giovedì 9 luglio 2026

Da fortezza a Forte 4.00 Quattrocento anni dopo, il Forte di Gavi apre una nuova fase della sua storia

 


L’11 luglio il monumento riapre al pubblico dopo un articolato progetto di recupero, accessibilità e valorizzazione. Nuovi spazi museali, percorsi inclusivi, tecnologie digitali e aree finora inaccessibili aperte alla visita per un’esperienza profondamente rinnovata

 

 

 

Il Forte di Gavi (AL) apre una nuova fase della sua storia. Quattro secoli dopo l’avvio del cantiere che trasformò l’antico castello medievale nella fortezza che ancora oggi domina la valle, il monumento si presenta al pubblico profondamente rinnovato grazie a un articolato progetto di recupero, accessibilità e valorizzazione. Un intervento che non si limita al restauro degli spazi, ma ridefinisce il modo di visitare e comprendere il complesso monumentale attraverso nuovi ambienti museali, percorsi accessibili, strumenti digitali, allestimenti immersivi e apertura di aree finora non fruibili, restituendo il Forte nella sua dimensione storica, culturale e paesaggistica.

 

L’11 luglio 2026 il Forte riapre al pubblico nella sua nuova configurazione, segnando l’avvio di una nuova fase di valorizzazione del monumento. Oltre alla presentazione degli interventi realizzati e alle visite all’Alto Forte, è in programma anche l’inaugurazione della mostra Fammi un quadro del sole. Omaggio a Emily Dickinson e della prima edizione di Fortissima Parade, visitabili fino al 4 ottobre.

L’11 marzo 1626 prendevano avvio gli interventi che avrebbero dato forma all'attuale struttura fortificata, uno dei più significativi esempi di architettura militare dell’Europa moderna. Da allora il Forte ha attraversato quasi mille anni di storia: nato come castello medievale, trasformato dalla Repubblica di Genova in una poderosa macchina difensiva, divenuto in seguito penitenziario civile, campo di prigionia durante i due conflitti mondiali e infine museo dello Stato. Oggi, nel 400esimo anniversario dell’avvio del grande cantiere seicentesco, si apre una nuova tappa della sua evoluzione: non più quella della trasformazione militare dell’edificio, ma quella del suo rapporto con il pubblico, con il territorio e con le nuove modalità di fruizione del patrimonio culturale.

La trasformazione del Forte è il risultato di un percorso avviato nel 2022, sostenuto dal Ministero della Cultura attraverso diversi programmi di investimento e, negli interventi più recenti, dai finanziamenti del PNRR. Dal 2022 a oggi sono stati investiti oltre 4 milioni di euro in un progetto che ha interessato il complesso monumentale nel suo insieme e che ha affrontato in modo organico le principali criticità del sito: la sicurezza, l’accessibilità, la qualità dell’accoglienza, la manutenzione del patrimonio e l’adeguamento del percorso museale. Gli ultimi lavori, concentrati in appena cinque mesi di chiusura al pubblico, hanno consentito di restituire il Forte ai visitatori in tempi particolarmente contenuti, senza interrompere il più ampio processo di valorizzazione in corso.

Come sottolinea Filippo Masino, direttore dei Musei nazionali Piemonte: «Per molti anni l’accessibilità è stata considerata un insieme di interventi tecnici. Oggi sappiamo che è molto di più: è un modo di progettare i luoghi della cultura perché possano essere vissuti e compresi dal maggior numero possibile di persone. Il lavoro realizzato al Forte di Gavi nasce da questa convinzione. Ogni scelta, dal restauro ai nuovi allestimenti, dalle tecnologie digitali ai servizi, è stata pensata per ampliare le possibilità di incontro tra il monumento e il suo pubblico, senza mai perdere di vista il valore storico e l’autenticità del luogo».

 

La riqualificazione ha interessato numerosi ambiti del complesso monumentale, intervenendo tanto sugli spazi destinati alla visita quanto sugli elementi strutturali della fortezza. Nel Basso Forte sono stati recuperati nuovi ambienti destinati al percorso museale permanente, alle attività didattiche e agli spazi dedicati all’innovazione digitale; è stata realizzata una nuova biglietteria, completamente accessibile, climatizzata e dotata di servizi adeguati alle esigenze dell’accoglienza contemporanea. Sono stati inoltre restaurati e messi in sicurezza bastioni, garitte e percorsi interni, recuperati tratti della storica mulattiera e sistemati gli spazi esterni, con nuovi arredi urbani, sedute panoramiche, illuminazione e servizi dedicati anche alla mobilità sostenibile, come il punto di ricarica e manutenzione per biciclette elettriche.

Particolare attenzione è stata riservata anche agli spazi destinati alla vita del museo. La sala conferenze è stata completamente rinnovata con un nuovo impianto audiovisivo, un ledwall ad alta definizione, interventi di efficientamento energetico e soluzioni acustiche che la rendono uno spazio multifunzionale, pensato non solo per le attività del museo ma anche come luogo di incontro per il territorio. Parallelamente è proseguito il recupero del vigneto storico sul Bastione San Tommaso, realizzato in collaborazione con i Produttori del Gavi, con la supervisione del Consorzio Tutela del Gavi, un progetto che rafforza il dialogo tra il monumento e il paesaggio che lo circonda, recuperando una presenza storicamente documentata all’interno della fortezza.

Accanto agli interventi più evidenti, il progetto ha interessato anche aspetti meno visibili ma fondamentali per il funzionamento del complesso. Per la prima volta nella sua storia il Forte dispone di una rete di acqua corrente potabile, un’infrastruttura che ha consentito di migliorare sensibilmente i servizi per il pubblico con nuovi bagni, una fontanella per i visitatori e dotazioni adeguate anche per le attività di manutenzione del vigneto. Sono stati inoltre acquistati una golf car elettrica per il trasporto di persone e materiali e predisposti nuovi servizi dedicati alle famiglie, come uno spazio per l’allattamento e il cambio dei neonati. Sono interventi che raccontano un’idea di museo sempre più attenta alla qualità dell’accoglienza e al benessere dei visitatori, senza perdere di vista le esigenze della tutela.

L’accessibilità rappresenta uno dei cardini dell’intero progetto, interpretata nel suo significato più ampio. Gli interventi non si sono limitati all’eliminazione delle barriere architettoniche, ma hanno interessato anche il modo in cui il Forte comunica la propria storia e accoglie pubblici differenti. Sono stati installati ascensori e servoscala, rimodulati passaggi interni, messi in sicurezza parapetti e percorsi, realizzato un nuovo belvedere sul Bastione Mezzaluna e recuperati spazi fino a oggi inutilizzabili, restituendoli alla visita. Parallelamente sono stati introdotti nuovi strumenti di mediazione pensati per rendere il percorso comprensibile e fruibile anche da persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive.

Il nuovo allestimento museale accompagna il visitatore lungo un racconto che intreccia architettura, storia e vita quotidiana della fortezza. Totem e leggii accessibili, progettati anche per persone ipovedenti o in carrozzina, affiancano il percorso con testi essenziali e strumenti di lettura immediati; un plastico del Forte e la riproduzione di un cannone seicentesco possono essere esplorati anche attraverso il tatto, ampliando le possibilità di conoscenza del monumento. Accanto al racconto storico trovano spazio nuovi ambienti esperienziali che restituiscono la dimensione umana della fortezza. Il visitatore può entrare negli spazi dedicati alla vita dei soldati, osservare la ricostruzione del loro giaciglio, ascoltare i suoni della ronda notturna, immergersi nell’atmosfera delle antiche celle e seguire l’evoluzione del complesso, dal castello medievale alla fortezza moderna fino al suo utilizzo come carcere. Un percorso pensato per rendere più leggibili ambienti che, fino ad oggi, affidavano il proprio racconto quasi esclusivamente alla forza dell’architettura.

L’innovazione tecnologica costituisce un ulteriore livello di approfondimento, senza mai sostituirsi al monumento. Una sezione del percorso è dedicata alle applicazioni digitali, all’intelligenza artificiale e all’interazione multimediale: attraverso il racconto di un ufficiale inglese protagonista della più spettacolare evasione dal Forte, i visitatori possono ripercorrere alcuni dei momenti più significativi della sua storia dialogando con un plastico tridimensionale del complesso. La visita è inoltre arricchita da una nuova App con contenuti in realtà aumentata, da postazioni immersive e da esperienze di gaming dedicate anche al pubblico più giovane.

Tra le novità più significative, l’apertura dell'Alto Forte, resa possibile grazie agli interventi di messa in sicurezza che consentono oggi, per la prima volta, di accedere a una parte del complesso rimasta finora esclusa dal percorso di visita. Il tracciato conserva la sua natura storica, con saliscendi e passaggi impegnativi che non possono essere modificati senza alterarne l’identità; proprio per questo il progetto ha previsto una ricostruzione virtuale dell’itinerario, fruibile attraverso visori dedicati, così da permettere anche a chi non può percorrerlo fisicamente di scoprirne gli ambienti e gli straordinari affacci sulla valle.

Il rinnovamento del percorso museale è accompagnato anche da un progressivo arricchimento delle collezioni. Negli ultimi anni il Forte ha avviato una campagna di acquisizioni che ha portato all’ingresso di armi, munizioni, fotografie e documenti storici pertinenti alla storia del complesso e del territorio, ampliando il patrimonio a disposizione del museo e offrendo nuovi strumenti per comprendere le vicende che hanno caratterizzato la fortezza nel corso dei secoli. Come precisa Riccardo Vitale, direttore del Forte di Gavi «Il nostro obiettivo non era trasformare il Forte in un museo della tecnologia. Il Forte ha sempre raccontato la propria storia attraverso la forza della sua architettura e continua a farlo. Le nuove tecnologie, gli allestimenti e gli strumenti digitali sono stati introdotti solo dove potevano aiutare a comprendere meglio gli spazi, superare alcune barriere e coinvolgere un pubblico più ampio. In altre parole, il Forte parlava già: oggi abbiamo cercato di metterlo nelle condizioni di parlare davvero a tutti».  

Donne del Vino, nasce il Gruppo Gen Z: oggi il debutto su TikTok e Instagram

 


La prima campagna di video social, realizzata dalle socie giovani, ha l’obiettivo di avvicinare la Generazione Z a un linguaggio più autentico, diretto e contemporaneo


Le Donne del Vino investono sulle nuove generazioni e affidano alle più giovani il compito di raccontare il vino ai loro coetanei. Nasce ufficialmente il Gruppo Gen Z dell'Associazione Nazionale Le Donne del Vino, formato dalle socie giovani provenienti da tutta Italia e coordinato dalla consigliera nazionale Roberta Urso, con l'obiettivo di sviluppare progetti e linguaggi capaci di avvicinare i giovani al mondo del vino. Insieme a Urso, fanno parte del gruppo Caterina Chiacchiarini Sartarelli, Federica Bonetta, Chiara Cecamore, Maria Teresa Santaguida e Fiammetta Mussio.


Il primo passo sarà il lancio oggi, giovedì 9 luglio, del nuovo progetto social su TikTok e Instagram, con una serie di brevi video che affrontano in modo semplice e diretto i principali dubbi, falsi miti e curiosità sul vino.

L'iniziativa nasce da una consapevolezza precisa: «Oggi molti giovani percepiscono il vino come un prodotto distante, complicato, talvolta elitario – dice Urso - Un'immagine che rischia di allontanare una generazione cresciuta cercando autenticità, immediatezza e contenuti facilmente accessibili».  


A confermarlo sono anche i risultati della ricerca internazionale realizzata da Nomisma Wine Monitor per le Donne del Vino e presentata durante il Forum Internazionale dell'Associazione. Negli ultimi vent'anni il consumo di vino in Italia è passato da 29,3 a 21,8 milioni di ettolitri, mentre cambiano profondamente le abitudini di consumo a livello mondiale.

Lo studio evidenzia come la Generazione Z e i Millennials ricerchino prodotti sostenibili, autentici, capaci di raccontare una storia e di offrire un'esperienza. Cresce inoltre l'attenzione verso il packaging innovativo, aumenta il consumo occasionale e l'enoturismo si conferma uno dei principali strumenti per avvicinare nuovi consumatori al vino.


«Non possiamo limitarci a osservare il cambiamento: dobbiamo interpretarlo - sottolinea la presidente nazionale delle Donne del Vino, Daniela Mastroberardino - Il vino continua a essere un patrimonio culturale straordinario, ma per dialogare con le nuove generazioni deve imparare a raccontarsi con linguaggi nuovi, senza perdere autenticità. Per questo abbiamo scelto di dare voce alle nostre socie più giovani: nessuno meglio di loro può costruire un dialogo credibile con i propri coetanei».


La Commissione Gen Z ha così ideato una serie di contenuti che affrontano alcuni dei temi più ricorrenti quando si parla di vino: dai falsi miti alla sostenibilità, dal consumo consapevole agli abbinamenti, fino al racconto delle professioni del vino.

I video saranno volutamente spontanei, girati direttamente dalle protagoniste, senza costruzioni artificiali, perché nella comunicazione digitale la vicinanza generazionale rappresenta uno degli elementi più efficaci per creare fiducia e coinvolgimento.


Il primo reel sarà dedicato a uno dei luoghi comuni più diffusi: "Il vino è solo per gli esperti".


A dare vita al nuovo Gruppo Gen Z sono:

  • Federica Bonetta – Baglio del Cristo di Campobello (Sicilia)
  • Chiara Cecamore – Comunicatrice (Abruzzo)
  • Caterina Chiacchiarini Sartarelli – Sartarelli (Marche)
  • Sara Costantini – Villa Simone (Lazio)
  • Naomi Deaddis – Cantina Deaddis (Sardegna)
  • Giulia Di Simone - Sommelier (Lazio)
  • Gabriella Favara – Donnafugata (Sicilia)
  • Gilda Iovine – Antiche Radici (Campania)
  • Diana L'Occaso – Sommelier (Umbria)
  • Silvia Manzella – Cantine Settesoli (Sicilia)
  • Ginevra Prati – Oddone Prati (Piemonte)
  • Emanuela Pugliese – Ristoratrice (Emilia-Romagna)
  • Maria Teresa Santaguida – Giornalista (Calabria)
  • Enrica Spadafora – Dei Principi di Spadafora (Sicilia)
  • Ilaria Vivona – Cellaro (Sicilia)


«Questo è un primo gruppo di giovani che ha scelto di aderire al progetto – ricorda Roberta Urso - Siamo convinte che il loro entusiasmo e il loro esempio possano diventare uno stimolo per coinvolgere sempre più giovani Donne del Vino».

Con questa iniziativa le Donne del Vino aprono una nuova fase della propria comunicazione, affidando alle nuove generazioni non solo il racconto del vino, ma anche il compito di contribuire a costruirne il futuro.


Chi sono Le Donne del Vino 

Le Donne del Vino sono la più grande associazione al mondo dedicata all’enologia femminile. Fondata in Italia nel 1988, conta oggi oltre 1.300 socie tra produttrici, enotecarie, sommelier, ristoratrici, giornaliste, consulenti, architette e professioniste del settore. Presente in tutte le regioni italiane con delegazioni attive, l’associazione promuove la cultura del vino e valorizza il ruolo delle donne lungo tutta la filiera, con un impegno costante su sostenibilità, innovazione, formazione e inclusione.

Tra i progetti più rilevanti:
D-Vino, che porta l’educazione al vino negli istituti alberghieri e turistici italiani;

–  Essenze di Vite, iniziativa con Ais che prevede la formazione gratuita di sette giovani donne, selezionate in collaborazione con gli Istituti Alberghieri e Turistici.
– il Forum Mondiale delle Donne del Vino, rete internazionale con 12 associazioni estere;
– studi sul gender gap in cantina, campagne contro la violenza di genere e promozione del turismo del vino e dei vitigni autoctoni.


L’associazione è senza scopo di lucro e collabora con enti, università e istituzioni. Scopri di più su www.ledonnedelvino.com e su D-News, l’inserto mensile allegato al Corriere Vinicolo.



ORNAMENTA Tesori d’eleganza e d’identità in Ossola a cura di Federico Troletti

 

ECCELLENZE IN ABBAZIA: I SAPORI DEL MONTELLO A SERVIZIO DELLA SOLIDARIETÀ

 


Il 16 luglio l’Abbazia di Sant’Eustachio restaurata da Giusti Wine farà da sfondo all’esclusiva cena di gala promossa dell’associazione Montello a Tavola. Il ricavato sarà devoluto all’associazione Il Filo di Simo
 
Un luogo esclusivo e ricco di storia nel cuore del Montello, le prelibatezze del territorio sapientemente preparate da mani esperte e una selezione di vini capaci di raccontare un luogo e le sue tradizioni: l’Abbazia di Sant’Eustachio, complesso monumentale eretto attorno all’anno Mille completamente restaurato grazie al mecenatismo del fondatore di Giusti Wine Ermenegildo Giusti, ospita giovedì 16 luglio Eccellenze in Abbazia, cena di gala promossa e organizzata dall’associazione Montello a Tavola e tra gli appuntamenti più attesi della bella stagione. La serata si propone come un racconto corale del Montello e dell’Asolano costruito attraverso piatti, vini, prodotti e relazioni unendo enogastronomia, cultura, musica dal vivo e solidarietà in un sito di grande fascino storico e paesaggistico. Il ricavato, al netto delle spese, sarà devoluto in beneficenza a Il Filo di Simo, organizzazione di volontariato che offre supporto a chi vive un momento di difficoltà emotiva.
 
Il menu di Eccellenze in Abbazia è firmato dai ristoratori dell’associazione Montello a Tavola e accompagnato da una selezione di vini locali. Per Giusti, l’etichetta scelta è Gabriele Manzoni Bianco Asolo Montello Doc 2024 abbinato ai tortelli al formaggio Bacca del Re affinato in Recantina con burro nocciola, uvetta e riduzione di Recantina. Nel corso della cena sarà inoltre presentato in anteprima il terzo numero della rivista Slow Montello, pubblicazione dedicata alla cultura, alle storie e alle eccellenze del territorio.
 
I posti a disposizione sono 200 con prenotazione obbligatoria, al costo di 115 euro a persona. L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Nervesa della Battaglia in collaborazione con la Strada del Vino Asolo e Montello, il Consorzio Tutela Vini Asolo Montello e il Marchio d’Area Montello – DMC Montello, con il sostegno di Centro Marca Banca e con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno | Dolomiti, nell’ambito del progetto Geografie Urbane.
 
Per dettagli e prenotazioni visitare il sito montelloatavola.it/eccellenze-in-abbazia-2026/.
 
Dichiarazioni Eccellenze in Abbazia
 
Ermenegildo Giusti, fondatore di Giusti Wine:
 
“L’Abbazia di Sant’Eustachio è un luogo che custodisce memoria, bellezza e profondità storica. Vederla vivere attraverso una serata come Eccellenze in Abbazia significa restituirle una funzione autentica: quella di accogliere persone, creare relazioni e offrire al territorio un contesto all’altezza della sua storia. Quando un luogo così significativo torna a essere abitato con rispetto e intelligenza, riesce ancora a parlare con grande forza al presente”.
 
Mara Fontebasso, sindaca di Nervesa della Battaglia:
 
“Eccellenze in Abbazia è una manifestazione che ha il merito di tenere insieme molti elementi preziosi per il nostro territorio: la qualità dell’offerta enogastronomica, la valorizzazione di un luogo simbolico come l’Abbazia di Sant’Eustachio e una concreta finalità benefica. Come Amministrazione siamo lieti di sostenere un appuntamento che contribuisce a rafforzare l’identità di Nervesa e del Montello, mostrando quanto la collaborazione tra associazioni, imprese e istituzioni possa generare valore per tutta la comunità”.
 
Ezio Guizzo, presidente di Montello a Tavola:
 
“Eccellenze in Abbazia rappresenta uno dei momenti più alti del lavoro che portiamo avanti come associazione. È l’occasione in cui i ristoratori di Montello a Tavola si mettono insieme per costruire una serata che racconti il territorio attraverso la cucina, il vino, i prodotti e la collaborazione con tanti partner che condividono la stessa visione. Il fatto che tutto questo si traduca anche in un sostegno concreto a Il Filo di Simo rende l’evento ancora più significativo, perché unisce qualità, partecipazione e responsabilità”.
 
Paolo Mair, presidente della Delegazione di Montebelluna di Ascom Confcommercio Treviso
 
"Manifestazioni come Eccellenze in Abbazia dimostrano quanto il territorio sappia esprimere quando imprese, associazioni e istituzioni condividono una visione e una progettualità comuni. Come Ascom Confcommercio Treviso sosteniamo con convinzione iniziative che valorizzano il lavoro delle aziende, promuovono le eccellenze enogastronomiche e rafforzano l'identità del Montello come destinazione di qualità. Occasioni come questa contribuiscono a creare relazioni, generare attrattività e offrire nuove opportunità al commercio, alla ristorazione e all'accoglienza. È attraverso questa capacità di fare rete che il territorio può continuare a crescere, con benefici concreti per le imprese e per l'intera comunità”.
 
Claudio Alessandrini, Direttore Generale CentroMarca Banca:
 
“L'associazione Montello a Tavola si conferma un vero e proprio motore di sviluppo e valorizzazione per l’intera area montelliana, capace di mettere in rete in modo coordinato ristoratori, imprese e istituzioni per promuovere l’identità del nostro territorio. Come CentroMarca Banca siamo particolarmente orgogliosi di affiancare realtà virtuose del comprensorio, capaci di unire una serata di Gala come Eccellenze in Abbazia a un nobile fine benefico come quello de Il Filo di Simo. È questa la testimonianza più bella e concreta di una comunità che sa fare sistema senza lasciare indietro nessuno”.
 
Simone Rech, Presidente Strada del Vino Asolo Montello:
 
Si tratta di un'iniziativa importante per la valorizzazione delle produzioni tipiche del territorio e delle sue denominazioni. Un progetto che mette al centro il vino, l'olio e i formaggi, ma anche la capacità della ristorazione di trasformare questi prodotti in esperienze autentiche, diventando ambasciatrice del territorio. Le nostre eccellenze enogastronomiche rappresentano infatti non solo un valore economico e culturale, ma anche un importante attrattore turistico per l'Asolo Montello”.
 
Michele Pozzobon, Presidente Fipe-Confcommercio Treviso
 
“Questa cena è una visione di insieme: di istituzioni, partner, associazioni, professionalità, produttori. Grazie dunque a Montello a Tavola per aver saputo radunare tutti e per lo spunto profondo che ci offre Eccellenze in Abbazia, quasi una tradizione che alimenta i nostri valori. C’è tutta la magia del cibo, dello stare insieme e della relazione. Un ringraziamento va ai colleghi del Gruppo Panificatori, che supportano generosamente questo evento. Qui, in questi luoghi, la forma è bellezza e la bellezza è sostanza. Ricordiamo a tal proposito una parola importante che usiamo quotidianamente e sulla quale vale la pena soffermarsi: Eccellenze in Abbazia è una cena di “gala”. Non è un caso che tra queste mura, a metà Cinquecento, sia nato il Galateo, il manuale delle “buone maniere” dove ritroviamo le radici della nostra società. Questo testo ci ricorda che la tavola non è solo un luogo dove ci si nutre, ma è anche dove si alimentano le relazioni umane. Il Galateo ci insegna che il “bon ton” non è retorica, ma essenza del nostro lavoro, del piacere, della convivialità, e dell’inclusione”.
 

12. Un Tempo Sacro