“Quello che ho fatto, pensato e ascoltato l'ho dimenticato a memoria:
è questo il primo documento autentico.” Vincenzo Agnetti
Dal 17 ottobre al 13 dicembre 2026, gli spazi del Mirad’Or di Pisogne, sul Lago d’Iseo, ospitano la mostra Vincenzo Agnetti. Surplace & altro, a cura di Flaminio Gualdoni, con la supervisione e il coordinamento di Marco Lagorio, nell’ambito delle iniziative che celebrano il centenario della nascita dell’artista (Milano, 1926–1981).
Al Mirad’Or va in scena la complessa operazione Surplace (1980), composta da quattro grandi sculture in ferro che “trascrivono” quattro scatti fotografici tratti dalla performance La lettera perduta, che Agnetti realizzò nel 1979 a Venezia, a Palazzo Grassi. L’istantaneità dello scatto fotografico si traduce così in una dimensione monumentale, mentre le opere concrete assumono la funzione di “didascalie” delle immagini.
Il lavoro XIV-XX secolo sarà esposto nella Chiesa di Santa Maria della Neve, nota anche come Chiesa del Romanino, edificio tardo-quattrocentesco celebre per lo straordinario ciclo di affreschi realizzato da Girolamo Romanino. XIV-XX secolo è un’opera composta da quattro strappi di affreschi del Trecento, con i simboli degli evangelisti, sui quali le sovrascritture di Agnetti irrompono ampliandone e mettendone in discussione il campo convenzionale della significazione: “Pensa; Prendi; Pesa; Usa”.
Sull’altare della chiesa sarà allestito il Teatro statico dell’Apocalisse (1970), importante opera legata alla ricerca della Macchina drogata che, in dialogo con l’Apocalisse di San Giovanni, riflette sui limiti e sull’inefficacia del codice comunicativo. L’Apocalisse è un libro in Perspex con sette sigilli in lacca rossa e una scrittura illeggibile, accompagnata da un testo dal sapore biblico che richiama l’antica fascinazione dell’uomo per gli oracoli. La Macchina drogata, realizzata tra il 1967 e il 1968, era una calcolatrice Divisumma 14 di Olivetti, nella quale i numeri erano sostituiti da lettere dell’alfabeto, così che le parole generate dalle operazioni matematiche, pur prive di significato, potessero costituire la base di una possibile intonazione sonora.
La mostra, allestita tra il Mirad’Or, sospeso sull’acqua del Lago d’Iseo, e la Chiesa del Romanino, è stata integralmente concepita e organizzata grazie alla collaborazione dell’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano, non solo per celebrare il centenario della nascita, ma soprattutto per offrire una nuova occasione di confronto con l’opera di un artista che ha fatto dell’interrogazione dei linguaggi e dei meccanismi della comunicazione uno degli strumenti fondamentali della propria ricerca, ponendo questioni che continuano a investire il nostro presente.
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