giovedì 23 aprile 2026

Buono e Bio in Festa 6 - 7 giugno 2026 Orto Botanico di Roma - Largo Cristina di Svezia, 23 A

 Il 6 e 7 giugno 2026 l’Orto Botanico di Roma ospita Buono e Bio in Festa, iniziativa dedicata all’agroecologia e alle politiche alimentari locali, promossa dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, da Slow Food Italia e da FederBio, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e la Mountain Partnership della FAO. 

 

In un momento in cui le politiche del cibo assumono un ruolo sempre più strategico, il biologico e il cibo buono, pulito e giusto tornano al centro di un’iniziativa pubblica che mette in relazione città e territori, con un’attenzione specifica alla valorizzazione delle aree interne e al rafforzamento delle filiere locali. L’appuntamento si inserisce in un percorso condiviso tra istituzioni e organizzazioni del settore e ne sviluppa i contenuti, ampliando la riflessione sul ruolo delle amministrazioni locali nella costruzione di sistemi alimentari sostenibili.

 

In questo quadro, il contributo del Comune di Roma, che negli ultimi anni ha rilanciato le politiche del cibo anche attraverso l’istituzione del Consiglio del Cibo, rafforza l’attenzione su modelli di governance urbana capaci di restituire valore ai territori e alle comunità che custodiscono biodiversità, saperi e tradizioni.

 

Pensata come una grande festa popolare aperta e accessibile, la manifestazione alternerà momenti di approfondimento e confronto a esperienze dirette rivolte al pubblico. Nel corso delle due giornate sono previsti incontri e dibattiti con esperti e rappresentanti istituzionali, attività divulgative, laboratori, opportunità di dialogo con i produttori e iniziative dedicate a famiglie e bambini. 

 

Insieme a questi momenti, ampio spazio sarà dedicato all’esperienza del cibo: sarà allestito un grande Mercato della Terra con oltre 40 produttori di piccola scala, provenienti dalla rete Slow Food, con Presìdi e Arca del Gusto, e il Villaggio del Bio  promosso da FederBio. Oltre alla vendita dei prodotti sarà possibile fruire di degustazioni e di aree di ristorazione biologica, che permetteranno ai visitatori di entrare in contatto con le filiere produttive, favorendo un rapporto diretto tra chi produce e chi consuma, valorizzando i territori. 

 

Buono e Bio in Festa si propone quindi come un’occasione di incontro tra istituzioni, operatori e cittadini, in cui il cibo diventa occasione di confronto, partecipazione e costruzione di modelli più sostenibili e consapevoli.

 

Vinitaly 2026, il bilancio del Consorzio Vini del Trentino: buyer entusiasti e nuove opportunità internazionali

 Si è chiuso domenica 15 aprile il sipario su Vinitaly 2026, e il bilancio per il Trentino del vino è netto: una presenza autorevole, un racconto coerente, un territorio che ha saputo emozionare. Dal 12 al 15 aprile, il Padiglione 3 di Veronafiere ha ospitato il cuore pulsante di un sistema territoriale che raramente trova altrove la sua complessità riunita sotto un unico tetto.

Il Consorzio Vini del Trentino, con il sostegno determinante della Provincia Autonoma di Trento e di Trentino Marketing, ha animato un'area istituzionale che è stata molto più di uno spazio espositivo: un luogo di racconto, di relazione e di scoperta. Accanto al Consorzio, protagonisti attivi dell'intera esperienza sono stati l'Istituto Tutela Grappa del Trentino, l'Istituto Trento Doc, la Fondazione Edmund Mach e le tre grandi arterie del gusto trentino - la Strada della Mela e dei Sapori delle Valli di Non e di Sole, la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino e la Strada dei Formaggi delle Dolomiti - che hanno coordinato e ospitato i buyer selezionati per gli incontri B2B, trasformandosi in ambasciatori vivaci di un territorio multidimensionale.

 

Un'area istituzionale che ha fatto "sistema"

57 aziende trentine hanno animato la fiera: 38 concentrate nel Padiglione 3 e altre 19 distribuite negli altri padiglioni, a testimoniare una vitalità produttiva capillare. Ma il dato numerico racconta solo una parte della storia. Ciò che ha davvero contraddistinto la presenza trentina è stata la capacità di proporre un'esperienza integrata: vino, gastronomia e territorio si sono intrecciati in ogni momento, dai banchi d'assaggio agli incontri istituzionali.

Le degustazioni - che hanno spaziato dalla struttura identitaria del Teroldego Rotaliano all'eleganza del Marzemino, dalla freschezza del Müller Thurgau e della Nosiola fino alla verticalità dello spumante Trentodoc - sono state accompagnate da formaggi di malga, salumi alpini, specialità ittiche, pane e grissini artigianali, olio extravergine del Garda Trentino, mieli e mele, selezionati dalle Strade del vino e dei sapori del Trentino. Un tagliere concepito come anticipazione di un itinerario enogastronomico del Trentino realmente fruibile, pensato come base di proposta per i buyer, che potrà condurre la loro clientela nazionale e internazionale alla scoperta degli stessi produttori e territori incontrati in degustazione.

Anche l'Istituto Tutela Grappa del Trentino ha colto l'occasione per proporre un volto rinnovato al distillato di bandiera: accanto alla classica mescita, una proposta di cocktail e miscelati a base di grappa - con abbinamenti agrumati ed erbacei - ha intercettato con intelligenza i gusti di una nuova generazione di consumatori, senza rinunciare all'anima tradizionale del prodotto.

La Fondazione Edmund Mach, con la sua vocazione alla ricerca e all'innovazione in campo enologico e agronomico, ha rappresentato in fiera il legame inscindibile tra sapere scientifico e qualità del prodotto trentino, rafforzando la credibilità dell'intero sistema.

 

Il B2B internazionale: un filo diretto con il mondo

Uno degli elementi più qualificanti di questa edizione è stato il programma di incontri B2B organizzato in collaborazione con Vinitaly International. Durante tutti e quattro i giorni della kermesse, le tre Strade del Vino e dei Sapori hanno fatto da cornice a sei sessioni mattutine con buyer italiani e sei sessioni pomeridiane con operatori stranieri. Un'agenda serrata che ha generato connessioni concrete e aperto nuove prospettive commerciali ed enoturistiche. Le voci dei buyer raccontano forse meglio di qualsiasi dato il clima di questi incontri.

Natasha Phillips, sommelier WSET di terzo livello e titolare dell'agenzia CBT Luxury Edition di Vancouver, ha definito l'organizzazione B2B "eccellente, senza eguali", aggiungendo: "Il Trentino è una destinazione emergente per i miei clienti - non per chi visita l'Italia per la prima volta, ma per chi ci torna per la seconda, terza, quarta volta e vuole scoprire qualcosa di autentico e straordinario."

Susanna Ruston, di Italian Travel Artisans, specializzata in itinerari su misura per il mercato nordamericano, ha sottolineato come la domanda stia cambiando: "Sempre più clienti cercano esperienze fuori dai sentieri battuti. L'abbinamento dei vini trentini con il pesce di lago è stato per me una scoperta meravigliosa. Non vedo l'ora di condividere queste opportunità con i miei viaggiatori."

Dall'America Latina, Christiane - buyer brasiliana da San Paolo - ha espresso con entusiasmo l'interesse crescente del suo mercato: "I brasiliani vogliono tanto conoscere questa regione. Torno a casa con tante informazioni su prodotti tipici e vini molto diversi da quelli che avevo già assaggiato, che rispecchiano davvero la diversità di questo territorio bellissimo."

Alberto Macaro, operatore turistico olandese di origine italiana, ha parlato di ispirazione progettuale"Basandomi su fondamenta solide come quelle del Trentino, trovo qui l'impulso per creare qualcosa di nuovo. Ben venga assolutamente questa regione."

Anche Giulia Tonti di CuriousItalia Tour Operator ha confermato la crescente richiesta da parte del mercato nordamericano: "Questa è stata un'opportunità per entrare davvero nel territorio e scoprire vini bianchi e rossi quasi scomparsi, formaggi di malga, mieli, salumi. Un'occasione d'oro per raccontare ai nostri clienti che cos'è davvero il Trentino."

 

Uno sguardo al futuro: enoturismo e relazioni durature

Il Vinitaly 2026 non è stato solo un punto di arrivo, ma un generatore di aspettative e di agenda. L'interesse dei buyer internazionali per il Trentino come destinazione enoturistica - e non solo come territorio produttore - è emerso con forza in ogni conversazione.

Albino Zenatti, Presidente del Consorzio Vini del Trentino, traccia un bilancio carico di soddisfazione ma anche di responsabilità: "Questi quattro giorni a Verona ci hanno restituito qualcosa di prezioso: la conferma che il racconto autentico funziona. Ogni persona che ha alzato un calice nel nostro spazio ha capito che dietro quel vino c'è una montagna, una famiglia, una scelta di vita. Il mercato globale oggi premia chi ha qualcosa di vero da dire, e noi ce l'abbiamo."

Un interesse che il sistema trentino è pronto ad alimentare, come sottolinea Graziano Molon, Direttore Generale del Consorzio Vini del Trentino"Fare sistema non è uno slogan, è un metodo. In questi giorni abbiamo visto soci e produttori presentarsi con una voce unica, affiancati dalla ricerca della Fondazione Edmund Mach, dalla qualità certificata del Trentodoc, dall'energia delle Strade del Vino e dei Sapori. I buyer nazionali e internazionali hanno percepito questa coerenza e hanno risposto con interesse genuino. Ora il lavoro vero comincia: trasformare questi incontri in relazioni durature e questi assaggi in viaggi verso le nostre valli."

Il messaggio che il Trentino porta a casa da Verona è limpido: la qualità autentica, sostenibile e radicata nel paesaggio alpino non ha bisogno di artifici per convincere. Ha bisogno solo di essere raccontata - e di chi sappia ascoltarla.

 

MIMMO ROTELLA. 1945–2005 a cura di Alberto Fiz

 

PASOLINI: I TURCS TAL FRIÙL 1976–2026

 


 

Un grande progetto culturale per i 50 anni dal terremoto:

radici, memoria e rinascita del Friuli tornano in scena

 

 

Una nuova produzione teatrale a firma di

Alessandro Serra, regista apprezzato a livello internazionale

più volte premio UBU

 

 

Rivive lo spettacolo che ha avuto la prima assoluta nel 1976, allora realizzato per sostenere la popolazione terremotata: Pasolini, Turoldo, Nono, Castiglione, Ceschia, Zannier... una storia in parte dimenticata nell’anniversario del sisma

 

 

Convegno e pubblicazioni completano un articolato progetto scientifico che ha come centro la parola pasoliniana in friulano

 

 



 

 

Pordenone, 23 aprile 2026. A cinquant’anni dal terremoto che ha profondamente segnato il Friuli e dall’anniversario della prima dello spettacolo teatrale, nasce I Turcs tal Friùl 1976–2026. 50 anni dopo il terremoto, un progetto ideato e curato da Luca Giuliani e Roberto Calabretto(docente all’Università degli Studi di Udine) su iniziativa di Cinemazero, che si appresta a sviluppare un’articolata serie di eventi culturali di lunga ricaduta, che intrecciano teatro, ricerca e memoria, restituendo al presente uno dei testi più significativi dell’opera di Pier Paolo Pasolini.Il progetto è realizzato grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e di Confindustria Udine.

 

“Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma che una comunità impara a trasformare in forza, memoria condivisa e identità” ha dichiarato Mario Anzil, Vicepresidente e Assessore regionale alla cultura e allo sport. “A cinquant’anni dal terremoto, questo progetto non restituisce soltanto la memoria di ciò che eravamo, ma dà voce ai valori più profondi del popolo friulano: la tenacia, il senso di comunità, la dignità nel dolore e la capacità concreta e silenziosa di rialzarsi insieme e ricostruire, trasformando la tragedia in identità condivisa e futuro. I Turcs tal Friùl torna a vivere, dunque, come voce collettiva, capace di attraversare le generazioni e di parlare al cuore di tutti noi, ricordandoci che dalle macerie può nascere cultura, e dalla memoria può germogliare futuro. È in questa continuità tra passato e presente che il Friuli Venezia Giulia riconosce la propria anima più autentica.”

 

La parte di nuova produzione teatrale, sempre su input di Cinemazero, si sviluppa grazie alla importante produzione di CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, con Associazione Teatri Stabil Furlan, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, in collaborazione con Centro Studi Pier Paolo Pasolini e ERT Ente regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, e il supporto di Banca 360 FVG. Ulteriori collaborazioni sono sviluppate con il Comune di Casarsa della Delizia, il Comune di Gemona del Friuli, il Centro Studi padre David Maria Turoldo e l’Associazione Icaro -Volontariato Giustizia ODV, e l’iniziativa gode del patrocinio dell’Università degli studi di Udine Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società.

Più che una celebrazione, il progetto si configura come un percorso di rilettura e riattivazione, articolato in quattro momenti cardine: un convegno internazionale di studi, una nuova produzione teatrale con i relativi libretti di sala e materiali collegati, una ampia pubblicazioneche raccoglierà i risultati delle ricerche, e di una presentazione nel foyer del Teatro Giovanni da Udine che ripropone gli elementi perduti e ora ritrovati della messa in scena del 1976. Si tratta infatti di un articolato dispositivo culturale che mira a restituire I Turcs tal Friùlnon solo come testimonianza storica, ma come opera centrale nella riflessione pasoliniana sulla lingua, sulla storia, sulla poesia e sul rapporto tra cultura popolare e coscienza collettiva.

 

Da quasi cinquant’anni, fin dalla sua fondazione, Cinemazero ha un legame strettissimo con l’opera di Pasolini. Custodisce uno degli archivi più articolati e completi al mondo – al centro peraltro dei progetti di Pordenone Capitale italiana della cultura – dedicati allo scrittore-regista. In nome di questa esperienza e queste risorse, ha voluto farsi promotore di un’iniziativa che vivrà e rimarrà nel tempo”, ricorda Riccardo Costantini, responsabile degli archivi pasoliniani di Cinemazero. “Se spesso gli anniversari sono occasioni di celebrazione e ricordo, in questo caso creano un percorso culturale che andrà oltre le date della ricorrenza, per la qualità e la varietà di quanto messo in campo”.

 

Scritto nel 1944 in lingua friulana, I Turcs tal Friùl rappresenta un passaggio cruciale nel percorso di Pier Paolo Pasolini, che dal 1942 aveva scelto il friulano in opposizione alla lingua ufficiale e normativa dell’Italia fascista e come sperimentazione linguistica e ricerca poetica radicale, in cui una lingua locale viene elevata a veicolo espressivo e universale. Lontano da ogni regionalismo, il testo costruisce una dimensione epica e corale capace di parlare a una comunità concreta ma anche, più profondamente, alla condizione dell’uomo di fronte alla storia, alla violenza e alla perdita.

Non è un caso che la prima rappresentazione pubblica dell’opera, nel 1976 a Venezia, nacque come gesto civile, finalizzato a raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto: un momento in cui la Storia riportava il Friuli davanti a una prova estrema, riecheggiando le lacerazioni evocate dal testo — dall’invasione dei Turchi alla guerra in cui fu scritto — fino alla devastazione causata dal sisma. Un gesto che testimonia fin dall’origine la vocazione dell’opera a superare i confini locali, intrecciando dimensione artistica e responsabilità pubblica.

 

“Lavorà, preà, patì, murì”. Di fronte a questa espressione di immobile fatalismo della civiltà contadina” ha spiegato Luca Giuliani,curatore del progetto “il giovanissimo Pasolini si rammarica della scarsa coscienza storica di quella comunità che aveva imparato a conoscere una volta sfollato a Versuta, dove per reazione fonda l’Academiuta. Quel borgo rappresenta una scena di originaria innocenza che in seguito si allarga alle periferie e agli ultimi del mondo. I Turcs tal Friùl nascono da un'esigenza di riscatto per questa comunità di sopraffatti e diseredati e riaffiorano ciclicamente nel panorama culturale come riflessione lucida sulla paura del nemico e sul senso di comunità. Temi indagati scientificamente nel convegno di maggio e creativamente nello spettacolo di settembre. La partecipazione di enti, associazioni e istituzioni conferma l’attualità di questo testo, oggi nuovamente al centro della sensibilità contemporanea, di fronte a un presente segnato da radicalismi e polarizzazioni”.

 

In perfetta assonanza si inserisce la nuova produzione teatrale affidata alla regia di Alessandro Serra, tra i più autorevoli registi della scena contemporanea europea, che avrà la sua prima il 12 settembre al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Il lavoro di Serra si distingue per la capacità di trasformare lingue e tradizioni radicate in contesti specifici in esperienze sceniche di forte impatto universale. Attraverso un uso rigoroso del corpo, della materia e del suono, le lingue minorizzate diventano nel suo teatro strumenti musicali e ritmici, capaci di oltrepassare ogni barriera linguistica.

I suoi celebri e pluripremiati Macbettu, recitato in sardo, o Tragudia (in grecanico), hanno dimostrato come una lingua locale possa raggiungere un pubblico internazionale, proprio grazie alla sua forza sonora e alla sua densità espressiva. In questa prospettiva, anche il friulano di Pasolini viene restituito come elemento di apertura e risonanza, capace di coinvolgere spettatori di ogni provenienza.

 

“La poetica di Alessandro Serra” ha spiegato Rita Maffei, Presidente e co-direttrice artistica CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia “che spesso ha incontrato la tragedia e le lingue minoritarie, affronterà la lettera pasoliniana attraverso la potenza del canto e della musica, curata da Bruno De Franceschi. Tra il popolo si alza la voce di Meni, la vittima sacrificale della tragedia. Il friulano e il latino dei canti si intrecceranno nel finale in cui arriva il vento spaventoso che spazzerà via gli invasori. Il CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, produttore esecutivo dello spettacolo, incontra uno dei registi più radicali e coraggiosi in un allestimento nuovo e originale che coinvolge tredici interpreti in scena”.

 

Ad anticipare questo importante appuntamento sarà il convegno “50 anni di Turcs tal Friùl”, in programma il 14 e 15 maggio 2026 in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, con il supporto del Comune di Casarsa, che lo ospiterà, e il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine. Il convegno riunisce studiosi, artisti e testimoni d’eccezione per rileggere I Turcs tal Friùl nelle sue diverse stratificazioni storiche, linguistiche e teatrali, mettendo in dialogo ricerca accademica e memoria viva. Interverranno, tra gli altri, Roberto Calabretto (musicologo, Università degli Studi di Udine), Andrea Zannini (storico, Università di Udine),Stefania Rimini (docente di discipline dello spettacolo, Università di Catania), Gabriele Zanello (linguista, Università degli Studi di Udine) e Fabrizio Turoldo (professore Università Ca’ Foscari Venezia e nipote di David Maria Turoldo), insieme a Luca Giuliani (coordinatore del progetto).

 

Accanto all’approfondimento storico e critico, il convegno vedrà anche la partecipazione di figure del teatro come Elio De Capitani (attore e regista) e Valter Colle (storico della musica, editore, archivista), con il coordinamento, tra gli altri, di Maura Locantore (direttrice del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia).

Uno spazio sarà dedicato al nuovo allestimento attraverso il dialogo tra Alessandro Serra (regista) e Bruno De Franceschi (compositore), mentre le testimonianze dirette — tra cui Massimo Somaglino (attore), Liliana Cargnelutti, Eddi Bortolussi, Giovanni Nistri, Piero Colussi, Angelo Battel e Federico Rossi — contribuiranno a restituire la dimensione umana e collettiva di un’esperienza che continua a risuonare nel presente.

Con questo progetto, il Friuli-Venezia Giulia si racconta ancora una volta attraverso la forza della cultura, riaffermando il valore della propria identità linguistica e civile e offrendo al pubblico un’esperienza artistica di grande intensità e prestigio.

 

 

PASOLINI: I TURCS TAL FRIÙL 1976–2026

50 ANNI DOPO IL TERREMOTO

un progetto di

Cinemazero

a cura di

Luca Giuliani

Roberto Calabretto

con il sostegno di

Regione Friuli Venezia Giulia

Confindustria Udine

con

CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

Associazione Teatri Stabil Furlan

Teatro Nuovo Giovanni da Udine

con il supporto di
Banca 360 FVG

In collaborazione con

Centro Studi Pier Paolo Pasolini

ERT Ente regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia

Comune di Casarsa della Delizia

Comune di Gemona del Friuli

e con

Centro Studi padre David Maria Turoldo

Associazione Icaro - Volontariato Giustizia ODV

con il patrocinio di

Università degli studi di Udine

Dipartimento di Lingue e Letterature,

Comunicazione, Formazione e Società

CASTELLO DI MELETO INAUGURA LA STAGIONE PRIMAVERILE E ESTIVA

 


L'ospitalità iconica di Meleto, immersa nel Chianti Classico si riaccende tra vino, natura ed esperienze immersive

Il 24 aprile si terrà Meleto in Bloom, evento aperto a tutti

Castello di Meleto riapre ufficialmente le sue porte alla stagione primavera–estate, segnando l’inizio di un nuovo capitolo all’insegna dell’ospitalità, dell’esperienza e dell’eccellenza del territorio del Chianti Classico.

Con l’arrivo della bella stagione, la storica dimora toscana torna a essere una delle destinazioni più iconiche per chi desidera vivere un’esperienza autentica tra vigneti, paesaggi collinari e atmosfere senza tempo. Gli ospiti potranno immergersi nella vita del castello, scoprendo da vicino la produzione vitivinicola dell’azienda e degustando i vini che raccontano l’identità profonda di questo territorio unico.

L’esperienza proposta da Castello di Meleto si conferma come un invito a vivere il Chianti Classico in modo immersivo: visite in cantina, degustazioni guidate e soggiorni nel cuore della tenuta, tra passeggiate tra i vigneti e relax a bordo piscina, permettono di entrare in contatto diretto con una delle realtà più rappresentative della Toscana.

Accanto all’ospitalità tradizionale, il calendario si arricchisce di eventi one-off e iniziative speciali, pensate per offrire al pubblico esperienze sempre nuove e coinvolgenti. Tra queste, l’iniziativa Meleto in Bloom, venerdì 24 aprile (ore 18:30), evento dedicato alla primavera e alla rinascita del paesaggio, che interpreta in chiave contemporanea il legame tra natura, arte e vino.

Oltre a Meleto in Bloom, il 17 luglio e il 24 luglio nel giardino del maniero si terranno rispettivamente il Pizza Party e il BBQ party, due serate all’insegna della convivialità e due occasioni diverse di abbinamento delle referenze di Castello di Meleto.

Inoltre, il 10 agosto per la notte di San Lorenzo, Castello di Meleto in collaborazione con Astronomitaly proporrà al pubblico una visione spettacolare del cielo stellato con un telescopio e un esperto. Completerà l’esperienza un aperitivo in vigna.

La stagione 2026 si apre, infine, sotto il segno di importanti riconoscimenti e presenze strategiche: Castello di Meleto ha recentemente partecipato a Vinitaly, confermando il proprio ruolo nel panorama enologico italiano e internazionale. A ciò si aggiunge un ulteriore traguardo di prestigio: il riconoscimento come marchio storico di interesse nazionale, testimonianza della continuità, dell’identità e del valore culturale costruito nel tempo.

Per maggiori informazioni: booking@castellomeleto.it

INFINITO CABINET MARIA CRISTINA CRESPO a cura di Giusy Caroppo