La seconda Porta della Speranza
firmata da Stefano Boeri Architetti
è stata inaugurata presso la Casa Circondariale “Nerio Fischione” di Brescia:
una speranza che si chiama lavoro
due porte aperte tra carcere e città
Brescia, 28 marzo 2026. È stata presentata ieri, alla Casa Circondariale “Nerio Fischione” di Brescia, la seconda Porta della Speranza, progettata da Stefano Boeri Architetti, nell’ambito del progetto internazionale promosso da Fondazione Gravissimum Educationis, con il patrocinio di Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede, in collaborazione con Ministero della Giustizia della Repubblica italiana – DAP, realizzato da Comitato Giubileo Cultura Educazione e Rampello & Partners e con il contributo di Fondazione Cariplo.
Sono intervenuti S.Em. Arcivescovo Carlo Maria Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, il Dott. Massimo Parisi, Vice Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Prof. Davide Rampello, curatore del progetto internazionale Porte della Speranza, tre detenuti che hanno partecipato al progetto, l’Arch. Stefano Boeri, ideatore con lo studio Stefano Boeri Architetti della Porta della Speranza di Brescia “Porta del Lavoro”, e il Dott. Pierangelo Milesi, Valore Italia - Vice Presidente Nazionale ACLI.
“Una porta, non un muro, non una barriera, ma un passaggio, una soglia, un invito”, ha sottolineato subito S.Em. Arcivescovo Carlo Maria Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l'Educazione. “Aprire una porta, anche quando non esiste un muro, significa riconoscere che nessuna vita è priva di futuro. Due soglie che si guardano: un ponte comunicativo tra il carcere e la città che mette al centro il lavoro, ovvero il desiderio di essere parte attiva della comunità. Il reinserimento non è un atto di carità ma un patto civile. Questo progetto si fonda su una convinzione: la speranza non è un ornamento ma una responsabilità condivisa che Brescia ha già cominciato a esercitare con un impegno che merita di essere riconosciuto pubblicamente.”
L’intervento di Stefano Boeri Architetti – che si articola in due installazioni, una all’interno della Casa Circondariale stessa e una in Piazzale Arnaldo – è concepito come una soglia più che una barriera. All’interno del carcere è collocata la prima porta, infatti, nel panopticon, dove diventa un’interfaccia permanente dedicata alle opportunità di lavoro, istruzione e formazione professionale.
Una delle ante è trasformata in un grande display digitale, che aggiorna costantemente informazioni su offerte di lavoro, programmi di formazione, tirocini e collaborazioni promossi da imprese locali e cooperative sociali.
In dialogo con questa installazione interna, una porta identica è collocata in Piazzale Arnaldo, uno degli spazi pubblici più vitali della città. Qui la soglia si apre simbolicamente verso la cittadinanza, condividendo non solo opportunità di lavoro ma anche informazioni sulla realtà carceraria: condizioni di detenzione, fenomeno del sovraffollamento, lavoro quotidiano del personale penitenziario, degli operatori sanitari, dei volontari e delle persone detenute impegnate in attività culturali e artistiche.
Pur fisicamente separate, le due porte costituiscono un unico sistema architettonico e civico. Formate da due ante in legno alte tre metri e larghe un metro e mezzo, attivano un doppio movimento — dalla città al carcere e dal carcere alla città — favorendo la circolazione di informazioni, opportunità e progetti oltre i confini istituzionali. Nel rispetto delle regole del sistema detentivo, il progetto introduce così un’infrastruttura concreta e simbolica di speranza, trasformando l’architettura in uno strumento di consapevolezza e inclusione sociale.
Come ha dichiarato Stefano Boeri, «credo di non sbagliare dicendo che la parola Speranza, in carcere, si chiama Lavoro. Penso che una seria prospettiva di (re)inserimento nel mercato del lavoro e nella formazione professionale, siano per un detenuto tra le più convincenti ragioni per pensarsi fuori dalla condizione carceraria; le uniche davvero capaci di offrire la speranza del ritorno ad una vita sociale che non sia solo un intervallo tra due periodi di detenzione - ma una prospettiva di vita, studio, formazione e attività professionale. La “Porta della Speranza” a Brescia porterà una bacheca digitale nel cuore del carcere per rappresentare, insieme alle informazioni sulle opportunità di lavoro, il pulsare della generosità sociale della città. Ma la stessa porta si aprirà anche in Piazzale Arnaldo, nel cuore vivo della città, da dove arrivano le opportunità per un ritorno alla vita sociale. Le porte sono due, ma la Porta della Speranza è una.».
Il Dott. Massimo Parisi, Vice Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ha affermato: «La scelta di Brescia è oculata: si tratta di un carcere aperto al territorio, e il territorio dimostra sensibilità verso il carcere. La Porta diventa il simbolo di questo rapporto: due ante collegate che rappresentano il legame tra interno ed esterno e richiamano l’attenzione su un aspetto molto concreto, il Lavoro.
In Italia ci sono oltre 20.000 detenuti con fine pena breve, di due o tre anni, che però non riescono a uscire. Per questo è necessario creare servizi che li accompagnino nel reinserimento una volta fuori.
Questa Porta verso l’esterno è una scelta lungimirante: serve a costruire una cultura del carcere e a sensibilizzare prima di tutto i cittadini comuni. Attraverso questa Porta, il cittadino è consapevole della presenza del carcere e del fatto che possa rappresentare una risorsa per il territorio. Si tratta di una sperimentazione graduale, dal valore sia simbolico sia concreto. Non ha senso pensare a un carcere separato dal contesto: questa porta permette invece di farne parte, all’interno di una rete.».
Il senso dell’operazione: una proposta di speranza per i detenuti e per la società
Il progetto si sviluppa su due direttrici complementari, interna ed esterna al carcere, con l’obiettivo di trasformare la speranza in azione concreta. All’interno degli istituti penitenziari promuove attività educative, laboratoriali e pastorali, realizzate in collaborazione con educatori, cappellani e associazioni di volontariato. Un ruolo centrale è affidato alla formazione professionale, sviluppata insieme a realtà di eccellenza come l’Accademia di Belle Arti di Brera e ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, per offrire competenze utili al reinserimento. All’esterno, le Porte della Speranza diventano strumenti di consapevolezza pubblica, capaci di favorire una visione più aperta del sistema penitenziario, superando stereotipi e invisibilità e riconoscendone il valore educativo e sociale. In questo dialogo, l’arte assume un ruolo decisivo come spazio di incontro tra carcere e città.
«Ho condiviso fin da subito la genialità dell'idea dell'architetto Boeri di sdoppiare la Porta: un'anta all'interno del carcere e l'altra nella piazza principale della città.» ha dichiarato il curatore artistico Prof. Davide Rampello.«Due ante della stessa Porta, unite idealmente dalla cosa più importante per i detenuti: la ricerca del reinserimento una volta liberi, che si ottiene veramente solo grazie al lavoro.»
Il progetto nasce da una rete ampia e strutturata di collaborazioni tra istituzioni, imprese e realtà del territorio, tra cui la Provincia di Brescia, Confindustria Brescia, la Camera Penale della Lombardia Orientale (Sezione di Brescia), Stefano Boeri Architetti, IAL Lombardia Srl Impresa Sociale, Vincenzo Foppa Società Cooperativa Sociale ONLUS, la Cooperativa Sociale di Bessimo, SOLCO Consorzio di Cooperative Sociali S.C.S. e G-ENERA Srl.
«Intervenire all’interno della Casa Circondariale di Brescia significa portare conoscenza, formazione e attenzione alla qualità degli spazi anche dove queste risorse sono meno accessibili. Crediamo che la cura dei luoghi e il valore simbolico dell’intervento culturale possano incidere profondamente sulla dimensione umana delle persone coinvolte. Il legame con il territorio bresciano rappresenta per Valore Italia un elemento fondante della propria identità, profondamente radicato nella storia e nell’esperienza della Scuola di Restauro di Botticino: è proprio da questo rapporto che nasce la volontà di contribuire attivamente a iniziative capaci di generare valore culturale e sociale sul territorio.» dichiara Martino Troncatti, Presidente di Valore Italia.
Al centro dell’iniziativa vi è l’attivazione di percorsi concreti di inclusione: borse lavoro, programmi professionalizzanti e strumenti di orientamento post-pena, affiancati da un sistema di matching tra competenze e opportunità offerte dalle imprese locali, con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva. Parallelamente, il progetto valorizza le iniziative già attive sul territorio, come corsi, attività educative, eventi e laboratori, e ne promuove di nuove, come i percorsi semestrali di restauro avviati dalla Scuola di Restauro di Botticino. I laboratori creativi contribuiscono, inoltre, a restituire una dimensione umana al percorso, attraverso opere, pensieri e testimonianze dei detenuti. La Porta della Speranza si configura così come un dispositivo al tempo stesso simbolico e operativo: offre strumenti concreti per costruire un futuro possibile e, al contempo, rende visibili percorsi e competenze, favorendo una cultura condivisa di inclusione e responsabilità.
Una bottega artigiana diffusa
Il progetto Porte della Speranza nasce e si sviluppa con lo spirito di una grande bottega rinascimentale: un luogo dove artisti, progettisti, artigiani e istituzioni lavorano insieme, intrecciando competenze e visioni in un processo creativo comune, fondato sulla condivisione dei saperi, sull’eccellenza del fare e sulla responsabilità culturale collettiva. Ogni opera prende forma attraverso un laboratorio vivo, in cui l’ispirazione artistica dialoga con la precisione tecnica e con l’esperienza delle maestranze, restituendo alla comunità un gesto corale in cui la creatività si traduce in trasformazione concreta.
Crediti e ringraziamenti per il progetto “una speranza che si chiama lavoro”
In piena coerenza con questo spirito collaborativo, la Porta della Speranza di Brescia è il risultato di un impegno condiviso da parte di numerosi partner, molti dei quali hanno scelto di contribuire mettendo a disposizione competenze, tempo e risorse con grande generosità. Tra questi, Stefano Boeri Architetti (capoprogetto: Anastasia Kucherova) per l’ideazione; Valore Italia Impresa Sociale per la gestione e la produzione dei contenuti; Artwood Academy (fondazione ITS nata nel 2013, per iniziativa di FederlegnoArredo e Aslam, nel distretto del mobile della Brianza, con l’obiettivo di offrire ai giovani la possibilità di progettare il proprio futuro professionale nel settore del legno arredamento); Albertani Corporates SpA per la fornitura del legno e l’installazione dell’opera; Maurizio Milan per BUROMILAN per gli aspetti tecnici e le certificazioni; Bertone Design per la realizzazione delle targhe delle Porte della Speranza e studio FM milano, Sergio Menichelli.
Accanto a questi contributi, altre realtà hanno sostenuto il progetto attraverso condizioni particolarmente agevolate, partecipando con lo stesso spirito di condivisione: Tecnovision Ledwall srl per la fornitura dei ledwall, Carpenterie SACIF per la realizzazione della struttura portante in metallo e InPrimis, SMK Factory, ACT - Associazione Carcere e Territorio, con il contributo di Coop Bessimo e del Comune di Brescia, per la realizzazione del progetto video “11 Giorni” (regia di Nicola Zambelli), acquisito grazie al contributo di Piero Gandini.
Si ringrazia in particolar modo la Casa Circondariale “Nerio Fischione” di Brescia, la direttrice Francesca Paola Lucrezi, il funzionario giuridico pedagogico Matteo Pedroni e il corpo della Polizia Penitenzia. Si ringrazia per la collaborazione il Comune di Brescia, la sindaca Laura Castelletti, il capo gabinetto Giandomenico Brambilla, Servizio Coordinamento Cantieri e Gestione Traffico, Settore Strade Dario Nicolosi, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, Giuseppe Stolfi, Annamaria Basso Bert, Serena Rosa Solano. Si ringraziano le associazioni che portano avanti i progetti didattici e di supporto alla reintegrazione nelle carceri di Brescia: Centro per l’impiego, CFP Zanardelli, Camera di commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Brescia, Confindustria Brescia, Fondazione della Comunità Bresciana, IAL Lombardia Brescia, Gruppo Foppa, Confcooperative Brescia, Energheia impresa sociale, Solco, Camera penale di Brescia, Space work, Fondazione Cariplo.
Il progetto Porte della Speranza
L’iniziativa – che ha visto finora la realizzazione di due residenze d’artista presso due carceri in Portogallo e l’inaugurazione lo scorso dicembre della prima Porta della Speranza firmata da Michele de Lucchi presso la Casa Circondariale di Milano San Vittore “Francesco Di Cataldo” – si configura come un percorso artistico, educativo e sociale che proseguirà per tutto il 2026. Il progetto invita grandi interpreti della cultura contemporanea a creare una serie di “porte artistiche” in relazione diretta con gli istituti penitenziari: installate davanti alle carceri coinvolte, le opere diventano segni di passaggio e rigenerazione, rivolti alle persone detenute e, insieme, all’intera comunità.
Dopo Milano e Brescia, Porte della Speranza proseguirà coinvolgendo una significativa rosa di autori, chiamati a dialogare con altrettanti istituti: la sezione femminile di Borgo San Nicola di Lecce con Fabio Novembre; Regina Coeli a Roma con Gianni Dessì; Santa Maria Maggiore alla Giudecca, Venezia, con Mario Martone; Pagliarelli di Palermocon Massimo Bottura; Secondigliano a Napoli con Mimmo Paladino; la sezione femminile del Giuseppe Panzera di Reggio Calabria con Ersilia Vaudo Scarpetta.
Ogni intervento nascerà dall’ascolto delle persone detenute e della comunità carceraria, in dialogo con le direzioni degli istituti.
Grazie alla sua struttura, che intreccia arte, formazione e impegno sociale, Porte della Speranza si configura come un processo vivo, più che come una semplice serie di installazioni: un invito a oltrepassare il limite, a riconoscere l’altro e a ripensare la possibilità stessa della trasformazione. La Porta della Speranza ridefinisce il concetto di soglia come spazio di scambio e relazione, in cui il lavoro diventa la chiave per la dignità, il reinserimento e per una rinnovata connessione tra individui, istituzioni e città.
Il film
L’intero percorso — dagli incontri nei penitenziari alla realizzazione delle opere — sarà raccontato in un film diretto da Giuseppe Carrieri e in una pubblicazione collettiva che raccoglierà testimonianze artistiche, contributi degli autori, interventi dei detenuti e riflessioni sul tema della speranza.
Nessun commento:
Posta un commento