martedì 22 settembre 2026

Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 PORTAMI IL FUTURO presenta TERRA MATTA Art Brut a Gibellina

 


a cura di Eva di Stefano con la collaborazione di Valentina Di Miceli allestimento di Enzo Fiammetta

con opere di Giovanni Bosco, Mario Cassisa,

Carmelo Morreale, Sabo e Annamaria Tosini e una scultura cinetica di Franco Cassarà

 

10 ottobre – 15 novembre 2026 Inaugurazione: 10 ottobre, ore 17.30

Fondazione Orestiadi – Museo delle Trame Mediterranee, Gibellina (TP)

 

gibellina2026.it


 



 


Gibellina (TP), 22 settembre 2026. Nell’ambito del programma di Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, dal 10 ottobre al 15 novembre 2026 la Fondazione Orestiadi presenta la mostra Terra matta. Art Brut a Gibellina, a cura di Eva di Stefano, con la collaborazione di Valentina Di Miceli e l’allestimento di Enzo Fiammetta.

La mostra riunisce i lavori di cinque artisti siciliani, Giovanni Bosco, Mario Cassisa, Carmelo Morreale, Sabo e Annamaria Tosini, che hanno sviluppato la propria ricerca al di fuori del sistema ufficiale dell’arte. Nati nella prima metà del Novecento e attivi nella seconda, sono differenti per cultura, esperienze e linguaggio, ma accomunati dall’impossibilità di essere ricondotti ai parametri artistici correnti e da una pratica artistica vissuta come necessità espressiva.

 

Il titolo della mostra fa riferimento a Terra matta, il romanzo autobiografico di Vincenzo Rabito, bracciante siciliano semi-analfabeta, la cui straordinaria esperienza di scrittura rappresenta un esempio di ostinazione creativa capace di sottrarsi alle regole e alle aspettative. La mostra prende così in esame una creatività spesso nata in situazioni di emergenza e costruita attraverso ciò che era disponibile, oppure sviluppata per scelta ai margini del sistema, come esercizio radicale di libertà.

I cinque artisti sono tutti legati a diverso titolo a Gibellina, perché presenti nelle collezioni dei musei cittadini o, come nel caso di Carmelo Morreale, perché ha vissuto nella città gli ultimi anni della propria vita.

Il percorso mette in dialogo opere e linguaggi molto diversi: dalle grandi pitture su legno di recupero di Giovanni Bosco(Castellammare del Golfo, 1949 – 2009), artista spontaneo di strada noto internazionalmente ma a lungo trascurato nella sua città, ai totem, biblioquadri e pitture-collage di Mario Cassisa (Palermo, 1929 – Trapani, 2008), che nelle sue opere stratifica elementi figurativi provenienti da culture lontane nello spazio e nel tempo.

 

Di Carmelo Morreale (Trapani, 1943 – Gibellina, 2024) sono esposti dodici disegni dedicati a Leonardo da Vinci, nei quali l’artista sviluppa un continuo confronto tra visione e ossessione. Le opere di Sabo (Palermo, 1916 – 1975) trasformano invece gli incubi interiori in dipinti popolati da giungle metamorfiche, trappole vegetali, creature demoniache e occhi. Annamaria Tosini (Palermo, 1930 – 2013) è presente con preziose sculture di carta realizzate con materiali di scarto, attraverso le quali trasfigura i propri ricordi.

 

All’esterno del museo è inoltre collocata la grande scultura cinetica Armonia e caos di Franco Cassarà (Alcamo, 1930 – 2025), che introduce il percorso espositivo e richiama il rapporto tra creazione artistica, artigianato e ricostruzione di Gibellina. L’opera restituisce infatti anche il ruolo svolto dagli artigiani e dalle maestranze nella rinascita della città: figure che, nel processo di ricostruzione e nel confronto diretto con gli artisti, sono spesso diventate a loro volta creatori.

 

La mostra porta così all’attenzione un patrimonio di opere raramente visibile, testimonianza di pratiche artistiche libere dalle categorie e dalle convenzioni, e insieme di quella concezione aperta e inclusiva della creazione che ha accompagnato la rinascita di Gibellina come città d’arte.

In occasione della mostra, la rivista Osservatorio Outsider Art, edita dalle Edizioni Museo Pasqualino, pubblica inoltre un numero speciale dedicato a Terra matta, disponibile presso il bookshop del museo.

Dieci esperienze per vivere Terra Madre Salone del Gusto 2026

 


Una selezione per farsi guidare tra gli oltre 1000 eventi diffusi
nel centro di Torino dal 24 al 27 settembre

 

Sono oltre 1000 gli eventi in programma dal 24 al 27 settembre, a comporre un’edizione di Terra Madre Salone del Gusto sempre più diffusa, che porta il racconto della biodiversità dentro e fuori gli spazi del Mercato, trasformando la città in un grande palcoscenico di incontri, degustazioni, mostre, feste e momenti di confronto, da percorrere a piedi tra piazza Carlo Felice e piazza Vittorio Veneto, passando per via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Alberto, piazza Castello, Palazzo Reale e Musei Reali di Torino.

 

Dal tè selvatico delle foreste di Taiwan alle cucine di ogni continente, dalle mostre agli incontri con produttori e comunità, fino alle occasioni per confrontarsi sui grandi temi di attualità - inclusione, pace e futuro, crisi climatica e giusto prezzo - ecco alcuni spunti curiosi per immergersi nell’atmosfera di Terra Madre.  

 


 

Scoprire il tè selvatico di Taiwan

Nello stand di Slow Food Taitung Taiwan in piazza Castello si può viaggiare tra le foreste montane alla scoperta della Camellia formosensis, una specie di tè selvatico endemica dell’isola. A oltre 900 metri di altitudine, queste piante possono superare i 10 metri di altezza e vivere per oltre 200 anni, crescendo spontaneamente sotto le chiome della foresta, senza pesticidi, concimi o potature. Un incontro permette di conoscere il valore di questo patrimonio di biodiversità e il legame con le comunità locali, ma anche di degustare la stessa foglia attraverso due diverse lavorazioni, dal tè bianco al tè nero, e scoprire gli aromi della montagna attraverso uno spray realizzato con un atelier di profumeria naturale di Taitung.

Taiwan e i suoi tè selvatici sono solo una delle esperienze che compongono il programma internazionale del Mercato di Terra Madre: dalle cucine regionali delle Filippine alle produzioni tradizionali dell’Azerbaigian, fino ai sapori mediterranei di Mersin, in Turchia, ogni appuntamento mette al centro il rapporto tra cibo, territorio e comunità grazie alla partecipazione di produttori e cuochi arrivati appositamente a Torino per Terra Madre. Tra degustazioni, laboratori e incontri con i produttori si viaggia anche tra Giappone, Colombia, Messico, India e Corea del Sud.
Scopri gli spazi delle comunità provenienti da tutto il mondo

 

Imparare con il Grande Gioco dell’Oca dei Presìdi Slow Food 

A Terra Madre si scopre la biodiversità a colpi di dado! Nella corte d’onore di Palazzo Reale, lo Spazio Slow Food Educazione propone per tutta la manifestazione un percorso dedicato a grandi e piccoli, in cui ogni casella racconta un Presidio Slow Food: prodotti unici, razze animali, varietà vegetali e comunità che custodiscono saperi e tradizioni. Tra domande, prove e sorprese, il gioco diventa un modo semplice e divertente per scoprire che la biodiversità è fatta di territori, persone e storie da conoscere e proteggere. L’attività è gratuita e aperta a tutti: giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 20, a ciclo continuo.
Il Grande Gioco dell’Oca dei Presìdi Slow Food fa parte di un programma molto più ampio: le attività educative spaziano dalla preparazione di merende semplici, gustose ed equilibrate con La merenda buona, pulita e giusta, alla scoperta della cultura mediterranea attraverso pane, olio, erbe aromatiche e pomodoro con Galeotto Fud, fino al laboratorio In nome della Regina, che intreccia storia della gastronomia e preparazione della pizza.
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Fare festa al Mercato Centrale 

Sabato 26 settembre, dalle 19.30 a mezzanotte, il piano terra del Mercato Centrale Torino accoglie una serata speciale di Terra Madre, con una cena insieme ai cuochi dell’Alleanza Slow Food e alla Bottega Il Ristorante, musica dal vivo e una drink list dedicata alla biodiversità. La programmazione musicale, in collaborazione con Renken ETS, prende il via alle 20 con la cantautrice italo-messicana Nonsonopoetica, seguita dal cantautore senegalese Ibson Daone e, alle 22, da Tamra, ensemble di percussioni e danze africane fondato dal maestro griot Ablaye Dieng. A completare la serata, il Pop-Up Drink di Distillerie Brillo, con una carta firmata dal mixologist Michele Marzella che attraversa botaniche, ingredienti e rotte culturali: dal pimento giamaicano alla yerba mate, dal tè nero al frutto della passione, fino a proposte analcoliche.

Ma le occasioni per fare festa non finiscono qui: il Terra Madre by night prosegue anche in piazza San Carlo tutti i giorni fino alle 23, con gli assaggi del Pastificio Di Martino, le proposte brassicole di Qba - Quality Beer Academy e la musica di BBBell, tutti main partner dell’evento, da accompagnare con un calice di vino dalla selezione di oltre 300 etichette dell’Enoteca della Slow Wine Coalition.

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Sfilare con oltre 150 gelatieri per le vie di Torino  

Venerdì 25 settembre si può passeggiare insieme ad Alberto Marchetti e a oltre 150 gelatieri italiani e internazionali, per scoprire e celebrare un mestiere che merita di uscire dai laboratori e conquistare le strade della città. Nasce così AUG – Adunata Universale Gelatieri, un evento pensato per creare una comunità, rafforzare il senso di appartenenza e dare visibilità a una professione spesso sottovalutata nel mondo della gastronomia, talvolta confusa con quella del conista o addirittura con la macchina che manteca il gelato.
Alle 17 il corteo parte da piazza C.L.N. e attraversa alcune delle vie più belle del centro storico, per arrivare in piazza San Carlo, dove alle 19.30 i gelatieri si ritrovano per una grande cena collettiva in piazza. Un’occasione per incontrare i protagonisti del gelato artigianale in un’atmosfera festosa e colorata, e per partecipare da vicino a questa prima grande adunata.

I biglietti per la cena sono disponibili qui.

 

Scrivere insieme la ricetta che Artusi non ha mai scritto  

E se potessimo aggiungere una ricetta alle 790 raccolte da Pellegrino Artusi? Allo stand dell’Emilia-Romagna, il pubblico è invitato a contribuire alla creazione della Ricetta 791, quella che Artusi non ha mai scritto. Per quattro giorni, 21 degustazioni dedicate a Emilia, Bologna-Modena e Romagna diventano un viaggio tra prodotti DOP e IGP, Presìdi Slow Food e ingredienti dell’Arca del Gusto, chiamando i visitatori a scegliere e votare gli ingredienti che andranno a comporre la nuova ricetta. Il percorso si conclude domenica con la Cena Artusiana, durante la quale verrà presentata la ricetta finale, nata dalle scelte del pubblico. Un modo originale per conoscere la ricchezza gastronomica dell’Emilia-Romagna e, allo stesso tempo, contribuire a scrivere un piccolo pezzo della sua storia culinaria.
E proprio come la Ricetta 791, anche gli altri spazi regionali del Mercato di Terra Madre invitano a scoprire l’Italia attraverso i suoi prodotti, le sue tradizioni e le persone che le custodiscono: un percorso da nord a sud tra degustazioni, incontri, cucine e attività, per conoscere da vicino la biodiversità agroalimentare dei diversi territori.

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Lasciare una ricetta nel The Relish Living Cookbook  

Quale ricetta racconta una storia su di te, sulla tua famiglia o sulla tua comunità? A Terra Madre, nello spazio dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, puoi contribuire a costruire il The Relish Living Cookbook, un ricettario collettivo e in continua evoluzione. Attraverso cartoline e QR code, i visitatori possono condividere una ricetta di famiglia, tramandata di generazione in generazione, oppure semplicemente quella preferita, insieme ai ricordi e alle storie che la rendono speciale.
E se una ricetta può raccontare una storia, anche un ingrediente può nascondere possibilità inaspettate. Con L’ingrediente intero: valorizzare tutto per non sprecare niente, il Laboratorio Mobile dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo apre le sue porte per scoprire, attraverso i sensi, come ogni parte di un vegetale possa essere valorizzata e trasformata, riducendo gli sprechi e aprendo nuove strade per un’alimentazione più sostenibile. Un’attività breve e interattiva a ciclo continuo che permette di conoscere anche il lavoro del Pollenzo Food Lab e il progetto FEAST, dedicato alla ricerca di sistemi alimentari più sani e sostenibili.
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Viaggiare fino al Cile, a partire dalla tavola  

Fino al 28 settembre il programma Terra Madre Off porta la manifestazione fuori dalle piazze del centro, coinvolgendo Torino e il Piemonte con cene, degustazioni e incontri. Tra gli appuntamenti gastronomici c’è Sapori dai confini del mondo: Resistenza Alimentare, una cena organizzata da Slow Food Cile e dall’Associazione culturale El Caleuche per sostenere le comunità Slow Food del nord del Cile, duramente colpite dalle recenti alluvioni e da importanti sfide climatiche. Il 28 settembre, alle 19, prodotti locali e ingredienti legati alle culture ancestrali e ai saperi contadini sono al centro di una serata dedicata a sementi tradizionali, sovranità alimentare e agroecologia. Ma le occasioni per sedersi a tavola sono molte, come Solferino senza frontiere, che mette in dialogo la tradizione piemontese con la biodiversità brasiliana, le cene dedicate ai Presìdi Slow Food di Adelaide Bottega Bar, la Slow Sake Dinner proposta dal Ristorante AL, e l’appuntamento alla scoperta dell’amanatto, tipico dell’antica tradizione dolciaria giapponese, da Eataly Torino Lingotto.
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Visitare le mostre in giro per Torino  

Non solo piazze e mercato: durante la manifestazione, la città diventa un percorso diffuso tra mostre e installazioni. A Palazzo di Città, Into the Wool invita a guardare la lana di pecora con occhi nuovi, mostrando come una materia spesso considerata di scarso valore possa diventare una risorsa per l’economia circolare, il design, l’artigianato e l’innovazione. Al Museo Accorsi-Ometto, invece, un percorso tra le collezioni racconta come cioccolata, tè, caffè, mais, pomodori e patate abbiano trasformato la tavola europea tra Cinquecento e Settecento, seguendo gli scambi e le contaminazioni che hanno cambiato nel tempo abitudini e tradizioni alimentari. Al Museo Egizio, A tavola con l’antico Egitto porta nelle cucine e sulle tavole lungo il Nilo, tra pane, birra, verdure, legumi, frutta e pesce, fino alle carni, ai dolci al miele e alle spezie delle tavole dei faraoni, mentre allo Spazio Oslo, Indonesia Calling racconta il viaggio a Bajawa di un gruppo di professionisti e appassionati del caffè: attraverso un reportage fotografico composto da immagini proiettate in rotazione 24 ore su 24 , il progetto porta il pubblico tra paesaggi, coltivazioni, lavoro e comunità, per raccontare l’origine del caffè come un insieme di relazioni, conoscenze e pratiche. Da non farsi sfuggire, lungo i portici di via Po, le gigantografie che ripercorrono i momenti più memorabili delle edizioni passate e i progetti più significativi di Slow Food, per celebrare i 30 anni dal primo Salone del Gusto, nel 1996.

 

Seguire il viaggio dal bosco alla tavola  

Dalle foreste di querce dei Pirenei alle tradizioni di raccolta spontanea di Bali, passando per la Calabria, Dalla foresta alla tavola, il laboratorio ospitato nello spazio Terre Connesse in piazza Castello, racconta come il cibo possa contribuire a rigenerare territori, biodiversità e comunità. Claire Mauquié, coordinatrice di Slow Food Pays Catalan, presenta la reforesting cuisine, trasformando ingredienti come le ghiande di quercia in preparazioni originali, tra cui gli gnocchi con salsa di noci fermentate. Dall’Indonesia, Made Masak Dewa porta invece una ricetta della tradizione balinese e racconta il foraging, le spezie forestali e i progetti di riforestazione partecipata, mentre Davide Maruca, dalla Calabria, propone la pitt’ ajima di castagne. Un incontro tra Francia, Italia e Indonesia che mette in dialogo gastronomia, pratiche agroecologiche e antichi saperi.
E il viaggio tra biodiversità, territori e comunità continua anche nello spazio Terre Alte sostenuto dal main partner Acqua S. Bernardo, in piazza San Carlo, con incontri e attività dedicati alle montagne: dal foraging alla gestione del bosco, dalle razze autoctone ai formaggi a latte crudo, fino alla tutela di coltivazioni, semi e saperi tradizionali. 

 

Parlare di cibo e pace

Antidoto alla monocultura in tutte le sue forme, la biodiversità, tema al centro della 16esima edizione di Terra Madre, è il principio con cui vogliamo costruire un vivere civile in armonia con le risorse naturali, imperniato su una cultura di pace, come strumento che unisce superando confini e sovranismi. Ed è quello che accade nel centro di Torino per quattro giorni, grazie a conferenze, come Terra e Pace, all’Auditorium Reale Mutua, con la partecipazione, insieme a delegati della rete Slow Food dal mondo, del filosofo Tommaso Greco, e a momenti gastronomici, come lo showcooking di Akli Baladi, in programma presso lo spazio Nutrire le città del mondo, nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, che diventa un’occasione per conoscere la Palestina attraverso il cibo, le sue comunità rurali e i prodotti che raccontano il legame con il territorio. La cuoca e food writer Fidaa Abuhamdiya accompagna il pubblico alla scoperta di tre prodotti simbolo — miele, olio d’oliva e datteri — raccontando varietà, tradizioni e pratiche di produzione: dal miele delle colline, legato alle pratiche dell’apicoltura tradizionale, all’olio ottenuto da varietà autoctone come Suri e Nabali, fino ai datteri Medjool della Valle del Giordano e di Gerico. L’incontro rappresenta anche un momento di confronto tra i soggetti coinvolti nel progetto Akli Baladi, coordinato dalla Città di Torino, co-finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), grazie al quale Slow Food mappa e sostiene le comunità rurali che resistono alla frammentazione geopolitica e alla perdita della biodiversità.

DIESEL FARM E TRATTORIA DEL LOCAL: DUE VISIONI DEL SAPER FARE AL CENTRO DI HOMO FABER A VENEZIA

 


Skira presenta Linda Cummings. Slippages A cura di Kathy Battista

 

DALLA VITICOLTURA RAGIONATA AL BILANCIO DI SOSTENIBILITA’ 2025: I RISULTATI DI BOSCO DEL MERLO

 


Il marchio Bosco del Merlo racchiude in sé la filosofia e la passione della famiglia Paladin che ha sempre saputo unire storia e innovazione con l’obiettivo di conseguire una qualità enologica capace di esprimere l’unicità e le sfumature del territorio. Con Bosco del Merlo è nata la Viticoltura Ragionata, una pratica all’avanguardia, per portare nel bicchiere il valore di un’eccellenza senza compromessi, che abbraccia salute, ambiente, sostenibilità economica e sociale. Da questa esperienza, sono nati vini che si distinguono per raffinatezza e per carattere.

 

Oggi, sempre nell’ottica della qualità e dello sguardo volto al futuro, la famiglia Paladin presenta il bilancio di sostenibilità 2025, che dimostra i risultati raggiunti dopo un lavoro di oltre un decennio sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il documento evidenzia le azioni concrete che hanno permesso all’azienda di raggiungere i risultati che si ispirano a 3 dei 17 obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals), definiti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ONU. << Il lavoro che presentiamo oggi – afferma la Famiglia Paladin - non è un punto di arrivo ma un nuovo passo di un percorso intrapreso molti anni fa con azioni concrete che continuiamo a portare avanti giorno dopo giorno. >>

 

Obiettivo SDG 06 – Acqua pulita e servizi igienico sanitari / Obiettivo SDG 13 - Azione per il Clima

L’acqua depurata viene liberata direttamente nella roggia adiacente alla cantina. Questo processo avviene grazie a un depuratore biologico dove vengono convogliate tutte le acque risultanti dal processo di produzione. Il monitoraggio dei consumi dell’acqua è sempre attivo.

 

Obiettivo SDG 07 – Energia pulita e accessibile / Obiettivo SDG 13 - Azione per il Clima

L’azienda ha come obiettivo quello di utilizzare il più possibile energia derivante da fonti rinnovabili. Per questo motivo è stato installato un impianto fotovoltaico capace di soddisfare la maggior parte dei fabbisogni interni. L’energia elettrica prodotta complessivamente nel 2025, per il 67% circa è stata autoconsumata, mentre per il restante 33% circa è stata immessa in rete. L’incidenza dell’energia elettrica prodotta su quella complessivamente consumata è pari al 61.04%.

Nel 2025, l’impianto fotovoltaico aziendale ha contribuito alla salvaguardia dell’ambiente evitando il consumo di 56.71 TEP (Tonnellate Equivalenti di Petrolio) pari a 87.310 Kg di anidride carbonica.

 

Obiettivo SDG 12 - Consumo e Produzione Responsabile / Obiettivo SDG 13 - Azione per il Clima

L’azienda utilizza al minimo i detergenti, prediligendo l’utilizzo di vapore acqueo nei processi di sanificazione e pulizia. Nell'analisi annuale di monitoraggio, i detergenti sono stati suddivisi in base all’utilizzo: detergenti per vasche e detergenti per filtro. Nel corso degli ultimi anni, l’azienda ha cercato di impegnarsi nel diminuire l'impiego di detergenti in modo da avere un maggiore rispetto per l’ambiente.

Il monitoraggio della produzione di rifiuti è costante. I rifiuti che vedono una produzione maggiore sono: carta e cartone, nylon e plastica, vetro derivati dagli scarti di produzione e dagli imballi dei materiali secchi. Tutti questi prodotti sono gestiti da aziende specializzate nel recupero e nel riciclo. Nel 2025 le attività aziendali hanno generato 31.000 Kg di rifiuti, un valore inferiore del 10.50% rispetto al 2024.

La versione integrale del Bilancio di Sostenibilità è disponibile nel sito dell’azienda.

 

 

Il 9, 10 e 11 ottobre 2026 si tiene al Castello di Strassoldo di Sopra (UD) “Magici Intrecci Primaverili”