A Udine è in corso il progetto diffuso “Ulay, Marina, Igor. Una nuova storia” che fino al 26 aprile trasforma la città friulana nel palcoscenico di una rassegna multidisciplinare che non solo celebra il sodalizio artistico e umano più iconico del Novecento — quello tra Ulay e Marina Abramović — ma lo proietta nel presente attraverso la lente di Igor Andjelić, nuovo compagno di Lena Pislak, la vedova di Ulay.
Per l’occasione Filippo Sorcinelli è stato invitato a partecipare contribuendo all’intervento immersivo nella Chiesa di San Francesco dal titolo “Tra Sacro e Profano” dove risuona il vero battito di questa rassegna. Sebbene la chiesa sia stata sconsacrata, ciò rappresenta uno spostamento di funzione piuttosto che una cancellazione. In uno spazio privo della sua tradizionale funzione liturgica e dove il valore spirituale non è più istituzionalmente garantito, il progetto intende dimostrare la possibilità di concepire il sacro al di fuori del dogma. Questo stato di presenza si realizza nella relazione tra luce, corpo e sguardo.
Così le navate si riempiono di un’energia nuova e tra un confessionale e una croce che sfida le convenzioni, il visitatore non è più solo uno spettatore, ma un pellegrino invitato a compiere un gesto di partecipazione intima: un “pink gesture”, un portare con sé un piccolo oggetto rosa da affidare al “santuario” dedicato a Ulay, trasformando la visita in un’esperienza collettiva e rituale. Deponendolo all’interno dell’esposizione questo oggetto i partecipanti lasciano simbolicamente un frammento di dolore personale, di tristezza o di memoria.
Il ricordo prende quindi vita in un ambiente dove l’aria vibra, densa del profumo che Sorcinelli ha selezionato per l’occasione tra le sue creazioni, trasformando la visita in un’esperienza sensoriale totale.
In questo contesto, l’intervento olfattivo di Filippo Sorcinelli si sviluppa come elemento strutturale dell’esperienza. La fragranza diffusa nello spazio nasce come composizione originale, concepita appositamente per la mostra, in stretta relazione con il suo impianto concettuale e simbolico.
Si tratta di una creazione che si innesta nel DNA dell’intervento, pensata per abitare l’aria della chiesa e per agire come materia invisibile capace di connettere i diversi livelli dell’esperienza: la memoria individuale evocata dall’offerta, la tensione performativa ereditata da Abramović e Ulay, la dimensione architettonica dello spazio, la luce che attraversa superfici e corpi.
La fragranza è concepita come una composizione olfattiva che riflette il rito contemporaneo. Opera con efficacia, si propaga attraverso sottili vibrazioni e instaura una connessione immediata con la dimensione emotiva della memoria.
Nel suo sviluppo si evidenzia una stratificazione che richiama elementi di antica sacralità — come resine, vapori e sfumature balsamiche — affiancati a note più discrete e corporee, configurando un equilibrio dinamico che riflette il tema centrale della mostra: la compresenza di tensioni contrastanti e il costante dialogo tra elevazione spirituale e dimensione materiale.
L’aria stessa diventa spazio attivo, luogo di attraversamento sensoriale e dispositivo di trasformazione. Il profumo agisce come una struttura immateriale che armonizza l'itinerario e lascia un'impronta duratura nell'esperienza, estendendo la sua influenza oltre la durata della visita.
La mostra è organizzata da PUNTO APS Udine, con il patrocinio e il contributo del Comune di Udine e di IO SONO FVG; la direzione artistica è di Tomi Vugrinec e l’allestimento è curato da Igor Andjelić e Marco Viola.
A Udine il progetto prosegue negli spazi della Galleria Punto con la mostra personale Casa Come Me di Igor Andjelić, e nel Moroso Design Outlet, un concept store che si trasforma in uno spazio di narrazione e visione, dove il design incontra l’arte contemporanea in un dialogo aperto e stratificato con le opere di Kristjan Antolovic, Giona Maiarelli e Maurizio Ciancia che dialogano con le ombre giganti di Ulay, Marina Abramović e Igor Andjelic.
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