giovedì 17 marzo 2022

Dal vero Fotografia svizzera del XIX secolo A cura di Martin Gasser e Sylvie Henguely 3 aprile – 3 luglio 2022 Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano MASI | LAC

 

masilugano.ch

Se da un lato la fotografia è al servizio dell'apertura internazionale, dall'altro essa è impiegata anche per creare un'identità svizzera idealizzata, che deve distinguersi dallo straniero. Questo fenomeno è evidente nella serie “Customes Suisses” (1875 ca) di Traugott Richard, con tipi contadini e ragazze in un costume tradizionale che non corrisponde a nessuna realtà. Ma, prima che altrove, la fotografia è utilizzata in Svizzera per identificare lo straniero e il diverso all'interno dei confini del Paese. In mostra, un corpus unico di ritratti su carta salata segna l'inizio della cosiddetta fotografia segnaletica: si tratta di ritratti di senza tetto e nomadi, realizzati nel 1852-53 dallo stesso Carl Durheim – persone che, dopo la fondazione dello stato nel 1848, vengono spostate da un cantone all'altro senza essere accettate. Un'altra sezione mette in luce la fotografia come professione e l'emergere di studi di ritratti locali negli anni ’50 dell’Ottocento, fenomeno che porterà a una facile commercializzazione e standardizzazione delle immagini. Anche i fratelli Taeschler di San Gallo approfittarono di questa tendenza. Eppure lo scatto più impressionante è quello, su tutt'altro registro, del loro fratellastro Carl, che, come in un'istantanea, catturò un gruppo di soldati francesi internati nella Chiesa di St. Mangen nel 1871, durante il conflitto franco-prussiano.

 

In un'ampia sezione alla fine del percorso della mostra è evidenziato il ruolo della fotografia, dalla fine degli anni '60 dell'Ottocento, nel documentare la scienza, la medicina, gli sviluppi tecnici e lo sviluppo urbano ed idraulico del territorio svizzero. Nel campo della medicina, impressionano le fotografie di Emil Pricam di pazienti prima e dopo un'operazione, o la documentazione sistematica di orecchie malformate di Robert Schucht. La costruzione della ferrovia del Gottardo nel 1872-82, documentata, tra gli altri, dallo stesso Adolphe Braun, è considerata un primo esempio di costruzione all’avanguardia e progressista nella Svizzera dell’Ottocento. Un progetto enorme, che avrebbe cambiato permanentemente lo sviluppo urbano ed idraulico del territorio svizzero.

 

Sono parte della mostra anche un video con le interviste al curatore Martin Gasser e alla curatrice Sylvie Henguely e un video sui dagherrotipi e le tecniche fotografiche, con la restauratrice Sandra Petrillo. La mostra è accompagnata da una pubblicazione esaustiva disponibile in tedesco e francese edita da Steidl Verlag, Göttingen.

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