È un compito impegnativo quello che ci siamo dati quest’anno: fare ‘voto di vastità’. Il teatro unisce, tiene stretti, è vicinanza, prossimità, comune sentire, stesso sguardo, passione condivisa. Ma è anche complessità, applica uno scandaglio profondo al pensiero, sviscerandolo, ampliandolo, allargandolo fino a contemplare tesi e antitesi, oltre ogni limite, fuori dai confini. Restituendolo per quello che è e deve essere: vasto. La reminiscenza di una citazione di Alessandro Bergonzoni ci è venuta in aiuto, precisa, per scolpire con luminosa chiarezza il senso del nostro essere teatro con gli artisti in scena e con il pubblico: insieme facciamo ‘voto di vastità’, ampliamo gli orizzonti, guardiamo di fianco e oltre, impegnandoci a non restare chiusi, piccoli. Ad accogliere i primi spettatori sarà proprio lui, Alessandro Bergonzoni, impegnato, con un monologo che dà il titolo alla stagione, nel primo dei molti Follow the Monday che si avvicenderanno al Carcano fino a maggio. Chiamati a declinare in mille direzioni la complessità del ragionare: Jacopo Fo, Matteo Lancini, Daria Bignardi, Paolo Colombo, Serena Dandini, Diego Passoni, Tomaso Montanari, Concita De Gregorio e Erica Mou, Federico Rampini, Vittorio Lingiardi, Sigfrido Ranucci, Maria Bosco (Geopop), Jacopo Veneziani, Francesco Piccolo, Telmo Pievani, Alessandro D’Avenia, Ascanio Celestini, Gabriella Greison, Thony e l’Orchestra Multietnica di Arezzo. Subito dopo, in occasione dell’istituzione del 4 ottobre Festa Nazionale per San Francesco d'Assisi, patrono del Paese, andrà in scena l’evento speciale Francesco con Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi. A seguire un ‘volo di vastità’ con Il Piccolo Principe di Saint Exupery in formato musicale (in scena Paolo Ruffini e Nicholas Ori, regia di Stefano Genovese) che ci ricorda che ‘non si vede bene che con il cuore’. Stesso assunto di Questioni di cuore di Natalia Aspesi, il primo dei tre monologhi con cui Lella Costa inaugura la nuova stagione del Carcano interpretando le moltissime voci di coloro che per anni si sono rivolti alla giornalista, sulle colonne de Il Venerdì di Repubblica, per avere consigli sulle loro pene d’amore. A seguire Intelletto d’amore, viaggio tra le donne che compaiono nella Divina Commedia dantesca: Beatrice, ideale dell’amore puro del poeta; Francesca che finalmente ci spiegherà perché Dante l’ha mandata all’inferno insieme al suo Paolo; Taide, la prostituta delle Malebolge. E Gemma Donati, la moglie del poeta, madre dei suoi figli. Infine, Patria Oh Patria! ispirato ad una poesia di Patrizia Cavalli che inizia coi versi ‘certo, sarebbe un gran vantaggio poterla immaginare, tutta intera, dai tratti femminili, dato il nome’. Sul palco anche Cesare Chiacchiaretta al bandoneon e Giampaolo Bandini alla chitarra. Dall'8 al 25 ottobre verrà inoltre allestita in foyer la mostra Tra un manifesto e uno specchio. Artisti in camerino, a cura del fotogiornalista Giuseppe Nicoloro. Le circa 40 fotografie, realizzate nei maggiori teatri di Milano, restituiscono uno sguardo intimo e rivelatore sugli artisti nei loro camerini: quello spazio discreto e privato in cui avviene la metamorfosi dalla "persona" al "personaggio". Le Produzioni
A distanza di oltre 15 anni Ambra Angiolini riporta in scena La misteriosa scomparsa di W firmandone la regia e scannerizzando, attraverso il virtuosismo letterario di Stefano Benni, anche i resti del suo passato da ricomporre. Un “soliloquio di gruppo”, tragicomico, buffo e amaro, luminoso e cupo. Uno spettacolo biologico, dove tornare ad essere noi è l’unico artificio. In uno spazio abitato dai conigli della Cracking Art (collettivo che rigenera la plastica in arte per sottrarla alla distruzione tossica), illuminato con poesia da Marco Filibeck, fatto vibrare con suoni emotivi potentissimi e spesso non conformi da Dardust, W torna ad essere una donna nuovamente intera, solida nelle crepe di fragilità (debutto a Ravenna Festival il 14 giugno). Nello spettacolo Eumenidi. Tutta, tutta del padre io sono di Serena Sinigaglia, che debutterà al festival di Spoleto a luglio, Eschilo illumina un passaggio epocale da un’era dove la giustizia era in mano alle Erinni, ad un’altra dove la giustizia, voluta da Atena, passa in mano agli uomini: una giustizia che si erge sul principio maschile e sul principio del padre che protegge la casa. In scena le stesse attrici di Supplici: Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Debora Zuin. Scheda Bianca nasce invece da un’idea di Mariangela Pitturru, covata per anni: portare in scena quella struggente rivoluzione pacifica che Saramago immagina nel suo Saggio sulla Lucidità. Nella capitale di uno stato imprecisato, il giorno delle elezioni i cittadini accedono in massa alle urne e votano scheda bianca. Le votazioni si ripetono ma il risultato è lo stesso: un fiume di schede bianche. Una metafora caustica, visionaria e lucidissima delle società cosiddette democratiche, in cui la figura del commissario, interpretato da Rocco Papaleo, la sua rettitudine morale, la sua stanchezza, l’infaticabile esercizio dell’indipendenza del pensiero ne fanno, nell'adattamento di Emanuele Aldrovandi e sotto la guida registica di Serena Sinigaglia, un eroe scanzonato e fragile, una sorta di Don Chisciotte moderno. Dopo aver ripassato con Lella Costa il romanzo e la vita del suo autore, il secondo capitolo del progetto triennale sui Promessi Sposi, C’è chi dice no: Renzo, Lucia, i giovani porta al centro ragazzi e ragazze, coinvolgendo sul palco un gruppo di adolescenti che per un anno ha partecipato al laboratorio condotto da ATIR su uno stimolo che il Manzoni ci suggerisce: i “no” di troppo. I giovani Renzo e Lucia ricevono un “no” pesantissimo, un “no” da cui si genera tutta la nota vicenda (e i molti patimenti). Da qui si è andati a scavare per far emergere i “no” che i ragazzi si sentono rivolgere oggi. Cosa vivono come un freno, quali i “no” che percepiscono come necessari e persino utili, quali i “no” che fanno male, che non servono e ancora: ci sono dei no? Accanto alla voce di allievi e allieve del laboratorio, una voce ancora giovanissima ma già strutturata e definita nel percorso formativo e nell'esperienza: Riccardo Pedicone, scrittore, autore, presidente dell’associazione culturale Noce, volto social e televisivo della letteratura in Italia. E dopo le repliche tutte esaurite della scorsa stagione Lella Costa/Lisistrata torna sul palco, irresistibile e attualissima, per gridare: "Donne di tutto il mondo, unitevi!" con Marco Brinzi, Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi, Irene Serini diretti da Serena Sinigaglia. Una guerra interminabile, un mondo sull’orlo del collasso e un’unica, folle arma di ribellione: lo sciopero del sesso.
Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne Anche quest’anno il Carcano dedica un tempo pieno alla sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne. E varca i confini milanesi. Capitanate da Lella Costa, che oltre a interpretarlo in Italia fu a Boston con Eve Ensler nel primo V Day, tre o più attrici ridaranno voce a I monologhi della vagina, libro nato dalle interviste a più di 200 donne sulla loro idea di sesso, di relazione e di violenza contro le donne. Emergono storie di abusi, mutilazioni, sesso (buono e cattivo), orgasmi (veri e simulati). La vagina diventa uno strumento di emancipazione e parla una lingua divertente e disinibita. Nel 2006 il New York Times definì I Monologhi della Vagina “forse la più importante opera di teatro politico del decennio”. Lo spettacolo, realizzato grazie alla collaborazione di Fondazione AEM e Teatro della Cometa, sarà a Roma al Teatro della Cometa, al Teatro Era di Pontedera, al Teatro Duse di Bologna. Riprenderemo poi la produzione realizzata ad hoc, Uomini si diventa con Alessio Boni (Omar Pedrini alla chitarra), impegnato a dare voce alle elucubrazioni di uomini violenti scritte da Massimo Carlotto, Andrea Colamedici, Pino Corrias, Edoardo Erba, Maurizio De Giovanni, Marcello Fois, Daniele Mencarelli, Francesco Pacifico. E Stai Zitta! tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia, una carrellata di personaggi e di situazioni surreali, dal mansplaining all'uso indiscriminato del nome proprio per le donne, passando per la celebrazione della figura “mamma e moglie di” cui Antonella Questa, Valentina Melis e Letizia Bravi, guidate dalla regia di Marta Dalla Via, danno vita portando lo spettatore dentro la lotta contro gli stereotipi di genere. |