Milano, 18 maggio 2026 - Dare corpo, materia e linguaggio alle paure del nostro tempo - quelle individuali, che si annidano nell'inconscio, e quelle collettive, che attraversano la sfera pubblica con la loro carica perturbante.
È con questa finalità che l’Istituto Europeo di Design ha sfidato studenti e studentesse di diverse aeree disciplinari nel progetto Monsters – Mostri in mostra, una call creativa che ha portato alla mostra visitabile giovedì 21 e venerdì 22 maggio 2026 presso il Teatro di IED Milano. L’obiettivo del percorso era quello di confrontarsi appunto con la figura del mostro, uno degli archetipi più profondi e ricorrenti dell'immaginario umano. Un atto di costruzione simbolica, compiuto dai giovani designer con la curatela di Loredana Parmesani (critica, storica dell’arte e docente IED), che ha portato ad esiti diversi – dall’abito ai progetti illustrativi ed editoriali (fanzine), dalla scultura all’installazione audiovisiva. Le 12 opere in mostra sono in qualche modo tutte forme del mostro interiore, create non per cedergli il campo, ma per affrontarlo, trasformarlo, esorcizzarlo: perché modellare il mostro significa appropriarsi di ciò che ci spaventa, restituirlo alla dimensione del visibile e del conoscibile.
“La parola monstrum richiama nel latino classico il prodigio, il portento, ciò che si manifesta fuori dall'ordine consueto della natura e proprio per questo suscita insieme sgomento e meraviglia, repulsione e attrazione. L'essere mostruoso è, etimologicamente, ciò che viene mostrato - e questa paradossale vocazione all'esposizione è parte integrante della sua natura. Il mostro non si nasconde: si rivela. È in questa tensione dialettica tra il visibile e l'indicibile, tra la forma e il suo eccesso, che si colloca l'operazione proposta agli studenti – commenta Loredana Parmesani. L'atto creativo si configura qui come pratica terapeutica e critica al tempo stesso — nella tradizione di un pensiero che da Freud a Jung, da Georges Bataille a Julia Kristeva, ha riconosciuto nell'abiezione, nel perturbante, nel doppio mostruoso uno specchio privilegiato dell'identità”.
Il visitatore si troverà immerso in un percorso polifonico, punteggiato da un tappeto sonoro ad hoc: le installazioni interattive riflettono sulla dismorfia e l'alienazione collettiva, sculture e bassorilievi danno corpo alle fratture dell'io e all'oppressione sociale. Il viaggio si completa attraverso la fotografia, l’illustrazione, il gioiello e il fashion design, capaci di tradurre in materia visiva le paure dell’infanzia, la satira dei canoni estetici, il trauma degli ecomostri e la rielaborazione di antichi miti.
IL TALK
A chiudere la due giorni è il talk La bellezza dell’inatteso, un dialogo inedito in cui cinema e moda si intrecciano: Antonio Marras e Paolo Sorrentino saranno insieme per la prima volta in occasione della Lezione Speciale a cura di OffiCine e IED Cinema. Filo conduttore è un tema che attraversa profondamente le poetiche dei due protagonisti, pur declinandosi in linguaggi diversi. Nel cinema di Paolo Sorrentino, l’inatteso si manifesta innanzitutto nei personaggi: figure che sfuggono alle aspettative e vivono costantemente in uno scarto rispetto alla realtà, cui si aggiunge l’inatteso delle immagini, elementi visivi apparentemente “fuori luogo” che contribuiscono a costruire un immaginario sorprendente e stratificato. Per Antonio Marras, artista oltre che stilista, la bellezza dell’inatteso nasce invece dalla contaminazione: un viaggio continuo tra epoche, geografie e linguaggi. Poesia, cinema, arti visive, teatro, folklore e costume convivono nella sua pratica creativa, generando cortocircuiti estetici e culturali. Nulla è casuale: l’inatteso è il risultato di una visione trasversale, di un dialogo costante tra mondi lontani che si incontrano e si trasformano.
Monsters – Mostri in mostra: IED Milano, via Pompeo Leoni 3. Ingresso libero.
Giovedì 21 maggio ore 10.00 -18.00; venerdì 22 maggio 10.00-15.30.
Talk ore 19, fino a esaurimento posti (registrazione obbligatoria qui). Ingresso libero.
LE OPERE IN DETTAGLIO
Façades - Adele Colombo e Chiara Hien Valtolina (Design della Comunicazione e Graphic Design)
Cinque fanzine e un quartino che esplorano con tono satirico/sarcastico gli standard di bellezza femminili occidentali. Ogni zine analizza una parte e un aspetto del viso - occhi, naso, bocca, sopracciglia, make-up - mentre il quartino finale sintetizza lo standard di bellezza primario: la simmetria facciale.
Agam – Davide Russo (Video Design, autore e direttore creativo; Lorenzo Mannoni (Media Design, CGI VR designer); Vittorio Lama (Media Design, CGI VR designer); Massimo Sfamurri e Riccardo Speca (Sound Design, Sound Designer).
Un visore e una fune, per una installazione che riflette sul limite fisico, facendo vivere al visitatore in maniera diretta, la scomparsa dell'identità individuale causata dall'obbedienza cieca al gruppo. Questa combinazione di barriere digitali e limiti fisici (visore e fune appunto) trasforma ogni tentativo di ribellione al sistema in una prova di sfinimento. Il tiranno è privo di occhi; non osserva la realtà, la impone.
Identità in Tensione - Francesca Barbieri (Product Design)
Una scultura in polistirolo ritrae il mostro come condizione interiore, celata da un’identità divisa da una netta frattura. Mentre mani tese tentano di oscurare lo sguardo, lacrime dorate rivelano il valore del dolore. Al centro pulsa un groviglio caotico di paure che, mutando in linfa verde, trasforma il disagio in rinascita: un invito ad accettare la propria ombra.
Su Battile - Gian Paolo Senette (Fashion Design)
Il carnevale di Lula (Nuoro) e la maschera di Su Battileddu (un antico rito dionisiaco di sacrificio e rinascita, in cui la vittima espia le colpe di una collettività arida) vengono racchiuse in un cappotto over in pelle e orbace nero, pesante e ruvido come la storia millenaria della Sardegna, simbolo del peso della maschera che ognuno di noi trascina. Il vero mostro è il pubblico: spettri che banchettano col dolore altrui per sentirsi vivi, celando il vuoto dietro maschere di pietra.
Reicĕre - Jacopo Di Schiesa (Fotografia)
Una serie fotografica che nasce da una riflessione sulla figura del reietto e sulla percezione della realtà urbana, osservata da uno sguardo marginale. L’insieme delle immagini, tra architetture e volti, costruisce così un’esperienza percettiva discontinua, che non punta a rappresentare la realtà in modo diretto, ma a farla percepire attraverso la sua instabilità.
Monsters don’t exist - Laura Valerio (Design della Comunicazione)
Una serie di illustrazioni di camerette, spazio intimo che si trasforma in luogo di paura. L’estetica infantile dell’opera contrasta con temi duri quali xenofobia, guerra, violenza e suicidio infantile. I mostri non sono solo frutto dell’immaginazione, ma presenze reali che entrano nelle stanze dei bambini di tutto il mondo.
Ecomostri - Matilde Cau (Graphic Design)
Cos'è oggi un mostro? Spogliato dal mito, rivela la sua natura: foreste abbattute e "grandi opere" che devastano il pianeta. Tra foto sfocate e linoleografie dai colori artificiali, la natura scompare sotto l'impatto dell'uomo, una presenza che occupa e consuma con forme solide e invasive.
Chi sono, stavolta? - Maxime Crobu (Illustrazione e Animazione)
Un bassorilievo che nasce dall'idea di non essere mai una cosa sola, ma di essere continuamente influenzati da ciò che ci circonda. La figura è fatta di parti diverse e instabili, tra umano e disturbante. Il "mostro" è interiore. Colore e texture rendono l'immagine viva. Quanto di ciò che mostriamo è davvero nostro, e quanto è costruito?
Echoes of a mutated - Sofia Spicer-Acosta & Nina Lazzarini (Jewelry Design)
Una riflessione su come una catastrofe nucleare potrebbe trasformare il nostro mondo e gli esseri viventi. Attraverso gioielli in resina ispirati a mutanti simili a noi immaginiamo gli effetti delle radiazioni, con cambiamenti profondi, fragilità e nuove forme di vita diverse ma ancora inquietantemente familiari.
Riflesso - Valeria Trogher (Graphic Design)
Un’installazione interattiva che indaga la visione distorta di sé e la non accettazione, dando forma al “mostro moderno” della dismorfia. Il pubblico entra nella struttura e si osserva attraverso superfici riflettenti deformanti, che alterano il volto e mettono in crisi la percezione della propria immagine.
Egregora del denaro - Veronika Tykhomyrova (Fashion Design)
Lo spirito del denaro - simbolo di un conflitto personale dell’autrice sempre più forte – è rappresentato in una scultura che si ispira alle statue balinesi di Nyepi, raffigurazioni in cartapesta di demoni e spiriti maligni. Viviamo inseguendo il guadagno e questo crea disgusto. L’opera è dunque uno sfogo: un modo per allontanarsi, anche solo per un attimo, da un sistema percepito come opprimente e inevitabile.
Meraviglioso negativo - Alessandro Giombini ed Eugenio Camillo Nicola Orengo (Sound Design)
Un tappeto sonoro che ci ricorda che il mostro è l’ignoto e noi, sedotti, abbiamo l’ansia di scoprire. Tèras (dal greco, “mostro” ma anche “presagio”, segno divino interpretabile per prevedere il futuro) e monstrum (dal latino, “mostro” ma anche “mostrare, indicare la via”) rappresentano la difficoltà di guardare al futuro. Nonostante l’atto di guardare sia rivolto verso l’avvenire, il passato, che resta alle nostre spalle, rimane l’unica presa salda.
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