Bubbio (Asti) 5 ottobre 2026 - Boschi, vigneti, pascoli e noccioleti: un patrimonio agricolo e paesaggistico da conoscere e valorizzare. È stato questo il filo conduttore della tavola rotonda “Val Bormida: il futuro è già qui”, promossa e ospitata il 2 ottobre a Bubbio da Colombo, realtà vitivinicola fondata nel 2003 da Antonio e Andrea Colombo.
Un confronto a più voci per approfondire le caratteristiche di un territorio in evoluzione, attraverso prospettive diverse ma complementari: dalla geologia e dalla biodiversità alle potenzialità della viticoltura, dalla ricerca applicata alle nuove sfide imposte dal cambiamento climatico.
Ad aprire i lavori Andrea Colombo, proprietario insieme al padre Antonio della cantina: “Nel 2003 ci siamo innamorati di questa valle e abbiamo fondato la cantina Colombo. Da allora abbiamo scelto di investire in questo territorio, convinti che la Val Bormida possa offrire condizioni di grande interesse per esprimere e valorizzare le potenzialità di due vitigni straordinari come il Pinot Nero e lo Chardonnay. L'incontro di oggi nasce proprio da questa volontà: approfondire, attraverso competenze ed esperienze diverse, le caratteristiche di un territorio in evoluzione, che merita attenzione e che si sta sempre più affermando come un'interessante realtà non soltanto dal punto di vista agricolo e produttivo, ma anche sotto il profilo paesaggistico, culturale e turistico. Crediamo che conoscere e raccontare un territorio significhi innanzitutto comprenderne le peculiarità, le potenzialità e le prospettive e fare squadra”.
Luigi Bertini, enologo e docente universitario, ha sottolineato in apertura dei lavori come questo incontro su quella che ha definito “la sorprendente Val Bormida” si inserisca in un momento complicato sotto molti punti di vista per il settore vinicolo: “Ma il vino – ha detto Bertini – è come un’araba fenice, trova anche nelle congiunture più difficili gli strumenti per reagire e rinascere ancora più forte di prima”.
Moderata dal giornalista Roberto Fiori, la tavola rotonda ha messo in luce il carattere distintivo della valle, a partire dal paesaggio, raccontato nell’intervento “Dalla terra alla tavola: come il territorio della Val Bormida plasma l'agricoltura di qualità” da Edmondo Bonelli, enotecnico, dottore in Scienze Naturali e grande interprete dei territori.
“Questa zona è un condensato di risorse. Un paesaggio ancora naturale, legato a doppio filo con la sua origine geologica – ha spiegato Bonelli -; è un paesaggio dell’uomo, che l’ha abitata da tempi antichissimi, grazie alle sue risorse e alla facilità con sui si è fatta ricamare dai terrazzamenti. La valle Bormida conserva elementi che ne compongono il lato più selvaggio e misterioso. Le rocce sedimentarie che si sono accumulate per milioni di anni nell’antico mare ligure – piemontese custodiscono costituenti minerali smantellati dalle circostanti Alpi e appennini, mescolati agli elementi del mare, e poi trasformati in roccia dal lungo seppellimento. Queste rocce stratificate, calcaree, tenere o durissime, quando sono state portate in superficie e innalzate alle quote collinari hanno iniziato a trasformarsi in suolo sulla superficie. In questi suoli è custodita la ricchezza della montagna insieme a quella del mare. Il paesaggio che oggi osserviamo nella valle è di per sé un gigantesco atlante di storia naturale del basso Piemonte. Ogni fase geologica ha generato formazioni geologiche diverse, ognuna ha originato un paesaggio proprio, poiché ha risposto agli agenti erosivi, modellatori delle colline, in modo differente. Ognuna ha generato suoli diversi, che hanno permesso a certe specie botaniche di prosperare, e invece si sono negati ad altre. Prima il bosco e il prato, poi il campo, il nocciolo e il vigneto
hanno tratto da queste terre la vitalità degli ambienti primordiali e l’hanno tradotta in prodotti straordinari. Così il faggio e il castagno hanno trovato spazio nei versanti umidi con suoli neutri, la roverella e il pino silvestre si sono saldamente insediati sui versanti ripidi e assolati. Perché in valle Bormida il bosco è ancora diffuso, rigoglioso, diversificato nelle sue tipologie naturali, poco disturbato dalle attività umane. Anche il prato pascolato è ancora presente e ospita le greggi che permettono la sapiente produzione delle robiole di Roccaverano, nonché centinaia di specie erbacee, tra cui preziose orchidee, diffuse in valle con decine di specie. Nelle terre più fertili il nocciolo trova la sua culla, e la varietà Tonda gentile delle Langhe nasce qui, a cavallo con la vicina valle Belbo. Negli anfratti più speciali poi compare diffusamente il tartufo bianco, perla rara degli umidi calanchi calcarei, insieme al tartufo nero pregiato, che invece colonizza diffusamente i terrazzamenti sabbiosi e assolati. E poi la vigna. La viticoltura in valle ha origini molto antiche, testimonianze storiche alla mano. Oggi conserva ancora i suoi vitigni storici, Dolcetto, Moscato, Barbera e si sta scoprendo affine a varietà che arrivano dall’altro lato delle Alpi, in parte sorprendentemente, e in parte con la consapevolezza di qualche tentativo storico già funzionante tempo fa. Così Pinot Nero e Chardonnay maturano tra terrazzi sabbiosi e marne chiare, godendo dei suoli che grazie alla loro antica origine marina conservano risorse idriche e minerali che mettono in condizioni la vite di esprimersi meravigliosamente. Tutto questo in combinazione col clima della valle. E anche il clima della valle è una piccola rassegna di tanti ambienti, talvolta così diversi da ospitare specie spontanee alpine e a poche centinaia di metri specie eminentemente mediterranee. Come la vegetazione naturale cambia diversificandosi in un tessuto di biodiversità esplosivo, altrettanto la vigna e poi i vini ci raccontano di una ricchezza di ambenti diversi in valle Bormida, in parte esplorati, in parte ancora da scoprire. In valle c’è tutto, la mano dell’uomo, prodotti straordinari e una natura che vive e si esprime potente”.
Il rapporto tra territorio, viticoltura e cambiamenti in atto è stato quindi affrontato da Vincenzo Gerbi, professore ordinario di Viticoltura ed Enologia all'Università di Torino e vicepresidente dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino, con l'intervento “Le scelte enologiche indotte dal cambiamento climatico e dalle peculiarità del territorio della Val Bormida”.
“Dopo un lungo periodo di crescita del valore economico e simbolico del vino, sembra ora di essere entrati in una tempesta perfetta, con consumi di vino in calo, crescenti difficoltà di coltivazione della vite per l'eccessivo innalzamento temperature estive, le difficoltà nel combattere efficacemente nuove malattie, la comparsa di devastanti parassiti, la crescita dei costi dei carburanti necessari per le lavorazioni. Un quadro che rischia di togliere entusiasmo e voglia di progresso anche agli imprenditori più illuminati. Quando si registrano cambiamenti epocali nelle abitudini di consumo occorre prenderne atto e valutare le strategie migliori per assecondarle, ma nel caso del vino il ragionamento è più complesso perché il vino non è una semplice bevanda alcolica che si può riformulare in funzione delle richieste di mercato, ma è espressione massima del territorio, del vitigno e del saper fare dei vinificatori”. Gerbi ha quindi esaminato le scelte operative in grado di esaltare le caratteristiche delle uve destinate alla produzione di Alta Langa DOCG e di vini rossi di pregio, mettendo in relazione le peculiarità del territorio con le nuove condizioni climatiche e con l'evoluzione del comparto.
Alla ricerca e all'innovazione è stato dedicato l'intervento di Silvia Guidoni, professore associato al DISAFA dell'Università degli Studi di Torino, dal titolo “Ricerca e cambiamento climatico: conoscenza e tecnica per rispondere alle nuove sfide in viticoltura”.
Guidoni ha illustrato due attività di ricerca attualmente in corso.
La prima, realizzata in sinergia con numerose aziende ed enti pubblici e privati, attraverso una zonazione topo-metereologica mira a costruire e mettere a disposizione conoscenze relative ai microclimi delle colline vitate del Sud Piemonte.
La seconda riguarda la costruzione di una piattaforma di libera consultazione (Progetto Clima e Vite – Strategie di adattamento del comparto vitivinicolo ai cambiamenti climatici) per condividere con viticoltori e tecnici conoscenze e strategie di gestione viticola derivate dai risultati della ricerca internazionale sulle risposte della vite e dei vigneti a condizioni climatiche, anche estreme, sempre più frequenti.
Antonio Colombo, cardiologo e fondatore della cantina insieme al figlio Andrea, ha portato un contributo dedicato al rapporto tra “Vino e Salute”: un tema complesso, che non consente risposte definitive e scientificamente valide.
“Ma un consumo moderato di vino, associato a una dieta sana e a uno stile di vita salutare è consentito. Perché – ha concluso Antonio Colombo - non dobbiamo bere per la nostra salute, ma bere moderatamente alla nostra salute”.
La tavola rotonda ha riunito a Bubbio anche diversi produttori della Val Bormida, in particolare rappresentanti dell’Azienda Agricola Gallo, dell’Azienda Agricola Vini Torelli e di Isolabella della Croce, insieme a operatori e rappresentanti del mondo agricolo (il presidente del Consorzio di tutela del Roccaverano DOP, produttori di nocciole), in un confronto che ha messo al centro la conoscenza del territorio come punto di partenza per costruire nuove reti e prospettive di sviluppo comuni.
L’azienda
Fondazione: 2003
Fondatore: Antonio Colombo, Andrea Colombo
Sede: Bubbio, Valle Bormida – Alta Langa astigiana
Superficie vitata: 10 ettari
Vitigni: Pinot Nero, Chardonnay
Produzione: vini fermi e Metodo Classico millesimati
Denominazione di riferimento: Alta Langa DOCG
Bottiglie prodotte dalla vendemmia 2025: ~95.000
Credits Foto Chiara Gianotti
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