Ad accogliere il visitatore a piano terra, a soglia del percorso, è collocata un’opera scultorea in marmo bianco, Il Grembo (2026), che introduce fin dal principio la tensione tra materia e forma, tra destino e origine, su cui l’intera mostra si costruisce. Come accade nelle Geografie temporali, che da anni caratterizzano la sua ricerca, anche qui la materia resta soggetta alla forza di gravità: si sposta, frana, si ridistribuisce, così che ogni opera continui silenziosamente a mutare anche una volta esposta — un procedimento che rovescia il gesto pittorico tradizionale, poiché non si aggiunge colore ma si dispone materia instabile, lasciando che sia il tempo stesso a comporne, o scomporne, l’immagine.
Il tema della memoria e della stratificazione delle dimensioni temporali, da sempre al centro della ricerca dell’artista, trova qui una soluzione inedita, scandita in tre movimenti — uno per ciascun piano della galleria. Seguendo le tracce misteriose e frammentarie di un passato che rimanda in modo esplicito al Polittico dell’Agnello Mistico (1426-1432) dei fratelli van Eyck e alla dimensione onirica e mitologica di Morfeo, il visitatore attraversa, al primo piano, una foresta di occhi dipinti su corteccia d’albero e inseriti su tavole a foglia d’oro, insieme a presenze vegetali in bronzo che, più che lasciarsi osservare, sembrano osservare a loro volta.
Il percorso transita così al secondo piano, verso un culmine in cui la Morte del Sole, della Luna e caduta delle stelle (2026) — nuovo riferimento alla storia dell’arte, in particolare al miniaturista quattrocentesco Cristoforo de Predis — trova il proprio compimento enigmatico e spaesante in una serie di Geografie temporali dalle forme circolari ed ellittiche, capaci di riconsegnare la storia e le sue contraddizioni più stridenti a una dimensione eterna.
Il riferimento al Polittico dell’Agnello Mistico non è soltanto iconografico. L’opera dei van Eyck, con la sua struttura ad ante che si aprono rivelando registri narrativi e simbolici differenti, offre a Sophie Ko un modello strutturale prima ancora che tematico: come il polittico di Gand, anche Testimoni si costruisce per soglie successive, in cui ogni piano della galleria agisce come un’anta che, aprendosi, rivela un nuovo grado di visione. Allo stesso modo, il richiamo a Cristoforo de Predis — autore lombardo di cicli a soggetto astronomico ed escatologico — introduce in mostra un immaginario cosmico e apocalittico, in cui la caduta degli astri diventa metafora di un tempo che si consuma e, insieme, si rigenera.
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