mercoledì 5 settembre 2018

OGR TORINO COMPIE UN ANNO E FESTEGGIA CON DUE GIORNI DI MUSICA E DANZA



Sabato 29 settembre i Baustelle ritornano sul palco della Sala Fucine con un concerto-evento per celebrare il primo compleanno delle OGR e i dieci anni dalla pubblicazione di "Amen"; domenica 30 tutti gli spazi delle ex Officine accoglieranno spettacoli, visite guidate, performance e dj-set per una giornata dedicata al movimento in tutte le sue declinazioni

Sabato 29 e domenica 30 settembre 2018
OGR Torino
Corso Castelfidardo 22 - Torino

Torino, 4 settembre 2018 – Le OGROfficine Grandi Riparazioni compiono un anno e il 29 e il 30 settembre celebrano il primo anniversario dalla riapertura che ha restituito alla città la cattedrale industriale sita nel cuore di Torino. Le OGR Torino guidate dal Presidente Fulvio Gianaria, dal Direttore Generale Massimo Lapucci e dal Direttore Artistico Nicola Ricciardi, sono state riqualificate e trasformate dall’intervento di Fondazione CRT in nuove officine delle idee e dell’innovazione. A 365 giorni dalla riapertura, presentano il programma di festeggiamenti: due giornate aperte a tutti, progetti site-specific, grandi ritorni e nuovi arrivi.

Un programma pensato per raccontare e condividere con il pubblico alcuni dei momenti più intensi di questi primi 12 mesi di vita: 180.000 visitatori, 44 concerti, 5 grandi progetti espositivi, 32 appuntamenti del Public Program, numerose collaborazioni con esponenti del panorama culturale italiano e internazionale, e uno sguardo sempre rivolto al futuro.

Il ricco programma di festeggiamenti inizia sabato 29 settembre alle ore 11, con l’ingresso gratuito alle mostre in corso alle Officine Nord e, in serata, sul palco della Sala Fucine, con un primo grande ritorno. Alle 22, dopo il successo dello scorso 22 aprile, i Baustelle arrivano alle OGR con un progetto inedito, La fine dell’amore, la fine della violenza: Amen, un appuntamento unico, esclusivo, site-specific, che non sarà replicato altrove. Un concerto-evento che ben si inserisce nella traiettoria delineata in questo primo anno di lavoro e che vede negli spazi di Corso Castelfidardo un'officina della creatività e un luogo di produzioni originali. 

Si tratta di un “evento unico ed emozionante, quelle cose belle che si fanno una volta sola nella vita", annuncia Francesco Bianconi. L’occasione ideale per festeggiare un doppio compleanno: un anno dalla riapertura delle OGR e dieci anni dalla pubblicazione del disco di platino Amen, premiato nel 2008 con la Targa Tenco come “Miglior album dell’anno”.
Per questo imperdibile appuntamento, saranno eseguiti tutti i 17 brani del disco, riarrangiati, espansi, arricchiti.

Il 30 settembre la festa continua con un’apertura straordinaria, un’intera giornata scandita da appuntamenti dedicati all’arte del movimento, in ogni sua declinazione. 
All’interno dei sui 20.000 mq, le OGR organizzano un vero e proprio festival, dato dall'intreccio di musica, danza e performance, connesso ad altre due importanti eccellenze radicate nel territorio torinese e di caratura internazionale: Club to Club e Torinodanza festival.

Si inizia alle 11 del mattino nel Duomo delle OGR con la video installazione Inside di Dimitris Papaioannou e, dalle 11 alle 13, con un’edizione speciale di Domeniche in festa;
a cura del network ZonArte.
Si continua nel pomeriggio con la performance dei tre artisti Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian ideata per l’ultimo giorno di mostra di Forgive me, distant wars, for bringing flowers home. Per l’occasione saranno organizzate una serie di visite guidate gratuite.
A seguire, la presentazione del catalogo della mostra, prima pubblicazione OGR, realizzata in collaborazione con Edizioni Corraini.

Alle 18 Ligia Lewis e la sua performance Minor Matter animano il Binario 2, per un appuntamento speciale inserito nel ricco palinsesto della mostra Dancing is what we make of falling.
Dean Bein, membro del comitato organizzativo del Warm Up del MoMA PS1, in dialogo con Sergio Ricciardone, Direttore Artistico di Club to Club, esplora e approfondisce uno dei tratti distintivi della programmazione OGR: Organization of sound: music in art spaces.

La serata proseguirà con un omaggio alla musica elettronica attraverso il sound di quattro dj-set d’eccezione ai quali sarà possibile assistere acquistando un biglietto unico a 10 euro in prevendita, e a 15 euro il giorno stesso.
House, techno, disco, funk: un mix di generi, la stessa energia. Ben Ufo, Hunee, Jlin, The Italian New Wave (Chevel e Stump Valley) faranno ballare il pubblico delle OGR nella suggestiva atmosfera della Sala Fucine per festeggiare insieme fino alle 02.00 del mattino.
 
PROGRAMMA COMPLETO

Sabato 29 settembre

Officine Nord
Ingresso gratuito alle mostre dalle 11.00 alle 19.00
Visite guidate gratuite alle 17.00 e alle 18.00, su prenotazione: prenotazione@ogrtorino.it

Sala Fucine, ore 22.00
BAUSTELLE, La fine dell’amore, la fine della violenza: Amen
Ticket: 20 € + d.p, fino al 28 settembre
25 €, il giorno del concerto

"Siamo lieti di annunciarvi che la conclusione della nostra lunga avventura di amore e violenza, fatta di due dischi in due anni, viste magnifiche, parecchi palchi calcati e vostri sempre intonati cori si concluderà con una sorpresa un po' folle. Ci eravamo quasi dimenticati che un disco molto importante per noi compiva nel 2018 dieci anni. Per questo, in corsa e accogliendo l’invito delle OGR, abbiamo deciso che l’ultimo concerto del tour de L’amore e la violenza avesse luogo a Torino, la città in cui quel disco è nato, e fosse un concerto senza L’amore e la violenza. Amici, eseguiremo tutto Amen, riarrangiato, espanso, letto attraverso le lenti dei nostri occhiali di oggi, dall'inizio alla fine, non un pezzo in più, senza bis, senza extra. Sarà per noi l'occasione per salutarvi prima del letargo, oltre che un evento unico ed emozionante, quelle cose belle che si fanno una volta sola nella vita", scrive Francesco Bianconi dei Baustelle.

Domenica 30 settembre
ONE-YEAR ANNIVERSARY

Corte Est, 11.00 – 13.00
Domeniche in festa a cura di ZonArte
Partecipazione gratuita, per prenotazioni:

A distanza di un anno dal Big Bang, il network ZonArte organizza un’edizione speciale di Domeniche in festa e invita tutte le famiglie a festeggiare insieme il primo compleanno delle nuove OGR.


Duomo, 11.00 – 20.00
Dimitris Papaioannou, Inside
Video installazione
Ingresso gratuito

Una semplice serie di movimenti quotidiani ripetuti da trenta diversi attori, per sei ore consecutive, costituiscono la video installazione Inside di Dimitris Papaioannou che presenta, in contemporanea con Torinodanza festival 2018, il pluripremiato The Great Tamer. Inside è una vera e propria meditazione visiva in cui la carica emotiva che si crea quando avvertiamo la somiglianza di tutti gli esseri umani si unisce a una riflessione sulla forma stessa dell'opera d'arte, dove un singolo motivo può diventare una sorta di narrativa latente attraverso la sua ripetizione e moltiplicazione.
Dimitris Papaioannou è noto al grande pubblico per aver curato la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Atene nel 2004.


Binario 1, 11.00 – 20.00
Forgive me, distant wars, for bringing flowers home
Mostra e performance di Ramin Herizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian
Evento ideato per il finissage di Forgive me, distant wars, for bringing flowers home
Ingresso gratuito
Visite guidate gratuite disponibili su prenotazione, scrivendo all’indirizzo prenotazioni@ogrtorino.it
Per info e orari: www.ogrtorino.it

La mostra – il cui titolo è un verso tratto dalla poesia Under One Small Star di Wislawa Szymborska – è un percorso espositivo che cerca di dare una chiave di lettura alla pratica artistica di Ramin, Rokni ed Hesam, concentrandosi sulle loro metodologie di lavoro e sul processo di realizzazione e di comunicazione delle opere.


Transnatural Shop
Notes on a decentred celebration
Special project & book launch
Ramin Herizadeh, Rokni Haerizadeh, Hesam Rahmanian & Abaseh Mirvali
Per info e prenotazioni: www.ogrtorino.it

In occasione del lancio della prima pubblicazione prodotta da OGR per un suo progetto espositivo, gli artisti Ramin Haerizadeh, Rokni Haerizadeh e Hesam Rahmanian e la curatrice Abaseh Mirvali tornano a Torino per una giornata di performance e per una nuova occasione di conversazione con il pubblico. La pubblicazione Forgive me, distant Wars, for bringing flowers home documenta le varie fasi di realizzazione della mostra, cercando di offrire nuove chiavi di lettura del lavoro degli artisti, grazie anche a due testi creati per l'occasione dalla curatrice e dall'assistente curatore e alla traduzione in italiano di un saggio a loro dedicato dalla critica e storica dell'arte Media Farzin. 

Binario 2, 18.00 – 19.00
Ligia Lewis, Minor Matter
Performance in occasione della mostra Dancing is what we make of falling
Ingresso gratuito, per info e prenotazioni: www.ogrtorino.it

Dancing is what we make of falling è una mostra in cui video di artisti di provenienze e generazioni diverse si sommano, in un racconto a più voci, e con più registri. Sei appuntamenti serali (+1) scandiscono la mostra, presentando ogni settimana un nuovo lavoro grazie agli interventi di ricercatori, artisti e collaboratori. Ogni evento vuole essere un’occasione di incontro e riflessione condivisa coi partecipanti, trasformando lo spazio di mostra in uno luogo di ritrovo e dibattito critico. In occasione del compleanno OGR, i curatori Samuele Piazza e Valentina Lacinio hanno invitato Ligia Lewis, una delle coreografe più interessanti del panorama artistico contemporaneo.

Binario 3, 11.00 – 20.00
Future Park
Per bambini dai 3 ai 10 anni
Per info: www.ogrtorino.it

Future Pak è il primo progetto realizzato in Europa da teamLab, collettivo di sviluppatori giapponesi. Un'esperienza straordinaria ideata per i bambini dai 3 ai 10 anni, un mondo un sorprendente di luci e colori, dove giocare con la fantasia e diventare creatori di storie uniche e irripetibili, immersi in ambienti e installazioni interattive.


Organization of sound: music in art spaces
with Dean Bein & Sergio Ricciardone
Talk
Per info e prenotazioni: www.ogrtorino.it

Dean Bein, membro del comitato organizzativo del Warm Up del MoMA PS1, in dialogo con Sergio Ricciardone, Direttore Artistico di Club to Club, esplora e approfondisce uno dei tratti distintivi della programmazione OGR: Organization of sound: music in art spaces.
Dean Bein è fondatore dell’etichetta indipendente True Panther Sound, e membro della commissione del MoMA Ps1 per la rassegna Warm Up. Sergio Ricciardone è presidente di Xplosiva, direttore artistico del festival internazionale Club To Club, ideatore di format innovativi e progetti culturali che valorizzano la relazione tra linguaggi e arti differenti.

BEN UFO, HUNEE, JLIN
THE ITALIAN NEW WAVE: CHEVEL, STUMP VALLEY
DJ-set
Sala Fucine, dalle 20.00 alle 02.00
Ticket: 10 € + d.p, fino al 29 settembre
15 € il giorno del concerto
Per info e biglietti: www.ogrtorino.it

Ben UFO
Fondatore di Hessle Audio, etichetta diventata uno dei principali hub di talenti della scena dance contemporanea, Ben UFO è stato uno dei pionieri della bass music e uno dei principali ambasciatori della musica elettronica inglese. Dotato di grande tecnica e raffinatezza nella selezione dei dischi così come nel mixaggio, Ben UFO è ora uno dei più audaci ed eclettici DJ in circolazione.
È piacevolmente difficile comprendere cosa renda il djing di Ben UFO così distintivo e stimolante, ma se fosse necessario individuare una caratteristica chiave del suo approccio, questa sarebbe il suo instancabile amore per la ricerca.

Hunee
Coreano di stanza a Berlino e membro della famiglia Rush Hour, Hunee è attualmente uno dei migliori interpreti della consolle: da lui ci si può aspettare di tutto — che sia disco, funk, house o techno, ogni suo set è curato nel minimo dettaglio, in grado di trasmettere un’energia indescrivibile grazie ad una selezione frutto di passione e di una ricerca musicale quasi maniacale.
Jlin
Produttrice di Gary (Indiana), Jerrilynn Patton, in arte Jlin, si è fatta conoscere al pubblico nel 2011 con la traccia Erotic Heat, per poi debuttare nel 2015 con Dark Energy, disco che mette in mostra il suo talento creativo, lontano da facili classificazioni, e la porta ad esibirsi in tutto il mondo, costruendo la reputazione di una performer formidabile. Se Dark Energy era costruito sull’atmosfera post-industriale delle acciaierie di Gary, in cui Jlin ha lavorato, e sulla tensione tra euforia e rabbia, radicata nella sua esperienza di donna di colore nell’America contemporanea, le sue ultime uscite anticipano un movimento verso sonorità più vicine al dancefloor, come l’album del 2017 Black Origami, pubblicato da Planet Mu.


The Italian New Wave
The Italian New Wave, il format di Club to Club Festival che promuove la nuova creatività musicale italiana nel mondo, presenta Chevel e Stump Valley.

Chevel, pseudonimo di Dario Tronchin, è DJ e produttore italiano dalle sonorità techno e surreali, con quattro album all'attivo. Originario di Treviso, nel 2008 si trasferisce per due anni a Berlino, città che influenza drasticamente il suo percorso musicale. Lancia l'etichetta Enklav e si esibisce in importanti club come il Berghain.
Un misterioso duo torinese di dj e producer, che prende il nome dalla Valle Ceppi, la Stump Valley, in cui si sono ritirati dopo anni di collaborazioni sotto diversi alias, suona musica vintage e contemporanea allo stesso tempo, house contaminata dal jazz e dall'ambient.

Le nuove OGR di Torino: da ex-officina per i treni a spazio per la ricerca artistica e tecnologica nel cuore della città

Le OGR - Officine Grandi Riparazioni di Torino, sono un nuovo centro di produzione culturale e di sperimentazione interdisciplinare di oltre 35.000 metri quadrati, interamente riqualificato dalla Fondazione CRT e inaugurato il 30 settembre scorso. Le OGR di Torino nutrono l’ambizione di far convivere tre anime - l’arte in tutte le sue declinazioni, la ricerca scientifica, tecnologica e industriale, il food & beverage - in connessione con i talenti, le best practice e le eccellenze internazionali. Nel 2013 la Fondazione CRT ha acquistato l’area in stato di degrado e l’ha riqualificata: il più grande investimento diretto su un unico progetto, oltre che uno dei maggiori esempi di venture philanthropy oggi in Europa.
Dopo 1.000 giorni di lavori, le ex officine dei treni sono rinate come Officine delle idee, della creatività, dell’innovazione: artisti di fama mondiale, tra cui William Kentridge, Arturo Herrera, The Chemical Brothers, Giorgio Moroder, hanno contribuito a realizzare la grande festa di inaugurazione – il Big Bang – durata due settimane e gratuita per tutti.
Il programma del 2017 è continuato coinvolgendo in diverse collaborazioni artisti del calibro di Liam Gillick, Wolfgang Tillmans& Powell, Kraftwerk, Kamasi Washington, Noa, Ezio Bosso, Vinicio Capossela, Paolo Fresu, Dervisci Rotanti di Siria e altri.
Il 2018 vede protagonisti nomi importanti dell’arte e della cultura contemporanea come Tino Sehgal, Susan Hiller, Rokni Haerizadeh, Ramin Haerizadeh, Hesam Ramanian, Mike Nelson, Blonde Redhead, John Cale, Arto Lindsay, New Order, Yann Tiersen, Michael Nyman. Le esibizioni di artisti di questo calibro, insieme a progetti come OGR SoundSystem, alla collaborazione con il Torino Jazz Festival e con il Salone Internazionale del Libro di Torino, qualificano le OGR come un vero e proprio centro di sperimentazione tra i più produttivi e dinamici a livello europeo.

martedì 4 settembre 2018

È MOLISANO L'AMBASCIATORE DEL SOAVE 2018


Carlo Pagano, di Isernia, si aggiudica il quarto trofeo nazionale Miglior Sommelier del Soave organizzato da Ais Veneto e Consorzio Vini Soave
Si chiama Carlo Pagano, ha 36 anni e proviene dal Molise il nuovo ambasciatore del Soave. Si è aggiudicato il trofeo Miglior Sommelier del Soave assegnato da una giuria tecnica al termine di un concorso che ha visto fronteggiarsi 11 sommelier provenienti da tutta Italia al Palazzo della Gran Guardia, nella centralissima piazza Brà di Verona, in occasione della 18°edizione della manifestazione Soave Versus.
Pagano, che gestisce il ristorante Osteria Molisana a Isernia, ha già vinto i concorsi monotematici indetti per Nebbiolo, Sagrantino e Nero di Troia e tentava per la terza volta la sfida di Soave, che ha ammesso essere diventato "una delle sue grandi passioni".
"Per il quarto anno – spiega Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio tutela vini Soave – l'ambasciatore accompagnerà le attività di promozione della denominazione in Italia e all'estero. Affiancandoci, ma spesso anche rappresentandoci in nostra assenza. Per noi rappresenta un modo nuovo per comunicare con una categoria fondamentale per la divulgazione del vino: per due giorni i Sommelier hanno potuto visitare e conoscere il territorio. Davvero un'occasione formidabile per farci conoscere".
Insieme a Pagano si sono sfidati in finale anche Matteo Antonelli (32 anni di Loreto, arrivato secondo), Gilles Coffi Degboe (29 anni di Cesena, originario del Benin) e Marco Casadei (33 anni di Forlì). A quest'ultimo è andato il premio della giuria dei produttori come Miglior Comunicatore del Soave.
"Ogni anno – ha commentato Marco Aldegheri, presidente di Ais Veneto – vediamo crescere il livello di preparazione dei concorrenti. È una formula che funziona a cui Soave ha creduto per prima in Veneto e che ora si sta allargando ad altri territori".

Venerdì 21 settembre 2018 a Calvagese della Riviera (Bs) Concerto e visita serale al MarteS - Museo d’Arte Sorlini Per la rassegna “La grande musica nei luoghi dell’arte, della natura e del gusto” spettacolo del Duo Blanco-Bosco

Dopo il grande successo di pubblico in occasione delle Giornate FAI di Primavera, il MarteS - Museo d’Arte Sorlini di Calvagese della Riviera (Bs) delizioso borgo dell’immediato entroterra del lago di Garda, prosegue con le iniziative volte a fare conoscere e valorizzare una delle collezioni d’arte private più importanti in Italia. Il mese di agosto è stato caratterizzato da una seguitissima rassegna di cinema all’aperto. Il prossimo appuntamento sarà un raffinato concerto del Duo Blanco-Bosco, in programma il 21 settembre nel cortile principale di Palazzo Sorlini (l’evento sarà comunque garantito anche in caso di maltempo). Il concerto sarà una piacevole e colta occasione per visitare il MarteS, che accoglierà i visitatori oltre i suoi normali orari d’apertura. Il programma della serata inizierà alle 19.45 proprio con la visita guidata alle 14 sale del museo, dove sono esposte straordinarie tele dei grandi protagonisti della pittura veneta, principalmente settecentesca.
Seguirà una degustazione di pregiati vini dell’Azienda Agricola F.lli Recchia con salumi e formaggi Trentin.

Il Concerto inizierà alle 21.00 e vedrà esibirsi il noto e pluripremiato Duo composto dalla spagnola Beatrìz Blanco al violoncello e dall’italiano Federico Bosco al pianoforte. Intitolato “À Paris”, il programma si inanellerà fra musiche di Debussy, Fauré, Boulanger, Franck. L’evento, organizzato in collaborazione con la Fondazione Luciano Sorlini e il Comune di Calvagese della Riviera, rientra nel cartellone della rassegna “La grande musica nei luoghi dell’arte, della natura e del gusto”, 10 appuntamenti estivi in luoghi di particolare suggestione e storia fra Lombardia e Veneto, che ospitano concerti eseguiti dai vincitori del Concorso internazionale di musica da camera “Salieri – Zinetti” (Verona-Mantova).
Il Duo Blanco-Bosco ha vinto nel 2015 il 1° Premio ex aequo - Premio Fondazione Cattolica Assicurazioni all’eccellenza.

I musicisti
Beatrìz Blanco e Federico Bosco suonano insieme dal 2008, anno in cui si sono conosciuti alla Hochschule di Basilea. Si sono esibiti in duo in scenari importanti, come l’Auditorium di Barcellona, il Festival di Granada, il Salzburger Kammermusikfestival, la Fondazione Juan March di Madrid ed altri. Nel 2015 ottengono il primo premio al Concorso internazionale di Musica da Camera “Salieri - Zinetti” e pubblicano il loro primo album con la casa discografica Odradek, dedicato a Chopin e al suo amico Franchomme.
Elogiata da critica e pubblico per la sua personalità e musicalità, Beatrìz Blanco è parte della nuova generazione di musicisti spagnoli. Dopo aver ottenuto nel suo paese i primi premi del “Primer Palau” (Barcellona) e della Gioventù musicale, ha ricevuto recentemente il premio d’onore 2013 del governo austriaco e il Rahn Musikpreis in Svizzera. Ha suonato con l’Orchestra di Castiglia e Leon, cui seguono collaborazioni con l’Orchestra Sinfónica de RTVE, Symphonieorchester Basel, Musikkollegium Winterthur, Argovia Philarmonic, Sinfónica del Vallés, Filarmónica de Málaga. Suona uno strumento di C. Pierray del 1720, che ha ottenuto grazie all’aiuto della Fondazione August Pickhardt.
Federico Bosco ha studiato pianoforte con Claudio Voghera, Filippo Gamba e Adrian Oetiker e direzione d’orchestra con Rodolfo Fischer. Ha suonato con diverse Orchestre (tra cui Basler Sinfonieorchester, Schweizer Jugend Sinfonieorchester) e si presenta in recital e in gruppi cameristici in tutta Europa (tra gli altri Festival di Granada, Festival di musica da camera di Salisburgo, Fondazione Juan March, Lingotto Musica). Nel 2013 debutta al Festival di Lucerna con il clarinettista Pablo Barragán.

MarteS - Museo d’arte Sorlini
Inaugurato il 31 marzo 2018, questo singolare museo privato rende pubblica la straordinaria collezione di oltre 180 dipinti, formata dall’imprenditore bresciano Luciano Sorlini (1925-2015). Circa 500 anni di pittura, dal Trecento all’Ottocento allestiti nella monumentale cornice del Palazzo Sorlini a Calvagese della Riviera (Bs): 14 ambienti in oltre mille metri quadri espositivi. Oltre ai grandi maestri veneziani e veneti del ‘600 e ‘700 che costituiscono il cuore della Collezione - con opere di Tiepolo, Guardi, Canaletto, Diziani, Longhi - sono presenti opere di Giovanni Bellini, Bramantino, Ricci, Pitocchetto. Il percorso della visita guidata consente di conoscere il gusto e le scelte di un collezionista bresciano animato dalla passione per il Bello e per la grande pittura di figura.
L’edificio in cui ha sede il MarteS è seicentesco, caratterizzato da un elegante cortile prospettico. www.museomartes.com

I biglietti per l’evento
Il costo del biglietto di partecipazione al programma completo della serata (visita guidata al MarteS, degustazione, concerto) è di € 12,00. Gratuito per giovani al di sotto dei 18 anni (persone con handicap: gratuito l’accompagnatore). La biglietteria sarà attiva a partire dalle ore 19.00. I biglietti si potranno acquistare in anticipo al Box Office di Verona (via Pallone 16, tel. 045 8011154) e online tramite il sito www.musictick.com.


Per informazioni: MarteS Museo d’Arte Sorlini
Piazza Roma, 1 - Calvagese della Riviera (Bs)
Tel. +39 030 5787631 | www.museomartes.com | info@museomartes.com 

Garganega e sapori tipici in scena al Gambellara Wine Festival 2018




Domenica 23 settembre torna il tradizionale appuntamento con i vini vulcanici di Gambellara e l’enogastronomia della Valle del Chiampo: incontri con i vignaioli, mostra dell’uva e abbinamenti gourmet per salutare l’inizio dell’autunno
Cantine aperte da mattina a sera, degustazioni con i vignaioli, abbinamenti golosi tra i sapori tipici della Valle del Chiampo e i vini vulcanici di Gambellara e, naturalmente, la tradizionale mostra dell’uva: sono gli ingredienti immancabili del Gambellara Wine Festival, che domenica 23 settembre tornerà ad animare il borgo vicentino per onorare la Garganega e la produzione enologica del territorio.
L’appuntamento che darà il via alla giornata di festa sarà in Piazza Marconi, dove alle ore 10.30 si terranno l’inaugurazione della manifestazione e l’apertura della Mostra dell’Uva. Alla presenza delle autorità e dei rappresentanti del Consorzio Tutela Vini Gambellara saranno premiati i migliori grappoli di Garganega e le migliori espressioni di Gambellara Classico Doc e Recioto di Gambellara Docg.
Dalle ore 11 fino alle 18 la Tenuta Natalina Grandi, l’azienda vitivinicola Zonin Roberto, l’azienda agricola Montecrocetta e le Cantine Vitevis (presso la sede della Cantina di Gambellara) apriranno le porte per visite in vigna e in cantina e degustazioni dei vini, mentre nel pomeriggio presso le Barchesse del vino di Palazzo Cera (via Borgolecco 2) si svolgerà la mostra-degustazione dei vini e dei prodotti tipici locali.
Qui, dalle ore 15.30 fino alle 20, sarà possibile degustare i vini Gambellara Doc e Recioto di Gambellara Docg nei banchi d’assaggio delle aziende vitivinicole associate alla Strada del Recioto (azienda vitivinicola Marchetto, azienda agricola Sordato Lino, Tenuta Natalina Grandi, azienda vitivinicola Zonin Roberto, azienda agricola Montecrocetta e Cantine Vitevis). I vini verranno abbinati a piatti con prodotti tipici del territorio preparati dal Gruppo Ristoratori della Strada del Recioto. Chi vorrà scoprire colori, profumi e sapori dei vini vulcanici di Gambellara in un modo originale potrà cimentarsi con il banco sensoriale “Gambellara a 5 sensi” dell’Associazione culturale Vicenzautoctona, che guiderà i visitatori a conoscere in modo originale le caratteristiche dei vini del territorio.

Fino al 1 ottobre per votare il premio Pizzeria dell'anno 2018 by Gastronauta®



La pizzeria d'Italia 2018? Lo decide il pubblico, per il sesto anno consecutivo, in collaborazione con le 5 Stagioni di Agugiaro & Figna Molini, votando sul sito http://sondaggi.gastronauta.it/pizzerie-2018.  L'appuntamento per decretare il vincitore è il 1 ottobre, con più di 500 pizzerie a contendersi il titolo di miglior margherita del Bel Paese.

Il sondaggio partirà oggi, 3 settembre, e si concluderà lunedì 1 ottobre alle ore 12.00, il vincitore sarà premiato a Milano Golosa da Davide Paolini (13-14-15 ottobre, Palazzo del Ghiaccio – Via Piranesi 14, Milano).

Un contest che cambia la vita, lo confermano i vincitori delle passate edizioni, tra cui Riccardo Cortese e Federico Pinna della pizzeria Briscola di Milano (vincitrice nel 2015) che, sull’onda della vittoria, hanno aperto altri due esercizi nella città della Madonnina. Oppure i ragazzi di San Patrignano, vincitori del contest per due anni consecutivi (2016-2017).

Davide Paolini, Il Gastronauta: “Le edizioni passate hanno sempre ottenuto grandi successi, relativi sia alla partecipazione popolare al contest, sia alla notorietà raggiunta dai vincitori. Siamo certi che anche questa edizione avrà risultati esaltanti”.

Le modalità di votazione:
Il meccanismo del contest prevede 4 fasi della competizione e un azzeramento settimanale della classifica parziale che permetterà solo alle pizzerie più votate di passare allo step successivo. Ogni fase durerà una settimana e inizierà alle ore 12.00.

1. Nella prima fase gli utenti suggeriscono, attraverso la compilazione del form dedicato, le pizzerie non ancora presenti nel concorso. Durata: dal 3 al 10 settembre.

2. Nella seconda fase si possono votare tutte le pizzerie in concorso, sia quelle già presenti, sia quelle segnalate nella settimana precedente. Solo le prime 100 pizzerie più votate in questa fase passeranno alla successiva. Durata: dal 10 al 17 settembre.

3. Alla terza fase potranno partecipare solo le 100 pizzerie più votate nella fase precedente. Tutti i voti generati nella seconda fase saranno azzerati e la scelta sarà limitata a solo 100 pizzerie. Solo le prime 10 pizzerie più votate in questa fase passeranno alla finale. Durata: dal 17 al 24 settembre.

4. La quarta fase è quella finale. Tutti i voti generati fino a questo momento saranno azzerati e gli utenti potranno votare la pizzeria preferita, scegliendola solo tra le prime 10 più votate nella terza fase e facendola vincere. Durata: dal 24 settembre all’1 ottobre.

I numeri della scorsa edizione:
52.156 voti con un aumento del 31,4% rispetto all’edizione precedente
35.152 accessi unici medi al giorno sul sito
147.360 visualizzazioni sulla pagina Facebook del sondaggio
6.700 condivisioni Facebook
847 commenti su Facebook
Più di 100 pizzerie in gara

Il vincitore della scorsa edizione è stata la pizzeria Sp.accio di San Patrignano, che ha totalizzato 5.363 preferenze.

Il MUDEC racconta le frontiere dell’esplorazione novecentesca e apre uno sguardo al futuro della Geografia con la mostra Esploratori 2.0 CAPITANI CORAGGIOSI

L’avventura umana della scoperta (1906 - 1990)
MUDEC - Museo delle Culture di Milano
28 Settembre 2018 - 10 Febbraio 2019
La mostra “Esploratori 2.0 CAPITANI CORAGGIOSI”, in partenza al MUDEC di Milano dal 28 settembre, è la mostra scelta dal Museo delle Culture per celebrare il Novecento Italiano, aderendo così al palinsesto artistico-culturale che il Comune di Milano dedica quest’anno a questo importante momento storico-artistico. L’esposizione indaga le frontiere dell’esplorazione novecentesca fino a oggi, e lo fa toccando le vette, lo spazio, gli abissi e la terra più profonda, ovvero gli ultimi confini geografici indagati dagli esploratori professionisti in un periodo - quello dai primi decenni del ‘900 a oggi - in cui la mappatura delle terre emerse era ormai stata completata dal lavoro dei pionieri ottocenteschi.
Esaurite infatti le esplorazioni dei continenti emersi e con l’invenzione del turismo, ancorché di elite, nel ‘900 le sfide dell’esplorazione di appannaggio dei professionisti e degli scienziati rimasero le vette, gli abissi, le grotte ma soprattutto i cieli e lo spazio; anche la conquista dei Poli avrebbe rivestito uno spazio importante in questa fase.
Attraverso opere della collezione permanente del Museo delle Culture di Milano, fotografie, filmati e cimeli di famose spedizioni, il pubblico parteciperà alla trasformazione del concetto di ‘esplorazione’ nell’ultimo secolo, con un particolare focus sulle conquiste maturate in Lombardia e con aperture a quello che sarà il futuro dell’esplorazione e dello studio della geografia nel mondo attuale in cui, complice la tecnologia, la “dimensione spaziale” è diventata un elemento fondante dei cambiamenti che avvengono in seno alla nostra società.
La mostra, a cura del comitato scientifico composto da Franco Farinelli, Anna Maria Montaldo, Carolina Orsini e Anna Antonini, è promossa dal Comune di Milano-Cultura e sarà visitabile fino al 10 febbraio 2019.
Non poteva che essere il MUDEC il museo più adatto a ospitare una mostra sui confini della “disciplina geografia”.
La collezione permanente del Museo delle Culture è infatti strettamente legata alla storia dell’esplorazione, un concetto alla base della costituzione delle sue collezioni civiche.
Il nucleo più antico del patrimonio artistico conservato oggi al Museo delle Culture - costituito da circa ottomila reperti tra opere d’arte, oggetti d’uso, tessuti e strumenti musicali provenienti da Americhe, Asia, Africa e Oceania - è stato in gran parte raccolto nell’ambito di esplorazioni avvenute nel corso del XIX secolo, un’epoca in cui si moltiplicavano le ricerche effettuate sul campo da parte di scienziati, missionari ma anche viaggiatori occasionali in partenza da Milano e dalla Lombardia. Gli oggetti frutto delle esplorazioni affluirono in maniera regolare dagli angoli più remoti della Terra al Museo di Storia Naturale di Milano, per poi passare nel 2015, al Museo delle Culture.
5 le sezioni indagate in mostra.
SEZIONE 1 – I “NOSTRI” ESPLORATORI
Un vetrina introduttiva accoglie i visitatori all’ingresso e spiega il perché di una mostra sull’esplorazione e la geografia al Museo delle Culture. In particolare vale la pena ripercorrere le imprese di Fabio Ala Ponzone, al seguito di Alessandro Malaspina alla ricerca del passaggio a Nord Ovest, e di Gaetano Osculati, scopritore delle fonti del fiume Napo in Amazzonia.
SEZIONE 2 – MISURARE E RAPPRESENTARE: LA MAPPA DEGLI ASTRONOMI DI BRERA E LE RAPPRESENTAZIONI DI MILANO OGGI
L’intero corso del Novecento è stato dominato dalle carte prodotte con estrema precisione dall’Istituto Geografico Militare, prima attraverso levate sul campo e poi con reinterpretazione delle foto aeree. Se queste mappe rimasero sempre un prodotto per specialisti, il vero boom della cartografia per tutti avvenne tramite il lancio dell’applicazione Google Earth. Grazie all’applicazione chiunque è ora in grado di osservare gratuitamente la superficie terrestre sia sotto forma di mappa sia per mezzo delle immagini satellitari: nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una moltiplicazione esponenziale degli usi della georeferenziazione con esiti anche paradossali, come la perdita della capacità di lettura delle carte, abituati a spostarsi con un click, guidati da un navigatore elettronico.
SEZIONE 3. L’ESPLORAZIONE DELL’ARIA: VETTE, CIELI E SPAZIO
In questa sezione della mostra si prenderà in considerazione l’esplorazione di altitudini elevate, attraverso tre affondi sull’alpinismo, sull’aviazione e sull’astronomia.
L’esplorazione della montagna racchiude tre diversi aspetti interessanti. Chi scala le montagne ricerca l’impresa alpinistica unita a fini di studio. Nel XX secolo si aggiunge un altro aspetto: quello della comunicazione e del lustro dato al proprio Paese da chi compie l’impresa. La vicenda della conquista italiana del K2 racchiude in sé tutti questi aspetti. La prima spedizione italiana, capeggiata del duca degli Abruzzi che individuò la via migliore per salire (lo Sperone Abruzzi), fu seguita due decenni dopo da quella con scopi prevalentemente scientifici
del Duca di Spoleto. Durante questa spedizione si forma Ardito Desio che 30 anni dopo progettò la prima ascesa vincente alla vetta considerata ancora oggi la più difficile al mondo e che verrà per questo definita “la Montagna degli italiani”.
Ai primi del novecento ferveva anche la febbre del volo: Milano ebbe un ruolo da protagonista fin da subito per l’industria e la tecnologia aerea. La mitica impresa, ad opera di Celestino Usuelli, che nel 1906 attraversava per primo le Alpi a bordo di un pallone aerostatico, apre la pionieristica stagione del volo che ebbe il suo climax nelle famose competizioni aviatorie di Brescia (1909) e Milano (1910), veri e propri eventi mondani. Negli anni successivi Gianni Caproni e la sua azienda, impiantata a Vizzola Ticino, fu sicuramente tra i primi a costruire industrialmente aerei, soprattutto ad uso bellico. Da Milano partì anche la tragica spedizione alla conquista del polo Nord capitanata da Umberto Nobile, seguita dalla terribile vicenda nell’equipaggio bloccato nei ghiacci nella celebre “tenda rossa”.
Per quanto riguarda la conquista dello spazio, Marte è un pianeta in cui l’apporto della scienza italiana e in particolare lombarda ha giocato un ruolo importante, fatto in realtà più di errori che di successi, che contribuirono comunque all’avanzamento delle conoscenze: la figura di spicco in questo caso è Giovanni Schiaparelli, divenuto famoso anche al grande pubblico agli inizi del Novecento per aver osservato i celebri “canali” di Marte.
SEZIONE 4. L’ESPLORAZIONE DEL SOTTOSUOLO: LE GROTTE
Nel 1897 venne fondato il Gruppo Grotte Milano ad opera di un gruppo di ingegneri e geologi formatosi in ambiente politecnico. Il territorio d’elezione per le loro esplorazioni era il triangolo compreso tra i due rami del lago di Como ricchi di formazioni carsiche. Il titolo di una conferenza tenuta presso il CAI da parte del primo presidente del gruppo, il professor Francesco Salmojraghi, è illuminante: “Alpinismo sotterraneo”. Ed è così che gli alpinisti cominciarono ad avventurarsi nel sottosuolo, con lo stesso spirito (e attrezzatura) con cui scalavano le vette. Del Gruppo Grotte facevano parte personaggi del calibro di Vittorio Bertarelli, già fondatore del Touring Club e all’epoca animatore indiscusso degli sportsmen milanesi. Fino agli anni Sessanta l’attività del gruppo si può definire pionieristica, con l’invenzione e la sperimentazione di materiali per l’esplorazione da parte degli stessi speleologi, non di rado professori o professionisti provenienti dal mondo dell’ingegneria e delle scienze della terra. Sul finire degli anni 60 iniziano le esplorazioni delle grotte del Pian del Tivano (Erba, Como) e della Grigna Settentrionale (Esino Lario, Lecco) dove vengono scoperti due importantissimi sistemi di grotte. Sul Pian del Tivano il Sistema della Val del Nosè con oltre 65 km di gallerie (ad oggi la seconda grotta più lunga d’Italia). In Grigna, invece, sono state esplorate ben 1200 grotte in appena 4 km quadrati tra le quali spicca il Sistema del Releccio “Alfredo Bini”, il secondo sistema di grotte più profondo d'Italia (che raggiunge la quota di -1313 metri sotto il suolo rispetto alla quota d'ingresso)
SEZIONE 5. GEOGRAFIE DEL FUTURO: ANTROPOLOGIA, ARTE E VISIONI
Quale futuro per la Geografia? Nella sezione conclusiva della mostra si proverà a formulare una serie di ipotesi sui futuri scenari che coinvolgeranno il concetto di geografia. Una serie di interviste ad esperti, di differenti settori e di fama internazionale, permetterà di indagare il futuro della disciplina sotto differenti punti di vista. Cuochi e fisici, urbanisti e artisti, sviluppatori ed esploratori, fotografi e antropologi si confronteranno in una doppia intervista sulla loro visione dello spazio fisico. Le video-interviste saranno messe in scena all’interno della spettacolare vetrina ricurva che caratterizza lo spazio museale.
Comitato scientifico: Franco Farinelli, Anna Maria Montaldo, Carolina Orsini, Anna Antonini.
Materiali uso stampa:
https://drive.google.com/drive/folders/1MynhkEtGLkK_w-iSMpBPK0HiFV9yPKMh

SE A PARLARE NON RESTA CHE IL FIUME Ambiente sensibile per le tribù della Valle dell'Omo

Un’installazione artistica di Studio Azzurro e della fotografa
Jane Baldwin, a sostegno di Survival International
MUDEC - Museo delle Culture di Milano
28 settembre 2018 – 6 gennaio 2019
Il MUDEC – Museo delle Culture presenta un’installazione artistica multimediale dal titolo
“Se a parlare non resta che il fiume” che aprirà al pubblico il 28 settembre 2018 all’interno del palinsesto
“Geografie del Futuro”. Il progetto intreccia il lavoro artistico sul campo della fotografa ed educatrice
americana Jane Baldwin (‘Kara Women Speak’) con la creatività di Studio Azzurro, il celebre gruppo di
ricerca artistica fondato a Milano nel 1982.
Un’esperienza artistica immersiva capace di suscitare empatia per le vite, le terre e le culture dei popoli
indigeni che, nella bassa Valle dell’Omo in Etiopia e attorno al Lago Turkana in Kenya, sono stati colpiti da
una drammatica crisi umanitaria e ambientale provocata dall’uomo. Il progetto mira anche a
sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importante lavoro di Survival International, il movimento mondiale
per i popoli indigeni.
Nel giugno 2018, l’UNESCO ha inserito il Lago Turkana nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità in Pericolo.
“Noi siamo le nostre storie – storie che possono rappresentare una prigione o un’opportunità di riscatto”
ha commentato Leonardo Sangiorgi di Studio Azzurro. “Grazie alla forza delle voci e delle immagini di cui
è intessuto, questo racconto vuole rompere il silenzio ed essere una liberazione, generare nuove visioni
e favorire un cambiamento di prospettiva. Trasportati come per incanto lungo le rive del fiume Omo,
circondati dalle voci e dalle parole dei suoi abitanti e al cospetto dei loro volti, per i visitatori sarà come
far proprie le storie e i timori di quei popoli minacciati.”
L’installazione artistica “Se a parlare non resta che il fiume” racconta la storia attuale di un fiume e dei
popoli che esso sostiene – principalmente attraverso le voci delle donne.
Tra i suoni ovattati del lento mormorio dell’acqua, il pubblico è avvolto nella penombra di uno spazio
senza colore. Al centro dello spazio, una metaforica scultura di creta rossa si libra a mezz’aria
simboleggiando il corso sinuoso del fiume – la sua superficie secca a rappresentare il letto del fiume
inaridito, privato delle sue esondazioni naturali da un controverso progetto di sviluppo in cui l’Italia gioca
un ruolo chiave. Attraverso un semplice gesto del visitatore, un frammento di quella materia si tramuta in
amuleto. E il fiume diventa cantastorie, il suono del suo scorrere si fa parola. Come d’incanto, grazie al
lento comparire dei loro volti, emergono via via le testimonianze delle donne, che si intrecciano e
sovrappongono prima di tacere e dissolversi lentamente nel gorgoglio delle acque. Infine, a parlare non
resta che il fiume.
“Con la mia arte voglio richiamare l’attenzione sulle minacce che incombono sui popoli indigeni della
valle dell’Omo e del Lago Turkana” ha dichiarato la fotografa Jane Baldwin. “Ho ascoltato e raccolto le
storie di queste donne in dieci anni di viaggi compiuti tra il 2005 e il 2014. Oggi la mia speranza è che
questa installazione immersiva e la collaborazione che le ha dato vita produca empatia, accresca la
consapevolezza e risvegli la nostra umanità – agendo da catalizzatore per un cambiamento.”
“Se a parlare non resta che il fiume” è un ambiente sensibile per le tribù della Valle dell’Omo in cui il
visitatore interagisce con le protagoniste donne, depositarie delle tradizioni orali attraverso racconti, miti
e canti. Il viaggio multimediale e poetico rende omaggio alle donne della regione – culla dell’umanità –
e rivela i profondi legami esistenti tra l’uomo e l’ambiente, tra noi e gli altri popoli. In un tempo in cui
la corsa a risorse sempre più scarse continua senza sosta, l’installazione fa riflettere sull’importanza di
salvaguardare la diversità biologica e culturale per il futuro di tutta l’umanità.
“La gente dei nostri villaggi non vuole perdere il fiume, la nostra terra e le nostre foreste. È il posto dove
siamo nati” ha raccontato eloquentemente una matriarca Kara a Jane Baldwin. “Cosa penseresti se
qualcuno piombasse a casa tua e ti dicesse ‘Vai via! Voglio prendermi la tua casa e la tua terra per il mio
progetto’? Ti piacerebbe se qualcuno venisse e semplicemente ti mandasse via dalla tua casa, dalla tua
terra? Ti piacerebbe? È proprio ciò che ci aspetta.”
Da dieci anni, l’ecosistema del bacino del fiume Omo – e le persone che ne dipendono – sono minacciati
da un imponente progetto idroelettrico made in Italy e dal conseguente accaparramento di vaste porzioni
di terra, trasformate in enormi piantagioni agro-industriali di cotone e canna da zucchero – il tutto per
esportazione.
“Come tutti i popoli indigeni del mondo, anche le tribù della valle dell’Omo sono minacciate da razzismo,
furti di terra, sviluppo forzato e violenze genocida” ha dichiarato Francesca Casella, direttrice di Survival
International Italia. “Ci auguriamo che le storie raccontate in ‘Se a parlare non resta che il fiume’ inspirino
i visitatori a partecipare alla battaglia contro una delle crisi umanitarie più urgenti e raccapriccianti del
nostro tempo. Survival lotta contro lo sterminio dei popoli indigeni dal 1969. Abbiamo bisogno di sostegno
per garantire loro un futuro – per i popoli indigeni, per la natura, per tutta l’umanità.”

lunedì 3 settembre 2018

Fondazione Palazzo Te presenta TIZIANO / GERHARD RICHTER. IL CIELO SULLA TERRA a cura di Helmut Friedel Giovanni Iovane Marsel Grosso




Gerhard Richter risponde, ancora una volta, all’Annunciazione di Tiziano.

Il grande pittore tedesco, uno dei più rilevanti protagonisti della scena contemporanea, ha deciso di offrire una rielaborazione del suo rapporto con la pittura di Tiziano e con il tema dell’Annunciazione in una mostra concisa e preziosa – “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra”, a cura di Helmut Friedel, Giovanni Iovane e Marsel Grosso – che si terrà a Palazzo Te a Mantova dal 7 ottobre 2018 al 6 gennaio 2019.

Era il 1972 quando, durante una visita alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, Richter riconosce in Tiziano una qualità “che rende arte un’opera d’arte”, e decide di copiare il quadro veneziano. Da allora il dialogo con l’antico maestro cadorino resta come un’ispirazione e un’intonazione di fondo del lavoro di Richter, che periodicamente sente il bisogno di tornare su questa preziosa e segreta fonte.

La Fondazione Palazzo Te, grazie al lavoro dei curatori, ha proposto al grande artista tedesco di raccontare questo dialogo intimo e di lungo corso, proprio a partire da due capolavori di Tiziano: l’Annunciazione di S. Rocco e quella conservata al Museo Nazionale di Capodimonte.
Gerhard Richter ha risposto con generosità e personalmente a questa proposta, elaborando un percorso di 17 opere, direttamente uscite dal suo studio, nelle quali, con delicatezza e per allusioni, racconta una storia, tutta giocata sul segreto della visione. Una storia che racconta l’incontro con il tema misterioso dell’annuncio, che si riverbera in un ciclo di dipinti ad esso dedicati e nei modi in cui Richter rappresenta la presenza femminile nella sua vita d’artista (Betty ed Ella). Una storia che racconta il pensiero e la pratica del colore, la reciproca trascendenza, le connessioni tra i colori nella loro diversità, e forse anche la trasparenza della visione nel rapporto con un “oltre” misterioso; una riflessione sul senso della pittura che accomuna Tiziano e Richter. A questa istanza è dedicata l’ultima sala, nella quale Richter ha voluto presentare un suo specchio rosso, del colore della veste della vergine di Tiziano, a testimonianza di un riverbero che attraversa il tempo e custodisce segreti.

La Fondazione Palazzo Te ha così il privilegio di ospitare una mostra capace di più voci, in cui Richter si racconta, in cui due Annunciazioni di Tiziano sono presentate con alcuni lavori preparatori, in cui il tema stesso dell’annunciazione e del femminile viene ripensato nella sua capacità di mediare “il cielo e la terra” nel lavoro di artisti così importanti e così distanti nel tempo; l’arte, la grande arte, è sempre contemporanea.

Questo evento, unico e prezioso, ha mosso anche altre istituzioni della città di Mantova e così il Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” ha generosamente deciso di presentare una raccolta delle Annunciazioni presenti nelle collezioni della città, mentre la Diocesi di Mantova propone un percorso cittadino per ammirare le Annunciazioni presenti nelle principali chiese.
Importanti intellettuali hanno poi risposto a questa occasione: Giulio Busi, Annarosa Buttarelli, Claudia Cieri Via hanno accettato di scrivere per il catalogo edito da Corraini, mentre l’allestimento della mostra ha ricevuto il contributo straordinario di Piero Lissoni.

La mostra “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” è prodotto e realizzato dal Comune di Mantova, dalla Fondazione Palazzo Te e dal Museo Civico di Palazzo Te, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali, con la collaborazione della Diocesi di Mantova e del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga”, con il contributo della Fondazione Banca Agricola Mantovana e di Banca Monte dei Paschi di Siena, e con il supporto degli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani e con il sostegno dello sponsor tecnico Manerba.

Quando il formaggio è di capra




Ultimo doppio appuntamento per assaggiare e acquistare i prodotti del “Paniere dell’ecomuseo”. Giovedì 6 settembre alle 20.30 presso il bar ristoro “La Fortezza”, sul Forte di Osoppo, è in programma l’Apericena dell’ecomuseo: la serata sarà dedicata ai formaggi caprini dell’azienda agricola “Zore”. Alessia Berra, fondatrice e titolare dell’attività, farà degustare le formaggelle, lo stracchino, il caprino morbido, il latteria Zore, tutti formaggi prodotti in modo artigianale, senza aggiunta di conservanti, addensanti e additivi chimici.
Domenica 9 settembre dalle 9 alle 13, a Gemona presso “La Frasca” (di fronte al Centro ricreativo di Campolessi), riapre il Mercato contadino, organizzato dall’Ecomuseo delle Acque e dal locale Circolo Culturale Ricreativo ogni prima domenica del mese, con vendita diretta di prodotti agricoli provenienti dalle aziende del Gemonese, ma non solo. Per questa domenica di settembre saranno presenti al mercato quattro presìdi Slow Food: al pan di sorc e al formaggio della latteria turnaria di Campolessi si aggiungeranno l’aglio di Resia e il fagiolo di San Quirino. Non mancheranno i formaggi caprini dell’azienda “Zore”.

Alessia Berra alleva un centinaio di capre a Platischis, una frazione del Comune di Taipana, nell’alta Val Torre. Nel 2008 ha creato “Zore”, azienda agricola e allevamento. Zore, nel dialetto locale, significa alba: l’alba che Alessia e le sue capre vedono ogni mattina e che poi si trasforma nel sole che splende nei campi dove le capre pascolano libere nella bella stagione. Tutte le fasi di produzione dei formaggi, dalla lavorazione alla stagionatura, sono realizzate manualmente. Alessia crede molto nella stagionalità dei prodotti e per questo ha scelto di seguire il ciclo naturale di riproduzione dell’animale. Le capre vanno in calore e rimangono gravide a fine estate, dopo 5 mesi partoriscono e producono latte per circa 9/10 mesi, poi vanno “in asciutta”, con interruzione della mungitura per farle riposare per il nuovo parto. Per questo motivo nei mesi di dicembre e gennaio è difficile trovare in azienda i prodotti freschi.

Elisa Valero è la vincitrice della sesta edizione dello Swiss Architectural Award

L’architetto Elisa Valero (Spagna) vince lo Swiss Architectural Award
nell’edizione con il maggior numero di candidati - 32 provenienti da 19 paesi -
dalla nascita del premio
 
    Il premio di 100.000 franchi sarà consegnato alla vincitrice il prossimo 15 novembre all’Accademia di architettura di Mendrisio, Università della Svizzera italiana. La cerimonia inaugurerà l’esposizione dei lavori presentati dai candidati,
che resterà aperta fino al 23 dicembre 2018
 
         Lo Swiss Architectural Award si conferma anche quest’anno uno dei premi di architettura più ingenti e prestigiosi al mondo, forte di un comitato di advisor composto da architetti e critici di rinomanza internazionale 
 

Mendrisio, luglio 2018 – È Elisa Valero (Spagna) la vincitrice della sesta edizione dello Swiss Architectural Award: premio internazionale di architettura a cadenza biennale promosso dalla Fondazione Svizzera per l’Architettura, con la collaborazione dell’Università della Svizzera italiana – Accademia di architettura di Mendrisio e il sostegno della Fondazione Teatro dell’Architettura e della Fondazione per le Facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana.

Lo Swiss Architectural Award si propone di promuovere un’architettura attenta alle questioni etiche, estetiche ed ecologiche contemporanee e di favorire il dibattito pubblico.

Il premio, che ammonta a 100.000 franchi, sarà consegnato alla vincitrice il prossimo 15 novembre 2018 all’Auditorium del Teatro dell’architettura (Università della Svizzera italiana - Accademia di architettura, Mendrisio), nel corso di una cerimonia che segnerà anche l’apertura dell’esposizione dei lavori presentati dai candidati.
 
Elisa Valero è stata selezionata fra 32 candidati provenienti da 19 paesi, vincendo l’edizione con il maggior numero di partecipanti dalla nascita del premio ad oggi.

La Giuria ha attribuito all’unanimità lo Swiss Architectural Award 2018 a Elisa Valero per l’ampliamento di un edificio scolastico a Cerrillo de Maracena (Granada, 2013-2014), per le residenze sperimentali a Granada (2015-2016) e per la chiesa a Playa Granada (2015-2016).
 
Per la Giuria “l’architettura di Elisa Valero è animata da un tenace impegno personale e da una ricerca originale sugli aspetti costruttivi che le consentono, ricorrendo a risorse limitate, di rispondere alle condizioni poste dai programmi  funzionali sublimandole in spazi di grande qualità”.

La giuria ha riconosciuto nel lavoro di Elisa Valero un’intima consonanza con gli obiettivi dello Swiss Architectural Award: premio che si propone di favorire, attraverso il coinvolgimento delle tre Scuole di architettura svizzere, il dibattito pubblico sulle potenzialità dell’architettura.

La giuria della sesta edizione è stata presieduta da Mario Botta e composta da Riccardo Blumer (direttore dell’Accademia di architettura di Mendrisio - USI), An Fonteyne (professoressa straordinaria presso il Dipartimento di architettura del Politecnico Federale di Zurigo), Francis Kéré (professore titolare all’Accademia di architettura di Mendrisio - USI) e Paolo Tombesi (direttore dell’Institut d’Architecture dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne).
 
I candidati all’edizione 2018 dello Swiss Architectural Award sono stati nominati da un comitato di advisor composto da Solano Benitez, Asunción (Paraguay); Ole Bouman, Rotterdam/Shenzhen (Olanda/Cina); Angelo Bucci, São Paulo (Brasile); Gonçalo Byrne, Lisbona (Portogallo); Jean-Louis Cohen, Parigi (Francia); Luis Fernandez-Galiano, Madrid (Spagna); Sean Godsell, Melbourne (Australia); Toyo Ito, Tokyo (Giappone); Bijoy Jain, Mumbai (India); Shelley McNamara, Dublino (Irlanda); Valerio Olgiati, Flims (Svizzera); José Maria Sanchez Garcia, Madrid (Spagna); Li Xiaodong, Beijing (Cina)

Sono stati candidati all’edizione 2018 dello Swiss Architectural Award:
Al Borde (Pascual Gangotena, David Barragán, Marialuisa Borja, Esteban Benavides; Ecuador); Arquitetos Associados (Alexandre Brasil, André Luiz Prado, Bruno Santa Cecilia, Carlos Alberto Maciel, Paula Zasnicoff; Brasile); Barozzi Veiga (Fabrizio Barozzi, Alberto Veiga; Spagna); Baserga Mozzetti (Nicola Baserga, Christian Mozzetti; Svizzera); Baukuh (Paolo Carpi, Silvia Lupi, Vittorio Pizzigoni, Giacomo Summa, Pier Paolo Tamburelli, Andrea Zanderigo; Italia); Fernanda Canales (Messico); ChartierDalix (Frédéric Chartier, Pascale Dalix; Francia); José Cubilla (Paraguay); Frida Escobedo (Messico); Gong Dong / Vector Architects (Cina); H+F Arquitetos (Pablo Hereñu, Eduardo Ferroni; Brasile); Anna Heringer (Germania); Akihisa Hirata (Giappone); Anne Holtrop (Bahrain); Hua Li / TAO, Trace Architecture Office (Cina); Kumiko Inui (Giappone); Carla Juaçaba (Brasile); Ansi Lassila / OOPEAA – Office for Peripheral Architecture (Finlandia); Li Zhang / TeamMinus (Cina); Ling Hao (Singapore); Rozana Montiel (Messico); Daniel Moreno Flores (Ecuador); onishimaki + hyakudayuki architects (Maki Onishi, Yuki Hyakuda; Giappone); Orkidstudio Architects (James Mitchell, Carolina Larrazabal; Kenya); Oualalou + Choi (Tarik Oualalou, Linna Choi; Francia); PAO – People’s Architecture Office (He Zhe, James Shen, Zang Feng; Cina); James Russell (Australia); Sami Arquitectos (Inês Vieira da Silva, Miguel Vieira; Portogallo); SO-IL (Florian Idenburg, Jing Liu, Ilias Papageorgiu; USA); Marina Tabassum (Bangladesh); TNA Architects (Makoto Takei, Chie Nabeshima; Giappone);  Elisa Valero (Spagna).
 
Nel nuovo sito swissarchitecturalaward.com sarà possibile reperire tutte le informazioni per l’edizione in corso e le precedenti.

100/100 PARKER A EPOKALE CANTINA TRAMIN: "UN RISULTATO STORICO PER L'ALTO ADIGE"

Il Gewürztraminer Epokale 2009 giudicato con punteggio pieno da Wine Advocate di Robert Parker. È la prima volta per un vino bianco italiano.
Il Gewürztraminer Epokale di Cantina Tramin conquista i 100 punti di Robert Parker Wine Advocate. Il giudizio, frutto delle ultime degustazioni di vini italiani condotte da Monica Larner, è stato pubblicato sul sito www.robertparker.com.
"Si tratta di un risultato storico – commenta Wolfgang Klotz, direttore commericale della Cantina Tramin – per la prima volta Robert Parker premia un vino bianco italiano con 100/100 e per la prima volta questo punteggio va ad un vino non prodotto in Toscana o Piemonte. Siamo molto orgogliosi di aver portato questo riconoscimento in Alto Adige".
La guida di Robert Parker, definito da The Wall Street Journal "il più potente critico di vino contemporaneo", rappresenta un punto di riferimento per i mercati di tutto il mondo. Dall'inizio della pubblicazione dei suoi bollettini nel 1978, Parker ha giudicato oltre 35.000 vini italiani, conferendo per 14 volte il massimo punteggio, per la maggior parte a Barolo e Brunello.
"Siamo davvero onorati per questa valutazione – commenta Willi Stürz, kellermeister di Cantina Tramin e padre di Epokale – rappresenta una grande soddisfazione che voglio condividere con tutti i soci e i collaboratori della cantina".
Il progetto di Epokale nasce infatti da lontano e dalla volontà di Cantina Tramin, realtà cooperativa di Termeno con circa 300 soci, di esplorare le potenzialità di longevità del Gewürztraminer. A partire dalle vendemmia 2009 sono stati selezionati due tra i vigneti più vecchi, nei dintorni del maso Nussbaumer, sulla fascia collinare ai piedi del massiccio della Mendola, con esposizione a sud-est. La raccolta è stata realizzata a fine ottobre con una resa in vigneto di 45 quintali per ettaro. Dopo la vinificazione con pressatura soffice, il vino ha sostato per 8 mesi sui lieviti prima di essere imbottigliato ed essere portato, ad agosto 2010, nella miniera di Monteneve, in Val Ridanna, ad oltre 2000 metri di quota. Qui è stato stoccato al buio, a 4 chilometri dall'imbocco della galleria e ad una profondità di 450 metri sotto la montagna. La temperatura di 11° e l'umidità del 90% sono costanti per tutto l'anno, la pressione atmosferica pari a quella esterna: condizioni ideali per un lento affinamento.
"Epokale – conclude Stürz – è classificato come Spätlese per il suo elevato residuo zuccherino. Si tratta di uno stile che in Alto Adige era stato abbandonato da almeno due secoli. Poteva essere considerato un azzardo e siamo davvero felici che sia stato compreso e valutato positivamente".