venerdì 10 luglio 2026

Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta Diary #06 Julian T. IMPACTFUL a cura di Giulia Pozzi

 

PRESENTATI IERI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI VINITALY AND THE CITY SIBARI E REGGIO CALABRIA

 Sono intervenuti: il presidente della Camera, Lorenzo Fontana; il ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida; il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi; il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto; il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo; l’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo; il sindaco di Cassano all’Ionio, Giampaolo Iacobini; il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro; e il direttore del Parco, Filippo Demma. Presente anche il direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno.

 
Roma, 10 luglio 2026. La Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati ha ospitato ieri la presentazione di Vinitaly and the City – Calabria in Wine 2026, frutto della consolidata collaborazione tra la Regione Calabria e Veronafiere: un percorso condiviso che negli anni ha contribuito a rafforzare il ruolo della Calabria nel panorama nazionale dell’enoturismo e della promozione delle eccellenze agroalimentari.

Vinitaly and the City è il format esperienziale di Vinitaly dedicato al grande pubblico dei wine-lover, che unisce degustazioni, masterclass, talk e spettacoli nel segno del dialogo tra vino, cultura e territori. La terza edizione in Calabria raddoppia con due tappe: al Parco Archeologico di Sibari dal 17 al 19 luglio e, per la prima volta, sul lungomare di Reggio Calabria, l’8 e 9 agosto. L’evento coinvolge più di 140 cantine, 7 consorzi e propone 2.000 etichette in degustazione. Alla vocazione consumer della manifestazione, si affianca un programma business con buyer selezionati provenienti da Croazia, Polonia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Brasile.

Alla conferenza stampa di ieri alla Camera, sono intervenuti: il presidente della Camera, Lorenzo Fontana; il ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida; il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi; il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto; il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo; l’assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Gianluca Gallo; il sindaco di Cassano all’Ionio, Giampaolo Iacobini; il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro; e il direttore del Parco, Filippo Demma. Presente anche il direttore generale vicario di Veronafiere, Gianni Bruno.

Fondazione Berengo e Berengo Studio presentano GLASSTRESS 2026

 



L’UNA NELL’ALTRA NUOVE ACQUISIZIONI NELLA COLLEZIONE BEVILACQUA LA MASA

 


a cura di Giovanni Giacomo Paolin

 

9 luglio - 16 agosto 2026

 

 

Sala del Camino, SS. Cosma e Damiano, Giudecca – Venezia

 

Venezia, 10 luglio 2026 – Dal 9 luglio al 16 agosto 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa presenta L’una nell’altra, la mostra a cura di Giovanni Giacomo Paolin che riunisce nella Sala del Camino ai SS. Cosma e Damiano alla Giudecca, una serie di opere recentemente acquisite dall’Istituzione.

 

L’appuntamento si colloca all’interno di Time after Time, il progetto di Stefano Coletto ideato per implementare e promuovere la collezione BLM sostenendo gli artisti del programma storico degli Atelier. L’iniziativa è sostenuta da PAC 2025 – Piano per l’Arte Contemporanea e Cantica21, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

 

L’una nell’altra nasce come occasione per riflettere sul rapporto profondo tra artista, città e permanenza. Le opere in mostra condividono infatti una relazione diretta con Venezia e con la storia stessa della Fondazione: tutti gli artisti coinvolti hanno attraversato gli Atelier Bevilacqua La Masa, vivendo la città non come semplice sfondo, ma come luogo di formazione, confronto e trasformazione.

 

Più che una restituzione delle ultime acquisizioni, L’una nell’altra costruisce un percorso dedicato alle forme della presenza e dell’esposizione, interrogando il rapporto tra le opere, il contesto veneziano che le accoglie e le stratificazioni di memoria che lo attraversano. La mostra riflette così anche sulla natura dell’allestimento temporaneo, sulle sue possibilità e sui suoi inevitabili limiti.

 

Come scrive il curatore Giovanni Giacomo Paolin: «Il titolo esprime una relazione imprescindibile tra la Fondazione, la propria città e la mostra stessa. Un legame in grado di definirsi attraverso sovrapposizioni storiche e di manifestarsi nelle scelte espositive all’interno della Sala del Camino. Tutti gli artisti e tutte le artiste in mostra hanno lavorato negli studi della Fondazione e si sono legati al contesto cittadino; chi rimanendo, chi decidendo di andarsene. Allo stesso modo, le idee di presenza ed esposizione sono legate indissolubilmente alla costruzione di L’una nell’altra: le opere insistono su sé stesse, sulle modalità con cui sono state create e sul rapporto, anche intimo, con la città in cui saranno conservate».

 

Attraverso installazioni, pittura, video, fotografia e scultura, la mostra mette in dialogo pratiche e linguaggi differenti, accomunati da una riflessione sul paesaggio contemporaneo, sulla fragilità, sulla trasformazione e sull’idea di traccia.

 

Tra le opere esposte, Calante di Caterina Erica Shanta affronta il tema dell’erosione costiera e della trasformazione ambientale; FENOMENO (Smiley)di Davide Sgambaro altera percettivamente lo spazio espositivo attraverso un intervento luminoso immersivo; Sposare la notte – Controcartolina Venezia di G. Olmo Stuppia riflette invece su una Venezia marginale e notturna, segnata dall’inquinamento e distante dalle rappresentazioni più convenzionali della città. La dimensione del corpo e della memoria emerge nella video-performance A volte è strana la vita (Marcia funebre neomelodica) di Giuseppe Di Liberto, mentre lavori come Momentumdi Fabio Roncato e Cratere di Caterina Morigi indagano i processi di trasformazione della materia, tra tensione, mutazione e precarietà.

 

Con L’una nell’altra, la Fondazione Bevilacqua La Masa conferma il proprio impegno nel sostegno alle nuove generazioni e nella costruzione di una collezione in continua trasformazione, capace di raccontare, oltre alle opere acquisite, anche relazioni, percorsi ed esperienze da cui esse prendono forma. “La collezione BLM, infatti, non nasce solamente con obiettivi museali, quali, ad esempio, la costruzione di un patrimonio di beni, ma si costituisce nella relazione con gli artisti. E grazie a Time after Time li incontra nuovamente, valorizzando la maturazione delle loro personalità e la crescita delle potenzialità espressive” (Stefano Coletto).

 

Attività realizzata nell'ambito del progetto Time after time 3, sostenuto dal PAC2025 - Piano per l'Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.


La Fondazione Bevilacqua La Masa, istituzione del Comune di Venezia, è una delle realtà più antiche e significative in Italia dedicate al sostegno e alla valorizzazione dell’arte contemporanea. Fondata nel 1898 per volontà della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, promuove fin dalle origini la crescita degli artisti emergenti attraverso esposizioni, premi, attività formative e l’assegnazione annuale degli Atelier, istituiti nel 1901 come primo programma pubblico in Italia dedicato alla giovane arte e oggi, grazie anche alla collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, il più esteso del Paese, con 28 studi.

 

Il sostegno agli artisti emergenti si sviluppa inoltre attraverso la Collezione Bevilacqua La Masa, che contribuisce ad arricchire il patrimonio pubblico attraverso l’acquisizione delle opere più meritevoli. A questo si affianca la Mostra Collettiva – giunta oggi alla sua 108ª edizione – che rappresenta un’importante occasione per gli artisti di confrontarsi con i processi di selezione e con la valutazione critica del proprio lavoro.

 

Parallelamente, la Fondazione BLM affianca al dialogo costante con la comunità culturale e artistica locale, cui è storicamente legata, un programma di mostre e collaborazioni internazionali in occasione delle Esposizioni Internazionali d’Arte e di Architettura della Biennale di Venezia. Attraverso una rete di relazioni con gallerie, musei e curatori di tutto il mondo, ospita nelle proprie sedi – la Galleria di Piazza San Marco, Palazzetto Tito, Palazzo Carminati e il Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca – progetti dedicati alla ricerca artistica contemporanea e ai temi del presente.

 

www.bevilacqualamasa.it

IL GUSTO DEL DESIGN CREALIS E GINNASIUM LAB: L'IMPORTANZA DEL PACKAGING NELLA SCELTA DI UN GIN

 

OLTRE LA PROTEZIONE, LA CHIUSURA E’ PARTE INTEGRANTE DELL’ESPERIENZA DI ACQUISTO





Bodio Lomnago, 10 luglio 2026 – Un tappo in legno e sughero favorisce la percezione di qualità e promuove fiducia e inoltre le chiusure naturali rafforzano il senso di autenticità e legame con il territorio. Le chiusure metalliche comunicano precisione e contemporaneità e l’alluminio è associato a innovazione e design.

In un mercato dove la prima impressione si gioca in pochi secondi (il tempo medio davanti a uno scaffale è di 15 secondi e la scelta si compie in soli 4 secondi), il packaging si conferma un elemento strategico capace di incidere in modo concreto sulla percezione del brand e sulle scelte d’acquisto. Il tappo si rivela essere un’estensione del concept narrativo, non un semplice accessorio, ma parte integrante dell’esperienza.

È da questa consapevolezza che nasce la partecipazione di Crealis a Ginnasium Lab, protagonista al Packaging Première che si è tenuto a Milano a maggio con “Train your design”, l’evento che ha portato sul palco cinque inediti progetti di pack dedicati cinque differenti varianti di gin e il seguente lavoro di analisi di esperti di neuroscienze.

Il progetto creativo Ginnasium Lab, ideato da etichettificio Sovemec e UPM Adhesive Materials, per il terzo anno ha coinvolto cinque designer provenienti da altrettante regioni nella realizzazione di concept di packaging innovativi per il mondo gin, mettendo a disposizione materiali e tecnologie delle aziende partner, tra le quali Crealis per le chiusure.

L’obiettivo dello studio era comprendere come il packaging possa influenzare il comportamento del consumatore, anche in assenza di una conoscenza approfondita del prodotto. Il valore distintivo del progetto risiede infatti nell’approccio neuroscientifico adottato durante la ricerca. Lo studio di neuromarketing, condotto da SenseCatch, ha analizzato la risposta emotiva e cognitiva dei consumatori attraverso test dedicati alla percezione e all’immaginario associato ai diversi packaging.

 


“Il valore di Ginnasium Lab – spiega Angela Pirovano, marketing manager di Crealis Italia – sta nella capacità di mettere attorno allo stesso tavolo competenze diverse e conferma che l’efficacia di un packaging non dipende da un singolo elemento, come emerso dalla ricerca di neuromarketing, ma dalla relazione tra tutti i componenti: chiusura, carta, bottiglia, stampa e nobilitazioni rappresentano un sistema integrato che agisce in simultanea nella percezione del consumatore. E quando la chiusura è coerente con il racconto, il pack viene percepito come più completo”.

 

Quindi i risultati confermano come il design del packaging rappresenti oggi un driver fondamentale nella costruzione del valore percepito: differenziarsi sullo scaffale significa infatti aumentare la capacità di attivare attenzione, memorabilità e predisposizione all’acquisto. Ecco che una bottiglia slanciata dà un’idea di leggerezza e armonia, scanalature e rilievi accentuano la percezione premium e la componente tattile degli elementi in rilievo aumenta il coinvolgimento emotivo. E il dettaglio non è più solo un accessorio, ma parte integrante dell’esperienza.



Chi è CREALIS

CREALIS, forte di 70 anni di esperienza, opera nel settore delle soluzioni di chiusura con la più ampia e diversificata gamma disponibile per i mercati del vino fermo e spumante, dei distillati, della birra, dell’acqua minerale premium, dell’olio d’oliva e dell’aceto. Il gruppo, che nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 235 milioni di euro, conta circa 1.300 dipendenti e 13 siti produttivi distribuiti tra Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Australia e Messico. I prodotti CREALIS sono commercializzati in oltre 70 Paesi nel mondo.

CREALIS S.p.A.

Via Luigi Galvani 1 - 21020 Bodio Lomnago (VA) - Italy

www.crealisgroup.com

"Novecento italiano. Opere dalla Collezione Generali" Palazzo Bonaparte, Roma 14 luglio – 23 agosto 2026

 A PALAZZO BONAPARTE DI ROMA ARRIVA LA GRANDE ARTE

DEL NOVECENTO ITALIANO.

A partire dal 14 luglio, Palazzo Bonaparte di Roma ospita un viaggio nell'arte, nella cultura e nell'identità italiana del Novecento attraverso oltre 50 preziosi capolavori riuniti ed esposti al pubblico per la prima volta, 
provenienti dalla collezione del Gruppo Generali.

L'esposizione offrirà un'opportunità unica per ammirare i capolavori dei protagonisti più importanti dell'arte del Novecento italiano: opere di Boccioni, de Chirico, Severini, Casorati, Savinio, Donghi, Oppi, de Pisis e molti altri tracceranno un ritratto indimenticabile della nostra storia artistica.

La mostra, accessibile gratuitamente a tutti i visitatori, è realizzata in partnership con Arthemisia per celebrare il decimo anniversario di Generali Valore Cultura, il programma promosso da Generali Italia, nato nel 2016 con l'obiettivo di rendere l'arte e la cultura sempre più fruibili a un pubblico ampio e diversificato.

Ospite straordinario della mostra sarà “Le tre età” di Gustav Klimt, uno dei dipinti più celebri e amati della storia dell'arte europea, eccezionalmente concesso in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

 
 
C'è un patrimonio d'arte straordinario che viaggia parallelamente a quello dei musei tradizionali: è quello custodito all'interno delle grandi collezioni aziendali. Opere bellissime, celebrate nei libri, che tuttavia è raro poter vedere dal vivo.
Tra queste, la collezione d'arte del Gruppo Generali rappresenta una delle raccolte più significative e prestigiose del nostro Paese, un patrimonio costruito nel tempo che racconta non soltanto la storia dell'arte italiana del XX secolo, ma anche il rapporto profondo tra cultura, società e impresa.

Dal 14 luglio al 23 agosto 2026, Palazzo Bonaparte ospita “Novecento italiano. Opere dalla collezione Generali”, la grande mostra che, per la prima volta, presenta al pubblico una selezione di questo straordinario patrimonio artistico, offrendo l'occasione unica di ammirare opere raramente esposte insieme e normalmente custodite all'interno di una delle più importanti collezioni corporate europee.

La mostra nasce per celebrare il decimo anniversario di Generali Valore Cultura, il progetto attraverso il quale, dal 2016, Generali Italia promuove iniziative diffuse sul territorio nazionale per rendere l'arte e la cultura sempre più accessibili. In questi dieci anni, oltre 7 milioni di persone hanno potuto avvicinarsi al patrimonio culturale grazie a un programma che ha fatto dell'inclusione, della partecipazione e della condivisione i propri valori fondanti. Palazzo Bonaparte, storico edificio di proprietà del Gruppo Generali e sede del primo Spazio Valore Cultura, rappresenta oggi il luogo simbolico ideale per celebrare questo importante traguardo, offrendo gratuitamente al pubblico un progetto espositivo di eccezionale valore culturale e istituzionale.

La collezione prende forma all'inizio degli anni Ottanta grazie a una visione culturale innovativa e lungimirante: non raccogliere opere per decorare degli uffici, ma costruire un patrimonio capace di raccontare, attraverso l'arte, le trasformazioni della società italiana, le sue aspirazioni, le sue inquietudini e i profondi cambiamenti che hanno attraversato il Novecento.
Nel corso degli anni, questo straordinario nucleo si è affermato come una delle più importanti collezioni d'impresa italiane, testimonianza del legame virtuoso tra committenza illuminata, responsabilità culturale e patrimonio condiviso.

L'esposizione riunisce oltre cinquanta capolavori che attraversano alcune delle stagioni più significative dell'arte italiana del Novecento. Ma “Novecento italiano. Opere dalla collezione Generali” non è soltanto una mostra di grandi artisti e grandi opere: è soprattutto un racconto dell'Italia e degli italiani attraverso lo sguardo degli artisti. 

Ad arricchire questo straordinario progetto è la presenza eccezionale di “Le tre età” di Gustav Klimt, uno dei dipinti più celebri e amati della storia dell'arte europea, concesso in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma. La presenza del capolavoro di Klimt rappresenta un'occasione unica per il pubblico e testimonia la volontà del Gruppo Generali di celebrare il decennale di Valore Cultura offrendo un'esperienza artistica di eccezionale valore.

Il percorso espositivo si sviluppa come un viaggio attraverso i grandi temi che hanno attraversato il secolo scorso e che ancora oggi continuano a parlarci: la velocità e il cambiamento, il rapporto con il paesaggio e con la memoria, la costruzione dell'identità, il corpo, la vita quotidiana, il desiderio, il tempo e la trasformazione della società.
Dalle sperimentazioni delle avanguardie storiche alle atmosfere sospese della Metafisica, dal Realismo Magico alla Scuola Romana, fino alle esperienze più liriche e introspettive della figurazione italiana, la mostra mette in dialogo alcuni dei protagonisti più importanti dell'arte del Novecento: Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Ubaldo Oppi, Alberto Savinio, Gino Severini, Felice Casorati, Antonio Donghi, Filippo de Pisis, Mario Sironi, Massimo Campigli, Fausto Pirandello, Emanuele Cavalli e molti altri.

Con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, promossa e sostenuta da Generali Valore Cultura, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ed è curata da Costantino D’Orazio.

Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema.

La mostra vede come media partner Urban Vision, Apa e Vivenda.
Sponsor tecnico ARTE Generali, leader internazionale nelle soluzioni di protezione e assistenza per il mondo dell’arte, al fianco di collezionisti, musei e istituzioni culturali.
Il catalogo è edito da Moebius.

MILO SACCHI AGENT ORANGE a cura di Bruno Corà

 L'artista milanese, tra i pionieri della ricerca post-human in Italia,

presenta un nuovo progetto dedicato alle conseguenze ancora oggi visibili dell'Agent Orange, il defoliante impiegato dall'esercito statunitense

durante la guerra del Vietnam

 

Una mostra che trasforma la memoria di una tragedia storica

in una riflessione sul rapporto tra violenza, natura e responsabilità collettiva

 

 

11 luglio – 29 agosto 2026

 

Opening | sabato 11 luglio 2026, ore 19.00 – 21.00

 

 

Il Pastaio Via Roma 64, Ospedaletti (Imperia)

 



 

Milo Sacchi, confine Laos – Vietnam


Ospedaletti, 10 luglio 2026. C'è una violenza che continua ad agire anche molti decenni dopo la fine di una guerra. Non è quella delle armi, ma quella delle trasformazioni irreversibili che l'uomo imprime alla natura e agli esseri viventi. È da questa consapevolezza che nasce Agent Orange, la nuova mostra personale di Milo Sacchi, curata da Bruno Corà, che inaugura il prossimo 11 luglio presso Il Pastaio di Ospedaletti (11 luglio – 29 agosto 2026).

 

Tra gli artisti che, già dagli anni Ottanta, hanno anticipato in Italia le riflessioni oggi riconducibili al pensiero post-human, Sacchi sviluppa da oltre quarant'anni una ricerca che affronta le forme della disumanizzazione contemporanea, interrogando il rapporto tra etica, rappresentazione e responsabilità.

 

Il nuovo progetto prende il titolo dal nome in codice dell'erbicida utilizzato dall'esercito degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam per distruggere la vegetazione che offriva riparo ai combattenti vietnamiti. Contenente elevate concentrazioni di diossina, l'Agent Orange ha provocato conseguenze devastanti sull'ambiente e sulla salute umana, causando tumori, malformazioni congenite e alterazioni genetiche i cui effetti continuano ancora oggi a manifestarsi.

Le opere presentate in mostra restituiscono la memoria di quella tragedia attraverso immagini di animali segnati da profonde mutazioni, sottratte al flusso dell'informazione e trasformate dall'artista in potenti icone della responsabilità umana. Non semplici documenti, ma immagini che costringono lo spettatore a confrontarsi con ciò che normalmente preferirebbe non vedere.

 

Nel testo che accompagna la pubblicazione realizzata per la mostra, Bruno Corà accosta questa esperienza visiva ai grandi archetipi della cultura occidentale, dalla Medusa al fregio della Villa dei Misteri di Pompei. Come chi osservava indirettamente il volto della Gorgone per non esserne pietrificato, anche lo spettatore delle opere di Sacchi è chiamato a misurarsi con immagini difficili, che richiedono una disposizione interiore fondata sulla pietas e sulla volontà di conoscere il tragico della realtà senza sottrarsi allo sguardo.

Secondo Corà, Sacchi è stato tra i primi artisti a elaborare una sensibilità autenticamente post-human, molto prima che tali questioni diventassero centrali nel dibattito internazionale. Fin dagli esordi la sua opera denuncia, infatti, una progressiva perdita di umanità che non appartiene a un'alterità lontana, ma coinvolge direttamente ciascuno di noi ogni volta che scegliamo l'indifferenza di fronte alla violenza e alla sopraffazione.

 

Agent Orange conferma così la coerenza di una ricerca che utilizza l'immagine come strumento di testimonianza civile, trasformando la pratica artistica in un esercizio di coscienza critica capace di interrogare il presente attraverso la memoria.

 

Nato a Milano nel 1961, Milo Sacchi appartiene alla generazione di artisti che esordisce negli anni Ottanta. Il suo lavoro si distingue fin dagli inizi per un linguaggio che affronta i temi della trasformazione biologica, dell'ibridazione e della crisi dell'umano, anticipando questioni che diventeranno centrali nella riflessione artistica internazionale. Pur sviluppandosi autonomamente nel contesto italiano, la sua ricerca presenta significative affinità con quella di alcuni protagonisti della scena britannica degli anni Novanta, pur conservando un'impronta profondamente personale.

 

La mostra è accompagnata da una pubblicazione con un saggio critico di Bruno Corà.