domenica 28 giugno 2026

CALDO: FRANCO MORANDO (TENUTA MONTALBERA), 'VENDEMMIA ANTICIPATA A PRIMA SETTIMANA DI AGOSTO'

 


Qualità preservata, annata si conferma eccezionale  

Montalbera (Asti), 28 giugno 2026 - «Un caldo torrido che non si registrava forse dall'anno 2003, con una previsione di inizio raccolta anche per le uve rosse già nelle prime settimane di agosto». Lo dice Franco Morando, Direttore Generale di Montalbera, tenuta vinicola piemontese che si estende fra i territori del Monferrato e della Langa. «Questo comporta un'interpretazione importante e molto severa, quasi didattica, anche da un punto di vista agronomico - continua Franco Morando - Eventuali leggere piogge, dopo una fase di caldo così intenso, potrebbero riattivare l'attività fisiologica della vite e favorire un'ulteriore accelerazione della maturazione delle uve. Il caldo non significa necessariamente perdita di qualità, ma implica una maggiore attenzione e una gestione più accurata da parte del produttore, che dovrà evitare di portare in cantina uve eccessivamente mature o compromesse dall'esposizione prolungata alle alte temperature. La capacità del produttore sarà quella di valutare attentamente il momento e il giorno specifico della raccolta, interpretando con precisione l'evoluzione della maturazione. Penso che sarà comunque una grandissima annata», conclude Franco Morando.  

VETTE E ONDE EXPERIENCE IL LAGO MAGGIORE ACCELERA: TRA LE DESTINAZIONI ITALIANE PIU’ INTERESSANTI PER I NUOVI INVESTIMENTI NELL’HOSPITALITY, UN ECOSISTEMA TERRITORIALE FONDATO SU INVESTIMENTI, CULTURA, ARCHITETTURA, FORMAZIONE e RIGENERAZIONE

 

Lago Maggiore, 27 giugno 2026 _ Il Lago Maggiore è oggi tra le destinazioni italiane più interessanti per i nuovi investimenti nell’hospitality internazionale. A sostenerlo sono i rappresentanti di alcune delle principali catene alberghiere mondiali e operatori del settore intervenuti a Vette e Onde Experience 2026, il forum che il 25 e 26 giugno ha riunito sul territorio investitori, sviluppatori, architetti, imprenditori e istituzioni per confrontarsi sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il turismo contemporaneo.

Nel corso delle due giornate organizzate da MC International e Arzanà, è emersa una visione condivisa: la competitività delle destinazioni non dipende più soltanto dalla qualità delle strutture ricettive o dalla notorietà del luogo, ma dalla capacità di costruire un ecosistema integrato in cui ospitalità, architettura, cultura, formazione, paesaggio e rigenerazione territoriale contribuiscono a generare valore nel lungo periodo.

In questo scenario il Lago Maggiore viene osservato con crescente interesse perché rappresenta uno dei territori che meglio stanno interpretando questa evoluzione. Forte di una tradizione consolidata nell’accoglienza internazionale, il territorio sta costruendo un modello di sviluppo che punta a coniugare investimenti, qualità progettuale, tutela del paesaggio, valorizzazione culturale e sviluppo delle competenze, mantenendo al centro la propria identità.

A confermarlo sono stati gli interventi dei principali operatori internazionali presenti al forum. 

Una lettura condivisa da Ettore Cavallino, Vice President Development Luxury Southern & Eastern Europe di Accor, secondo cui “oggi non conta soltanto il singolo progetto, ma la capacità di costruire un ecosistema autentico, favorevole agli investimenti e uno sviluppo sostenibile e credibile nel lungo periodo”. Per Massimiliano Ceriani, Head of Development Italy & Malta di Meliá Hotels International, saranno invece premiate “le destinazioni capaci di valorizzare paesaggio, benessere, cultura e qualità dei servizi”, elementi che il Lago Maggiore possiede e sui quali sta costruendo la propria strategia di sviluppo.

Accanto al tema degli investimenti, Vette e Onde Experience ha evidenziato come il futuro dell’hospitality passi sempre più attraverso il dialogo tra discipline diverse. Architettura, design, arte, manifattura, cultura e innovazione non rappresentano più elementi accessori, ma fattori centrali nella costruzione dell'identità delle destinazioni e nella capacità di attrarre viaggiatori, talenti e capitali.

Significativo, in questo senso, anche l'annuncio del progetto promosso da Fondazione Hereditas per la nascita a Stresa di un polo internazionale di alta formazione dedicato all’hospitality. “Un’iniziativa – spiega il Presidente Domenico De Angelis - che punta a rafforzare il capitale umano del territorio e a rispondere alle nuove esigenze del mercato attraverso la formazione delle competenze professionali richieste dall’industria dell’accoglienza”.

Il confronto ha inoltre posto al centro il tema della rigenerazione territoriale come leva strategica per il futuro delle destinazioni. Dai nuovi modelli di ospitalità immersiva ai progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio esistente, è emersa la necessità di sviluppare interventi capaci di creare valore economico, culturale e sociale senza compromettere l’identità dei luoghi. Tema caro a Luca Sartorio, Founder & CEO di Grand Luino Group: “Rigenerare significa restituire funzione e senso a spazi che hanno perso centralità, creando nuove opportunità per il turismo, per l’economia locale e per le comunità”.

Più che una semplice destinazione turistica, il Lago Maggiore si propone così come un laboratorio di sperimentazione per una nuova idea di hospitality, nella quale investimenti, cultura, progettazione, formazione e sviluppo territoriale concorrono alla costruzione di un modello di crescita sostenibile e competitivo a livello internazionale.

A offrire una prospettiva internazionale sul rapporto tra progettazione e ospitalità, Francesca Muzio, Founder e CEO di FM Architettura: “Per anni il settore ha cercato formule facilmente replicabili. Oggi accade l’opposto: ciò che genera valore è la capacità di costruire progetti unici, radicati nei luoghi e nella cultura materiale che li esprime. Il Made in Italy non è soltanto estetica, ma una rete di manifatture, artigiani e sensibilità progettuali che consente all’ospitalità di diventare esperienza”. Nel suo intervento, Muzio ha inoltre evidenziato come il valore di un progetto non risieda esclusivamente nell’architettura, ma nella capacità di mettere in relazione paesaggio, interior design, manifattura e identità territoriale in un racconto coerente e riconoscibile.

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La giornata del 26 giugno si è aperta con i saluti istituzionali di Aimone Dal Pozzo d’Annone, in qualità di CEO & General Manager del Castello Dal Pozzo Resort Lago Maggiore – sede del convegno - oltre che di Presidente di Federalberghi Novara in rappresentanza di tutte le strutture ricettive del territorio. Aimone ha sottolineato il ruolo dell’ospitalità quale leva di crescita economica, culturale e sociale per il territorio che passa attraverso le sinergie di sviluppo che si devono realizzare tra i progettisti, gli investitori ed i gestori. Questo nell’ottica di sviluppare, ma allo stesso tempo tutelare un territorio tanto variegato quanto unico.

La prima tavola rotonda, moderata da Giovanni Lodato, Director Hotel Operator Selection & Consultancy Italy di CBRE, ha offerto una lettura delle principali trasformazioni che stanno interessando il mercato dell’hospitality internazionale. Pur partendo da prospettive differenti, il confronto ha evidenziato una visione condivisa: la competitività delle destinazioni passa oggi dalla capacità di costruire una forte identità, di creare un contesto favorevole agli investimenti e di rispondere a una domanda sempre più orientata verso esperienze autentiche e profondamente legate ai territori. In questo scenario il valore non nasce più soltanto dalla qualità del singolo progetto, ma dalla capacità di mettere in relazione investimenti, servizi, progettazione e sviluppo locale, temi che hanno guidato gli interventi di Patrick Puricelli, Ettore Cavallino, Massimiliano Ceriani e Francesco Ronzoni. Per Patrick Puricelli, Director Development Southern Europe di Hilton, la sfida riguarda soprattutto il momento in cui una destinazione sceglie di posizionarsi sul mercato internazionale: “Le destinazioni che attraggono investimenti sono quelle che mantengono una forte riconoscibilità. Il Lago Maggiore ha l’opportunità di crescere valorizzando il proprio carattere distintivo, senza inseguire modelli già affermati altrove”. Sul fronte degli investimenti, Francesco Ronzoni, Director di LIO Capital, ha richiamato la centralità della visione industriale nella creazione di valore: 

La qualità dell’immobile resta fondamentale, ma oggi il vero elemento distintivo è il progetto imprenditoriale che lo sostiene, capace di mettere in relazione investimenti, servizi e territorio”.

La seconda tavola rotonda ha portato il confronto sul rapporto tra architettura, cultura e sviluppo territoriale, mettendo in luce come la competitività delle destinazioni dipenda sempre più dalla capacità di valorizzare la propria identità. Dalla tutela del genius loci alla formazione delle nuove competenze, dai modelli di ospitalità immersiva al dialogo tra paesaggio, interior design e arte, fino ai temi della rigenerazione urbana e della continuità imprenditoriale, il dibattito ha restituito una visione condivisa nella quale qualità progettuale e collaborazione tra competenze diverse rappresentano i principali fattori di crescita. Un confronto che ha riunito esperienze e sensibilità differenti attraverso i contributi di Matteo Gambaro, Elia Frapolli, Christian Rivola, Gabriele Gascón, Federico Spagnulo, Marco Giammetta, Giampiero Peia, Luca Sartorio e Antonio Zacchera.

Ad aprire la tavola rotonda è stato Matteo Gambaro, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC delle Province di Novara e del VCO, che ha riportato l’attenzione sul ruolo dell’architettura come strumento di interpretazione dei luoghi: “Il genius loci è la somma di paesaggi, memorie e relazioni che rendono unico un territorio. La responsabilità del progetto è riconoscere questi elementi e trasformarli in valore senza snaturarli”.

Da questa riflessione ha preso avvio il confronto tra progettisti, imprenditori e operatori locali. 

Elia Frapolli, ideatore del progetto Habitat Lago Maggiore, ha raccontato la nascita di un modello di ospitalità sviluppato a partire da un preciso spazio di mercato: micro-unità immersive, già presenti in altri contesti internazionali ma ancora poco diffuse sul Lago Maggiore. “Habitat nasce dall’osservazione di una domanda nuova: ospiti che cercano natura, privacy e un rapporto diretto con il paesaggio. L’obiettivo non era costruire di più, ma costruire meglio, valorizzando ciò che il territorio possiede già”. Frapolli ha inoltre evidenziato come il progetto sia il risultato di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto competenze turistiche, progettuali e paesaggistiche fin dalle prime fasi. Il tema della misura progettuale è stato ripreso da Christian Rivola, CEO di atelier ribo+, che ha illustrato l’approccio seguito dell'inserimento architettonico del progetto: “In un luogo così delicato la prima scelta è stata limitare l’intervento, lavorando sulla riduzione delle volumetrie e su strutture leggere, per trovare un equilibrio tra presenza contemporanea e memoria del paesaggio”. Rivola ha inoltre sottolineato il valore della collaborazione tra soggetti pubblici e privati nella realizzazione dell’iniziativa. A completare la lettura progettuale è intervenuto Gabriele Gascón, CEO di Gascón Group, che ha approfondito il ruolo dell’interior design nella costruzione dell’esperienza: “Hospitality, wellness e nuovi modelli dell’accoglienza stanno progressivamente convergendo. Gli ospiti cercano spazi capaci di generare benessere e relazione, mettendo il paesaggio al centro del racconto progettuale”.

Il confronto si è poi concentrato sul dialogo tra arte, cultura e ospitalità contemporanea, elementi sempre più centrali nella costruzione dell’identità delle strutture ricettive. Federico Spagnulo, Founder & Senior Partner di Spagnulo & Partners, ha sottolineato come le grandi catene internazionali stiano progressivamente superando modelli standardizzati: “L’arte non è più un elemento decorativo, ma una componente capace di definire il carattere di una struttura e di renderla riconoscibile nel panorama internazionale”. Una prospettiva complementare è stata portata da Marco Giammetta, CEO e Founder di Giammetta Architects: “Ogni edificio custodisce una storia. Il progetto deve riportarla alla luce e trasformarla in esperienza. L’arte genera valore quando diventa il linguaggio dello spazio”. Sul piano della visione territoriale, Giampiero Peia, fondatore di Studio Peia, ha richiamato il legame storico tra Milano e il Lago Maggiore come patrimonio di relazioni da valorizzare: “Il Lago Maggiore è storicamente un territorio di connessioni. Questo patrimonio può diventare la base per una nuova stagione di sviluppo, rafforzando il dialogo tra istituzioni, imprese e progettisti”. 

A chiudere il confronto è stato Antonio Zacchera, CEO di Zacchera Hotels, che ha portato il punto di vista di una delle realtà imprenditoriali che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo dell’ospitalità sul Lago Maggiore: “Innovare non significa inseguire ogni tendenza, ma continuare a investire sulla qualità e sulla capacità di interpretare il cambiamento restando fedeli alla propria identità. Credo inoltre che un imprenditore che riesce a creare valore nel proprio settore abbia anche una responsabilità nei confronti della comunità in cui opera: quella di restituire al territorio parte di quanto ricevuto, contribuendo alla sua crescita, alla sua attrattività e alla costruzione di opportunità per le generazioni future”.

Oltre il dibattito: due riflessioni sul futuro dell’ospitalità

Accanto ai temi affrontati nel corso dei panel, il confronto ha offerto anche alcune riflessioni di più ampio respiro sul ruolo che architettura, arte e cultura sono chiamate a svolgere nell’evoluzione dell’ospitalità contemporanea. Due contributi che, pur partendo da prospettive differenti, hanno posto al centro il valore dell’identità come elemento capace di rendere una destinazione autentica, riconoscibile e competitiva.

Flaviano Capriotti, architetto tra i principali interpreti dell’architettura contemporanea italiana, ha proposto una riflessione sul rapporto tra arti, cultura e ospitalità, evidenziando come la qualità di un progetto nasca dalla capacità di costruire luoghi dotati di una forte identità: “Credo che il rapporto tra arti, cultura e ospitalità risieda nella capacità di costruire luoghi dotati di identità. Quando architettura, arte e design dialogano in modo autentico, lo spazio supera la dimensione funzionale e diventa esperienza, racconto, memoria. L’ospitalità più interessante oggi è quella che riesce a interpretare il contesto culturale in cui si inserisce, traducendolo in una narrazione contemporanea. È in questo equilibrio tra appartenenza e visione che nasce il valore di un progetto.” A completare questa prospettiva è stato Vittorio Grassi, fondatore di Vittorio Grassi Architects, che ha ampliato la riflessione al ruolo dell’ospitalità nella costruzione della qualità urbana e della vita collettiva, interpretando l’hotel come un luogo di relazione capace di generare cultura e appartenenza: “Oggi l’hospitality non è semplicemente un settore immobiliare, si potrebbe dire che è una forma di cultura diffusa. Un hotel di successo interpreta un luogo, ne racconta l’identità e la restituisce agli ospiti attraverso lo spazio, l’architettura e l’esperienza. Il valore immobiliare nasce dalla capacità di costruire un racconto autentico e riconoscibile, perché il viaggiatore cerca destinazioni che abbiano un’anima prima ancora che un indirizzo. In questo senso, gli alberghi stanno diventando nuove istituzioni culturali diffuse: luoghi aperti, capaci di generare relazioni sociali, contaminazioni e appartenenza, contribuendo alla qualità urbana tanto quanto un museo, una piazza o un teatro.”

 Dopo aver attraversato il mare di Ancona e il paesaggio del Lago Maggiore, Vette e Onde Experience 2026 si avvia verso il suo ultimo appuntamento. Il percorso si concluderà il 22 e 23 ottobre in Trentino-Alto Adige, con una tappa dedicata dal titolo "Oltre il wellbeing, le nuove proposte di ospitalità",  un focus sulla nuova ospitalità del benessere che va oltre il concetto tradizionale di spa, esplorando nuovi modelli di accoglienza e di esperienza. Il rapporto tra architettura, paesaggio e sviluppo delle destinazioni continuerà così ad alimentare il confronto tra professionisti, investitori e operatori del settore.

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La tappa del Lago Maggiore di Vette e Onde Experience 2026 è stata resa possibile anche grazie al contributo di aziende che condividono la visione del progetto e la volontà di promuovere il dialogo tra architettura, design, innovazione e ospitalità.

In ordine alfabetico, Fama Design crea maniglie e accessori d’arredo di alta gamma, unendo artigianalità, design distintivo e lavorazioni su misura per progetti unici ed esclusivi.  

Foglie d’Oro, eccellenza italiana del legno di alta gamma nata in Veneto nel 1966 dalla famiglia Brotto, è specializzata in pavimenti, boiserie e superfici su misura e controlla direttamente l’intera filiera produttiva, dalla materia prima al prodotto finito, garantendo qualità, tracciabilità e sostenibilità. L’azienda collabora con architetti e interior designer per progetti di lusso in tutto il mondo e porta a Vette e Onde la propria visione progettuale orientata a nuove sinergie e collaborazioni.

Gruppo Censeo, impresa edile fondata nel 2011 e specializzata in ristrutturazioni di pregio e general contracting, sostiene la tappa del Lago Maggiore promuovendo il dialogo tra hospitality, territorio ed eccellenze locali. 

Lutron, leader nei sistemi di controllo, nelle tende automatizzate e nelle soluzioni di illuminazione intelligente, rappresenta uno standard di riferimento nella gestione di camere e spazi comuni per l’hospitality di alta gamma.

Con oltre cinquant’anni di esperienza nel gres porcellanato, Mirage affianca architetti e designer nella realizzazione di progetti che coniugano ricerca estetica, prestazioni e sostenibilità, trasformando le superfici in elementi centrali dell’architettura e dell’interior design. 

PolyPiù, azienda italiana leader nello sviluppo di soluzioni in policarbonato per architettura e design, porta al progetto la propria esperienza nell’innovazione, nell’estetica e nella versatilità applicata agli spazi contemporanei.

Resstende, sinonimo di innovazione e artigianalità nel settore della protezione solare e interpreta la schermatura come elemento essenziale dell’architettura contemporanea, con soluzioni che integrano design e tecnologia. 

Roda For You, atelier italiano specializzato nel contract design, opera nella valorizzazione, personalizzazione e realizzazione di spazi da vivere, interpretando lo spirito dei luoghi e delle persone che li immaginano e li progettano.

Sforzin Illuminazione, attraverso i brand Urban Lighting, Tecnico Natural Light e Miloox, sviluppa soluzioni dedicate al mondo contract, alberghiero e della ristorazione, collaborando con architetti e progettisti nella costruzione di ambienti capaci di coniugare funzionalità e qualità della luce. 

Tecnostrutture, con oltre quarant’anni di esperienza, è tra i protagonisti dell’innovazione off-site grazie al sistema modulare misto acciaio-calcestruzzo NPS®, una soluzione sempre più apprezzata anche nel settore hospitality per le sue caratteristiche di sostenibilità, efficienza ed espressività architettonica. 

Tubes, rappresenta un’eccellenza internazionale nel design del calore e offre a progettisti e interior designer un’ampia gamma di radiatori, scaldasalviette e accessori capaci di garantire grande libertà espressiva attraverso un approccio sartoriale al progetto.  

Zucchetti, infine, unisce design, innovazione e qualità a una consolidata vocazione per il contract, proponendo soluzioni per l’ambiente bagno e affermandosi come partner affidabile e flessibile per architetti, designer e operatori dell’ospitalità.

Con la tappa del Lago Maggiore, Vette e Onde Experience 2026 conferma la propria vocazione di piattaforma per il confronto tra istituzioni, investitori, progettisti, imprenditori ed operatori dell’hospitality, promuovendo una riflessione sui nuovi modelli di sviluppo delle destinazioni italiane e sul ruolo che architettura e qualità progettuale possono assumere nella costruzione del valore dei territori.

venerdì 26 giugno 2026

L’ESTATE D’ORO E ARGENTO DEGLI SPIRITS PIEMONTESI

 



L’Alambicco d’Oro assegna cinque medaglie a Mazzetti d’Altavilla

Un’estate d’oro e d’argento per Mazzetti d’Altavilla che continua il festeggiamento dei 180 anni di ininterrotta attività grazie alla pioggia di riconoscimenti che arriva dalle principali competizioni nazionali dedicate agli spirits. Fra queste l’Alambicco d’Oro a firma dell’ANAG (Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa) ha premiato con ben cinque medaglie la distilleria monferrina a cavallo di tre secoli (fondata appunto nel 1846). Di queste quattro sono “Gold” e riconoscono l’eccellenza della Grappa 7.0, l’ormai iconica “barricata” di Ruchè, della Grappa di Arneis, portabandiera dei distillati secchi “made in Piemonte” e della Riserva Segni, uno speciale blend di Barolo e Dolcetto da meditazione grazie all’invecchiamento complessivo di cinque anni all’interno di botticelle di sei differenti e pregiate essenze lignee. È d’oro anche la medaglia assegnata al Brandy Italiano Mazzetti invecchiato 35 anni: una poesia per i sensi che spinge verso l’Olimpo le note poetiche del distillato di vino italiano. Ma l’elenco non finisce qui: c’è anche una Medaglia Silver per il Gin Mazzetti, un premio che riconosce un’ormai consolidata storia di produzione tutta “mazzettiana” del “London Dry” più amato dalle nuove generazioni. “Il giudizio di assaggiatori esperti – commenta il Direttore Generale Silvia Belvedere Mazzetti - rappresenta sempre un momento prezioso di confronto, perché ci restituisce il valore del lavoro che portiamo avanti da generazioni. Questi riconoscimenti premiano una cultura della distillazione che da sempre caratterizza Mazzetti d'Altavilla: dalle grappe ai brandy di lungo invecchiamento, fino a gin, amari e liquori, ogni prodotto nasce dalla stessa ricerca della qualità e dall'attenzione per le materie prime italiane. È questa continuità, unita alla capacità di interpretare gusti e occasioni di consumo diverse, che continua a guidare il nostro lavoro.”

Se la premiazione dell’Alambicco d’Oro 2026 è prevista per settembre, il festeggiamento in cima ad Altavilla Monferrato dura tutto l’anno grazie a eventi, visite e degustazioni che accendono l’estate degli spirits incontrando il turismo sempre più straniero che raggiunge le colline piemontesi “Patrimonio dell’Umanità”. Info: www.mazzetti.it


Credits Foto Paolo Bernardotti

Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta Diary #04 Giulia Maglionico. ELDORADA CHIPS a cura di Francesca Baboni

 


Festival delle Orestiadi 2026 45ª edizione ATTI DI RESISTENZA CONTEMPORANEA Direttore Artistico Alfio Scuderi

 


Un'edizione speciale del Festival delle Orestiadi celebra

Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026

attraverso un programma che intreccia teatro, arti visive, musica, performance e produzioni

site specific, riunendo alcuni tra i più importanti protagonisti della scena culturale italiana

 

Tra gli artisti, gli intellettuali e gli autori presenti e celebrati in questa edizione:

Pietrangelo Buttafuoco, Giovanni Caccamo, Eduardo Cicelyn, Antonio Dimartino, Donatella Finocchiaro, Dario Fo, Paolo Fresu, Emilio Isgrò, Moni Ovadia, Mimmo Paladino, Vincenzo Pirrotta, Arnaldo Pomodoro, Isabella Ragonese, Antonio Rezza e molti altri

 

3 luglio – 2 agosto 2026

 

Anteprima: venerdì 26 e sabato 27 giugno 2026

 

Baglio di Stefano, Museo delle Trame Mediterranee, Cretto di Burri - Gibellina

www.gibellina2026.it


 



 


Gibellina, 25 giugno 2026. Il Festival delle Orestiadi celebra la sua 45ª edizione entrando a far parte del programma di Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026 con un'edizione speciale intitolata Atti di resistenza contemporanea, ideata per festeggiare il riconoscimento ottenuto dalla città e riaffermare il valore del dialogo tra arte e teatro che, fin dalle origini, costituisce uno dei tratti distintivi dell'esperienza culturale di Gibellina.

 

Dal 26 giugno al 2 agosto il Baglio di Stefano, il Museo delle Trame Mediterraneee il Cretto di Burri diventeranno il palcoscenico di spettacoli, installazioni, musica, performance, produzioni site specific e percorsi espositivi che raccontano una delle esperienze culturali più originali del panorama italiano: quella di una comunità che, dopo il terremoto del 1968, ha scelto l'arte contemporanea e la cultura come strumenti di rinascita, trasformazione e costruzione del proprio futuro.

 

Nato da un'intuizione di Ludovico Corrao e cresciuto nel dialogo costante tra teatro, arti visive, architettura e pensiero contemporaneo, il Festival delle Orestiadi rappresenta oggi uno dei nuclei fondativi dell'identità culturale di Gibellina. Giunto alla sua 45ª edizione, continua a essere uno spazio di sperimentazione, confronto e ricerca, capace di mettere in relazione artisti, pubblico e territorio in un processo creativo che si rinnova anno dopo anno.

 

L'edizione 2026 si apre con un'anteprima straordinaria dedicata a Emilio Isgrò, figura imprescindibile della storia artistica e culturale di Gibellina.

Venerdì 26 e sabato 27 giugno il Cretto di Burri ospiterà una nuova versione de L'Orestea di Gibellina, l'opera che nel 1982 diede origine al Festival segnando definitivamente l'incontro tra il linguaggio del teatro e quello dell'arte contemporanea. Curato personalmente da Emilio Isgrò con la collaborazione di Alfio Scuderi, il progetto riporterà in scena una delle opere simbolo della storia culturale della città, con la partecipazione di Donatella Finocchiaro, Vincenzo Pirrotta, Sandra Toffolatti, Fabrizio Falco, Aurora Falcone, Federica D'Angelo, Giovanni Caccamo, Angelo Sicurella, Pietrangelo Buttafuoco e dello stesso Emilio Isgrò.

 

Il Festival rende inoltre omaggio a due figure imprescindibili della cultura italiana del Novecento, Dario Fo e Arnaldo Pomodoro, nel centenario della loro nascita. Attraverso produzioni originali, spettacoli e performance site specific, Gibellina rinnova il dialogo con due protagonisti che hanno intrecciato profondamente il proprio percorso artistico con quello della città e delle Orestiadi. Dario Fo portò infatti il suo Mistero Buffo tra le baracche dei terremotati, mentre Arnaldo Pomodoro firmò negli anni Ottanta le scene dell'Orestea rielaborata da Emilio Isgrò, contribuendo a definire una delle immagini più iconiche della storia del Festival.

 

L'Omaggio a Dario Fo inaugura il programma degli spettacoli al Baglio di Stefano venerdì 3 luglio con Francesco lu Santo Jullare, uno dei testi più emblematici dell'autore. Il percorso prosegue sabato 4 luglio con una produzione inedita costruita a partire dai monologhi scritti da Fo insieme a Franca Rame e per Franca Rame, per concludersi domenica 5 luglio con un laboratorio narrativo dedicato all'arte dell'affabulazione, a cura di Marco Baliani.

 

Un particolare gesto di riconoscimento è dedicato a Roberto Andò, legato a Gibellina fin dagli anni Novanta, attraverso un articolato Autoritratto a cura di Vincenzo Trione. Il momento centrale del percorso sarà sabato 11 luglio con la presentazione di Qui la vita non è altrove, un'installazione con la voce di Toni Servillo, ideata da Roberto Andò insieme a Mimmo Paladino per Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026. L'omaggio si concluderà con la lettura di Diario senza date, interpretata da Moni Ovadia con Marco Betta e Gianni Gebbia, mentre il Museo delle Trame Mediterranee ospiterà un progetto site specific in dialogo con le opere di Andò, che ripercorre la storia di Gibellina, delle Orestiadi e dei molti artisti che ne hanno costruito l'identità culturale, attraverso testi originali scritti per l'occasione da Eduardo Cicelyn.

 

Sabato 18 luglio sarà invece dedicato ad Arnaldo Pomodoro con una performance inedita che intreccia parola, musica, danza e arti visive, prendendo avvio dalle scene da lui realizzate per la storica Orestea. Isabella Ragonese accompagnerà il pubblico nelle parole del Pilade di Pier Paolo Pasolini, in dialogo con le coreografie di Federica Aloisio e Federica Marullo, in un percorso che mette in relazione teatro, corpo e opera d'arte.

 

Domenica 19 luglio il Festival renderà omaggio a Paolo Borsellino con la prima nazionale di Felicissima, spettacolo dedicato alla figura di Felicia Impastato, interpretato da Federica D'Amore e diretto da Claudio Zappalà.

 

Sabato 25 luglio Claudia Puglisi presenterà la restituzione scenica del laboratorio dedicato ai minori stranieri non accompagnati, esito finale di un progetto sviluppato nel corso dell'anno a Campobello di Mazara e Mazara del Vallo, che conferma l'attenzione delle Orestiadi verso i processi di partecipazione e inclusione sociale.

 

Tra i ritorni più attesi dell'edizione 2026 figurano Antonio Rezza, che venerdì 24 luglio presenterà il nuovo spettacolo Metadietro, e Marco Paolini, protagonista sabato 25 luglio con Antenati, una riflessione sull'evoluzione della nostra specie.

 

A chiudere il programma degli spettacoli al Baglio di Stefano sarà, domenica 26 luglio, l'opera per musica e pupi Il Cimbelino, da William Shakespeare, di Giacomo Cuticchio.

 

Il Festival si concluderà, come da tradizione, al tramonto nel Cretto di Burri, luogo simbolo dell'identità di Gibellina e della storia delle Orestiadi, con tre appuntamenti che intrecciano musica, teatro e narrazione in uno dei paesaggi artistici più iconici del contemporaneo.

 

Venerdì 31 luglio saranno protagonisti Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, che porteranno al Cretto il loro intenso dialogo musicale tra tromba, bandoneon e improvvisazione.

 

Sabato 1° agosto Marco Baliani presenterà Kohlhaas, uno dei lavori più rappresentativi del suo percorso artistico, mentre domenica 2 agosto Antonio Dimartino chiuderà la 45ª edizione del Festival con un concerto solista per chitarra e voce.

 

Con Atti di resistenza contemporanea, il Festival delle Orestiadi conferma il proprio ruolo centrale all'interno del programma di Gibellina Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026, riaffermando una visione culturale che da oltre quarant'anni continua a fare di Gibellina uno dei luoghi in cui il dialogo tra teatro, arti visive e spazio pubblico trova una delle sue espressioni più originali e riconosciute a livello internazionale.

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