lunedì 9 febbraio 2026

Silvio Wolf L’Altrove con testo critico di Alberto Fiz

 

Al Museo degli Innocenti di Firenze, visti il grande successo di pubblico e la grande richiesta, continua fino al 7 giugno 2026 la mostra "TOULOUSE-LAUTREC. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque"

 


In anteprima nazionale, l’esposizione non solo ripercorre la parabola creativa di uno dei più grandi artisti di ogni tempo,
ma ci trasporta dentro quel clima unico di Parigi fin de siècle, con i suoi artisti, le luci, le scoperte, il fulgore dell’arte.



fino al 7 giugno 2026
Museo degli Innocenti, Firenze


Con oltre 100mila visitatori, la mostra “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque” al Museo degli Innocenti di Firenze si afferma come uno degli appuntamenti culturali più seguiti della stagione fiorentina e, alla luce dell’eccezionale affluenza e della forte richiesta da parte di pubblico, continua fino al 7 giugno 2026 il grande viaggio nella Parigi della Belle Époque.

Un risultato particolarmente significativo per una città come Firenze, meta turistica d’eccellenza e crocevia internazionale della cultura, dove l’esposizione ha saputo intercettare un pubblico ampio e trasversale includendo scolaresche, gruppi organizzati, turisti italiani e internazionali.
Un successo che testimonia la forza del progetto espositivo e la sua capacità di dialogare con interessi diversi, unendo rigore scientifico, qualità curatoriale e grande fascino visivo.

La mostra non solo ripercorre la parabola creativa di uno dei più grandi artisti di ogni tempo, ma trasporta il visitatore nel clima unico della Parigi di fine Ottocento, tra fermento artistico, vita notturna, modernità e spirito bohémien.
Al centro della narrazione una Parigi fin de siècle, l’epoca della spensieratezza e del progresso, dell’arte che invade i boulevard, dei caffè frequentati da pittori, scrittori e ballerine, delle prime luci elettriche e della nascita della società di massa. È in questo fermento culturale che nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864–1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Pittore, illustratore e innovatore grafico, Lautrec ha saputo catturare con sguardo ironico e profondo la vita notturna e lo spirito bohémien della Parigi di Montmartre. I suoi manifesti pubblicitari, realizzati con una tecnica litografica innovativa, non solo hanno rivoluzionato il concetto di grafica promozionale, ma sono divenuti vere e proprie icone visive della Belle Époque.

In mostra oltre 100 opere iconiche dell’artista francese – tra cui “Jane Avril”“Troupe de Mademoiselle Églantine”“Aristide Bruant nel suo cabaret” – sono immersi in una scenografia d’epoca, arricchita da arredi originali, oggetti storici, materiali d’archivio e opere di altri grandi artisti coevi: un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i colori vibranti dei manifesti, il fermento dei caffè-concerto e l’atmosfera ribelle e poetica di Montmartre.
A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, l’esposizione presenta anche lavori di altri grandi protagonisti della Belle Époque e dell’Art Nouveau. Un vero e proprio viaggio visivo tra eleganza e innovazione, dove spiccano le seducenti figure femminili di Alphonse Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Chéret – considerato il pioniere della pubblicità moderna – e le suggestive atmosfere di Georges de Feure. Completano il percorso le raffinate opere di Frédéric-Auguste CazalsPaul Berthon e altri straordinari artisti che hanno saputo trasformare la grafica in arte. Un’occasione unica per immergersi nello spirito vibrante di un’epoca che ha fatto dello stile e della creatività la sua firma più riconoscibile.
A completare l’allestimento, un ricco apparato di fotografie, video e arredi d’epoca, che trasportano il visitatore in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Un’epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento gettarono le basi del mondo moderno.

Con “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”, Firenze celebra non solo un artista straordinario, ma anche un momento storico irripetibile, che ancora oggi continua a influenzare la nostra immaginazione estetica.

Con il patrocinio del Comune di Firenze, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, in collaborazione con Cristoforo, l’Ernst Barlach Museumsgesellschaft Hamburg e BridgeconsultingPro,  è curata dal Dr. Jurgen Doppelstein evede Gabriele Accornero come project manager della Collezione.

La mostra vede come special partner Ricolapartner Mercato Centrale FirenzeUnicoop Firenze e La Rinascentemobility partner Frecciarossa Treno Ufficialemedia partner FirenzeTodayeducational partner LABA.
Il catalogo è edito da Moebius.

MADE IN ITALY, CASTELLO DI MELETO ENTRA NEL REGISTRO SPECIALE DEI MARCHI STORICI DI INTERESSE NAZIONALE DEL MIMIT

 


È tra le sole 13 aziende del food & wine in Toscana riconosciute come Marchio Storico.        

 Un traguardo che premia storia, territorio e visione nel cuore del Chianti Classico

Castello di Meleto (Gaiole in Chianti, SI) ottiene il sigillo di “Marchio Storico di Interesse Nazionale” ed entra ufficialmente nel Registro speciale dei marchi storici istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), riservato alle imprese che da almeno 50 anni rappresentano un patrimonio di eccellenza, continuità e identità produttiva italiana.

Un risultato di particolare rilievo nel panorama regionale e nazionale: a gennaio 2026 i marchi storici iscritti al registro sono circa 970 in tutta Italia, appartenenti a tutti i settori del Made in Italy. Castello di Meleto rientra tra le poche decine di aziende vitivinicole presenti nel Registro dei Marchi Storici.

La Toscana conta 38 riconoscimenti, confermandosi tra le regioni più rappresentative del patrimonio produttivo italiano. All’interno di questo perimetro altamente selettivo, sono solo 13 le aziende del comparto food & wine toscano ad aver ottenuto il riconoscimento di Marchio Storico: Castello di Meleto entra così in un gruppo ristrettissimo di eccellenze regionali.

«Questo riconoscimento non è soltanto un traguardo simbolico, ma la testimonianza di un modello che, pur preservando storia e heritage della tenuta, punta molto sull’innovazione e la comunicazione dei prodotti di eccellenza», dichiara Francesco Montalbano, Direttore Generale di Castello di Meleto. «Entrare nel Registro speciale dei marchi storici significa vedere tutelato e valorizzato un percorso lungo secoli, fatto di rispetto per il territorio, visione imprenditoriale e capacità di innovare senza perdere identità. Castello di Meleto è profondamente radicato nel Chianti Classico e questo riconoscimento rafforza il nostro impegno verso il futuro».

Castello di Meleto è oggi una delle realtà di riferimento del Chianti Classico: è una delle aziende con la maggiore superficie vitata biologica della denominazione, con una posizione iconica e immediatamente riconoscibile nel cuore delle colline senesi. Accanto alla produzione di vini di prestigio, autentica espressione del territorio, Meleto si distingue come progetto integrato di valorizzazione rurale e culturale, grazie ad una osteria a km zero, a un sistema di ospitalità di alto profilo e a una proposta enoturistica di grande attrattività.

Luogo simbolo del Chianti Classico, Castello di Meleto è attraversato dal tracciato de L’Eroica, la celebre manifestazione ciclistica internazionale che celebra le strade bianche e l’anima più autentica della Toscana, rafforzando il legame tra Meleto, il territorio e una narrazione fatta di valori, memoria e identità.

Con l’ingresso nel Registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale, Castello di Meleto consolida il proprio ruolo di ambasciatore del Made in Italy vitivinicolo, dove tradizione, qualità produttiva, paesaggio ed esperienza culturale convivono in un progetto coerente e contemporaneo.

Nota: La rilevazione dei dati si riferisce a febbraio 2026.

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Dal Papa in Marzo il Rum del Vaticano

 


Tra sacro e profano, il Rum Vaticano di Tabai sarà presentato al Papa a Roma

Cuneo, 10 febbraio 2026 - Sarà presentato per la benedizione a Papa Leone XIV, in occasione di una visita di tutto il team della Tabai, il prossimo mese di marzo il Rum del Vaticano Tabai. Un distillato che da sempre si afferma come qualcosa che va oltre il bicchiere, nel panorama degli spirits di alta gamma, dove il valore simbolico conta quanto la qualità del prodotto.

I distillati dal valore culturale

La crescente attenzione di Tabai verso distillati con una forte carica narrativa riflette un cambiamento più ampio nel consumo di lusso: oggi il valore non è più solo materiale, ma culturale. Tabai risponde perciò a questa esigenza proponendosi come rum da collezione, capace di evocare spiritualitàtradizione e una visione contemporanea del sacro reinterpretato in chiave lifestyle.

Un posizionamento che lo rende affine al linguaggio della moda e del design, dove il confine tra funzione e simbolo è sempre più sottile. Come accade per un accessorio iconico o un pezzo statement, anche Tabai diventa espressione di stile e identità personale.

Un distillato dall’alto valore simbolico, che strizza l’occhio al lifestyle

Sempre più presente in contesti lifestyle, eventi esclusivi e collezioni private, Tabai intercetta una nuova tendenza del lusso contemporaneo: quella degli spiritual spirits, capaci di unire ritualità, narrazione e identità.

Non si tratta solo di degustazione, ma di esperienza. Il Rum Vaticano Tabai si inserisce in un racconto che dialoga con il mondo fashion e luxury, dove ogni oggetto è scelto per ciò che rappresenta. In questo scenario, la bottiglia diventa elemento decorativo, simbolico, quasi talismanico, destinato a spazi selezionati e a un pubblico che cerca significati profondi, oltre l’estetica.

A definire l’essenza del marchio è la sua stessa filosofia, riassunta in un estratto che ne chiarisce l’intento narrativo:

Tabai nasce per raccontare una storia, non solo per essere bevuto. Ogni bottiglia è un invito alla contemplazione, al rituale, al valore del tempo”.

In un mercato sempre più affollato di etichette premium, il rum vaticano Tabai si distingue così per la capacità di trasformare uno spirito in un oggetto di culto, intercettando una tendenza che parla di lusso consapevole, storytelling e ricerca di significato. Una direzione che guarda al futuro, senza rinunciare al potere evocativo delle sue radici.

 

Sabato 14 febbraio, ore 18 Mattia Moreni prima e dopo l’Informale Conferenza di Claudio Spadoni