venerdì 26 giugno 2026

L’ESTATE D’ORO E ARGENTO DEGLI SPIRITS PIEMONTESI

 



L’Alambicco d’Oro assegna cinque medaglie a Mazzetti d’Altavilla

Un’estate d’oro e d’argento per Mazzetti d’Altavilla che continua il festeggiamento dei 180 anni di ininterrotta attività grazie alla pioggia di riconoscimenti che arriva dalle principali competizioni nazionali dedicate agli spirits. Fra queste l’Alambicco d’Oro a firma dell’ANAG (Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa) ha premiato con ben cinque medaglie la distilleria monferrina a cavallo di tre secoli (fondata appunto nel 1846). Di queste quattro sono “Gold” e riconoscono l’eccellenza della Grappa 7.0, l’ormai iconica “barricata” di Ruchè, della Grappa di Arneis, portabandiera dei distillati secchi “made in Piemonte” e della Riserva Segni, uno speciale blend di Barolo e Dolcetto da meditazione grazie all’invecchiamento complessivo di cinque anni all’interno di botticelle di sei differenti e pregiate essenze lignee. È d’oro anche la medaglia assegnata al Brandy Italiano Mazzetti invecchiato 35 anni: una poesia per i sensi che spinge verso l’Olimpo le note poetiche del distillato di vino italiano. Ma l’elenco non finisce qui: c’è anche una Medaglia Silver per il Gin Mazzetti, un premio che riconosce un’ormai consolidata storia di produzione tutta “mazzettiana” del “London Dry” più amato dalle nuove generazioni. “Il giudizio di assaggiatori esperti – commenta il Direttore Generale Silvia Belvedere Mazzetti - rappresenta sempre un momento prezioso di confronto, perché ci restituisce il valore del lavoro che portiamo avanti da generazioni. Questi riconoscimenti premiano una cultura della distillazione che da sempre caratterizza Mazzetti d'Altavilla: dalle grappe ai brandy di lungo invecchiamento, fino a gin, amari e liquori, ogni prodotto nasce dalla stessa ricerca della qualità e dall'attenzione per le materie prime italiane. È questa continuità, unita alla capacità di interpretare gusti e occasioni di consumo diverse, che continua a guidare il nostro lavoro.”

Se la premiazione dell’Alambicco d’Oro 2026 è prevista per settembre, il festeggiamento in cima ad Altavilla Monferrato dura tutto l’anno grazie a eventi, visite e degustazioni che accendono l’estate degli spirits incontrando il turismo sempre più straniero che raggiunge le colline piemontesi “Patrimonio dell’Umanità”. Info: www.mazzetti.it


Credits Foto Paolo Bernardotti

Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta Diary #04 Giulia Maglionico. ELDORADA CHIPS a cura di Francesca Baboni

 


Festival delle Orestiadi 2026 45ª edizione ATTI DI RESISTENZA CONTEMPORANEA Direttore Artistico Alfio Scuderi

 


Un'edizione speciale del Festival delle Orestiadi celebra

Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026

attraverso un programma che intreccia teatro, arti visive, musica, performance e produzioni

site specific, riunendo alcuni tra i più importanti protagonisti della scena culturale italiana

 

Tra gli artisti, gli intellettuali e gli autori presenti e celebrati in questa edizione:

Pietrangelo Buttafuoco, Giovanni Caccamo, Eduardo Cicelyn, Antonio Dimartino, Donatella Finocchiaro, Dario Fo, Paolo Fresu, Emilio Isgrò, Moni Ovadia, Mimmo Paladino, Vincenzo Pirrotta, Arnaldo Pomodoro, Isabella Ragonese, Antonio Rezza e molti altri

 

3 luglio – 2 agosto 2026

 

Anteprima: venerdì 26 e sabato 27 giugno 2026

 

Baglio di Stefano, Museo delle Trame Mediterranee, Cretto di Burri - Gibellina

www.gibellina2026.it


 



 


Gibellina, 25 giugno 2026. Il Festival delle Orestiadi celebra la sua 45ª edizione entrando a far parte del programma di Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026 con un'edizione speciale intitolata Atti di resistenza contemporanea, ideata per festeggiare il riconoscimento ottenuto dalla città e riaffermare il valore del dialogo tra arte e teatro che, fin dalle origini, costituisce uno dei tratti distintivi dell'esperienza culturale di Gibellina.

 

Dal 26 giugno al 2 agosto il Baglio di Stefano, il Museo delle Trame Mediterraneee il Cretto di Burri diventeranno il palcoscenico di spettacoli, installazioni, musica, performance, produzioni site specific e percorsi espositivi che raccontano una delle esperienze culturali più originali del panorama italiano: quella di una comunità che, dopo il terremoto del 1968, ha scelto l'arte contemporanea e la cultura come strumenti di rinascita, trasformazione e costruzione del proprio futuro.

 

Nato da un'intuizione di Ludovico Corrao e cresciuto nel dialogo costante tra teatro, arti visive, architettura e pensiero contemporaneo, il Festival delle Orestiadi rappresenta oggi uno dei nuclei fondativi dell'identità culturale di Gibellina. Giunto alla sua 45ª edizione, continua a essere uno spazio di sperimentazione, confronto e ricerca, capace di mettere in relazione artisti, pubblico e territorio in un processo creativo che si rinnova anno dopo anno.

 

L'edizione 2026 si apre con un'anteprima straordinaria dedicata a Emilio Isgrò, figura imprescindibile della storia artistica e culturale di Gibellina.

Venerdì 26 e sabato 27 giugno il Cretto di Burri ospiterà una nuova versione de L'Orestea di Gibellina, l'opera che nel 1982 diede origine al Festival segnando definitivamente l'incontro tra il linguaggio del teatro e quello dell'arte contemporanea. Curato personalmente da Emilio Isgrò con la collaborazione di Alfio Scuderi, il progetto riporterà in scena una delle opere simbolo della storia culturale della città, con la partecipazione di Donatella Finocchiaro, Vincenzo Pirrotta, Sandra Toffolatti, Fabrizio Falco, Aurora Falcone, Federica D'Angelo, Giovanni Caccamo, Angelo Sicurella, Pietrangelo Buttafuoco e dello stesso Emilio Isgrò.

 

Il Festival rende inoltre omaggio a due figure imprescindibili della cultura italiana del Novecento, Dario Fo e Arnaldo Pomodoro, nel centenario della loro nascita. Attraverso produzioni originali, spettacoli e performance site specific, Gibellina rinnova il dialogo con due protagonisti che hanno intrecciato profondamente il proprio percorso artistico con quello della città e delle Orestiadi. Dario Fo portò infatti il suo Mistero Buffo tra le baracche dei terremotati, mentre Arnaldo Pomodoro firmò negli anni Ottanta le scene dell'Orestea rielaborata da Emilio Isgrò, contribuendo a definire una delle immagini più iconiche della storia del Festival.

 

L'Omaggio a Dario Fo inaugura il programma degli spettacoli al Baglio di Stefano venerdì 3 luglio con Francesco lu Santo Jullare, uno dei testi più emblematici dell'autore. Il percorso prosegue sabato 4 luglio con una produzione inedita costruita a partire dai monologhi scritti da Fo insieme a Franca Rame e per Franca Rame, per concludersi domenica 5 luglio con un laboratorio narrativo dedicato all'arte dell'affabulazione, a cura di Marco Baliani.

 

Un particolare gesto di riconoscimento è dedicato a Roberto Andò, legato a Gibellina fin dagli anni Novanta, attraverso un articolato Autoritratto a cura di Vincenzo Trione. Il momento centrale del percorso sarà sabato 11 luglio con la presentazione di Qui la vita non è altrove, un'installazione con la voce di Toni Servillo, ideata da Roberto Andò insieme a Mimmo Paladino per Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026. L'omaggio si concluderà con la lettura di Diario senza date, interpretata da Moni Ovadia con Marco Betta e Gianni Gebbia, mentre il Museo delle Trame Mediterranee ospiterà un progetto site specific in dialogo con le opere di Andò, che ripercorre la storia di Gibellina, delle Orestiadi e dei molti artisti che ne hanno costruito l'identità culturale, attraverso testi originali scritti per l'occasione da Eduardo Cicelyn.

 

Sabato 18 luglio sarà invece dedicato ad Arnaldo Pomodoro con una performance inedita che intreccia parola, musica, danza e arti visive, prendendo avvio dalle scene da lui realizzate per la storica Orestea. Isabella Ragonese accompagnerà il pubblico nelle parole del Pilade di Pier Paolo Pasolini, in dialogo con le coreografie di Federica Aloisio e Federica Marullo, in un percorso che mette in relazione teatro, corpo e opera d'arte.

 

Domenica 19 luglio il Festival renderà omaggio a Paolo Borsellino con la prima nazionale di Felicissima, spettacolo dedicato alla figura di Felicia Impastato, interpretato da Federica D'Amore e diretto da Claudio Zappalà.

 

Sabato 25 luglio Claudia Puglisi presenterà la restituzione scenica del laboratorio dedicato ai minori stranieri non accompagnati, esito finale di un progetto sviluppato nel corso dell'anno a Campobello di Mazara e Mazara del Vallo, che conferma l'attenzione delle Orestiadi verso i processi di partecipazione e inclusione sociale.

 

Tra i ritorni più attesi dell'edizione 2026 figurano Antonio Rezza, che venerdì 24 luglio presenterà il nuovo spettacolo Metadietro, e Marco Paolini, protagonista sabato 25 luglio con Antenati, una riflessione sull'evoluzione della nostra specie.

 

A chiudere il programma degli spettacoli al Baglio di Stefano sarà, domenica 26 luglio, l'opera per musica e pupi Il Cimbelino, da William Shakespeare, di Giacomo Cuticchio.

 

Il Festival si concluderà, come da tradizione, al tramonto nel Cretto di Burri, luogo simbolo dell'identità di Gibellina e della storia delle Orestiadi, con tre appuntamenti che intrecciano musica, teatro e narrazione in uno dei paesaggi artistici più iconici del contemporaneo.

 

Venerdì 31 luglio saranno protagonisti Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, che porteranno al Cretto il loro intenso dialogo musicale tra tromba, bandoneon e improvvisazione.

 

Sabato 1° agosto Marco Baliani presenterà Kohlhaas, uno dei lavori più rappresentativi del suo percorso artistico, mentre domenica 2 agosto Antonio Dimartino chiuderà la 45ª edizione del Festival con un concerto solista per chitarra e voce.

 

Con Atti di resistenza contemporanea, il Festival delle Orestiadi conferma il proprio ruolo centrale all'interno del programma di Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026, riaffermando una visione culturale che da oltre quarant'anni continua a fare di Gibellina uno dei luoghi in cui il dialogo tra teatro, arti visive e spazio pubblico trova una delle sue espressioni più originali e riconosciute a livello internazionale.

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Da Philadelphia ad Alessandria: sabato 27 giugno i ciclisti guidati da Italcycling in visita al Museo ACdB

 

Il Museo ACdB di Alessandria accoglie sabato 27 giugno un gruppo di ciclisti americani provenienti da Philadelphia, in visita ad Alessandria nella vigilia de LaMITICA, dopo una tappa che toccherà anche Castellania Coppi.

Il gruppo appartiene a Velojawn, realtà ciclistica con sede a Philadelphia, Pennsylvania, ed è accompagnato da Italcycling Bike Tours, tour operator con sede a Garda, in provincia di Verona, specializzato in vacanze in bicicletta in Italia e all’estero. L’organizzazione fa capo a Giuseppe Barenghi, ciclista da decenni, con quasi 150 granfondo e altre competizioni alle spalle, affiancato per il progetto Nord America da Richard Brink, veterano del settore ciclistico.

La visita al Museo ACdB nasce anche da un legame precedente. Giuseppe Barenghi era già stato ad Alessandria nel 2021 con la guida Ivan Reitano e, come ha ricordato, l’accoglienza ricevuta al museo gli era rimasta nel cuore. Avendo scelto Alessandria come sede di soggiorno per il gruppo americano, ha quindi chiesto di poter inserire il museo come appuntamento conclusivo della giornata.

Il gruppo arriverà al Museo ACdB dopo un itinerario che dalla Liguria porterà verso Castellania Coppi, nella vigilia de LaMITICA, la ciclostorica inserita nel prestigioso circuito Giro d’Italia d’Epoca. Un passaggio particolarmente significativo per il territorio, che unisce Alessandria, Novi Ligure e Castellania Coppi in una geografia ciclistica unica, costruita attorno a musei, archivi, luoghi della memoria e percorsi legati alla storia della bicicletta.

Il Museo Alessandria Città delle Biciclette, abbreviato in ACdB, si trova ad Alessandria al terzo piano di Palazzo del Monferrato, in via San Lorenzo 21. Il museo è un progetto della Camera di Commercio di Alessandria-Asti e nel 2026 celebra i suoi dieci anni. Diretto da Roberto Livraghi, storico e direttore anche di Palazzo del Monferrato, ACdB racconta il ruolo di Alessandria nella cultura ciclistica italiana attraverso documenti, immagini, testimonianze, cimeli, installazioni e contenuti digitali.

L’appuntamento arriva dopo il successo delle aperture straordinarie del museo in occasione del Giro d’Italia e mentre è ancora visitabile (ingresso gratuito in via San Lorenzo 21) la mostra «Alessandria e il Giro d’Italia: una lunga storia d’amore», inaugurata il 6 maggio 2026 e aperta fino al 2 agosto. L’allestimento racconta il legame tra Alessandria, il suo territorio e la Corsa Rosa attraverso documenti, cimeli, maglie storiche, contributi audio, installazioni digitali e percorsi immersivi.

Tra le memorie presenti nel percorso figurano quelle di Franco Balmamion, Giorgio Zancanaro, Fausto Coppi, Fiorenzo Magni, Costante Girardengo e Sandrino Carrea. La mostra propone anche esperienze rivolte ai nuovi pubblici, con un gioco interattivo dedicato alla rivalità fra Cuniolo e Gerbi e un percorso immersivo che richiama l’epoca del biciclo.

La visita del gruppo di Philadelphia conferma la vocazione del Museo ACdB come presidio culturale del territorio e luogo capace di parlare anche a un pubblico internazionale, collegando la storia della bicicletta al viaggio, al cicloturismo e alla valorizzazione dei luoghi simbolici del ciclismo italiano.


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