«Vorrei aver le gambe!». Un anno fa ho rivolto questa richiesta a Emergency. Me le hanno fatte avere: arti artificiali provenienti da un lavoro quotidiano di cura nei territori segnati dalla guerra. Da quel gesto è nato Il Tavolo delle Trattative: un'opera che trasforma una mutilazione in una possibilità di incontro, confronto e pace. Da tempo volevo realizzare un’opera, un’installazione artistica per “unire”, appunto, arti ad arte, per trasformare mutilazioni in azioni, un gesto, un simbolo di quanto stava accadendo e continua ad accadere nel mondo: dal Kurdistan all'Iraq, dall'Ucraina alla Palestina, dal Libano al Mozambico, fino alle tante guerre spesso dimenticate che continuano a ferire intere popolazioni (più di cinquanta conflitti, per i quali auspico e propongo l’esposizione nelle città di tutti i vessilli dei paesi coinvolti, bandiera arcobaleno e bianca compresa, perché non è una resa, ma rende, cioè restituisce l’idea di dignità, anche a chi non vuole più uccidere né sacrificare in maggior parte i civili, per qualsiasi ragione o torto subito). Virtualmente, e spero non solo, questo tavolo deve stare in tutti i “teatri” di guerra, dove l’unico pubblico che c’è spesso è lontano migliaia di chilometri e sta a guardare più o meno impotente, o peggio ancora è pubblico pagante, cioè che, connivente, foraggia e alimenta con armi e mezzi di ogni genere quel palco dove gli attori continuano a morire a estinguersi e a soffrire, come lo stesso copione che recita: colonizzare, conquistare, invadere, profanare, bombardare, con fierezza direi atomica! Ecco perché ho pensato a un tavolo, anche “anatomico”, delle trattative, per poter sedercisi attorno e cominciare un’operazione quasi clinica: “sviscerare”, analizzare, osservare e studiare macroscopicamente e microscopicamente, come accordarsi, cominciare a smettere di ripetere all’infinito il sabba della guerra, stregati dagli eccidi fin dall’inizio del mondo. Per iniziare una “rievoluzione” sovrumana che possa portare al di là di ogni conflitto etnico religioso economico, attraverso la pace, che è soprattutto mezzo, non solo meta: il fine ultimo è una rinascita dell’universo (e con la parola verso chiedo, oltre all’arte, “maidellaguerra”, anche alla poesia, di riscrivere ben altri spartiti, testi, teste e concordati). Trattative che, per chi ci si siederà attorno, poggiano materialmente su “arti” artificiali: quelli dei tanti chi, che le gambe le hanno perdute per sempre, ma che nonostante tutto “sostengono”, metaforicamente e simbolicamente oltre che architettonicamente, proprio il peso dell’appoggiarvisi, intavolando compromessi, diplomazia, scambio di idee e strategie altre (non solo geopolitiche, ma antropologiche, filosofiche e spirituali). Sono coloro che vorranno, dovranno e sapranno imprimere (in primis), nuova energia vitale alla terra, ai suoi abitanti, spaesati e non, immigrati dell’obbligo in fuga dalle guerre, e che rischiano ancora la vita a forza di non essere salvati, anneganti o allo stremo, conosciuti o sconosciuti ai più: purché quei più non si trasformino ancora e sempre in croci. Sul tavolo terrò una conferenza stampa, aperta e pubblica, su quest’installazione: una specie di vernissage, per capire di cosa si tratta quando inizia una trattativa, e di come si dovrebbero trattare le popolazioni, la terra e il pianeta tutto, maltrattati. Una visione che svela tutti i moventi d’arti e d’arte, antimorti e antimorenti: pace, diritti, non violenza e anche vera e propria “diserzione” dall’essere “umano” (ancora incapace di “sovrumano”), se “uomo” ora è soprattutto chi, attaccando o difendendosi, perde l’unica infinita dimensione del bene, dell’altro, del limite, e nella dismisura perpetrare crimini fino al demoniaco, contro ogni essenza del sacro, di vita, considerata ormai pari al nulla. L’essere super potenze, titolari unici della giustizia migliore o dell’appartenenza a una genia perfetta, terroristi o governi di sfondamento e conquista, multinazionali o industriali delle armi, dittatori o democratici sostenitori della rappresaglia benedetta da un qualsiasi Dio, finanza compresa, dovrebbero finire d’essere l’alibi, le “ragioni” o i “torti”: credo che su questo tavolo, vadano analizzati, a cuore aperto dalle nostre anime, ad arte, non solo dai grandi o minuscoli della terra. Da noi che siamo gli esseri primi e ultimi curatori della terra, anzi dal cosmo, ereditato, in natura. Ogni natura. A sedere al tavolo delle trattative a Bruxelles, all’interno del Parlamento Europeo, ospitati dall’On. Marco Tarqunio, eurodeputato del Gruppo S&D: Alessandro Bergonzoni - Artista Roberta Metsola - Presidente del Parlamento europeo Farian Sabahi - Professoressa associata in Storia contemporanea S.E. Mons. Bernardito Auza - Nunzio Apostolico presso l'UE Gabriele Nissim - Presidente Fondazione Gariwo Bergonzoni officerà la performance e gli astanti saranno parte dell’azione di immedesimazione. L'ARTISTA
Alessandro Bergonzoni è attore, autore e artista. Ha all’attivo quindici spettacoli teatrali, sei libri e partecipazioni cinematografiche, tra cui Pinocchio (2001) di Roberto Benigni e Quijote (2006) di Mimmo Paladino. Collabora con il Venerdì di Repubblica e con Robinson, dove firma la rubrica Il pensato del giorno. Dal 2005 affianca alla propria attività teatrale e letteraria un intenso percorso nell’arte contemporanea, esponendo in gallerie e musei in Italia e all’estero. Da sempre coniuga la ricerca artistica a una riflessione sui temi sociali, intervenendo in contesti dedicati alla giustizia, alla condizione carceraria, alle migrazioni, alla salute e alla costruzione della pace. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio della Critica, il Premio Hystrio e il Premio Ubu. Dal 2015 presenta in diverse Pinacoteche Nazionali l’installazione performativa Tutela dei beni: corpi del (C)reato ad arte (il valore di un’opera, in persona). Nel 2020 pubblica per Garzanti Aprimi cielo. Dieci anni di raccoglimento articolato. Nel 2022 gli vengono assegnati la Coppa Volponi per l’attività letteraria e il Premio Nazionale Cultura della Pace “Città di Sansepolcro”; nel 2023 riceve il Premio Montale Fuori di Casa. Nel 2024 debutta con il nuovo spettacolo Arrivano i Dunque e inaugura al Museo Mudima di Milano l’installazione Vite sospese, realizzata insieme a Bill Viola. Nel 2025, nell’ambito di Art City Bologna, presenta Il Tavolo delle Trattative, progetto che coinvolge il Sindaco di Bologna Matteo Lepore, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Cardinale Matteo Zuppi, Yassine Lafram, Imam della Comunità Musulmana di Bologna, e Daniele De Paz, Presidente della Comunità Ebraica di Bologna. |