Venezia, 28 agosto 2026. Venerdì 4 settembre 2026 torna a Venezia il Premio Fondazione Mimmo Rotella, che quest’anno celebra la sua venticinquesima edizione, un traguardo particolarmente significativo che coincide con i vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella. Un’edizione dal forte valore simbolico, che rinnova l’omaggio a uno dei protagonisti più originali dell’arte italiana del Novecento e al suo profondo legame con il cinema, presenza costante nella sua ricerca e nel suo percorso artistico. La cerimonia di premiazione si terrà, come da tradizione, alla Collezione Peggy Guggenheim, nella cornice di Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande, in occasione della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Nato nel 2001 da un’idea dello stesso Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 – Milano, 2006), con la collaborazione di Paolo De Grandis e Pierre Restany, il Premio celebra il dialogo tra cinema e arti visive, due linguaggi che Rotella ha sempre considerato profondamente legati e complementari nel suo percorso creativo e nella sperimentazione contemporanea.
Il cinema ha infatti attraversato l’intero immaginario artistico di Mimmo Rotella. A partire dalla fine degli anni Cinquanta, Rotella trasforma i manifesti cinematografici prelevati dai muri delle città attraverso la tecnica del décollage, facendo entrare volti, icone e immagini della cultura di massa nella storia dell’arte del secondo Novecento. Un rapporto con la settima arte che il Premio continua oggi a mantenere vivo.
“Ero sempre affascinato dal cinema – dichiarava Mimmo Rotella in un’intervista – e nel 1958 ho cominciato a usare i suoi manifesti per farne opere d’arte, con la tecnica del décollage. Le mie opere ispirate al cinema sono quelle che amo di più. Ho cercato di realizzarle con la stessa fantasia e libertà che trovavo nel cinema”. Un’eredità artistica che nel 2026 torna protagonista attraverso importanti mostre e iniziative dedicate a Rotella. Tra queste, Mimmo Rotella. 1945–2005, la grande retrospettiva a cura di Alberto Fiz, in corso a Palazzo Ducale di Genova fino al 13 settembre, che riunisce oltre cento opere realizzate nell’arco di sessant’anni di attività.
Giunto alla sua venticinquesima edizione, il Premio Fondazione Mimmo Rotella prosegue così l’intuizione del suo fondatore, riconoscendo ogni anno registi, attori e artisti capaci di interpretare in maniera originale la relazione tra cinema e arti visive restituendo, attraverso il proprio lavoro, la forza poetica e visiva dell’immaginario contemporaneo.
Nel corso della sua storia il Premio Mimmo Rotella ha riunito a Venezia alcuni dei grandi protagonisti della scena cinematografica e artistica internazionale. Affidato dal 2014 alla direzione artistica di Gianvito Casadonte, vanta un albo d’oro prestigioso. Nel 2008 il riconoscimento è stato assegnato a Hayao Miyazaki per Ponyo sulla scogliera, nel 2016 a Paolo Sorrentino e Jude Law per The Young Pope, nel 2017 ad Ai Weiwei, Michael Caine e George Clooney, nel 2018 a Julian Schnabel e Willem Dafoe per At Eternity’s Gate, nel 2019 a Donald Sutherland e Mick Jagger, quest’ultimo per il ruolo del collezionista d’arte in The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi.
Il riconoscimento ha inoltre coinvolto personalità capaci di raccontare l’Italia contemporanea con uno sguardo autentico e originale: Ascanio Celestini, insignito per La pecora nera, Toni Servillo e Mario Martone per Qui rido io, oltre a registi come Marco Bellocchio. Nel 2024 è andato a Iddu, film in concorso nella selezione ufficiale, diretto da Fabio Grassadonia e Antonio Piazza e interpretato da Elio Germano, Toni Servillo, Barbora Bobulova e Antonia Truppo. Nel 2025 il Premio è tornato a Paolo Sorrentino per La Grazia, a nove anni dalla sua prima affermazione nel 2016 insieme a Jude Law per The Young Pope.
In venticinque edizioni, il Premio Fondazione Mimmo Rotella si è consolidato come un appuntamento riconoscibile della Mostra del Cinema, mantenendo nel tempo una vocazione alla scena culturale internazionale. Il Giardino delle sculture e la terrazza di Palazzo Venier dei Leoni, storica dimora di Peggy Guggenheim e oggi sede della sua collezione, ne rappresentano ancora una volta la cornice ideale: un luogo che, per storia e identità, restituisce pienamente lo spirito dell’iniziativa.
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