto e i racconti più rappresentativi per ogni categoria in gara, tra artigiani dell’arte bianca, ristoratori, comunicatori del gusto, custodi della tradizione, tenendo conto anche del gradimento che i materiali avranno sui canali sociali della Federazione.
I vincitori di ogni categoria, saranno annunciati il 19 marzo, giorno di San Giuseppe e riceveranno in premio esperienze, attività o prodotti, offerti dalle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori d’Italia e che saranno comunicati all’atto della proclamazione del vincitore.
Una selezione di scatti e racconti entrerà a far parte di un book digitale che sarà realizzato dalla Federazione delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori d’Italia e che sarà disponibile per il download dal 19 marzo sul sito www.stradevinoitalia.it
La Federazione nazionale delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori d’Italia
La Federazione nazionale delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori d’Italia, nata nel 2017 con il duplice obiettivo di unire le forze e fare rete per diventare un autorevole interlocutore delle istituzioni nella definizione della disciplina dell’enoturismo e contribuire alla crescita e al consolidamento del turismo rurale, enogastronomico e culturale in Italia, rappresenta oltre 80 realtà di partenariato pubblico privato nel settore del vino, dell’olio e dell’agroalimentare, il 90% delle realtà effettivamente operative presenti sul territorio nazionale. I fattori caratterizzanti il Protocollo d’Intesa che ha dato vita alla Federazione sono: lo scambio di buone pratiche, anche attraverso la partecipazione in maniera congiunta ad iniziative; la condivisione di materiali, informazioni e dati ritenuti di reciproco e generale interesse; la creazione di un gruppo di lavoro per studiare pacchetti turistici congiunti, attività didattiche e formative, attività promozionali, educational tour per buyers, educational per giornalisti; incentivare il raggiungimento di standard di qualità elevati per l’attività delle singole strade; lo studio e l'attuazione di accordi culturali, commerciali e promozionali incrociati; l’impegno alla diffusione all’interno della propria Federazione Regionale dei contenuti dell’accordo e all’estensione della sua valenza nella Regione di riferimento; l’impegno ad operare congiuntamente nella ricerca delle risorse indispensabili per la realizzazione di progetti condivisi e nella ottimizzazione di quelle esistenti, sia a livello nazionale che comunitario; la collaborazione tra i firmatari e con Enti, Associazioni, Consorzi di settore per costruire un sistema destagionalizzato dei flussi turistici e la valorizzazione dei servizi essenziali del territorio.

Al Dolomiti Wellness Hotel Fanes la remise en forme è un brindisi al benessere

 


 

 Immerso in un paradiso naturale, il Dolomiti Wellness Hotel Fanes si offre agli ospiti come un autentico paradiso del benessere grazie alla rinnovata Spa dove prendersi cura di sé stessi con trattamenti viso e corpo all’avanguardia. Vinoble Detox, il trattamento a base di viniferina in Aemotio Spa, è il rituale ideale per andare incontro alla bella stagione.
 
San Cassiano (BZ), 27 gennaio 2021 – Benessere a base di vino? È realtà al Dolomiti Wellness Hotel Fanes di San Cassiano in Alta Badia. Nella nuova Spa dell’esclusivo 5 stelle, il nettare degli dei è utilizzato anche per la cura del corpo: i trattamenti Vinoble sfruttano le proprietà benefiche del vino e del frutto dell’uva, ricco di principi attivi naturali, antiossidanti e antirughe. L’effetto è un lifting naturale immediato e pelle più luminosa e distesa, sia per il viso che per il corpo.
 
Vinoble Detox è il trattamento bruciacalorie per eccellenza, ideale per una remise en forme in vista della bella stagione. L’innovativo lettino ad acqua riscaldato Aemotio Spa accoglie l’ospite per il rituale corpo che prevede impacco e bendaggio detox con pregiati prodotti ricchi di principi attivi, come la viniferina e la caffeina, dal provato effetto disintossicante. Questi potenti antiossidanti naturali stimolano la circolazione bruciando i grassi. L’effetto è amplificato dal bendaggio, che rassoda così i tessuti. Il risultato del trattamento è una pelle rassodata, purificata e un immediato effetto snellente, particolarmente consigliato per combattere accumuli su glutei, cosce, gambe e ventre.
80 minuti di puro relax Vinoble Detox: € 150; 3 sedute € 425
 
La Fanes Spa dell’esclusivo 5 stelle di San Cassiano propone una selezione dei migliori trattamenti viso e corpo in ambienti perfettamente studiati per il relax, per una vacanza rigenerante nel cuore delle Dolomiti dell’Alta Badia. Gli oltre 3.000 mq di area wellness con diversi tipi di saune, bagno turco, piscine e infinity pool sono arricchiti dai nuovi ambienti spa: 12 nuove suite fra cui Fanes Private Suite, esclusive e spaziose cabine trattamento prenotabili per un trattamento oppure per usufruire delle spa riservata con sauna di fieno, bagno turco, o bagno benefico in una delle vasche ricavate da un unico tronco di castagno.
 
www.hotelfanes.it/it/wellness/fanes-spa/trattamenti-beauty
 

La natura dal campo alla tavola Storia delle eccellenze italiane: ci sono funghi e funghi

 

 



 

Si parla di funghi nel terzo appuntamento degli incontri “La natura dal campo alla tavola. Storia delle eccellenze italiane”, l’evento trasmesso in diretta dagli studi di 7Gold a Rimini con alcuni protagonisti del settore, dalla produzione al retail, dalla ricerca alla comunicazione.

 

Bellaria Igea Marina (RN), 26.01.2020. Le tipologie di funghi freschi più consumate in Italia sono porcini e prataioli (detti anche Champignon) seguiti da finferli, pioppini, pleurotus e shitake.  Almeno l’80% dei funghi spontanei  venduti in Italia proviene dall’estero, in particolare dai Paesi dell'Europa orientale, mentre i funghi coltivati sono prevalentemente italiani anche se i principali produttori europei si trovano in Polonia e Olanda. La fungicoltura è un settore antico, infatti i primi ad occuparsene furono immigrati di ritorno dalle Americhe che impiantavano le spore in favolose caverne, ormai da tempo abbandonate in quanto poco economiche. Una fungaia richiede investimenti notevoli: dal substrato, cioè il letto dove nascono i funghi allle celle coibentate dove si riproducono le condizioni favorevoli di temperatura, aria, luce ed umidità. Quella dei funghi inoltre è una filiera corta: dopo la raccolta vengono selezionati, sgambati, eventualmente tagliati e lavati e poi confezionati per essere spediti nei punti vendita, il tutto in 24-48 ore.

 

Sono alcuni temi trattati durante la trasmissione organizzata da SIPO e trasmessa in diretta TV dagli studi di Rimini di 7Gold (canale 13 del DT) ed in diretta  streaming sulla pagina Facebook SIPO Sapori del mio Orto. Ospiti della puntata, condotta dal giornalista di FreshPlaza Cristiano Riciputi, sono stati Giampaolo Ferri, Responsabile ortofrutta di Coop Alleanza 3.0, Andrea Tarozzi, Professore all'Università di Bologna, Massimo Longo, micologo e amministratore unico di Agritechno. In collegamento da Milano anche l'esperta food & wine Lisa Fontana, che ha fornito alcuni suggerimenti per preparare ricette gourmet a base di funghi, abbinandovi i giusti vini.

 

A fare gli onori di casa Massimiliano Ceccarini, General Manager di SIPO che in apertura ha delineato gli investimenti realizzati dall’azienda nella categoria dei funghi freschi. “Nove italiani su dieci mangiano funghi, ma uno su tre è insoddisfatto dell’offerta che trova in negozio perché vorrebbe più referenze di mix di funghi già pronti da cucinare e più varietà in assortimento. I funghi freschi confezionati già puliti, affettati, porzionati o farciti stanno vivendo un piccolo boom di vendita e sono pronti da cucinare in mille ricette”.

 

Giampaolo Ferri è intervenuto affermando che “dal punto di vista assortmentale si può fare sicuramente di meglio, anche se negli ultimi anni in GDO sono stati fatti notevoli passi avanti. Le confezioni devono comunicare, dare consigli per la preparazione. L'offerta è passata dallo sfuso ai confezionati e poi al peso garantito".

 

“Il consumatore chiede sempre novità e sicurezza alimentare - ha sottolineato Massimo Longo. I funghi sono continuamente controllati durante tutta la filiera e, se si tratta di spontanei, devono superare tre livelli di controllo: le campionature dell'Asl di riferimento, un micologo e infine sul punto vendita". "Infatti quando si hanno a scaffale dei funghi spontanei - ha precisato Ferri - occorre che un operatore addetto al reparto frutta e verdura abbia superato un corso di abilitazione con rilascio di relativo patentino".

“Dal punto di vista nutrizionale i funghi - ha  illustrato il Professore universitario Andrea Tarozzi - sono un alimento ricco di proteine, ipocalorici, con buona presenza di vitamina B12 e con un basso contenuto di iodio. Sono anche ricchi di fibre, e questo è positivo, ma la chitina non è facilmente digeribile, quindi non bisogna abusare nel consumo. Ad ogni modo, è sempre meglio consumarli previa cottura".

 

La linea di funghi freschi Sapori del mio Orto è formata da 14 referenze di funghi mono-ingrediente (Cardoncello, Champignon bianco e crema intero, champignon bianco affettato pronto all’uso e affettato a bistecca, Portobello, Pleurotus, Shitake) e ricettati (Champignon ripieno, ragù di funghi, mix da trifolare, misto di funghi, insalata di funghi e verdure e funghi da forno), pronti da cucinare in tanti modi diversi, dai primi piatti ai secondi e contorni. Distribuiti al retail con un packaging ben identificato ed attento all’ambiente (vassoio di carta riciclata), film traspirabile per una miglior conservabilità ed etichetta personalizzata che identifica i mono ingredienti e le ricette. Tutte le confezioni sono a peso garantito da 300 grammi già selezionati, puliti, sgambati e pronti per la cottura e per alcune referenze anche già lavati e pronti al consumo, i funghi hanno la loro collocazione nei punti vendita nei banchi refrigerati della IV e V gamma. “Per un corretto posizionamento sul mercato - ha spiegato Ceccarini -  è importante procedere con la definizione di un piano di categoria per l’ortofrutta, suddiviso per famiglie di prodotto in modo da creare un’offerta lineare e semplice al consumatore”.

 

Potete seguire il webinar sul canale Facebook di SIPO

https://www.facebook.com/siposaporidelmioorto/videos/115729037088199

martedì 26 gennaio 2021

Le Vie della Letteratura e della Poesia in Abruzzo : il racconto di Donatella di Pietrantonio

 L'Iniziativa Adriatico Ionica (IAI) è un'organizzazione internazionale nata nel 2000 e che raccoglie alcuni dei paesi che si affacciano sul mar Adriatico e Ionio. È un forum intergovernativo per la cooperazione regionale nella Euroregione Adriatico Ionica. Il suo segretariato permanente ha sede nella città di Ancona, storico avamposto tra l'Europa occidentale, la Grecia e i Balcani, nella cinquecentesca Cittadella, detta anche Fortezza di Ancona.Borghi d'Europa promuove il progetto 'L'Europa delle scienze e della cultura', sotto il Patrocinio della IAI. La Regione Abruzzo fin dal maggio 2010 aveva espresso l'impegno di aderire alla Macro Regione Adriatico Jonica.

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa avevano inserito Fossacesia nella rete dell'Anno Europeo del Patrimonio culturale, valorizzando la Costa dei Trabocchi. Borghi d'Europa ha inserito la Via dei Tratturi e Atessa nella rete internazionale, continuando lungo la strada dei Percorsi di informazione,per far conoscere l'Abruzzo.



Il 2021 è dedicato anche alla Via della Letteratura e della Poesia.

”Da Gabriele D’Annunzio a Ignazio Silone, da John Fante a Ovidio passando per Benedetto Croce ed Ennio Flaiano. Per gli amanti della letteratura l’Abruzzo è una terra ricca di tesori, piena di luoghi che sono stati patria di noti letterati e fonte inesauribile d’ispirazione. “

I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno deciso di 'raccontare, la terra d'Abruzzo anche attraverso gli scritti di Donatella di Pietrantonio.



È nata ad Arsita, in provincia di Teramo. Si è poi trasferita per studio all'Aquila dove, nel 1986, si è laureata in Odontoiatria nella locale Università. Da lungo tempo risiede a Penne, in provincia di Pescara, ove esercita la professione di dentista pediatrico.Ha esordito nel 2011 con il romanzo Mia madre è un fiume, ambientato nella terra natale. Nello stesso anno pubblica il racconto Lo sfregio sulla rivista Granta Italia di Rizzoli.

Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo, Bella mia, dedicato e ambientato all'Aquila. L'opera, influenzata dalla tragedia del terremoto del 2009 e incentrata sul tema della perdita e dell'elaborazione del lutto, è stata candidata al Premio Strega ed ha vinto il Premio Brancati nel 2014. Il romanzo viene ristampato da Einaudi nel 2018 e nel 2020 vince il premio letterario internazionale "città di Penne-Mosca".

Nel 2017 pubblica per Einaudi il suo terzo romanzo, L'Arminuta, anch'esso ambientato in Abruzzo; il titolo è un termine dialettale traducibile in «la ritornata». Il libro approfondisce il tema del rapporto madre-figlio nei suoi lati più anomali e patologici, ed è risultato vincitore del Premio Campiello e del Premio Napoli. Nel 2019, dal romanzo è stato tratto uno spettacolo teatrale prodotto dal Teatro Stabile d'Abruzzo.

Nel 2020 pubblica, sempre per Einaudi, il seguito de L'Arminuta, Borgo Sud, sempre ambientato in Abruzzo, che fa rivivere storie successive delle due sorelle.”

Ovviamente “Borgo Sud” parla anche d’Abruzzo: dalle campagne pescaresi dell’Arminuta questa volta la location è la riviera, quella zona di Pescara, rurale, abitata e fatta dai pescatori. C’è il mare, la sabbia, si sente quasi in “Borgo Sud” anche l’odore degli arrosticini.

«Il cibo fa parte della mia identità. Una cucina che da piccola odiavo e ho riscoperto da adulta: i sapori della terra, i saperi delle nonne nelle preparazioni», racconta la scrittrice abruzzese, 57 anni, in una intervista rilasciata a L'Espresso-.

«Da bambina ero attratta dai cibi che molto raramente arrivavano in paese: la carne in scatola, i formaggini, la cioccolata. Non ne potevo più di tutta quella genuinità a chilometro zero. Non mi piaceva il pecorino, perché ce l’avevamo a casa. Ho cominciato ad apprezzarlo quando l’ho dovuto comprare», continua Di Pietrantonio, che quando riesce a ritagliarsi un po’ di tempo, tra la scrittura e la professione di dentista pediatrica, ama cucinare i piatti della tradizione: cipollata, pipindune e ove (peperoni rossi e uova), taiaticci (pasta) con le fave.

Ricette legate alle radici, che parlano di come eravamo, di come non saremo mai più. Riti ancestrali come l’uccisione del maiale, descritta con la precisione di una lama affilata nel suo primo romanzo “Mia madre è un fiume” (Elliot edizioni, 2011)-.

«Il maiale deve morire d’inverno, quando il freddo inchioda le albe e taglia la faccia», «il gusto particolare è dato dalla carne appena macellata, già dopo un giorno o due il sapore non sarebbe più lo stesso. Si deve sentire la vita recente», scrive. O il pranzo di Natale che fa capolino nel suo terzo romanzo, “L’Arminuta”. «La mattina le donne del vicinato si sono ricordate del lutto recente e sono salite ognuna con qualcosa per il pranzo della festa, brodo di cardo e stracciatella, timballo con le pallottine di carne, tacchino alla canzanese nella sua gelatina. Quelli della fornace si erano decisi solo la sera del ventiquattro a pagare agli operai almeno uno degli stipendi arretrati, così nostro padre era passato al negozio di alimentari a prendere due torroni».Frammenti fatti di parole scabre, schiette, crude e profonde, incastonate nella storia di una ragazzina di tredici anni restituita (l’“arminuta”, la ritornata) dai genitori adottivi alla famiglia di origine in un Abruzzo sospeso tra gli anni Settanta, con i suoi timidi guizzi verso la modernità, e le pietre grezze di un mondo arcaico, duro, pre-consumista, una scheggia remota del passato. Un universo punteggiato da elementi autobiografici, che l’autrice ha depurato di riferimenti toponomastici - non compaiono nomi di vie, piazze e città, con l’unica eccezione di Taranta Peligna - ma che risulta familiare, un’eco lontana che risuona a tutti. Locale e universale, echeggia con tutte le differenze il fenomeno Amica geniale.

L’altro elemento identitario forte, nei romanzi di Di Pietrantonio, è il dialetto, adattato per risultare comprensibile. «Scì, proprio! Levatelo dalla coccia, a te ecco non ti sognava nisciuno, - ha detto Sergio il più crudele - A ma’, - ha strillato poi verso l’esterno, - per davvero te la sei ripigliata tu ‘sta sturdullita?», così un dialogo familiare in “L’Arminuta”. «La lingua l’ho trattata per ottenere una specie di media tra i mille dialetti abruzzesi che cambiano, anche in maniera notevole, da un paese all’altro», dice mentre ci accomodiamo al piano di sopra, in una grande stanza con lo scrittoio e le pareti coperte di libri, due finestre aperte sui tetti inondati dal sole rovente, silenzio e brezza leggera, all’orizzonte lo specchio verde smeraldo del lago di Penne, oasi Wwf.

«Ho usato quella lingua ibrida che usano coloro che parlano solo il dialetto, come mio padre. Mi sono resa conto di aver copiato lo sforzo che fanno le persone che non hanno avuto accesso alla lingua italiana nel momento in cui si devono rapportare con chi parla italiano, magari quando si recano in un ufficio pubblico. Si sforzano di tradurre, con esiti a volte comici». Idiomi che scompaiono con la morte degli anziani e si omologano al dialetto di Pescara, la città grande più vicina che accentra tutto, anche il modo di esprimersi. Ma nella ricerca dell’autrice non c’è nostalgia. «Non solo se tutto questo sia un male ma, come in biologia, rappresenta una diminuzione di biodiversità. Una cosa è certa: con le parole perdiamo anche il mondo sottostante, l’Abruzzo e l’Italia contadina o pastorale che abbiamo appena dietro le spalle», prosegue Di Pietrantonio, che tra i termini estinti annovera l’anello di ferro («non avevo mai visto nelle mani di un uomo attrezzo più osceno») evocato in “Mia madre è un fiume” con cui, ai tempi della mezzadria, il proprietario terriero don Cesidio Sparacannone misurava con cura le uova raccolte dal mezzadro, tenendo per sé quelle più grandi.

E infine “Bella mia” (Einaudi) narra la storia di una donna, Caterina, che si ritrova a improvvisarsi madre, con un adolescente taciturno e scontroso, Marco, figlio della sorella gemella Olivia, morta nel terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. «In tutti e tre i romanzi accade che quando la figura materna risulta manchevole o inadeguata, c’è sempre un’altra figura che subentra. E quindi queste mie protagoniste madri, sempre imperfette, non lasciano mai un vuoto disperante perché c’è sempre qualcun altro che entra affettivamente in questo vuoto». C’è un’impronta autobiografica nelle sue trame narrative? «Certo. Sono figlia unica ma, essendo cresciuta in una famiglia patriarcale, questa condizione di unicità non l’ho mai veramente vissuta. Anche l’accudimento dei bambini era delegato a varie figure, soprattutto femminili: zie, nonne. I padri, forse, erano meno intercambiabili. E quando parlavo di mio cugino lo chiamavo “mio fratello”».

Legami familiari che si sommano alle relazioni con i luoghi dell’anima sparsi per l’Abruzzo, riservato e misterioso, lo scambio continuo tra vita e finzione narrativa. Attraverso le grandi finestre della libreria Tibo, caffè letterario che guarda verso la riserva naturale dei calanchi di Atri, Di Pietrantonio punta l’orizzonte e riflette sulla scelta di restare nella terra natìa. «Anzitutto perché ci sono i miei genitori anziani, e poi perché non credo molto nel ruolo determinante dei luoghi nella vita delle persone. Sembra che chi decide di vivere in campagna o al paese lo faccia per ripiego, per incapacità di vivere in città o perché è uno sfigato. Non è così. A Penne non ho modo di incontrare intellettuali o scrittori, ai quali posso avere comunque accesso, ma ho relazioni umane di grande qualità e sono circondata da bellezze artistiche e naturali straordinarie, benché trascurate».


l pensiero corre all’Aquila, dove Di Pietrantonio ha ambientato “Bella mia”, finalista al Premio Strega nel 2014: la tragedia del terremoto, il lutto schiacciante con le sue scorie emotive, la «deportazione» dei sopravvissuti nelle new town e negli alberghi della costa adriatica, le responsabilità della politica nella fase dell’emergenza, la speranza di una nuova esistenza. «Oggi mi sento più ottimista rispetto al periodo in cui ho scritto il libro», conclude la scrittrice: «Ma un conto è L’Aquila, un altro sono i comuni del cratere. C’è una domanda di fondo a cui non sapevo dare risposta e neanche adesso: se riusciremo a ricostruire la città o buona parte di essa, riusciremo poi a riportarci gli abitanti? La gente si è dovuta reinventare la vita, e molti lo hanno fatto altrove».


BUILDING riapre al pubblico con la mostra Paolo Parisi. The Weather was Mild on the Day of my Departure a cura di Lorenzo Bruni 19 gennaio - 6 marzo 2021

 

BUILDING

via Monte di Pietà 23, Milano

martedì - sabato, 10 - 19

www.building-gallery.com

Oren Eliav, Crossing at Night, 2020 | olio su tela, 170 x 340 cm Courtesy lartista e BUILDING, ph. Michele Alberto Sereni

BUILDING - Installation view - Paolo Parisi. The Weather was Mild on the Day of my Departure - 19.01.2021 - 06.03.2021

Ph. Leonardo Morfini, courtesy BUILDING

La pittura è superficie e stratificazione. La pratica della pittura, invece, si risolve

nella riflessione sul linguaggio della pittura stessa e sul come si vedono le cose”.

Paolo Parisi in conversazione con Lorenzo Bruni, dicembre 2020

 

 

Fino al 6 marzo 2021 BUILDING presenta la mostra Paolo Parisi. The Weather was Mild on the Day of my Departure, a cura di Lorenzo Bruni, ideata appositamente per le sale espositive del piano terra e del primo piano.

La mostra è anche visitabile online attraverso una modalità di fruizione tridimensionale disponibile sul sito www.artland.com, piattaforma internazionale dedicata alle gallerie d'arte.

 

Il progetto The Weather was Mild on the Day of my Departure è costituito da quattro nuovi cicli di opere  che riflettono sulla pratica della pittura e che rappresentano gli ultimi tre anni dell'intensa ricerca dell'artista. Alle opere del 2018-2020 si aggiungono quattro sculture e un video del 2013 che condividono la stessa riflessione allargata sull'oggetto quadro e sulla relazione di quest'ultimo con il contenitore in cui si inserisce. Tutte le opere hanno in comune l'esplorazione del tema dell’eredità del Modernismo e della pittura monocroma, ma anche e soprattutto del viaggio – fisico e mentale – inteso come scoperta e condivisione del mondo con “l'altro diverso da sé”.

 

La mostra è stata concepita come una narrazione unica che si sviluppa all’interno di BUILDING chiamando in causa lo spettatore per mezzo di opere, cicli e tecniche differenti. L'obiettivo è un’analisi sull'importanza dell'esperienza diretta della visione che, come ci suggeriscono le opere, risulta essere completa soltanto nel momento in cui viene raggiunto un equilibrio tra concetti quali: osservare e percepire, fare esperienza e interpretare, immagine figurativa e astratta, maschile e femminile, saper ricordare ma anche dimenticare. Tentativo che coincide con l'idea di individuare una terza via che sfugga al dualismo occidentale del secolo passato.

BUILDINGBOX

 

   La forma dell'oro  

a cura di Melania Rossi

da gennaio 2021

 

Primo artista

Paolo Canevari

Monumenti della Memoria (Golden Works), 2019

 

12 gennaio - 10 febbraio 2021

 

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BUILDINGBOX

via Monte di Pietà 23, Milano

visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7

www.building-gallery.com

Oren Eliav, Crossing at Night, 2020 | olio su tela, 170 x 340 cm Courtesy lartista e BUILDING, ph. Michele Alberto Sereni

BUILDINGBOX - Installation view La forma dell’oro, 1. Paolo Canevari, Monumenti della Memoria (Golden Works), 2019 – Ph. credits Leonardo Morfini, courtesy BUILDING

BUILDINGBOX dedica la stagione 2021 al tema dell'oro nell'arte contemporanea con il progetto espositivo annuale La forma dell'oro a cura di Melania Rossi. La mostra vuole offrire una panoramica sull'utilizzo dell'oro nella ricerca artistica contemporanea presentando le opere di dodici artisti che alludono o ricorrono al nobile metallo con modalità e pratiche differenti.

Le installazioni saranno visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dalla vetrina di via Monte di Pietà 23.


Ad aprire la mostra dal 12 gennaio al 10 febbraio 2021 è Paolo Canevari (Roma, 1963) che presenta una serie di Golden Works, opere appartenenti al ciclo Monumenti della Memoria, iniziato dall'artista tra il 2011 e il 2012 per rispondere in maniera radicale all'inquinamento visivo quotidiano a cui è sottoposto anche il territorio dell’arte.

 

In questi monocromi oro, Canevari si allontana da qualsiasi autocompiacimento, affidando a un artigiano la lavorazione manuale a foglia oro, tecnica antichissima usata sia in Europa sia in Asia. Le silhouette di questi lavori richiamano le antiche pale d'altare in cui però non viene rappresentata nessuna storia di santi, nessuna parabola, lo sguardo non ha alcun appiglio tranne il lieve riflesso della nostra stessa immagine; sembra quasi un’eco pittorica, il ricordo del quadro. 

Le iniziative della Tavola Europea d'informazione verso Nova Gorica-Gorizia,capitale europea dell'informazione

 Borghi d'Europa è una rete che comprende borghi e territori poco conosciuti, al fine di 'informare chi informa' e sviupparne così la conoscenza e la valorizzazione.

La rete promuove da alcuni anni il progetto 'L'Europa delle scienze e della cultura',Patrocinato da IAI – Iniziativa Adriatico Jonica,Forum Intergovernativo per la cooperazione regionale nella regione adriatico-jonica.

Fino al 1° giugno 2021 la Slovenia ha la Presidenza di turno dell'Iniziativa adriatico-ionica e della Strategia dell'Unione europea per la regione adriatico-ionica (Eusair). Gli obiettivi principali della presidenza sono la cooperazione ambientale e il processo di allargamento Ue dei paesi che fanno parte della regione dei Balcani occidentali.


In questa forte cornice istituzionale Borghi d'Europa ha deciso di far nascere a Milano, la Tavola

Europea d'informazione verso Nova Gorica-Gorizia,Capitale europea della cultura 2025.

La Tavola mette a disposizione la propria rete di giornalisti e comunicatori costruita nel corso degli anni per :


  • promuovere le notizie e le iniziative che provengono da Nova Gorica e Gorizia ;

  • promuovere la visita di giornalisti e comunicatori nei territori .


Questi interventi saranno del tutto a carico del bilancio di Borghi d'Europa e non richiederanno

impegni finanziari da parte degli Enti Locali.

Rassegne stampa a cadenza bimestrale documenteranno il lavoro multimediale sviluppato.




THE CURATORS MILAN presenta REWILD **** Prima installazione PROLOGUE: DIATOMS IN THE MULTIVERSE Fino al 27 febbraio 2021 Milano Galleria d'arte Il Vicolo Via Maroncelli 2

 


 

Testo alternativo

Ph Marco Sbarra

THE CURATORS MILAN + LUDOVICO BOMBEN

L’installazione è un’opera corale creata da più elementi e

concepita dal gruppo creativo The Curators Milan e dai suoi collaboratori 

Opera Olografica by THE CURATORS

Scultura "Dardo" by Ludovico Bomben 

Soundscape by Luca Morelli + Andrea Costantini

REWILD è un progetto sociale e artistico senza fini di lucro che vuole far riflettere sui temi legati al Climate Change, utilizzando l’arte, il design e le nuove tecnologie.

È stato ideato da THE CURATORS MILAN, un collettivo di creativi che, spinto dalla resilienza, dall’empatia e dalla voglia di futuro, ha dato vita a un progetto legato a doppio filo all’attualità della pandemia e ad un argomento, quello ambientale, che ci tocca tutti da vicino, raccontato attraverso il linguaggio dell’arte.

PROLOGUE: DIATOMS IN THE MULTIVERSE è il primo di sei eventi e presenta una installazione multisensoriale e immersiva che fa scoprire le diatomee - organismi unicellulari responsabili del 50% di tutto l’ossigeno necessario all’equilibrio biochimico del pianeta - mettendo in dialogo una scultura in ferro dell’artista Ludovico Bomben con una scultura 3D.


Apre al pubblico REWILD, un progetto sociale e artistico dedicato ai temi del Climate Change che, nel corso di un anno, racconterà una storia suddivisa in sei capitoli attraverso altrettante installazioni artistiche. Sei differenti temi su cui un artista o un gruppo di artisti sarà chiamato ogni volta a creare una propria sintesi estetica in uno scambio fluido e immersivo fra composizione figurativa e plastica e digital art.

 

L’idea di REWILD è nata attraverso lo scambio di idee ed esperienze di cinque distinte personalità e professionalità che hanno dato vita al collettivo The Curators Milan, formato dal regista e fotografo Frankie Caradonna, dal regista Tomaso Cariboni, dall’artista Lucia Emanuela Curzi, dal gallerista Stefano Gagliardi e dal founder di Bonsaininja Dario Spinelli, con la collaborazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

L’obiettivo di The Curators Milan attraverso REWILD è far riflettere sul concetto di empatia attraverso cui si può stimolare la salvaguardia della biodiversità del pianeta e con essa la nostra stessa esistenza.

 

Il progetto, che coinvolge professionisti e creativi di diversi settori dalle fine arts & crafts alle digital arts & technologies, in un momento storico che vede la pandemia e le sue conseguenze sanitarie, morali, sociali ed economiche dominare la scena e la comunicazione a livello mondiale, vuole essere volano di resilienza sociale e culturale.

REWILD mutua il suo nome dal concetto di rewilding, termine apparso negli anni '90 in riferimento alla protezione e reintroduzione di predatori e piante autoctone, creazione di no fishing zones, e in generale a tutti quei processi e progetti volti alla conservazione, al ripristino degli ecosistemi originari e al contrasto alla perdita di biodiversità.

REWILD infatti è un concept olistico e collaborativo, che ha l’ambizione di produrre una rinnovata energia, favorendo la genesi di un movimento artistico e sociale basato sull’inevitabile ricerca di un nuovo equilibrio.

 

Quartier generale del progetto è la Galleria d’Arte il Vicolo a Milano che si trasformerà in una TAAZ (Temporary Autonomous Artistic Zone), in cui gli artisti coinvolti saranno chiamati a creare insieme una esperienza che sia al contempo installazione fisica - intesa come esposizione di manufatti artistici - e movimento - inteso come pensiero collettivo e multisensoriale che rifletta sul concetto di empatia. Quindi gli eventi sono fruibili sia dal vivo ma anche attraverso una piattaforma virtuale www.thecuratorsmilan.com.

 

Il primo dei sei appuntamenti, che prende il via adesso, si intitola PROLOGUE: DIATOMS IN THE MULTIVERSE, un vero e proprio antefatto il cui focus narrativo è rappresentato dalla Diatomea.

 

Che cosa una diatomea e perché è stata scelta come primo soggetto tematico da REWILD?

Ogni tre respiri dell’essere umano, uno e mezzo lo si deve alle diatomee: organismi unicellulari unici, alghe che vivono in una casa di vetro e silicio, fitoplancton alla base della catena alimentare della fauna marina. Inspirando anidride carbonica ed espirando ossigeno le diatomee sono responsabili del 50% di tutto l’ossigeno necessario all’equilibrio biochimico del pianeta. I loro scheletri dal deserto viaggiano sui venti transoceanici fino in Amazzonia e una volta lì la nutrono e fertilizzano. Le diatomee sono destinate alla scomparsa a causa dell’acidificazione e surriscaldamento degli oceani con potenziali conseguenze catastrofiche per l’essere umano.

 

"Trattieni il fiato: ecco il mondo senza diatomee. Con Rewild portiamo a Milano non solo un nuovo dialogo fra arti scultoree e digitali che riflette sul ruolo dell'empatia, ma un movimento che spezza la visione antropocentrica dell'Universo", spiega Frankie Caradonna, Co-Founder di The CURATORS MILAN.

 

Il collettivo di creativi ha lavorato sull’analogia tra l’evocazione plateale di un fantasma ad opera di un illusionista della fine dell’Ottocento e l’evocazione del fantasma delle diatomee, utilizzando l'evoluzione di una tecnica ologrammatica in uso nel diciannovesimo secolo. 

È stato coinvolto l’artista Ludovico Bomben e in particolare la sua opera Dardo, una scultura in ferro che rappresenta proprio una freccia tesa in equilibrio che punta verso l’ologramma di una Diatomea, rivelandone tanto la fragile microscopica presenza quanto la determinante importanza. L’installazione diventa così un dialogo tra l’opera fisica di Bomben e una scultura 3D, tra reale e virtuale, mostrando la visione intermittente di un’evanescenza da fruire non solo attraverso la vista, ma anche i suoni.

 

La tecnica utilizzata per l’installazione rappresenta essa stessa un punto di equilibrio, in questo caso non tra uomo e natura, ma tra passato e presente. Da una parte la creazione di un ologramma, elemento che nasce attraverso l’animazione 3D, parla di modernità e digitale. Ma il tutto  acquisisce la sua eterea sostanza attraverso una tecnica antica, quella del “fantasma di Pepper”, già utilizzata dagli illusionisti nell’ 800. In questo caso però la superficie riflettente che proietta l’immagine nello spazio non viene nascosta, bensì svelata, come una finestra attraverso cui possiamo vedere una realtà diversa.

 

Una vera e propria esperienza immersiva e sinestetica da esperire con tutti i sensi, che vuole provocare un corto circuito, un cambio di prospettiva che attraverso l’empatia può portare a un cambiamento epocale.

 

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