“Ci troviamo in un territorio, quello emiliano-romagnolo, con una grande storia vinicola alle spalle, lunga secoli. Un territorio che in questi ultimi anni sta lavorando al meglio con i propri vitigni autoctoni, regalando vini gastronomici, decisamente adatti a sostenere i piatti del nostro chef”, spiega Daniele.
Piatti, quelli proposti dal giovane chef classe 1992, che raccontano l’incontro fra la tradizione emiliana reinterpretata in chiave moderna e la cucina mediterranea che scorre nelle vene di Schettino, partenopeo d’origine. Una sfida quotidiana per il sommelier de I Carracci, che negli anni ha avuto modo di scoprire segreti e abbinamenti tratti dall’ampia proposta della regione d’adozione (lui foggiano d’origine).
“Penso al Pignoletto, poco conosciuto ma con un grande potenziale. All’Albana, a parere mio un’uva gastronomica che ben si abbina ai piatti del territorio e non solo. O il Sangiovese di Romagna, impossibile non citarlo, con le sue numerose sottozone, dalle più eleganti a quelle che per terreno regalano al vino maggior struttura”. Non mancano poi i grandi classici regionali, come il Lambrusco, ma anche vitigni internazionali che trovano in Emilia Romagna un luogo favorevole, “il Merlot dei Colli Bolognesi ad esempio, o il Cabernet Sauvignon”.
Ogni vitigno ha le proprie peculiarità, e ogni cantina, tra quelle battute da Daniele, le esalta in maniera differente, a seconda delle scelte enologiche fatte o della specificità dei singoli terroir. “Sta tutto nel ricercare, nel conoscere e nel selezionare - spiega Montuori - spesso attraverso eventi e fiere, i primi canali di vendita per i produttori. Ma quando è possibile anche visitando singole cantine, apprendendo la storia che sta dietro ad ogni singola referenza”.
È con questa scrupolosità, con tanta passione e con un background di esperto e appassionato di vino che Daniele prepara abbinamenti azzeccati e innovativi ai piatti di volta in volta proposti da chef Schettino.
“Ho trovato l'abbinamento al Mangiafagioli quando ho assaggiato il Grechetto Gentile di Tenuta Saiano”. Il signature dish dello chef, che si ispira all’omonimo dipinto di Annibale Carracci, è una Tagliatella con fagioli, cozze e plancton marino. “La bevuta minerale, iodata, di questo Grechetto di Poggio Torriana, in provincia di Rimini, porta in bocca una forte continuità con la pietanza a base di mare proposta nel Mangiafagioli”. Una scelta che risulta vincente anche per il passaggio in legno che questo Grechetto fa: “Un vino gastronomico, un vino di pienezza, di struttura, con un bel profilo aromatico”.
Non è difficile scorgere una certa attenzione da parte di Daniele per vini non solo del territorio ma anche e soprattutto di nicchia, proposte di piccoli produttori che lavorano in maniera scrupolosa, moderna e pulita. Si veda l’Albarara, ad esempio, “un cru da singola vigna di Tenuta Santa Lucia, azienda biodinamica dichiarata, con uno stile e una pulizia di altissimo livello. È un’Albana 100% di tutto rispetto, spalle larghe, ben strutturata, una beva con una bella intensità aromatica, che si sposa benissimo con il nuovo Bottone di caciocavallo e friggitelli di chef Agostino Schettino”.
L’aromaticità dell’Albarara pulisce la bocca dalla grassezza del brodo, invitando ad un nuovo assaggio. Inoltre l’intensità del vino richiama quella del piatto, in una continuità che non stanca dall’assaggio del piatto al sorso del calice.
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