Torna l'appuntamento con il ciclo di esposizioni nella vetrina della sede milanese della galleria, con due nuove opere dell'artista statunitense che esplorano il confine tra astrazione geometrica e memoria della materia
Fino al 24 luglio 2026
Cadogan Gallery |
Milano, 2 luglio 2026. Prosegue Cadogan SOLO, il programma con cui Cadogan Gallery dedica periodicamente la vetrina affacciata su via Bramante a Milano a un progetto espositivo autonomo, distinto dalla mostra in corso negli spazi della galleria.
Fino al 24 luglio protagonista dell'iniziativa è Fritz Chesnut (Santa Fe, 1973; vive e lavora a Los Angeles), che presenta Stray Effects, un intervento composto da due opere di nuova produzione capaci di condensare gli elementi centrali della sua ricerca pittorica. Attraverso composizioni costruite da pattern vibranti, effetti moiré e griglie che sembrano consumate dal tempo, Chesnut sviluppa una riflessione sul rapporto tra struttura, trasformazione e memoria. Le superfici appaiono percorse da lacerazioni, abrasioni e slittamenti visivi che evocano al tempo stesso tessuti usurati, immagini digitali e vedute aeree, in un continuo oscillare tra ordine geometrico e processi organici. Alla base di questi lavori, una tecnica tanto sofisticata quanto insolita, solo apparentemente assimilabile alla pittura tradizionale. L'artista stende infatti il colore su fogli di plastica, lasciandolo essiccare per poi ritagliarne sottilissime pellicole che vengono trasferite sulla tela una a una, costruendo l'immagine attraverso un paziente processo di stratificazione. Le linee non sono quindi dipinte direttamente sul supporto, ma sono costituite da autentici fili di colore, trasformando la superficie in una trama fisica prima ancora che visiva.
“Sono interessato alla struttura con la dimensione del tempo – sottolinea l’artista –. Una sorta di evento che ha prodotto qualcosa in continuo mutamento, che cambia dal meccanico all'organico”.
È proprio il tempo a diventare uno dei materiali della sua pittura. La superficie dell'opera non è più un semplice supporto ma un organismo in continua trasformazione, capace di trattenere le tracce delle proprie metamorfosi. Ne nasce un linguaggio sospeso tra costruzione e dissoluzione, in cui gesto, materia e usura convivono dando forma a immagini che sembrano emergere lentamente, come reperti di un processo ancora in atto.
Nato a Santa Fe nel 1973, Fritz Chesnut vive e lavora a Los Angeles. Ha presentato mostre personali presso La Loma, AF Projects, There There e CULT Aimee Friberg, tra gli altri. Il suo lavoro è stato inoltre esposto in mostre collettive presso White Columns, il Bronx Museum e, più recentemente, nella rassegna Painting All Together (Painting as Is IV) alla Michael Kohn Gallery di Los Angeles. Le sue opere sono state recensite da The New York Times, Los Angeles Times e The New Yorker. |

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