domenica 24 maggio 2026

Prorogata la mostra sul sistema irriguo del Gemonese

 

Opera di presa ad Ospedaletto, anni Venti (archivio CBPF)

Un bel successo sta riscuotendo la mostra “Acque del Gemonese” allestita dall’Ecomuseo nelle sale espositive di piazza Municipio a Gemona, con la collaborazione del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana e del Comune e il sostegno della Regione. L’apprezzamento dei visitatori è dimostrato dai commenti espressi al tavolo d’ingresso, tutti assai lusinghieri. Vi viene illustrato, con testi e immagini storiche e attuali, il processo che nell’arco di 150 anni ha reso coltivabile la piana tra Gemona e Osoppo, attraverso un fitto reticolo artificiale che si è combinato con quello naturale, rappresentato dal Fiume Ledra e dai suoi tributari. L’ambito indagato è quello della pianura chiusa posta al centro del Friuli, composta da terreni sciolti e ricchi di scheletro che andavano resi più fertili. L’ottima accoglienza ha reso opportuna la proroga della mostra che resterà aperta fino a domenica 31 maggio (è visitabile dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19).

Il filo conduttore del progetto di ricerca che è alla base dell’esposizione è l’uomo in relazione al paesaggio e alla natura anfibia della piana. La storia degli interventi condotti sul territorio non è stata segnata solo dai progetti di ingegneri e agronomi, ma anche dal lavoro del personale addetto all’esecuzione delle opere, che ha rappresentato il volto quotidiano di un processo di trasformazione incessante e capillare. Le immagini inedite recuperate dall’archivio storico del Consorzio parlano chiaro: documentano architetture, canali, opere di presa, bocche, strade poderali ma pure i continui interventi necessari per ripristinare e consolidare le roste lungo il Tagliamento al fine di proteggere i terreni dalle acque del fiume, costruttore (con i suoi sedimenti) e al contempo devastatore (con le sue tracimazioni) della piana alluvionale.

«È tutto quel piano, che si estende da Gemona fino ai fiumi di Ledra e Tagliamento, e fino ai colli che lo circondano, sempre chiamato Campo in carte di quattro, di cinque e di sei secoli addietro» (Gian Giuseppe Liruti, 1771).



Nessun commento:

Posta un commento