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Dal 14 novembre inaugura il nuovo progetto culturale promosso e realizzato dal Comune di Castelfranco Veneto e NOT Titled YET, e curato da Rossella Farinotti, che darà nuova vita alle stanze di Palazzo Soranzo Novello grazie all’intervento di venti artisti tra cui Vincenzo Agnetti, Maurizio Cattelan, Goldschmied & Chiari, Duane Hanson, Sacha Kanah, Silvia Mariotti e Raoul Schultz
Palazzo Soranzo Novello
Castelfranco Veneto (TV)
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Palazzo Soranzo Novello, interni
Castelfranco Veneto (TV), 1 luglio 2025. È stato presentato oggi, martedì 1 luglio 2025, presso la Sala Consiliare del Comune di Castelfranco Veneto, PORTOFRANCO, un progetto culturale innovativo che animerà gli spazi di Palazzo Soranzo Novello trasformandoli in un centro vivo per l’arte contemporanea, la ricerca e il dialogo tra culture, linguaggi e comunità.
Promosso e realizzato dal Comune di Castelfranco Veneto e NOT Titled YET con la curatela di Rossella Farinotti, PORTOFRANCO nasce con l’obiettivo di attivare un ecosistema culturale multidisciplinare e partecipativo, mettendo in relazione artisti italiani e internazionali, istituzioni, scuole, imprese e cittadinanza. Il cuore del progetto sarà una mostra collettiva site-specific, che inaugurerà il 14 novembre 2025 e rimarrà aperta fino a febbraio 2026, accompagnata da un articolato calendario di attività: talk, performance, laboratori, residenze e collaborazioni con le eccellenze locali.
“Con PORTOFRANCO inauguriamo una nuova stagione per Castelfranco Veneto: Palazzo Soranzo Novello diventa centro propulsore di cultura e innovazione, aperto alla comunità e al mondo dell’arte. È un progetto che afferma la nostra volontà di investire in cultura come leva di rigenerazione urbana e crescita collettiva.”
— Stefano Marcon, Sindaco di Castelfranco Veneto
“Abbiamo immaginato un progetto capace di far dialogare patrimonio e futuro, generando nuove forme di partecipazione culturale. PORTOFRANCO è anche un segnale forte: la cultura è un bene comune che va vissuto, condiviso e coltivato in sinergia con il territorio.” — Roberta Garbuio, Assessore alla Cultura
“PORTOFRANCO è un invito all’incontro e alla scoperta. Lavoreremo a stretto contatto con il contesto, invitando artisti a rispondere al luogo e alla sua storia, ma anche alle tensioni e alle possibilità del nostro presente. L’arte, in questo senso, diventa motore di relazione, consapevolezza e trasformazione.” — Rossella Farinotti, curatrice
PORTOFRANCO si propone come esperienza culturale immersiva, capace di attivare energie locali e di aprire la città a una dimensione nazionale e internazionale. L’obiettivo è fare di Castelfranco Veneto un punto di riferimento per l’arte contemporanea, valorizzando il dialogo tra patrimonio e presente, tra sguardi artistici e contesto territoriale. Il progetto si fonda su un’idea aperta e sostenibile di cultura: la mostra collettiva sarà affiancata da residenze, laboratori con le scuole, collaborazioni con realtà artigianali e imprese locali, percorsi di accessibilità e inclusione, momenti performativi e di confronto.
PORTOFRANCO è un catalizzatore di energie comunitarie, un luogo dove la bellezza incontra la riflessione critica, dove la memoria diventa punto di partenza per immaginare il futuro. Un dispositivo culturale pensato non solo per essere visitato, ma per essere abitato.
La mostra collettiva organizzata nell’ambito di PORTOFRANCO riunisce artisti di diversa provenienza geografica e generazionale, selezionati per la rilevanza dei rispettivi percorsi e per la capacità di attivare una riflessione critica e stratificata all’interno degli spazi di Palazzo Soranzo Novello. La presenza congiunta di autori internazionali con carriere consolidate, già inseriti nei principali circuiti dell’arte contemporanea, e di giovani artisti emergenti, presentati per la prima volta in un contesto istituzionale, contribuisce alla definizione di un panorama dinamico e in costante evoluzione.
Le opere, presentate in relazione diretta al luogo, si sviluppano attraverso molteplici linguaggi – pittura, installazione, scultura, video, fotografia, performance – costruendo un percorso espositivo che esplora i temi della memoria, della trasformazione, del rapporto tra spazio intimo e collettivo, tra eredità storica e immaginazione futura. L’estetica del frammento, la risonanza delle presenze passate e la tensione verso nuovi scenari condivisi definiscono una narrazione articolata, in cui l’arte assume il ruolo di strumento di lettura, rigenerazione e attivazione dei contesti.
PORTOFRANCO è anche l’inizio di una nuova vita per Palazzo Soranzo Novello: acquisito dal Comune nel 2021, la sua fondazione risale al tardo Medioevo e giunge a noi attraverso i rifacimenti del Cinquecento e del Settecento.
“Oggi il palazzo è al centro di un’importante operazione di valorizzazione culturale: un tempo dimora patrizia e poi sede della Banca Popolare di Castelfranco Veneto, l’edificio è destinato a diventare il futuro Museo Civico della città. Con l’evento inaugurale del 2023 Temporanea. Esibire. Documentare. Recuperare, il Palazzo è stato restituito alla cittadinanza come luogo di memoria e trasformazione.”
— Matteo Melchiorre, Direttore di Museo Casa Giorgione
I suoi saloni settecenteschi, le stratificazioni architettoniche e le cicatrici della sua storia più recente ne fanno oggi un laboratorio culturale in continua evoluzione, pronto ad accogliere pratiche artistiche contemporanee e comunità in dialogo.
PORTOFRANCO segna dunque l’avvio di un percorso più ampio che guarda al futuro Museo Civico di Castelfranco Veneto, in un processo di crescita e sperimentazione che mette al centro le persone, il pensiero critico e la qualità della vita culturale della città.
Dal 2012 organizza con Veronafiere-Vinitaly OperaWine, l’unico evento fuori dai confini degli USA promosso dalla testata internazionale tra le più influenti.
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Le catene commerciali ora puntano sull'etica, per guidare la transizione sostenibile e la crescita
Roma, 1 luglio 2025 - Etica, gusto e tracciabilità conquistano sempre più spazio nel carrello della spesa degli italiani. E per questo sono in aumento le insegne che stanno sviluppando linee di prodotto a marchio proprio, certificate etiche e vegane. La Grande Distribuzione Organizzata (GDO), italiana in particolare, sta tracciando una nuova rotta nel mondo del consumo, dando più spazio a prodotti a base vegetale, etici, trasparenti e accessibili.
A rendere tutto questo possibile è il ruolo strategico delle marche del distributore (MMD) o private label, che sempre più spesso si affidano alle certificazioni vegane.
L’obiettivo è chiaro: intercettare un pubblico in crescita, composto non solo da vegani e vegetariani, ma anche da consumatori sempre più attenti alla sostenibilità, alla salute e alla coerenza dei valori dei brand.
Cresce la domanda di prodotti vegetali: la GDO risponde con le MDD
Nel 2024 le vendite al dettaglio in Italia di cinque categorie chiave del plant-based (latte, carne, formaggi, yogurt, panna) hanno raggiunto i 639 milioni di euro, con una crescita del +7,6 % rispetto al 2023 e del+16,4 % rispetto al 2022.
A trainare il trend sono proprio le private label, le cui vendite in queste categoriesono aumentate del +17,4 % tra il 2022 e il 2024. Nel solo settore del latte vegetale, i prodotti a marchiodel distributore rappresentano oggi oltre il 50 % del mercato (dati della società di analisi Circana, elaboratidal Good Food Institute Europe).
Ma se il prezzo resta importante, gusto, qualità e fiducia sono ormai elementi centrali.
È qui che la certificazione etica, come ad esempio la VEGANOK, la certificazione etica vegan più diffusa in Europa, diventa un asset strategico per le insegne.
L’importanza di uno standard che aggiunge valore commerciale alle MDD
In un contesto normativo ancora privo di una definizione univoca di “vegan” a livello europeo, le insegne GDO si rivolgono a VEGANOK per garantire trasparenza e coerenza al consumatore. Il risultato è che il primo standard etico vegan nato in Europa è oggi il più diffuso, con oltre 1000 aziende certificate e più di 17000 prodotti in commercio.
Lo standard certifica l’assenza di ingredienti e derivati animali, l’assenza di test su animali e controlla, attraverso la certificazione VEG PACK, anche materiali e componenti come inchiostri, colle e packaging.
«La GDO oggi ha il potere di guidare il cambiamento: non solo vendendo prodotti vegetali, ma certificando e rendendo riconoscibile un impegno etico. La certificazione VEGANOK non è un dettaglio tecnico, ma un elemento di fiducia, di cultura e di responsabilità. Rende trasparente ciò che spesso resta implicito e aiuta le insegne a dialogare in modo chiaro con un pubblico esigente e consapevole», commenta Sauro Martella, fondatore di VEGANOK
«La certificazione VEGANOK consente alle insegne della GDO di comunicare in modo chiaro e immediato il proprio impegno verso un’offerta più etica e sostenibile. È uno strumento riconoscibile, credibile e apprezzato dai consumatori, che rafforza la reputazione della marca privata e ne aumenta la competitività in un mercato in continua evoluzione. Un investimento che genera ritorno in termini di fiducia, visibilità esolidità, in Italia e all’estero», sottolinea invece Alessandro Tulli, Direttore Commerciale di VEGANOK:
Tre casi di successo: quando la MDD certificata fa la differenza
Maxi Di – Dpiù
Con oltre 300 punti vendita in Italia e 118 referenze certificate VEGANOK, Dpiù è attualmente l'unica insegna della GDO italiana ad aver certificato direttamente la propria marca privata. L’iniziativa ha permesso di estendere l’offerta ad un pubblico sempre più ampio, sensibile alla qualità e all’etica anche nel canale discount.
PENNY – Welless
La linea Welless di PENNY è composta da prodotti alimentari 100 % vegetali certificati VEGANOK, sviluppati in collaborazione con esperti di nutrizione.
La linea rientra nel programma “ViviamoSostenibile” dell’insegna e rappresenta una proposta concreta per chi cerca gusto, benessere ecoerenza valoriale.
Consilia – Scelte dalla Natura
Il Consorzio SUN ha scelto la certificazione VEGANOK per una linea di prodotti per la cura del corpo distribuiti a marchio Consilia.
Le referenze certificate VEGANOK, sono in linea con la crescente domanda di cosmetici naturali, tracciabili e cruelty-free.
L a sfida della GDO è costruire insieme il futuro del consumo
La transizione verso un’offerta più sostenibile ed etica rappresenta dunque una grande opportunità per la GDO italiana. Sviluppare linee private label certificate vegane significa anticipare le tendenze di consumo e contribuire attivamente a un futuro alimentare più responsabile e inclusivo.
Si tratta insomma per le insegne di un’occasione di crescita e innovazione, visto che puntare sul plant-based oggi vuol dire posizionarsi come protagonisti del mercato di domani, costruendo un modello di distribuzione più attento al benessere delle persone, degli animali e del pianeta.
Per maggiori informazioni sulle certificazioni vegane ed etiche si può consultal sito internet www.veganok.com.
Valter Fissore, alla guida della Cogno assieme alla moglie Nadia Cogno, offre una nuova lettura del fenomeno che più preoccupa il mondo del vino. E se, proprio oggi, il Barolo stesse vivendo una delle stagioni più belle?
Il cambiamento climatico è oggi un tema centrale, che sta ridefinendo profondamente la viticoltura in tutto il mondo. Un fenomeno tangibile ogni giorno, che può essere gestito solo attraverso la conoscenza dei vignaioli, le cui capacità fanno la differenza. Il cambiamento climatico però può portare anche delle opportunità, come spiega Valter Fissore, proprietario della Cogno assieme alla moglie Nadia Cogno. <<In questa nuova fase climatica, il Barolo è diventato più elegante, più accessibile, più leggibile anche per il consumatore contemporaneo e anche per chi si avvicina a questo grande vino. È cambiata la trama tannica, la consistenza, la succosità dei vini. In una parola: la piacevolezza>>.
Il Nebbiolo, infatti, vitigno tanto nobile quanto esigente, con l’innalzamento delle temperature presenta tannini più maturi, eleganti, setosi. Ed è proprio nei tannini che, per il Barolo, si gioca la vera sfida qualitativa: quando sono ben maturi, donano al vino profondità, finezza e nobiltà; quando sono acerbi, rischiano di rendere il vino duro, astringente, poco armonico.
Un esempio straordinario di questa evoluzione è la zona di Ravera, cru di Novello divenuto tra i più famosi della denominazione Barolo, nel quale la Cogno ha sempre creduto. Qui, grazie alle grandi escursioni termiche, alla ventilazione costante e ai suoli marnosi, nella decade 2010–2020, otto annate su dieci si sono rivelate eccellenti o molto buone. Un netto miglioramento rispetto alle sei annate su dieci del periodo 2000–2010, e alle tre o quattro del decennio 1990–2000.
<<Grazie alla conoscenza acquisita in trentacinque anni di lavoro, abbiamo imparato a gestire meglio le vigne in condizioni di caldo, siccità o piogge intense. Abbiamo acquisito dati, competenze e consapevolezza. Oggi più di ieri, il Barolo si fa in vigneto e l’enologia diviene uno strumento delicato, rispettoso, volto a valorizzare il carattere del vitigno, del suolo e dell’annata.>>
Ma c’è di più. Adottando pratiche più rispettose dell’ambiente e del ciclo naturale delle piante e intervenendo meno, le viti si sono adattate alle nuove condizioni climatiche più rapidamente di quanto previsto. Una dimostrazione viene dai parametri tecnici. Le produzioni si sono equilibrate, sia in termini quantitativi che qualitativi, e i livelli alcolici, al contrario di quanto osservato in molte altre varietà, non sono aumentati in modo significativo.
<<Oggi, guardando indietro e al tempo stesso avanti, credo che il Barolo stia vivendo una delle sue stagioni più belle: forte delle sue radici, ma con lo sguardo aperto sul futuro.>> Conclude Valter.
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