martedì 12 gennaio 2021

THE SQUARE. SPAZIO ALLA CULTURA La nuova serie che racconta le trasformazioni dell'arte in questo periodo storico

 SETTIMA PUNTATA: GIOVEDÌ 14 GENNAIO ALLE 20.45

ANCHE ON DEMAND E IN STREAMING SU NOW TV

 

Disponibile in streaming gratis per tutti

su https://video.sky.it/arte e sui profili social di Sky Arte

 

 

 

Appuntamento a giovedì 14 gennaio per la settima puntata di The Square. Spazio alla cultura, la nuova serie condotta da Nicolas Ballario in onda su Sky Arte e realizzata da Tiwi.

 

L’arte ha bisogno di una piazza, in questo periodo più che mai, per esprimersi e valorizzarsi. Per questo, dopo le serie Sipario! Storie di Teatro, Indie Jungle e Musei, in un momento di grande difficoltà per lo spettacolo e la cultura, Sky Arte mette a disposizione di tutti anche The Square che andrà in onda ogni giovedì alle 20:45 e sarà disponibile in streaming gratuito su https://video.sky.it/arte e sui profili Facebook ed Instagram di Sky Arte.

 

The Square è un luogo in costruzione, i cui contenuti vengono dai palcoscenici del mondo dell’arte e della cultura, ora vuoti. La trasformazione in atto porta nuovi modi di fare attività culturale e di questi The Square si fa portavoce. Gli ospiti sono artisti, musicisti, registi, attori, danzatori che trovano un luogo in cui i loro progetti possano avere spazio e raggiungere il pubblico di cui hanno bisogno, e che ha bisogno di loro.

 

Nella settima puntata di The Square la prima ospite è Josephine Yole Signorelli, alias Fumettibrutti, che ci racconta la genesi della sua ultima graphic novel, Anestesia: la storia di un viaggio e di un approdo verso la difficile conquista della propria identità.

 

La clip in animazione è dedicata a un mito della musica e un’icona dello stile, David Bowie, di cui sono appena usciti due brani inediti, mentre l’ospite in studio di questa settimana è l’esilarante stand up comedian Saverio Raimondo, che apre con un monologo dedicato all’ansia e agli ansiosi, che in questo periodo si sentono un po’ più a loro agio, circondati come sono da un clima generale molto simile al modo in cui si sentono quotidianamente. La successiva intervista con Nicolas Ballario ci permette di approfondire la carriera di Raimondo e ci offre una panoramica sul lavoro di comico in un periodo minacciato dalle restrizioni legate non solo alla pandemia, ma anche a certi atteggiamenti molto simili alla censura.

 

È poi la volta di Marinella Senatore, artista che ha portato a Palazzo Strozzi la sua installazione We Rise By Lifting Others, ispirata alle luminarie del Sud Italia e allo spirito di comunità che sono capaci di evocare.

 

L’ultimo ospite in collegamento è l’attore Stefano Fresi, che oltre a vantare una curiosa somiglianza con Nicolas, è protagonista della fortunata serie Sky I delitti del BarLume ispirata ai romanzi di Marco Malvaldi. Stefano ci racconta anche del riadattamento di Guerra e Pace che avrebbe dovuto portare a teatro, e che speriamo di poter vedere presto.

QUELLO CHE DOVEVA ACCADERE Un intervento personale a più voci dell'artista Giovanni Gaggia A cura di Stefano Verri Dal 27 dicembre 2020

 

Museo Tattile Statale Omero, Ancona

 

A causa delle restrizioni dovute alle norme di contenimento dell’epidemia Covid-19 l’opera corredata dai contributi sonori è disponibile online sul sito del Museo Omero www.museoomero.it a partire dal 27 dicembre e poi in presenza appena permesso.

 
Testo alternativo

Lo spazio ‘900 e Contemporaneo del Museo Tattile Statale Omero si apre all'esperienza dell'arte come memoria civile, ospitando dal 27 dicembre l'opera di Giovanni Gaggia intitolata "Quello che doveva accadere". Si tratta di un arazzo realizzato dall'artista e performer marchigiano nel quarantesimo anniversario della strage di Ustica, che chiude idealmente un ciclo che ha impegnato Giovanni Gaggia per dieci anni.

 

La strage di Ustica colpì anche Ancona, città della famiglia Davanzali, armatori e proprietari della compagnia aerea Itavia, il cui DC-9 fu abbattuto, in circostanze non ancora del tutto chiarite, il 27 giugno del 1980.

Una tragedia che causò 81 vittime cambiando la sorte di molte famiglie e lasciandosi dietro uno strascico di segreti e di dolore.

 

L’opera di Giovanni Gaggia è un percorso intimo che si sviluppa nella lentezza e nella processualità del ricamo trasformando l’azione artistica in un atto di meditazione, in cui l’artista sublima i fatti che sfumano sul piano della storia e della politica, mettendo in luce la pluralità delle storie, delle voci, delle vite, dei sentimenti.

 

Questo nuovo lavoro riprende concettualmente quello realizzato cinque anni fa a pochi passi dalla Mole, sotto l’arco di Traiano.
In questo caso la frase “Quello che doveva accadere”, suggerita da Daria Bonfietti (presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della Strage di Ustica), durante il suo primo incontro con l’artista a Bologna, davanti all’installazione di Boltanski, è scritta in Braille.

Così Aldo Grassini, Presidente del Museo Omero, accoglie l’opera: "L'arte è gioco che cerca la bellezza. Quando l'arte incontra l'impegno civile, s'accende un'emozione bivalente: il gioco e la commozione. L'arte è il gioco di inventare la verità; la verità è commozione che non ammette il gioco.

Ma il piacere dell'arte umanizza il ricordo aspro e terribile della tragedia di Ustica; il gioco dell'arte si fonde col pensiero di valori profondi, di moniti assoluti, di appelli inderogabili e produce il piacere affascinante, come la vertigine, di camminare su un filo teso tra la memoria del disumano e la luce di una giustizia riconquistata almeno nella coscienza del cittadino."

 

Ad accompagnare l’opera anche una serie di contributi sonori, in cui persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana proporranno una propria personale riflessione sul rapporto tra arte e memoria.

 

A causa delle restrizioni dovute alle norme di contenimento dell’epidemia Covid-19 l’opera corredata dai contributi sonori sarà disponibile online sul sito del Museo Omero www.museoomero.it a partire dal 27 dicembre e poi in presenza appena permesso.


Nel corso di un’azione, programmata a conclusione dell’esposizione, l’opera sarà chiusa in un tubo di metallo con una scritta Braille e rimarrà permanentemente al Museo Omero.

A Guanzate la nuova ristorazione scolastica di Vivenda: qualità, biologico e innovazione

 



A Guanzate (Como) una innovativa mensa di qualità, con cibo biologico, prodotti locali e menu alternativi in base ad allergie, patologie o credo religiosi

Como, 12 gennaio 2021 – Crespelle prosciutto cotto e ricotta, cotoletta alla milanese, insalata e una deliziosa torta al cioccolato. Così la Vivenda Spa, azienda del Gruppo La Cascina Cooperativa, ha voluto salutare al rientro a scuola i bambini di elementari e medie a Guanzate, in provincia di Como, e presentare il nuovo servizio di ristorazione scolastica. Un servizio che da una parte rompe con il passato puntando al rinnovamento secondo la filosofia dell’azienda e i principi della dieta mediterranea, dall’altra rinforzando il legame con il territorio e i produttori locali.

Tante le novità che la Vivenda Spa e La Cascina Cooperativa, da oltre 40 anni attiva nel settore della ristorazione collettiva, porteranno sulle tavole degli alunni e delle famiglie di Guanzate. A cominciare dai menu che non saranno solo stagionali ma anche “alternativi”, con particolare attenzione sia alla tradizione locale sia alle festività sia ai piatti di altre culture come, per esempio, quella francese o etnica per incentivare conoscenza, condivisione e socializzazione.

Per la prima volta le famiglie di Guanzate potranno gestire i pagamenti della mensa servendosi anche dello Spid, il Sistema pubblico di identità digitale che permette di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei soggetti privati.

Grazie all’esperienza maturata anche nel settore del global service, la Vivenda assicurerà la sanificazione delle sedie, dei tavoli e dei banchi sia nei refettori sia nelle aule prima e dopo i pasti.

Nelle primarie, dove i bimbi consumeranno il pranzo in classe, le addette mensa saranno incaricate di sporzionare e servire le pietanze (primo, secondo, contorno, frutta, pane e bottiglietta d’acqua) in vassoi monouso. Nelle scuole secondarie, dove sono aperti i refettori, gli alunni riceveranno un vassoio termosigillato veicolato dal centro cottura di Nova Milanese, poco distante da Guanzate.

I pasti, che comprenderanno primo, secondo con contorno, frutta o dolce, tengono conto delle differenti esigenze alimentari legate a fattori allergici, a particolari patologie, a diversi credo religiosi. Nella composizione dei menù, la Vivenda Spa ha privilegiato le produzioni derivate da agricoltura biologica, filiera corta e Km 0, acquisendo inoltre materie prime e prodotti dal circuito equo-solidale come ananas, banane, cacao o tè verde.

Compatibilmente con le disposizioni ministeriali e comunali, la Vivenda Spa si impegnerà a supportare i suoi piccoli utenti nella loro crescita e sviluppo nutrizionale e culinario, favorendo la strutturazione di corrette abitudini alimentari. Il pasto in mensa, infatti, è anche occasione di educazione al gusto per abituare i bambini a nuove e diversificate esperienze olfattive e superare la monotonia che talora caratterizza la loro alimentazione: essere educati ad apprezzare i nuovi sapori e nutrirsi in modo salutare significa essere aperti ad ogni esperienza alimentare.

“Vorrei augurare alla Vivenda e ai suoi collaboratori un buon inizio e buon proseguo”, afferma Cinzia Negretti, sindaco di Guanzate.

“Intravedo, oltre alla professionalità, una gran voglia di mettersi in gioco ed essere disponibili all’ascolto in questo nuovo incarico per la nostra Comunità più giovane. Consapevole che a volte le novità possano disorientare, sono certa che con la collaborazione di tutti intraprenderemo serenamente questo nuovo cammino”, conclude il sindaco.

“Siamo particolarmente felici di iniziare questa collaborazione con il Comune e le famiglie di Guanzate”, spiega Cristian Chiarello, responsabile commerciale della Vivenda per la Lombardia.

“Mettiamo a disposizione di genitori e bambini la nostra esperienza nel settore della ristorazione collettiva, le innovazioni e il know-how che ci hanno reso leader e fatto apprezzare ovunque lavoriamo. Crediamo molto in questo progetto che non si limita soltanto a dar da mangiare ai nostri piccoli utenti, ma si propone di offrire spunti per gli approfondimenti legati all’alimentazione, alla sostenibilità, alla conoscenza delle produzioni tipiche e locali”, continua Chiarello.

E conclude: “Vogliamo migliorare l’offerta dei cibi ritenuti ‘difficili’ per i nostri ragazzi, e siamo disponibili a intavolare fin da subito un dialogo costruttivo con l’amministrazione e le famiglie anche attraverso la creazione di una piattaforma online dedicata alla ristorazione e al servizio di dietista online”.

 

 

Al via i “61° Premio Faenza Talks” del MIC di Faenza

 


Dal 14 gennaio, ogni giovedì alle 16, in diretta su Facebook e Youtube il MIC incontra il meglio degli artisti di tutto il mondo che lavorano con la ceramica
 
Prendono il via, a partire dal 14 gennaio 2021, ogni giovedì fino al 24 marzo 2021 (ore 16), i “61° Premio Faenza Talks”: una serie di presentazioni in diretta sui canali social Facebook e Youtube del MIC di Faenza degli artisti selezionati al Concorso Internazionale della Ceramica d’arte Contemporanea – Premio Faenza.

Purtroppo causa il protrarsi dell’emergenza sanitaria, che rende difficili gli spostamenti internazionali, non si è potuto allestire la mostra e il museo faentino ha pensato di presentare le opere selezionate al concorso, oltre che attraverso la pubblicazione di un catalogo cartaceo più ricco di immagini e di spazio dedicato ad ogni artista, anche attraverso una serie di dirette facebook e youtube aperte a tutti.
 
I “61° Premio Faenza Talks” sono un’occasione imperdibile per il pubblico per conoscere le principali tematiche artistiche contemporanee applicate alla scultura ceramica e per entrare in contatto diretto con oltre cinquanta artisti provenienti da tutto il mondo. Alcuni membri della giuria (Judith Schwartz, Professoressa della New York University; Irene Biolchini, MIC guest curator, Claudia Casali, direttore MIC Faenza; Ranti Tjan, direttore dell’EKWC, Alberto Salvadori, direttore ICA Milano) modereranno di in volta in volta, il dibattito e il pubblico, in chat, potrà fare domande ed esaudire curiosità.

Nel frattempo, a partire dal 11 gennaio 2021, ogni giorno, dal lunedì al venerdì - sui profili social Instagram, Facebook e Twitter - si anticiperà attraverso fotografie le opere selezionate al Concorso di ogni artista e sarà presentata una loro breve biografia.

Giovedì 14 gennaio, alle 16, il talk sarà moderato da Claudia Casali, direttore del MIC, che incontrerà Safia Hijos, Paolo Porelli, Stephanie Marie Rose, Roy & Ereze Maayan.

Safia Hijos, francese, nata nel 1975, vive e lavora a Nîmes in Francia. Tra cultura rococò e pop, le sue sculture e installazioni giocano costantemente con la storia della ceramica. La composizione dei pezzi attaccati alle pareti e persino al soffitto, si intrecciano allo spazio raccontando una storia fantasiosa e colorata. Al 61° Premio Faenza è stata selezionata per “Supernature 10”, che rappresenta il suo giardino interiore, metà vegetale, metà animale.

Paolo Porelli, (Roma, 1966) ha iniziato la sua esperienza espressiva come pittore laureandosi all'Accademia di Belle Arti di Roma per poi passare alla scultura in ceramica come risposta a un'esigenza nuova di fisicità, volume e materia cromatica. Da anni Porelli lavora ad una scultura antropomorfa come metafora della realtà, attraversando l'esperienza personali, dimensioni percettive e linguaggi della storia dell'arte. Al 61° Premio Faenza è stato selezionato per “RefleX”, un’istallazione di 29 sculture in terracotta, la cui smaltatura è stata affidata al maestro ceramista Maurizio Tittarelli Rubboli, l’attuale discendente della storica manifattura Rubboli fondata a Gualdo Tadino nel 1873.

Roy Maayan & Erez Maayan, sono due fratelli israeliani, che lavorano sia individualmente, sia come duo artistico. Il loro lavoro è stato esposto in musei, teatri, gallerie e biennali di tutto il mondo. Al 61° Premio Faenza sono stati selezionati per la performance “Gioca con Me”, parte di una continua ricerca di nuove modalità di creazione, che sfidano i confini tra i diversi media e tra la vita e l'arte.

Stephanie Marie Rose (1971) vive e lavora in Germania ad Archen. Lavora con la ceramica dal 2011. Il centro del suo lavoro è la raffigurazione dell'uomo come essere culturale. Analisi che realizza attraverso i dettagli dell’abbigliamento e degli accessori. La sua analisi è sociologica e la sua domanda è capire come l'individuo sia alla ricerca dell'identità in una società poco solida. Al 61° Premio Faenza è stata selezionata per “Europa and The Bull” una riflessione sulla costante crescita del razzismo nella politica europea.

Facebook (@micfaenza)  |Instagram (@micfaenza) | Twitter (@micfaenza) | YouTube Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
 
Calendario Talks di gennaio 2021
 
14 gennaio, ore 16
Claudia Casali (direttore del MIC Faenza) meets Safia Hijos, Paolo Porelli, Stephanie Marie Rose, Roy & Ereze Maayan

21 gennaio, ore 16
Irene Biolchini (guest curator MIC Faenza) meets Victor Agius, T-yong Chung, Louis Frank, Lucy Morrow, Ekaterina Panikanova.
 
28 gennaio, ore 16
Judith Schwartz (Professoressa della New York University) meets Jacqueline, Bean Finneran, Noemi Iglesias Barrios, Fausto Salvi, Helmie Brugman
 
 

GUSTI DIVERSI PER RICETTE SEMPRE NUOVE: LA SFIDA DI FROSTA ALLA RICERCA DELLE DIFFERENTI VARIETÀ DI PESCATO SOSTENIBILE FRoSTA presenta le ultime proposte che mirano a incentivare la scoperta di sapori nuovi grazie all'impegno di MSC

 



L’impegno di FRoSTA nel coniugare gusto e sostenibilità continua, su diversi fronti: dal sostegno alle attività di salvaguardia e attenzione ambientale, anche al fianco di Legambiente, ai prodotti che vengono proposti nel banco surgelati, tra cui i filetti di pesce FRoSTA che premiano il gusto e la biodiversità, e che provengono da metodi di pesca sostenibile certificata MSC.

È proprio nel banco dei surgelati che FRoSTA presenta le ultime proposte che mirano a incentivare la scoperta di sapori nuovi, proponendo diverse varietà di pesce, dalle caratteristiche organolettiche specifiche e uniche. Ad esempio, se noi tutti pensiamo che esista solo una tipologia di Merluzzo, ci sbagliamo di grosso, e la nuova gamma di Merluzzi FRoSTA ne è una prova!


IL MERLUZZO MSC FRoSTA
Infatti, con il nome generico di Merluzzo si indicano numerose specie di pesci, tutti appartenenti alla stessa famiglia ma dal sapore, dalla consistenza e dall’intensità di colore diversa.
FRoSTA con la nuova gamma di Merluzzi Msc si fa portatrice di un’innovazione nel mondo dei surgelati che nei prodotti freschi è già iniziata: la valorizzazione della biodiversità che si traduce, sulle nostre tavole, nella possibilità di scoprire e assaporare nuovi sapori, tutti provenienti da pesca sostenibile.

 

La nuova gamma di Merluzzi Msc è stata creata proprio lavorando in questa direzione. Tra questi, il Merluzzo Carbonaro è pescato in modo sostenibile nell’Oceano Atlantico, nelle acque selvagge ed incontaminate davanti alla Norvegia. È una carne caratterizzata dal sapore deciso ed avvolgente e dal colore del corpo verde scuro, tanto da essere chiamato anche merluzzo nero.

Invece, il Merluzzo dell’Alaska, si presta a svariate ricette ed è ottimo anche al naturale, grazie al suo sapore delicato ed equilibrato, dovuto alla crescita allo stato brado nelle aree nord-orientali e nord-occidentali dell’Oceano Pacifico (precisamente nel Mare di Ochotsk) e lavorato secondo le linee guida MSC.

Il Merluzzo Nordico (Gadus morhua) vive nelle acque fredde e pescose dell’Oceano Atlantico settentrionale. È una carne dal sapore delicato, di un pesce nato e cresciuto nei mari della Norvegia, dove le correnti artiche rendono dura la vita dell’uomo, ma mantengono l’itticoltura pura e inalterata. È tra le varietà più pregiate per via della carne bianca, quasi argentea sul dorso, dal sapore delicato, perfetta da gustare al naturale. In alternativa c’è anche la sfiziosa cotoletta con una dorata e croccante panatura 100% naturale.

 

IMPEGNO SOSTENIBILE
Il pescato di FRoSTA è completamente sostenibile. FRoSTA, infatti, utilizza esclusivamente metodi di allevamento e pesca responsabile, che tutelano l’ecosistema marino, dando la possibilità e il tempo agli stock ittici di ripopolarsi.

Sin dall’etichetta sul prodotto il consumatore trova tutte le informazioni sull’origine del pesce: la zona di pesca, il metodo di produzione e perfino l’attrezzo di pesca. Ad oggi FRoSTA è l’unica società in Italia a poter vantare la certificazione MSC (Marine Stewardship Council) e ASC (Aquaculture Stewardship Council) su tutta la gamma di prodotti. MSC è un’organizzazione no-profit indipendente con un programma di certificazione ecolabel di pesca, che verifica il rispetto di pratiche ecosostenibili, assegnando un marchio blu MSC ecolabel a chi rispetta i criteri di valutazione. Lo standard di pesca MSC si basa su principi fondamentali che pensano al futuro del mare, perché nell’oceano ci siano abbastanza pesci e lo stock possa riprodursi rendendo la pesca ancora possibile, ma anche per ridurre al minimo l’impatto ambientale, tutelando l’habitat marino e garantendo che la pesca sia gestita in modo responsabile.


VERSO UNA CATENA DEL FREDDO SOSTENIBILE
Anche nel percorso che va dal mare al banco freezer, FRoSTA è coerente nel suo rispetto per l’ambiente e le persone. La catena del freddo, fondamentale per il controllo della temperatura dei cibi e per la salubrità dei surgelati, viene tutelata in tutti i passaggi, dal produttore al consumatore. Al tempo stesso FRoSTA si impegna a rendere la catena del freddo la più sostenibile possibile dal momento che
produrre cibo surgelato produce emissioni di CO2. Per questo ha adottato sistemi di raffreddamento con recupero di calore; impianti di biogas che riciclano subito i rifiuti vegetali; depositi di celle frigorifere alimentati da impianti fotovoltaici. Il tutto per realizzare un grande obiettivo aziendale: ridurre del 7% l’impronta di carbonio entro il 2022. Un impegno concreto, iniziato nel 2008, che negli ultimi 12 anni ci ha già portato a ridurre del 30% le emissioni.

 

 

 

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FRoSTA è una società storica tedesca di prodotti surgelati con sede a Bremenhaven, nel nord-ovest della Germania, affacciata sul Mare del Nord. Nata nel 1962 oggi conta 1.800 dipendenti in 6 nazioni europee con un fatturato di 509 milioni di Euro. Nel 2003 ha rivoluzionato la produzione introducendo il Purity Command, una precisa inderogabile scelta aziendale improntata alla genuinità, alla trasparenza e alla tracciabilità dei prodotti e più in generale alla scelta di produrre in maniera consapevole, riducendo dove possibile l’impatto ambientale. Fanno parte del gruppo i prodotti surgelati a marchio FRoSTA La Valle degli Orti, preparati con tutto quanto serve per una dieta sana, buona e responsabile.

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Keyword: merluzzi msc
Titolo SEO: FRoSTA e la nuova gamma di Merluzzi MSC
Slug: frosta-e-la-nuova-gamma-di-merluzzi-msc
Metadescription: FRoSTA presenta le ultime proposte che mirano a incentivare la scoperta di sapori nuovi grazie all'impegno di MSC. Scopri le nuove varietà di Merluzzi!
Titolo alternativo dell’immagine: merluzzi msc
Inserire link interno: https://www.frosta.it/prodotto/merluzzo-nordico-filetti-da-pesca-sostenibile/
Inserire un link esterno: https://www.msc.org

Keyword secondarie: natura, sostenibilità, biodiversità, pesca sostenibile, merluzzo, merluzzo carbonaro, catena del freddo, certificazione msc, ecobag, salvaguardia dell’ambiente, certificazione asc pesce

 

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Per approfondire www.frosta.it e www.lavalledegliorti.it oltre che su Facebook, YouTube e Instagram.

Puoi vedere gli spot #UnAltroModoPer al link https://youtu.be/DtkYRyyLTNk e https://youtu.be/Zz3DL1Ks3Fc

lunedì 11 gennaio 2021

NON C’E’ PIU’ TEMPO

 




Il primo grido d’allarme l’abbiamo lanciato lo scorso 30 marzo 2020. Il secondo è datato 22 aprile 2020. Il terzo, che speravamo fosse l’ultimo, il 16 maggio 2020. Ormai non c’è più tempo.” L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo – la prima associazione fra ristoratori nata in Italia, nel 1964, di cui fanno parte un centinaio di locali – torna ad evidenziare con forza l’assoluta criticità del settore e la mancanza di chiari e concreti interventi e linee guida che possano scongiurare il tracollo dell’intero comparto. E lancia questo appello all’intero mondo della ristorazione e della somministrazione.

 

 

Il nostro Mondo, il Mondo della ristorazione italiana di qualità oramai è esausto.

11 mesi sono trascorsi dall’inizio della pandemia,11 mesi durante i quali la nostra categoria

ha accettato di chiudere a ripetizione le proprie attività in nome della salute.

Noi ristoratori abbiamo un cuore e lo abbiamo dimostrato.

Le briciole dei ristori, quando sono arrivate, sono state proprio tali.

Abbiamo accettato anche il gioco dei colori, delle aperture e chiusure per salvare il Natale,

poi per salvare gennaio, poi…?

 

Purtroppo la realtà dei fatti ha dimostrato che non erano i locali pubblici i portatori di contagi.

Tutti sappiamo che pranzare in un ristorante è più sicuro che farlo in una mensa aziendale.

Allo stesso modo le resse nei supermercati e l’affollamento dei posti di lavoro

non possiamo credere che siano meno pericolose.

 

Ci è voluto del tempo ma tutti ora, noi e i nostri clienti, abbiamo capito

che la scelta di chiudere determinati settori è stata una scelta di comodo.

Guarda caso sono i settori nei quali è unanimamente riconosciuta la professionalità e la passione

per il proprio lavoro. Settori abituati ad abbassare la testa e lavorare.

In nome di questo il governo ha pensato che avremmo digerito ogni cosa, lamentandoci,

scrollando la testa ma poi rifugiandoci, per la sopravvivenza,

in forme inutili economicamente come asporto e delivery.

Tutto giusto. Tutto vero.

La passione va oltre ogni ragionamento logico.

Così è stato.

Con il risultato che tanti di noi sono alla canna del gas!

 

ORA BASTA.

Il vaso è colmo. Ci mancava solo l’invito ad aprire le nostre attività per 2 giorni

per poi chiuderle nel week end, per poi colorare di nuovo l’Italia di giallo e arancione limitando

o vietando il nostro lavoro in modo quasi sadico, per completare la presa in giro.

 

Il 16 maggio dicemmo:

  I TEMPI SONO SCADUTI.

Tutti ora abbiamo capito che, causa la pandemia, dobbiamo aspettare tempi migliori,

ma dobbiamo arrivarci.

Noi del Buon Ricordo siamo una piccola realtà ma pensiamo di rappresentare il mondo intero della somministrazione (Horeca) che troppo spesso non si è dimostrato compatto.

 

CHIEDIAMO al GOVERNO:

FATECI LAVORARE IN SICUREZZA, MA CON LA POSSIBILITA’ DI FARE IMPRESA

oppure

PERMETTETTECI DI ARRIVARE ANCORA VIVI AL MOMENTO DELLA RIPARTENZA CON GIUSTI RISTORI, NON BRICIOLE.

Noi imprenditori della ristorazione crediamo di avere tante proposte da portare sul tavolo

anche per il futuro, ma dobbiamo essere ascoltati non portati alla chiusura.

 

Asporto e delivery non fanno parte del DNA della grande ristorazione e della somministrazione

in genere e chi lo ha fatto o lo sta facendo sa bene che non possono tenere in piedi un’azienda.

In una situazione come quella che ci aspetta nelle prossime settimane la soluzione unica

e più economica e che rispetterebbe la nostra dignità sarebbe una sola

CHIUDERE TUTTO.

Se davvero siamo contagiosi dovremmo essere noi i primi a tirarci fuori dalla mischia.

Ma non possiamo farlo da soli.

Chi si alza ogni mattina all’alba e per 16 ore non esce dal proprio locale ha una dignità.

Ora questa dignità è stata troppe volte calpestata.

Asporto e delivery per le regioni arancioni

e aperture solo a pranzo infrasettimanalmente per le regioni gialle

sono delle prese in giro senza senso.

 

Questo è il nostro pensiero.

IL MONDO DELLA SOMMINISTRAZIONE COSA NE PENSA?

NOI CI SIAMO.

E’ tempo di essere UNITI e far sentire la nostra voce.

 

 

Unione Ristoranti del Buon Ricordo

tel. 0521.706514

www.buonricordo.com

info@buonricordo.com

 

La forma dell'oro a cura di Melania Rossi da gennaio 2021 Primo artista Paolo Canevari Monumenti della Memoria (Golden Works), 2019 12 gennaio - 10 febbraio 2021

 

BUILDINGBOX

via Monte di Pietà 23, Milano

visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7

www.building-gallery.com

 

BUILDINGBOX dedica la stagione 2021 al tema dell'oro nell'arte contemporanea con il progetto espositivo annuale La forma dell'oro a cura di Melania Rossi. La mostra vuole offrire una panoramica sull'utilizzo dell'oro nella ricerca artistica contemporanea presentando le opere di dodici artisti che alludono o ricorrono al nobile metallo con modalità e pratiche differenti.

Le installazioni saranno visibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7 dalla vetrina di via Monte di Pietà 23.


Ad aprire la mostra dal 12 gennaio al 10 febbraio 2021 è Paolo Canevari (Roma, 1963) che presenta una serie di Golden Works, opere appartenenti al ciclo Monumenti della Memoria.

Ettore Sottsass, Alioth, 1983 | vetro soffiato, h 48 cm | Photo credit – Pariano Angelantonio, courtesy Memphis S.r.l | Memphis Milano collection

Paolo CanevariMonumenti della Memoria (Golden Works), 2019, oro su tavola, 140 x 90 cm.

Ph. Agostino Osio courtesy l’artista e Galleria Christian Stein

Paolo Canevari, Monumenti della Memoria (Golden Works)

 

Paolo Canevari definisce la sua poetica “Minimalismo Barocco”, una contraddizione in termini che evidenzia la sua volontà di non illustrare pur affrontando, attraverso opere intensamente fisiche, materiche, i molteplici aspetti della realtà. 

 

Golden Works esposti in BUILDINGBOX fanno parte del ciclo Monumenti della Memoria, iniziato dall'artista tra il 2011 e il 2012 per rispondere in maniera radicale all'inquinamento visivo quotidiano a cui è sottoposto anche il territorio dell’arte.

In questi monocromi oro, Canevari si allontana da qualsiasi autocompiacimento, affidando a un artigiano la lavorazione manuale a foglia oro, tecnica antichissima usata sia in Europa sia in Asia. Le silhouette di questi lavori richiamano le antiche pale d'altare in cui però non viene rappresentata nessuna storia di santi, nessuna parabola; lo sguardo non ha alcun appiglio tranne il lieve riflesso della nostra stessa immagine; sembra quasi un’eco pittorica, il ricordo del quadro. 

 

Canevari sceglie di non partecipare alla Babele di immagini contemporanea, piuttosto cerca il contenuto dell’opera nell’assenza di immagine, sembra voler evocare lo spirito delle cose in un dorato silenzio visivo. Quello che potrebbe sembrare un paradosso rende invece l'opera libera da condizionamenti e messaggi precostituiti, dove la forma diventa contenuto e la materia - l'oro - dà essa stessa il senso. Privata di informazioni, la tavola a foglia oro ci obbliga ad esercitare la nostra fantasia, diventa uno spazio di libertà dove rievocare mentalmente immagini, esperienze, sogni. 

 

Dice Canevari: “La mia ambizione è quella di far scomparire, come un’illusionista, il possesso fisico dell’arte, e riportare l’arte alla sua essenza spirituale, all’elevazione del pensiero come opera”.

La forma dell'oro

 

BUILDINGBOX dedica la stagione 2021 al progetto La forma dell’oro, un’esposizione in dodici appuntamenti con cadenza mensile, a cura di Melania Rossi. La mostra vuole dare una panoramica sull’utilizzo dell’oro nella ricerca artistica contemporanea, attraverso le installazioni di dodici artisti che alludono al “re dei metalli” con modalità e pratiche diverse.

Definito “carne degli dei” dagli gli antichi egizi, oggetto simbolo della discordia nel mito greco, l’oro diviene nell’interpretazione cristiana sia emblema della manifestazione divina, sia incarnazione della vanità terrena e dei vizi umani. Un fatto è certo: nel corso dei secoli, questo elemento naturale ha conservato un alto valore espressivo tanto nella sfera del sacro, quanto in quella del profano. Nella tradizione rappresentativa, l’oro è definito da una polifonia di metafore che vanno dal divino al demoniaco, dallo spirituale al materiale, dalla perfezione alla corruzione. Lo spettro della sua potenza simbolica è tale da arrivare persino ad alludere all’assenza, alla negazione dello spazio-tempo e della gravità.

 

I pittori d’epoca medievale e del primo Rinascimento se ne servivano per rappresentare ciò che eccede la realtà materiale e supera l’uomo. L’aura mistica propria di tecniche antiche quali il fondo oro, il lustro e la doratura rappresentano l’imprescindibile punto di partenza per tutti gli artisti che ancora oggi scelgono di inserire questo elemento nella loro prassi artistica.

Che tipo di fascino esercita l’oro nel mondo odierno? A quali scopi se ne serve l’arte contemporanea?

Tutti lucenti nella loro doratura, le opere e i lavori site-specific degli artisti selezionati da Melania Rossi (in oro vero o falso, oppure in bronzo, ottone, plastica, ceramica, vetro, carta) richiamano inevitabilmente la tradizione storico-artistica, portando al contempo la personale ricerca di ogni autore. Ciascun artista offre infatti un punto di vista diverso sul metallo nobile, osservato con seduzione alchemica o volontà dissacratoria. Alcuni, considerandolo un colore, ne hanno studiato le proprietà pittoriche; altri, considerandolo un materiale plastico, ne hanno indagato le potenzialità scultoree. Altri artisti, invece, hanno operato dei ribaltamenti di senso rispetto ai significati mitici, filosofici e letterari assunti dall’oro lungo le epoche.

 

La forma dell’oro è dunque una mostra fatta di eccezioni: qui, è tutto oro quel che luccica.

La mostra si compone di una installazione al mese per dodici mesi, visibile 7 giorni su 7, 24 ore su 24, nella vetrina BUILDINGBOX. Un confronto senza pause tra diversi ed eccellenti modi di intendere l’aurum, metallo nobile, eterno e incorruttibile nella sua natura più pura.

 
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Paolo CanevariMonumenti della Memoria (Golden Works), 2019, oro su tavola, 142 x 90 cm.

Ph. Agostino Osio courtesy l’artista e Galleria Christian Stein

 
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Paolo CanevariMonumenti della Memoria (Golden Works), 2019, oro su tavola, 142 x 90 cm.

Ph. Agostino Osio courtesy l’artista e Galleria Christian Stein

Cenni biografici

 

Paolo Canevari (Roma, 1963) è noto per l'utilizzo di differenti media, quali disegno, video, scultura e installazioni. Scopo dell’artista è convertire lo stato passivo della mente in atto energetico e creativo. Il suo lavoro è legato alla riflessione sull'impermanenza dell'arte, sul significato della scultura e sulla relazione dell’opera con il contesto sociale contemporaneo. Fin dai primi anni Novanta adotta come materiale d'elezione la gomma degli pneumatici e il colore nero, sviluppando una personale ricerca tesa alla rivisitazione del quotidiano e degli aspetti più intimi della memoria: vi si sovrappongono simboli e icone, cultura pop, rappresentazione storica e coscienza politica. La sua poetica appare come una sintesi delle espressioni linguistiche maturate dagli anni Sessanta in poi e non conosce confini di genere o materia. Dal 2011, con la serie dei Monumenti della Memoria, Canevari inizia a riflettere intorno ai linguaggi tradizionali della pittura, del disegno e della scultura.

 

La prima mostra personale di Canevari è a New York, dove vive fra 1989 e 1990. Dagli anni Novanta espone in numerose esposizioni collettive internazionali a Los Angeles, Parigi, Kiev, Vienna, Francoforte, Dublino, Ginevra, Taiwan, Liegi e in rassegne quali la Quadriennale di Roma (1999), la Biennale di Venezia (2007), la Quadrilateral Biennial di Rijeke, Croazia (2014), Bangkok Biennale, Bangkok (2018). Negli anni Duemila realizza importanti mostre personali, tra cui: Center for Academic Resources, Chulalongkorn University, Bangkok (2000); Galerie Cent8, Parigi (2001); Siena, Palazzo delle Papesse (2001); Galleria Christian Stein, Milano (2001, 2002, 2005, 2010, 2013); MoMA P.S.1, New York (2004); Sean Kelly Gallery, New York (2006); MART - Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto (2006); MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma (2007); MoMA - Museum of Modern Art, New York (2010); Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (2010); GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2010); The Drawing Center, New York (2011). Nel 2015 l’artista inaugura l'opera permanente Souvenir nello spazio dell’Olnick Spanu Art Program a Garrison, New York.

 

Del suo lavoro si sono occupati scrittori del calibro di Andrea Camilleri e Valerio Magrelli, critici e curatori quali Alanna Heiss, Klaus Biesenbach, Chrissie Iles, Brett Littman, Germano Celant. Quest’ultimo, in particolare, ha dedicato a Canevari un’importante monografia edita da Electa (2010) e ha inserito l’artista in Arts&Foods. Rituals since 1851 (Triennale di Milano, EXPO 2015).

I suoi lavori sono presenti in rinomate collezioni private e pubbliche tra cui: Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; MoMA, Museum of Modern Art, New York; Louis Vuitton pour la Creation, Paris; Cisneros Fontanals Art Foundation, Miami; MACRO, Museo d'arte Contemporanea Roma; MART, Museo d'Arte Contemporanea di Trento e Rovereto; Johannesburg Art Gallery, Johannesburg; Istituto Nazionale per la Grafica Calcografia Nazionale, Roma; GNAM Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma; Perna Foundation, Capri; MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma.