L'autunno 2026 segna una nuova fase nella storia di Office for a Human Theatre [OHT]. Lo studio fondato da Filippo Andreatta amplia infatti il proprio raggio d'azione e si trasforma in una piattaforma di produzione, ricerca e ospitalità artistica, capace di accogliere e sostenere artiste e ricercatori le cui pratiche dialogano con le traiettorie di ricerca sviluppate da OHT negli ultimi anni.
Una trasformazione che prende forma attraverso un programma di nuove produzioni, prime assolute, installazioni e percorsi formativi, e che rappresenta l'evoluzione naturale di un processo avviato con Nomadic Residency, il programma di residenze artistiche ospitato a Rovereto. Oggi quell'esperienza si consolida in una struttura aperta alla collaborazione e alla costruzione condivisa del pensiero artistico.
Accanto alla ricerca di Filippo Andreatta, OHT accompagna infatti i percorsi di Laura Pante, danzatrice, ricercatrice e pedagoga; Carolina Cappelli, performer e filmmaker, attualmente parte del programma di residenze SUPERTOSCANA; Maria Isidora Vincentelli, performer e danzatrice; e Giacomo Lorandi, cuoco e ricercatore gastronomico. Pratiche differenti che condividono un'attenzione verso il rapporto tra corpo, paesaggio, ecologie, immaginazione e forme della contemporaneità.
Tra i primi progetti sviluppati in questa nuova configurazione si inserisce Abbandoneremo le nostre case. Pedagogie radicali per un'etica delle migrazioni ecologiche, ideato e curato da Laura Pante insieme a Tulls Primultini e prodotto da OHT con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell'ambito del programma Per Chi Crea. Avviato nella primavera del 2026, il percorso di professionalizzazione coinvolge sei practitioner under 35 in un programma di residenze, tutoraggi e ricerca dedicato alla relazione tra corpo, territorio e pratiche artistiche. Il progetto si concluderà nel mese di ottobre con una giornata aperta al pubblico presso Palazzo Adami, sede di OHT a Rovereto, nell'ambito della Giornata del Contemporaneo: un momento di restituzione delle pratiche sviluppate durante il percorso e, allo stesso tempo, la prima occasione pubblica per condividere la nuova direzione intrapresa da OHT.
Parallelamente prosegue ed espande il proprio raggio d'azione nuvolario, la ricerca di Filippo Andreatta dedicata alle nuvole come dispositivi di immaginazione, percezione e conoscenza. Pensato esso stesso come una nube in continua trasformazione, il progetto assume ogni volta forme differenti – performance, installazioni, dispositivi scenici e pubblicazioni – dando vita a una costellazione di opere autonome ma profondamente interconnesse.
Il primo appuntamento dell'autunno è in programma il 24 settembre al festival delle 100 Scale di Potenza, dove debutta nuvolario #Elena, nuova performance ispirata alla figura di Elena di Sparta e alla versione del mito raccontata da Euripide e da Anne Carson, secondo cui a Troia non giunse Elena, ma il suo eidolon, un'immagine d'aria generata dagli dèi. Attraverso questa narrazione il lavoro riflette sulla pareidolia, sulla tendenza a riconoscere figure dove esistono soltanto forme, e sulla sottile violenza implicita in ogni tentativo di classificare e rappresentare il reale.
Il 9 ottobre la ricerca approda al MUSE – Museo delle Scienze di Trento, negli spazi di Palazzo delle Albere, con nuvolario #A_Cloud_In_A_Room, un dispositivo espositivo visitabile fino alla primavera del 2027. Materiali, immagini e testi della ricerca dialogano con un gesto impossibile – tentare di afferrare le nuvole – trasformando lo spazio espositivo in un ambiente sospeso tra osservazione scientifica e immaginazione poetica. Durante il periodo di apertura l'installazione ospiterà inoltre una serie di appuntamenti pubblici, tra cui una replica di nuvolario #miniatura.
Il 10 e 11 ottobre, all'interno di festival Aperto della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, debutta in prima assoluta nuvolario #miniatura. Pensato come un teatro da camera, il progetto trasforma il Teatro Municipale Valli in una maquette attraversata da minuscoli paesaggi atmosferici. Riducendo l'architettura teatrale in scala, Andreatta costruisce uno spazio intimo nel quale la scenografia torna a essere artificio, fenomeno atmosferico e illusione ottica.
Il percorso culmina il 18 ottobre con la première di nuvolario #Elena al festival Periferico di Modena, ospitata nel Cimitero di San Cataldo progettato da Aldo Rossi. Una cornice architettonica di straordinaria forza visiva nella quale il pubblico assisterà alla performance da una prospettiva sopraelevata, facendo del cielo, dell'architettura e della distanza gli elementi stessi della composizione scenica.
Attraversando performance, installazioni e dispositivi espositivi, nuvolario continua così a espandersi come una ricerca in costante trasformazione, alimentata da un dialogo continuo tra arti visive, teatro, paesaggio e immaginazione.
Allo stesso tempo, il programma dell'autunno 2026 inaugura una nuova stagione per OHT: non più soltanto uno studio di produzione artistica, ma una piattaforma aperta alla ricerca, alla collaborazione e alla costruzione di nuove comunità di pratica, mantenendo al centro il dialogo tra corpo, paesaggio, ecologie e sperimentazione contemporanea.
Nessun commento:
Posta un commento