Jacopo Dimastrogiovanni sarà invece il protagonista di Festina lente, uno speciale progetto espositivo che aprirà al pubblico il 5 dicembre 2026. La ricerca dell’artista si concentra prevalentemente sulla pittura figurativa, profondamente influenzata dalla tradizione barocca, che viene però scomposta e rielaborata per indagare l’inquietudine e le tensioni della natura umana.
Per la mostra al Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese, Dimastrogiovanni lavorerà a partire da un’opera conservata nel territorio: una pala d’altare seicentesca attribuita a Pietro Ricchi, rimasta per decenni relegata nell’oscurità e in parte dimenticata dalla stessa comunità locale. L’intervento dell’artista si inserisce nel solco della serie Iniuria, avviata alcuni anni fa e presentata anche in una mostra al Castelvecchio, con cui Dimastrogiovanni intende portare l’attenzione sugli oltraggi e sulle forme di abbandono che possono colpire il patrimonio culturale. Attraverso un processo di trasfigurazione pittorica, l’opera storica diventerà così il punto di partenza per una riflessione contemporanea sulla memoria, sulla responsabilità collettiva e sul rapporto tra arte e comunità.
“La definizione di ciascun progetto è stata, come di consueto, romantica, ovvero appassionata, guidata dal desiderio di rendere sempre più partecipi la comunità e il territorio, che si confermano il cuore pulsante della mia visione di museo come spazio vivo ed entusiasta, luogo di confronto e relazione. Con il senno di poi, se dovessi scegliere alcune parole che ne restituiscano l’essenza, ne indicherei due: legami e occasione. Di legami il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese è testimone, ma soprattutto promotore: nascono tra le persone, stimolati dagli artisti e dalle opere, e perdurano ben oltre i tempi dell’esposizione. Leonardo Panizza, Johannes Bosisio, Angelo Dimitri Morandini, Erik Saglia e Jacopo Dimastrogiovanni - tutti italiani, perché ritengo fondamentale dare valore alla nostra identità innanzitutto attraverso i nostri artisti - riusciranno a costruirne di nuovi? Assolutamente sì, ne sono sicura. È proprio questa l’occasione, intesa secondo la sfumatura di Hans-Georg Gadamer, secondo cui “il significato di qualcosa è determinato nel suo contenuto dall’occasione a cui deve servire, in modo che in tale contenuto c’è di più di quanto vi sarebbe indipendentemente da tale occasione”, dichiara Elsa Barbieri, Direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese.
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