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Fondazione Torlonia presenta The Torlonia Collection. Masterpieces of Roman Sculpture 14 marzo – 19 luglio 2026 Musée des beaux-arts de Montréal
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Installation view, The Torlonia Collection. Masterpieces of Roman Sculpture, Musée des beaux-arts de Montréal ©Fondazione Torlonia, Ph Agostino Osio |
Roma 13 Marzo 2026. Il Musée des beaux-arts de Montréal (MMFA) ospita The Torlonia Collection. Masterpieces of Roman Sculpture, ultima tappa dello storico tour nordamericano iniziato nel 2025 all’Art Institute of Chicago e proseguito al Kimbell Art Museum di Fort Worth. La mostra riunisce 57 sculture in marmo provenienti dalla Collezione Torlonia – statue, busti e sarcofagi romani, raffinati bassorilievi, creature mitologiche e intensi ritratti di divinità, imperatori e membri di famiglia – che conclude il progetto portando questa straordinaria selezione di opere per la prima volta in Canada.
LA PIÙ GRANDE COLLEZIONE PRIVATA DI SCULTURA ROMANA ANTICA La Collezione Torlonia rappresenta la più importante collezione privata di sculture romane antiche. Riunita nel XIX secolo dalla famiglia Torlonia — in particolare dal principe e banchiere Alessandro Torlonia (1800–1884), fondatore nel 1876 del Museo Torlonia — la raccolta è paragonabile per qualità e ampiezza a quelle dei Musei Vaticani e dei Musei Capitolini. Vera e propria “collezione di collezioni”, si è formata grazie agli scavi condotti nelle antiche proprietà imperiali della famiglia e attraverso l’acquisizione di importanti raccolte antiquarie. Comprende 623 opere in marmo (oltre a un’unica scultura in bronzo) che documentano la produzione scultorea romana dalla Repubblica fino all’età imperiale. Per molto tempo le collezioni sono state conosciute soprattutto grazie a pubblicazioni ottocentesche. Da più di dieci anni la Fondazione Torlonia invece si occupa di preservare, promuovere e rendere accessibile questa eccezionale eredità culturale, portando avanti importanti campagne di restauri nei Laboratori Torlonia, sostenute grazie al contributo di Fondazione Bvlgari, funzionali alla loro presentazione al grande pubblico internazionale.
DA ROMA A MONTRÉAL: UN PERCORSO INTERNAZIONALE Dalla chiusura del Museo Torlonia a metà del XX secolo, la collezione è rimasta a lungo lontana dalla vista del pubblico, fino alla sua presentazione ai Musei Capitolini nel 2020, primo momento fortemente voluto dalla Fondazione in accordo con il ministero della cultura per riportare all’attenzione del pubblico e degli studiosi la collezione. Negli ultimi anni, una serie di importanti esposizioni internazionali, ha portato nuclei sempre rinnovati di opere – spesso restaurati per le diverse occasioni – alle Gallerie d’Italia di Milano nel 2022, al Museo del Louvre nel 2024 e successivamente nelle due tappe americane che hanno anticipato l’esposizione canadese. Dopo aver suscitato grande interesse in Italia, Francia e Stati Uniti, un’ulteriore selezione di capolavori della collezione giunge dunque ora a Montréal. L’esposizione è accompagnata da un allestimento originale progettato da Stéphane Roy, in collaborazione con Carolina Bassani, e offre la rara opportunità di far conoscere fuori dall’Europa la più prestigiosa collezione privata di scultura romana antica mai riunita.
UNA GALLERIA DI PROTAGONISTI DELL’ANTICHITÀ La mostra riunisce 57 opere di eccezionale valore storico e artistico, di cui 24 recentemente restaurate e presentate al pubblico per la prima volta dopo oltre 75 anni. Molte delle sculture provengono dalle storiche proprietà della famiglia Torlonia nei dintorni di Roma e sono state preservate con cura nel corso delle generazioni. Le opere esposte coprono un arco cronologico che va dal V secolo a.C. agli inizi del IV secolo d.C., con una significativa concentrazione di opere databili all’età antonina (I–II secolo d.C.), considerata uno dei momenti di massimo splendore dell’Impero romano. Tra i capolavori esposti figurano eleganti bassorilievi, monumentali figure divine e mitologiche e intensi ritratti, tra cui la celebre Fanciulla di Vulci. Originariamente arricchito da foglia d’oro, pietre preziose e veri orecchini, il volto di questo busto funerario continua ancora oggi a colpire profondamente gli osservatori. Il percorso espositivo include inoltre la celebre Hestia Giustiniani, l’unica copia romana completa in marmo di un bronzo greco realizzato circa cinquecento anni prima. Con il suo peplo dalle pieghe rigide e la posa frontale e solenne, la statua richiama il cosiddetto “stile severo” (470–460 a.C.), esprimendo una forte sensazione di equilibrio e dignità. La mostra presenta anche uno dei frammenti antichi più studiati al mondo: un rilievo del III secolo proveniente da Portus, il porto imperiale di Roma, sul quale sono ancora visibili tracce della policromia originaria.
SCULTURE CHE RACCONTANO SECOLI DI RESTAURI Una sezione della mostra è dedicata al ruolo che gli interventi di restauro hanno avuto nella storia di queste opere, mostrando come la conservazione abbia contribuito nel tempo a restituire nuova vita alle sculture, talvolta grazie alla mano di importanti artisti tra il XVII e il XIX secolo. Tra gli esempi più significativi figura la celebre Statua di caprone. Sebbene il corpo della scultura sia antico, la testa — caratterizzata da riccioli voluminosi — fu aggiunta nel XVII secolo da un giovane Gian Lorenzo Bernini, futuro maestro del Barocco, su richiesta del collezionista e banchiere Vincenzo Giustiniani.
DICHIARAZIONI
“La Fondazione Torlonia è lieta di condividere per la prima volta con il pubblico canadese la sua Collezione. Questo straordinario insieme di sculture antiche testimonia la duratura eredità culturale dell’antica Roma, così come la visione e la passione di diverse generazioni della famiglia Torlonia”, afferma Alessandro Poma Murialdo, Presidente di Fondazione Torlonia.
“La Fondazione Torlonia è orgogliosa di presentare in Canada questo importante nucleo di opere, che racconta tre secoli di storia del collezionismo di antichità. La mostra riflette non solo la storia delle opere, ma anche quella dei loro proprietari: l’aristocrazia romana, restauratori celebri e collezionisti visionari. Essa rappresenta l’‘atto contemporaneo’ di una tradizione di mecenatismo profondamente radicata nella storia della famiglia Torlonia: attraverso l’arte, i destini delle persone si intrecciano, plasmando non solo ciò che vediamo, ma anche ciò che diventiamo”, dichiara Carlotta Loverini Botta, Direttrice di Fondazione Torlonia.
“Riunita da una dinastia di principi, la Collezione Torlonia offre un’opportunità rara di sperimentare la forza espressiva che queste antiche sculture in marmo continuano a trasmettere ancora oggi. I visitatori potranno incontrare lo sguardo di imperatori romani come Marco Aurelio, Adriano e Commodo e imbattersi in figure come Ercole, Bacco o Cupido mentre attraversano le sale tra alcune delle statue più celebri dell’Antichità”, aggiunge Laura Vigo, Curatrice di arti asiatiche e archeologia al MMFA e responsabile della presentazione della mostra a Montréal.
CREDITI Mostra co-organizzata dall’Art Institute of Chicago e da Fondazione Torlonia, in collaborazione con il Montreal Museum of Fine Arts, il Kimbell Art Museum e The Museum Box.
CURATORI Lisa Ayla Çakmak, Mary and Michael Jaharis Chair and Curator — Arts of Greece, Rome and Byzantium, Art Institute of Chicago La presentazione di Montréal è curata da Laura Vigo, Curatrice di arti asiatiche e archeologia al MMFA.
PROGETTO DI ALLESTIMENTO Stéphane Roy, exhibition designer ospite, con Carolina Bassani, Project Manager – Exhibition Design, MMFA.
RINGRAZIAMENTI
Presenting Sponsor: Hydro-Québec Patrons:
In collaborazione con Tourisme Montréal
Con il supporto di Broccolini, Italian-Canadian Community Foundation, Burgundy Asset Management e il Consolato Generale d’Italia a Montréal Partner di Fondazione Torlonia: Fondazione Bvlgari e Chiomenti Partner pubblici: Conseil des arts de Montréal e Gouvernement du Québec Sponsor ufficiali: Air Canada, Air Canada Cargo e Denalt Paints Media partner: Bell e La Presse
Il MMFA ringrazia inoltre l’Istituto Italiano di Cultura di Montréal (sezione culturale del Consolato Generale d’Italia a Montréal) e l’Ambasciata d’Italia a Ottawa.
Le sculture sono state restaurate da Fondazione Torlonia con il contributo di Fondazione Bvlgari.Bottom of Form Chiomenti sostiene con continuità le attività della Fondazione. |
Cantina Produttori Nebbiolo di Carema Le nuove annate a Vinitaly
La Cantina Produttori Nebbiolo di Carema sarà presente a Vinitaly 2026, che si terrà a Verona dal 12 al 15 aprile. Durante le giornate della Fiera, sarà possibile degustare le nuove annate, che si preannunciano fin d’ora molto interessanti: Carema Doc 2022, Carema Doc Riserva 2021 e Carema Doc Anniversario 2020. Le annate 2020 e 2022 sono state miti e soleggiate e i vini hanno un profilo armonioso e piacevolmente fruttato. Il millesimo 2021, invece, si contraddistingue per un carattere più fresco e austero, sottile e profondo, nello stile più classico del grande nebbiolo di montagna di Carema.
La Cantina Produttori Nebbiolo di Carema è la realtà più importante del piccolo borgo piemontese e rappresenta l’espressione di una comunità che ha saputo tramandare nel tempo le consuetudini di una viticoltura eroica. Fondata nel 1960, è ancora oggi è il punto di riferimento per i vini del territorio. Grazie all’impegno e alla passione tramandata di generazione in generazione, i viticoltori locali hanno plasmato il paesaggio montano, creando un vigneto unico al mondo. Un’architettura costituita da terrazzamenti, muretti in pietra, viti sostenute da alti piloni e pergole in legno di castagno, sui cui si allungano i tralci. Carema non è solo storia e tradizione, ma è anche un territorio di grande vitalità. Negli ultimi anni la Cantina Produttori Nebbiolo di Carema si è impegnata in un importante lavoro di recupero dei vigneti abbandonati, per dare nuovo sviluppo alla viticoltura locale e ripristinare un paesaggio naturale dal grande potenziale enoturistico. Attualmente la Cantina gestisce circa 15 ettari di vigneti situati a un’altitudine compresa tra i 300 e i 450 metri sul livello del mare, in una zona caratterizzata da un clima piuttosto freddo e con elevate escursioni termiche. Grazie a queste particolari caratteristiche pedoclimatiche, a Carema il nebbiolo si esprime con un profilo di grande finezza e freschezza, in perfetta sintonia con le nuove tendenze di consumo, orientate verso vini rossi meno concentrati e potenti. La passione e la competenza di una nuova generazione di viticoltori, hanno contribuito ad elevare ulteriormente il livello dei vini, che oggi si posizionano ai vertici della produzione regionale.
GUARDA LE LUCI, AMORE MIO tratto dall'omonimo libro di Annie Ernaux
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venerdì 13 marzo 2026
ECCO IL TRAILER DI TABÙ. EGON SCHIELE al cinema il 20, 21, 22 aprile
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=Ejm-9mYZ0MI
“Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” torna nelle sale italiane. Si parte il 20, 21, 22 aprile con TABÙ. EGON SCHIELE, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, diretto da Michele Mally, autore del soggetto che firma anche la sceneggiatura assieme ad Arianna Marelli. Ad accompagnare gli spettatori sulle tracce dell’artista c’è Erika Carletto, attrice esordiente capace di rievocare con il suo canto le atmosfere di Vienna e Praga di allora. A cavallo tra Otto e Novecento, queste città, mostrate attraverso filmati d’archivio, furono i centri propulsori delle rivoluzioni e delle contraddizioni che caratterizzano ancora la nostra contemporaneità. La colonna sonora, d’impatto fortemente emotivo, è caratterizzata dalle musiche originali composte ed interpretate dalla violinista Laura Masotto e sarà disponibile in digitale su etichetta Nexo Digital. L’elenco delle sale che proietteranno il film sarà presto disponibile su nexostudios.it e le prevendite apriranno a partire dal 20 marzo.
Nella “corsa folle” della vita di Schiele (1890-1918), costellata da centinaia di quadri e migliaia di opere su carta, c’è un eterno ritorno: quello al paese di nascita della madre dell’artista, Krumau, Český Krumlov oggi, in Repubblica Ceca. TABÙ. EGON SCHIELE si snoda a partire da qui: dall’Atelier Egon Schiele – la casa con giardino dove il pittore abitò con la compagna e modella Wally Neuzil. Proprio nella cittadina della Boemia, che ai tempi di Schiele faceva parte dell’Impero austro-ungarico, affonda la radice di un’arte capace di sovvertire le regole estetiche, morali e psicologiche del tempo e di condurci – ancora oggi – all’essenza dell’essere umano. È infatti dall’architettura di Krumau che Egon Schiele, ancora ragazzo, impara a osservare da una prospettiva inedita, destinata a diventare il marchio della sua visione e a tradursi nei suoi disegni: lo sguardo dall’alto. Una prospettiva capace di farci riflettere sulle dinamiche stesse del guardare, sulla sua “violenza” e sulla sua forza erosiva. Krumau è una città che alterna curve morbide – il fiume Moldava che abbraccia e allo stesso tempo stringe il centro storico – ed elementi angolari e spigolosi: le case medievali, le strade tortuose. Una figura per certi versi materna, come quella così presente nella produzione di Schiele, pronta a interrogarci sul desiderio inconscio di ritorno all’origine, sul tentativo di riconnettersi alla dimensione da cui dipende l’immagine che tutti abbiamo di noi stessi. Il rapporto di Schiele con la madre Marie, del resto, era segnato dalla mancanza di affetto e dal conflitto, così come solitudine e senso di estraneità segnarono la relazione con Edith Harms, sposata nel 1915 dopo l’abbandono del grande amore Wally. L’affinità elettiva più profonda restò sempre quella con la sorella Gerti, di cui solo oggi emergono nuovi dati biografici.
L’esplorazione di tutte queste connessioni visive e interiori è possibile grazie agli interventi di esperti e studiosi: Jane Kallir, curatrice del catalogo completo delle opere; Ralph Gleis e Elisabeth Dutz, rispettivamente Direttore e Curatrice capo dell’Albertina di Vienna; Kerstin Jesse, curatrice del Leopold Museum di Vienna; Verena Gamper, Curatrice del Belvedere di Vienna; Klára Sváčková del Museum Fotoatelier Seidel, Český Krumlov; Elio Grazioli e Otto M. Urban, storici dell’arte; Maddalena Mazzocut-Mis, filosofa; Micaela Riboldi, psicanalista; Amelia Valtolina, germanista; gli scrittori Romina Casagrande e Alessandro Banda; la regista Gerda Leopold.
Snodo cruciale del film è il 1910, anno in cui si afferma lo stile unico di Schiele. È proprio nel 1910 che la Cometa di Halley attraversa il cielo, lasciando una scia luminosa che unisce le latitudini e ridisegna le cronologie. Sotto quel cielo possiamo immaginare Egon che cammina per le strade di Praga insieme a Franz Kafka (1883-1924), altra figura ricorrente nel docufilm. Non vi è prova che i due si siano mai conosciuti o incontrati, ma il loro destino e la loro arte si incrociano allora come oggi, offrendoci nuove chiavi per penetrare anche l’universo kafkiano: il suo tempo onirico, il disturbo che continua a provocare, esattamente come spesso “disturbano” i corpi contorti di Schiele. Del resto, in quella Vienna fu proprio la percezione del tempo a cambiare: un tempo non più lineare e causale, ma condensato, affettivo, “fatale”, come le “ore stellari” di cui parlava Stefan Zweig, in cui nascita e morte sono legate in modo indissolubile. Tutti respiravano il senso di una fine. Nel 1918, anno in cui muoiono Schiele ma anche Gustav Klimt e molti altri protagonisti della Vienna d’oro, crolla l’Impero austro-ungarico, mentre nasce la Cecoslovacchia.
La storia di Egon Schiele finisce qui, mentre quella di Kafka continua. Ma è soprattutto il nostro mondo che, ormai, ha cominciato la propria storia: l’eterno ritorno, l’ossessione per la morte, l’autoanalisi istintiva e ossessiva, il sentirsi sbagliati e insieme sfacciatamente presenti al mondo rivelano uno Schiele talmente contemporaneo da dare ancora, violentemente, fastidio. Schiele ci costringe a pensare ai nostri tabù. Quelli di allora come quelli di oggi.
Per il 2026, la stagione di Nexo Studios La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies, e in collaborazione con Abbonamento Musei.
Harrykuminciamu: la Sicilia del vino riparte unita
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