Il cuoppo, un piccolo racconto della Napoli popolare La storia del cuoppo è profondamente legata alla cultura popolare. Come racconta Amedeo Colella, storico e divulgatore della napoletaneità, già ospite di Cipriano nella serata “In Taverna da Mario”, già nell'Ottocento, nelle vie della città, la figura del friggitore era una presenza familiare. Nelle botteghe si preparavano fritti semplici e golosi, serviti caldi e pensati per essere consumati immediatamente. Per chi non poteva pagare subito esisteva anche la formula dell'“oggi a otto”: si consumava sul momento e il conto veniva saldato otto giorni dopo. Un piccolo dettaglio che racconta bene quanto la friggitoria fosse parte della vita quotidiana: il cono di carta diventava così un contenitore pratico, economico e popolare, ben prima che si cominciasse a parlare di street food.
È proprio questo patrimonio che trova spazio da Cipriano Pizzeria. Nel menù, accanto alla pizza napoletana, sono presenti crocchè classico, pasta cresciuta, mozzarella in carrozza, frittatine di pasta e montanarine, oltre ad alcune preparazioni disponibili anche in versione gluten free.
Il cuoppo diventa così più di una semplice selezione di fritti: è un altro modo per raccontare la stessa Napoli da cui nasce la pizza di Mario Cipriano. Una cucina fatta di preparazioni immediate, gesti antichi e ricette che continuano a essere parte della vita quotidiana della città.
La tradizione come punto di partenza Nel lavoro di Mario Cipriano, la tradizione rappresenta un punto di partenza. La pizza, il panuozzo e la friggitoria appartengono a mondi diversi, ma condividono una stessa storia. Alcune preparazioni vengono mantenute nella loro identità più riconoscibile; altre diventano spazio di interpretazione, senza perdere il legame con la cultura da cui provengono. |
Nessun commento:
Posta un commento