progetto fotografico di Tallulah Studio Art a cura di Patrizia Madau In occasione di The Phair – Photo Art Fair OGR Torino
Apertura al pubblico 22-23-24 maggio 2026 dalle 12.00 alle 20.00 OGR - Officine Grandi Riparazioni Sala Fucine Ingresso: Corso Castelfidardo 22, Torino STAND 28 tallulahstudioart.com |
Image as Threshold: Construction, Memory, and Materiality Donatella Izzo, Keila Guilarte, Phillip Toledano |
In occasione di The Phair 2026, Tallulah Studio Art presenta un progetto curatoriale che interroga la natura stessa dell’immagine fotografica, posta oggi all'intersezione tra memoria storica, innovazione tecnologica e corpo materico. Attraverso le opere di Phillip Toledano, Keila Guilarte e Donatella Izzo, il progetto espositivo delinea un percorso che va dalla costruzione di archivi fittizi alla riscoperta dell'archetipo, fino alla negazione del ritratto tradizionale. |
Donatella Izzo, No-portraits |
DONATELLA IZZO: No-portraits e PostEden Donatella Izzo prosegue la sua radicale indagine sul tema dell’identità femminile con un estratto dalla serie decennale No-portraits. Il suo è un gesto di rottura consapevole contro l’immagine levigata e standardizzata della cultura visiva contemporanea. L’artista propone un “anti-ritratto” dove il volto non serve a riconoscere l'altro, ma a sentirne l'inafferrabilità. La forza dell'opera risiede nel processo: la fotografia viene stampata e poi aggredita fisicamente attraverso abrasioni, tagli e stratificazioni di polveri, inchiostri e gesso. Questo intervento materico trasforma l'immagine in un evento relazionale fragile e vulnerabile, dove l'imperfezione diventa un atto di resistenza culturale. |
KEILA GUILARTE: Mi Tierra In una dialettica di contrasti, il progetto di Keila Guilarte, Mi Tierra, riporta l’attenzione sulla fisicità del medium attraverso l’uso del bianco e nero analogico. Il suo lavoro è un’indagine visiva sul ritorno inteso come gesto critico e affettivo: frammenti di corpi, gesti sospesi e scorci urbani di Cuba si condensano in una narrazione che rifugge la cronaca per abbracciare l’archetipo. Attraverso un linguaggio fotografico essenziale, l’artista opera per sottrazione, sospendendo il tempo e sottraendo l’immagine alla contingenza del presente. Le quattro opere selezionate per The Phair diventano dispositivi di prossimità, dove la fotografia non funge da documento, ma da spazio di riconciliazione tra appartenenza e distanza, permettendo allo sguardo di abitare nuovamente una terra che non è solo luogo geografico, ma costruzione identitaria. |
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