|
|
|
| | |||||
|
|
|
|
|
| | |||||
|
|
|
|
Termina con uno straordinario successo di pubblico e di critica la mostra “Vivian Maier. The Exhibition” al Museo del Genio di Roma, affermandosi come uno degli appuntamenti culturali più apprezzati della stagione romana.
In questi mesi l’esposizione dedicata alla celebre fotografa americana ha registrato migliaia di visitatori (oltre 40.000), con un’affluenza costante e trasversale. Appassionati di fotografia, studiosi, turisti, famiglie, scuole e numerosi gruppi organizzati hanno animato gli spazi espositivi del Museo del Genio, partecipando anche alle tante visite guidate e agli eventi collaterali che ne hanno arricchito il calendario culturale.
Il successo della mostra è andato di pari passo con il grande apprezzamento per la rinascita della sede stessa del Museo del Genio, tornata a essere un punto di riferimento nel panorama culturale romano.
“Siamo particolarmente felici di questo risultato – dichiara Iole Siena, Presidente di Arthemisia, azienda che gestisce il Museo del Genio – che non era affatto scontato. Il Museo del Genio, luogo
straordinario, era di fatto sconosciuto, e portarvi tante persone è stata una sfida importante, fortunatamente riuscita. Sono grata all’Esercito Italiano e a Difesa Servizi per la bella opportunità che hanno dato a noi ma soprattutto alla Città di Roma.”
Sull’onda di questo entusiasmo, il Museo è pronto ad accogliere, dal 5 marzo, il prossimo grande appuntamento espositivo: una mostra imperdibile dedicata a Robert Doisneau, maestro indiscusso della fotografia francese del Novecento, che ripercorre l’intera carriera dell’artista attraverso oltre 140 scatti molte delle quali entrate nell’immaginario collettivo e nella storia della fotografia.
La scelta di un nome come quello di Doisneau non è casuale: si inserisce, infatti, nel programma speciale con cui il Museo del Genio e Arthemisia vogliono celebrare, quest’anno, il 200esimo anniversario della nascita della fotografia.
Un omaggio a uno dei nomi più importanti e affascinanti della fotografia internazionale, l’artista che ha saputo trasformare la poesia della vita quotidiana in immagini senza tempo, rendendo Parigi un’icona universale attraverso l’obiettivo.
L’esposizione su Doisneau assume un significato ancora più simbolico nell’anno in cui ricorre il 70esimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma: un dialogo ideale tra due capitali della cultura europea, raccontato attraverso l’obiettivo di uno dei fotografi che meglio ha saputo immortalare l’anima di Parigi.
Dopo il successo di Vivian Maier e con l’arrivo di Robert Doisneau, il Museo del Genio rinnova così il proprio impegno nel proporre grandi protagonisti della fotografia internazionale, confermandosi spazio di eccellenza, incontro e scoperta per la città e per il pubblico nazionale e internazionale.
Con il patrocinio della Regione Lazio, la mostra “Vivian Maier. The Exhibition”, da un’iniziativa del Ministero della Difesa, Esercito Italiano e Difesa Servizi, è stata prodotta e organizzata da Arthemisia da un progetto di Vertigo Syndrome in collaborazione con diChroma photography.
La mostra è stata organizzata in partnership con la Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e Poema e ha visto come sponsor Generali Italia con il programma Generali Valore Cultura, come mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale e come media partner la Repubblica.
ALTRALINEA + SPARCH VINCONO IL CONCORSO INTERNAZIONALE
PER IL NUOVO CENTRO DELLE CULTURE CONTEMPORANEE
DI VICENZA
Nel 2027 l’ex cinema riaprirà come
CORSO – Culture del Contemporaneo:
laboratorio culturale nel cuore della città storica
Vicenza, 16 febbraio 2026. L’ex Cinema Corso ha finalmente un futuro. Dopo quasi trent’anni di chiusura, lo storico edificio di Corso Fogazzaro tornerà a vivere grazie al progetto firmato dal raggruppamento guidato da ALTRALINEA S.R.L. S.T.P. (mandatario, Ing. Pierluigi Capobianchi), con SPARCH S.R.L. (mandante, Arch. Riccardo Coccia), vincitore del concorso internazionale di architettura promosso dalla Fondazione Giuseppe Roi.
La proposta è stata selezionata per la solidità dell’impianto architettonico, la coerenza nell’organizzazione funzionale degli spazi e la capacità di integrare rigore tecnico, sostenibilità gestionale e visione culturale. Il progetto interpreta in modo maturo e misurato la visione di CORSO – Culture del Contemporaneo, trasformando un edificio simbolico del Novecento vicentino in un’infrastruttura culturale capace di evolvere nel tempo.
Non si tratta semplicemente di una riqualificazione edilizia, ma di un intervento strategico per la città: restituire al centro storico una funzione produttiva e contemporanea, capace di dialogare con l’eredità palladiana senza esserne schiacciata, e di colmare un vuoto nel sistema culturale locale dedicato alla sperimentazione e alle nuove generazioni.
UN CONCORSO COME SCELTA DI METODO E DI VISIONE
La Fondazione Giuseppe Roi, pur non essendo obbligata per legge, ha scelto di adottare una procedura anonima in due fasi secondo standard tipici delle gare pubbliche, con commissione nominata, verbali pubblici e gestione tramite piattaforma nazionale. Una decisione che ha voluto affermare con chiarezza un principio: la qualità architettonica è una responsabilità pubblica, anche quando l’iniziativa è privata.
Alla prima fase hanno partecipato 125 proposte, provenienti dall’Italia e da 4 paesi europei a testimonianza dell’interesse suscitato da un intervento che affronta una questione cruciale per molte città storiche: come rigenerare edifici novecenteschi introducendo funzioni contemporanee, senza snaturarne l’identità e garantendone la sostenibilità nel lungo periodo.
Cinque gli RTP (raggruppamenti temporanei di professionisti) ammessi alla fase finale del concorso. Accanto al progetto poi risultato vincitore, guidato da ALTRALINEA con SPARCH, hanno partecipato anche il raggruppamento guidato da CHORUS S.R.L. (Arch. Niccolò Suraci), con Arch. Marcello Carpino, Arch. Nicola Campri, Arch. Giacomo Ardesio e PRODIM S.R.L. (secondo classificato); il raggruppamento guidato da ARCHISBANG S.R.L. (Arch. Silvia Minutolo, Arch. Marco Giai Via, Arch. Eugenio Chironna, Arch. Marica Torreggiani), con SINTECNA S.R.L. e ORBYTA ENGINEERING S.R.L. (terzo classificato); il team composto da Arch. Federico Bertolo, Arch. Tommaso Bisogno e MILAN INGEGNERIA S.p.A. (quarto classificato); infine il raggruppamento guidato da SDV S.R.L. (Arch. Sossio De Vita), con Arch. Giuseppe Chiariello e SUPERSPATIAL S.R.L. (quinto classificato).
La pluralità dei profili ammessi alla seconda fase — tra studi con esperienza museale, progettazione di spazi ibridi, competenze strutturali e impiantistiche avanzate — ha garantito un confronto progettuale di alto livello, restituendo alla città un dibattito architettonico articolato e qualificato.
La giuria ha svolto un ruolo centrale nel garantire l’elevato profilo del processo valutativo. Ne hanno fatto parte Eva Fabbris, direttrice del Madre – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli; Ippolito Pestellini Laparelli, architetto e già presidente della Giuria della Biennale Architettura; Antonio Atripaldi, progettista con significativa esperienza museale; Nicola Tracanzan, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti PPC di Vicenza; e Francesca Lazzari, Presidente della Fondazione Giuseppe Roi.
Nel motivare la scelta, la commissione ha riconosciuto nel progetto vincitore una particolare capacità di interpretare in modo equilibrato la complessità dell’intervento: qualità architettonica e coerenza nell’organizzazione funzionale degli spazi, integrazione rispettosa con l’edificio esistente, attenzione alla sostenibilità tecnico-economica e alla futura gestione, flessibilità d’uso e aggiornamento strutturale e impiantistico adeguato alle esigenze di un centro culturale contemporaneo.
Il costo stimato dell’opera è pari a 2,8 milioni di euro oltre IVA. Nei prossimi mesi sarà perfezionato il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE), passaggio decisivo per tradurre la proposta vincitrice in un percorso realizzabile e sostenibile.
ARCHITETTURA: TRASFORMARE SENZA CANCELLARE
Il progetto vincitore affronta l’intervento con un approccio stratigrafico, evitando gesti formali invasivi e lavorando per chiarificazione e riordino degli spazi esistenti.
La facciata su Corso Fogazzaro, vincolata e fortemente identitaria, viene preservata come soglia urbana, mentre l’interno viene ripensato come organismo flessibile e trasformabile.
La storica sala trapezoidale diventa il fulcro di un sistema modulare, capace di adattarsi a configurazioni differenti: platea, spazio performativo, ambiente espositivo, sala immersiva. L’intervento prevede un aggiornamento strutturale e impiantistico integrato, con infrastrutture tecnologiche avanzate e soluzioni orientate all’efficienza energetica e al riuso consapevole dell’esistente, in un’ottica di sostenibilità ambientale oltre che gestionale.
La dimensione tecnica è fondativa: garantire comfort, sicurezza, accessibilità universale e adattabilità futura significa costruire un’architettura capace di durare e di accompagnare l’evoluzione delle pratiche culturali.
Accanto alla sala principale, il progetto introduce spazi dedicati alla produzione e alla ricerca — coworking creativo, ambienti per residenze temporanee, aree di laboratorio — organizzati secondo una logica di permeabilità e relazione tra pubblico e produzione.
L’architettura diventa così piattaforma operativa per un sistema culturale attivo.
EX CINEMA CORSO: UNA STORIA CHE RITORNA AL CENTRO
Inaugurato il 21 febbraio 1948 con I miserabili di Riccardo Freda, il Cinema Corso fu progettato dall’architetto Giuseppe Morseletto e si distingueva dalle altre sale cittadine per la sua forma leggermente trapezoidale e per la facciata su Corso Fogazzaro decorata da tre sculture raffiguranti le muse dell’arte, realizzate dal Laboratorio Morseletto. Con i suoi 600 posti a sedere e il soffitto apribile — soluzione che garantiva un ambiente fresco anche nei mesi estivi — il Corso era considerato uno dei cinema più eleganti e prestigiosi della città, punto di riferimento per la programmazione internazionale, con una particolare attenzione al cinema americano.
Non arriverà però a festeggiare i cinquant’anni di attività: il 1° maggio 1996 è costretto alla chiusura a causa delle difficoltà di adeguamento alle nuove normative sull’agibilità delle sale cinematografiche. Da allora l’edificio è rimasto per oltre trent’anni una presenza sospesa nel centro storico. Oggi non viene semplicemente restaurato: viene reinterpretato come infrastruttura culturale contemporanea, capace di inserirsi nel tessuto urbano con discrezione ma con una funzione nuova e strategica.
CORSO: NON SOLO UN EDIFICIO, MA UN SISTEMA CULTURALE PER IL TERRITORIO
CORSO sarà un laboratorio di sperimentazione contemporanea, spazio di produzione, confronto e formazione: uno spazio dove giovani artisti potranno sviluppare progetti, confrontarsi con maestri affermati e intrecciare linguaggi e tecnologie. Residenze artistiche under 35, mostre site-specific, festival multidisciplinari, laboratori, progetti di welfare culturale e collaborazioni con università, istituzioni e imprese comporranno una programmazione interdisciplinare e intergenerazionale.
L’architettura è lo strumento che renderà possibile questa visione: uno spazio pensato per essere trasformato, attraversato e abitato.
L’obiettivo è costruire un presidio stabile per il contemporaneo, capace di generare valore culturale, sociale ed economico, trattenendo talenti e attivando nuove competenze nel territorio.
Parallelamente al percorso progettuale, la Fondazione sta definendo un modello di governance che porterà nel 2026 alla costituzione di una nuova Fondazione, coinvolgendo partner istituzionali e privati in una gestione condivisa e sostenibile nel lungo periodo.
FONDAZIONE GIUSEPPE ROI: LE PAROLE DELLA PRESIDENTE
«Abbiamo voluto un concorso internazionale perché crediamo nella qualità del confronto e nella responsabilità della scelta. La giuria ha lavorato con grande rigore, valutando non solo la forza dell’idea architettonica ma la sua reale capacità di diventare spazio funzionante, sostenibile e aperto alla città.
La trasformazione dell’ex Cinema Corso è un investimento culturale sul futuro di Vicenza. Ora inizia la fase più concreta: tradurre il progetto in realtà, costruendo consenso e collaborazione attorno a questo spazio.»
Francesca Lazzari
Presidente Fondazione Giuseppe Roi ETS
PROSSIME TAPPE
Nei prossimi mesi saranno esposti i progetti finalisti nelle sale Ipogee di Palazzo Thiene; verrà perfezionato il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE) e saranno avviate le procedure per l’attivazione del finanziamento e l’inizio dei lavori.
L’inaugurazione è prevista per fine 2027.
L’ex Cinema Corso si prepara così a riaprire le sue porte non come semplice sala restaurata, ma come un’architettura contemporanea capace di produrre cultura nel cuore storico di Vicenza.
|
|