Forlì, 20 febbraio 2026. Non esiste stagione della storia europea in cui l’immagine abbia assunto un ruolo tanto consapevole e strategico quanto nel Seicento. Con il Barocco l’arte smette di essere semplice rappresentazione e diventa costruzione di realtà. Lo spazio si dilata, le superfici si aprono, la luce diventa materia attiva. L’opera non è più solo oggetto da contemplare, ma esperienza che coinvolge, persuade, orienta. L’immagine entra nella vita pubblica, si fa strumento di convinzione e di governo, misura del visibile e macchina della visione. È in questo passaggio che l’immagine occidentale acquisisce una nuova coscienza di sé: non più misura dell’ordine, ma energia in tensione.
Con Barocco. Il Gran Teatro delle Idee, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e il Museo Civico San Domenico affrontano una delle stagioni decisive della civiltà europea, restituendola nella sua complessità e nella sua forza generativa. Non una lettura limitata allo stile, ma una ricostruzione ampia di un sistema culturale in cui arte, fede, scienza, potere, spettacolo e vita quotidiana si intrecciano fino a diventare inseparabili. Un sistema in cui ogni immagine è insieme forma e idea, materia e progetto, emozione e strategia.
La mostra, attraverso circa 200 capolavori, ricostruisce la temperie culturale e artistica del Barocco sondandone al tempo stesso gli sconfinamenti temporali, riunendo opere provenienti da numerose istituzioni nazionali e internazionali, forte anche della collaborazione con Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini – tra cui l’Albertina di Vienna, il Museo del Prado di Madrid, i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e il Museo e Real Bosco di Capodimonte – per dare vita a un percorso articolato in dodici sezioni che propongono un viaggio che dal fascino dell’antico giunge fino alle risonanze contemporanee.
«Il Seicento fu Roma. La città dei papi erede della città dei cesari. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, Roma richiama i migliori talenti artistici, le élites intellettuali, gli spiriti eccelsi dei nuovi ordini religiosi (i gesuiti, i cappuccini, i teatini, gli oratoriani), nel clima della riorganizzazione politica e religiosa promossa dalla Riforma cattolica e dalla Controriforma dopo il Concilio di Trento – sottolinea Gianfranco Brunelli, Direttore delle Grandi Mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì –. L’arte è al centro della riconquista della cristianità da parte del papato. Ne è il linguaggio espressivo. E quel che in seguito verrà chiamato, in maniera dispregiativa, Barocco, sottolineandone l’irregolarità, la bizzarria, la stravaganza, ne è la cifra simbolica. Il Barocco è la dimensione culturale del secolo».
Il Barocco è il momento in cui l’arte europea comprende definitivamente la propria forza. L’immagine non è più solo specchio del mondo, ma strumento capace di modellarlo. È qui che il visibile diventa dispositivo critico, capace di orientare lo sguardo collettivo, di costruire identità, di mettere in scena conflitti.
Nel grande teatro delle idee il Seicento definisce un nuovo rapporto tra forma e potere, tra esperienza sensoriale e pensiero, tra presenza fisica e costruzione simbolica. Non un’epoca di eccesso, ma un laboratorio di modernità. È in quella consapevolezza dell’immagine – nella sua capacità di persuadere, emozionare, organizzare il mondo – che affonda una parte decisiva della nostra cultura visiva. E da lì continua a interrogare il presente.
Il progetto di allestimento e la direzione artistica sono a cura dello Studio Lucchi & Biserni.
Il catalogo è edito da Cimorelli Editore.
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