lunedì 19 ottobre 2026

TREVISO CONQUISTA IL PREMIO ONAF CON IL BUFALA AL GLERA DELLA LATTERIA PERENZIN

 



Doppio riconoscimento per il caseificio trevigiano: il formaggio affinato nelle vinacce di Glera si aggiudica la targa “Fernando Raris” e la medaglia d’oro a Caseus 2026

 

Il Bufala al Glera della Latteria Perenzin, con sede a San Pietro di Feletto (Treviso), ottiene un importante doppio riconoscimento: il Premio ONAF “Fernando Raris” come Miglior Formaggio Tipico Tradizionale e la medaglia d’oro a Caseus 2026 nella categoria dei formaggi affinati nelle vinacce.

 

A distinguersi è soprattutto il premio assegnato dall’Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi, dedicato alla memoria di Fernando Raris e riservato al prodotto capace di esprimere al meglio tipicità, storia e rispetto della tradizione. La giuria tecnica ha scelto il Bufala al Glera della Latteria Perenzin, un formaggio pluripremiato nel corso degli anni anche a livello internazionale, che interpreta in chiave contemporanea un’antica pratica della cultura casearia veneta.

 

La targa è stata consegnata sabato 3 ottobre, a Villa Contarini, a Piazzola sul Brenta, dal neo presidente nazionale ONAF Giampaolo Gaiarin, alla presenza della figlia di Fernando Raris, alla titolare della latteria, Emanuela Perenzin. «A tutte le delegazioni ONAF che hanno partecipato alla votazione va il mio più grande ringraziamento. Tengo particolarmente a questo premio perché Fernando Raris è stato una figura importantissima per il Veneto, ma anche per tutta l’Italia», ha dichiarato Emanuela Perenzin. Giornalista, gastronomo, micologo e studioso, Raris è stato il fondatore e il primo delegato della Delegazione ONAF di Treviso e Belluno, dedicando oltre vent'anni alla diffusione della cultura casearia.

I vitigni autoctoni – La Recantina, vitigno autoctono del Montello e dei Colli Asolani, nell’interpretazione delle Cantine Pozzobon comm. Rosalio di Volpago del Montello ottobre 19, 2026


“ Il vitigno autoctono è una particolare varietà di vite utilizzata per la produzione di vino, coltivato e diffuso nella stessa zona storica di origine del vitigno stesso, trattasi quindi di un vitigno non trapiantato da altre aree.”

Nota era la predilezione di Luigi Veronelli per questi vitigni.


Ogni vitigno autoctono presenta una sua caratteristica e distintiva forma e colore del grappolo, del chicco e delle foglie e conferisce al vino, da esso ottenuto, alcune caratteristiche organolettiche ben precise e tipiche.

La coltivazione e la difesa dei vitigni autoctoni, ed anche la riscoperta di vitigni quasi scomparsi dal panorama agricolo, viene intrapresa nell'ambito dello sviluppo dell'industria enologica verso la creazione di prodotti di qualità, a denominazione locale, in grado di contenere l'importazione di vini provenienti da altre regioni o aree del mondo ed anche a contrastare, se possibile, la commercializzazione dei vini a basso costo e privi di specifiche proprietà organolettiche.

In Italia sono circa 350 i vitigni autoctoni registrati ufficialmente, e tutte le principali regioni agricole italiane con produzione vinicola hanno un elenco di vitigni autoctoni locali.

Molti vitigni autoctoni italiani con una presenza significativa sul mercato mantengono la coincidenza tra nome del vitigno e nome del vino — tra i quali Nero d’Avola, Primitivo, Aglianico, Fiano, Greco, Verdicchio, Vermentino, Friulano, Cannonau, Montepulciano, Sangiovese, Lambrusco, Sagrantino, Raboso, Ribolla Gialla, Picolit, Trebbiano, Teroldego, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Refosco dal Peduncolo Rosso, Corvina, Lagrein, Albana, Grechetto, Negroamaro, Gaglioppo, Zibibbo e altri ancora. Non essendo associati in modo univoco a una denominazione geografica protetta, tali nomi identificano esclusivamente la varietà botanica: di conseguenza, questi vitigni possono essere coltivati, vinificati e commercializzati con la stessa denominazione in qualunque parte del mondo, senza garantire un’esclusiva territoriale legata alla loro area di origine.

Nella maggior parte dei casi, la notorietà di questi nomi deriva principalmente dai vini che li utilizzano, i quali beneficiano dell’apporto congiunto di fattori quali il territorio, le pratiche agronomiche, le tecniche enologiche, la reputazione delle denominazioni di origine, la storia produttiva locale e le strategie di mercato adottate nei singoli distretti vitivinicoli.

Accanto alla riscoperta dei vitigni autoctoni, si è quindi sviluppato un filone di riflessione sulla distinzione tra nome varietale, nome del vino e relativa denominazione geografica, in particolare nei casi in cui la tutela commerciale e territoriale del nome del vino è stata affrontata attraverso interventi di ridenominazione del vitigno.


Il caso del Prosecco, in cui il vitigno autoctono è stato ufficialmente denominato Glera per consentire una reale protezione territoriale del marchio Prosecco DOC/DOCG, è considerato uno degli esempi più significativi di tale approccio. Fino al 2009 il vitigno era comunemente indicato anche con il nome Prosecco, poiché tale termine figurava come sinonimo ammesso nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite ed era di uso diffuso per l’immediatezza con cui richiamava il vino omonimo. Con l’istituzione delle denominazioni Prosecco DOCG (Conegliano-Valdobbiadene e Asolo) e della nuova Prosecco DOC, e al fine di distinguere in modo univoco il nome del vitigno da quello del vino a denominazione di origine, nel 2009 è stato stabilito che la varietà fosse identificata solo con il nome Glera, sinonimo già presente nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. L’intervento ha eliminato la possibilità di vendere vini denominati “Prosecco” sulla sola base della varietà utilizzata, riservando tale nome esclusivamente ai vini prodotti nei territori riconosciuti dalle rispettive denominazioni d’origine e realizzati secondo i relativi disciplinari. In base alle norme delle denominazioni, il Prosecco può essere commercializzato unicamente imbottigliato, mentre il vino ottenuto dal vitigno Glera al di fuori dei disciplinari, incluso quello venduto sfuso, è venduto con il nome del vitigno e non con quello della denominazione.

Alla luce di tali dinamiche, nei casi in cui il nome del vitigno autoctono abbia acquisito ampia notorietà internazionale grazie al territorio di origine, la tutela e la valorizzazione del relativo vino possono richiedere una separazione più netta tra la varietà botanica e la denominazione geografica protetta. Secondo questa linea di pensiero, che riprende ed estende l’esperienza normativa appena citata, la sostituzione del nome del vitigno con una denominazione alternativa, talvolta di carattere scientifico o ricondotta a nomenclature internazionali, consentirebbe di riservare il nome tradizionale al vino del territorio, assoggettato a un disciplinare di produzione (DOC, DOCG o IGP). Questo approccio, volto a evitare che la notorietà del vino venga utilizzata al di fuori dell’area storica di produzione tramite l’impiego del solo nome del vitigno, viene talvolta indicato come uno strumento idoneo a preservare il legame territoriale, la reputazione e il valore economico dei vini autoctoni più riconosciuti.


Nella zona del Montello e dei Colli Asolani autoctono vuol dire Recantina.

Le Cantine Pozzobon Comm. Rosalio propongono 904 Recantina Montello Asolo D.O.C.

Collezione del Commendator


“Vino rosso di grande carattere e personalità, il 904 – Recantina Montello Asolo D.O.C. nasce da uve Recantina, vitigno autoctono dell’area del Montello e di Asolo, simbolo di identità e tradizione. Un vino intenso ed elegante, capace di esprimere con autenticità il legame profondo con il territorio.”


Giuliano Pozzobon commenta :

“Affinato in botti di legno per un periodo minimo di 12 mesi, sviluppa una struttura complessa e armoniosa. L’affinamento contribuisce a esaltarne l’eleganza, arricchendo il profilo aromatico e conferendo profondità e longevità.





Si presenta con un colore rosso rubino intenso, arricchito da riflessi violacei. Al naso sprigiona aromi decisi di frutta rossa matura, come ciliegia e prugna, che si intrecciano a note speziate di pepe nero e chiodi di garofano, accompagnate da sentori di erbe aromatiche. Al palato è corposo e strutturato, con una trama tannica importante ed equilibrata, che ne sottolinea il notevole potenziale di invecchiamento

Ideale in abbinamento ai piatti della tradizione veneta, si esprime al meglio con carni rosse, selvaggina e preparazioni saporite. Ottimo anche con formaggi stagionati.”



La cantina Pozzobon affonda le proprie radici intorno al 1700, quando nacque come insediamento di contadini alle dirette dipendenze del nobile Caotorta, nella campagna Paolini a Volpago del Montello, in località Belvedere. Fin dalle origini, l’azienda ha coltivato le vigne per la produzione di vino destinato alla nobiltà locale. Nel 1969 la Contessa Matilde Ponti, erede del nobile Antifone Caotorta, vendette gran parte della campagna Paolini all’attuale Commendator Pozzobon, che da allora produce e commercializza direttamente i propri vini.


Attenta alla salute del consumatore e alla tutela dell’ambiente, la famiglia ha scelto di adottare il Sistema di Qualità Nazionale per la Produzione Integrata (SQNPI), una certificazione volontaria di grande rilievo.

L’Azienda aderisce alla FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti).

Halloween da brividi in Campania: apre il labirinto di mais infestato ispirato ai film horror

 A Pignataro Maggiore torna l’Haunted Corn Maze: al buio, tra nebbia, scenografie e richiami a Chucky e Ed Gein, un’esperienza immersiva per adulti e adolescenti che vogliono vivere Halloween come in un film. E intanto il pumpkin patch ideato da Emily Turino festeggia dieci anni con fiori, laboratori e nuove attrazioni autunnali

 

 

C’è un modo diverso di vivere Halloween in Campania: entrare in un campo di mais e attraversare il buio senza sapere cosa si nasconde dentro. A Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, torna per la quinta edizione il Labirinto Infestato – Haunted Corn Maze, l’esperienza serale che trasforma la campagna in un set horror a cielo aperto, tra nebbia, scenografie inquietanti e incontri capaci di far salire l’adrenalina.
A idearlo è Emily Turino, la stessa imprenditrice che nel 2016 ha portato in Italia la tradizione americana del pumpkin patch con il suo Giardino delle Zucche, quest’anno al traguardo del decimo anniversario. Se il Giardino è diventato negli anni una destinazione amatissima da famiglie, bambini e appassionati dell’autunno, il labirinto nasce per chi non ha perso il gusto per le atmosfere misteriose, le storie da brivido e le emozioni di Halloween.
L'idea è semplice quanto coinvolgente: trasformare una vera azienda agricola in un’esperienza immersiva in cui la natura diventa parte della scenografia. I campi di mais, i sentieri e il buio non sono soltanto lo sfondo, ma contribuiscono a creare tensione e aspettativa. Si entra senza torce, in gruppi da sei fino a un massimo di dodici persone, affrontando insieme un percorso in cui ogni fruscio può diventare una minaccia e ogni angolo può nascondere una sorpresa.


Chucky visto dall’alto e le suggestioni del cinema horror

La novità di questa edizione è già visibile dall’alto: il disegno del labirinto riproduce Chucky, La novità di questa edizione è già visibile dall’alto: il disegno del labirinto riproduce la protagonista della celebre saga cinematografica La Bambola Assassina. Un omaggio all’immaginario horror che anticipa ciò che aspetta i visitatori una volta entrati nel percorso.
Tra le ispirazioni narrative c’è anche la vicenda di Ed Gein, il criminale americano che ha influenzato alcuni dei personaggi più inquietanti della storia del cinema, da Norman Bates di Psycho a Leatherface di Non aprite quella porta, fino a Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti. Le suggestioni legate a queste storie alimentano l’ambientazione del labirinto, tra ricostruzioni scenografiche e atmosfere da incubo rurale.
Non si tratta soltanto di attraversare un percorso, ma di sentirsi protagonisti di un film: avanzare nell’ignoto, mettere alla prova il proprio coraggio e condividere la paura con gli amici. Il risultato è un’esperienza in cui la tensione lascia spazio alle risate, gli urli diventano ricordi da raccontare e il brivido si trasforma in un modo giocoso di esorcizzare le proprie paure.


Dieci anni di Giardino delle Zucche: l’autunno americano nel Casertano

Il Labirinto Infestato è una delle anime del progetto più ampio firmato da Emily Turino, che fino al 2 novembre 2026 celebra il decimo anniversario del Giardino delle Zucche Pumpkin Patch, il primo nato in Italia e tra i più grandi d’Europa.
Cresciuta tra l’Italia e il New England, Turino ha portato a Pignataro Maggiore una tradizione americana legata alla fall season: campi colorati, zucche, attività all’aria aperta e momenti da condividere. Nato da un’azienda agricola a conduzione familiare, il Giardino si è trasformato negli anni in una destinazione capace di richiamare visitatori anche da fuori regione, offrendo un’esperienza che unisce natura, convivialità e cultura popolare.
Il rito più amato resta quello della scelta della zucca: una volta individuata la propria preferita, la si trasporta sugli iconici red wagon, i carrellini rossi, per poi decorarla nei laboratori di intaglio e pittura. Un’attività che permette a grandi e piccoli di portare a casa un ricordo personale della stagione.


Fiori, trattori e sapori di stagione: le novità del decimo anniversario

Tra le principali novità del 2026 c’è il giardino dei tagete, uno spazio dedicato ai fiori dai colori caldi, dal giallo dorato all’arancione intenso, raggiungibile a bordo di trattori. Originaria del Messico e conosciuta anche come marigold, la tagete diventa protagonista di un paesaggio pensato per essere esplorato con lentezza.
«Il giardino di tagete è pensato per essere vissuto con lentezza – racconta Emily Turino –. I fiori si contemplano e si possono realizzare bellissimi bouquet. Tra i filari si trova una serra in vetro in stile New England, un piccolo rifugio poetico dove esprimere i propri desideri, dove i fiori vengono lasciati essiccare naturalmente, trasformando il tempo che passa in bellezza».
L’esperienza comprende anche la piscina di mais, il playground immerso nella natura e due labirinti pensati per pubblici differenti: uno dedicato all’esplorazione e al divertimento, l’altro destinato a trasformarsi, con l’avvicinarsi di Halloween, nel percorso infestato per chi cerca emozioni più forti.
Anche il cibo racconta la stagione: lo street food propone diverse interpretazioni della zucca, dalla pizza agli gnocchi fino alle alternative vegane, mentre per chi desidera assaporare i classici della tradizione americana non mancano il pumpkin spice latte e il pumpkin bread, preparato da Elvira, la mamma di Emily.
Il Giardino conserva inoltre una caratteristica distintiva: è l’unico pumpkin patch italiano a produrre direttamente le proprie zucche, mantenendo al centro la dimensione agricola del progetto e l'attenzione all’ambiente, anche attraverso l'utilizzo di materiali compostabili.


Da Luoghi d’Autunno alla lotta al cyberbullismo

Il decimo anniversario diventa anche l’occasione per consolidare Luoghi d’Autunno, il progetto ideato da Emily Turino per mettere in rete ristoranti, alberghi e botteghe accomunati dalla passione per questa stagione. Gli aderenti entrano nella mappa nazionale attraverso uno sticker ufficiale e propongono eventi, piatti speciali e iniziative dedicate all’autunno.
Tra i dettagli che arricchiscono l’edizione 2026 ci sono anche le cartoline con il timbro di Poste Italiane, un richiamo alla corrispondenza tradizionale che permette di spedire un ricordo della visita.
Accanto alla festa e alla convivialità, il progetto dedica spazio anche alla sensibilizzazione sociale. All’inaugurazione ha partecipato Paolo Siani, consigliere della Fondazione Giancarlo Siani e fratello del giornalista ucciso dalla camorra, per promuovere insieme a Turino una campagna di sensibilizzazione e contrasto al cyberbullismo.

 
DOVE: Via Giancarlo Siani 2, Pignataro Maggiore (CE)
QUANDO: Dal 26 settembre al 2 novembre
INFO: https://www.ilgiardinodellezucchepp.it/


MORELLINO DI SCANSANO, RISULTATO STORICO AI TRE BICCHIERI DEL GAMBERO ROSSO: QUATTRO VINI PREMIATI


VETTE E ONDE EXPERIENCE 2026 IL TRENTINO LABORATORIO DELLA NUOVA CULTURA DEL BENESSERE TRA OSPITALITA’, ARCHITETTURA E PAESAGGIO

 

Il 23 ottobre alle Terme di Comano l’ultima tappa del percorso 2026 indaga come gli spazi del vivere e dell’accogliere possano diventare generatori di salute, longevità e qualità della vita, attraverso il dialogo tra healthcare, ambiente e design

Comano Terme, 16 ottobre 2026_ Il benessere non è più soltanto una spa, un trattamento, o un servizio aggiuntivo all’interno di un hotel. È una dimensione che attraversa l’intera esperienza dell’ospitalità, dal modo in cui si dorme e ci si alimenta alla relazione con la natura, dalla qualità degli spazi alla tecnologia, fino alla capacità dell’architettura di contribuire al benessere fisico ed emotivo dell’ospite.

È da questa evoluzione che prende le mosse la terza e ultima tappa di Vette e Onde Experience 2026, in programma venerdì 23 ottobre al Grand Hotel Terme di Comano, in Trentino, una delle destinazioni più dinamiche nella sperimentazione di nuovi modelli di accoglienza.

Dopo gli appuntamenti di Ancona e del Lago Maggiore, il format dedicato all’evoluzione dell’hospitality italiana chiude il percorso 2026 affrontando il tema “Oltre il wellbeing, le nuove proposte di ospitalità”. Una giornata di confronto che riunirà investitori, operatori del settore, progettisti, consulenti e professionisti provenienti da ambiti differenti per osservare il benessere da prospettive complementari. Non più quindi un singolo segmento dell’offerta alberghiera, ma un sistema nel quale salute e prevenzione, qualità del sonno, alimentazione, natura, servizi e progettazione concorrono alla costruzione dell’esperienza dell’ospite. La montagna si conferma così un laboratorio di sperimentazione, dove natura e progettazione contribuiscono a ridefinire il futuro dell'ospitalità.

La prima tavola rotonda dedicata alle “Nuove tendenze del benessere” prenderà avvio dall’evoluzione della wellness hospitality per approfondire le opportunità legate alla longevity e all’healthcare e il loro impatto sugli investimenti e sullo sviluppo immobiliare del comparto. 

A confrontarsi sul tema Marco Comensoli, Head of Hotels & Leisure – Capital Markets, Italia Colliers, che affronterà il tema dal punto di vista dell’investitore, analizzando perché il wellness stia assumendo un peso crescente nella valutazione e nel business plan degli asset alberghieri. Attraverso alcune esperienze recenti, il suo contributo permetterà di osservare anche la relazione tra benessere, posizionamento delle destinazioni e destagionalizzazione, mostrando come il wellness possa diventare non soltanto un servizio per l’ospite, ma una componente del valore dell’investimento. 

Martina Martino, Head of Projects, Italy di Belmond porterà il punto di vista di un Gruppo che custodisce un patrimonio composto in larga parte da immobili storici, dove gli interventi sul benessere si inseriscono in un processo più ampio di valorizzazione delle strutture. Un approccio che parte dal rispetto dell’identità dei luoghi e mette in relazione territorio, risorse locali e attività outdoor, integrando allo stesso tempo l’offerta wellness con alcuni dei brand del gruppo LVMH. 

Con Francesca Mura, Business Development Senior Advisor di Ensana Health Spa Hotels, l’attenzione si concentrerà sul ruolo del termalismo e della salute integrativa nell’evoluzione dell’ospitalità contemporanea. Tra i principali operatori europei del settore, la Società ha sviluppato un modello che unisce l’impiego delle risorse naturali, dalle acque termali ai fanghi e ai minerali a una solida competenza medica, dando vita a un approccio che abbraccia prevenzione, terapia e riabilitazione. Il confronto offrirà anche l’occasione per approfondire le prospettive di sviluppo del Gruppo verso il mercato italiano, sempre più attento ai temi del benessere e della longevità. 

A moderare il panel sarà Raffaella Peloso, Head of Hotels Valuation Italy di CBRE

Dalle nuove tendenze del benessere, il confronto si allargherà alla molteplicità dei fattori che oggi contribuiscono a valorizzare l’esperienza di soggiorno. La seconda tavola rotonda dal titolo, “Qualità della vita: approcci multidisciplinari al benessere”, metterà in relazione mondi apparentemente distanti, dalle terme alla ristorazione, dal sonno all’ospitalità per le famiglie, fino allo sport, mostrando come il wellbeing stia diventando un terreno di contaminazione tra competenze diverse. Psicologia, medicina, nutrizione, spa management e hospitality offriranno così punti di vista differenti per indagare il benessere nella sua dimensione fisica, mentale e relazionale e comprendere come queste competenze possano contribuire a ripensare l’esperienza dell’ospite.

Elena Andreolli, CEO delle Terme di Comano, futurista e Business & Life Coach, porterà l’esperienza di una realtà che sta lavorando per ampliare il significato stesso di esperienza termale, mettendo in relazione acqua, longevità, prevenzione e natura. Accanto alle proprietà dell’acqua termale, il benessere si estende infatti agli spazi esterni e al parco di 14 ettari delle Terme, riconosciuto dal CNR come luogo di terapia forestale, in una visione che punta a superare l’immagine tradizionale delle terme e ad avvicinare anche un pubblico più giovane.

Il rapporto tra alimentazione e benessere sarà invece al centro del contributo di Paolo Barichella, CEO and Director di Food Lifestyle Consulting QFZ LLC. La sua esperienza nel food e lifestyle design, sviluppata tra Italia e Qatar, offrirà una lettura dell’alimentazione come parte integrante dell’esperienza di ospitalità, nella quale ingredienti, preparazione, modalità di consumo e progettazione concorrono alla costruzione di nuovi modelli di wellbeing.

Con Stefano Cerutti, Vicepresidente del Consorzio Italy Family Hotels, l’attenzione si sposterà sull’ospitalità dedicata alle famiglie e su un concetto di benessere capace di coinvolgere adulti e bambini, attraverso servizi e spazi pensati per rispondere alle esigenze delle diverse generazioni.

Gabriella Gilli, Full professor of Development and Educational Psychology presso l’Università Cattolica di Milano porterà l’attenzione sul benessere come qualità dell’esperienza vissuta e capacità di rispondere ai bisogni specifici di ogni persona. In questo senso, le strutture di alta gamma rappresentano un modello interessante perché pongono grande attenzione all’ascolto dell’ospite, alla personalizzazione dei servizi e alla costruzione di percorsi su misura. La possibilità di scegliere, adattare e dare significato alla propria esperienza contribuisce infatti a generare un benessere più profondo e duraturo rispetto alla semplice soddisfazione immediata. 

Nicola Innocentin, Strategic Football Executive affronterà il tema del sonno come elemento essenziale per il benessere, la salute e la performance quotidiana. Particolare attenzione sarà dedicata al ruolo dell’ospitalità, chiamata a offrire soluzioni sempre più personalizzate in base alle esigenze individuali. Attraverso esempi tratti dal mondo dello sport e dell’alta performance, Innocentin mostrerà come corrette abitudini, attenzione ai ritmi biologici e piccoli accorgimenti quotidiani possano incidere in modo significativo sulla qualità della vita e sul benessere complessivo della persona.

Dominique Trotta, Senior Spa Director e Wellness Trainer, porterà invece l’esperienza maturata nella gestione e progettazione dei servizi wellness nell’hospitality e nella nautica, soffermandosi in particolare su un elemento decisivo per la qualità dell’offerta: la formazione del personale. Un tema sempre più centrale in un settore nel quale la qualità degli spazi e dei servizi deve essere accompagnata da competenze professionali adeguate.

A moderare sarà la giornalista Antonella Cotta Ramusino.

Ospite speciale della tappa trentina, l’architetto Alberto Apostoli che chiuderà i lavori della mattinata con la lectio magistralis “A Global Overview and Trends”. Founder di Apostoli Group, Hospitality & Wellness Architect and Consultant e tra le figure di riferimento nel panorama internazionale del wellness design, Apostoli allargherà lo sguardo alla Wellness Economy internazionale, partendo dai dati di mercato per analizzare i segmenti in maggiore crescita e le nuove traiettorie del settore. Dal wellness real estate all’hospitality, il percorso toccherà il posizionamento dell’Italia, i modelli sviluppati dai brand internazionali e l’impatto del wellness sulle performance alberghiere, tra crescita, prezzi, ricavi e redditività. A chiudere, uno sguardo alle dieci tendenze che, secondo Apostoli, contribuiranno a plasmare l’economia del benessere nei prossimi anni. 

Nel pomeriggio, la terza tavola rotonda dal titolo “Una visione architettonica dell’ospitalità del benessere”, porterà il confronto sul terreno della progettazione. Un passaggio che raccoglierà gli stimoli emersi nel corso della giornata per tradurli in spazi, servizi e nuove modalità di vivere l’hotel. Se il benessere diventa una componente trasversale dell’esperienza, anche l’architettura è chiamata a ripensare il proprio ruolo, lavorando non soltanto sulla qualità estetica degli ambienti, ma sulla loro capacità di semplificare il soggiorno, ridurre lo stress e anticipare i bisogni dell’ospite. Spazio, emozione, natura e benessere diventano così elementi di un’unica esperienza, nella quale il progetto contribuisce direttamente alla qualità del soggiorno.

L’Architetto Michele Arcarese porterà una visione del benessere che supera il concetto di sostenibilità come semplice efficienza energetica per concentrarsi sulla qualità dell'abitare nel lungo periodo. Nei suoi progetti residenziali e alberghieri, sviluppati anche con brand internazionali come Marriott e Hilton, l'attenzione si traduce in qualità dell'aria interna, l’attenzione ai materiali naturali, la riduzione dell'esposizione ai campi elettromagnetici. Al centro della sua ricerca c'è il concetto di continuità: il benessere non come esperienza occasionale ma come condizione permanente, capace di accompagnare le persone oltre il soggiorno e incidere concretamente sulla qualità della vita.

Nel suo intervento Marco Bonelli, Owner di M2 Atelier, condividerà una visione progettuale in cui il vero valore dell’architettura risiede nella capacità degli spazi di generare benessere e influenzare positivamente l’esperienza di chi li vive, oltre la semplice dimensione formale. Un approccio minimalista in cui luce, acustica, proporzioni, materiali e tecnologia concorrono a creare ambienti non omogenei attraverso un attento gioco di contrasti. La semplicità e la naturalezza, infatti, sono il risultato di un rigoroso lavoro progettuale. Nei resort, dove il tempo di permanenza è limitato, il design deve lasciare un segno con discrezione, offrendo un’esperienza intensa ma priva di ostentazione. Centrale anche il dialogo con clienti consapevoli in un percorso di crescita reciproca che continua oltre la consegna, accompagnando l’evoluzione degli spazi nel tempo.

Marco de Jorio, Ceo & President di De Jorio Luxury & Yachts Projects e De Jorio Design Suisse, evidenzierà come il concetto di benessere in mare assuma forme diverse a seconda del contesto. Negli yacht privati l'esperienza è costruita attorno ai desideri del proprietario e trova espressione nella personalizzazione degli spazi. Nel mondo delle navi da crociera, invece, il benessere nasce dal rapporto con il mare che diventa parte integrante dell'esperienza. Il design è chiamato a interpretare e valorizzare questa relazione attraverso aperture verso l'esterno, percorsi e atmosfere capaci di trasformare la nave in una vera e propria città galleggiante, in cui il ricordo del viaggio si costruisce attraverso la connessione tra ospitalità, sensorialità e paesaggio marino.

Gabriele Gascón, Architect, Founder & Creative Director di Gascón Group, porterà una riflessione sul ruolo dell’architettura come strumento di benessere, sintetizzata in tre concetti chiave: Beauty, Care e Silence. Per l’architetto, la bellezza non è un elemento decorativo, ma una componente capace di influenzare il modo in cui le persone vivono. La cura si traduce invece nell’attenzione ai bisogni delle persone, attraverso ambienti progettati per accogliere, mentre il silenzio viene inteso come eliminazione di ogni attrito nell’esperienza dello spazio. Nel suo intervento Gascon evidenzierà le crescenti affinità tra hospitality di lusso e mondo della cura, due settori accomunati dall’obiettivo di mettere la persona al centro, dove la vera sfida progettuale consiste nel coniugare funzionalità, tecnologia, comfort ed emozione. 

Francesco Gori, CEO di ESA Engineering, porterà invece l’attenzione su ciò che accade dietro le quinte dell’esperienza alberghiera: sistemi e infrastrutture sempre più complessi che, dal punto di vista dell’ospite, devono diventare semplici e intuitivi. Dalla gestione della luce e del buio a quella del silenzio e del rumore, la tecnologia può contribuire al benessere proprio quando la sua complessità non viene percepita, anticipando le esigenze anziché richiedere all’ospite di adattarsi agli strumenti disponibili.

Rosi Pachilova, Associate Partner nel Workplace Strategy team di Foster + Partners, metterà in relazione hospitality e healthcare. Il confronto tra i due mondi apre nuove prospettive progettuali: dalla qualità del sonno, determinante tanto nel recupero di un paziente quanto nel comfort di un ospite, alla possibilità di trasferire nell’hôtellerie conoscenze maturate in ambito clinico. Un approccio multidisciplinare che coinvolge architetti, specialisti urbani, psicologi ed esperti del comportamento e permette di osservare anche temi come il jet lag e il recupero psicofisico da punti di vista differenti.

Con Stefan Rier, co-founder di Studio NOA, il confronto si allargherà ulteriormente verso un “wellbeing beyond the spa”. Il benessere non coincide necessariamente con un servizio o con uno spazio dedicato, ma può nascere dall’architettura stessa, dal rapporto con il paesaggio e dalla connessione con la natura. Una prospettiva che porta a ripensare anche il significato tradizionale del lusso, spostandone il valore dall’accumulo di servizi alla qualità dell’esperienza e delle emozioni generate dai luoghi.

Nel suo intervento, Gianpaolo Venier, Partner di OTTO Studio, approfondirà l’evoluzione della spa contemporanea come luogo di relazione, appartenenza e condivisione, dove il benessere si costruisce anche attraverso il senso di comunità e la qualità delle esperienze collettive. Al tempo stesso, la progettazione deve dialogare con il contesto, instaurando una relazione autentica con il paesaggio e integrando l’esterno nell’esperienza degli interni. Venier sottolinea inoltre l’evoluzione del ruolo della spa nel mondo dell’hospitality: da centro di costo a vero e proprio centro di valore, progettato con una crescente attenzione all’efficienza degli spazi e alla redditività. 

A moderare il confronto sarà Paolo Righetti, architetto di Upper West Architects e docente alla Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica nell’ambito della Progettazione di Artefatti ed Emotional Design.

Vette e Onde Experience si prepara così a chiudere con questo nuovo appuntamento il suo percorso di scoperta di tre territori e di altrettanti modi di interpretare l’evoluzione dell’ospitalità. Dopo Ancona e il Lago Maggiore, la tappa trentina proverà a delineare quale futuro attende il wellbeing nell’hospitality e come il benessere stia trasformando il modo di pensare, progettare e vivere l’esperienza dell’ospitalità.

La tappa trentina di Vette e Onde Experience 2026 è stata resa possibile anche grazie al contributo di aziende che condividono la visione del progetto e la volontà di promuovere il dialogo tra architettura, design, innovazione e ospitalità (in ordine alfabetico):

Fama Design, azienda italiana specializzata nella produzione di maniglie e accessori d’arredo di alta gamma, che unisce artigianalità, design distintivo e lavorazioni su misura per progetti unici ed esclusivi. 

https://www.famadesign.it 

Foglie d’Oro, eccellenza italiana del legno di alta gamma, specializzata in pavimenti, boiserie e superfici su misura, l’azienda controlla direttamente l’intera filiera produttiva, fino al prodotto finito, garantendo qualità, tracciabilità e sostenibilità. 

https://fogliedoroparquet.com/

Lutron, leader nei sistemi di controllo, nelle tende automatizzate e nelle soluzioni di illuminazione intelligente, rappresenta uno standard di riferimento nella gestione di camere e spazi comuni per l’hospitality di alta gamma.

https://www.lutron.com/us/en

Mirage, con oltre cinquant’anni di esperienza nel gres porcellanato, affianca architetti e designer nella realizzazione di progetti che coniugano ricerca estetica, prestazioni e sostenibilità, trasformando le superfici in elementi centrali dell’architettura e dell’interior design. 

https://mirage.it/it/it

PolyPiù, azienda italiana leader nello sviluppo di soluzioni in policarbonato per architettura e design, porta al progetto la propria esperienza nell’innovazione, nell’estetica e nella versatilità applicata agli spazi contemporanei.

https://www.polypiu.it/

Resstende, sinonimo di innovazione e artigianalità nel settore della protezione solare e interpreta la schermatura come elemento essenziale dell’architettura contemporanea, con soluzioni che integrano design e tecnologia.

https://www.resstende.it 

Tubes, rappresenta un’eccellenza internazionale nel design del calore e offre a progettisti e interior designer un’ampia gamma di radiatori, scaldasalviette e accessori capaci di garantire grande libertà espressiva attraverso un approccio sartoriale al progetto. 

https://www.tubesradiatori.com/en/

Villeroy&Boch è uno dei principali gruppi internazionali nel segmento premium Dining & Lifestyle e Bathroom & Wellness, con oltre 275 anni di storia all’insegna di design, qualità e innovazione. Presente in circa 140 Paesi, riunisce i marchi Villeroy & Boch e Ideal Standard, sviluppando soluzioni che coniugano estetica, funzionalità e comfort. 

https://www.villeroy-boch.it 

venerdì 16 ottobre 2026

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia presenta Le mostre dell’autunno 2026