Realizzato tra il 1923-24, Il bevitore è un esempio significativo della fase sperimentale in cui Sironi tenta di conciliare la solidità novecentista con soluzioni formali legate alle avanguardie. Il tema del bevitore ricorre spesso nella ricerca dell'artista e, al contrario di altri suoi soggetti, incarna un antieroe, simbolo di un disagio del quale era vittima, a tratti, anche lo stesso Sironi, tra crisi creative e depressive. Pandora, segna invece una tappa importante nella maturità dell’artista. Qui il nudo femminile è ridotto a un’immobile figura monumentale, di statua antica, sullo sfondo di un paesaggio roccioso e primordiale che ricorda quelli di Leonardo da Vinci.
Il viaggio attraverso l’arte italiana tra le due guerre prosegue attraverso cinque dipinti di Massimo Campigli, tra cui la celebre tela Le amazzoni, 1928, realizzata dall'artista dopo la “folgorazione” per l’arte etrusca durante una visita al museo romano di Villa Giulia. L’attenzione per la figura femminile, inscritta però in schemi ripetuti e riconoscibili, è una costante nell’arte di Campigli e si ritrova anche nei due eleganti ritratti femminili frontali, dal magnetico fascino arcaico come Donna velata e Donna ingioiellata. Quest’ultimo fu dipinto nel 1942 a Venezia, dove il pittore si trasferì allo scoppio della guerra e dove fu esposto alla sua personale presso la galleria del Cavallino un paio di anni più tardi.
Equilibrio, compostezza e recupero di una forma compositiva classica: questi i principi di quel “Ritorno all'ordine” di cui Carlo Carrà si fa pieno interprete nei primi anni Venti, dopo essere stato tra i fondatori del futurismo e dopo l’esperienza della guerra. Nel suo Mattino sul mare, realizzato nel 1928 a Forte dei Marmi, il paesaggio marino è semplificato, purificato, fino a raggiungere la potenza di un’immagine archetipica. Il dipinto venne esposto un anno dopo in Svizzera, presso la Galerie Moos di Ginevra nella mostra 21 artistes du Novecento Italiano. Un’analoga riduzione del paesaggio ai minimi elementi costitutivi contraddistingue anche la tela Casine sul Sesia di qualche anno prima (1924).
È un linguaggio schietto, che ricerca la sintesi e l’essenzialità quello del fiorentino Ottone Rosai, che pure aveva fatto l’esperienza del fronte. Ne I giocatori di toppa, 1920 – soggetto su cui l’artista tornerà per tutta la sua carriera – il gruppo di personaggi di strada è restituito per sottrazione. Attraverso pochi attributi e senza indulgenze per la critica sociale verso un’umanità ai margini, Rosai sa raggiungere una grande intensità pittorica.
Vibrano invece di colori accesi e prospettive azzardate le opere di Gino Bonichi, detto Scipione, artista prematuramente scomparso, che si pone in dissenso verso il regime e verso il realismo del gruppo del Novecento. In mostra il suo Bozzetto per il ritratto del Cardinal Decano e lo Studio per Cardinal Decano – tra le opere più intense dell'artista – sono parte di un ciclo sul Cardinale Vincenzo Vannutelli, che culminerà nel celebre ritratto conservato alla Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
L’attenzione-ossessione per l’immagine cardinalizia accompagna anche l’opera di Giacomo Manzù, che ne rimane impressionato durante una cerimonia a San Pietro. Nella sua scultura Cardinale, del 1952, le forme bloccate e un trattamento semplificato erigono l’ecclesiastico a immagine emblematica. Somiglia invece quasi ad un calco dal vivo la Ragazza sulla sedia, impressionante scultura a grandezza naturale del 1949. Un tema accademico come la modella in posa per l'artista è trasformato da Manzù in un esercizio di purezza lineare.
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