mercoledì 8 luglio 2026

Slow Food nel ricordo di Carlo Petrini 40 anni per la biodiversità a Terra Madre Salone del Gusto 2026

 


Biodiversity - Be Diversity è il claim della 16esima edizione nel centro di Torino

dal 24 al 27 settembre

Su https://2026.terramadresalonedelgusto.com i primi eventi su prenotazione


«Siamo nati sotto la stella del cambiamento, dal desiderio di ribaltare il modo semplicistico e banalizzante in cui si trattava il cibo e di sfidare una concezione performativa del tempo. Un approccio che era dirompente quarant'anni fa e che è attuale ancora oggi. Carlin non avrebbe voluto che tenessimo il lutto: Slow Food è viva ed è pronta a raccogliere la sua eredità». Con queste parole la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini, ha presentato la 16esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, dal 24 al 27 settembre nel centro di Torino, ricordando l’eredità culturale e politica del fondatore Carlo Petrini, che ha messo al centro il cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti e lo ha trasformato in una missione condivisa da milioni di persone nel mondo.

Terra Madre Salone del Gusto, la più importante manifestazione internazionale dedicata al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari, organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte, con il patrocinio del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e di Ismea, celebra i 40 anni di Slow Food Italia. Il gioco di paroleBiodiversity - Be Diversity” è il claim della 16esima edizione, che esprime il valore della biodiversità declinata in tutte le sue dimensioni: naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale. La biodiversità è il tema su cui Slow Food lavora dalla sua nascita, nel 1986, ideando progetti innovativi come l’Arca del Gusto, i Presìdi Slow Food e l’Alleanza Slow Food dei cuochi, tutti protagonisti di Terra Madre.

Nel 2026 l’evento rafforza ulteriormente il proprio legame con la città, coinvolgendo il cuore del capoluogo piemontese, lungo la direttrice che collega piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, passando per via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Alberto, piazza Castello, Palazzo Reale, Musei e Giardini Reali, tracciando un percorso che coinvolge musei, palazzi aulici e luoghi dell’arte, della cultura e della storia. Una scelta che punta a integrare sempre più Terra Madre nel tessuto urbano, valorizzando gli spazi esistenti come luoghi di incontro, confronto e partecipazione.

La presentazione del tema e del programma dell’edizione 2026 si è tenuta questa mattina a Torino presso le Gallerie d’Italia, che ospiteranno una parte del programma di Terra Madre.

«Quando arrivai a Terra Madre per la prima volta, nel 2008, non conoscevo Torino né il Piemonte. Oggi, grazie a questa esperienza condivisa da migliaia di persone provenienti da ogni parte del mondo, questi luoghi sono diventati simboli internazionali di cultura del cibo, sostenibilità e cooperazione. Qui si incontrano contadini, pescatori, cuochi, popolazioni indigene e attivisti che spesso lavorano in contesti molto diversi ma affrontano sfide comuni. Terra Madre crea connessioni tra queste comunità, rende visibili le loro esperienze e trasforma le loro conoscenze in una forza collettiva capace di incidere sul futuro. Questa è la sua vera forza: cambiare le persone e, attraverso le persone e le comunità che costruiscono insieme nuove soluzioni, cambiare il mondo» ha dichiarato Edward  Mukiibi, presidente di Slow Food.

«Quarant’anni fa nasceva Slow Food perché Carlin Petrini, quando tutto andava verso la banalizzazione e omologazione, ha incarnato la diversità e proposto di accogliere e leggere la complessità a partire da un elemento quotidiano: il cibo. Quell’approccio dirompente ha provocato una rivoluzione gioiosa. Oggi, tra i compiti più ardui che ci ha lasciato c’è la realizzazione di 18 Atlanti dell’Arca del Gusto, uno per regione. Questi volumi raccontano cibi che rischiano di essere dimenticati, storie di comunità e territori, consuetudini e saperi popolari. Ma al contempo sono esperienze universali. In questa doppia valenza, locale e universale, è condensata la preziosità di quest’opera, che riafferma il valore della diversità. Biodiversity – Be Diversity (“Sii diversità”) è la nostra esortazione a trasformare le differenze in una leva attiva di crescita» ha sottolineato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

 

Per Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, e l’assessore all’Agricoltura regionale Paolo Bongioanni, «anche questa edizione di Terra Madre sarà un’occasione in cui riflettere e divertirsi, scoprire cibi e star bene. Il pensiero va naturalmente a Carlin Petrini che ha avuto questa intuizione geniale e rivoluzionaria. Grazie, Carlin, per avere aperto per primo una porta che poi in tanti abbiamo provato ad attraversare. Abbiamo il compito impegnativo di raccogliere questo testimone. L’edizione 2026 di Terra Madre nelle vie e piazze del centro storico di Torino sarà funzionale a coinvolgere il tessuto commerciale cittadino e contemporaneamente a dare al Piemonte quella dimensione internazionale che la nostra regione merita ma che non viene ancora pienamente percepita. A fare da apripista nel mondo al nostro turismo sono i nostri vini e le nostre straordinarie produzioni agroalimentari: il riso, la carne, i latticini, la Nocciola Tonda Gentile, eccellenza riconosciuta a livello planetario. Nello Spazio Piemonte in piazza Castello li presenteremo e li faremo degustare in un palinsesto con più di 40 appuntamenti. Lo stand sarà dedicato alla grande tradizione dei nostri maestri panificatori e fornai, che offriranno un’esperienza di conoscenza e degustazione straordinaria».

 

Per Stefano Lo Russo, sindaco della Città di Torino, «anche quest’anno Terra Madre Salone del Gusto, punto di incontro delle comunità del cibo di tutto il mondo, sarà l’occasione per la nostra città per consolidare il suo impegno nel promuovere un sistema alimentare sostenibile ed equo. Lo faremo, a quarant’anni dalla nascita di Slow Food, nella memoria e nel solco della strada tracciata sin qui da Carlin Petrini, facendo tesoro del suo insegnamento su come il cibo racconti meglio di tutto chi siamo e quale mondo vogliamo costruire. Le politiche alimentari sono una priorità strategica per il futuro e questa edizione sarà anche l’occasione, attraverso gli Stati Generali della Cooperazione internazionale degli enti locali che saranno ospitati al Museo Nazionale del Risorgimento, per valorizzare il lavoro che come amministrazione comunale portiamo avanti attraverso numerosi progetti di cooperazione internazionale e per rafforzare partenariati territoriali capaci di generare cooperazione, inclusione, cultura di pace e biodiversità».

 

Domenico Carretta, assessore ai Grandi Eventi della Città di Torino ha evidenziato come «per celebrare traguardi importanti come i 40 anni di Slow Food, per questa 16° edizione, la Città di Torino ha voluto simbolicamente abbracciare questa manifestazione aprendo completamente le sue piazze e le sue strade, trasformandole nella cornice ideale di quel mosaico di culture, sapori, storie provenienti da tutto il mondo e nella casa della biodiversità, dei produttori e dei delegati internazionali. Sarà una festa collettiva fatta di incontri, momenti di condivisione e partecipazione. Terra Madre Salone del Gusto rappresenta un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria, il cibo è un linguaggio universale capace di unire ciò che la geografia e la storia a volte tentano di separare. È un grande spazio di accoglienza nel quale le diversità non sono barriere ma ricchezza comune da custodire, un ecosistema umano, alimentato dall'impegno e dalla visione di figure chiave come Carlo Petrini, a cui va il pensiero e il grazie della Città».

Un assaggio del programma

Nel 2026, a trent’anni dalla prima edizione del Salone del Gusto, la manifestazione anima il centro di Torino: una grande esposizione vede protagonisti i Presìdi Slow Food, i prodotti dell’Arca del Gusto e le comunità che ogni giorno li custodiscono e valorizzano; spazi importanti sono dedicati alle reti tematiche (Slow Grains, Slow Mais, Slow Beans, Slow Rice e Slow Olive), ma anche alla rete Slow Food dei castanicoltori, al Presidio dei prati stabili e dei pascoli e all’universo delle Terre Alte. Il cuore della manifestazione è il grande Mercato dei produttori, che riunisce centinaia di espositori, testimoni della biodiversità di tutte le regioni d’Italia e di diversi Paesi del mondo. Al centro dell’evento, come sempre, le conferenze, che spaziano tra diversi temi d’attualità ー dall’alimentazione alla sostenibilità, dall’agricoltura alla giustizia sociale, fino alle politiche del cibo ー, affiancate dai Laboratori del Gusto e dagli eventi con le cuoche e i cuochi dell’Alleanza Slow Food. Per celebrare i 40 anni di Slow Food, le Gallerie d’Italia ospitano un programma di incontri con attori, scrittori, contadini, cuochi, giornalisti, scienziati e filosofi. E poi ancora le attività educative pensate per grandi e piccini, le iniziative che mettono al centro il mondo delle api e degli impollinatori, lo spazio delle Slow Food Coalition dedicate al vino, al caffè, al cacao e ai sidri e, immancabile, l’Enoteca di Terra Madre.

La biodiversità e la rete globale di Slow Food

Terra Madre è, ancora una volta, il punto d’incontro della rete globale di Slow Food, con oltre 1500 produttori, cuochi, pescatori, allevatori, agricoltori, studiosi, giovani e attivisti provenienti da tutto il mondo. Negli stessi giorni, l’Assemblea dei Partecipanti della Fondazione Slow Food ETS riunisce a Torino delegati da oltre 120 Paesi, offrendo uno spazio di confronto, partecipazione politica e costruzione condivisa del futuro della rete.

Tra le voci più autorevoli presenti in incontri e conferenze: Satish Kumar, attivista, educatore e scrittore noto per il suo impegno nei movimenti per la pace, l’ecologia e la sostenibilità; Alice Waters, cuoca e saggista, attivista per l’educazione alimentare; Raj Patel, economista e analista dei sistemi alimentari globali; Eric Schlosser, scrittore e giornalista d’inchiesta; i biologi marini Roberto Danovaro ed Helen Scales; il filosofo Tommaso Greco; l’attrice Lella Costa e lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari, l’attore e cantautore Moni Ovadia, il musicista, autore e fondatore dei Subsonica Max Casacci, l’attore e comico Paolo Hendel, il maestro panificatore Fulvio Marino.

L’edizione 2026 di Terra Madre Salone del Gusto è resa possibile grazie al sostegno di istituzioni e aziende che hanno già confermato il proprio supporto. Main Partner dell’evento sono Acqua S. Bernardo, BBBell, Camera di commercio di Torino, Iren, Pastificio Di Martino, QBA – Quality Beer Academy e Reale Mutua. In-kind Partner sono Bormioli Luigi, Coop Italia, IP Industrie e Ntt Data Italia; Green Partner sono Consorzio Ricrea e PEFC Italia; Area Partner sono Alberto Marchetti, Arix Professional, Baratti&Milano, Caffè Costadoro, Consorzio del Parmigiano Reggiano, I-sped, Sebach e Tucano. Federalberghi Torino è Hospitality Partner, mentre Bus Company è Mobility Partner. Collabora con la manifestazione anche Turismo Torino e Provincia. Nikon è Media Partner e l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) è Partner Culturale. L’evento è inoltre realizzato con il patrocinio del Masaf e di Ismea, il supporto di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, il contributo dell’Unione Europea, del programma LIFE, di IFAD, di W.K. Kellogg Foundation, di Meatless Monday e di GIZ.

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Dal calice allo shaker: l’estate del Morellino di Scansano in due cocktail inediti

 

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"Novecento italiano. Opere dalla Collezione Generali" Palazzo Bonaparte, Roma 14 luglio – 23 agosto 2026

 A PALAZZO BONAPARTE DI ROMA ARRIVA LA GRANDE ARTE

DEL NOVECENTO ITALIANO.

A partire dal 14 luglio, Palazzo Bonaparte di Roma ospita un viaggio nell'arte, nella cultura e nell'identità italiana del Novecento attraverso oltre 50 preziosi capolavori riuniti ed esposti al pubblico per la prima volta, 
provenienti dalla collezione del Gruppo Generali.

L'esposizione offrirà un'opportunità unica per ammirare i capolavori dei protagonisti più importanti dell'arte del Novecento italiano: opere di Boccioni, de Chirico, Severini, Casorati, Savinio, Donghi, Oppi, de Pisis e molti altri tracceranno un ritratto indimenticabile della nostra storia artistica.

La mostra, accessibile gratuitamente a tutti i visitatori, è realizzata in partnership con Arthemisia per celebrare il decimo anniversario di Generali Valore Cultura, il programma promosso da Generali Italia, nato nel 2016 con l'obiettivo di rendere l'arte e la cultura sempre più fruibili a un pubblico ampio e diversificato.

Ospite straordinario della mostra sarà “Le tre età” di Gustav Klimt, uno dei dipinti più celebri e amati della storia dell'arte europea, eccezionalmente concesso in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma.


C'è un patrimonio d'arte straordinario che viaggia parallelamente a quello dei musei tradizionali: è quello custodito all'interno delle grandi collezioni aziendali. Opere bellissime, celebrate nei libri, che tuttavia è raro poter vedere dal vivo.
Tra queste, la collezione d'arte del Gruppo Generali rappresenta una delle raccolte più significative e prestigiose del nostro Paese, un patrimonio costruito nel tempo che racconta non soltanto la storia dell'arte italiana del XX secolo, ma anche il rapporto profondo tra cultura, società e impresa.

Dal 14 luglio al 23 agosto 2026, Palazzo Bonaparte ospita “Novecento italiano. Opere dalla collezione Generali”, la grande mostra che, per la prima volta, presenta al pubblico una selezione di questo straordinario patrimonio artistico, offrendo l'occasione unica di ammirare opere raramente esposte insieme e normalmente custodite all'interno di una delle più importanti collezioni corporate europee.

La mostra nasce per celebrare il decimo anniversario di Generali Valore Cultura, il progetto attraverso il quale, dal 2016, Generali Italia promuove iniziative diffuse sul territorio nazionale per rendere l'arte e la cultura sempre più accessibili. In questi dieci anni, oltre 7 milioni di persone hanno potuto avvicinarsi al patrimonio culturale grazie a un programma che ha fatto dell'inclusione, della partecipazione e della condivisione i propri valori fondanti. Palazzo Bonaparte, storico edificio di proprietà del Gruppo Generali e sede del primo Spazio Valore Cultura, rappresenta oggi il luogo simbolico ideale per celebrare questo importante traguardo, offrendo gratuitamente al pubblico un progetto espositivo di eccezionale valore culturale e istituzionale.

La collezione prende forma all'inizio degli anni Ottanta grazie a una visione culturale innovativa e lungimirante: non raccogliere opere per decorare degli uffici, ma costruire un patrimonio capace di raccontare, attraverso l'arte, le trasformazioni della società italiana, le sue aspirazioni, le sue inquietudini e i profondi cambiamenti che hanno attraversato il Novecento.
Nel corso degli anni, questo straordinario nucleo si è affermato come una delle più importanti collezioni d'impresa italiane, testimonianza del legame virtuoso tra committenza illuminata, responsabilità culturale e patrimonio condiviso.

L'esposizione riunisce oltre cinquanta capolavori che attraversano alcune delle stagioni più significative dell'arte italiana del Novecento. Ma “Novecento italiano. Opere dalla collezione Generali” non è soltanto una mostra di grandi artisti e grandi opere: è soprattutto un racconto dell'Italia e degli italiani attraverso lo sguardo degli artisti. 

Ad arricchire questo straordinario progetto è la presenza eccezionale di “Le tre età” di Gustav Klimt, uno dei dipinti più celebri e amati della storia dell'arte europea, concesso in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. La presenza del capolavoro di Klimt rappresenta un'occasione unica per il pubblico e testimonia la volontà del Gruppo Generali di celebrare il decennale di Valore Cultura offrendo un'esperienza artistica di eccezionale valore.

Il percorso espositivo si sviluppa come un viaggio attraverso i grandi temi che hanno attraversato il secolo scorso e che ancora oggi continuano a parlarci: la velocità e il cambiamento, il rapporto con il paesaggio e con la memoria, la costruzione dell'identità, il corpo, la vita quotidiana, il desiderio, il tempo e la trasformazione della società.
Dalle sperimentazioni delle avanguardie storiche alle atmosfere sospese della Metafisica, dal Realismo Magico alla Scuola Romana, fino alle esperienze più liriche e introspettive della figurazione italiana, la mostra mette in dialogo alcuni dei protagonisti più importanti dell'arte del Novecento: Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Ubaldo Oppi, Alberto Savinio, Gino Severini, Felice Casorati, Antonio Donghi, Filippo de Pisis, Mario Sironi, Massimo Campigli, Fausto Pirandello, Emanuele Cavalli e molti altri.

Con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, promossa e sostenuta da Generali Valore Cultura, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ed è curata da Costantino D’Orazio.

Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema.

La mostra vede come media partner Urban Vision, Apa e Vivenda.
Sponsor tecnico ARTE Generali, leader internazionale nelle soluzioni di protezione e assistenza per il mondo dell’arte, al fianco di collezionisti, musei e istituzioni culturali.
Il catalogo è edito da Moebius.

CALICI E FREQUENZE: PAOLOLEO FIRMA I BRINDISI DI CRX FESTIVAL

 


L’appuntamento il 7 e 8 agosto alle Cave di Fantiano di Grottaglie (TA)

Cantine Paololeo sarà Official Wine Partner di CRX Festival, il progetto dedicato alla musica contemporanea e alla ricerca sonora in programma il 7 e 8 agosto alle Cave di Fantiano (Grottaglie). Una collaborazione che nasce dalla volontà di sostenere un’iniziativa capace di raccontare una Puglia al tempo stesso aperta al dialogo internazionale e profondamente legata al proprio territorio, gli stessi valori che da sempre guidano il percorso della cantina di San Donaci.

Giunto alla sua seconda edizione, CRX si è già affermato come uno degli appuntamenti più originali del panorama culturale del Sud Italia. Per due giorni, una vecchia cava di pietra si trasformerà in uno spazio di incontro tra musica contemporanea, elettronica, arti visive e sperimentazione sonora, accogliendo artisti provenienti da Europa, Asia e Americhe e un pubblico che sceglie la Puglia come destinazione non solo per il suo paesaggio, ma anche per la qualità della sua proposta culturale.

È in questa visione che si inserisce la collaborazione con Paololeo, azienda vitivinicola che da oltre trent’anni racconta la Puglia attraverso i suoi vini, valorizzando i vitigni autoctoni e un patrimonio agricolo che rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’identità regionale. L’incontro tra Paololeo e CRX nasce da una semplice convinzione: il territorio si valorizza quando imprese, cultura e persone scelgono di crescere insieme. Da una parte una cantina che da cinque generazioni custodisce la grande tradizione enologica pugliese, dall’altra un festival che porta artisti e pubblico internazionale a vivere uno dei luoghi più affascinanti della regione.

Durante le due giornate di festival, una selezione di vini Paololeo accompagnerà i momenti di incontro e convivialità, offrendo ai visitatori un’esperienza che unisce muscia, paesaggio e cultura enogastronomica.

<<Siamo nati e cresciuti a San Donaci, dove la terra non è soltanto lavoro ma parte della nostra identità. Ogni bottiglia che produciamo porta con sé parte di questa storia>> afferma Paolo Leo, alla guida della cantina con la moglie Roberta e i quattro figli <<Abbiamo scelto di sostenere CRX Festival perché dimostra che la Puglia può essere protagonista anche attraverso la cultura, la creatività e la capacità di attrarre persone da tutto il mondo. Siamo convinti che il futuro della nostra regione si costruisca mettendo in relazione ciò che sappiamo fare da sempre con nuove idee, nuovi linguaggi e nuove occasioni di incontro. Se un festival internazionale sceglie la nostra terra come luogo da vivere e raccontare noi vogliamo esserci, offrendo ciò che meglio conosciamo: il vino, l’espressione più vera della nostra Puglia>>.

Per maggiori informazioni sul programma di CRX Festival: www.crxfestival.com

Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 PORTAMI IL FUTURO presenta Flavio Favelli. 500 a cura di Cristina Costanzo

 


«Il muro della strada dipinto è forse l'operazione più difficile da affrontare oggi in arte,

in quanto resta e raccoglie lo sguardo dei cittadini nel quotidiano,

senza preamboli e cornici.» — Flavio Favelli

 

 

Gibellina, 8 luglio 2026. Flavio Favelli (Firenze, 1967) ha presentato a Gibellina 500, frutto della residenza artistica del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Artista dallo stile fortemente distintivo e identitario, Favelli a Gibellina continua sul percorso di sperimentazione artistica nello spazio pubblico che caratterizza la città e sceglie di lavorare su un muro come possibilità di riscrittura privata, storica, politica e sociale.

 

Il progetto a cura di Cristina Costanzo consiste in un grande murale nel centro della città, in un'area comunale prospiciente piazza 15 Gennaio, luogo simbolico della memoria e dell'identità di Gibellina.

 

L’opera intitolata 500 si inserisce nella ricerca che Favelli conduce sin dal 2012 sulla pittura murale cimentandosi con luoghi eterogenei e alimentando in più occasioni un vivace dibattito pubblico. L’artista affronta infatti attraverso questo linguaggio questioni nodali per l’arte del nostro tempo come il rapporto con il pubblico e il cortocircuito tra opera, spazio museale e strada, ma anche la relazione complessa delle immagini con la loro interpretazione figurativo-letterale.

 

Su questa scia, si concentra sulle banconote da 500mila lire e da 500 euro in quanto immagini ambigue e problematiche, iconiche ed enigmatiche, lavorando concettualmente sulla rivisitazione della carta moneta per comprenderne i molteplici contenuti. Il murale raffigura il recto e il verso di due banconote, quella da 500mila lire e quella da 500 euro.

La banconota da cinquecentomila lire - carta moneta poco conosciuta e con la più bassa circolazione della storia della Repubblica, ma che viene considerata un capolavoro numismatico sia sotto il profilo artistico sia per la sicurezza contro le contraffazioni - è dedicata alla figura di Raffaello Sanzio. Questi è presente con una riproduzione de La Scuola di Atene, sul verso, e del suo autoritratto con un particolare de Il trionfo di Galatea, sul recto.

La banconota da cinquecento euro, invece, è il taglio dell’euro dal valore più alto e sebbene sia ancora in circolazione, è destinata a non avere più corso. Le immagini che la caratterizzano sono architetture non esistenti; in particolare, le facciate di un insieme architettonico contemporaneo, sul recto, e un ponte strallato, sospeso con due funi legate ad alti piloni, sul verso, quasi a evocare, secondo l’artista, il ponte di Messina.

 

Grazie all’intervento 500, immagini tanto complesse quanto popolari e gesti apparentemente semplici e neutrali, quali “ingrandire” e “copiare-riprodurre”, vengono indagati non soltanto per le questioni prettamente artistiche ma anche nei loro risvolti problematici.