Bologna, 10 marzo 2026 – Proseguono fino al 6 aprile 2026 le mostre dell’edizione 2026 di do ut do aperte durante la settimana di ART CITY Bologna e Arte Fiera a inizio febbraio.
A Palazzo Pepoli - Museo della Storia di Bologna continua la collettiva Identità, l’Io plurale con le opere degli artisti Geraldina Khatchikian, Fiorenza Pancino, Stefano W. Pasquini, Giorgia Severi.
La rassegna è focalizzata sul tema dell’identità indagato in modi diversi e da differenti prospettive e linguaggi: scultura, pittura, scritti, disegni e interventi multimediali.
Sempre a Palazzo Pepoli sono contestualmente visibili le opere vincitrici del Premio FotoGrafia promosso da do ut do in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna.
La mostra presenta le opere premiate nell’ambito della prima edizione del Premio, dedicata al tema Identità. Attraverso linguaggi e approcci differenti, i lavori selezionati riflettono sulla costruzione dell’io, sulla memoria culturale e sulle trasformazioni sociali che attraversano il presente. Il primo premio è andato ad Alessandro Para per la fotografia Tombarolo al lavoro, parte del progetto So Far. L’immagine documenta la regione del Maramureș, nel nord-ovest della Romania al confine con l’Ucraina, indagandone la ruralità e le tradizioni. Il lavoro restituisce con intensità un contesto culturale che, pur resistendo con tenacia, appare progressivamente attraversato dalle trasformazioni della contemporaneità. La fotografia si distingue per rigore formale e forza narrativa, mettendo in relazione memoria, identità e mutamento sociale. Il secondo premio è stato attribuito alla studentessa Federica Benati, autrice di una fotografia intitolata Loro, per gli interrogativi che l’immagine pone nei confronti del tema dell’intelligenza artificiale. Attraverso il sito “This Person Doesn’t Exist” l’artista ha generato volti di uomini, donne e bambini di differenti etnie: persone che non sono mai esistite. Successivamente trasformati in fototessere, foto normalmente destinate a certificare un’identità reale, qui diventano veicolo di finzione. Il terzo premio, ex-aequo, è stato vinto dagli studenti Paolo Saputo per Lucidi e Francesca Ciuffini per Intima superficie, due lavori che restituiscono con sensibilità narrativa e dimensione autobiografica frammenti dell’esperienza e dell’immaginario della loro generazione.
La mostra a Palazzo Pepoli rappresenta un ulteriore momento di valorizzazione del Premio FotoGrafia, nato per sostenere e promuovere la ricerca delle giovani artiste e dei giovani artisti, offrendo loro strumenti concreti per proseguire il proprio percorso nel campo dell’immagine.
Il Premio do ut do FotoGrafia 2026, realizzato in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna, nasce per sostenere e accompagnare la ricerca delle nuove generazioni di artisti che scelgono la fotografia come strumento di indagine sul reale. La prima edizione del premio si inserisce nel quadro di do ut do 2026, dedicato al tema Identità, intesa non come definizione stabile ma come processo aperto, attraversato da relazioni, memorie e trasformazioni. In questa prospettiva la fotografia diventa uno spazio di ricerca capace di interrogare la costruzione dell’io e il rapporto tra esperienza individuale e dimensione collettiva. Agli studenti è stato chiesto di confrontarsi con questa complessità attraverso progetti che unissero qualità formale, profondità di pensiero e consapevolezza del proprio posizionamento nel campo artistico. Le opere selezionate sono presentate a Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna, luogo profondamente legato alla memoria e alla costruzione dell’identità della città. Qui la ricerca fotografica delle nuove generazioni entra in dialogo con la stratificazione storica e culturale del contesto che la ospita, trasformando la mostra in uno spazio di riflessione condivisa su come l’identità si costruisca nel tempo, attraverso sguardi, relazioni e narrazioni. La giuria è stata presieduta da Nino Migliori, maestro della fotografia italiana e figura centrale nella storia della sperimentazione fotografica contemporanea. La sua presenza conferisce a questa prima edizione un valore simbolico particolare, riportando la ricerca fotografica delle nuove generazioni in dialogo con una tradizione sperimentale che proprio a Bologna ha trovato alcune delle sue espressioni più radicali. Un ringraziamento all’Accademia di Belle Arti di Bologna, al direttore Enrico Fornaroli, ai professori Stefano Pasquini e Davide Tranchina, alla giuria e a tutti gli studenti che hanno partecipato con generosità e rigore a questo percorso. Un ringraziamento particolare a Roberto Sollevanti con PwC, sponsor del Premio do ut do FotoGrafia 2026, per il sostegno che ha reso possibile questa iniziativa. Dentro do ut do, la ricerca artistica è sempre anche restituzione: la crescita delle nuove generazioni diventa parte di un circolo virtuoso in cui la cultura si trasforma in responsabilità e sostegno concreto all’Hospice Seràgnoli.
Presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, continua la mostra ideata da Alessandra D’Innocenzo e curata da Enrico Fornaroli: “I 100 anni di Nino Migliori.” I Manichini. Identità. Il progetto presenta una serie inedita di fotografie a colori del Maestro della fotografia che raffigurano dei manichini di legno e stoffa, scelti per introdurre il tema Identità che ha contraddistinto l’edizione 2026 della rassegna. In questa serie del 1972, l’artista è attratto dalle stratificazioni della materia, dai ritagli di tessuto di diverse cromie e tipologie, che, come lembi di pelle, tracciano una successione nel tempo, di differenti abiti, storie e identità. Il lavoro, completamente inedito e mai esposto al pubblico, si concentra sul tema della trasformazione e del corpo, inteso come territorio in divenire, aperto al cambiamento.
Al Teatro Arena del Sole sono visibili le opere della mostra L’identità invisibile: la grande tela di Oliver D’Auria montata su Quadruslight (telaio a Led), immaginata come un “Body Scan emozionale” in grado di identificare attraverso i segni e il disegno, valorizzati dalla luce, la reale conformazione dell’essere umano in base alle sue esperienze, vissuto, sensibilità, traumi e il dipinto della serie Fragile Empire di Fabio La Fauci, artista che indaga il corpo e l’identità come sistemi mutevoli, soggetti a tensioni culturali e strutturali.
Informazioni
www.doutdo.it
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