Ornamenta. Tesori d’eleganza e d’identità in Ossola è la nuova mostra promossa e organizzata dal Comune di Domodossola che dal 19 luglio al 25 ottobre 2026 racconta uno spaccato del gusto ossolano a cavallo tra Otto e Novecento, proponendo un percorso espositivo che si snoda su tre sedi: parte da Domodossola con i Musei civici “Gian Giacomo Galletti” in Palazzo San Francesco e Casa De Rodis per arrivare a Santa Maria Maggiore al Centro Culturale Vecchio Municipio.
La mostra è curata da Federico Troletti ed è realizzata in partnership con la Fondazione Angela Paola Ruminelli e con la collaborazione del Comune di Santa Maria Maggiore, la Collezione Poscio e la Pro Loco di Domodossola. Il progetto scientifico è stato coordinato dal curatore e conservatore dei Musei Civici di Domodossola con il fondamentale supporto di altri ricercatori e istituzioni culturali che nel corso dell’ultimo decennio hanno svolto attività di studio, valorizzazione e promozione della cultura ossolana a vario titolo.
I Musei Civici di Domodossola con questa mostra proseguono nella loro attività di valorizzazione del genius lociossolano e quest’anno in particolare hanno voluto indagare i nessi etnografici, commerciali e di gusto che hanno contribuito alla costruzione di una “eleganza” ossolana, come spiega il curatore Federico Troletti: “L’identità della Val d’Ossola si definisce attraverso un serrato dialogo visivo e materiale tra le comunità locali e la cultura alpina. La mostra si propone di indagare il territorio non già come mera entità geografica, bensì quale archivio vivente in cui l’oreficeria tradizionale, la storia del costume e la ritrattistica pittorica convergono in un’unica, stringente lente ermeneutica”.
È stato naturale con queste premesse coinvolgere altre due istituzioni del territorio, la Collezione Poscio, che da anni porta avanti sempre a Domodossola a Casa De Rodis la sua ricerca sui maestri attivi nella celebre Val Vigezzo, storicamente denominata “Valle dei Pittori”, e Santa Maria Maggiore borgo situato proprio nel cuore di questa valle che ha accolto e visto lavorare quegli artisti.
Ma Ornamenta. Tesori d’eleganza e d’identità in Ossola non è una mostra solo di pittura: volti, gioielli e tessuti sono le tre parole chiave che guidano il visitatore nel percorso espositivo dove si incontrano oggetti, dipinti, abiti ideati e realizzati in Ossola o da artigiani ossolani con diverse tecniche artistiche.
Partendo dal patrimonio documentario e di reperti conservato dalla Fondazione Gian Giacomo Galletti, di cui i Musei Civici di Domodossola custodiscono oggi la memoria, è stato possibile fare una ricognizione del gusto ossolano, valorizzando le specificità delle tre sedi espositive che ospitano la mostra e in particolare accendendo i riflettori sulla moda femminile, regalando uno spaccato trasversale e completo.
Una delle principali sezioni della mostra a Palazzo San Francesco racconta la sapiente tradizione orafa del territorio e la sua vocazione cosmopolita, esponendo opere e strumentazioni appartenute a celebri gioiellieri ossolani emigrati oltralpe, come la rinomata Mellerio dits Meller di Parigi, la ditta Ponti Gennari di Ginevra e la Fabbrica Nicolaj di Masera. Il pubblico potrà ammirare accessori iconici dell'identità locale: dalle vistose collane di granati, ai “dorini”, fino alla “croce à la Jeannette”, gli orecchini ossolani, la “mulèta” e la patriottica “Spilla Margherita”, posti a confronto, ove possibile, con dipinti coevi raffiguranti tali oggetti. Dei gioielli sono esposti anche modelli in gesso nonché alcuni disegni preparatori originali ed inediti nonché strumenti di lavoro per la produzione orafa di provenienza locale. I manufatti orafi inoltre sono posti a confronto con abiti, cappelli, tessuti, fibbie da scarpa, da brachette e da cintura, stampi per tessuti e alcuni manichini prodotti a fine Ottocento.
Dopo aver approfondito l’abito della “festa”, la mostra prosegue a Casa De Rodis, a cura di Collezione Poscio, con la sezione dedicata all’abito da “lavoro” in uso nel quotidiano, in cui emerge dal punto di vista filologico il lavoro e la vita quotidiana ‘al femminile’.
Qui il percorso muta registro: non più la luce dei gioielli e dei tessuti da festa, ma la trama più dimessa ma non meno autentica della vita ordinaria e comunitaria, in un percorso in cui pittura e fotografia si rincorrono in un unico racconto tra rappresentazione artistica e documento storico.
Il nucleo della sezione è costituito dalle opere della stagione pittorica vigezzina custodite nella Collezione Poscio e in altre raccolte private: i paesaggi umani di Carlo Fornara, capace di restituire nella luce e nel gesto la dignità del lavoro contadino; le figure di Enrico Cavalli, spesso colte in un raccoglimento quasi devozionale nello svolgere le faccende quotidiane; i ritratti di Lorenzo Peretti e le scene di vita in montagna di Gheduzzi, sono tele che raccontano l’osservazione partecipe di una civiltà contadina e domestica, colta nei suoi gesti più feriali, come la cura degli animali, portare la gerla, cucire, badare ai bambini.
A queste opere si affianca un piccolo ma prezioso corredo di riproduzioni di immagini d’epoca provenienti dalla Fondazione Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore, che restituisce, accanto alla visione pittorica, la testimonianza diretta del costume e della vita vigezzina.
Infine nella sede di S. Maria Maggiore va in scena la dinamica del “sopra e sotto”, ovvero il rapporto tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto nel vestire. L’abito, con i suoi segni immediatamente leggibili, è solo la superficie, sotto la quale si costruisce un secondo paesaggio, quello degli indumenti intimi, spesso invisibili, ma tutt’altro che marginali. A questi si aggiungono altri “ornamenta” del corpo, come copricapi, foulard, acconciature, scarpe e pedule, che non servivano soltanto a proteggere o adornare, ma erano indice di età, stato civile, appartenenza comunitaria e talvolta persino della posizione occupata all’interno della gerarchia sociale.
Parte delle opere in mostra provengono da una collezione di tessuti e ricami che furono esposti alla Mostra di Torino del 1911: tali manufatti prodotti dalla scuola di ricamo “Ossulae Domestica Ars” furono raccolti per quella occasione, esposti e poi conservati fino ad oggi. Le opere rappresentano un vero e proprio campionario della tipologia iconografica delle decorazioni ossolane e al contempo una dimostrazione delle varie tecniche di lavorazione.
L’esposizione Ornamenta. Tesori d’eleganza e d’identità in Ossola è accompagnata da un catalogo edito da Sagep Editori che rileva il grande lavoro di ricerca avviato parallelamente alla mostra. A fianco di Federico Troletti hanno collaborato specialisti di varie discipline. Silvia Malaguzzi, storica dell’arte con una consolidata esperienza nello studio dei gioielli per tecnica e simbologia, prende in esame il nesso dei monili ossolani con l’area francese in un continuo rapporto di dialogo tra modelli locali e contaminazione internazionale. I tessuti dei manichini e i preziosi merletti sono indagati da Cinzia Oliva e da Gian Luca Bovenzi, entrambi specialisti con esperienza nell’ambito del tessile. Gli storici Enrico Rizzi e Gian Vittorio Moro hanno portato alla luce, grazie a documenti d’archivio, vari dati utili per ricostruire il fermento artistico e gli scambi di “cose preziose” in Ossola. Paola Caretti ha ricostruito varie botteghe orafe nonché le vicende dei costumi tradizionali. Al catalogo ha collaborato anche Olivier Mellerio, dell’omonima casa di gioielli parigini che ha servito molte delle case regnanti d’Europa, quale omaggio alle origini vigezzine della propria famiglia.
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