martedì 2 novembre 2021

A VILLA VALMARANA AI NANI I VINI DEI COLLI BERICI Venerdì 12 novembre degustazione guidata di grandi vini dei Colli Berici, sotto gli affreschi di Villa Valmarana ai Nani

 Una degustazione che unisce i sapori e le bellezze del territorio: il vini del Consorzio tutela Vini Colli Berici e Vicenza a Villa Valmarana ai Nani. Venerdi 12 novembre sarà possibile scoprire la villa grazie alle aperture tematiche all’interno del progetto Dimore Amiche e assaggiare i vini dei Colli Berici e i prodotti tipici. Ispirazione dell’appuntamento sarà l’affresco Il pranzo dei contadini, dove i protagonisti si riuniscono attorno al tavolo dopo una giornata di lavoro, accompagnando il cibo con il buon vino dei loro vigneti.

La serata inizierà con visita guidata alle cinque sale della Palazzina affrescate da Giambattista Tiepolo, per continuare nel salone centrale della Foresteria, dove ci sarà la degustazione guidata da Giovanni Ponchia, Direttore del Consorzio, di quattro vini delle DOC Colli Berici e Vicenza, affiancato dai sommelier di AIS Vicenza, accompagnati da un assaggio di formaggi per esaltarne il sapore. I vini DOC Colli Berici e Vicenza raccontano i luoghi in cui l’architettura è diventata grande, in una storia del vino che incrocia la vigna e i suoi frutti con le ville venete: in comune i concetti di equilibrio, struttura, eleganza.
Il pubblico potrà accedere a Villa Valmarana in due turni, con ingressi scaglionati: il primo inizierà la visita alle ore 18.00, il secondo alle ore 19.15. Al termine della degustazione sarà possibile fare anche una visita libera della Foresteria.
Il costo della serata è a partire da 19 € a persona. I posti sono limitati, è necessaria la prenotazione e il prepagamento su www.villavalmarana.com/it/degustazione
Durante la serata verranno rispettate le norme sanitarie vigenti, compreso l’obbligo di indossare la mascherina durante gli spostamenti sia all’interno che nel parco storico. Necessario il green pass.


MEMORABILE OTELLO CECI 1813 INCONTRA LE SPECIALITÀ BONVERRE

 

Nasce l’esclusivo box “Memorabile” che offre un’esperienza enogastronomica unica, in edizione limitata
 
 

 
Dalla creatività Bonverre nasce il progetto “Memorabile” un inedito box prodotto in edizione limitata di 550 pezzi che contiene tre esclusive ricette in vaso che l’azienda ha scelto di abbinare a una bottiglia di OTELLO CECI 1813 Nerodilambrusco. Un’idea originale per celebrare le festività di fine anno con sapori esclusivi ed un’esperienza enogastronomica unica.
 
L’incontro tra Bonverre e Cantine CECI 1938 valorizza la condivisione di una serie di valori che, ispirati dalla passione per la buona tavola, puntano all’eccellenza e alla cura di ogni aspetto. Dalla qualità del prodotto, all’attenzione per il design e il packaging, dalla valorizzazione del territorio al rispetto della tradizione con un occhio sempre attento all’innovazione. Fondamentale l’attenzione alla sostenibilità.
 
Per offrire un Menù Completo perfetto composto da un primo piatto, un secondo e un dessert, Bonverre propone tre ricette, firmate da altrettanti chef – Daniele Bendanti, Giacomo Sacchetto e Pierluigi Perbellini - che offrono un abbinamento ideale con il vino, il celebre Lambrusco OTELLO CECI 1813.

Dopo il G20 di Roma e all’inizio della Cop26 di Glasgow, i Marlene Kuntz lanciano il loro personale appello sull’emergenza climatica, uno dei nuclei fondanti del nuovo progetto “Karma Clima”

 


“Mi pronuncio ora sul G20 appena terminato, visto che il nostro progetto, Karma Clima, pretende di sporcarsi le mani sull'argomento che più di tutti dovrebbe entrare nella mente di chiunque al mondo: il riscaldamento climatico. L'emergenza è drammatica, e non esiste quasi nulla se non briciole negli accordi ottenuti ieri fra gli Stati che assecondi il grido di allarme del 98% della comunità degli scienziati, che non sanno più come dirci che siamo al punto di non ritorno. In questa patetica e purtroppo comprensibile impossibilità di mettersi d'accordo senza se e senza ma, si condensa il senso tragico e grottesco del destino dell'umanità, che dovrebbe marciare unita (pura follia il solo pensarlo) e che invece sempre più si divide, fra propagande e cecità. Noi non ci fermiamo e, da artisti, cercheremo di fare la nostra parte”.

Cristiano e Marlene Kuntz

Così Cristiano Godano dei Marlene Kuntz ha commentato, tramite la newsletter ufficiale, la fine del G20 di Roma, il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo. La band proprio ieri ha terminato, con Viso A Viso a Ostana (CN), la prima delle tre residenze artistiche dal titolo “Marlene Kuntz. Karma Clima”, al termine delle quali nascerà il nuovo lavoro discografico.

I NUMERI DI OSTANA

Più di 15 eventi, con la partecipazione di oltre 500 persone. Una rete che spazia dalle Terre del Monviso a tutta la Regione Piemonte ha supportato le diverse azioni con relatori, presenza e comunicazione a livello nazionale, richiamando presenze importanti come Giovanni Lindo Ferretti e di appassionati e fan da tutta Italia (Lucca, Roma, Sondrio, Caserta, Venezia). Nella primavera del 2022 prenderanno vita workshop, laboratori e sperimentazioni che coinvolgeranno più di 20 scuole da tutta Italia per un totale di circa 430 studenti, almeno 50 professionisti della musica a livello nazionale ed europeo, e consentiranno di creare competenze ed innescare innovazione d'impresa nell'ambito artistico-culturale.

Il progetto proseguirà nelle prossime settimane, sempre nel cuneese, a Baladin-Piozzo (dal 22 novembre al 5 dicembre) e presso la borgata Paraloup, nel Comune di Rittana (dal 13 al 19 dicembre).

KARMA CLIMA

Karma Clima nasce da un’intuizione intrigante: far sì che la terna di residenze possa favorire sinergie con opportunità extra-musicali, dal cinema allo spettacolo, dall’ambiente al turismo, dalle imprese innovative di montagna all’innovazione, creando qualcosa di nuovo (e unico) anche in materia di business culturale. Una co-progettazione che mira a far interagire l'arte dei Marlene Kuntz con le peculiarità della dimensione rurale e montana, territori che diventano contenitori di tematiche moderne e urgenti: lo sviluppo economico alternativo a modelli che la pandemia sta mettendo a dura prova, il turismo sostenibile e creativo, la questione ambientale, tema di fortissima e impellente urgenza il cui impatto è sempre meno ignorabile.

Grazie alla collaborazione con Viso A Viso, Birrificio Baladin e Paraloup, durante le residenze è prevista una serie di momenti pensati per stimolare continue contaminazioniworkshop sui diversi temi con la presenza di ospiti insieme a operatori culturali, operatori ecologici, giovani imprenditori, e una serie di figure rappresentative della filiera produttiva alla base della rivitalizzazione del contesto ambientale.

Al centro di tutto, la creatività dei Marlene Kuntz, protagonisti pronti a dialogare con le iniziative organizzate insieme al network consolidato di partner: Unioncamere Piemonte, ConfCooperative, Piemonte dal Vivo, Museo Nazionale del Cinema e i suoi Servizi Educativi, CinemAmbiente, Fondazione Fitzcarraldo, Tones on the Stones e NEXTONES, Ala Bianca, Rolling Stone, Webtek e Freecom Hub, altri artisti e musicisti, che metteranno a disposizione dei partecipanti e visitatori frangenti di vita dei loro lavori in corso.

Mirella Saluzzo Fuori asse a cura di Elena Di Raddo

 




13 novembre 2021 – 19 febbraio 2022
Inaugurazione: sabato 13 novembre 2021, ore 11.30

Fondazione Sabe per l’arte
Via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

 


Sabato 13 novembre 2021, alle ore 11.30, si apriranno per la prima volta i battenti della Fondazione Sabe per l’arte, che fa il suo debutto con la mostra personale Fuori asse dell’artista Mirella Saluzzo, a cura di Elena Di Raddo. Il nuovo spazio espositivo, all’interno di un edificio ottocentesco completamente rimodernato a pochi passi dal MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna, intende porsi quale punto di riferimento per la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla scultura.

 

La mostra inaugurale, che proseguirà fino al 19 febbraio 2022, presenta otto sculture recentidell’artista Mirella Saluzzo (Alassio, 1943): forme fluide modellate a partire da sottili lastre di alluminio, un materiale flessibile e luminoso che l’artista incurva con un movimento scultoreo paragonabile – come scrive la curatrice Elena Di Raddo nel testo critico che accompagna la mostra – a quello proprio dell’arte giapponese dell’origami: un procedimento pieno di attenzione e cura, che conferisce identità, bellezza e forma a ciò che in partenza è identico a sé stesso, celebrando al tempo stesso il rapporto intimo, tattile e sensitivo tra l’artista e la materia.

 

Se da un lato, si può tracciare un legame tra l’opera di Mirella Saluzzo e il Costruttivismo per l’aderenza alla natura intrinseca del materiale, dall’altro il gesto creativo dell’artista si spinge oltre l’approccio materialista per configurarsi invece come emotivo e individuale, come si nota dalla vibrante continuità visiva risultante dalla leggera scalfittura della superficie, che opacizza e rende sensibile un materiale freddo come l’alluminio, trasfigurandolo. L’emotività è accentuata anche dall’utilizzo di tracce di colore, che fanno emergere la formazione di pittrice dell’artista, sotto la guida del maestro dell’astrattismo Luigi Veronesi.

 

Fuori asse si apre con una serie di opere su carta intitolate Open (2015-2016), in cui si osserva, attraverso sovrapposizioni e ritagli, l’apertura verso un’altra dimensione. Al centro della sala principale, svetta la scultura monumentale Exit (2018-2019), una struttura modulare circolare orizzontale collocata su una sorta di pedana all’ingresso di una soglia aperta su una gabbia metallica. Sulle pareti alcune sculture appese (Voyager, 2020; Attrazioni, 2020; Explorer, 2020) sembrano sfidare la forza di gravità innestando un gioco di incastri e di movimento illusorio. L’attenzione ai dettagli con cui Mirella Saluzzo realizza le sue opere riesce solo apparentemente a celare l’instabilità di cui sono permeate: tra equilibrio e disequilibrio, si configurano come spazi inquieti, metafore dell’esistenza e allo stesso tempo della forza di adattabilità della vita stessa, come dimostra la scultura verticale Fuori Asse (2016-2017), costruita con elementi disallineati.

 

La mostra sarà accompagnata da un programma di attività collaterali che comprende dibattiti, conferenze, proiezioni e incontri con artisti, critici e studiosi attivi sul territorio nazionale.

 

Mirella Saluzzo nasce ad Alassio, in Liguria, nel 1943, ma vive e lavora tra Ravenna e Milano. Dopo gli studi superiori si iscrive all’Accademia di Brera, dove entra in contatto con i protagonisti della scena artistica milanese, in particolare con Luigi Veronesi, del quale segue con passione il corso di Cromatologia, e Guido Ballo. Tra i suoi insegnanti figura anche Luciano Caramel che più di ogni altro seguirà con costanza le tappe del suo percorso artistico. Partita da una ricerca pittorica incentrata sul ripensamento dell’eredità formale e cromatica delle avanguardie storiche, l’artista si avvia già a metà degli anni Ottanta verso una ricerca plastica incentrata sull’impiego di lastre di alluminio che caratterizzerà, da lì in avanti, il suo operato. Tra i critici che si sono occupati del suo lavoro si ricordano soprattutto Pietro Bellasi, Giorgio Bonomi, Claudio Cerritelli, Rachele Ferrario, Angela Madesani, Elena Pontiggia e Claudio Spadoni.

 

Fondazione Sabe per l’arte nasce nel 2021 con l’obiettivo di promuovere e diffondere l’arte contemporanea – con particolare attenzione alla scultura – nella città di Ravenna attraverso mostre, incontri, proiezioni e altre attività culturali. Presieduta da Norberto Bezzi e da Mirella Saluzzo, si avvale della consulenza di un comitato scientifico coordinato da Francesco Tedeschi, docente di storia dell’arte contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e composto dai professori Claudio Marra, Federica Muzzarelli e Gian Luca Tusini dell’Università di Bologna, cui si aggiunge Claudio Spadoni, ex direttore del Museo d’Arte della città di Ravenna. La direzione artistica è affidata a Pasquale Fameli, critico d’arte e studioso dell’ateneo bolognese. La Fondazione si dedica inoltre alla catalogazione delle opere di Mirella Saluzzo e alla costituzione di una biblioteca specializzata sulla scultura contemporanea.
 
Mirella Saluzzo 
Fuori asse
A cura di Elena Di Raddo
Sede Fondazione Sabe per l’arte | via Giovanni Pascoli 31, Ravenna
Periodo 13 novembre 2021 – 19 febbraio 2022
Inaugurazione sabato 13 novembre 2021, ore 11.30
Orari giovedì, venerdì e sabato ore 16-19
Ingresso libero con certificazione verde Covid-19 e mascherina. 

 

Informazioni:

LA NUOVA PIZZA LIMITED EDITION DI ANTONIO PAPPALARDO “VIAGGIA” DA ROMA ALL’ORIENTE CON ANTHONY GENOVESE

 

È di nuovo tempo di collaborazioni per La Cascina dei Sapori. Dopo Virgilio Martínez, è ora il turno del dell’unico chef 2 Stelle Michelin di Roma, fra tradizione, viaggi e contaminazioni
 

 
 
Torna la pizza limited edition a La Cascina dei Sapori. Il pizzaiolo Antonio Pappalardo, recentemente premiato con i Due Spicchi e con lo speciale riconoscimento Maestro dell’Impasto per la Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso, ha collaborato questa volta con uno chef d’eccezione, l’unico bistellato del panorama gastronomico romano: Anthony Genovese, chef e patron del ristorante Il Pagliaccio, recentemente premiato come "Pranzo dell'anno 2022" da 50TopItaly. Il risultato di questa simbiosi a quattro mani è la Pizza degustazione cacio e pepe e magatello marinato al dashi - creata con il prezioso contributo del sous-chef del Pagliaccio, Francesco Di Lorenzo - che sarà disponibile dal 4 novembre al 15 dicembre, solo per i clienti de La Cascina dei Sapori.
 
 
IMPASTI DIGERIBILI E TOPPING DA ROMA ALL’ORIENTE
 
La pizza d’autore non è solo un prodotto unico e irripetibile dato dalla competenza di due grandi protagonisti del panorama gastronomico italiano. È anche risultato ben riuscito della contaminazione di due diversi stili, di due diversi mondi.
 
Da una parte la maestria acquisita negli anni di Antonio Pappalardo, premiato sia dal Gambero che da 50Top Pizza con particolare elogio degli impasti, un “incredibile lavoro fatto negli ultimi anni con il mio staff, affinché siano perfettamente sviluppati, riconoscibili e altamente digeribili”.
 
Dall’altra la filosofia del viaggio di Anthony Genovese e della cucina de Il Pagliaccio. Una filosofia che unisce solide basi tecniche francesi, sapori e influssi orientali, ingredienti e tradizioni tutte italiane.

THE POETRY OF TRANSLATION A cura di Judith Waldmann 13.11.2021 – 13.02.2022 Kunst Meran Merano Arte Via Portici 163, Merano

 

Bruno Munari, Supplemento al dizionario italiano, (Corraini Edizioni 2006)

© 1963 Bruno Munari. Tutti i diritti riservati alla Maurizio Corraini s.r.l.


[…] what I consider to be one of the most important arts of the future:

the art of translation.

Édouard Glissant (1928-2011)

Scrittore, poeta e filosofo

Quest’autunno Kunst Meran Merano Arte indagherà l’appassionante fenomeno della traduzione attraverso una mostra collettiva. 30 importanti artisti e artiste, nazionali e internazionali, proporranno oltre 70 lavori capaci di far luce sul processo della traduzione da prospettive inedite. Per la prima volta, saranno messe in relazione le opere di artiste e artisti tra cui Annika Kahrs, Anri Sala, Babi Badalov, Ben Vautier, Carla Accardi, Cerith Wyn Evans, Christine Sun Kim & Thomas Mader, Ettore Favini, Elisabetta Gut, Franz Pichler, Irma Blank, Jorinde Voigt, Kader Attia, Katja Aufleger, Ketty La Rocca, Kinkaleri, Lawrence Abu Hamdan, Lawrence Weiner, Leander Schwazer, Lenora De Barros, Maria Stockner, Mirella Bentivoglio, Siggi Hofer, Slavs and Tatars, Tomaso Binga.

 

Traendo ispirazione dalla condizione multilingue vissuta in Alto Adige e dalla sua complessa storia di convivenza interetnica, Kunst Meran Merano Arte si pone come il contesto ideale per una mostra dedicata alla traduzione, che intende porre interrogativi su concetti quali l’identità, il multiculturalismo, la diversità.

 

THE POETRY OF TRANSLATION guarda al complesso processo della traduzione tanto in qualità di fonte di partecipazione, comprensione internazionale, creatività, genio e poesia quanto come possibile causa di incomprensioni ed esclusioni. La traduzione è intesa come un processo creativo da cui scaturisce sempre qualcosa di nuovo.

 

A partire dalla traduzione di tipo linguistico, la mostra allarga l’indagine alla trasposizione di ulteriori sistemi segnici (artistici) come la musica, il canto, la danza, la luce, i codici digitali o la pittura. Attraverso alcune opere esposte, in cui unità di codice morse sono tradotte in segnali luminosi (Cerith Wyn Evans, Goodnight Eileen, 1982) o la musica in disegno (Jorinde Voigt, Ludwig van Beethoven - Sonate Nr. 1 bis 32, 2012), l’esposizione intende porre interrogativi come: cosa succede quando un sistema viene trasferito in un altro? E cosa accade quando un visitatore non è in grado di decifrare il codice di un sistema di segni e si ritrova a confrontarsi con degli schemi astratti?

 

Le ricerche contemporanee sono inoltre accompagnate da due excursus storici: una sala è dedicata alle lingue artificiali. Tanto l’esperanto che il linguaggio internazionale per immagini isotype (sviluppati, rispettivamente, nel 1887 da Ludwik Zamenhof e nel 1925 da Otto Neurath) ci raccontano il desiderio di un mondo antinazionale e senza traduzioni. Una seconda sala si confronta con la poesia visiva e concreta degli anni ’60 e ’70, dando spazio – in particolare – a un gruppo di artiste che erano state riunite da Mirella Bentivoglio in occasione della mostra Materializzazione del Linguaggio, realizzata in occasione della Biennale di Venezia del 1978, che aveva aperto prospettive inedite e dato spazio alla visione femminile del linguaggio e alla traduzione del linguaggio in forme visive.

 

La mostra prevede un ampio programma di iniziative, di offerte didattiche, visite guidate e incontri, tra cui un artist talk di Francesca Grilli, un concerto di Alessandro Bosetti, in collaborazione con Ensemble Conductus, e una performance di Kinkaleri.

Il percorso espositivo è completato da due opere di arte pubblica realizzate da Lawrence Weiner e Heinz Gappmayr presso l’ospedale di Merano.

È attesa per dicembre 2021 la pubblicazione di un volume edito da Mousse Publishing con una raccolta di testi inerenti alle opere in mostra.

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THE POETRY OF TRANSLATION è la prima mostra curata a Kunst Meran Merano Arte da Judith Waldmann, la nuova curatrice responsabile delle mostre di arte contemporanea dal dicembre del 2020. Prima di assumere questo incarico in Alto Adige, Judith Waldmann ha lavorato come vicedirettore alla Adrian Piper Research Archive Foundation Berlin e come curatrice indipendente, collaborando con istituzioni come la Kasseler Kunstverein e le OGR di Torino.

 

In collaborazione con: Ensemble Conductus, Art Verona Level 0 (The Gallery Apart) e ÓPLA – Archivio del libro d'artista per bambini.

 

Babi Badalov e stato selezionato da Judith Waldmann nell’ambito del format Level 0 promosso da ArtVerona.

 

La mostra è sostenuta da:

Ifa - Institut für Auslandsbeziehungen

GALERIE POGGI, Paris

 

Un particolare ringraziamento a:

Paolo Cortese, Gramma_Epsilon Gallery, Roma/Atene

Bernhard Tuider, Sammlung für Plansprachen und Esperantomuseum, Österreichische Nationalbibliothek, Vienna

THE POETRY OF TRANSLATION

 

A cura di: Judith Waldmann

 

Artisti: Amelia Etlinger, Anna Esposito, Annika Kahrs, Anri Sala, Augusto De Campos, Babi Badalov, Ben Vautier, Carla Accardi, Cerith Wyn Evans, Christine Sun Kim & Thomas Mader, Elisabetta Gut, Ettore Favini, Franco Marini, Franz Pichler, Freundeskreis, Jorel Heid & Alexandra Griess, Heinz Gappmayr, Irma Blank, Johann Georg Hettinger, Jorinde Voigt, Kader Attia, Katja Aufleger, Ketty La Rocca, Kinkaleri, Lawrence Abu Hamdan, Lawrence Weiner, Leander Schwazer, Lena Iglisonis, Lenora De Barros, Lucia Marcucci, Maria Stockner, Marilla Battilana, Michele Galluzzo & Franziska Weitgruber, Mirella Bentivoglio, Otto Neurath, Siggi Hofer, Slavs and Tatars, Tomaso Binga.

 

Assistente alla curatela: Anna Zinelli

 

Durata della mostra:13.11.2021 – 13.02.2022

 

Sede: Kunst Meran Merano Arte | Via Portici 163, 39012 Merano

 

Sede aggiuntiva: Ospedale di Merano

 

Orari: Martedì-sabato: 10-18. Domenica e festivi: 11-18

 

Informazioni: info@kunstmeranoarte.org | www.kunstmeranoarte.o

BORGHI D’EUROPA ALLA SCOPERTA DI VARIE ECCELLENZE GRAZIE A CASCINE PIEMONTESI

 





Visite mirate e momenti di promozione di alcune zone di livello del Cuneese

 Milano, 29 Ottobre 2021- Nella provincia di Cuneo, ricca di eccellenze agroalimentari, dal 2020 molti produttori hanno iniziato a fare squadra per promuovere  il territorio in maniera efficace: questo grazie al progetto Esperienze del Consorzio Cascine Piemontesi, promosso da Confagricoltura in collaborazione con la Camera di Commercio di Cuneo.

La valorizzazione territoriale è uno dei punti fermi delle iniziative d’informazione di Borghi d’Europa, che ha partecipato con piacere a un tour alla scoperta di varie realtà di Cascine Piemontesi alla fine di Ottobre u.s. .

Sono state visitate Saluzzo, Vicoforte (con la splendida Basilica della Natività) e Dogliani: per ogni tappa gustosa c’è stato un seminario d’approfondimento sulle aziende agricole d’alta qualità e un momento di degustazione di varie eccellenze come  i grandi vini Doc e Docg, il Castelmagno e la Toma Piemontese Dop, la Nocciola Piemonte Igp e il Crudo di Cuneo Dop.

Molto apprezzati poi i piatti proposti dal Ristorante “Le Quattro Stagioni d’Italia” di Saluzzo e da “Il Groglio” di Vicoforte, tutti caratteristici della tradizione culinaria della zona.

A Dogliani, zona vitivinicola rinomata, sono stati assaggiate diverse ottime etichette, soprattutto rossi fermi a base di uve Nebbiolo e Barbera, ma anche qualche ottimo Dolcetto, un rosso che era alla base della beva quotidiana per molte famiglie del cuneese, un po’ oscurato dalla crescita di Nebbiolo e Barbera, che merita di essere valorizzato di più e rilanciato.

Un grosso plauso al Consorzio Cascine Piemontesi per il lavoro svolto sinora, che vede protagoniste tutte le singole realtà che lavorano in sinergia.

 


Film Festival dell’Ecomuseo

 



Il 6 novembre prenderà avvio la terza edizione del Festival “Sguardi sui territori. Antropologia visuale ed ecomusei”, promosso dall’Ecomuseo delle Acque, quest’anno in versione online. Cinque incontri, nelle giornate di sabato fino al 4 dicembre, saranno dedicati alla presentazione e discussione di filmati riguardanti i territori di quattro realtà eco/museali che operano sull’arco alpino, dando continuità a una formula già sperimentata dal vivo, con successo, nelle precedenti edizioni. Alla rassegna 2021 parteciperanno, nell’ordine, l’Ecomuseo della Pastorizia (Piemonte), il Museo Maison Gargantua (Valle d’Aosta), il Museo Etnografico Canal di Brenta (Veneto) e il Museo Ladino di Fassa (Trentino). Chiuderà la rassegna una tavola rotonda.

Al festival, che avverrà in streaming, sarà possibile partecipare sia attivamente, sia come spettatori/uditori. In una sorta di sala virtuale, si potranno visionare i filmati realizzati da Paolo Ansaldi, Luigi Bovio, Antonio Canevarolo, Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino, Albino Impérial, Renato Morelli, Giuseppe Taffarel e Michele Trentini, con la possibilità di confrontarsi con i registi, i direttori e coordinatori delle realtà museali coinvolte, antropologi e sociologi, esperti del settore. Per iscriversi e partecipare al festival, va inviata una mail a info@ecomuseodelleacque.it.

 

L’antropologia visuale è un indirizzo delle scienze demoetnoantropologiche volto a documentare e analizzare le manifestazioni visibili espresse dalle culture di un territorio, è una disciplina che le attività di un ecomuseo o di un museo etnografico dovrebbero sempre considerare. L’edizione 2021 del festival mantiene una continuità con le prime due edizioni: si propone di creare un momento di confronto e di scambio tra gli ecomusei e i musei che producono o promuovono documentazioni audiovisive territoriali, al fine di mettere a fuoco soprattutto le questioni metodologiche connesse con la restituzione video-filmica degli aspetti della vita delle popolazioni locali. Prevede la visione collettiva e partecipativa di una serie di filmati preselezionati, presentati dagli autori e discussi, nei contenuti e nelle forme, da un’ampia e variegata platea di interlocutori.

Italia primo Paese in Europa per aziende agricole giovani. E l’agricoltura tradizionale evolve in digital farming

 

Due i trend principali individuati dagli Stati Generali Mondo Lavoro Agrifood, terminati venerdì 29 ottobre ad Alba: la rivincita dei giovani in un Paese che finalmente non è più solo per “vecchi” e l’evoluzione del digital farming, motore di una agricoltura di precisione sempre votata alla sostenibilità.
Alba, 30 ottobre 2021_Dal 27 al 29 ottobre si sono tenuti ad Alba, capitale della cultura d’impresa 2021, gli Stati Generali Mondo Lavoro Agrifood. Un settore importante per il Paese che, stando all’ultimo rapporto del Centro Studi Divulga-Coldiretti, mostra uno straordinario incremento di aziende giovani, rette da imprenditori sotto i 35 anni: una media di 17 imprese agricole nate ogni giorno nell’anno della pandemia, il 30% delle nuove iscrizioni. Il tema, nell’ambito della manifestazione, viene lanciato da Fabiano Porcu, direttore Coldiretti Piemonte, facendo riferimento al report 2021 sulla svolta green delle nuove generazioni. Secondo il rapporto, l’Italia è il primo paese europeo per aziende agricole a conduzione under 35, con una resa per ettaro quasi doppia rispetto al resto di Europa. Queste nuove energie e questa capacità di innovazione portano a svecchiare il tradizionale concetto di imprenditore agricolo, anche grazie a una maggioranza di diplomati e laureati che scelgono di investire nella campagna.

Il settore dell’Agrifood mostra fondamentali molto robusti, secondo Lucio Fumagalli, Presidente INSOR -Istituto Nazionale di Sociologia Rurale e, qualità rara in Italia, un’ottima capacità di fare sistema. Uno dei settori più importanti per l’eccellenza made in Italy dimostra grande capacità di coniugare tradizione e innovazione, di fare ricchezza delle proprie diversità e tipicità contro la tendenza dilagante alla standardizzazione.

Gli Stati Generali Mondo Lavoro Agrifood hanno posto l’attenzione anche sugli enormi sviluppi dell’agricoltura di precisione e del digital farming, cioè dell’applicazione delle nuove tecnologie all’agricoltura: tecnologie digitali, IOT e intelligenza artificiale per la raccolta e gestione dei dati che consentono rapporti consuntivi e previsionali metro quadro per metro quadro, pianta per pianta, minuto per minuto, in tempo reale. Obiettivo: aumentare la produzione, migliorare la qualità del prodotto e diminuire l’impatto ambientale, rendendo quella che era l’arte più variabile del mondo, preda di eventi atmosferici e aggressioni fitopatogene, una produzione di precisione.

Il territorio trattato con tecniche di agricoltura di precisione è ancora molto residuale in Italia (3-4%), ma la prevalenza di giovani imprenditori, più consapevoli delle potenzialità del digital farming, fa pensare che il settore abbia tutte le carte in regola per abbracciare l’evoluzione dell’agricoltura tout court in agricoltura di precisione. Certo, con riferimento a tutto il comparto Agrifood, occorre segnalare lo stesso mismatch tra professionalità richieste dalle aziende e professionalità offerte dal mercato che contraddistingue tutte le industrie del Paese, specie nell’indirizzo di competenze tecnologiche ma non solo. Manca la manodopera stagionale. Mancano cuochi e camerieri. Mancano, secondo Vincenzo Gerbi, professore del settore Scienze e Tecnologie alimentari, Università di Torino, figure di ricercatori che fungano da ponte tra ricerca universitaria e imprese per portare le innovazioni in chiave di sostenibilità dove possano essere messe a frutto in tempi brevi e non restare parcheggiate nelle riviste scientifiche a uso della sola comunità accademica.

Secondo Alberto Tealdi, revisore legale del settore agricolo, e Francesco Montanari, professore associato di Diritto Tributario e revisore legale Università di Chieti-Pescara, manca anche un adeguamento della normativa agli sviluppi della realtà, per riconoscere anche a nuove forme di zootecnia, come l’allevamento di lombrichi, lo stesso statuto di agricoltore fiscalmente agevolato di un allevatore di api. La domanda è: “Perché chi alleva api è un agricoltore e chi alleva insetti e lombrichi è un’impresa a tutti gli effetti, fiscalmente equiparata, ad esempio, a Lamborghini?”. L’appello è rivolto al legislatore in primis, ma anche alle associazioni di categoria, perché facciano massa critica sul tema, obbligando chi ne ha il potere ad agire di conseguenza.

Non ultimo, a detta di tutti, si chiede agli amministratori una grande attenzione a come verranno investiti i soldi previsti per il settore dal PNRR, vincolandone una parte a investimenti legati alla sostenibilità: tema a lungo dibattuto agli Stati Generali Mondo del Lavoro Agrifood, con esempi straordinari di ciò che la ricerca e l’implementazione possono fare in questo senso. Forte il richiamo degli esperti a non credere che l’80% delle PMI che, secondo i dati Istat, fanno azioni volte alla sostenibilità significhi che abbiamo un milione di PMI sostenibili.

Due le raccomandazioni: non confondere sostenibilità con ecologia, perché la sostenibilità riguarda l’ambiente, ma anche gli aspetti economici, sociali e di governance delle imprese, e comprendere che la sostenibilità è un percorso che nasce da una consapevolezza profonda dell’imprenditore e con il tempo si estende a tutti i dipendenti e gli stakeholder dell’azienda. Come dice Marco Piccolo, CEO Reynaldi e delegato CSR Confindustria Piemonte, la sostenibilità non è un lusso né un obbligo, è semplicemente conveniente, per risultati economici e la reputazione presso i consumatori e i finanziatori. Le aziende non sostenibili nel futuro non avranno accesso al credito e a bandi pubblici, come già accada in alcuni paesi nordici.

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Tutti gli incontri degli Stati Generali Mondo Lavoro sono registrati e integralmente disponibili ai seguenti link: www.youtube.com/channel/UCAO2a9caf2FuM-RHesKxosg 
www.facebook.com/statigeneralimondolavoro

domenica 31 ottobre 2021

Le Ferrovie Dimenticate a Ponte Priula – La Via del Gusto ci porta al Salumificio Spader e ai vini di casa Ceotto

 












Borghi d'Europa ha proposto un incontro di informazione sul tema delle ferrovie dimenticate a Ponte Priula.

L'intervento del Presidente Renzo Lupatin (fondatore della rivista La Vaca Mora), ha ricordato come dal piazzale della Stazione di Susegana partisse la tranvia diretta a Pieve di Soligo.

La tranvia Susegana-Pieve di Soligo era un impianto noto per il trasporto dei passeggeri e delle merci che a partire dal 1913 prese ad attraversare la valle del fiume Soligo. Gravemente danneggiata a causa della Grande Guerra, durante la quale la sede era stata utilizzata per l'impianto di una ferrovia di interesse bellico, la tranvia passò di mano nel 1921 per poi venire formalmente soppressa nel 1931.



La tranvia, a scartamento metrico, aveva origine nella frazione di Susegana denominata Ponte della Priula, che ospitava la stazione ferroviaria cittadina, con un capolinea situato nelle immediate adiacenze della stessa denominato "Susegana Ferrovia"; nella piazza non era presente alcun cappio di ritorno: i treni retrocedevano fino alla stazione per invertire la marcia. Superato il tempio votivo, nelle cui adiacenze era edificata la rimessa tranviaria, i convogli incontravano poi la stazione tranviaria vera e propria, "Susegana Stazione", per poi dirigersi in direzione nord ovest.



Erano dunque servite, in successione, le fermate intermedie di Colfosco, Falzè di Piave (indicata negli orari dell'epoca con la grafia "Falsè") e Barbisano.



Giunta a Pieve di Soligo, la tranvia presentava una stazione in via Lamberto Chisini, il cui fabbricato è tuttora esistente e presso la quale esisteva una seconda rimessa, per poi effettuare capolinea nella centrale piazza Vittorio Emanuele II, ov'era presente anche un deposito di rotaie raccordato, ospitato dell'edificio poi sede della Cassamarca.



Materiale rotabile

Il parco trazione della tranvia era costituito da tre locomotive a vapore di tipo tranviario numerate 71÷73, costruite dalle officine di Saronno su disegni e licenza della Maschinenfabrik Esslingen; dopo la cessazione della guerra, nel 1918 le stesse furono trasferite a Udine per il prestare servizio sulla tranvia Udine-San Daniele.



Il materiale rimorchiato comprendeva tre carrozze passeggeri di seconda classe e due miste di prima e seconda classe, cui si aggiungevano cinque carri chiusi e cinque aperti per il trasporto merci.

L'inaugurazione della tranvia in una nota cartolina d'epoca


Quadro orario della tranvia nel 1915

La stessa fu peraltro ricostruita provvisoriamente in forma di ferrovia militare, con uno scartamento rispetto al quale le fonti non concordano, riportando i valori di 700 mmo 750 mm]. Tale "ferrovia da campo" (gli austriaci chiamavano "'Feldbahn" tale tipo di infrastrutture) seguiva il percorso originario Ponte della Priula-Pieve di Soligo proseguendo poi su Follina (ricalcando con ciò l'originario progetto della "Veneta") e Revine Lago; una breve diramazione consentiva di raggiungere l'abitato di Falzè di Piave





Ma gli antichi cultori del buon gusto non potevano non fare una tappa a due protagonisti de Le Vie del Gusto. Anzitutto a Mosnigo, al Salumificio Spader.



La caratteristica particolare di questa Azienda è che non si è concentrata sugli insaccati, come ci si aspetterebbe da un’industria salumiera, ma si è specializzata nella cottura di grossi pezzi di carne da affettare; ha quindi scelto come proprio target principale quello dei rivenditori (rosticcerie, salumerie, ristoratori).

Porchetta alla Trevigiana

Una scelta coraggiosa che ha avuto grande successo, poiché i rivenditori hanno riconosciuto la grande qualità di questa produzione, che rispetta le tradizioni venete, pur con qualche doveroso excursus nella tradizione del Lazio (ad esempio la Porchetta alla Romana, che fa bella compagnia a quella tradizionale Trevigiana e alla Porchetta Arrosto, o il Guanciale all’Amatriciana, anch’essa affiancata a quella tradizionale, nelle versioni dolce, affumicata, aromatizzata al pepe e aromatizzata al peperoncino; ce n’è per tutti i gusti!).

Forse può meravigliare la proposta della Porchetta alla Trevigiana (che tra l’altro ha un grande successo!) in quanto si pensa che sia un piatto solo romano o comunque del Centro Italia. Invece è documentata come specialità trevigiana fin dal 1919, quando fu proposta da Ermete Beltrame nella sua birreria sotto il Palazzo dei Trecento a Treviso. “ (Gianluigi Pagano)



Poi, se ci spostiamo nei Colli di Colfosco, potrete sorseggiare un buon bicchiere alla azienda agricola Ceotto, che segue i progetti e le iniziative di FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), che Borghi d'Europa ha sempre seguito con attenzione.