domenica 5 settembre 2021

Design Week 2021 NASCE DEHOMECRATIC: IL NUOVO BRAND DI DESIGN DALLO SPIRITO ‘DEMOCRATICO’ CHE REINTERPRETA LA TRADIZIONE E LE SUE ICONE CON SGUARDO CONTEMPORANEO.

 

È ispirata a Giandomenico Belotti la prima collezione presentata alla Design Week 2021.

 

5 - 10 settembre 2021

GREEN HUB, Via Feltre 28/6 - Milano

dehomecratic.it

Viene lanciato alla Design Week 2021 DEHOMECRATICil nuovo brand di design d’arredo dallo spirito ‘democratico’, con una particolare attenzione all’estetica, alla funzionalità e alla sostenibilità, grazie a una produzione artigianale tutta italiana. Sono proprio i pezzi stessi della collezione – indoor e outdoor – ad esprimere lo stile di DEHOMECRATIC: il bello e le icone della tradizione, rivisitate e reinterpretate, accessibili a tutti. Perché DEHOMECRATIC è un nuovo modo di pensare il design in chiave democratica, funzionale, comprensibile, amichevole e - perché no - anche con un pizzico di ironia.

 

Sedie, divani, poltrone e poltroncine, tavoli, carrellini: la prima collezione del brand, che riprende i disegni di Giandomenico Belotti, sarà presentata dal 5 al 10 settembre 2021 nello spazio espositivo di Green Hub, incubatore di idee e progetti creativi, a metà strada tra l’emergente NoLo e il quartiere di Lambrate a Milano.

 

DEHOMECRATIC nasce dall’idea di un gruppo di professionisti nel mondo del design e della comunicazione. Insieme hanno unito le loro esperienze e visioni in un progetto che mette al centro il design, accostando qualità e accessibilità, fuori dagli schemi di una concezione elitaria. A gettare le basi e a dare forma alla nuova realtà è stato in particolare l’incontro tra la famiglia Fratus, che da generazioni produce complementi d'arredo capaci di portare alto il valore del Made in Italy nel mondo, e l’intuizione di due imprenditori e pubblicitari – Luca Carminati e Marco Corbani – che ogni giorno fanno del racconto un valore aggiunto, parte integrante della qualità e dei processi produttivi.

 

Per la collezione di lancio, la loro visione si è legata a un nome importante del design italiano, Giandomenico Belotti (1922-2004), architetto e designer bergamasco – autore della celebre Spaghetti chair presente nelle collezioni permanenti del MoMA e del Vitra Design Museum di Weil am Rhein, Germania – i cui disegni e materiali d’archivio messi a disposizione dalla famiglia sono stati il punto di partenza dei primi pezzi prodotti da DEHOMECRATIC.

 

Su tutti è evidente l’ispirazione nelle forme e nei concetti al lavoro di Belotti: razionalista senza confini, capace di progetti complessi e molto differenti tra loro, in contesti e con committenze di diverso genere, ispirati alla cultura artigianale italiana. Un autore ancora attuale da cui apprendere la ricerca dell’essenziale e la sintesi: le sue forme sono sempre funzionali, immediate, di una bellezza comprensibile a tutti.

Iconica, proprio in questo senso, è la seduta DUSPAGHI, tra i pezzi presentati nella prima collezione, capace di mescolare linearità, temperamento e poesia. Riconoscimento della strada percorsa dai grandi del passato sono invece la poltrona VOTE, celebrazione dell’innovazione di Man Ray in campo stilistico e artistico, e il divano TALK, che in un attimo ci riporta nella Parigi degli anni ’30, rivisitando in chiave contemporanea - un secolo dopo - il celebre divano di Pierre Chareau. Mentre SHUT UP ne è la versione monoposto, un invito alla riflessione e alla tranquillità.

 

Ciascuno dei prodotti DEHOMECRATIC ha una sua identità e una sua storia ispirata a una grande lezione del passato, da Giandomenico Belotti a Man Ray, van Doesburg a Pierre Chareau. Leitmotiv della collezione è la natura indipendente ed espressiva dei prodotti, allo stesso tempo raffinati, intuitivi e democratici, perfetti nel salotto di casa o in uno spazio museale, adatti a soddisfare le esigenze di progetti residenziali, indoor e outdoor, ma anche del mondo contract per alberghi, negozi, showroom.

Ma DEHOMECRATIC non è solo sguardo al bello del passato, per riadattarlo al presente: è anche attenzione al futuro. Elemento centrale del brand è infatti l'attitudine alla sostenibilità dei materiali e dei processi, scegliendo di operare con una catena produttiva e distributiva corta per una massima attenzione alle tematiche ambientali e all’ottimizzazione dei costi, con l’obiettivo di rendere i prodotti acquistabili da un target di persone sempre più ampio.

 

La qualità artigianale, riconducibile alla speciale tradizione manifatturiera italiana, appartiene al sistema valoriale di DEHOMECRATIC e avviene attraverso la contaminazione naturale tra serialità e artigianalità, concedendo alla produzione industriale quell’attenzione alla qualità e all’unicità propria delle cose ‘fatte a mano’. Ne scaturisce una bellezza accessibile e raggiungibile, che si traduce in oggetti di qualità, funzionali, ricercati nelle linee, nelle forme e nei materiali.

 

Non ultimo, DEHOMECRATIC vuole essere una realtà aperta all’ingegno e alla creatività dei giovani designer, chiamati in futuro a immaginare e costruire i pezzi delle prossime collezioni, supportati nella produzione e nella promozione dei loro progetti. Con l’obiettivo, negli anni a venire, di creare collezioni sempre diverse che possano unire alla tradizione di icone del design la voce di talenti emergenti, aggiungendo nuovi sorprendenti capitoli alla storia appena iniziata, all'insegna del ‘DEHOMECRATIC style’.

DEHOMECRATIC GENERATION

In occasione della Design Week sabato 4 settembre, viene lanciato Dehomecratic Generation: un progetto esclusivo che centralizza la figura dei designer offrendo loro un supporto ad ampio spettro. I talenti saranno infatti seguiti lungo il percorso di industrializzazione e produzione dei loro progetti, ma anche sostenuti nella valorizzazione e nella gestione della loro immagine con particolare attenzione alle piattaforme social. 

Una consulenza a trecentosessanta gradi e chiavi in mano: progettazione, industrializzazione, commercializzazione e gestione dell’immagine pubblica con un approccio consulenziale di intermediazione con gli operatori del settore produttivo e il mercato.

I designer che risponderanno alla chiamata potranno vivere una vera esperienza di confronto, in una modalità innovativa che permetterà loro di ricevere un immediato riscontro da esperti di design, produzione e comunicazione. 

Solo 3 talenti saranno selezionati per essere poi presentati al pubblico durante l’edizione di Aprile della  Design Week 2022.

Per maggiori informazioni: info@dehomecratic.it

La prima collezione DEHOMECRATIC – alcuni prodotti:

DUSPAGHI

DUSPAGHI è un tributo alla rivoluzionaria Spaghetti chair di Giandomenico Belotti, sedia iconica che mescola linearità, temperamento e armonia. Il carattere lieve e semplice della struttura in tubolare metallico si lega alla natura giocosa e morbida dei cordini della seduta, con una linea sinuosa che dà a DUSPAGHI un'allure delicata e poetica. È disponibile in diverse finiture e combinazioni in tinta o contrasto. Disponibile nella versione sgabello a due altezze 85 e 99 cm.

MINDLY

Tribute to van Doesburg

La poltroncina MINDLY guarda alla visione spaziale di Theo van Doesburg fatta di colori primari e forme geometriche elementari come linee e quadrati. Rigorosa e razionale, MINDLY ha una struttura leggera in tubolare metallico. Seduta e schienale, leggermente imbottiti, seguono le linee del telaio con un effetto di grande essenzialità e armonia. Disponibile in diverse finiture e combinazioni in tinta o contrasto.

LAUGH

LAUGH è un'elegante sedia pieghevole con una struttura metallica leggera e seduta e schienale in legno pregiato nelle due versioni in noce canaletto naturale o tinto a poro aperto. L'immagine è semplice e informale ma la linea della struttura e la seduta sagomata rivelano l'attenzione sartoriale ai dettagli.  Disponibile in diverse finiture e combinazioni in tinta o contrasto.

VOTE

Tribute to Man Ray

 

La poltrona VOTE, con la sua immagine libera ed espressiva, è un tributo a Man Ray e agli equilibrismi formali e concettuali del Dadaismo. Raffinata e scenografica si inserisce facilmente in ambienti diversi, dai più classici e ricercati a quelli più moderni e minimali. Le sue linee tese, fortemente evocative e al tempo stesso essenziali, la pongono a metà strada tra la classica poltrona dalle forme comode e una seduta moderna e polivalente. Esiste in due versioni: più formale in pelle e tubolare cromo, più allegra e pop con tessuti e colorati contemporanei. Disponibile in diverse finiture e combinazioni in tinta o contrasto

TALK

Tribute to Chareau

 

Ispirato all'iconico Corbeille sofa disegnato negli anni Venti da Pierre Chareau, TALK è un divano dalle linee essenziali, rivestito in velluto, con colori pieni ma delicati, a richiamare le atmosfere dei caffè e dei fumoir parigini. La sua forma iconica, rivisitata da Dehomecratic in una versione a due o a tre posti, nasce per favorire la conversazione, con intimità ed eleganza d’altri tempi, offrendo un punto di vista frontale ai due interlocutori che si parlano guardandosi reciprocamente. È disponibile in due varianti con diversa profondità della seduta da 2 e 3 posti e in diverse finiture, dal velluto alla pelle, a una grande varietà di tessuti.  

SHUT UP

Tribute to Chareau

Ispirata all'iconico Corbeille sofa disegnato negli anni Venti da Pierre Chareau, la poltrona SHUT UP è la versione monoposto del divano TALK. Se TALK nasce come divano da conversazione, SHUT UP nasce come invito alla riflessione, grazie alla sua forma comoda e avvolgente. All’essenzialità del comfort e pulizia della forma, si abbina una combinazione di tessuto per la struttura esterna e velluto nella seduta interna per una sensazione di calore, delicatezza e accoglienza. Può essere realizzata in molteplici combinazioni e differenti finiture.

Continua la rassegna delle opere in Realtà Virtuale al MEET Digital Culture Center

 



La rassegna Venice VR Expanded continua al MEET con una seconda settimana ricca di eventi e approfondimenti live, oltre alla possibilità di vedere - tutti i giorni dalle 15 alle 20 - le 33 opere in realtà virtuale dalla 78° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in esclusiva a Milano.

Ecco tutti gli appuntamenti:

 


 

Aperitivo in VR con Omar Rashid

Lunedì 6 settembre ore 18.30 @MYMEET LOUNGE

 

Art director, produttore e regista, Omar Rashid propone la visione della sua opera Lockdown 2020 – L’Italia Invisibile, prodotta con RAI Cinema. Il viaggio unico nella bellezza e nella desolazione delle più importanti città d’arte italiane durante l’emergenza Covid-19. Roma, Milano, Venezia, Firenze e Napoli, grazie alle loro bellezze iconiche, diventano spazi incontaminati dalla presenza umana, ripresi durante il primo lockdown. Rashid, per l’occasione, ci racconterà anche i suoi prossimi lavori. Per partecipare, la prenotazione è obbligatoria.

 

 

Aperitivo in VR con Simone Arcagni

Martedì 7 settembre ore 18.30 @MYMEET LOUNGE

 

Professore all’Università di Palermo, giornalista e amico di MEET, Simone Arcagni presenta e racconta il suo ultimo libro sull’universo VR: Storytelling digitale, edito da Luiss University Press. Un libro che offre una mappa aggiornata di questa galassia fatta di webserie, idocs, contenuti transmediali, storytelling interattivi, videomapping, realtà virtuale, realtà aumentata e molto altro ancora. Si tratta di una mappatura attenta e aggiornata che muove dal panorama internazionale per poi soffermarsi anche su quello italiano. Per partecipare, la prenotazione è obbligatoria.

 


 

 

Per il secondo anno MEET è il Garden Milano del Festival Ars Electronica di Linz e partecipa a questa kermesse internazionale dell’Arte digitale con tre iniziative.

 

 

Oxytocina Machina

8 – 12 settembre, ore 15-20 @MyMEET LOUNGE

 

Oxytocina Machina è un’installazione multiplayer e multilocation. Un progetto sviluppato da un team multidisciplinare e transnazionale di 5 giovani artisti: Sammie de Vries, Mila Moleman, Mathieu Preux, Lucia Redondo, Zalán Szakács, il risultato è una straordinaria esperienza condivisa che confonde i confini tra realtà e VR, esplorando una connessione virtuale tra estranei, che in realtà sono separati da mille miglia. Sarà un viaggio unico, entrando nell’Oxytocina Machina si sarà liberi di toccare, giocare, creare e condividere l’esperienza in connessione con V2 Lab for Unstable Media – Rotterdam, Espronceda – Barcellona e Ars Elettronica – Linz.

Per vivere l’esperienza immersiva, la prenotazione è obbligatoria.

 


 

 

Moving in VR con Ariella Vidach

Mercoledì 8 settembre ore 18.30 @Immersive Room

 

Moving in VR è un laboratorio di movimento nello spazio virtuale guidato dalla coreografa e danzatrice Ariella Vidach e dal suo team. Spazi e visori presenti permetteranno di accedere a questa palestra virtuale con persone provenienti da tutto il mondo per danzare insieme in un’unica coreografia. Per partecipare al laboratorio, la prenotazione è obbligatoria.

 


 

 

Synthetic Corpo Reality - Finissage

Giovedì 9 settembre ore 18.30 @MyMEET LOUNGE

 

La mostra virtuale inaugurata online a febbraio 2021 sulla piattaforma virtuale Mozilla Hubs sul tema del corpo e delle sue implicazioni nello spazio digitale arriva alla sua chiusura e sarà celebrata con una visita guidata da parte della curatrice Julie Walsh e di alcuni artisti che hanno partecipato al progetto presenti online.

 

STAY MEET VR

CIBUS 2021: UN SUCCESSO OLTRE LE ASPETTATIVE

 



Si è chiusa la XX edizione di Cibus - I numeri della fiera – Le dichiarazioni del Ministro Giorgetti che ha visitato oggi gli stand – L’ottimo risultato prepara una edizione record di Cibus 2022, a Parma dal 3 al 6 maggio
 – “Cibus è una scommessa vinta”, ha detto Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico, visitando oggi gli stand di Cibus a Parma. “Quando quattro mesi fa si è scelto di fare questa fiera sorsero degli interrogativi. Come autorità politica di governo dobbiamo ringraziare tutti quelli che accettano di fare queste scommesse e permettono al Paese di vincerle”.

E i numeri della XX edizione di Cibus parlano chiaro: duemila aziende espositrici, quasi 40mila visitatori di cui 2mila dall’estero.

I principali operatori internazionali che non sono potuti venire hanno inviato i loro sourcer e i loro broker – ha riferito Antonio Cellie, ceo di Fiere di Parma – per non perdere l’opportunità di scoprire le tante innovazioni presenti in fiera. Perché Cibus è esattamente questo: la capacità di innovazione del nostro agroalimentare che incontra una crescente domanda mondiale di authentic Italian”.

La soddisfazione degli stakeholder è stata sottolineata da Gino Gandolfi, Presidente di Fiere di Parma: “Questa edizione di Cibus ha pienamente conseguito gli obiettivi che si era posta. Le tante attestazioni di apprezzamento da parte delle aziende espositrici, delle Associazioni aderenti a Federalimentare e dei Consorzi di Tutela, mi consente di poter dire che CIBUS 2021 è una sfida vinta dalla community agroalimentare. Voglio anche sottolineare l’attenzione del mondo politico, con la partecipazione di tre Ministri e dei principali attori della filiera: agricoltura, industria, Grande Distribuzione e mondo dell’Horeca. Sulla scia di questo successo, stiamo già lavorando per una edizione record di Cibus, che si terrà a Parma il 3 maggio 2022”.

Nel corso della quarta e ultima giornata di Cibus si è tenuto il World Food Research and Innovation Forum che ha preso in esame il riflesso sulle imprese delle diverse transizioni climatiche, digitali, sociali. “I consumatori sono molto attenti a queste problematiche – ha detto il Ministro Giorgetti intervenendo al convegno – ma dobbiamo anche essere realisti e responsabili nel difendere gli interessi nazionali, consapevoli che le decisioni che prendiamo hanno poi un riflesso sulla vita reale delle nostre imprese”.

Al World Food Research (promosso dalla Regione Emilia-Romagna, dalle Università di Bologna, Parma, Modena e Reggio Emilia, Ferrara, Università Cattolica ed altri) è anche intervenuta: Erika Andreeta, Partner PwC Italia: “Se vogliamo cogliere realmente i benefici delle risorse finanziarie messe a disposizione dalle Istituzioni e continuare a rimanere competitivi nello scenario globale, è fondamentale investire proficuamente in formazione, con l’attuazione di progetti mirati allo sviluppo di competenze per l’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie da parte degli addetti ai lavori”.

Nell’ultima giornata di Cibus di è tenuto anche il convegno “Innovare o decrescere”, organizzato dall’ Università di Parma e Le Village by CA Parma. L’Ateneo ha portato a Cibus nuovi protagonisti del settore in ambito accademico con 16 gruppi di ricerca che si sono messi a disposizione per un programma di incontri one-to-one. In tema di innovazione, è stato presente a CIBUS anche SMILE (Smart Manufacturing Innovation Lean Excellence centre), il Digital Innovation Hub nato a Parma per permettere il trasferimento tecnologico tra università e industria, supportare le PMI nella digitalizzazione dei processi operativi e nell’implementazione di metodologie innovative e snelle, in linea con sistemi Cyber-Fisici (CPS) e applicazioni Internet of Things industriali (IoT).

Nell’area dedicata alle START-UP territoriali di Le Village by CA sono state presenti due realtà economiche innovative nate in ambito universitario, nel settore food: Future Cooking Lab, spinoff del Laboratorio di Fisica Gastronomica dell’Università di Parma fondato da Davide Cassi, padre della cucina molecolare, nato con la “mission” dell’innovazione gastronomica, e DNAPhone, PMI innovativa che progetta, sviluppa e commercializza soluzioni tecnologiche per la misura di parametri chimici mediante l’uso di dispositivi ottici portatili, integrati con tecnologie smart e mobile.
 

venerdì 3 settembre 2021

Albania: Berat e Gjirokastër, i tesori culturali della Terra delle aquile

 



di Francesca Masotti




Una leggenda narra che due fratelli, Shpirag e Tomorr, in lite per una bella fanciulla di cui entrambi erano innamorati, combatterono tra di loro fino alla morte. Dalla loro storia, si dice, siano nati i monti tra cui è incastonato il borgo di Berat: il monte Shpirag e quello Tomorr. La ragazza, triste per la rivalità tra i due fratelli e per la loro brutta fine, versò numerose lacrime che, sempre secondo la leggenda locale, dettero vita al fiume Osum che oggi divide in due la città. Basta un attimo per innamorarsi di Berat, tesoro culturale nel cuore dell’Albania: un luogo dall’atmosfera senza tempo, una bomboniera di casette bianche forate da numerosi punti luce che le hanno valso il soprannome di città dalle finestre sovrapposte e un posto nella lista Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità (insieme a Gjirokastër e Butrint, altre meraviglie albanesi).



Kala, il Castello, è un labirinto di stradine in pietra, muretti a secco e abitazioni secolari ancora oggi abitate o convertite in guest house. L’area custodisce alcuni dei più importanti siti culturali albanesi, tra cui la Chiesa della Dormizione di Maria, che oggi ospita il Museo Onufri dedicato al celebre pittore di icone del XVI secolo, i resti della Moschea Rossa, la prima, si narra, che sia stata costruita a Berat nel XIV secolo, e la pittoresca Chiesa della Santa Trinità, posizionata scenograficamente a strapiombo sulla collina, che regala incantevoli scenari. Sotto al castello, Mangalem è un intrico di viuzze, edifici e moschee, come quella degli Scapoli dove, pare, si recassero i ragazzi in cerca di moglie, e la Moschea del Re, costruita a fine ‘400 per volere del sultano illuminato Bayezid II che si distinse per la politica di accoglienza degli ebrei sefarditi espulsi nel 1492 dalla Spagna, ai quali concesse di stabilirsi nei territori dell’impero ottomano e, dunque, anche nell’attuale Albania.



Circa cinque secoli dopo, il Paese balcanico a maggioranza musulmana accolse nuovamente un gran numero di ebrei aiutandoli, questa volta, a scappare dai campi di concentramento nazisti e fornendo loro accoglienza sulla base di un codice d’onore, la besa, che consisteva -e consiste tuttora- nel mantenere la parola data e aiutare, anche a costo della propria incolumità, chiunque abbia bisogno di sostegno. La storia della comunità ebraica in Albania è narrata nelle sale del Museo Solomoni. Infine c’è Gorica, l’area meno turistica di Berat, con la bella Chiesa di San Tommaso e il Monastero di San Spiridone. È qui che si viene per le migliori viste sulla città. 



È Gjirokastër l’altro gioiello in pietra dell’Albania. Un labirinto di stradine lastricate e case dai tetti di ardesia. Fu Ismail Kadare, scrittore albanese di fama internazionale nato in questa città a una manciata di km dalla Grecia, a soprannominare Gjirokastër “la città di pietra” nel suo omonimo romanzo ambientato qui durante la seconda guerra mondiale, un capolavoro della letteratura contemporanea. La sua casa natale è stata convertita in un museo che ospita interessanti mostre temporanee. Vale la pena di visitare anche altre tre abitazioni, quella del dittatore Enver Hoxha, trasformata in Museo Etnografico, nelle cui sale sono narrati usi e costumi albanesi dei secoli passati, e due dimore storiche nobiliari, Casa Skenduli e Casa Zekate, due gioielli dell’architettura ottomana che catapultano il visitatore, attraverso percorsi che conducono alla scoperta di stanze, saloni e terrazze, direttamente nella vita quotidiana di una famiglia nobile albanese del ‘700-‘800. 



Tutta la città, però, è un labirinto di sorprese. Il bazar, in particolare, è un gioiello dove si indugia fra i vicoli in pietra, gli edifici bianchi e la vecchia moschea, senza scordarsi di alzare lo sguardo per ammirare gli incantevoli scorci del Castello che dall’alto domina il centro storico. Lungo il percorso sfilano davanti agli occhi colorati qilim, i tradizionali tappeti albanesi decorati con motivi geometrici, centrini finemente lavorati dalle artigiane del posto, oggetti in legno e gustosi prodotti gastronomici locali. Dal bazar, infine, si prende la strada lastricata che conduce al Castello di Gjirokastër, uno dei manieri più affascinanti dei Balcani in passato utilizzato come prigione sia dal re albanese Zog I che dal dittatore Hoxha. La fortezza custodisce un museo dove sono esposti armamenti antichi, un aereo militare americano abbattuto durante il secondo conflitto mondiale, una torre dell’orologio e resti di antiche chiese.



È una terra di leggende l’Albania. Un’antica storia narra che la città deve il suo nome alla principessa Argjiro, sorella del governatore locale durante gli anni dell’invasione ottomana del Paese nel XV secolo, che rifiutandosi di arrendersi agli ottomani, si recò insieme al piccolo figlio nel punto più alto del castello per lanciarsi. Miracolosamente il bambino sopravvisse all’impatto, mentre dalle rocce collocate nel punto esatto dove cadde la madre cominciò a sgorgare latte per alimentare il piccolo. Ancora oggi, le pietre ai piedi del maniero sono coperte da depositi di calcio. Il castello affascina per l’antica leggenda e anche perché offre uno scorcio magico su tutta la città e sui monti circostanti. Uno spettacolo da contemplare in tutta la sua maestosità. 



POLI.design sigla una partnership con la Newton Business School, tra le più importanti fashion business school asiatiche, per rafforzare la sua presenza in Cina.

 



La nuova collaborazione segue quelle già siglate a luglio e ad agosto

con il China industrial Design Association (CIDA),

la Guangzhou Design Week e il Yaok Training.

 

Quattro accordi che permetteranno di promuovere la cultura del design italiano in Cina attraverso l’implementazione di programmi di formazione per studenti e professionisti e lo sviluppo di progetti con aziende

e istituzioni locali

Milano, 3 settembre 2021 – POLI.design, la Società Consortile del Politecnico di Milano che insieme alla Scuola del Design e al Dipartimento di Design, forma il Sistema Design del Politecnico, un aggregato di risorse, competenze, strutture e laboratori, tra i più importanti al mondo ha siglato ieri un accordo con la Newton Business School confermando così la sua natura internazionale e la forte e diffusa presenza in Cina.

 

L’accordo con la Newton Business School si unisce a quelli siglati con il China industrial Design Association (CIDA), la Guangzhou Design Week e il Yaok Training, tutte tra le più importanti istituzioni locali in termini di formazione e design.

 

Favorire la formazione attraverso corsi on demand e master di specializzazione, promuovere concorsieventi, study tour a Milano creare progetti dedicati alla creatività, sviluppare collaborazioni con aziende e imprenditori locali sono alcuni degli obiettivi alla base dei quattro accordi conclusi da POLI.design sotto la regia di Matteo O. Ingaramo e Francesco Zurlo, rispettivamente Amministratore Delegato e Presidente della Società Consortile. 

 

Quattro istituzioni molto differenti tra loro ma tutte consolidate all’interno del territorio. La Newton Business School è la principale fashion business school in Asia con 20 anni di storia e con ben tre sedi in Cina: Shenzhen, Shanghai e Pechino. Tra i suoi partner internazionali conta il London College of Fashion, Royal College of Art, Oxford University, Cambridge University, University of London, Churchill University ecc. Il China Industrial Design Association (CIDA) è l’unica organizzazione industriale a livello statale in Cina. Il CIDA, fondato nel 1979 per promuovere uno sviluppo economico e sociale sostenibile di alta qualità, è una istituzione costituita da Università cinesi e internazionali, Istituti di Ricerca, Aziende di Design, Imprese di Produzione, Parchi Industriali e Organizzazioni di Promozione, che copre oltre 30 settori e che si occupa dell’educazione dei talenti, di offrire servizi legati al mondo del design, transazioni e trasformazioni di proprietà intellettuale, formando così una piattaforma di servizio pubblico sociale. La Guangzhou Design Week è stata invece fondata nel 2006 e vanta più di 14 anni di attività con una missione ben precisa: promuovere il design attraverso il business. Questo le ha permesso di diventare il più influente e grande evento commerciale annuale nell’industria del design cinese. Infine, il Yaok training, primo istituto cinese di formazione nel settore del lusso è l’unico istituto di formazione incaricato dal governo cinese a rilasciare certificati per la gestione di progetti di formazione nel lusso che può vantare consolidati rapporti di cooperazione con gruppi e brand del lusso internazionali. Proprio in quest’ultimo ambito l’istituto si occupa di ricercare e formare talenti.  

 

Un lavoro importante del management team che da anni ormai collabora con primarie istituzioni come l’istituto LanTao Culture Development di Pechino, con il quale sono stati realizzati precedenti prodotti formativi e master universitari (MIEID) e con cui  attualmente in corso l’International Executive Master in Design Strategy and System Innovation diretto proprio dal Prof. Francesco Zurlo o la Tongji University-Shanghai con la quale si promuove, in collaborazione anche con il MIP Graduate School of Business, il master in Design Management for Innovative Environments diretto dal Prof. Francesco Scullica.