9 maggio – 22 novembre 2026
Riva San Biasio, Castello 2145, 30122 Venezia
Evento collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia |
![]() |
Maria Cristina Crespo, Vaso Isadora Duncan, 2014. Ceramica a tre cotture. Ph. Studio Gubbioni. © Eclettica.Cultura dell’Arte/M.C. Crespo |
“Infinito Cabinet. Tra il museo immaginario di André Malraux e l’insondabile biblioteca cosmica di Jorge Luis Borges” di Maria Cristina Crespo, a cura di Giusy Caroppo e promosso da Eclettica Cultura dell’Arte, è Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco.
La mostra-installazione, aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026 a Riva San Biasio-Castello 2145, si configura come una Wunderkammer contemporanea. Composta da opere polimateriche, incardina la complessa ricerca dell’artista Maria Cristina Crespo nell’alveo del tema “In Minor Keys” di Koyo Kouoh, offrendo una riflessione sulla cultura occidentale attraverso un viaggio tra Letteratura, Arte, Mito, Religione, Filosofia e Luoghi di appartenenza.
“Infinito Cabinet” di Maria Cristina Crespo presenta un teatro iconografico, in cui generi e tempi dialogano: culto di Mitra, arti popolari, Oriente, Occidente, Africa, Asia, Americhe, Mitteleuropa e Mediterraneo; Ovidio, Dante, Novalis, Pasolini, Artaud, Le Mille e una Notte rivivono insieme a miti, santi, eroi, Roma medievale, Europa ortodossa, India tessile, Messico barocco, deserti asiatici, luoghi reali o simbolici.
Una micro-narrazione della Storia che prende forma in vasi antropomorfi e palcoscenici, tra fondali pittorici, figure bizzarre e abiti di stoffa riciclata, dallo stile grottesco. Opere dai titoli letterari che diventano strumenti di conoscenza e stupore, inserendosi nel dibattito sulla Cancel Culture, cui Crespo oppone una disputa culturale non ideologica e “controcorrente”, affrontata dall’artista sin dalla fine degli anni Settanta a oggi, momento di crisi dell’identità ponentina, rivendicando la complessità dell’identità occidentale come risorsa.
E Venezia, città di contaminazioni, diventa luogo emblematico: un paesaggio della Memoria del Mondo, affacciato sul Canal Grande, tra finito e infinito. |

Nessun commento:
Posta un commento