Modigliana (FC), 11 settembre 2026. Nel bicentenario della nascita di Silvestro Lega (1826-1895), la città di Modigliana rende omaggio al suo artista più illustre con una mostra che ne ripercorre la vita e l’opera, mettendo in luce il profondo intreccio tra il rinnovamento della pittura italiana e la stagione del Risorgimento. Alla mostra è stata conferita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la Medaglia del Presidente della Repubblica, quale riconoscimento per il valore dell’iniziativa.
Promossa dal Comune di Modigliana, con il patrocinio e il contributo della Regione Emilia-Romagna, il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e in collaborazione con l'Accademia degli Incamminati, la mostra sarà curata da Gianfranco Brunelli, direttore delle grandi mostre del Museo Civico San Domenico, e Elisabetta Matteucci, responsabile del coordinamento scientifico dell’Istituto Matteucci di Viareggio. L'esposizione, realizzata in collaborazione con l’Istituto toscano, e che conta su importanti prestiti da collezioni pubbliche e private, presenterà 60 opere, ospitate nella Pinacoteca Comunale di Palazzo Pretorio.
Silvestro Lega. La causa della Patria, la causa dell'Arte propone una rilettura dell'opera del maestro romagnolo attraverso il rapporto tra la sua ricerca artistica e gli ideali risorgimentali che hanno segnato la sua generazione. Pittore tra i protagonisti della rivoluzione dei Macchiaioli, Lega partecipò in prima persona ai moti del 1848 e fece della ricerca del "vero" il principio fondante della propria pittura, contribuendo al rinnovamento dell'arte italiana dell'Ottocento.
«Di mostre su Silvestro Lega ne sono state fatte tante e se ne faranno molte altre, ognuna vive di una sua parzialità». Spiega il curatore, Gianfranco Brunelli, che aggiunge: «Nel bicentenario della nascita del pittore di Modigliana abbiamo cercato di focalizzare il rapporto, fondamentale per un’intera generazione, quella dei Macchiaioli, tra la causa dell’arte e la causa della patria. Si tratta di una scelta necessariamente parziale, che riguarda la vicenda esistenziale e politica di Silvestro Lega».
Il percorso espositivo accompagnerà infatti il pubblico dalle opere dedicate alle guerre d'indipendenza e ai protagonisti del Risorgimento, come Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Don Giovanni Verità, fino ai grandi capolavori della stagione di Piagentina e agli ultimi dipinti, offrendo un ritratto completo di un artista capace di coniugare impegno civile, innovazione linguistica e intensa sensibilità umana.
La formazione di Lega a Firenze, a partire dal 1845, si inserisce in una fase di profondo rinnovamento della pittura italiana. All’Accademia di Belle Arti entra inizialmente in contatto con Luigi Mussini, dal quale assimila gli ideali della cultura purista, fondata sul rigore formale, sulla chiarezza della composizione e su un’idea dell’arte legata a un principio di autenticità morale. Il 1848, con la partecipazione di Lega alla Prima guerra d’indipendenza, rappresenta una svolta nella sua vicenda personale e artistica. Conclusa l’esperienza con Mussini, prosegue la propria formazione con Antonio Ciseri, approfondendo un metodo fondato sull’osservazione analitica della realtà e su un nuovo equilibrio tra solidità compositiva e intensità espressiva. È proprio dall’incontro tra questa solida formazione accademica e il progressivo confronto diretto con la realtà che matura quella ricerca del “vero” destinata a condurlo alla rivoluzione della Macchia.
Tra il 1859 e il 1861, negli anni della Seconda guerra d’indipendenza e dell’Unità d’Italia, Lega e gli artisti della sua generazione trovano nella pittura un nuovo linguaggio per raccontare il proprio tempo. Le scene di guerra, gli accampamenti, i soldati e i protagonisti del Risorgimento vengono osservati senza enfasi retorica, attraverso la concretezza dell’esperienza vissuta. La luce, il colore e l’osservazione diretta diventano strumenti per restituire non solo gli eventi, ma anche le speranze e le tensioni di una generazione che vede nella costruzione della nuova Italia e nel rinnovamento dell’arte due aspetti profondamente intrecciati. Nel percorso espositivo, questa stagione è rappresentata, tra le altre opere, dal Ritratto di Giuseppe Garibaldi (1861), dallo Studio di testa per gli ultimi momenti di Giuseppe Mazzini (1873 ca.) e dal Ritratto di Don Giovanni Verità (1885).
È proprio attraverso la pittura di soggetto risorgimentale che Lega riconosce di aver trovato una voce personale. In una lettera autobiografica del 1870, ricordando quegli anni, scrive: «Lì ero io; che cominciava a fare come sentiva, come voleva, come sapeva». La ricerca artistica e l’esperienza civile si incontrano così in una pittura che non vuole semplicemente rappresentare la storia, ma restituirne la verità attraverso l’esperienza degli uomini che la stanno vivendo.
A partire dal 1860, con gli anni di Piagentina, questa ricerca del vero si sposta progressivamente dalla storia alla vita quotidiana. Ospitato dalla famiglia Batelli lungo l’Affrico e l’Arno, Lega trova in quel paesaggio il luogo della propria piena maturazione artistica, ma anche uno spazio in cui si intrecciano amicizie, affetti e discussioni sugli ideali della nuova Italia. È qui che la rivoluzione della Macchia diventa una vera e propria poetica del quotidiano: la luce naturale, osservata nelle sue variazioni, permette di restituire la verità delle persone e dei rapporti, mentre i ritmi della vita rurale, i gesti ordinari, il lavoro e gli affetti familiari acquistano un valore universale.
A questa stagione appartengono opere come Curiosità (1866) e I fidanzati (1869), quest’ultima proveniente dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, nelle quali la dimensione privata e quotidiana diventa il luogo di una pittura capace di unire osservazione, sentimento e riflessione morale. È anche il periodo della stretta relazione con gli altri protagonisti della Macchia, testimoniata dal dipinto di Giovanni Fattori, Silvestro Lega che dipinge sugli scogli (1866-1867 ca.), nel quale Lega stesso diventa soggetto dell’opera di un altro grande protagonista di quella stagione.
La stagione di Piagentina rappresenta uno dei vertici della ricerca di Lega, ma anche un passaggio destinato a interrompersi bruscamente. La morte di Virginia Batelli nel 1870 segna infatti una profonda frattura nella sua vita e nella sua pittura. Negli anni successivi Lega non abbandona la ricerca del “vero”, ma il suo sguardo si fa più intimo e meditativo. A Bellariva, sulla costa livornese, e poi al Gabbro, il paesaggio diventa il luogo di una riflessione sempre più silenziosa. La luce conserva la chiarezza della Macchia, ma acquista un’intensità elegiaca; paesaggi marini, strade di campagna e figure domestiche tornano a una dimensione essenziale e sospesa, nella quale la realtà sembra rallentare e farsi sempre più interiore.
Negli ultimi anni, a partire dalla metà degli anni Ottanta, Lega trova proprio nel piccolo mondo rurale del Gabbro una nuova e intensa materia pittorica. Lontano dai salotti cittadini e dai protagonisti della stagione macchiaiola, guarda agli uomini e alle donne della comunità locale, in particolare alle gabbrigiane, restituendone i volti, i gesti e la dignità con una pittura sempre più essenziale e libera. La materia pittorica si fa più intensa, la pennellata più libera e frammentata, la luce meno descrittiva e più emotiva. In queste figure, apparentemente lontane dai grandi temi della storia, Lega ritrova quella stessa ricerca di autenticità che aveva guidato la sua pittura fin dagli anni della formazione.
In occasione della mostra e delle celebrazioni per il bicentenario, un particolare rilievo assume inoltre il ritorno a Modigliana di Don Giovanni Verità e il generale Cialdini, dipinto attribuito a Silvestro Lega, a lungo considerato disperso e normalmente conservato in una collezione privata, quindi non accessibile al pubblico. L’opera era stata esposta a Modigliana nel 1926, in occasione della mostra celebrativa in occasione del centenario della nascita, e viene oggi nuovamente presentata al pubblico, esattamente a cento anni di distanza. Riconosciuta grazie al confronto con le fotografie della storica esposizione, sarà accompagnata da una documentazione curata da Antonella Brin, che ha ritrovato il dipinto e ne ha ricostruito la vicenda.
Presentata in una collocazione autonoma e distinta dal percorso della mostra, l’opera viene eccezionalmente esposta con l’obiettivo di renderla nuovamente accessibile all’osservazione diretta e allo studio, offrendo a studiosi, esperti e specialisti l’occasione di confrontarsi sulla sua attribuzione, sulla particolare iconografia e sulla sua storia. Il bicentenario diventa così l’occasione per riaprire il confronto intorno a un dipinto rimasto per un secolo sostanzialmente sottratto alla visione pubblica, favorendo nuove ricerche e un dibattito critico sulla sua possibile relazione con l’opera di Silvestro Lega.
La mostra si inserisce nel più ampio percorso con cui negli ultimi anni il Comune di Modigliana ha progressivamente restituito centralità alla figura di Silvestro Lega, valorizzandone il ruolo non solo come protagonista della cultura cittadina, ma come uno dei maggiori interpreti della pittura italiana dell'Ottocento. Il bicentenario rappresenta così un nuovo e significativo capitolo di questo progetto di riscoperta, destinato a rafforzare il legame tra il territorio e uno dei suoi più illustri protagonisti, offrendo al pubblico anche l’occasione di riscoprire le importanti opere dell’artista custodite nella collezione permanente della Pinacoteca Comunale, punto di riferimento del percorso dedicato a Lega nella sua città natale.
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