Strutturato come un raffronto dialogico, il percorso al MASI propone un corpus di 80 dipinti realizzati dai due artisti sull’arco di quattro decenni, permettendo di seguire la loro evoluzione dal 1870, momento di inizio dell’attività di Ferdinand Hodler, fino al 1911, anno che segna la scomparsa di Filippo Franzoni. Protagonista di questo confronto inedito è soprattutto il paesaggio svizzero, con le sue luci mutevoli e le sue atmosfere. Dalle opere esposte al MASI emerge come entrambi gli artisti fossero affascinati da analoghi scorci paesaggistici, traducendo la loro essenza in soluzioni formali e compositive a tratti di straordinaria affinità. Ma soprattutto il loro percorso segna un progressivo liberarsi dai retaggi accademici, trascendendo il dato sensibile per tendere verso una vibrante sublimazione. Un’evoluzione particolarmente evidente, in mostra, attraverso opere cardine come Il Lago Lemano visto da Chexbres di Hodler e l’imponente Delta della Maggia di Franzoni. «Ferdinand Hodler ha rivoluzionato la rappresentazione del paesaggio svizzero, che considerava non solo come una riproduzione realistica e ricca di suggestioni, ma anche come portatrice di messaggi spirituali e simbolici. Le sue rappresentazioni stilizzate e di ampio formato, che si tratti di cime alpine o di vedute del lago di Ginevra, riducono all’essenziale forme e colori e trasformano il paesaggio in un simbolo universale del tempo, dello spazio e dell’eternità. In questa svolta verso la sublimazione simbolica del paesaggio Hodler è stato affiancato, tra i suoi contemporanei, soprattutto da un pittore ticinese: Filippo Franzoni» spiega Tobia Bezzola, direttore del Museo. In particolare, i paesaggi di Hodler selezionati per il progetto espositivo sono ascrivibili alla sua ricerca più intima e comprendono anche alcuni innovativi dipinti realizzati a Locarno, nei luoghi amati dall’amico Franzoni. Oltre a un focus sui ritratti, un ulteriore approfondimento è dedicato, in mostra, ad opere di matrice simbolista, linguaggio a cui entrambi gli artisti sono sensibili, ma che troverà sviluppi divergenti all’interno delle rispettive traiettorie artistiche. |
Ferdinand Hodler. Genfersee am Abend von Chexbres aus / Lago di Ginevra di sera visto da Chexbres 1895. Olio su tela Kunsthaus Zürich. Deposito Confederazione Svizzera, Ufficio federale della cultura, Fondazione Gottfried Keller, Berna, 1965 |
Filippo Franzoni, Delta della Maggia, 1895 circa. Olio su tela Comune di Chiasso, deposito della Confederazione svizzera, Ufficio federale della cultura, Berna |
La mostra «La missione dell’artista, se si può definirla una missione, è di esprimere l’elemento eterno della natura, la bellezza, di farne emergere la bellezza essenziale. Egli afferma la natura mettendo in evidenza le cose, affermando le forme del corpo umano. Ci mostra una natura ingrandita, semplificata, liberata da tutti i dettagli insignificanti» così scrive Ferdinand Hodler a proposito della visione a cui aspira la sua arte. Le premesse da cui prende avvio all’inizio della sua carriera sono però molto diverse. In mostra sono esposti due esempi dai suoi esordi, tradizionali paesaggi alpestri di impronta romantica, copie di opere dei celebri maestri ginevrini Alexandre Calme e François Diday. Le prime prove di Franzoni, come testimoniano Il Duomo di Milano o La Processione, sono legate all’ambiente lombardo e ai suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Presto Hodler realizza i primi suoi dipinti più autonomi, in cui la maestosità della natura lascia il posto a paesaggi semplificati, fino ad approdare al primo grande paesaggio, Alpenlandschaft (Das Stockhorn), con cui l’artista vince il primo premio al quarto Concours Calame nel 1883. Gli risponde, in mostra al MASI, il grande dipinto Tombe romane a Concordia (1887ca) di Franzoni, che, pur muovendosi in un’atmosfera romantica, rivela una stessa tipologia di composizione del paesaggio, nella scansione a bande orizzontali ed elementi che si ripetono in un gioco di specchiature tra acqua, terra e cielo. Il quadro di Franzoni, che ritrae il sito archeologico di Sepolcreto dei militi presso Portogruaro, accompagna la traiettoria espositiva dell’artista dall’Italia verso la Svizzera: viene infatti presentato nel 1890 all’Esposizione Nazionale Svizzera di Belle Arti (ENSBA) di Berna a cui partecipa anche Hodler con quattro opere. Analogie compositive tra i due artisti sono già evidenti in lavori precedenti e poi anche nei ritratti, come la magnifica Bildnis einer Unbekannten di Hodler e il Ritratto della madre (1891) con cui Franzoni raggiunge uno degli apici della sua ricerca di sintesi formale, rivelando la conoscenza della stesura en aplat a zone di colore ben definite derivante dalle ricerche dei Nabis. |
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