mercoledì 6 novembre 2019

IN ANTEPRIMA al Festival della Peste!, la Fondazione Il Lazzaretto presenta VOLTO MANIFESTO

La nuova campagna di sensibilizzazione di Lorella Zanardo
sulla trasformazione del volto nell'era digitale
realizzata con Cesare Cantù,
in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto.

Giovedì 7 novembre ore 18.30
evento di lancio della campagna di sensibilizzazione:
proiezione video e dibattito con Lorella Zanardo


Fondazione Il Lazzaretto
Via Lazzaretto 15, Milano
www.illazzaretto.com

In occasione del Festival della Peste! in programma a Milano dal 7 al 10 novembre 2019 l’attivista per i diritti umani e la giustizia sociale Lorella Zanardo, – già autrice de Il corpo delle donne – presenta in anteprima ‘Volto Manifesto’, la campagna di sensibilizzazione - realizzata con Cesare Cantù e in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto - che nasce per stimolare una riflessione aperta sulla trasformazione del volto nell’era digitale, attraverso l’idea del volto come patrimonio per l’umanità. Al centro del progetto un video inedito che sarà presentato in anteprima giovedì 7 novembre alle ore 18.30 insieme al manifesto della campagna. Alla proiezione del video seguirà un dibattito fra Lorella Zanardo e il pubblico. 
Il volto è in profonda trasformazione. Fotoritocco massiccio sui social network e in pubblicità, influencer digitali quasi indistinguibili da quelli reali, androidi dai tratti sempre più dettagliatamente antropomorfi e potenziati da un’intelligenza artificiale sempre più raffinata: questi fenomeni hanno portato nella vita privata e sociale di tutti un incontro quotidiano e costante con facce artificiali. Facce molto diverse tra loro, ma accomunate da un obiettivo irraggiungibile: fermare lo scorrere del tempo.

Cosa comportano le trasformazioni in atto per le relazioni interpersonali e per la società in generale?
Quale ricaduta ha sulle nostre vite?
La scomparsa del 'vecchio' volto sarà senza conseguenze per la collettività?

In una trasformazione di tale portata entrano in gioco anche altri importanti elementi:
- l’antico sogno di creare dei nostri simili, capaci di emularci e forse di continuarci, dando vita ad esseri dotati di intelligenza e un giorno capaci di coscienza ed emozioni;
- i canoni di bellezza contemporanei, fortemente segnati dal conformismo, che spingono verso l’omologazione dei tratti. Nel presente delle relazioni digitali per immagini, deviare da questi canoni comporta l’esclusione dai trend sociali, la solitudine, l’angoscia esistenziale;
- la rimozione del ‘vecchio’, sia come concetto sia come manifestazione concreta, all’interno delle nostre società e le conseguenti manipolazioni per far apparire un artificiale ed eterno presente.

In questione non c’è ovviamente la libera scelta individuale dei comportamenti e delle modificazioni, ma il fatto che esperienze così complesse avvengano senza una consapevolezza diffusa e un discorso sociale condiviso. Non si tratta pertanto di emettere giudizi ma di avviare una riflessione urgente perché il volto umano è il luogo dove il senso di esistere si manifesta. Prenderne coscienza è quanto mai necessario.

Attraverso l’idea del volto come patrimonio per l’umanità, il progetto Volto Manifesto si pone quindi come obiettivo quello di invitare tutti e tutte ad un dialogo collettivo e condiviso sul tema dell’unicità del volto, delle trasformazioni reali e digitali in atto, del ruolo unico ed irripetibile che il volto riassume all’interno delle relazioni umane e per l’etica di una società.
#nofilters
La serata di lancio di 'Volto Manifesto' è anche l’evento di apertura del Festival della Peste! Per questo, giovedì 7 novembre alle ore 18.30, Il Lazzaretto e il gruppo di 'Volto Manifesto' daranno il benvenuto al pubblico con un aperitivo animato dal dj set di Matteo Saltalamacchia e da #nofilters, il gioco ispirato ai temi della campagna. Sarà un momento ludico e sfidante insieme, perché ribalta le regole e le abitudini con cui oggi siamo soliti ritrarci e condividere la nostra immagine. A partire dal 7 Novembre e per tutta la durata del Festival, negli spazi della Fondazione sarà installata una cabina fotografica Dedem: una macchina per fototessere digitale che non applica filtri e realizza per ogni sessione 4 ritratti. Il pubblico potrà utilizzare la cabina liberamente e gratuitamente. Dopo i propri scatti, ogni persona potrà scegliere se portare con sé tutte le fototessere o lasciarne alcune nella bacheca al piano superiore della Fondazione. Tra le regole del gioco #nofilters, due sono fondamentali e riguardano proprio la bacheca: nessuno potrà fotografare né condividere online le immagini esposte; le fototessere non verranno in alcun modo conservate dal Lazzaretto e saranno distrutte al termine del Festival. La bacheca sarà quindi un ritratto collettivo e insieme un archivio fisico effimero al quale prendere parte, da vedere e condividere solo nel “qui e ora” del Festival della Peste! 2019.

#nofilters è realizzato grazie alla collaborazione di Dedem Spa, sponsor tecnico di questa tappa del gioco. Da 57 anni Dedem Spa produce e gestisce le cabine per fototessera di tutta Italia e, con oltre 10 milioni di fototessere scattate l’anno, dagli anni Sessanta fotografa la faccia di tutti gli italiani. Correva l’autunno 1962 quando Dan David, fondatore dell’azienda, installò la prima cabina a Roma, dentro la Galleria Alberto Sordi. Negli anni, l’azienda ha collaborato con eventi culturali in Italia e all’estero. Tra i più recenti, la “Ural Industrial Biennal of Contemporary Art 2019” che ha visto la cabina fotografica protagonista, con una reinstallazione site-specific di Esposizione in tempo reale n.4, il celebre progetto partecipativo di Franco Vaccari.
VOLTO MANIFESTO
È la nuova campagna di sensibilizzazione dell’attivista per i diritti umani e la giustizia sociale Lorella Zanardo, su temi quali l’unicità del volto, le modificazioni reali e digitali, il ruolo unico ed irripetibile che il volto riassume all’interno delle relazioni umane. La serata di apertura del Festival della Peste! ospita la presentazione della campagna, la proiezione del inedito video realizzato in questi mesi da Lorella Zanardo e Cesare Cantù, seguito dal dibattito tra pubblico e autori. Attraverso l’idea del volto come patrimonio per l’umanità, il progetto 'Volto Manifesto' invita tutte e tutti ad un dialogo collettivo e condiviso sul tema del volto umano in trasformazione e del suo ruolo unico e irripetibile per le relazioni e la società. Un progetto che proseguirà anche oltre il tempo e lo spazio del Festival.

LORELLA ZANARDO
Lorella Zanardo è attivista per i diritti umani e la giustizia sociale. Fa parte dell’Advisory Board di WIN (organizzazione internazionale di donne professioniste con sede ad Oslo). E’ coautrice del documentario “Il Corpo delle Donne” visto da milioni di persone sul web e dell’omonimo libro, che hanno dato vita ad una importante riflessione sociale sui temi della rappresentazione della donna nei media. Presiede l’Associazione “Nuovi Occhi per i Media”, percorso di educazione all’immagine e ai media come strumento di cittadinanza attiva, frequentato da migliaia di studenti delle scuole medie superiori. Speaker, docente, scrittrice, è autrice regista dello spettacolo teatrale “Schermi” sull’importanza della Media Education quale strumento di cittadinanza attiva. E’ stata membro della Commissione di Studio alla Camera per la stesura della Carta dei Diritti in Internet. Consulente di Diversity Mangement e Leadership al Femminile, ha ricoperto in passato posizioni di rilievo in grandi organizzazioni internazionali. Per il suo contributo al progresso delle donne ha ricevuto numerosi premi: TIAW- World of Difference Award a Washington ha riconosciuto l’efficacia delle sue azioni per l’avanzamento culturale delle Donne nel suo Paese.

CESARE CANTÙ
Cesare Cantù è autore, docente e regista. Ha lavorato per la televisione, per la pubblicità e in campo documentaristico. Laureato in Filosofia, ha studiato e approfondito le principali questioni di estetica del cinema e dal 2000 insegna Linguaggio Audiovisivo e Teoria e Tecnica dei Media per la formazione professionale. Dal 2009 si occupa in particolare di educazione ai media e collabora con Lorella Zanardo al progetto Nuovi Occhi per i Media: lo coordina e ha messo a punto appositamente tecniche di apprendimento innovative per la cittadinanza digitale.

martedì 5 novembre 2019

SUL BAGNA CAUDA DAY 2019 SVENTOLA LA BANDIERA DELLA PACE TRA POPOLI E RELIGIONI

DAL 22 AL 24 NOVEMBRE TORNA LA PIÙ GRANDE BAGNA CAUDA COLLETTIVA IN CONTEMPORANEA AL MONDO. SEDICIMILA POSTI A TAVOLA IN 150 LOCALI AD ASTI IN PIEMONTE E NEL MONDO. DOMENICA 24 CI SARÀ LA BAGNA CAUDA PAX CUCINATA DA UNA CUOCA EBREA E UNA MUSULMANAIL PREMIO TESTA D’AJ SARÀ ASSEGNATO A CARLIN PETRINI, FONDATORE DI SLOW FOOD E IDEATORE DI TERRA MADRE
Ci siamo: il 22, 23 e 24 novembre sarà Bagna Cauda Day 2019, il momento più atteso per migliaia di bagnacaudisti.
L’evento dell’ultimo fine settimana di novembre, organizzato dall’Associazione Astigiani, giunto alla settima edizione, si annuncia con molte sorprese e novità.
Spicca nel programma di questa profumata tre giorni la «Bagna Cauda Pax», che vedrà domenica 24 novembre, alle 12,30, un incontro a tavola tra uomini e donne di fedi diverse promosso da Astigiani in collaborazione con l’associazione Italia-Israele e la comunità di musulmani Oasis. Una cuoca ebrea, Daniela Diveroli, e una di origini musulmane, Zoulikha Laradji, cucineranno insieme la bagna cauda, con la supervisione di Pina e Piero Fassi, storici contitolari del Gener Neuv. Bagna Cauda Pax si svolgerà nel suggestivo Storico Refettorio del Seminario, via Giobert 15, concesso dal Vescovo di Asti Marco Prastaro e in collaborazione con la cooperativa No Problem.
La tre giorni, che fa parte del calendario «Asti profuma d’autunno» in collaborazione con Comune di Asti che domenica 17 celebrerà la fiera regionale del tartufo, si aprirà venerdì 22 novembre alle 19,30, in piazza Statuto nel cuore di Asti, con l’accensione del fujot gigante che darà il via alla “maratona” più profumata dell’anno.
Sarà chiamato ad accendere questa sorta di fiamma olimpica Carlin Petrini, fondatore di Slow Food e “padre” di Terra Madre, a cui sarà assegnato il premio Testa d’Aj 2019, che va ogni anno a chi ha dimostrato di saper andare controcorrente.
Il momento olimpico sarà preceduto alle 16, nell’ex Sala Consiliare del Comune di Asti dall’incontro «La bagna cauda merita l’Unesco?», sul progetto di candidatura a Patrimonio Culturale Immateriale Unesco con gli assessori all’agricoltura della Regione Piemonte e Liguria Marco Protopapa e Stefano Mai, il direttore del sito Unesco Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato Roberto Cerrato, il presidente del Consorzio del Cargo Gobbo di Nizza Monferrato Mauro Damerio, il presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato Filippo Mobrici e il sindaco della città di Asti Maurizio Rasero. Interverranno anche i rappresentati dei Comuni di Carmagnola, Caraglio, Nizza Monferrato, Acqui Terme che hanno aderito al progetto Bagna Cauda Academy.
Seguirà l’assegnazione dei premi Testa d’Aj: oltre a Petrini, i riconoscimenti andranno a Giacomo Ghiazza, autore del Bavagliolone 2019, che vive a Los Angeles dove lavora come story board per le principali Case cinematografiche di Hollywood e al pittore Paolo Fresu, autore del Bavagliolone 2014, e compagno di classe e di disegno di Ghiazza fin dalla elementari.
La prima edizione del Testa d’aj fu assegnata nel 2016 allo scrittore Guido Ceronetti, l’anno dopo poi ad Antonio Ricci, autore televisivo e “inventore” di Striscia la notizia, nel 2018 e a Padre Enzo Bianchi, fondatore e già priore della comunità di Bose.
Il Bagna Cauda Day ha nell’Astigiano e in Piemonte il suo storico baricentro ma non mancano adesioni significative sia in Italia che dall’estero. Il BCD è un evento apprezzato anche a livello internazionale: dalla Russia al Perùda Berlino all’Australia, dal Sud America all’isola di Tonga. Tra le nuove adesioni di quest’anno anche un ristorante inglese a Birmingham e la comunità piemontese di Shanghai che si è gemellata con il Bagna Cauda Day.
L’evento anche nel 2019 presenta numeri imponenti: 150 i locali dell’Astigiano, del resto del Piemonte e all’estero che, con più di 16 mila posti a tavola, daranno vita alla più grande bagna cauda collettiva e contemporanea al mondo.
La formula è sempre la stessa: prezzo della bagna cauda fisso a 25 euro dal ristorante stellato alla trattoria, il vino proposto a 12 euro a bottiglia.
Chi vuole, può scegliere il “finale in gloria con tartufo”. Molti, nel rispetto della tradizione a conclusione della bagna cauda faranno cuocere un uovo di gallina o di quaglia usando la fiammella direttamente nel fujot, arricchito da una grattatina di tartufo bianco d’Alba. Il prezzo di questa profumata aggiunta sarà in base alle quotazioni dei tartufi.
Sul sito www.bagnacaudaday.it ci sono tutte le indicazioni per prenotare direttamente nei locali Restano naturalmente i semafori che indicano il tipo di bagna cauda proposta: rosso per la versione classica come Dio comanda, giallo per l’eretica quella con l’aglio stemperato e verde per l’atea senz’aglio.
In tutti i locali, ristoranti, cantine storiche la partecipazione darà diritto ad avere il bavagliolone d’autore disegnato da Giacomo Ghiazza, e il Vademecum di 96 pagine edito da Astigiani con ricette, storia e testimonianze sulla bagna cauda.
Torna anche Acciù, la simpatica acciuga portafortuna in stoffa: pezzi unici fatti a mano nei vari formati.
Il Bagna Cauda Day è plastic free fin dalla sua prima edizione: dunque 0 zero plastica per piatti posate e bicchieri nel rispetto dell’ambiente e della tradizione
In Piazza Statuto, per tre giorni, ci sarà il Bagna a Palchetto con musica, balli e incontri sotto lo storico tendone della ditta Vespa di Castagnole Lanze, opportunamente riscaldato.
Ci sarà anche la Botte della verità, confessionale tecnologico messo on line organizzato in collaborazione con ICCOM, partner tecnico del Bagna Cauda Day 2019.
E sabato 23 novembre allo scoccar della mezzanotte torna il Barbera kiss, il bacio che sfida ogni afrore. È in collaborazione con il Consorzio della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato.
La Confederazione italiana agricoltori (Cia) di Asti organizza il mercatino di prodotti tipici del Bagna Cauda Day, che si tiene in piazza San Secondo ad Asti sabato 23 novembre e domenica 24 a partire dal mattino (ore 10). Ci saranno i banchi delle aziende agricole che espongono e vendono salumi, formaggi, dolci, torrone, conserve, miele, verdure e frutta autunnale,a cominciare dai famosi cardi gobbi di Nizza Monferrato.
Domenica alle 9,30, dalla Caffetteria Mazzetti, Asti, corso Alfieri 357, parte la quarta edizione della Marcia Cauda, corsa podistica non competitiva di 8 chilometri per le vie di Asti. Organizzata in collaborazione con la società astigiana “Vittorio Alfieri” di atletica leggera. Ritrovo e iscrizioni alle ore 8,30 alla Caffetteria Mazzetti di corso Alfieri 357, ad Asti, con ingresso dai Giardini Alganon di piazza Roma. Iscriversi costa 6 euro, ma chi si presenta con il bavAGLIOlone ha diritto al prezzo ridotto bagnacaudisti di soli 3 euro.
Altro momento molto atteso è la premiazione degli studenti che hanno partecipato al concorso-ricerca Bagna alla Lavagna che coinvolto decine di classi, in programma alle 16 nella Galleria centrale CPIA, piazza Leonardo da Vinci. Mostra degli elaborati, video e interventi, in collaborazione con la libreria Marchia .
Ci sarà anche il “Kit del dopo bagnacauda” con dentifricio “Baciami subito”, magnesia, Mole cola, grappa selezione AB, cioccolatini Barbero.
Una parte degli utili della manifestazione saranno devoluti in opere di concreta solidarietà dall’Associazione Astigiani. Perché la Bagna Cauda fa bene. Nel 2018 sono stati consegnati 6000 euro: il contributo maggiore di 4.500 euro è andato a Anffas onlus ASTI, l’associazione di famiglie che si occupa di persone oltre i 18 anni con disabilità relazionali e comportamentali; 500 euro al Centro diurno di assistenza ai senza tetto della parrocchia di San Domenico Savio – San Lazzaro; 500 euro al Progetto Sarah che nel nome di una nostra concittadina prematuramente scomparsa porta aiuti in Madagascar; 500 euro per l’acquisto di una porzione di foresta amazzonica in Ecuador, attraverso la Fondazione Progetto Otonga del missionario astigiano padre Giovanni Onore.
Il Bagna Cauda Day è anche festa social.
Su Facebook e Instagram ogni giorno arrivano adesioni e commenti. Il sito www.bagnacaudaday.it è lo strumento più usato per le prenotazioni che avvengono direttamente nei ristoranti aderenti. Ogni locale ha una sua pagina con indicazioni del tipo di bagna cauda proposta, descrizione del luogo, foto e video.
C’è anche la sezione del Bagna Cauda Nanna con l’elenco di alberghi e agriturismi convenzionati e le indicazioni dei negozi amici del Bagna Cauda Day.
Su Instagram si rinnova l’appuntamento con Bagna Cauda Clic, il contest fotografico organizzato in collaborazione con Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e ICCOM.  Una giuria selezionerà le immagini più originali postate durante i tre giorni di evento. Le dieci foto più belle riceveranno una cantinetta di sei bottiglie del Consorzio. Un premio speciale sarà assegnato da ICCOM: due anni di connessione a Internet completamente gratuita. L’hashtag da usare per partecipare è #bagnacaudaclic. Il regolamento completo è consultabile sul sito www.bagnacaudaday.it. E se una foto non basta, da quest’anno anche i video catturano la festa del Bagna Cauda Day. In piazza Statuto, sotto il Bagna a palchetto e in sei locali aderenti sarà operativa da venerdì sera e fino a domenica la “Botte della verità”, confessionale tecnologico a cui i bagnacaudisti potranno affidare saluti e contagiosa allegria. Al migliore intervento video, ICCOM offrirà in regalo un tablet Samsung Galaxy.
 

Galleria Fatto ad Arte presenta la mostra Comignoli di Matteo di Ciommo 19 – 28 novembre 2019 Inaugurazione 18 novembre 2019 dalle 18.30 Via Moscova 60 - Milano


La Galleria Fatto ad Arte, punto di riferimento per la promozione e valorizzazione del patrimonio artistico italiano legato alle arti applicate da oltre vent’anni, presenta la mostra personale di Matteo di Ciommo, artista emergente romano che presenta il progetto Comignoli, sculture dove la progettualità si lega indissolubilmente al saper fare.

La Galleria Fatto ad Arte si occupa da sempre del connubio tra arte e artigianato, dalle ricerche svolte con Ugo La Pietra alla scoperta dei territori omogenei, quei Genius Loci così carichi di pathos e storia, fino alle esperienze più contemporanee volte alla scoperta di realtà dove il 'Fare' artigiano si mescola a istanze artistiche e comunicative.
È in questo panorama variegato, ricco ed emozionante che la galleria ospita, con l’obiettivo di dare spazio a giovani talenti, la mostra Comignoli, una collezione progettata, disegnata e realizzata da Matteo di Ciommo.

Di formazione designer, Di Ciommo è da sempre attratto dal lato più concreto dell’architettura, non solo il progetto, ma anche la sua realizzazione fisica. Tra i suoi modelli d’ispirazione ci sono Alessandro Mendini, Ugo La Pietra e Michele De Lucchi - con cui ora collabora - designers che si sono confrontati con l’autoproduzione e che hanno fondato le basi del design italiano contemporaneo.

Il progetto esposto in mostra nasce durante una passeggiata sui monti di Varallo Sesia, quando Di Ciommo rimane affascinato da alcuni comignoli che vede spuntare sulle case, vere e proprie costruzioni in miniatura che si stagliano contro il cielo sopra le “vere” abitazioni. “È strano pensare che su un tetto, difficile da vedere e comunque lontano dallo sguardo, ci sia tanta cura per una componente architettonica che di fatto serve solo a far fuoriuscire il fumo” racconta l’artista.

Questa scoperta lo affascina al punto da mettersi alla ricerca di altri comignoli da ammirare e questa collezione nasce proprio cosi, con la volontà di far scoprire e far vedere da vicino delle affascinanti strutture di cui normalmente non ci accorgiamo, per donare loro la rilevanza che meritano.

L’artista così riassume il suo lavoro: “I miei comignoli sono sculture che si possono vedere da vicino, ho azzerato la distanza visiva e mi sono messo a studiarne i dettagli e a replicarli proprio per dire ‘Fermatevi ogni tanto e guardate in alto sui tetti…guardate il comignolo con che cura è stato studiato’”.

Milano, Pavia, Varallo Sesia, Bergamo, Verona: questi sono i luoghi che hanno ispirato Di Ciommo e che l’hanno portato a realizzare un itinerario ideale nell’Italia settentrionale, soffermandosi su questi piccoli dettagli inesplorati dai più.

La collezione si compone di dodici pezzi unici realizzati a mano dallo stesso artista, usando legno massello. Ed è proprio questa la peculiarità di Matteo Di Ciommo, non solo quella di ideare l’opera, ma di scolpire il legno manualmente e quindi di realizzarla con le proprie mani, intervenendo in prima persona in ogni fase del progetto. Un’affascinante sintesi di creazione artistica e progettuale insieme e saper fare manuale.

Matteo Di Ciommo alla domanda su come vede sé stesso e il suo lavoro risponde così: “Molti mi definiscono come “quello che fa cose belle con il legno”, o “quello che lavora il legno” che a me, a dire il vero, non piace molto perché è un po’ riduttivo. Mi definirei più un “ricercatore di Bellezza”, oppure – non in termini filosofici – un progettista o auto-produttore”.


La cucina di Gaziantep protagonista della Festa Nazionale della Repubblica di Turchia



 In occasione del 96° Anniversario della Repubblica di Turchia, l’Ambasciata di Turchia a Roma ha organizzato un ricevimento presso la propria sede, nella serata di martedì 29 ottobre, in stretta collaborazione con il Comune di Gaziantep.

S.E. l’Ambasciatore della Repubblica di Turchia a RomaMurat Salim Esenli e la Signora Evren Esenli hanno dato il benvenuto agli autorevoli ospiti.

Durante il suo discorso iniziale, dopo aver ringraziato tutti i presenti, l’Ambasciatore ha voluto ricordare che la Turchia, tra le sue meraviglie, ha un piccolo gioiello che gli archeologi considerano una delle città più antiche del pianeta e che per secoli è stata uno degli snodi lungo la via della setamelting pot culturale e gastronomico. Questa città è appunto Gaziantep.

Oggi è la capitale culinaria della Turchia, nominata nel 2015 Creative City of Gastronomy dall’UNESCO e, per la celebrazione della Festa Nazionale della Repubblica di Turchia il 29 ottobre scorso, è stato invitato presso la sede dell’Ambasciata di Turchia a Roma, lo chef Doğa Çitçi, proveniente proprio da questa città posta fra il Tigri e l’Eufrate.

La cucina di Gaziantep è una sintesi culturale diversificata, possiede una forte reputazione in tutte le aree culinarie e lo chef Doğa Çitçivice Presidente della Türkiye Aşçılar ve Şefler Federasyonu (TASFED), Federazione fondata nel 2007 che opera nel campo della cultura culinaria e alimentare in Turchia, ha deliziato gli ospiti preparando numerosi piatti tipici della tradizione turca di Gaziantep: antipasti caldi e freddi, salsine, legumi, verdure ripiene, insalate e fagottini fritti, continuando con il kebab di agnello, accompagnato dalle verdure, i pistacchi, finendo con il celeberrimo baklava, il dolce a base di pistacchio, che è l’eccellenza gastronomica della regione, e che è stato il primo prodotto IGP della nazione.

Per coloro che sono interessati alla gastronomia e amano la buona cucina, Gaziantep o Antep come ancora la chiamano i locali, è per eccellenza la città del gusto della Turchia, sinonimo indiscusso di grande cucina e per questo meta imperdibile. Alla sua cucina infatti è dedicato anche uno dei musei della città che fondato nel 2008 e realizzato dentro una dimora del 1904, il “Museo della Cucina Emine Göğüş” e la città è sede del Festival Internazionale della Gastronomia, “GastroAntep”, il quale ospita chef di fama mondiale, buongustai, scrittori di gastronomia e studiosi.

APRE A LONDRA LA FIERA “BELLAVITA” DEDICATA AI PRODOTTI ALIMENTARI ITALIANI In esposizione anche i salumi piacentini Dop di Peveri



Nonostante l’incognita Brexit, il Regno Unito rappresenta il terzo mercato per l’export di salumi italiani, tanto che circa un inglese su due consuma salumi italiani. Tra questi,  i salumi piacentini continuano a riscuotere successo oltremanica tanto che il Salumificio Peveri Carlo torna alla fiera Bellavita Expo London, che si terrà il 7 e 8 novembre 2019.

A Bellavita Expo London, organizzata in collaborazione con Cibus e Vinitaly, arrivano ogni anno 6000 buyer ed operatori del settore per visionare e assaggiare più di mille prodotti (http://www.bellavita.com/it).

Il salumificio Peveri  da tempo è presente con i suoi prodotti allo Shop permanente Bellavita di Londra per vendita diretta e on line. Alla fiera londinese Peveri presenterà la sua prestigiosa Pancetta Piacentina Dop premiata dalla guida de L’Espresso “Guida I Salumi d’Italia 2019”. Assieme alla Pancetta Piacentina, tutta la gamma dei prodotti artigianali di alta qualità di Peveri: i salumi pre-affettati hand-made “Belladinonna da Peveri”, la Coppa Piacentina Dop, il Salame Piacentino Dop, il salame dal prosciutto La Mandola, la culatta di prosciutto Don Romualdo, il Salam Bon e la linea dei salamini aromatici Peverissimi  (https://www.salumificiopevericarlo.com/it).

Partecipando alla nuova edizione di Bellavita Expo London, Peveri rafforza la sua presenza sul mercato britannico, dove è già presente nel settore dell’alta ristorazione londinese ed intende ampliare la distribuzione nei canali Horeca e nel retail.

La strategia internazionale di Peveri ha visto presenziare l’azienda piacentina alla recente fiera tedesca Anuga (all’interno dell’area del Consorzio dei Salumi Piacentini e del Consorzio Piacenza Alimentare) e alla fiera Degustorium della capitale della Slovacchia, Bratislava, nello scorso ottobre. I mercati privilegiati da Peveri sono quello tedesco e britannico, ma anche quello statunitense e giapponese.
 

ORGANISMI e HARMONIE sculture di KIM SEUNG HWAN a cura di Martina Corgnati 15 novembre -11 dicembre 2019

Opening: giovedì 14 novembre 2019 dalle ore 19:00

MyOwnGallery/Superstudio
via Tortona 27, Milano


Kim Seung Hwan, artista, designer e imprenditore culturale di fama internazionale, torna in Italia e in Europa dopo quasi 30 anni con la mostra ORGANISMI e HARMONIE alla galleria MyOwnGallery di Superstudio dal 15 novembre all’11 dicembre 2019. A cura di Martina Corgnati, l’esposizione presenta una serie di opere della sua produzione artistica più recente, anteprima di un più ampio progetto che sarà possibile scoprire durante la Milano Design Week 2020.

Creativo e poliedrico, Kim Seung Hwan inizia il suo percorso artistico negli anni novanta proprio in Italia, a Pietrasanta, dove frequenta l’Accademia di Carrara, partecipando a numerose mostre personali e rassegne internazionali di scultura e vincendo anche prestigiosi premi. Prosegue poi la sua carriera in Asia dove, con la moglie Lanki Jung, fonda nel 2008 il grande centro per l'arte contemporanea Dio Art Center, alle porte di Seul, che ospita e produce mostre, installazioni e rassegne cinematografiche dedicate ad autori italiani e coreani. Oggi le sue sculture anche monumentali si trovano in spazi pubblici e collezioni private di tutto il mondo.
La mostra ORGANISMI e HARMONIE - che fa parte del palinsesto People&Stories di Superstudio incentrato su storie straordinarie di artisti e creativi in ambito arte, design, moda - presenta una collezione ibrida tra scultura e design appartenente alla produzione dell’ultimo decennio, intendendo così delineare la nuova direzione estetica intrapresa dall’artista. Artificio e natura, modernismo e arcaicità si ricongiungono nelle leggi geometriche e matematiche che alimentano le sue opere e che Kim Seung Hwan rende visibili grazie al suo impeccabile dominio dei materiali plastici, dal bronzo al polistirolo fino alle pietre.

Le opere di Kim Seung Hwan sono forme e oggetti squisitamente moderni ma al tempo stesso memori di valori e sentimenti senza tempo e universali: l’uomo con i suoi desideri e i suoi limiti, lo spazio dentro e fuori di noi, la vita e le sue forme sempre in divenire” - afferma la curatrice della mostra Martina Corgnati. "A chi osserva l’insieme della trentennale ricerca dell’artista non può sfuggire la sostanziale coerenza interna, pur nella grande varietà di risultati formali, ottenuta grazie a una lucida evoluzione del pensiero e della pratica dei materiali. Dalle figure umane, soprattutto volti e busti, l’artista coreano è passato a indagare la forma degli organismi viventi, non intendendola come mero dato morfologico, ma come risultante di forze e di movimenti antagonisti e provvisorio risultato di processi in atto, gli stessi che agiscono sulle conchiglie come sui vegetali, sugli embrioni e sulle rocce”.
Significativa, a questo proposito, è la ricorrenza dei titoli delle sue sculture: quasi tutte le opere degli anni Ottanta e Novanta si chiamano Explore Eternality mentre più recentemente a questa denominazione si accompagna quella di Organism, associata a sculture e monumenti non figurativi ma ispirati da modularità, ritmi, ricorrenze geometriche e plastiche. Questi titoli sottintendono una base di ricerca comune, immutata nel tempo: lo scultore, infatti, nell’una e nell’altra tipologia di opere, vuole esplorare le relazioni fra gli esseri viventi e l’ambiente in cui abitano, indagando il contatto spirituale e fisico che li rende ciò che sono, tra passato, presente e futuro.

Kim ha mantenuto il titolo” – afferma infatti Andrea Pinotti, scrittore e filosofo – “eppure questo titolo non è il titolo per quest’opera. È piuttosto il titolo per una famiglia di opere. Non è un nome proprio di una particolare scultura nella sua individualità; è piuttosto il nome di un’idée fixe; il nome di un problema al quale Kim ha tentato (tenta ancora) di dare una soluzione. È, se vogliamo adottare una terminologia musicale, il nome di un tema, che però in sé non è mai dato, ma risuona soltanto accennato in tutte le sue variazioni”.

Attraverso una profonda conoscenza e padronanza delle leggi della geometria solida, Kim Seung Hwan ha quindi dato vita a un imponente e straordinario corpus di opere dal significato e dal valore universale.

Il Sipario Musicale: ogni Capodanno ha il suo concerto



Milano, 5 novembre 2019_C’è chi preferisce festeggiare in una baita di montagna e brindare davanti a un camino scoppiettante, chi invece volare lontano e godersi i fuochi d'artificio su una spiaggia tropicale, ma per gli amanti della grande musica non esiste modo migliore per chiudere l'anno vecchio e salutare quello nuovo facendosi accompagnare da una colonna sonora unica ed esclusiva: quella offerta dal Sipario Musicale nei teatri più esclusivi, con i direttori più richiesti, le étoile più amate e le orchestre più famose del mondo.

Nelle proposte del nuovo “Catalogo autunno-inverno 2019”, il tour operator italiano leader nei viaggi musicali garantisce l’accesso a una selezione tra cinque Concerti di Capodanno che rappresentano da sempre le mete più prestigiose e ambite, mettendo a disposizione dei suoi affezionati ed esigenti clienti un menù musicale “à la carte” con i biglietti di categoria superiore per i maggiori eventi in cartellone tra Italia ed Europa.

Ovviamente in programma non può mancare “il” Concerto di Capodanno per antonomasia, quello che dal 1939 viene ospitato presso il Musikverein di Vienna, da sempre croce e delizia degli appassionati della grande musica, che sanno bene come sia praticamente impossibile conquistare un posto nella platea della sala dorata, casa dei leggendari Wiener Philharmoniker.

Il Sipario Musicale non si ferma però unicamente allo spettacolare evento della capitale austriaca, ma apre anche le porte del Teatro alla Scala di Milano, del Gran Teatro La Fenice di Venezia, del Teatro Regio di Torino, della Philharmonie e della Staatsoper Unter den Linden di Berlino, per brindare idealmente all'anno nuovo con le stelle più luminose del firmamento musicale internazionale: da Roberto Bolle a Riccardo Chailly, da Daniel Barenboim a Kirill Petrenko, da Myung-Whun Chung a Andris Nelsons.
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SPECIALE CAPODANNO

EUROPA

Capodanno a Vienna (28 dicembre 2019 - 1° gennaio 2020)
Sarà Andris Nelsons a salire quest'anno sul podio dei Wiener Philharmoniker per dirigere il Concerto di Capodanno nella sua tradizionale doppia proposta: la sera del 31 dicembre e la mattina del 1° gennaio (opzioni entrambi possibili al momento della prenotazione). Come preludio di questo eccezionale evento, gli appuntamenti musicali previsti per questo viaggio prevedono anche l'esecuzione della Sinfonia n. 9 di Beethoven da parte dei Wiener Symphoniker e della Wiener Singakademie diretti da Gianandrea Noseda e un concerto sacro presso la splendida cappella della residenza imperiale Hofburg.

Capodanno a Berlino (28 dicembre 2019 - 1° gennaio 2020)
Viaggio FAI per seguire i festeggiamenti musicali con cui la capitale tedesca saluerà la fine dell’anno vecchio e l’arrivo di quello nuovo: da un lato il concerto alla Philarmonie, con cui i Berliner Philharmoniker e il loro direttore Kirill Petrenko (in compagnia del soprano Diana Damrau) renderanno omaggio alla grande tradizione classica statunitense del Novecento (Gershwin e Bernstein), mentre alla Staatsoper Unter den Linden si esibirà Daniel Barenboim (nella duplice veste di pianista e direttore) con la Staatskapelle Berlin e lo Staatsopernchor su musiche di Mozart e Beethoven.
Il viaggio è arricchito da un ricco programma di escursioni e visite guidate alla scoperta di bellezze architettoniche, mostre, musei e luoghi di interesse che contribuiscono a rendere Berlino una delle più vivaci e dinamiche capitali d'Europa.

ITALIA

Capodanno a Venezia (29 dicembre 2019 - 1° gennaio 2020) 
Anche per il 2020 il tradizionale Concerto di Capodanno veneziano vedrà salire sul podio del Gran Teatro La Fenice il maestro Myung-Whun Chung, che dirigerà la festosa Sinfonia n. 4 “Italiana” di Mendelssohn e l’immancabile tributo ai brani più celebri tratti dal repertorio del melodramma italiano. Il viaggio prevede anche due visite guidate tematiche, un concerto barocco degli Interpreti Veneziani nella Chiesa di San Vidal e il Cenone di San Silvestro presso la Taverna Fenice, meta prediletta dei più raffinati gourmet.

Capodanno a Milano (30 dicembre 2019 - 2 gennaio 2020)
Gran Galà di San Silvestro al Teatro alla Scala, con il balletto Sylvia di Delibes la sera del 31 dicembre; a seguire, Cenone di San Silvestro in uno delle più belle dimore nobiliari milanesi, Palazzo Serbelloni.
Il viaggio è impreziosito da una cornice di eventi che culminano in un pranzo con concerto presso Villa Medici Giulini a Briosco, nelle visite alla mostra di De Chirico a Palazzo Reale e ai luoghi milanesi di Leonardo da Vinci (Castello Sforzesco, Pinacoteca Ambrosiana e Santa Maria delle Grazie) e nella possibilità di assistere alla messinscena inaugurale della Tosca di Puccini con Riccardo Chailly sul podio.

Capodanno a Torino (30 dicembre 2019 - 1° gennaio 2020)
Altro appuntamento ormai tradizionale per i festeggiamenti musicali di fine anno, quello del capoluogo piemontese vede il ritorno di Roberto Bolle, che porterà sul palco del Teatro Regio l'avvincente spettacolo “Roberto Bolle and Friends”; al suo fianco alcune tra le più celebri étoile del mondo del balletto di oggi in grado di far risplendere a tutto tondo la bellezza della danza.



In quasi venticinque anni di storia Il Sipario Musicale ha sempre avuto modo di arricchire la sua proposta,aumentando il numero di viaggiatori e di destinazioni raggiunteOggi registra un fatturato di 4.500.000 euro, è capillarmente radicato sul territorio italiano, lavora ogni anno con oltre 400 tra associazioni e tour operator stranieri e più di 8.000 clienti (di cui 6.000 clienti privati italiani).
cataloghi quadrimestrali sono pubblicati con una tiratura di 12 mila copie e distribuiti anche presso le più prestigiose istituzioni musicali italiane. 
Il sito web, aggiornato in tempo reale, registra oltre 2.500 visite mensili (il 44% delle quali dall’Italia).
Il Catalogo settembre | dicembre 2019 è consultabile online (Catalogo Online) e scaricabile nella versione pdf (Catalogo Pdf).

Giacomo Leopardi Infinito Incanto A cura di William Spaggiari 9 novembre 2019 - 8 febbraio 2020 Biblioteca Sormani Scalone d’onore Via Francesco Sforza 7, Milano



A duecento anni dalla composizione de L’Infinito, Milano rende omaggio a Giacomo Leopardi con una mostra e un ciclo di incontri che raccontano l'importanza della città di Milano nel percorso leopardiano e le considerazioni del poeta sulla società e sul vivere nella grande città, attraverso un Fondo leopardiano conservato alla Biblioteca Sormani affiancato da un ricco apparato iconografico.

Giacomo Leopardi. Infinito Incanto, questo il titolo della mostra che sarà inaugurata venerdì 8 novembre presso la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, sede della Biblioteca, e che sarà visitabile dal 9 novembre 2019 all’8 febbraio 2020. L'L’esposizione vuole celebrare Giacomo Leopardi e L’Infinito, una delle opere poetiche più alte della letteratura di tutti i tempi, che proprio a Milano trovò la sua prima veste tipografica sulla rivista Il Nuovo Ricoglitore, edita da Antonio Fortunato Stella. 
 
Curata da William Spaggiari, professore ordinario di Letteratura italiana dell’Università degli Studi di Milano, l’iniziativa offre l’occasione per promuovere e valorizzare un importante corpus di documenti, alcuni rari e mai esposti prima, di eterogenea provenienza posseduti dalla Biblioteca Sormani, noto come “Fondo Leopardiano”, comprendente trascrizioni manoscritte, edizioni originali a stampa di opere del poeta recanatese e la saggistica più autorevole uscita nell’arco di due secoli. 
 
Attraverso l’analisi delle riflessioni di Giacomo Leopardi sui grandi centri urbani italiani presso cui ha soggiornato dopo l’abbandono del borgo natio, la mostra intende focalizzare l’attenzione sul significato della città nell’esperienza poetica e filosofica leopardiana, come spiega nella sua introduzione il curatore William Spaggiari: « In quegli stessi anni Leopardi affidava all’opera letteraria in verso e in prosa, ai carteggi con i familiari e gli amici, alle pagine segrete dello “Zibaldone” le riflessioni sulla fisionomia e i caratteri del cittadino civilmente consapevole, sulla “forma” reale (perché verificata nei fatti) degli agglomerati cittadini, o su ciò che questi ultimi avrebbero dovuto essere». 

"Queste fabbriche immense, e queste strade per conseguenza interminabili, sono tanti spazi gittati tra gli uomini, invece che spazi che contengano uomini"
                                                                                         Lettera a Paolina Leopardi, Roma 3 dicembre 1822

Come è noto Giacomo Leopardi verso i 20 anni sentì il bisogno di lasciare Recanati, ormai vissuta come prigione, per poter frequentare gli ambienti culturali più prestigiosi del suo tempo, presso i quali il suo nome già circolava. Milano, Bologna, Firenze, Pisa, Roma e Napoli accolsero il grande poeta e furono scenario di importanti incontri nonché fonte di ispirazione della sua produzione letterario-filosofica,

"Io vivo qui segregato dal commercio, non solo dei letterati, ma degli uomini, in una città dove chi sa leggere è un uomo raro, in un verissimo sepolcro"
                                                                              Lettera a Giampietro Vieusseux. Recanati 2 febbraio 1824

L’impatto con la vita di città, tuttavia, si rivelò per il poeta molto difficoltoso per i noti problemi di salute, per il suo scarso spirito di adattamento e per il carattere, incline alla solitudine e allo studio e insofferente della vita di società. L’epistolario contiene una nutrita serie di considerazioni critiche sull’esperienza cittadina, spesso rapportata al ricordo del natio borgo selvaggio

Io sono naturalmente inclinato alla vita solitaria. Contuttociò non posso negare ch'io non desideri una vita distratta, avendo veduto per esperienza che nella solitudine io rodo e divoro me stesso. Ma fuor di ciò, qualunque soggiorno m'è indifferentissimo, e quello della mia famiglia, che non mi può essere indifferente, mi sarà sempre carissimo.
                                                                                           Lettera a Monaldo Leopardi, Roma 16 aprile 1823

Milano, in particolare, è oggetto di un giudizio ambivalente da parte dal poeta: da un lato risulta bersaglio di critiche severe che investono addirittura le abitudini alimentari degli abitanti, ma dall’altro è considerata meta ideale per poter realizzare il sogno di gloria letteraria tramite la stampa e la diffusione dei suoi scritti nei circuiti di alto livello culturale. E in effetti, grazie al rapporto con l’editore Antonio Fortunato Stella, il capoluogo lombardo si rivelerà fondamentale per la pubblicazione e la divulgazione delle sue opere in vita. 

"Io vivo qui poco volentieri e per lo più in casa, perché Milano è veramente insociale, e non avendo affari, e non volendo darsi alla pura galanteria, non vi si può fare altra vita che quella del letterato solitario"
                                                                                                   Lettera a Carlo Antici, Milano 20 agosto 1825

"…Io sto bene, quantunque l'aria, i cibi e le bevande di Milano sieno il rovescio di quello che mi bisognerebbe, e forse le peggiori del mondo... Ma nè Milano nè una casa d'altri sono soggiorni buoni per me."
                                                                                        Lettera a Monaldo Leopardi, Milano 24 agosto 1825

E proprio partendo dall’analisi dell’esperienza milanese, la mostra intende ricomporre la trama delle considerazioni del poeta sulla società e sul vivere nella grande città per ricondurla all’interno del complesso e infinito incanto del pensiero leopardiano. «La mostra consente di ripercorrere i momenti del breve, ma fondamentale rapporto di Leopardi con Milano..» - continua Spaggiari - «Se pure questa esperienza nella capitale del Regno Lombardo-Veneto si rivelò deludente per molti aspetti (basti per tutti l’incontro difficile con una delle figure egemoni della cultura del tempo come Vincenzo Monti), Leopardi fu allora a contatto con un centro editoriale di livello europeo, al quale già in passato si era rivolto con la certezza di avere a che fare con interlocutori competenti e fidati; e così sarebbe stato anche in seguito, tant’è che a Milano videro la luce molte sue opere (articoli, traduzioni, le “Operette morali”, la doppia “Crestomazia”, le “Rime” di Petrarca con ampio commento)».
 
È così che Milano, “città leopardiana”, che ha lasciato una traccia profonda nella divulgazione delle opere del recanatese nel resto d’Italia, celebra uno di suoi ospiti illustri che, con Stendhal, Byron, Shelley, Balzac, Listz e molti altri, ha illuminato del suo pensiero l’ambiente vivace della “capitale morale” di primo Ottocento, pronta ad accogliere e a far propri i fermenti portati dal vento innovatore che spirava in Europa.

Il percorso espositivo è composto da edizioni a stampa e da manoscritti dalle raccolte della Biblioteca, da lettere autografe di Giacomo Leopardi all’editore Antonio Fortunato Stella provenienti dalla Biblioteca Nazionale Braidense, da una lettera di Pietro Brighenti, corrispondente bolognese del poeta e confidente segreto della Polizia Austriaca con il nome in codice di Luigi Morandini, proveniente dall’Archivio di Stato di Milano, nonché da un ricco apparato iconografico costituito da dipinti e da stampe che ritraggono luoghi, personaggi e momenti della Milano ottocentesca, provenienti dalla Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” del Castello Sforzesco, dalle Civiche Raccolte Storiche Palazzo Morando Costume Moda Immagine e Palazzo Moriggia Museo del Risorgimento e dalla Casa del Manzoni.

Una sezione della mostra, curata dall’Associazione Culturale Biblioteca Famiglia Meneghina Società del Giardino, propone una serie di traduzioni in milanese de L’Infinito realizzata da “I Poeti della Meneghina”. Un omaggio al “sommo poeta” tributato dai custodi delle tradizioni culturali della città.

 Il 22 novembre alle ore 17,30 nella sala del Grechetto prenderà il via una rassegna di incontri volti ad approfondire i temi della mostra e a delineare il quadro più ampio entro cui si colloca l’esperienza biografica e poetica di Giacomo Leopardi. 

IL TIRAMISU’ SPOSA IL DESIGN: AL VIA LA COLLABORAZIONE TRA MASCHERPA E FUNKY TABLE




Per un mese il negozio di Via Santa Marta offrirà ai suoi clienti una special edition del dolce più amato dagli italiani

Milano, 31 ottobre 2019 – Mascherpa, la prima “tiramisuteca” di Milano, a partire da metà novembre darà il via a una collaborazione con Funky Table, rinomato negozio di home decor nel centro città. Per la durata di un mese, una versione speciale del tiramisù a strisce bianche e rosse, ispirata ai colori del logo del brand, sarà disponibile nel negozio Funky Table di Via Santa Marta.

Le sorprese targate Mascherpa non finiscono mai e Giuseppe Loiero e sua mamma Giovanna, mente e braccio della boutique del tiramisù, continuano a reinventare il celebre dolce. Grazie alla loro creatività, il dessert italiano più diffuso sia in Italia che all’estero continua a vestirsi di colori e gusti sempre diversi. Dopo il grande successo del tiramisù multicolor pensato per la Pride Week e dell’ultima versione al burro d’arachidi, questa volta il dolce al cucchiaio contamina il mondo del design e sposa i colori brillanti di Funky Table.
 Abbiamo pensato proprio a Funky Table perchè ci piace molto il loro modo umoristico e sfavillante di comunicare ciò che fanno, molto simile al nostro” dichiara Giuseppe, ideatore di Mascherpa. “Lo stare a tavola in Italia – prosegue - è un elemento fondamentale della vita di tutti giorni e Funky Table è in grado di rielaborarlo con estro, arricchendo il table setting con l’inserimento di elementi caratteristici e peculiari. Proprio come noi di Mascherpa, da Funky Table l’innovazione si rispecchia nella rielaborazione di aspetti classici della tradizione italiana”.

Il risultato della partnership è un tiramisù speciale che si tingerà dei colori del brand di design, grazie al bianco del cioccolato e al rosso dei lamponi. Il dessert sarà offerto a tutti i clienti del negozio per rendere più dolce e piacevole il loro shopping.
Parallelamente, per tutta la durata della collaborazione, presso Mascherpa, in Via Edmondo de Amicis n° 7, sarà possibile sorseggiare tè e caffè dalle coloratissime tazze di Funky Table e, chi dovesse innamorarsene, potrà acquistare i prodotti direttamente dalla tiramisuteca.