martedì 6 ottobre 2026

VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati

 



La Galleria BPER, Ferrara

8 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027

Con VANITAS inaugura a Ferrara Palazzo Barbantini-Koch all'interno del progetto "Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso"

Con l'apertura al pubblico di Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara prende vita uno dei principali tasselli di Poli Culturali BPER. Un Sistema di Patrimonio Diffuso, il progetto attraverso cui BPER Banca mette in rete sedi storiche, collezioni, archivi e territori in un modello culturale unitario coordinato da La Galleria BPER.

Palazzo Barbantini-Koch, storica sede della Cassa di Risparmio di Ferrara e successivamente di BPER, viene restituito alla città dopo un importante intervento di recupero e rifunzionalizzazione. Il palazzo ospita il nuovo percorso permanente dedicato alla pittura ferrarese ed emiliana dal Quattrocento al Novecento, con opere provenienti dalla Corporate Collection BPER che raccontano la storia artistica e culturale del territorio.

Accanto alla collezione permanente prende avvio il programma delle mostre temporanee, pensato per approfondire temi, linguaggi e protagonisti della storia dell'arte attraverso progetti espositivi di alto profilo scientifico sviluppati in collaborazione con primarie istituzioni e partner culturali.

A inaugurare questo nuovo capitolo è la mostra VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati, curata da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni e realizzata da La Galleria BPER, in collaborazione con 24 ORE Cultura.

LA MOSTRA

C’è qualcosa di antico e irrisolto nel gesto di dipingere un fiore. Una tensione silenziosa tra la meraviglia davanti alla bellezza e la latente consapevolezza che quella bellezza è destinata a sfiorire. È da questa tensione – mai del tutto risolta, mai del tutto sopita – che nasce VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati realizzata da La Galleria BPER e ospitata a Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara dall’8 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027.

Curata da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni e prodotta in collaborazione con 24 ORE Cultura,

la rassegna ripercorre l’evoluzione della pittura di fiori nell’arte italiana tra Ottocento e primo Novecento, da Francesco Hayez, protagonista assoluto del Romanticismo, fino a Felice Casorati, interprete di un universo sospeso e meditativo in cui i fiori perdono ogni connotazione decorativa per farsi presenze silenziose e simboli esistenziali. Un percorso che attraversa, lungo la seconda metà dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento – fino alla contemporaneità – i grandi movimenti dell'arte moderna: dal Romanticismo al Naturalismo, dal Divisionismo al Simbolismo, con protagonisti come Molteni, Domenico e Gerolamo Induno, Segantini e Previati, prima della cesura storica segnata dal primo conflitto mondiale e dall'avvento delle avanguardie.

Attraverso una selezione di oltre 40 opere tra dipinti e sculture, scelte con rigore per qualità e significato storico, il fiore è protagonista assoluto: è lo scenario in cui la bellezza e la malinconia si incontrano, dove il tempo lascia la sua impronta più sottile e più crudele.

Il genere della vanitas — tradizione figurativa che usa la fragilità dei fiori come specchio della precarietà dell’esistenza — diventa qui la chiave per rileggere un’intera stagione dell’arte e del pensiero. Le inquietudini del Romanticismo, le tensioni del Naturalismo, le oscure risonanze del Decadentismo, le suggestioni del Simbolismo: tutto converge nel petalo di una rosa, nel gambo spezzato di un giglio, nella luce che declina su una natura morta.

Specchio di un'intera epoca, i fiori riflettono anche i mutamenti della società borghese, in cui erano vissuti come elemento insostituibile dell'arredo domestico e come presenza muta e consolante nelle diverse fasi della vita — la nascita, gli incontri, la morte. Giardini coltivati e fiori recisi entrano così nel nuovo repertorio moderno, acquisendo una concretezza visiva e simbolica che si riconduce direttamente ai fatti dell'esistenza.

La mostra sceglie una prospettiva inedita, in quanto accanto alle opere pittoriche e scultoree — tra cui il dialogo, proposto per la prima volta, tra Hayez e Vincenzo Vela — il percorso intreccia le emozioni della poesia tra Romanticismo e Decadentismo, da Manzoni al Leopardi della Ginestra — il "fiore del deserto" simbolo del coraggio di sopravvivere — da Baudelaire al D'Annunzio dell'Alcyone, con i suoi fiori simbolisti, mitici cantori dell'unione panica con la natura. Per concludere con Pascoli e i protagonisti della letteratura crepuscolare come Gozzano e Palazzeschi. I versi immortali de Les Fleurs du Mal risuonano accanto alle tele, e il confine tra vedere e sentire si fa sottile, permeabile, vivo. 

Uno spazio particolare è riservato a Amanzia Guerillot, pittrice lombarda di origine francese della quale si potranno ammirare l’emblematico ritratto eseguito dal più celebre marito Angelo Inganni, che la raffigura con accanto un vaso di fiori alla luce di una candela, e una serie di rarissime nature morte floreali, straordinarie per la resa virtuosistica del soggetto e per i colori smaglianti.

Una figura a lungo rimasta nell’ombra, che la mostra restituisce finalmente alla luce.

IL PERCORSO DELLA MOSTRA

La prima sezione, dedicata alla fragilità dei fiori recisi e ai nuovi confini della natura morta, prende le mosse dalla travolgente passione botanica che pervade la società europea già allo scadere del Settecento, quando Joséphine de Beauharnais trasforma il giardino della residenza di Malmaison introducendo centinaia di specie rare e duecentocinquanta varietà di rose. È soprattutto nel corso dell'Ottocento che il moltiplicarsi delle spedizioni scientifiche, l'innesto di nuove varietà e la nascita di giardini botanici imprimono un nuovo interesse verso la pittura di fiori, a lungo considerata un genere minore. I primi decenni del secolo vedono la cultura romantica rileggere la grande eredità della natura morta fiamminga attraverso una resa cromatica più libera e fragrante; a partire dal successo delle scuole di Lione e Vienna, il ritorno alle composizioni floreali diventa un fenomeno europeo. È anche attraverso questo genere, ormai pienamente autonomo, che l'Italia prende parte al clima culturale del Biedermeier, condividendone il gusto per composizioni di rigorosa fedeltà botanica e ricche di riferimenti simbolici legati al tema della caducità dell'esistenza.

Ad inaugurare questo genere nuovo è il grande caposcuola del romanticismo, Francesco Hayez, con una serie di dipinti di tale virtuosismo (“freschi, vivaci, quasi olezzanti” li aveva definiti la critica) da suscitare l’entusiasmo dei contemporanei. Rappresenta un’importante aggiunta al catalogo dell’artista il grande Vaso dei fiori, che viene presentato qui al pubblico per la prima volta. A questo importante dipinto ritrovato si affiancano due superbe composizioni floreali – tulipani, rose, garofani, camelie – in cui Hayez si confronta con la tradizione pittorica fiamminga e olandese, raggiungendo esiti di straordinaria modernità.

Divenuto un genere di moda, quello della pittura floreale, vedrà affermarsi veri e propri specialisti del genere come Luigi Scrosati e Tommaso Castellini, mentre nella letteratura romantica il fiore entra come motivo tra i più amati: Alessandro Manzoni, agronomo dilettante e appassionato botanico, restituisce negli Inni Sacri e nei Promessi Sposi una descrizione vivida del mondo naturale come specchio dell’animo umano.

La seconda sezione esplora le inquietudini romantiche tra ritratto e scene di genere, indagando il momento in cui la rappresentazione dei fiori si emancipa dal genere della natura morta per entrare nella pittura di figura, dove assume una forte valenza sentimentale e simbolica. rivelando tutta la loro forza simbolica. Seducenti trionfi floreali si caricano di significati allusivi alla fugacità della vita in scene di genere e ritratti, riscattando il virtuosismo tecnico attraverso una più profonda riflessione esistenziale. Di questo percorso si fanno interpreti sulla scena italiana prima i due grandi rivali Francesco Hayez e Giuseppe Molteni, poi i fratelli Domenico e Gerolamo Induno e Giuseppe Bertini: nelle loro opere brani di natura morta floreale sono accostati a splendidi ritratti di bambine o di giovani popolane, in un dialogo tra fiore e figura che diventa metafora della fugacità della giovinezza, tema che la poesia di Leopardi aveva saputo interpretare nella sua dimensione universale. In questa stessa sezione trovano spazio le donne artiste che in quegli anni si avvicinano al tema floreale seguendo la moda dell'acquerello botanico, genere che diventa per molte un ambito di libera espressione e uno strumento di emancipazione. Un caso emblematico è quello della già citata Amanzia Guérillot che si afferma sulla scena artistica con vedute urbane e composizioni floreali capaci di misurarsi, per qualità e ambizione, con quelle dei grandi maestri dell'epoca, specialisti del genere.

La terza sezione è dedicata alle nuove sperimentazioni del naturalismo e alle impressioni dalla realtà, segnando una svolta decisiva nel percorso espositivo. La nomina nel 1863 di Luigi Scrosati alla Scuola d'Ornato dell'Accademia di Brera aveva già sancito il riconoscimento ufficiale del genere; ora la natura morta floreale diventa ambito di sperimentazione per una generazione di giovani artisti, tra cui Odoardo Borrani, Filippo Carcano e Cesare Tallone, impegnati nella ricerca di un nuovo linguaggio fondato sul vero, capace di superare il virtuosismo illusionistico per restituire la complessità psicologica del reale. Dolore, solitudine, tenerezza dell'infanzia sono indagati in ritratti femminili in cui la presenza dei fiori evoca stati d'animo profondi. Si colloca oltre il realismo tradizionale la ricerca di Ettore Tito, le cui figure femminili calate nel quotidiano celebrano, con un bocciolo di rosa tra le labbra, la gioia di vivere.

Con la quarta sezione il percorso si addentra nel Simbolismo, oltre i confini del vero, e la pittura floreale realizza i suoi traguardi più ambiziosi, trasformandosi in campo di sperimentazione per una cultura decadente permeata di spiritualità e desiderio di indagare la vita interiore oltre le apparenze del visibile. Cantati da Baudelaire nei Fleurs du Mal (1857), i fiori diventano segnali della potenza misteriosa della natura ed emblemi delle inquietudini dell'uomo moderno. Se ne fanno interpreti Gaetano Previati e Felice Casorati. Le suggestioni del Pascoli simbolista riaffiorano nelle opere di Emilio Longoni, in cui le composizioni floreali assumono una valenza consolatoria rispetto anche al tema della morte; mentre Francesco Lojacono saprà coniugare la precisione botanica con il sentimento panico della natura di cui D'Annunzio è il grande cantore, aprendo nuovi orizzonti a quella stagione simbolista di rinascita in cui l'elemento floreale consegna un magnifico repertorio di immagini allo stile floreale diffuso a livello internazionale.

La mostra si chiude con una sezione dedicata alla sfida della scultura, dall'Ottocento al contemporaneo, dimensione spesso trascurata nella storia del genere floreale. Sebbene tradizionalmente associato alla pratica pittorica, nell'Ottocento il tema viene ampiamente interpretato anche dagli scultori Vincenzo Vela e Luigi Marchesi attraverso una pluralità di linguaggi e soluzioni formali. Le composizioni floreali trasposte nel marmo, spesso associate a figure femminili e a bambini, si configurano come autentiche prove di virtuosismo tecnico, in cui la restituzione della vitalità e della delicatezza dei fiori è affidata esclusivamente alla resa della materia. Di questa ricerca condotta fino a esiti originalissimi si fa interprete nel Novecento lo scultore Gigi Guadagnucci, la cui personalità artistica — definita dal periodo parigino e dall'incontro con Giacometti e Severini — lo porta dagli anni Settanta a dedicarsi a opere floreali in cui il marmo, lavorato con straordinario virtuosismo, si fa sottile e diafano fino a sfiorare l'astrazione, restituendo nella sua intatta bellezza la forza generativa della natura.

Il catalogo della mostra “VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati”, edito da 24 ORE Cultura e curato da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni, è disponibile all’acquisto presso il bookshop della mostra.



Presentata alla stampa la 21ª edizione di ArtVerona Dal 9 all’11 ottobre, a Veronafiere, la fiera riunisce 137 espositori

 

GIANNITESSARI PREMIA ANDREA DE LILLO COME GIOVANE DELL’ANNO PER LA GUIDA VENEZIE A TAVOLA 2027

 L’azienda vitivinicola di Roncà conferma il sostegno ai giovani talenti del

Triveneto. Ad aggiudicarsi il riconoscimento è lo chef del ristorante Nin*

di Brenzone sul Garda (Verona)

Lunedì 5 ottobre 2026, a Trento, Giannitessari ha consegnato il premio Giovane

dell’anno ad Andrea De Lillo del ristorante Nin* di Brenzone sul Garda (Verona), nel

corso della presentazione della guida Venezie a Tavola 2027 dei critici gastronomici e

giornalisti Luigi Costa e Davide Scapin Giordani.

Matteo Franchetto, responsabile commerciale dell’azienda vitivinicola di Roncà

(Verona), ha omaggiato il cuoco con una magnum di Metodo Classico AD 13.21 Monti

Lessini D.O.C., da uva 100% durella.

Classe 1998 e originario di Torbole sul Garda, Andrea De Lillo vanta un ampio bagaglio

di esperienze di alto profilo. Dopo aver iniziato il suo percorso presso l'Alta Formazione

di Tione (TN), si è perfezionato all'Osteria Francescana*** di Massimo Bottura, alla

Locanda Margon di Alfio Ghezzi e da Andrea Berton*. A livello internazionale, De Lillo

ha lavorato al Relæ* di Copenaghen, dove ha appreso l’importanza della sostenibilità e le

tecniche della cucina nordica. In Spagna ha poi affinato la tecnica di gestione della brace

mentre al Central, in Perù, ha familiarizzato con ingredienti e tecniche ancestrali.

"È un vero piacere supportare un giovane e talentuoso chef come Andrea De Lillo –

dichiara Matteo Franchetto –. Per il futuro del settore è necessario sostenere

professionisti che si contraddistinguono per competenza, dedizione e il desiderio di uscire dai soliti tracciati. La centralità della ricerca, la sperimentazione, la visione

lungimirante costituiscono un’attitudine in cui ci rispecchiamo. Ne è un esempio il nostro

AD 13.21, nato dall’assemblaggio di due millesimi, 2013 e 2021, dopo la fase di

spumantizzazione anziché prima, ulteriore esempio di superamento delle consuetudini".

Il Monti Lessini Metodo Classico Dosaggio Zero è un’edizione limitata – soli 200

esemplari in formato magnum disponibili su assegnazione – da collezione. Ogni bottiglia

è chiusa con ceralacca, un unicum nel panorama spumantistico, e custodita in una curata

cassetta di legno dipinto, disponibile al prezzo di 300 euro.

Da diciassette edizioni la guida Venezie a Tavola racconta l’eccellenza enogastronomica

del Triveneto, dall’Alto Adige al Trentino, dal Veneto al Friuli, dalla Venezia Giulia

all’Istria. La pubblicazione 2027 ha recensito 200 ristoranti, 50 vini e 30 prodotti tipici.

L’ALCHIMIA NEL BICCHIERE: LA MIXOLOGY BOTANICA DI ROSARIO COLTRARO A CASTELLO SAN MARCO

 

CARO ENERGIA: BOTTEGA (PROSECCO), 'PER UN ANNO STOP AD AUMENTO DEI PREZZI NONOSTANTE BOOM COSTI'

 


"Il caro energia si sta facendo sentire ma non aumenteremo i prezzi di nessun prodotto all'interno del mercato italiano da qui ad un anno". È quanto dichiara Sandro Bottega, imprenditore a capo di Bottega spa, storica azienda vitivinicola veneta che esporta Prosecco in oltre 150 Paesi in tutto il mondo. Ursula Von der Leyen ha annunciato che da fine febbraio i prezzi del gas hanno registrato un +140% e che la situazione legata al caro energia potrebbe addirittura aggravarsi in inverno. In questo contesto difficilissimo, l'azienda veneta prova a tendere la mano verso i consumatori. Bottega aggiunge: "Abbiamo deciso che per supportare i nostri clienti, non alzeremo nessun prezzo di vendita dei nostri vini e dei nostri distillati nemmeno per il 2027. A titolo di esempio il nostro prodotto più noto, ovvero il Prosecco Doc Bottega Gold manterrà l’attuale prezzo medio retail di 21,90 euro, sia per gli ultimi mesi del 2026 che per il 2027. Stessa politica di prezzo per tutti i nostri prodotti, tra cui lo spumante Bottega Rose Gold da uve di Pinot Nero (prezzo attuale di 21,90 euro, confermato anche per il 2027)”. “L'aumento maggiore proviene dai trasporti e dal costo del vetro poiché risentono del prezzo dei carburanti. Ma, anche grazie all'utilizzo delle energie rinnovabili, Bottega spa sta riuscendo a contenere i costi interni dell'energia necessari tanto per la climatizzazione degli ambienti, quanto soprattutto per la fermentazione corretta dei propri spumanti", conclude Sandro Bottega, leader di Bottega spa, l'impresa veneta leader nella produzione del Prosecco.

25° PREMIO CAIRO Dal 13 al 18 ottobre 2026

 


 

In arrivo la 25ª edizione del Premio Cairo, il più autorevole concorso in Italia per artisti under 40 selezionati dal mensile ARTE di Cairo Editore diretto da Michele Bonuomo, un appuntamento imperdibile con l’arte contemporanea che culminerà con la serata di premiazione di lunedì 12 ottobre nella sede espositiva del Museo della Permanente di Milano. A seguire la mostra aperta al pubblico dal 13 al 18 ottobre.
 
«Nato da un chiaro e generoso intento mecenatesco, il Premio Cairo si è imposto come riferimento e occasione concreta per i giovani artisti» dichiara Michele Bonuomo, direttore di ARTE. «Cercare talenti e sostenerli è la missione cui il Premio Cairo mai è venuto meno, come testimoniano carriere e successi dei tanti di loro che in seguito hanno esposto in spazi pubblici o in autorevoli gallerie private, alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, a grandi fiere e sono entrati a far parte di importanti collezioni private. Così facendo, il Premio Cairo è diventato un laboratorio in cui si sperimentano novità e si offrono contributi originali».
 
Mattia Barbalaco, Ornella Cardillo, Luca Ceccherini, Nina Ćeranić, Martina Cinotti, Lorenzo Conforti, Luca Gioacchino Di Bernardo, Lorenzo Ermini, Maria Elisa Ferraris, Alessandro Fogo, Camilla Gurgone, Guglielmo Maggini, Davide Mancini Zanchi, Miriam Marafioti, Silvia Paci, Peng Shuai Paolo, Giotto Riva, Victoria Stoian, Simone Stuto, Annalaura Tamburrini sono i venti giovani artisti selezionati dalla redazione di ARTE per il 25° Premio Cairo.
 
Ciascuno presenterà un’opera inedita che sarà valutata dalla prestigiosa giuria presieduta da Bruno Corà, Presidente della Fondazione Palazzo Albizzini – Collezione Burri di Città di Castello e coadiuvata da esperti di grande autorevolezza del mondo dell’arte; Luca Massimo Barbero, Presidente dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia; Mariolina Bassetti, Chairman Christie's Italia; Giovanna Forlanelli, Presidente della Fondazione Luigi Rovati di Milano; Arturo Galansino Direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze; Gianfranco Maraniello, Direttore dell’Area Musei di Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano; Renata Cristina Mazzantini, Direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma; e infine da  Emilio Isgrò, l’artista inventore della “Cancellatura”, uno dei maestri italiani più noti a livello internazionale.
 
La proclamazione dell'opera vincitrice della 25ª edizione del Premio Cairo si terrà il 12 ottobre e potrà essere seguita su corriere.it, grazie alla consolidata media partnership per la decima edizione consecutiva con Corriere della Sera. Durante la serata di premiazione verrà consegnato il Premio Cairo alla carriera a Nino Migliori, uno dei più grandi pionieri della ricerca visiva e della fotografia europea. Dal 13 al 18 ottobre l’esposizione delle 20 opere, insieme all’intera Collezione Premio Cairo di tutti i lavori premiati nelle precedenti edizioni, sarà aperta gratuitamente nelle sale del Museo della Permanente di Milano. In occasione della mostra i visitatori potranno inoltre ammirare “I grandi autoritratti per Arte”, 14 autoritratti realizzati negli anni ’80 da artisti di fama internazionale - tra cui Bay, Consagra, Conti, Guttuso, Kushner, Melotti, Morlotti, Oppenheim, Turcato, Vespignani - per le copertine della rivista Bolaffi Arte, divenuta poi ARTE.
 
Nato nel 2000 dalla volontà del presidente Urbano Cairo di sostenere i giovani artisti e di far conoscere al pubblico nuovi protagonisti, nuove tendenze e nuovi linguaggi, è ormai riconosciuto come un importante trampolino di lancio che offre agli artisti la duplice occasione di consolidarsi nel panorama artistico nazionale e internazionale e di vivere una grande esperienza: essere selezionati dalla redazione di Arte ed essere chiamati a realizzare per l’occasione opere inedite. Per l’autore dell’opera vincitrice è previsto un premio di 25mila euro; inoltre, l’opera entrerà a far parte della Collezione del Premio Cairo.
 
Sulla pagina Instagram @artemagazine.official si potrà seguire tutto il Premio Cairo 2026, con tutte le novità, gli artisti, le opere e gli aggiornamenti in tempo reale fino alla proclamazione dell’artista vincitrice/vincitore. Il Premio sarà raccontato anche da una squadra di creator d’arte tra i più apprezzati. Ulteriori informazioni sul premio e sulla sua storia sul sito premiocairo.com.
La mostra-evento del Premio Cairo è sostenuta da una importante campagna di comunicazione multimediale su stampa, TV e social del gruppo Cairo Communication e su Radio Italia.

 


Orari mostra:
 

Da martedì 13 ottobre a domenica 18 ottobre

Dalle 10.00 alle 20.00
 

Ingresso libero


TERROIR: LA BELLEZZA DEL VIVERE METTE RADICI A PORTRAIT MILANO

 

Dal 5 all’11 ottobre Portrait Milano trasforma di nuovo la sua Piazza, questa volta in un palcoscenico verde per celebrare il legame tra territorio e cultura.
Milano, ottobre 2026 – Ogni cosa straordinaria ha bisogno del giusto terreno per mettere radici. È da questa idea che nasce TERROIR, il progetto con cui Portrait Milano, in collaborazione con Allumeuse, celebra il carattere unico del suo luogo e della cultura del vivere che prende forma dall’incontro tra mondi diversi.

Dal 5 all’11 ottobre la Piazza di Portrait Milano, che ci ha abituato a reinventarsi in scenari sempre diversi, si trasforma in un palcoscenico verde nel cuore della città: la nuova installazione immersiva, aperta a tutti e progettata da MGF Pistoia, porta tra le sue architetture storiche l’atmosfera, i rituali e il fascino della terra e dell’artigianalità con un nuovo progetto in cui la natura diventa il punto di partenza per raccontare un’idea ampia di bellezza, cultura e convivialità.

Terroir è molto più di una parola legata al mondo del vino. È l’insieme delle condizioni che rendono un luogo unico e irripetibile: la terra, il clima, la cultura, i saperi e le tradizioni che ne definiscono l’identità. L’antico Seminario Arcivescovile, tanto nel nome quanto nella sua vocazione, nasce proprio dall’idea del seme e del seminare. Partendo dalla vigna e dalla natura, TERROIR vuole rappresentare il terreno sul quale crescono espressioni diverse di una stessa sensibilità e di una cultura che nutre e si nutre di incontri, conoscenze, gesti e passioni.
TERROIR è un progetto ideato da Portrait Milano per portare in Piazza anche la cultura del vino. Per la sua realizzazione ha collaborato con Allumeuse, che ne ha curato lo sviluppo operativo, con un focus sulla creazione dei contenuti per il programma dell'intera settimana, mettendo a disposizione la propria esperienza in questo settore. Questo know-how, unito alla conoscenza dei mondi dell'ospitalità e della gastronomia, dà vita a un dialogo tra la cultura del vino e il mondo del lifestyle.

Per tutta la settimana la Piazza di Portrait Milano si riconferma punto di incontro, scoperta e convivialità con un programma che mette in dialogo territori, produttori e culture del saper fare italiano. Dalle masterclass dedicate al vino, agli incontri e talk con le cantine fino agli appuntamenti editoriali aperti alla città progettati da Allumeuse, il calendario attraversa enogastronomia, editoria, arte e cultura. Un susseguirsi di esperienze pensate per raccontare il terroir nella sua accezione estesa: non soltanto un luogo d’origine, ma l’insieme di terre, persone, conoscenze, tradizioni e sensibilità. 

Con TERROIR, Portrait Milano rinnova la propria vocazione a essere una destinazione di ospitalità a tutto tondo: un luogo aperto alla città, capace di mettere in relazione persone, idee e culture, valorizzando il patrimonio storico che lo contraddistingue e interpretando in chiave contemporanea la bellezza del vivere italiano.

Ogni luogo ha un carattere. E ogni cosa straordinaria ha bisogno del terreno giusto per crescere. TERROIR è dove la bellezza del vivere mette radici.

 
Il programma completo dell’evento è disponibile al sito terroir.portraitmilano.com
 

Dal 22 al 25 ottobre 2026 prende il via la seconda edizione di BIG Biennale Internazionale Grafica