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Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra ricercatori e medici, propone un cambio di paradigma, basato su evidenze scientifiche: non l’assoluzione, ma la riabilitazione del sale, risorsa preziosa da gestire con equilibrio e responsabilità, a tavola ma anche nella divulgazione e nelle strategie di Sanità Pubblica.
Perché se troppo sale fa male, anche troppo poco può portare a gravi conseguenze per la salute.
Roma, 27 marzo 2026. Da anni ci dicono di nascondere la saliera, perché il sale fa male. Oggi, nuove evidenze scientifiche suggeriscono che per il cuore, il cervello e il metabolismo, meno non significa sempre meglio. Gli esiti di salute correlati all’assunzione di sodio seguono, infatti, una relazione a U, per cui sia un apporto eccessivo sia un apporto insufficiente di sale sono associati a un aumento del rischio per la salute, rafforzando l’importanza di evitare tanto la sovraesposizione cronica quanto la restrizione estrema. Il sale di per sé non è dannoso; è lo squilibrio a esserlo.
È questo, in sintesi, ciò che emerge dal nuovo White Paper, patrocinato e redatto da un pool di ricercatori dell’Università Campus Bio Medico di Roma* su invito di Compagnia Italiana Sali e Atisale, con l’obiettivo non di assolvere ma riabilitare il sale, evidenziando, su basi scientifiche aggiornate, il ruolo fisiologico del sale nell’organismo umano, promuovendone una visione equilibrata, fondata sul concetto di moderazione e consapevolezza piuttosto che su logiche di demonizzazione o proibizione, e offrendo uno strumento comunicativo responsabile a decisori, operatori sanitari, giornalisti.
Il Paradosso della “Curva a U”
Per decenni la comunicazione relativa al consumo di sale è stata univoca: “Tagliare il sale, per salvare il cuore”. Ma la fisiologia umana non è semplice. Studi epidemiologici massivi, come il celebre PURE Study su oltre 90.000 persone, hanno disegnato una realtà diversa, una curva a forma di “U”. Cosa significa? Che la mortalità aumenta se si mangia troppo sale (oltre i 5-6g di sodio), ma aumenta drasticamente anche se ne si assume troppo poco (sotto i 3g). Il nostro corpo, infatti, è una macchina elettrica: senza sodio, gli impulsi non partono, i liquidi non si regolano, la vita si ferma. I concetti di “eccesso” e “carenza” diventano pertanto centrali, poiché spostano la discussione dal sale in sé all’equilibrio, ovvero a un apporto appropriato di sale. Non solo. Il concetto stesso di equilibrio non è necessariamente legato a valori assoluti, poiché gli organismi viventi sono caratterizzati da equilibri dinamici, strettamente connessi agli stili di vita e alle abitudini alimentari individuali.
I tre Danni Silenziosi della Carenza
Mentre tutti guardano la pressione alta, negli ambulatori si sta consumando un dramma opposto, spesso ignorato:
1. Il declino degli anziani non è sempre “vecchiaia”. Migliaia di anziani arrivano al pronto soccorso per cadute inspiegabili o stati confusionali che sembrano l'inizio di una demenza. La causa? Spesso è l'iponatriemia (basso sodio nel sangue), causata da diete iposodiche troppo rigide. Il cervello, privo del suo “conduttore”, va in tilt. Ridare il giusto sale a queste persone significa spesso vederle “rinascere” cognitivamente e ritrovare l'equilibrio.
2. Il cuore che soffre la “fame”. Per anni si è tolto il sale ai pazienti con scompenso cardiaco. Oggi, meta-analisi su riviste come ilJACC ci mostrano un paradosso inquietante: una restrizione aggressiva può aumentare la mortalità. Senza sodio, il volume del sangue si riduce troppo e il corpo reagisce producendo ormoni dello stress che affaticano un cuore già debole.
3. Il metabolismo bloccato. Il sale serve a trasportare il glucosio nelle cellule. Se lo eliminiamo, il corpo diventa meno sensibile all'insulina (insulino-resistenza), aprendo la porta a disfunzioni metaboliche e pre-diabete.
Non è solo chimica: il valore della Matrice
C'è poi un equivoco di fondo. Quando si parla di “sale”, si pensa alla molecola pura chimica (NaCl) che si trova nei cibi ultra-processati industriali. Ma il Sale Marino, raccolto nelle saline, è una “matrice complessa”. Porta con sé oligoelementi – magnesio, potassio, calcio – che modulano il sapore e interagiscono con l’organismo in modo diverso. Un sale integrale sala di più e meglio, permettendoci di usarne meno per avere più gusto. È un paradosso gastronomico: la qualità permette la moderazione, l'assenza di qualità porta all'abuso.
La Polizza Iodio
Infine, non bisogna dimenticare che il sale iodato rimane uno strumento cardine di Sanità Pubblica per la prevenzione della carenza di iodio e per il supporto della normale funzione tiroidea e dello sviluppo neurologico, ed è ampiamente riconosciuto come una delle strategie preventive più costo-efficaci nelle politiche di salute globale.
Verso l'Equilibrio Consapevole
“A fronte dei risultati di questo studio, che evidenziano una relazione a forma di U tra assunzione di sodio e esiti di salute, rafforzando la necessità di evitare sia un eccesso cronico sia una restrizione severa prolungata, è necessario un rinnovato approccio non solo alle strategie di Sanità Pubblica, ma anche alla comunicazione nutrizionale, che raggiunga efficacemente la popolazione più ampia. La demonizzazione storica del sale può e deve essere riformulata enfatizzando l’equilibrio anziché la condanna. Un’educazione ad un consumo consapevole, equilibrato e quindi responsabile è una sfida socio-culturale più generale e di cui il sale può essere considerato, con buone ragioni, paradigmatico” ha concluso la professoressa Marta Bertolaso, Research Unit of Philosophy of Science and Human Development dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Se l’eccesso rimane dunque un errore, la paura indiscriminata è un errore uguale e contrario. Il nuovo White Paper propone un cambiamento nelle strategie di Sanità Pubblica e di comunicazione, passando da una riduzione generalizzata del sodio a un approccio basato su moderazione, personalizzazione e contestualizzazione dell’assunzione, tenendo conto dello stile di vita, del livello di attività fisica e delle esigenze fisiologiche individuali, valutandolo all’interno di modelli dietetici complessivi, piuttosto che come nutriente isolato: “Oggi ci troviamo qui per parlare di sale… materia prima millenaria, ingrediente fondamentale per la cultura e nella cucina mediterranea e tuttavia, per decenni, oggetto di demonizzazione da parte dell’opinione pubblica, mai basata su studi scientifici strutturati, cosa che ha generato una percezione distorta a tutti i livelli sociali. È per questo che abbiamo deciso di interpellare un pool di professori e ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma al fine di svolgere uno studio mirato declinato nella redazione di un White Paper sull’argomento, ossia sull’importanza di una corretta ed equilibrata assunzione di sale per la salute umana” ha spiegato Andrea Pedrazzini, Direttore Marketing e Comunicazione Italia Cis e Atisale.
È tempo dunque di smettere di demonizzare questo cristallo millenario come un nemico pubblico e iniziare a trattarlo per quello che è: una risorsa preziosa, da gestire con intelligenza, cultura e, perché no, un pizzico di gusto.
a cura dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna
dal 28 marzo al 25 aprile 2026
Palazzetto Tito
Dorsoduro 2826, Venezia
Installation views, Forme d’argilla. Un secolo di ceramica sarda (1900–2000), Palazzetto Tito - Fondazione Bevilacqua La Masa, 2026, ph. ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna.
L’ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa, presenta dal 28 marzo al 25 aprile la mostra Forme d’argilla. Un secolo di ceramica sarda (1900–2000), ospitata negli spazi di Palazzetto Tito a Venezia.
L’esposizione propone un ampio percorso nella storia della ceramica sarda del Novecento, mettendo in luce le profonde radici culturali e sociali di questa tradizione artistica e artigianale e il suo progressivo dialogo con la modernità e con le ricerche contemporanee.
“La Fondazione Bevilacqua La Masa, istituzione del Comune di Venezia, guarda con particolare interesse ai progetti che mettono in dialogo tradizioni artistiche radicate nei territori con le forme della ricerca contemporanea - afferma Bruno Bernardi, Presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa -. In questo senso, la collaborazione con l’Istituto Superiore Regionale Etnografico rappresenta un’importante occasione di confronto e di scambio, capace di mettere in relazione esperienze, pubblici e prospettive differenti. Una storia esemplare di continuità identitaria senza chiusure, capace di entrare nel contemporaneo portando l’impronta di una tradizione profondamente vissuta, anche nelle forme della produzione economica odierna. La mostra, già da una prima lettura, rinvia all’esistenza di una comunità locale che considera l’eredità culturale, in assonanza con la Convenzione di Faro, come insieme di risorse ereditate dal passato, che riflette ed esprime valori, credenze, conoscenze e tradizioni in continua evoluzione. La nostra Fondazione conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra storie, linguaggi e territori, contribuendo alla diffusione e alla conoscenza di patrimoni culturali che, pur radicati in contesti specifici, parlano a una dimensione più ampia e condivisa.”
Il Polo Museale dell’Isre, sotto la direzione tecnico scientifica di Marcello Mele, costituisce un aggregato e svolge azione di raccordo tra i musei dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico con lo scopo di valorizzare, conservare e diffondere il patrimonio culturale e artistico della regione Sardegna, attraverso la gestione e la promozione di vari istituti museali e la valorizzazione delle collezioni in essi contenute. Attraverso una selezione di circa ottanta opere principalmente provenienti dal Museo della Ceramica di Nuoro, il progetto racconta l’evoluzione di una produzione che, a partire dagli oggetti d’uso quotidiano della fine dell’Ottocento, si sviluppa nel corso del Novecento fino a raggiungere forme sempre più consapevoli sul piano artistico e progettuale. La ceramica, inizialmente legata a una dimensione funzionale e a una forte identità locale, si apre progressivamente a nuove tecniche, linguaggi e sperimentazioni, entrando in dialogo con l’arte, il design e con il contesto internazionale.
“La mostra Forme d’argilla a Venezia nasce come una proiezione significativa della straordinaria ricchezza custodita dal Museo della Ceramica di Nuoro - racconta Anna Paola Mura, Direttrice Generale dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna -. Situato nel cuore dell’isola, il museo racconta il valore altissimo della produzione ceramica del Novecento sardo, espressione di un dialogo continuo tra artigiani, artisti e designer. Questa esposizione vuole restituire al pubblico non solo la bellezza degli oggetti, ma anche la profondità di un sapere che unisce invenzione e tradizione: da un lato la capacità di innovare forme, linguaggi e funzioni, dall’altro il radicamento in gesti, tecniche e simboli tramandati nel tempo. È proprio in questo equilibrio che la ceramica sarda rivela la sua identità più autentica, capace di parlare al presente senza perdere il legame con la propria storia.”
Il percorso espositivo, curato dal Direttore del polo museale ISRE, Efisio Carbone, prende avvio dalle ceramiche popolari legate alla vita domestica e rituale della Sardegna: manufatti tradizionali – come brocche per l’acqua, giare per la conservazione dei cibi, conche per la preparazione degli impasti o stoviglie da fuoco – costituiscono il nucleo originario di una cultura materiale profondamente radicata nella quotidianità delle comunità locali. Accanto agli oggetti d’uso sono presentati manufatti destinati alle occasioni cerimoniali e festive, tra cui la celebre brocca della festa di Oristano o la brocca della sposa di Assemini.
Con un allestimento progettato dall’architetto Giovanni Filindeu per Hermoge Srl, la mostra invita il visitatore a un viaggio tra “isole” distribuite nelle sale espositive: volumi bassi, connessi e specchianti, concepiti come superfici d’acqua che evocano un elemento centrale tanto nell’identità dell’isola da cui provengono le opere — la Sardegna — quanto in quella della città che le accoglie, Venezia.
Le superfici riflettenti moltiplicano la luce e articolano lo spazio, guidando lo sguardo su più livelli e offrendo una percezione dinamica delle opere. Le pareti accolgono pochi interventi selezionati — dall’installazione di Rosanna Rossi allo scudo di Paola Dessy, dal presepe di Maria Lai al servizio da tè di Melis — mentre un tappeto d’erba ospita l’installazione di Ciacciofera con le sue 160 ceramiche, e dal soffitto scendono Li cuccos di Caterina Lai.
Ne emerge un percorso che colpisce per la sua misura contemporanea: un allestimento capace di rileggere un patrimonio profondamente radicato nella storia e nel territorio, restituendolo con uno sguardo attuale e rinnovato.
A partire dagli anni Venti del Novecento, la ceramica sarda conosce un decisivo rinnovamento grazie all’opera di artisti e artigiani che introducono nuove modalità produttive e un diverso approccio estetico. Figura centrale è Francesco Ciusa, che avvia un processo di modernizzazione portando la ceramica dall’ambito funzionale a quello artistico e aprendo la strada a una nuova generazione, come testimoniato dai numerosi oggetti presentati.
Da questa premessa emerge la figura di Ciriaco Piras, protagonista della scuola ceramica di Dorgali, il cui laboratorio diventa un importante luogo di formazione, anche per Salvatore Fancello, tra le personalità più originali del Novecento, capace di trasformare la ceramica in un linguaggio scultoreo libero e sperimentale. Accanto a loro, la mostra presenta figure come i fratelli Federico e Melkiorre Melis, fondamentali nello sviluppo tecnico e stilistico della produzione isolana, di cui si possono vedere sia oggetti d’uso quotidiano che sculture dalla spiccata qualità estetica.
Qui si inserisce anche la tradizione di Assemini, centro di antica attività artigianale, con maestri come Saverio Farci, autore di importanti innovazioni, e una rete di botteghe che mantiene vivo il dialogo tra tradizione e ricerca.
Dalla seconda metà del Novecento si rafforza il rapporto tra ceramica e scultura: Eugenio Tavolara promuove progetti di produzione su larga scala, mentre Maria Lai sperimenta nuove possibilità espressive, sviluppate pienamente negli anni Ottanta. Nel dopoguerra, Sassari diventa un centro dinamico grazie ad artisti come Giuseppe Silecchia e Gavino Tilocca - entrambi presenti con diverse piccole sculture –, affiancati da Paola Dessy, che orienta la propria ricerca verso soluzioni astratte, contribuendo al dialogo tra arte, ceramica e progettazione.
Negli stessi anni, Costantino Nivola esplora la terracotta in chiave scultorea, privilegiando la materia naturale e lavorandola attraverso segni incisi, mentre Pinuccio Sciola interpreta l’argilla come massa da scolpire per sottrazione, avvicinandola alla pietra e al legno, come si può apprezzare nelle Figure distese proposte.
Il percorso include anche un confronto con il panorama nazionale, mettendo in luce affinità e scambi, ma anche la diffusione, tra anni Trenta e Quaranta, di un’immagine stereotipata della Sardegna, veicolata da produzioni destinate al mercato. Artisti come Edina Altara e Alessandro Mola rielaborano questi temi, contribuendo a diffondere nel resto d’Italia un’immagine della Sardegna sospesa tra tradizione, esotismo e costruzione culturale.
Tra le “isole” che più caratterizzano il progetto si trova quella dedicata allo sguardo sulla ceramica artistica contemporanea, con opere di Rossana Rossi, Michele Ciacciofera, Antonello Cuccu, Caterina Lai, Gianfranco Pintus e Lalla Lussu, che testimoniano la vitalità di una tradizione capace di rinnovarsi nel presente.
La mostra è arricchita inoltre dal video sulla ceramica del duo NARENTE commissionato da CRAFT - Sardegna Ricerche per Regione Sardegna e presentato nella sua versione integrale all’Esposizione Universale di Osaka.
Il progetto rientra in un più ampio percorso di internazionalizzazione del patrimonio materiale dell'Istituto programmato sotto la direzione generale di Anna Paola Mura e gode del sostegno del Progetto Interreg VIA PATRIMONIA ACT.
Dopo l’appuntamento veneziano, le opere in mostra torneranno ad accogliere il pubblico al Museo della Ceramica di Nuoro, uno dei più completi d’Italia nella rappresentazione del patrimonio ceramico, per continuare a raccontare questa storia di acqua e terra.
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Etichetta, ingredienti “nascosti” e garanzie: come orientarsi in un’offerta sempre più ampia tra colombe, uova e dolci lievitati
Roma, 27 marzo 2026 – Con l’avvicinarsi della Pasqua cresce l’attenzione verso dolci alternativi sani e vegetali anche nei grandi classici della tradizione, come colombe, uova di cioccolato, lievitati e dolci da ricorrenza. Ma con le navate della GDO e gli scaffali dei negozi di paese affollati, identificare un prodotto sano non è mai immediato.
Per aiutare i consumatori a fare acquisti consapevoli, VEGANOK offre alcune indicazioni per riconoscere un dolce vegano, e pubblica una guida pratica ai dolci di Pasqua vegan.
3 verifiche per riconoscere un dolce sano
Per orientarsi tra colombe, uova e lievitati di Pasqua, VEGANOK invita i consumatori a fare 3 verifiche semplici che raccontano bene anche perché oggi la scelta “vegan” non è scontata.
Il primo passaggio è controllare l’elenco ingredienti: nei dolci pasquali tradizionali le criticità più comuni restano burro, latte, siero di latte, uova e miele. Con l’aumento dell’offerta, però, il tema non riguarda solo chi è vegano. Molte persone cercano infatti alternative vegetali per motivi etici, di sostenibilità o per intolleranze, e vogliono evitare errori soprattutto quando acquistano per tutta la famiglia.
La seconda verifica riguarda aromi, emulsionanti e coadiuvanti: è qui che spesso nasce la zona grigia degli acquisti, perché alcuni ingredienti possono avere origine animale o mista e non sempre l’etichetta rende immediata la comprensione. Per questo, la richiesta di trasparenza sta diventando centrale: non basta che un prodotto sembri vegetale, conta che lo sia in modo verificabile.
Infine, è fondamentale distinguere tra diciture generiche e garanzie reali. Termini come “vegetale”, “plant-based” o “senza latte” possono descrivere caratteristiche parziali, ma non equivalgono automaticamente a vegano.
Nel mercato i claim sono inflazionati, strumenti di verifica e certificazioni riconosciute aiutano a trasformare una promessa, non sempre mantenuta, in un’informazione chiara, utile sia ai consumatori sia alle aziende che vogliono comunicare in modo credibile e competitivo.
Perché la certificazione fa la differenza?
Quando i claim “naturali” o “più sostenibili” o “vegano” sono auto-dichiarati, la certificazione è l’unico strumento che aiuta a rendere la scelta semplice e immediata (come ad esempio VEGANOK, certificazione vegana internazionale, tra le più diffuse e riconosciute), in modo da avere un segnale rapido e comprensibile di conformità ai requisiti vegan.
VEGANOK ha per questo redatto una guida che invita a privilegiare prodotti con indicazioni verificabili, riducendo il rischio di errore e aumentando la fiducia nell’acquisto.
La guida completa “Dolci di Pasqua vegan” con consigli e selezione prodotti è disponibile alla pagina www.veganok.com/colombe-pasqua-vegan.
Non semplici visite, ma esperienze interattive per essere protagonisti della scoperta della città.
Dalla Milano romana alla città dei nostri giorni: itinerari tematici tra archeologia, Medioevo, Leonardo, Manzoni, Novecento, Liberty, Futurismo e architettura contemporanea. |
Con il patrocinio di: |
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ScopriMI, ©Ad Artem |
Ad Artem è lieta di presentare ScopriMI, il nuovo progetto che nasce dall’esperienza educativa e dalle numerose visite guidate organizzate negli anni sul territorio cittadino con il patrocinio del Comune di Milano e della Città Metropolitana di Milano. Con nove tour esperienziali guidati, ScopriMI invita cittadini e visitatori a osservare la città con sguardo nuovo, attento e consapevole, capace di cogliere angoli nascosti, dettagli e storie che testimoniano la straordinaria ricchezza del suo patrimonio. L’obiettivo è rendere accessibile a tutti la conoscenza della bellezza artistica e della stratificazione storica di Milano, favorendo un rapporto diretto e partecipativo con la città e promuovendo l’educazione al suo patrimonio senza barriere di accesso. Attraverso esperienze coinvolgenti e partecipative, i cittadini sono invitati a vivere Milano come un laboratorio a cielo aperto, dove si incontrano memoria e scoperta. Spiega l’Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi: “Con ScopriMI, Milano si conferma una città capace di innovare il proprio modo di raccontarsi e di valorizzare il suo straordinario patrimonio culturale. Il progetto di Ad Artem rappresenta un esempio virtuoso di come la divulgazione possa diventare esperienza partecipata, accessibile e coinvolgente per tutti. Accompagnare cittadini e visitatori alla scoperta di angoli meno noti e di nuove chiavi di lettura della città significa rafforzare il senso di appartenenza e promuovere una cittadinanza più consapevole”. |
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Camparino In Galleria, Milano, ScopriMI, ©Ad Artem |
Milano passo dopo passo Il progetto ScopriMI si compone di nove tour esperienziali, ognuno dedicato a un tema, tra storia, arte, letteratura e trasformazione urbana. I tour non sono semplici visite guidate, ma esperienze che trasformano i partecipanti in protagonisti attivi della scoperta. Attraverso percorsi curati dalle guide di Ad Artem, Milano viene raccontata come una città stratificata, in cui ogni epoca continua a dialogare con il presente. I partecipanti sono coinvolti in attività interattive, workshop e momenti di osservazione guidata: senza la loro partecipazione attiva la visita non potrebbe proseguire. Grazie a un kit di materiali progettato appositamente per l’esperienza, ogni gruppo è invitato a osservare, interpretare e “leggere” la città con sguardo critico e creativo. |
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Milano Romana, ScopriMI, ©Ad Artem |
Milano romana – Sulle tracce della capitale dell’Impero Questo itinerario conduce i partecipanti alla scoperta dell’antica Mediolanum, un tempo capitale dell’Impero romano e, per questo, ancora testimone del suo glorioso passato. Scendendo in sotterranei di basiliche e camminando per le vie del centro, i partecipanti potranno riconoscere le tracce della città romana ancora visibili nel tessuto urbano contemporaneo: resti archeologici, stratificazioni murarie e testimonianze che raccontano la grandezza della capitale imperiale. L’esperienza è arricchita da attività pratiche che invitano a mettersi nei panni degli archeologi: misurare a passi le dimensioni degli edifici antichi, osservare e interpretare le strutture sopravvissute, annotare scoperte e ipotesi in un “giornale di scavo” personale. In questo modo la visita diventa un percorso di esplorazione attiva che permette di comprendere concretamente la struttura e la vita della città romana.
Milano medievale – In gioco tra signori e mercanti Il Medioevo di ScopriMI prende forma attraverso un tour che attraversa alcune delle piazze più significative della città, come Piazza Sant’Ambrogio e Piazza dei Mercanti, un tempo palcoscenici della vita cittadina, luoghi in cui tutto poteva accadere. Durante il percorso i partecipanti si immedesimano nei cittadini medievali: mercanti, religiosi, nobili o rappresentanti delle corporazioni e divisi in diverse fazioni sociali e politiche. Attraverso sfide e momenti di collaborazione, il gruppo ricostruisce le dinamiche di potere, i conflitti e le alleanze che animavano la vita cittadina nel Medioevo, fino ad arrivare a una prova finale e alla sua ricompensa. Le attività del tour permettono di comprendere in modo concreto il funzionamento della società medievale, mentre il lavoro di squadra porta progressivamente alla soluzione finale delle prove proposte lungo il percorso.
Leonardo, genio di corte – Caccia ai segreti di Leonardo Questo itinerario è pensato per coinvolgere in modo particolare le famiglie e racconta la Milano rinascimentale attraverso la figura di Leonardo da Vinci. Il tour accompagna i partecipanti nei luoghi in cui il grande artista e inventore visse e lavorò durante il suo soggiorno milanese: residenze ducali, botteghe, laboratori e spazi pubblici in cui prendevano forma le sue idee. Attraverso laboratori e momenti di sperimentazione, adulti e bambini sono invitati a esplorare il metodo creativo di Leonardo, mettendo alla prova curiosità, osservazione e spirito inventivo. L’esperienza permette di avvicinarsi alla figura di Leonardo in modo dinamico e partecipativo, trasformando la visita in un percorso di scoperta del suo genio. |
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Leonardo genio di corte, ScopriMI, ©Ad Artem |
Milano manzoniana – In cammino con Renzo Questo itinerario si ispira alla Milano raccontata da Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi. Attraverso gli indizi sparsi tra le vie della Milano contemporanea, i partecipanti ricostruiscono la geografia della città del Seicento e ne ripercorrono i luoghi simbolici seguendo lo stesso tragitto di Renzo Tramaglino. Guidati da indizi testuali e riferimenti letterari, i visitatori sono invitati a confrontare la Milano descritta da Manzoni con quella di oggi, scoprendo come gli spazi urbani siano cambiati nel tempo e quali tracce del passato siano ancora riconoscibili. Le varie attività lungo il percorso permetteranno ai partecipanti di “riscrivere” alcune pagine del romanzo, come dei novelli Manzoni. |
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Milano manzoniana, ScopriMI, ©Ad Artem |
Milano del Novecento ScopriMI racconta il Novecento milanese attraverso tre itinerari distinti che esplorano le profonde trasformazioni culturali, artistiche e sociali del secolo.
Fuorinovecento – Dal Futurismo agli anni Venti accompagna i partecipanti alla scoperta delle avanguardie artistiche e delle innovazioni architettoniche che segnarono i primi decenni del secolo. Attraverso attività interattive e strumenti di osservazione, i visitatori possono comprendere lo spirito creativo e sperimentale che animò la città in quel periodo. Il tour ha inizio con un’esperienza legata al dipinto di Umberto Boccioni, Rissa in Galleria del 1910, in cui una folla di persone si accalca di fronte al Camparino. Ciascun partecipante avrà in dotazione degli occhialini speciali che permetteranno di sperimentare il fenomeno della rifrazione della luce che si osserva proprio nel dipinto di Boccioni. Questo tour è realizzato in collaborazione con Galleria Campari. Fuorinovecento – Dal Fascismo al Dopoguerra racconta le trasformazioni urbanistiche e sociali che attraversarono Milano negli anni del regime e nella difficile fase della ricostruzione successiva alla guerra. Laboratori e attività di simulazione aiutano i partecipanti a comprendere le scelte politiche e urbanistiche che hanno segnato la città. Fuorinovecento BUM! – Dal Boom economico agli Anni di piombo conduce i visitatori nel clima di grande fermento sociale e culturale che caratterizzò la seconda metà del secolo. In questo percorso i partecipanti ricostruiscono quel periodo come fossero dei reporter, raccogliendo testimonianze e costruendo brevi cronache per raccontare gli eventi e la vita urbana di quegli anni. |
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Milano Futurista, Fortunato Depero, Manifesto Cordial per Campari, 1928 |
Milano contemporanea Gli itinerari dedicati alla città contemporanea esplorano le trasformazioni urbane degli ultimi decenni, offrendo strumenti per osservare l’architettura e gli spazi pubblici con uno sguardo critico e creativo. Milano contemporanea: Porta Nuova – In piedi tra i giganti di Porta Nuova analizza uno dei più significativi interventi di rigenerazione urbana della città, permettendo ai partecipanti di osservare da vicino l’architettura contemporanea e le nuove modalità di vivere lo spazio urbano. Milano contemporanea CityLife: Con la testa tra Dritto, Storto e Curvo conduce i visitatori nel quartiere progettato da alcuni tra i più importanti architetti internazionali, interpretando il paesaggio urbano attraverso attività di osservazione, documentazione fotografica e lettura creativa dello spazio. |
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Milano contemporanea, ScopriMI, ©Ad Artem |