Sono stati 82.570 i culatelli sigillati rispetto ai 73.550 del 2024
Il preaffettato rappresenta il 41,5% del totale, con un 1,06 milioni di
vaschette immesse sul mercato
Romeo Gualerzi, presidente del Consorzio di Tutela: «Ottimi numeri
grazie a una rinnovata fiducia che ha permesso ai consorziati di aumentare i
volumi. Ma la Psa, nonostante non si registrino casi da due anni, rimane un
problema sul fronte export»
Parma, 18 marzo
2026 – Un aumento della produzione del 12% con un fatturato al
consumo di 24 milioni di euro, sfiorando così il record del 2022 (25,2
milioni). Sono alcuni dei principali numeri comunicati dal Consorzio di
Tutela del Culatello di Zibello Dop, all’interno del consuntivo sui dati
economici del comparto relativi al 2025. L’ente di tutela racchiude tutte le
20 aziende produttrici della Dop e ha chiuso l’anno con 82.570 culatelli
sigillati, in crescita del 12% rispetto ai 73.550 del 2024.
I
chilogrammi certificati a destinati al Culatello di Zibello sono stati 330mila,
con un valore alla produzione di 12,5 milioni di euro. Cresce
anche il fatturato al consumo, che dai 18,5 del 2024 sale a 24 milioni di euro.
«Siamo molto soddisfatti dell’anno appena concluso – ribadisce Romeo
Gualerzi, presidente del Consorzio di Tutela -. Nonostante il prezzo
della materia prima sia rimasto molto alto, sfiorando i 6 euro al chilo e
ricordando che nel 2020 non arrivava a 4 euro, abbiamo avuto maggiore
disponibilità; inoltre un mercato più stabile e i numeri costanti
dell’affettato hanno garantito ai consorziati una rinnovata fiducia nel poter
aumentare la produzione». Nel 2025 il Consorzio ha immesso sul mercato 1,06
milioni di vaschette – in linea con l’anno precedente – destinando 34.392
culatelli al preaffettato, ovvero il 41,5% dell’intero volume con un
fatturato derivante superiore ai 12 milioni di euro.
Le sfide per il Consorzio, in vista del
2026, saranno concentrate soprattutto sull’export, dove la peste suina
africana continua a rappresentare un importante scoglio burocratico: «Mercati
come Giappone e Cina al momento sono inaccessibili – conclude Gualerzi -. Questo
nonostante da due anni gli allevamenti di suini scelti per la Dop non abbiano
registrato alcun caso di Psa. Purtroppo la massiccia presenza di cinghiali sul
territorio parmense continua a essere un problema che andrà necessariamente
risolto per aprirsi nuovamente ai mercati di riferimento». Nei dati
economici 2025, il Consorzio – che racchiude un comparto da oltre 250 addetti –
ha dichiarato comunque un export del 25%, dove i Paesi dell’area UE
(in primis Francia e Germania), insieme con la Svizzera, rappresentano
l’88% della quota estero. Ma cresce anche il Nord America, con Canada e
Stati Uniti (6% complessivo). Infine per quanto riguarda Il canale di
commercializzazione, il normal trade si conferma quello principale con
una quota pari al 60% del comparto, mentre la grande distribuzione
organizzata rappresenta il restante 40%.

Nessun commento:
Posta un commento