La
Valtellina (con la Valchiavenna) è terra di eccellenze alimentari, grandi vini
e piatti che possono soddisfare i palati più esigenti: per questo la Redazione
della testata web Borghi d’Europa ha deciso di intraprendere un percorso
d’informazione e valorizzazione delle tipicità dell’intera zona montana in
provincia di Sondrio, sin da settembre 2017 quando si è tenuto il primo
festival del Nebbiolo delle Alpi, altresì chiamato Chiavennasca.
I
giornalisti di Borghi d’Europa, durante una delle classiche visite gustose nel
Milanese, hanno conosciuto un angolo magico della Valtellina, la bottega di
qualità Sciatt à Porter, situata a pochi passi da Corso Como e inserita subito
nel percorso d’informazione “Milano Vetrina del Gusto”.
La
titolare, Emma Marveggio, persona molto disponibile e concreta, nonchè valtellinese
doc, ha raccontato che Sciatt à Porter è aperto dal 10 ottobre 2013, concepito inizialmente
per essere uno street food all’avanguardia, “sdoganando” il prodotto tipico del
territorio valtellinese allora ancora sconosciuto, su modello del noto forno
Luini, street food in zona Duomo.
Poi,
le cose hanno preso una piega diversa, dal momento che la clientela preferiva
trascorrere del tempo a mangiare e degustare seduta, fatto che cozza contro
l’idea di street food e così il locale è stato trasformato in un “rifugio
metropolitano” (termine coniato dal Gambero Rosso), mettendo dei tavoli per far
sedere la clientela.
Emma
Marveggio viene da anni di esperienza consolidata nell’universo finanziario e
molto portata e competente nello studiare le dinamiche del sistema commerciale,
una vera pioniera nella comunicazione volta alla semplicità e all'autenticità.
Con l’arrivo della crisi economica globale del 2008, è diventata un’acuta osservatrice di tutto quello che sarebbe servito per riconquistare la fiducia persa ad ogni livello da parte dell’utente finale, per cui un ottimo vettore è stato indubbiamente tentare di valorizzare i territori d’eccellenza, sia nel campo culturale che alimentare: da qui l’idea di aprire Sciatt.
Con l’arrivo della crisi economica globale del 2008, è diventata un’acuta osservatrice di tutto quello che sarebbe servito per riconquistare la fiducia persa ad ogni livello da parte dell’utente finale, per cui un ottimo vettore è stato indubbiamente tentare di valorizzare i territori d’eccellenza, sia nel campo culturale che alimentare: da qui l’idea di aprire Sciatt.
Un
luogo unico e fuori dagli schemi che si propone come un format di coerenza e
comunicazione nella variegata (e ahimè non sempre sana) ristorazione milanese:
i camerieri sono dei cantastorie e i cuochi dei cucinieri, tutti a disposizione
della gentile clientela.
Ogni
singolo ingrediente e materia prima che viene usata per preparare i piatti è di
provenienza al 100% valtellinese: ogni piatto viene cucinato con amore così
come lo facevano le casalinghe di una volta.
Oltre a grandi etichette di Nebbiolo delle Alpi, tra i piatti più importanti vanno citati sicuramente gli Sciatt, pastelle di grano saraceno che avvolge il Formaggio Casera, risultando molto simile a un bignè salato di grano saraceno, gli autentici Pizzoccheri della Valtellina, la Polenta Taragna condita con burro, formaggio e brasato, gli Tzigoiner, spiedoni di carne fassona alla piastra, appoggiati su legno d’abete, le varie e gustosissime Bresaole (fassona, cervo, punta d'anca, magatello e slinzega), ed infine dolci straordinari del territorio fatti in casa e stagionali, come la Creme Caramel con le tipiche “Uova di Selva” e le torte di grano saraceno con mele e pere.
Nel futuro, Emma
Marveggio non nasconde di poter allargare gli orizzonti professionali verso
nuovi concetti, sempre “sartoriali”, dove la qualità recita una parte
fondamentale e con essa il territorio, che già sono parte integrante della
bottega Sciatt à Porter.
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