Galleria Gracis Piazza Castello 16, Milano |
Paolo Mussat Sartor, Viaggi, 1977 |
"È il 16 marzo 1978, un giovane fotografo sta viaggiando in macchina da Torino verso Roma accompagnato dai suoi fedeli compagni di viaggio, gli strumenti di lavoro, quando viene fermato in Emilia, in autostrada dalla polizia. Gli chiedono dove va, risponde che sta andando a Roma e gli dicono allarmati che a Roma è successo un fatto molto grave, Aldo Moro è stato rapito e gli uomini della scorta uccisi dalle BR. È incerto sul da farsi, per fortuna decide di proseguire. Quel rapimento è un fatto storico di enorme portata, la città è deserta, blindata, i negozi chiusi. Ma per il mondo dell’arte stava per avvenire qualcosa di molto importante. Anche piazza Barberini, solitamente vivissima, con il grande cinema, la farmacia, gli alberghi, era vuota e presidiata dalle camionette della polizia. Un piccolo corteo di persone, non più di venti o trenta (io, Achille Bonito Oliva, Carla Accardi, Mario e Marisa Merz, Jole De Sanna, Bruno Corà, Jannis Kounellis e Michelle Coudray, Alba e Francesco Clemente, Mimma e Vettor Pisani, Emilio Prini, Gino De Dominicis, Dragica e Ilija Soskic, Carla e Silvia Fabro, Paolo Mussat Sartor) seguì Luciano Fabro che portava tra le braccia un’opera in bronzo, Io (L’uovo), da via Gregoriana dove c’era la galleria Il Collezionista, in una piccola processione di intensissima ritualità fino a piazza Barberini dove Fabro depose nelle acque della Fontana delle Api del Bernini questa opera meravigliosa." Questo è l'incipit del testo critico di Laura Cherubini che accompagna la mostra OBIETTIVO, ARTE POVERA. Un viaggio nell’arte dal 1968 alla Galleria Gracis a Milano, prorogata fino al 30 aprile 2026. Il giovane fotografo a cui fa riferimento è Paolo Mussat Sartor (Torino, 1947), protagonista di questa esposizione: un autore che, con sguardo lucido e straordinaria sensibilità, si è affermato come uno dei più importanti e rigorosi testimoni dell’arte contemporanea in Italia. Attraverso oltre sessant’anni di attività, il suo lavoro ha accompagnato, documentato, e in molti casi definito, l’immaginario visivo di un’intera stagione artistica, restituendone con profondità critica e intensità poetica i momenti più significativi. Il titolo dell’esposizione racchiude in sé le parole chiave che sono il fil rouge del progetto. L’OBIETTIVO è quello della macchina fotografica di Mussat Sartor che si fonde con il suo sguardo e la sua visione della realtà. I VIAGGI evocano la serie di fotografie - totalmente inedite - scattate dall’abitacolo della sua auto tra gli anni ’70 e ’90, quando attraversava l’Europa per documentare mostre e artisti. |
Paolo Mussat Sartor, Luciano Fabro - Lo spirato, 1968 |
Paolo Mussat Sartor (Torino, 1947) attraverso i suoi scatti ha raccontato l’Arte Povera e la scena internazionale dell’arte moderna e contemporanea a cavallo degli anni ’70, restituendoci una lettura critica del lavoro degli artisti che va oltre il semplice racconto e si fa testimonianza autentica e vibrante di quell’epoca eroica. Alla Galleria Gracis sono esposte circa 30 immagini che ritraggono i principali protagonisti dell’Arte Povera e le loro opere, tra cui Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Eliseo Mattiacci, Mario Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio e altrettante fotografie della serie inedita dei Viaggi. Ma non solo, le fotografie dialogheranno con le opere degli stessi artisti che Mussat Sartor aveva ritratto - provenienti dalla sua collezione personale - chiudendo il cerchio su quello che è il terzo cardine della mostra, ossia l’ARTE POVERA. Paolo Mussat Sartor compie i primi passi come fotografo nella galleria di Gian Enzo Sperone a Torino, sua città natale, nel periodo della sua massima attività tra il 1968 e il 1975, grazie all’amico Tucci Russo che lo introduce nell’ambiente. Andrea Bellini, nel volume “Paolo Mussat Sartor Luoghi d’Arte e di artisti 1968 – 2008”, evidenzia «quanto poco il fotografo sia stato attratto dalla scena dell’arte, intesa nella sua dimensione mondana e salottiera, e quanto invece la sua curiosità, il suo occhio e il suo istinto siano rimasti sempre concentrati sull’opera e il linguaggio degli artisti». Mussat Sartor non usava il grandangolo, non trasformava, né giudicava ciò che fotografava e forse anche per questo riuscì a stabilire con gli artisti un rapporto fatto di rispetto e intesa, come spiega lui stesso: «Era una fotografia “ragionata”, che cercava di rispecchiare l’idea del lavoro. Ma questo avviene in tutte le mie fotografie, dai ritratti ai paesaggi: cerco di rispettare il soggetto, cerco sempre un dialogo, anche solo mentale, con ciò che fotografo. Cerco di capire senza spettacolarizzare, senza sconvolgere, senza spingermi oltre». È proprio per questo che Galleria Gracis ha deciso di accostare alle sue fotografie dedicate ai protagonisti dell’Arte Povera, quelle dei Viaggi, esposte qui per la prima volta, scattate per lo più con la Minox, una macchinetta tascabile che portava sempre con sé e che gli permetteva di tenersi impegnato nei lunghi viaggi da una parte all’altra dell’Europa, da Amsterdam a Francoforte, passando per Parigi e Basilea, fino a Roma e Bari. Oggetti, situazioni, cambiamenti metereologici, tutto ridotto all’essenziale, tutto ciò che dopo un attento sguardo e riflessione, aveva voluto conservare. Mostra realizzata con la gentile collaborazione di Francesca Chiappero. |
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