giovedì 18 agosto 2016

I tre giorni del Sangiovese - Predappio

Evento Feste e Sagre
I tre giorni del Sangiovese - Predappio
dal 02/09/2016 al 04/09/2016
Un appuntamento unico per degustare i grandi vini di Predappio, imperniato sul binomio “vino - cultura”.
Il protagonista della manifestazione sarà, ovviamente, il Sangiovese di Predappio: sarà possibile acquistare un calice, con relativo marsupio, con il quale degustare i vini delle 10 aziende aderenti all’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio, collocate sotto gli archi del suggestivo loggiato di Piazza Garibaldi.
Possibilità di accedere gratuitamente a percorsi guidati di avvicinamento alla conoscenza e al piacere del Sangiovese con l’ausilio di sommeliers professionisti.
Degustazione di prodotti tipici della gastronomia romagnola e predappiese in particolare, formaggi (tra cui il raviggiolo ed il formaggio di grotta di Predappio Alta) e ottimi salumi delle rinomate aziende agrituristiche del territorio.
Eventi artistico culturali che assicureranno l’ideale cornice e sottofondo alle degustazioni dei vini: concerti di musica classica, jazz e popolare e di una collettiva d'arte a tema dal titolo “EnoArte. L’universo del Vino”.



Il vino Sangiovese di Predappio


Uva vino sangioveseIl colore di questo vino è un bel rosso rubino con sentori di viola e frutti rossi; al gusto si presenta secco e piacevolmente tannico.

Il Sangiovese di Predappio
Predappio è storicamente la "culla" del Sangiovese, vino rosso intenso ottenuto dal clone sangiovese di Romagna, che costituisce la base dei grandi rossi italiani (Brunello, Chianti).
Il Sangiovese, vino romagnolo per eccellenza, ha trovato in Predappio una zona ad alta elezione produttiva: si pensi alle cantine della famiglia Zoli a Predappio Alta, oggi adibite a museo enologico e destinate alla produzione del vino sin dal '400; già nel XV-XVI secolo, gli Statuti Comunali regolavano, fra l'altro, l'obbligo di tenere chiuse le vigne entro i confini o nei pressi del castello di Predappio; inoltre, i vini del Conte Campi di Villa Raggi, all'Esposizione Universale di Parigi del 1889, ricevettero un ambito premio. Al di là di questi episodi, va dato merito ad intere generazioni di vignaioli che, nel corso dei secoli, hanno dato lustro al Sangiovese di Predappio, elevandolo a prodotto tipico per eccellenza del nostro territorio.
Oggi la vitalità del terroir predappiese è testimoniata dalla presenza di numerose aziende vitivinicole (storiche e di recente costituzione) che producono un Sangiovese eccellente, in possesso di tutti i requisiti per incrementare la propria diffusione ben oltre i confini del nostro territorio.

domenica 14 agosto 2016

La tradizione culinaria dell'Istria Slovena

Il fascino della nostra zona costiera, questo luogo che si trova al punto più settentrionale del mare Mediterraneo, fu decantato da numerosi poeti, ispirati e appassionati dai colli istriani, dal mare, dalle saline, dal Carso con i suoi villaggi in pietra…
La costa, con la sua rigorosa vegetazione, offre una varietà d’esperienze culinarie con le fresche erbe aromatiche e con prelibate specialità di pesce.

Di solito, nella tradizione culinaria istriana le pietanze vengono cotte e solo raramente fritte. Il ruolo principale spetta ai vari generi di verdure locali, alle erbe aromatiche e alle spezie. Quest’ultime hanno prevalentemente un sapore mite, ma i cuochi fanno uso spesso anche delle loro varietà selvatiche. I piatti tipici della cucina istriana sono quelli di pesce e di pollame. Gli ingredienti principali sono ovviamente l’olio d’oliva e il vino del luogo. Oggi, l’olio, il vino e il sale marino, coltivati nel litorale sloveno, sono prodotti riconosciuti a livello mondiale.  

L'ulivo

L'ulivo è una pianta mediterranea che grazie al suo ricco patrimonio, appare come fonte inesorabile di storie sia nella mitologia sia nella vita dell’uomo moderno. A causa delle specifiche condizioni climatiche della nostra regione, l’olio d’oliva istriano è conosciuto per il suo gusto tipico. 

La vite

Sul suolo istriano cresce la varietà di vite autoctona, dalla quale proviene il rinomato vino rosso Refosco. Il vino bianco tipico della regione invece è il Malvasia. Entrambi i vini accompagnano i tipici piatti istriani: il prosciutto crudo, il formaggio, il pane con l’olio d’oliva casereccio, i bobici (minestra con mais), gli “štruklji dolci” (tipo d’involtini o strucoli cotti) farciti di carne, la “polenta insanguinata”, le omlette con asparagi selvatici, i vari tipi di pasta tipica istriana come i “bleki” (biechi), i fuži (fusi) e i blečići (blecici); poi i risotti, i frutti di mare in “čežama” (cesama) o in brodetto, seguono i vari tipi di pani dolci, gli involtini e i dolci fritti come le “fritole” (frittole).  

Il sale di Pirano

I salinai coltivano il sale secondo un metodo vecchio di 700 anni e lo raccolgono ancora manualmente, con gli attrezzi tradizionali.
Il grande segreto della qualità e del naturale colore bianco del sale prodotto nelle saline di Sicciole, consiste nel terreno  dei campi di sale d’argilla, ricoperto da un sottile strato di petola, ossia da uno strato di base spesso pochi millimetri, fatto di sedimenti biologici, formati da  minerali e microrganismi.

La coltivazione del sale dipende completamente dalle forze della natura – il sole, il vento e il mare, e dal lavoro diligente dei salinai. 

Il pesce e i piatti di carne

 

 

 

 

 

 

 

 

I secondi piatti di pietanze cotte, come ad esempio il pesce, il montone, il pollame e il manzo, sono conosciuti per la loro preparazione. La »Žgvaca”, o “Zguazza« è un piatto di carne in sugo con spezie locali. Molti piatti sono preparati »in padella« o sotto la brace, ovvero sotto la »črepnja« (coperchio per la cottura con la brace). Si usa preparare anche degli ottimi brodetti di pesce, le marinate e altri piatti simili. Nonostante alcuni tentativi di fare rivivere e preservare l'offerta gastronomica autoctona, sulla costa slovena sta prendendo piede la tendenza alla gastronomia moderna che offre le più varie pietanze: dal pesce alla carne, la pasta e le pizze. 

Il cachi

detto anche »frutto divino« è un frutto che possiamo concederci solo durante pochi mesi d’autunno e inverno. Fu portato in Europa intorno all’anno 1870 ed è coltivato prevalentemente nei paesi mediterranei. In Istria e sulla costa slovena hanno iniziato a coltivarlo un po’ più tardi, ossia nei primi decenni del secolo scorso.

L’Associazione turistica Solinar di Strugnano è riuscita ad integrare in modo eccellente i beni della natura locali ed il turismo, organizzando ogni anno la ormai tradizionale Festa dei cachi, con la quale arricchiscono l’offerta turistica del comune, che trae il proprio potenziale interamente dal patrimonio naturale.

Gli asparagi

L'asparago selvatico, che in dialetto è chiamato »šparoga«, è una pianta tipica mediterranea. Cresce soprattutto ai margini dei boschi dell’Istria slovena. Essendo una pianta perenne, riesce a raggiungere anche un metro d'altezza. La stagione in cui germoglia è la primavera - da metà marzo fino a metà maggio. Un antico detto istriano dice: “April sparaser, maio saraser.” (Aprile mese d’asparagi, maggio mese di ciliege.)

La frittata

È un piatto di uova, tipico della cucina istriana. Le frittate sono molto varie. La scelta e la preparazione dipendono dalla fantasia, dal gusto e da ciò che abbiamo nel frigorifero. Si può prepararla col prosciutto, con la pancetta, con gli asparagi, i funghi, i tartufi, la cipolla primaverile o altri tipi di verdure, oppure con le lumache o col formaggio.

Il carciofo

Già gli antichi romani conoscevano il carciofo. Ai tempi dell'apice del loro impero, il carciofo fu coltivato come verdura e come pianta d'ornamento. Si mangiava crudo o cotto. In seguito fu dimenticato e solo nello scorso secolo sono state scoperte le sue proprieta curative nelle malattie del fegato e della bile. Il carciofo è una pianta simile alla carlina, che raggiunge circa 120 cm d’altezza. Di solito si mangiano i suoi frutti, o i boccioli cotti. La cucina mediterranea e anche quella istriana, conoscono molti piatti raffinati preparati con il carciofo.

Le “Osmice”

Per sperimentare il più genuino piacere gastronomico, da novembre a giugno ci pensano le “osmice” (osmizze), numerose soprattutto nella zona costiera. Il produttore agricolo può organizzare solo un’osmizza l’anno, che può durare otto giorni (“osmica” in sloveno significa “numero otto”), dove offre il vino di propria produzione, le conserve di verdure fatte in casa, gli affettati, le olive, i formaggi, le salsicce, il pane fatto in casa e tante altre prelibatezze caserecce.

Abitare per Vivere : la ATEL di Cappella Maggiore

Alessio Dal Cin ci racconta la storia e l’evoluzione della sua azienda ,la ATEL di Cappella Maggiore.
“ Siamo nati nel più classico dei modi, per il nostro settore : assistenza e riparazione nell’area degli apparecchi televisivi. Poi l’elettronica, è cosa nota, ha previlegiato l’elemento del consumo e della sostituibilità abbastanza rapida. In poche parole costava talvolta di più riparare che acquistare un nuovo televisore. Ci siamo orientati allora sulla progettazione e installazione di impianti d’antenna satellitari e terrestri, sugli impianti antifurto, sulla videosorveglianza.”

Il settore della sicurezza è un campo assai impegnativo, che richiede preparazione, aggiornamento continuo, competenze certe.
“ Lavoriamo sia per il settore civile che industriale. Ogni impianto ha una storia a sé e richiede un sopraluogo specifico, una progettazione e una proposta che costituiscono l’ossatura fondamentale di ogni intervento.”

"In questi ultimi anni la domotica ha fatto importanti passi avanti e la sua integrazione con gli impianti d’allarme è ormai un dato di fatto. Un esempio di come la sicurezza anti-intrusione si combini con altre attività di controllo della casa (sicurezza ambientale, comfort, entertainment) si trova in un sistema domotico che, con una sola centralina, presiede alla protezione perimetrale esterna (terrazzo, giardino), a quella interna (persiane, tapparelle, finestre) e a quella volumetrica, attraverso rivelatori di presenza a infrarossi passivi e con telecamere a presidio di determinati ambienti. Quando si decide di installare un impianto di allarme sono almeno cinque i fattori da prendere in considerazione: la valutazione del rischiofurto, il tipo di impianto (con o senza fili: il secondo è più semplice da installare e più flessibile nel tempo), la presenza del marchio Imq Sistemi di sicurezza sulle apparecchiature impiegate, l’incarico del lavoro dato a società in grado di rilasciare un certificato di installazione Imq, il collegamento a una centrale di sorveglianza per un pronto intervento. Oggi, oltre a inviare il segnale alla centrale coinvolta, molti sistemi di allarme sono dotati di scheda telefonica Gsm per comunicare direttamente con il proprietario della casa."

Abitare per Vivere : Wanni Canzan srl di Sospirolo

Abitare per Vivere è la speciale iniziativa sulla qualità in edilizia che la rete dei borghi europei del gusto promuove da anni, al fine di realizzare una buona informazione per i consumatori del bene casa.
L’iniziativa si è sviluppata negli anni e conosce oggi una nuova stagione, soprattutto sui temi della sostenibilità. A Vittorio Veneto, all’internpo dell’incontro annuale dei giornalisti dei borghi di montagna,si affronta il programma 2016-2017.

Wanni Canzan opera da sempre con la sua azienda nel settore delle dipinture, avendo ereditato dalla famiglia una attività che è ormai giunta alla terza generazione.
“ Occorre riandare a nonno Aldo per rintracciare le origini del nostro lavoro, che ha trovato in mio padre un valente e attento continuatore. Erano altri tempi : bastava un pennello, il colore e una scala. L’Italia usciva dallo orrori bellici, vi era la ricostruzione. Successivamente il panorama economico e sociale si è complicato. La crisi, il calo di commesse, le scelte. Con la mia esperienza ho condotto l’azienda su di un binario di crescita oculata, investendo in tecnologie,in mezzi e in risorse umane. Così oltre all’ambito delle dipinture civile ed industriali, siamo passati al settore del cartongesso, degli isolamenti, alla messa in sicurezza dei cantieri (abbiamo oltre diecimila metri di ponteggi). L’azienda ha superato le venti unità ed esprime oggi una cultura tecnica del tutto adeguata ai tempi. Ci siamo dotati di un ufficio tecnico interno, con la presenza qualitificata di un geometra.”

Canzan ha allargato l’iniziativa imprenditoriale anche al settore delle manutenzioni industriali, avviando così una importante diversificazione aziendale.

“ I rapporti con i tecnici e i progettisti della committenza sono improntati sul dialogo e su di una collaborazione tecnica, fondamentali nella realtà dei cantieri”.

Una realtà complessa, ma viva e dinamica. I giornalisti e i comunicatori di Abitare per Vivere hanno invitato infatti l’azienda di Sospirolo a partecipare alle giornate europee di informazione che si tengono nelle altre terre del bellunese.




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Abitare per Vivere : Cancian & Fattorel,Impianti Elettrici (Colle Umberto)

Fabio Fattorel e Michele Cancian iniziavano circa 16 anni orsono la strada segnata dall’autonomia imprenditoriale, nell’area degli impianti elettrici.
Dopo una esperienza maturata alle dipendenze di un’altra azienda, il classico richiamo alla ‘veneta’
( il dna non sbaglia!),li ha portati a cimentarsi con un proprio progetto.
E, sedici anni orsono, i giornalisti e i comunicatori del progetto europeo Abitare per Vivere si sono occupati per la prima volta dei due giovani imprenditori, in occasione di una rassegna informativa dedicata ai temi del restauro e delle ristrutturazioni che si era tenuto a Vittorio Veneto.
Quel progetto non si è fermato, così come la storia dei due giovani.
“ Abbiamo superato le vicissutidini di un mercato non facile : puntualità, serietà, lavori eseguiti a regola d’arte.Questi i punti ( e non gli slogan!) della nostra professione”

Cancian e Fattorel si occupano di impianti civiili ed industriali, di automazione, di energie rinnovabili, con quella passione e quella curiosità che li ha sempre spinti ed ispirati.

“Questo è lo spirito, la predisposizione mentale di chi ha deciso di non fermarsi, di non accontentarsi di quello che già conosce, ma è pronto a saperne di più, a ricercare nuove soluzioni, nuovi percorsi, nuove linee, per abitare e vivere la propria casa sotto una nuova dimensione
estetica, funzionale, domotica. Andare oltre, superare il concetto tradizionale di impianto elettrico, pensato come semplice installazione di punti luce e prese di corrente. Automazione, termoregolazione, diffusione sonora, antifurto, videocontrollo, distribuzione dei segnali TV, dati, gestione a distanza via internet, sono funzionalità che entrano sempre più frequentemente tra le dotazioni impiantistiche di una abitazione di nuova generazione.Noi ci siamo.”



Per tutti questi buoni motivi Abitare per Vivere ha invitato l’azienda a partecipare alle giornate di informazione che si terranno fino alla fine del 2017 nelle Prealpi Trevigiane.
La qualità, prima di tutto !



.....a Fregona, ecco il Caffè Centrale, da Roberto.

I vagabondi del gusto stanno visitando le Prealpi trevigiane, alla ricerca di luoghi inediti, che suggeriscono emozioni insolite.
Così a Fregona, ecco il Caffè Centrale, da Roberto.
Eravamo reduci da uno striminzito panino con la mortadella ( tanto sottile da invocare la trasparenza) in uno snak bar cittadino, quando la beata visione di un invitante bocconcino letteralmente traboccante della virtù bolognese, ci ha subito attratto.
Poi scorgiamo nella lavagna i vini del giorno e il cuore ci si apre vieppiù.
Roberto propone vini di sicura eccellenza, che ama scegliersi magari direttamente nelle cantine del suo privilegio.
Sono ormai oltre dieci anni che il Nostro ha saputo rilanciare l’anonimo bar a Fregona.
Buone colazioni, caffè eccellente, brioches non industriali. Poi l’aperitivo e , udite udite, quella dimensione di osteria paesana, dove ci si incontra, si chiacchiera,secondo le tradizioni antiche.
Così tra una fotografia e l’altra (quelle con DonnaAvventura rivelano un Roberto brioso qual è
anche dietro il banco), la visita vola via.
Siamo certi, a Fregona, al Caffè Centrale, va bene così.


Un salto al Bar Lux a Vittorio Veneto : la cucina

Il Bar Lux accompagna la storia di Vittorio Veneto dal lontano 1970.
Diego ha preso in mano il locale di famiglia e, in punta di piedi, come si conviene ad un luogo
di previlegio,ha saputo introdurre una sua interpretazione personale.
Abbiamo fatto al Lux una sosta del gusto,per conoscerne la cucina e le proposte.
I Mammoli con San Daniele & ricotta salata sono stati una autentica scoperta :i Mammoli,delicati e morbidi gnocchi di patata viola della miglior specie: le Vitelotte.Una patata dalla forma irregolare che cresce in terreni impervi e non facili, dalla buccia grigio-marrone con chiazze a tratti dorate: bella fuori e ancor più bella dentro con quelle variegature che vanno dal lilla al viola profondo, con quel sapore delicato e unico che ricorda la castagna.
E poi gli Scrigni ripieni di burrata con succo di pomodoro.
Gli Scrigni con burrata di Puglia sono un tributo a questo formaggio ripieno di chiara marca contadina, giunto oggi ad una fama internazionale, molto ricercato per l'intensità e freschezza del sapore. E' presente negli Scrigni al 61% del ripieno con aggiunta di olio extravergine di oliva pugliese di Bitonto che conferisce una nota leggermente piccante.
Ottimi poi l’Hamburger di Black Angus e il vitello tonnato .

Insomma una cucina che sa interpretare le esigenze del mezzodì di lavoro. A fine settimana
Diego propone un menù più elaborati, ma che si ispira sempre alle nostre migliori tradizioni gastronomiche. Poi, ogni sera, dalle 18,30 la cucina giapponese, anche per asporto e consegna
a domicilio.
“ La città ha risposto bene anche al servizio di consegna a domicilio.Quando ho deciso questa avventura era per davvero imprevedibile”. Ikki sushi può contare su veri maestri dell’arte cucinaria del Sol Levante,originali cuochi Giapponesi.

E, per finire,non manca la pate ‘storica’ del Lux : le colazioni,il buon caffè, una scelta ampia di
pasticceria, gli aperitivi, la ottima scelta di vini, la proverbiale accoglienza e …. quell’atmosfera
che rendono unica la visita al locale dei vittoriesi.




Pro Loco Fregona e Prealpi Cansiglio Hiking organizzano: “Due serate tra le colline di Fregona”


Venerdì 19 agosto 2016

Dalle cronache della valle ai Paesi Alti

Viaggio letterario a tappe con Antonio Bortoluzzi, autore di libri e narratore di montagna. Una passeggiata ci porterà nelle borgate, i “Paesi Alti” di Fregona.
Ritrovo: ore 18.00 presso il Campanile di Fregona (TV).
Al termine dell’escursione, verso le 20.30, ci sarà la possibilità di cenare in compagnia al Circolo ARCI Gallo Rosso.
Quota di partecipazione: €20, comprensivi di escursione guidata e cena. La Guida Naturalistica (associata AIGAE) è coperta da assicurazione RCT.

Sabato 20 agosto 2016

Misteri Cosmici

Escursione serale tra grotte, prati e boschi nei dintorni di Fregona e visita all’Osservatorio Astronomico di Piadera per farci raccontare gli astri dal Gruppo Astrofili di Vittorio Veneto. Rientro previsto verso le ore 23.00.
Per chi volesse ci sarà la possibilità, alle 19.00, di cenare tutti in compagnia prima dell’escursione, presso l’Osteria Cà dei Cavai (prezzo convenzionato) in località Borgo Piai.
Ritrovo: ore 20.30 al parcheggio dietro l’Info Point Grotte del Caglieron.
Quota di partecipazione: €10, comprensivi dell’escursione guidata.
La Guida naturalistica (associata AIGAE) è coperta da assicurazione RCT.
Per info e prenotazioni: Prealpi Cansiglio Hiking snc +39 370 11 07 202 – prealpicansiglio@gmail.com

in collaborazione con

Due serate tra le colline di Fregona - Pro Loco Fregona

Il Meschio e la sua storia

Inizia con il 14 agosto una settimana di manifestazioni e iniziative nell'area delle Prealpi Trevigiane, a Vittorio Veneto in particolare.La trasmissione multimediale l'Italia del Gusto dedica a questo territorio almeno quattro puntate, con soste e visite gustose dei giornalisti e dei comunicatori.
Il progetto Comunicare per Esistere tocca dunque, dopo il Cansiglio, anche Vittorio Veneto.
Il primo itinerario, per l'Azione Aquositas (circuito delle Terre d'Acqua), si è occupato del percorso del fiume Meschio.

IL MESCHIO ( da http://www.turismovittorioveneto.gov.it/Vittorio/Citta/ambiente/meschio.html)

Image Il Meschio nasce alle pendici del M.te Visentin a Savassa Alta, frazione di Vittorio Veneto, entra a S.Giustina e attraversa Serravalle nei pressi del vecchio ospedale dove con i suoi caratteristici "meschet", canali provenienti dal corso principale, attraversano tutto il territorio comunale.
La sorgente di origine carsica è costituita da un bacino, chiamato "brent" localizzato a 220m di quota.
Sul fondo del "brent" ha inizio una condotta che risale la montagna ed è investita da una corrente d'acqua di notevole portata.
L'acqua ha la caratteristica di mantenere la sua temperatura di 12°C costante in ogni stagione. Lasciata la sorgente parte dell'acqua è destinata agli acquedotti, parte scende per una ripida scarpata per raggiungere poi il lago di Negrisiola.
Il corso del Meschio si conclude dopo aver attraversato i comuni di Colle Umberto e Cordignano nei pressi di Ponte della Muda dove confluise nel Livenza. Il fiume ha in gran parte perso la sua funzione industriale, una riflessione sul ruolo del fiume potrebbe prevedere, accanto alla preziosa pista ciclabile, una ridefinizione delle svariate opere idrauliche, in parte in disuso, che si trovano lungo il suo corso. La presenza di grosse derivazioni, scavalcamenti, sbarramenti, salti d’acqua sono d’ostacolo sia al passaggio dei pesci sia ad un diverso utilizzo del fiume. Queste opere opportunamente recuperate e\o eliminate potrebbero permettere di ridurre le perdite di un bene così importante come l’acqua, consentire un recupero a fini ecologici e un ulteriore impiego del fiume a fini turistico-ricretativi e sportivi come per esempio il “rafting” sport all’aria aperta che permette di vivere intensamente il fiume come si può osservare in molte realtà cittadine del nord Italia.
 














venerdì 12 agosto 2016

Il Comune di Saletto (Pd) nella rete dei borghi europei del gusto


La sua origine romana è testimoniata dalla presenza, nel territorio, di numerosi reperti archeologici. Il nome deriva dal latino SALICETUM, probabilmente perché la zona presentava una ricca vegetazione di salici. Le prime testimonianze storiche scritte, risalgono all’anno Mille. Due i documenti che riportano il nome di “Saletum”: il primo è un documento di donazione della fine dell’XI secolo, con il quale il marchese Azzo cede dei terreni all’abbazia di Santa Maria della Vangadizza, atto confermato dall’imperatore Enrico IV; il secondo è il testamento del marchese Tancredo, nel quale viene anche nominata la chiesa di San Silvestro. Sulla storia dei secoli successivi non si ha alcuna testimonianza certa, se non un documento, risalente al XV secolo, relativo a una visita pastorale. Tra le opere di architettura religiosa vanno menzionate: la chiesa di S. Silvestro, piccola chiesa in stile romanico, edificata con materiale recuperato da altri monumenti, con l’abside orientato a est e con il campanile inserito nella facciata, e la chiesa di S. Lorenzo, che è la chiesa principale, inizialmente a due navate, ampliata nel XVI secolo, ricostruita nel XVIII secolo e nuovamente ampliata nel XX secolo. Tra le opere architettoniche civili, troviamo: palazzo Pisani-Cioco; l’oratorio di S. Giuseppe, fatto edificare dai conti Briani, nel XVII secolo e, infine, diverse case coloniali tipiche dei secoli XVIII e XIX.




























La Chiesa di San Silvestro (Saletto)




Stato
Italia  Italia
Regione
Veneto
Località
Saletto
Religione
Cattolica
Titolare
Papa Silvestro I
Diocesi
Diocesi di Padova
Stile architettonico
Romanico
Completamento
IX-X secolo





La chiesa di San Silvestro è un edificio sacro situato a Saletto, comune della bassa padovana, più precisamente in località Cavaizza, nucleo abitato a 2 km a Nord dall'attuale centro, sull'arteria stradale che congiunge Saletto a Noventa Vicentina.
Storia
L'attuale chiesa venne edificata tra il IX e il X secolo su una fascia dossiva sabbiosa, originariamente nei pressi dell'antico alveo del fiume Adige con materiale di risulta di epoca romana, probabilmente abbondanti in loco, principalmente utilizzate per la costruzione delle pareti. Queste sono costituite prevalentemente da pietre bianche, marmo rosso di Verona e trachiti euganee provenienti da basolatura stradale, e in misura minore da cippi, coppi ed embrici.
Secondo alcune ipotesi si ritiene che la chiesa fosse sotto il controllo dell'abbazia di Nonantola.
I restauri effettuati alla fine degli anni novanta hanno confermato la datazione e la presenza di almeno tre precedenti edifici, dei quali si evidenziano i resti dei muri perimetrali, più piccoli, e che, grazie alla presenza di sepolture antistanti l'originale facciata che conservavano arredi funerari di epoca longobarda, si poterono collocare nel VII secolo.
Descrizione
Le due Maestà dipinte ad affresco sulla parete interna destra della chiesa risalenti alla seconda metà del XV secolo.
L'edificio è semplice, tipica architettura romanica, a singola navata, con copertura a capriate lignee e pavimento in mattoni, ed abside, come era uso nelle più antiche chiese cristiane, rivolto ad Est. La struttura incorpora anche il campanile, posizionato sulla sinistra della facciata, di forma massiccia, il quale poggia sul pilastro che, all'interno dell'edificio, è costituito da una stele sepolcrale in trachite su cui è scolpita l'iscrizione VALGIAE CVRVLANI[2], e la cui altezza raggiunge i 12 m. Altri elementi architettonici caratteristici sono le finestrelle laterali a doppio sguancio e quella presente sulla facciata, a croce.[4]
All'interno l'unico altare è posizionato nel presbiterio che termina a conca, impreziosito dal catino affrescato con dipinti databili al 1508 che rappresentano presumibilmente un Cristo pantocratore[N 1] che sovrasta la Madonna e quattro santi tra cui san Rocco e san Sebastiano.[4]
Le pareti interne sono ulteriormente impreziosite da affreschi databili alla seconda metà del XV secolo, alla destra dell'altare raffigurante san Silvestro I papa mentre alla sua sinistra e su quelle laterali delle Maestà (Madonna col Bambino seduti in Trono).
Altre particolarità sono la presenza di una seconda stele funeraria con iscrizione e un basamento con lavorazione a cornice, trovati sotto l'altare nei lavori di restauro ed ora esposti all'interno della chiesa.



A Spasso con la Storia


Il Progetto “A Spasso con la Storia” si propone come obbiettivo primario la promozione e la valorizzazione del territorio e della cultura storica della Bassa Padovana. Attraverso il coordinamento messo in atto dal Consorzio Atesino delle Pro Loco e dalla Regione Veneto in collaborazione con le Pro Loco ed i Comuni di Stanghella, Granze, Villa Estense, Carceri, Ponso ed Urbana si propone di dare visibilità e far conoscere i “gioielli culturali” del territorio Atesino. Questi straordinari luoghi, così vicini a noi e così unici, sono al centro di una rete di promozione che comprende visite guidate ai musei ed ai luoghi caratteristici del territorio a cura del Gruppo Bassa Padovana, con presentazione dei prodotti tipici locali, degustazioni ed intrattenimenti folcloristici. Attraverso questo progetto e grazie alle attività messe in atto dalle Pro Loco e dai Comuni si vuole dare una maggiore conoscenza e consapevolezza alle persone che vivono nel territorio, ai turisti e ai visitatori, delle meraviglie culturali ed architettoniche presenti. Maggiore conoscenza significa quindi maggiore partecipazione alla tutela ed alla valorizzazione dei tesori che si trovano nel territorio, per stimolare la volontà di dare un aiuto concreto alla conoscenza, alla salvaguardia ed al miglioramento del territorio Atesino.
Museo Civico Etnografico
Piazza Otello Renato Pighin, 21
35048 Stanghella (Pd)
Tel. 0425 95670
museo.stanghella@museibassapd.it
Museo Civico delle Centuriazioni
Via della Libertà, 36
35040 Granze (Pd)
Tel. 0429 690209
Museo Civico dei Villaggi Scomparsi
Via Municipio, 22
35040 Villa Estense (Pd)
Tel. 0429 91896
museovillaggiscomparsi@gmail.com
Museo della Civiltà Contadina
Via Camaldoli
35040 Carceri (Pd)
Tel. 0429 619777
Chiesa Santa Maria ai Prati
Via Vittorio
Località Chiesazza
35040 Ponso (Pd)
Tel. 335 7514207
Museo Civico delle Antiche Vie
Via Marconi, 10
Località San Salvaro di Urbana
35040 Urbana (Pd)
Tel. 347 6238422
info@museosansalvaro.it
A Spasso con la Storia



Il Consorzio Atesino di Pro Loco


Il Consorzio Atesino di Pro Loco è un organismo di coordinamento e promozione che coinvolge in maniera attiva diciannove Pro Loco che lavorano in una zona ben definita per cultura e tradizioni.
Il territorio in cui opera il Consorzio è il Basso Padovano, cinto a nord dai Colli Euganei, ad ovest dal fiume Fratta, a sud dal fiume Adige ed a est dall’autostrada A13.
Il toponimo Atesino deriva dall’epoca romana, quando su queste terre anticamente acquitrinose sino al VI secolo scorreva il vecchio alveo dell’Adige, in latino Athesis.
Queste terre hanno vissuto intensamente i passi della storia: si trovano tracce degli Antichi Veneti, dei Longobardi, del Sacro Romano Impero di Carlo Magno, della Repubblica di Venezia e dei suoi nobili, dell’Impero Asburgico fino ad arrivare ai nostri giorni.
Il Consorzio Atesino di Pro Loco si propone di coordinare il lavoro e le iniziative delle Pro Loco del territorio Atesino, che per natura, cultura e tradizioni si dimostra uno straordinario palcoscenico di bellezze naturalistiche e storiche.



Le Antiche Vie della Bassa Padovana e del Veronese


A differenza di quello che si potrebbe immaginare, nel Medioevo le persone si spostavano molto: per lavoro, per commercio e per transumanza di greggi e armenti in cerca di nuovi pascoli, dal momento che, in queste zone, fino a pochi secoli fa, la pastorizia costituiva la principale attività di sostentamento.
Allo stesso modo le persone si spostavano per compiere lunghi pellegrinaggi a piedi non solo verso alcune mete classiche e lungo tracciati ancora oggi molto conosciuti – come Santiago de Compostela o la Via Francigena – ma anche verso Santuari forse meno famosi, ma altrettanto amati dai devoti pellegrini che intraprendevano questi cammini, spesso lunghi e faticosi.
Anche questa antica strada della Bassa Padovana e del Veronese era percorsa da pellegrini provenienti da Venezia e diretti a Santiago de Compostela, che approfittavano dei numerosi Monasteri e Abbazie disseminati lungo questa via, presso i quali era possibile rifocillarsi e riposare. I pellegrini transitavano a piedi passando da Monselice verso l’Abbazia di Carceri, per raggiungere poi il monastero di Santa Margherita d’Ipres ad Altaura, San Salvaro di Urbana e, oltre l’Adige, San Salvaro di San Pietro di Legnago, per poi proseguire verso la bassa Lombardia. Essi percorrevano all’incirca 20 chilometri al giorno e si mantenevano con l’aiuto dei Frati dei monasteri o facendo i giocolieri e i saltimbanchi nelle piazze.



Il Museo delle Antiche Vie


L’ex Monastero di San Salvaro – intitolato al Santo Salvatore, ossia Il Redentore, Il Cristo – si trova in un ambiente suggestivo e in una zona della Bassa Padovana, al confine con il Veronese, interessata nel corso dei secoli da guerre, scambi, commerci, migrazioni. Questa particolare posizione ha ispirato la nascita di questo Museo dedicato alle Antiche Vie della Bassa Padovana, che si propone quale centro di documentazione storica che ripercorre l’evoluzione del territorio della Bassa Padovana, la nascita degli antichi tracciati stradali della zona e la vita di strada di un tempo.
Il centro monastico di San Salvaro – all’interno del quale si trova il Museo – fu edificato prima del 1100 in corrispondenza del passaggio sul Ponte di Pietra del Fratta, lungo l’antico percorso che da Vighizzolo, porto fortificato sull’omonimo canale che comunicava con l’Adige, attraversava gli antichi abitati di Cancello (Carceri), Gazzo, Ponso, Megliadino e Altaura, per raggiungere San Salvaro e proseguire poi verso Marega e la Bassa Veronese. Questo percorso era una ripresa medievale di un antico tracciato risalente al Basso Impero significativamente denominato, tra Villa Estense – Vighizzolo e a sud di Ponso, “Calmana” ossia “Callis Magna”. Questa strada fu frequentata in tutto il periodo altomedievale e praticata poi a uso esclusivamente locale quando iniziò a prevalere la direttrice Este – Montagnana – Bevilacqua.
Museo San Salvaro
Una veduta del’ex Monastero

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