Il Tavolo di A Scuola di Terre Alte
Tommaso Campedelli, ornitologo, esperto in biologia della conservazione e pianificazione territoriale. È coordinatore tecnico del progetto LIFE ShepForBio che ha come obiettivo la promozione del pascolamento come strumento di gestione e ripristino di pascoli e praterie nell’Appennino settentrionale.
Rossano Pazzagli, storico e territorialista, è professore di Storia del territorio e dell’ambiente all’Università del Molise, direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi e della Scuola dei Piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino (Ch).
Giampaolo Gaiarin, docente e tecnico caseario, ha insegnato presso l’Istituto di San Michele all’Adige, poi presso la Fondazione E. Mach. Affianca Slow Food nella formazione dei produttori che lavorano a latte crudo e con fermenti autoprodotti, tra cui numerosi Presìdi Slow Food. Da giugno 2026 è presidente di Onaf.
Jacopo Goracci, zootecnico e agronomo, è dottore di ricerca in “Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo” ed è membro dell’Associazione Italiana di Agroforestazione. Vive e lavora alla Tenuta di Paganico da più di 20 anni e per Slow Food è referente tecnico per le filiere animali.
Giulia Locatelli, laureata in Scienze della Formazione Primaria, collabora con il progetto Oltreterra di Slow Food Italia. I suoi principali ambiti di interesse e ricerca riguardano la didattica della geografia, la valorizzazione del patrimonio culturale e l’educazione alla cittadinanza consapevole.
Alessandra Telch, vicepresidente di Slow Food Italia. Laureata in Giurisprudenza all’Università di Trento. Negli anni ha ricoperto diversi ruoli nella rete di Slow Food e ha seguito il gruppo di lavoro per lo sviluppo della Rete dei castanicoltori, tra cui l’avvio del primo Campus di formazione nel Comune di San Marcello Piteglio.
Rita Salvatore, sociologa rurale, ricercatrice e professoressa aggregata di Ambiente e Territorio nel Corso di Turismo sostenibile presso l’Università di Teramo e membro del Research Network 38 “Space, Society and Rurality” della European Sociological Association (ESA). È presidente di Slow Food Abruzzo.
Stefano Samorè, dottorando in Silvicoltura, Ecologia e Gestione Forestale all’Università di Bologna. La sua attività di ricerca esplora il rapporto tra gestione forestale, conservazione della biodiversità e resilienza climatica dei territori. Fa parte del direttivo di Oltreterra, progetto di Slow Food Italia.
Marta Villa, antropologa culturale, è Research Fellow presso l’Università di Trento, nell’ambito del progetto CER&Domini Collettivi per una transizione energetica e sociale. Dal 2025 è docente del primo corso in Italia di Antropologia culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di Vita.
Perché è necessario formare le giovani generazioni
Prati, boschi e pascoli contribuiscono a sequestrare il carbonio nel suolo e, se ben curati, possono arginare il dissesto idrogeologico e prevenire frane, smottamenti, incendi, contribuendo così alla sicurezza dei territori. Questi preziosi ma fragilissimi ecosistemi, oggi esposti in maniera violenta alle conseguenze della crisi climatica, custodiscono un patrimonio enorme di biodiversità: razze antiche e varietà di cereali, legumi, ortaggi, e vitigni che si sono adattati nei secoli alle aree montane, con le relative tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione.
A causa di un processo di sviluppo squilibrato, a partire dagli anni ‘50 e ‘60, le aree interne del nostro Paese sono state progressivamente abbandonate. La conseguenza è che oggi chi le abita non ha le stesse opportunità, lo stesso accesso ai diritti fondamentali di chi vive in città. Meno servizi incrementano l’abbandono, in un circolo che indebolisce le comunità e modifica l’equilibrio ambientale.
Il ricambio generazionale è una delle sfide più urgenti di questi luoghi. Le aziende agricole di montagna si sono dimezzate in vent’anni e oltre la metà di quelle rimaste è gestita da persone con più di 60 anni. Allo stesso tempo, però, tra il 2018 e il 2023 i Comuni montani hanno registrato un saldo migratorio positivo e cresce il numero di giovani e di nuove imprese che scelgono le aree interne.
Alle nuove generazioni di pastori, agricoltori, apicoltori servono strumenti adeguati, competenze tecniche e culturali che consentano loro di svolgere mestieri che siano, al contempo, attività economiche redditizie e servizi per la collettività. Il percorso A Scuola di Terre Alte nasce proprio per dare strumenti di conoscenza, offrire connessioni e promuovere l’incontro e lo scambio tra i partecipanti.
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