13 gennaio 2026 – Proseguono le attività in ambito internazionale del progetto Isola delle Femmine dell’artista Stefania Galegati, realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council (13a edizione, 2024), finalizzato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana, che culminerà, nella primavera 2026, in una mostra presso l’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva di Palermo, luogo di destinazione finale dell’opera.
Dopo la prima fase, avviata in Indonesia nell’estate 2025, il progetto sta proseguendo in Tanzania (gennaio 2026), grazie alla collaborazione con Nafasi Art Space di Dar es Salaam, dando continuità al lavoro sul Manifesto infinito dell’Isola delle Femmine.
In questa fase l’artista Stefania Galegati e Cristina Alga, direttrice dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva di Palermo, si trovano in Tanzania, dove hanno già realizzato un primo workshop sull’isola di Pemba con un gruppo di donne raccoglitrici di alghe. L’incontro, che si è svolto in un piccolo villaggio immerso nella foresta interna dell’isola, ha preso forma attraverso momenti di vita condivisa e di confronto sulle condizioni di vita delle donne del luogo, da cui sono emerse nuove riflessioni che andranno ad integrare il manifesto infinito già avviato in Indonesia.
Un secondo workshop è in programma in questi giorni a Dar es Salaam, presso la sede di Nafasi Art Space. Il laboratorio si articolerà come un percorso di pratiche condivise che accompagnano le partecipanti verso una condizione di apertura, fiducia e libertà espressiva, attraverso esercizi di respirazione e yoga, rituali legati al fuoco e al mondo dei sogni, e pratiche di disegno e scrittura. Come nelle precedenti esperienze, il workshop prevede la realizzazione di un output video in cui le partecipanti recitano le frasi del manifesto. In questa tappa verranno inoltre prodotti dei kanga, il tradizionale abito femminile della Tanzania, su cui saranno stampate l’immagine dell’Isola delle Femmine e le nuove parti del manifesto emerse durante il laboratorio. Il percorso si concluderà con un incontro aperto al pubblico negli spazi di Nafasi Art Space, fondato nel 2010, uno dei principali centri indipendenti per l’arte contemporanea dell’Africa orientale. Nato come iniziativa guidata da artisti, opera come piattaforma interdisciplinare di produzione, formazione e confronto, promuovendo l’arte come strumento di espressione critica, partecipazione sociale e sviluppo culturale.
Parallelamente ai workshop, come già avvenuto in Indonesia, artista e curatrice intraprendono un viaggio nelle isole della Tanzania incontrando associazioni e gruppi di donne legati a economie di sussistenza femminile, come le coltivatrici di alghe di Pemba e le Mamas of Zanzibar. Le narrazioni raccolte confluiranno in un video che entrerà a far parte del corpus dell’opera e costituirà un elemento centrale della mostra conclusiva, prevista nella primavera 2026 presso l’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva di Palermo.
Il progetto Isola delle Femmine è un ulteriore e ricco capitolo di un processo iniziato nel 2017. Stefania Galegati è parte di un gruppo che ha dedicato all’Isola delle Femmine (a largo di Palermo) e alle questioni che essa solleva, diverse opere e iniziative. Il percorso è iniziato con il sogno del gruppo di acquistare un giorno materialmente l’isola - elemento iconico del paesaggio palermitano, proprietà privata di alcuni eredi di una famiglia di Capaci e dal 1997 riserva naturale gestita dalla LIPU - mediante un progetto di crowdfunding che coinvolga più donne possibili, intendendo per donna chiunque si riconosca nel femminile.
Comprare l’isola “per lasciarla in pace” è il pensiero guida del progetto che interroga temi ecologici e sociali, l’immaginario di sogno e desiderio, le forme di mutualismo alternative al diritto di proprietà.
Per la tappa sostenuta dall’Italian Council l’obiettivo è ripensare l’idea di isola e aprirla a nuove connessioni, avviando la creazione di un network internazionale. Soggetto promotore del progetto, è lo stesso museo di destinazione finale dell’opera che Galegati produrrà al termine dei viaggi di ricerca: l’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva di Palermo, ospitato nell’Ex Deposito Locomotive di Sant’Erasmo, costruito nel 1886 come parte del complesso della stazione ferroviaria di Sant’Erasmo. Mare Memoria Viva è un ecomuseo del paesaggio costiero, inteso come unione interdipendente di elementi umani, vegetali, animali, architettonici, luoghi, persone e storie. Un museo comunitario che promuove progetti sociali ed educativi, spazio di residenza e produzione per pratiche artistiche partecipative e situate.
Il processo di sensibilizzazione e di cura che costituisce e costruirà una nuova ulteriore narrazione attorno all’Isola delle Femmine ha finora prodotto una serie di dipinti: ritratti dell’isola, sul cui fondo Galegati riscrive interamente il libro Il Secondo Sesso (Le Deuxième Sexe, 1949) della filosofa, attivista e scrittrice francese Simone de Beauvoir su supporti vari (tela, carta, legno) realizzati con tecniche diverse, e alcuni video come She is land, un remix di video trovati su internet per pubblicizzare il progetto di acquisto.
In questa fase (2025 – 2026) il progetto complessivo allarga il suo campo d’azione ad altre parti del mondo, innescando nuove riflessioni e visioni. L’idea è quella di portare l’isola in altre isole del pianeta, quelle più difficili da raggiungere, per creare una nuova opera che entrerà nelle collezioni del Comune di Palermo e sarà custodita dall’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva, avviando parallelamente reti di partnership internazionali.
Nei primi due laboratori, Pulau Betina, in Indonesia (estate 2025), l’artista ha lavorato con due gruppi di persone alla costituzione di un manifesto aperto e poetico per l’Isola. Presso gli spazi della Gudskul Studi Kolektif Foundation, a Jakarta, il manifesto è stato stampato su degli stendardi di stoffa colorata a serigrafia, mentre a Jatiwangi la seconda versione del manifesto è stato impresso in piastrelle di terracotta. Queste opere sono state esposte alla Biennale Jatim XI, che si è tenuta a Giava Est da agosto a settembre 2025, che ruotava attorno al tema “Hantu Laut” (Spettro del Mare).
Il terzo workshop si è invece tenuto a Makassar, dedicato alla narrazione e alla ricerca di Pulau Betina, una possibile “isola delle femmine” sorella. Si è lavorato sull’opportunità di nominare o meno un'isola delle tante senza nome nell’arcipelago di Spermonde, luogo simbolicamente molto legato al colonialismo olandese.
Dopo la Tanzania, nella prossima tappa l’artista si sposterà a Venezia (primavera 2026) presso Fundacion TBA21 (Fondazione Thyssen-Bornemisza), un’istituzione internazionale con sede a Madrid dove presso l’Ocean Space, nei bellissimi spazi della Chiesa di San Lorenzo, dove verrà organizzato un incontro dedicato al progetto.
I viaggi si concretizzano sempre in incontri di creazione e di promozione dell’arte italiana, durante i quali l’opera d’arte nasce attraverso confronti, dibattiti e workshop, contribuendo al prosieguo del progetto e favorendo la connessione del sistema dell’arte del sud Italia con le realtà dell’arte di questi “sud emergenti”. L’isola delle Femmine di Palermo diventa così parte di un arcipelago ed essa stessa un tassello di un network più esteso, entrando in relazione con la storia e la cultura di altre isole.
SCHEDA TECNICA
Stefania Galegati
Isola delle Femmine
Progetto realizzato grazie al sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council (13a edizione, 2024) finalizzato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana
Promosso da
Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva
Partner di progetto
Gudskul Studi Kolektif Foundation, Jakarta (Indonesia)
Nafasi Art Space, Dar es Salaam (Tanzania)
Partner culturali
Fundacion TBA21, Madrid (Spagna)
Ecomuseo Mare Memoria Viva, Palermo (Italia)
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