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Marco Berton, Flaminia Cicerchia, Fabio Cipolla, Tommaso Genovese Arianna Ingrascì, Abdel Karim Ougri, Nicolò Marchetto, Alberto Parino,Nicholas Polari, Gabriele Provenzano, Marta Rocchi, Federico Zamboni
17 marzo - 26 aprile 2026 |
INAUGURAZIONE:
Finissage della mostra: Giovedì 23 aprile ore 19 con DJ set di Franko B |
PAV - Parco Arte Vivente |
Lunedì 16 marzo 2026 il PAV Parco Arte Vivente presenta la mostra In between places you can find me (Tra i luoghi puoi trovarmi), curata da Franko B, nata dalla collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Il progetto conferma e rafforza un dialogo attivo tra istituzione museale e formazione artistica, ponendo il PAV come luogo di attraversamento, sperimentazione e relazione con pratiche emergenti. Questa prospettiva si inserisce coerentemente nella vocazione del PAV, da sempre catalizzatore di processi del vivente e delle interconnessioni tra arte, natura e società, divenendo un prezioso osservatorio delle dinamiche ecologiche e relazionali del presente.
La mostra riunisce una selezione di artisti e artiste dell’Accademia Albertina, tra studenti in corso e giovani autori già attivi nel panorama contemporaneo, uniti da una pratica di ricerca che esplora le relazioni sensibili tra umano e non umano, in un contesto storico caratterizzato da forte instabilità. Tra processi aperti, linguaggi eterogenei e forme non definite, la dimensione artistica e quella curatoriale non si sovrappongono, ma si incontrano in uno spazio intermedio, generando un campo di sperimentazione condiviso, fatto di tentativi, dialoghi e risonanze.
Il percorso espositivo evoca uno spazio di ricerca che non è mai pienamente definito, ma che prende forma nell’esperienza dell’attraversamento. È il luogo in cui si possono incontrare cose che non si sapeva di cercare: amore, pena, disastro, speranza, sogni. La pratica artistica non procede secondo un canone razionale o una progressione lineare, ma si sviluppa attraverso slittamenti, intuizioni e tensioni, muovendosi, come in Vita di Milarepa (2024) di Federico Zamboni, su un doppio livello di comprensione: uno visivo e concreto, l’altro immateriale e imprevedibile. Le opere in mostra nascono da una condizione di ricerca permanente, alimentata dal desiderio, dalla curiosità e da una forma di “fame” che è al tempo stesso conoscitiva, tecnologica ed esistenziale, come in Non sarà più (2025) di Arianna Ingrascì. Inconsciamente siamo sempre alla ricerca di qualcosa: tra i luoghi, ricordi e oggetti che non sono necessariamente fisici, ma emotivi e vulnerabili perché precari, come suggeriscono The knight’s grave (2025) di Marta Rocchi, Opzione n. 1 di spazi barcollanti (2025) di Flaminia Cicerchia, mentre Alberto Parino invita a seguire indizi certi in Siamo qui, ora! (2023).
In questi territori difficili da definire, la ricerca si orienta verso ciò che non è separabile, verso forme che resistono a una categorizzazione stabile, come in Senza titolo (2025) di Marco Berton. Questa tensione implica anche la disponibilità a essere contaminati da ciò che si incontra: i linguaggi dell’arte diventano così materia viva, capace di attraversare e di essere attraversata, talvolta assumendo caratteristiche virali, come in Last night the enemies (2025-26) di Gabriele Provenzano.
Come suggerisce William Burroughs nel suo romanzo Il biglietto che esplose (1961), il linguaggio può essere inteso come un organismo che si replica, producendo accostamenti inattesi e fratture di senso. Da questa prospettiva emergono pratiche fondate sul frammento, sulla ripetizione, sul montaggio di immagini e parole, su una pluralità di voci e registri. Una voce, un linguaggio con cui Laurie Anderson, nel film-concerto Home of the Brave (1986), ribadisce come il linguaggio sia un virus (Language is a virus) perché, sempre tornando alle parole di Burroughs, è un organismo privo di altra funzione se non quella di replicarsi.
Nonostante il linguaggio non garantisca una comunicazione infallibile, il desiderio che attraversa la mostra è quello di ritrovarsi, riconoscendo umanità, empatia, anche amore che Nicolò Marchetto mette in luce in Via Gentis (2021). I versi appassionati e disperati di Anderson - and I was looking for you (e ti stavo cercando), but I couldn't find you (ma non sono riuscito a trovarti) - evocano la possibilità di fallire o di perdersi che si ritrova in Michi went out for a walk and didn’t come back (2025) di Nicholas Polari, o di correre il rischio di essere dimenticati tra le pieghe del tempo di Counting On (2024) di Tommaso Genovese. In Relazione #3 (2024) di Fabio Cipolla e Nachgefühl (2023) di Abdel Karim Ougri si attivano i molteplici collegamenti della memoria in cui il “me” non rimanda a un’identità individuale, ma a una presenza collettiva e plurale. La mostra si configura così come un campo relazionale aperto, che prende forma nello spazio intermedio tra le opere, tra i corpi, tra chi guarda e chi agisce, da ciò che viene ricordato, non tanto dalle parole ma dall’atto del ricordo, del riconoscimento, del ritrovare.
“Art is a language, and in between places you can find, you can find me.”
BIO
Franko B (Milano,1960) vive e lavora a Londra ed è professore di Scultura presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove è anche direttore del Dipartimento di Arti visive. È stato anche visiting lecturer presso la scuola di scultura del Royal College of Art di Londra e, in questo ruolo, ha visitato numerose altre istituzioni a livello internazionale. La sua pratica spazia dal disegno all'installazione, dalla performance alla scultura e alla curatela. Ha presentato le sue opere a livello internazionale presso: Tate Modern; ICA (Londra); South London Gallery; Arnolfini (Bristol); Palais des Beaux-Arts (Bruxelles); Beaconsfield Contemporary Art (Londra); Bluecoat Museum (Liverpool); Tate Liverpool; Ruarts Foundation (Mosca); PAC (Milano); Contemporary Art Centre (Copenaghen) e molte altre. Le sue opere sono presenti nelle collezioni della Tate, del Victoria and Albert Museum, della South London Gallery, nella collezione permanente del Comune di Milano e presso A/Political di Londra, oltre che in diverse collezioni private in tutto il mondo. |
L’artista berlinese presenta un nuovo corpus di opere che indagano gli stati di transizione tra spazi e istanti sospesi, esplorando condizioni di soglia in cui percezione, memoria e materialità restano in costante tensione
11 marzo – 8 aprile 2026 OPENING | mercoledì 11 marzo, 18.00 – 20.00
Cadogan Gallery Via Bramante 5, Milan |
Milano, 11 marzo 2026. Fino all'8 aprile, gli spazi milanesi di Cadogan Gallery ospitano la mostra personale dell’artista berlinese Kim Bartelt dal titolo Der Himmel über Berlin.
Proseguendo un’indagine attivata con la precedente mostra Zwischen Tür und Angel, l’artista presenta un nuovo corpus di opere che esplorano il senso di transizione tra spazi e istanti sospesi, una condizione di soglia che esprime con un linguaggio formale delicato, caratterizzato dall’applicazione di fogli di carta velina su tela, a comporre blocchi geometrici. La carta semi-trasparente, per l’artista, è metafora della transitorietà, evocando la vulnerabilità del momento e l’impermanenza dell’esperienza vissuta.
Attingendo al linguaggio dell’astrazione geometrica, il lavoro di Bartelt riflette sull’effimero in un mondo iperaccelerato e sulle connessioni nascoste dell’esperienza umana contemporanea, spesso sepolte sotto strati di distrazione digitale.
L’uso di un vocabolario visivo consapevolmente ridotto, composto da quadrati e rettangoli sovrapposti, incanala stati emotivi complessi in composizioni apparentemente controllate e armoniose, dove ogni sovrapposizione crea giochi di luce e ombra.
Concepito nel suo studio, questo nuovo ciclo di lavori trae ispirazione dalle tonalità e dall’atmosfera dello skyline urbano, visibile in lontananza dalla finestra. Lo spettatore è invitato a sostare in questo spazio di transizione, sottilmente avvolto dalla palette della città: una soglia in cui materialità e sentimento convergono.
Negli spazi di SOLO della galleria sarà visibile, fino all’8 aprile 2026, un gruppo di opere dell’artista texana Terrell James. Attraverso una propria e inconfondibile lente astratta, l’artista dipinge il mondo naturale: pur interpretando il paesaggio piuttosto che rappresentarlo, le forme organiche delle sue opere alludono direttamente alle loro origini in piante, animali, fossili e ghiacciai. Forme definite dominano questi nuovi lavori, che segnano una nuova fase della pratica dell’artista, generando un ritmo percepibile e un senso lirico di movimento all’interno di ogni composizione.
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Turismo lento, paesaggio e filiere enogastronomiche al centro del talk venerdì 13 marzo alle ore 18
con il presidente nazionale FISAR presso la fiera Fa’ la cosa giusta! (Rho)
Iglesias, 11 marzo 2026 - Il vino come esperienza di territorio, il cammino come strumento di scoperta e valorizzazione delle comunità locali. Nasce da questa visione l’incontro “Cammini del Vino”, promosso nell’ambito delle attività del Cammino Minerario di Santa Barbara e in programma venerdì 13 marzo alle ore 18:00 alla fiera Fa’ la cosa giusta! (Milano Rho, Piazza Grandi Cammini Padiglione 16).
L’iniziativa, organizzata dai Sentieri del Carignano, itinerario tematico che si snoda lungo il Cammino Minerario di Santa Barbara, porterà a Milano un confronto nazionale dedicato ail’enoturismo a piedi, un modello emergente di turismo lento che unisce attività fisica, paesaggio, cultura e produzioni locali e che si inserisce in un contesto di rigenerazione del territorio.
Per il Cammino Minerario di Santa Barbara il tema rappresenta una naturale evoluzione del proprio percorso di valorizzazione territoriale. Il progetto dei Sentieri del Carignano, infatti, integra il patrimonio minerario e paesaggistico con una delle sue eccellenze produttive più identitarie, il vino, creando nuovi itinerari esperienziali capaci di raccontare storia, tradizioni e comunità locali.
Il tema dei Cammini del Vino si inserisce in una tendenza sempre più rilevante nel panorama turistico italiano: quella del turismo enogastronomico, oggi tra i segmenti con maggiore capacità di generare valore economico sui territori.
Le analisi economiche mostrano infatti che ogni presenza turistica legata all’enogastronomia genera mediamente oltre 150 euro di valore aggiunto, grazie a una spesa diffusa che coinvolge un’ampia filiera locale: dall’agricoltura alla ristorazione, dai servizi turistici al commercio, fino alla cultura e all’artigianato.
In questo contesto, i Cammini del Vino rappresentano uno strumento particolarmente efficace per moltiplicare l’impatto economico del turismo, perché mettono in rete cantine, produttori, imprese turistiche, istituzioni e comunità locali. La creazione di itinerari che attraversano vigneti e paesaggi rurali favorisce infatti una fruizione più lenta e consapevole dei territori, contribuendo allo stesso tempo alla destagionalizzazione dei flussi turistici e alla valorizzazione delle aree interne.
L’obiettivo dell’incontro, intitolato “Cammini del Vino; esperienze sostenibili che creano svilupppo”, è quello di presentare per la prima volta a Milano I Sentieri ed approfondire come il camminare tra le vigne, anche a piede franco, possa diventare uno strumento concreto per rafforzare l’attrattività dei territori rurali, generare nuove economie locali e costruire modelli di turismo sostenibile basati sulla relazione tra visitatori, paesaggio e comunità.
Ad aprire il talk sarà Simone Franceschi, responsabile strategia territoriale del Cammino Minerario di Santa Barbara, che introdurrà il tema dei cammini enogastronomici come nuove piattaforme di sviluppo per i territori. Il confronto vedrà poi la partecipazione di alcune esperienze italiane che stanno sperimentando percorsi di turismo lento legati alla cultura del vino:
Particolarmente significativa sarà la presenza di Roberto Donadini, presidente nazionale FISAR, che porterà il punto di vista di una delle principali organizzazioni italiane dedicate alla cultura del vino e alla formazione nel settore enogastronomico.
Mauro Usai, presidente della Fondazione CSMB, ha dichiarato: “I Sentieri del Carignano rappresentano un ulteriore passo nella costruzione di un modello di sviluppo territoriale integrato, in cui patrimonio storico, paesaggio, produzioni locali e turismo lento diventano parte di un’unica narrazione di territorio. Grazie al dialogo con altre esperienze italiane, ci proponiamo come laboratorio di innovazione per il turismo dei cammini, capace di connettere cultura, paesaggio e filiere produttive e di generare benefici diffusi per le comunità locali”.