In Another England, gli edifici non sono solo edifici. Sono personaggi.
La cattedrale trasformata in parco acquatico scivola dalla sacralità al divertimento senza un lamento. Gli archi gotici si aprono per accogliere tubi azzurri che serpeggiano come serpi alpine.
Stonehenge diventa una rotonda percorsa da utilitarie frettolose.
Le scogliere bianche portano il volto di una premier trasformata in monumento giudicante.
E nelle profondità rurali, case di cemento a forma di cavalli, pecore e maialini aspettano visitatori come animali immobili al pascolo. Sono costruzioni che guardano l’Inghilterra con la stessa pazienza con cui l’Inghilterra guarda il tempo atmosferico.
Il paesaggio inglese, con la sua bruma e le sue colline mansuete, diventa palcoscenico per una serie di fenomeni che nessun meteorologo vorrebbe spiegare.
Alberi che scoppiano come enormi palloncini arancioni. Cavalli verdi gonfiabili che saltano staccionate con il portamento di creature mitiche in prova generale.
Un sole basso illumina un ufo in fiamme che passa sopra una casa perfettamente calma, come se le invasioni aliene fossero ormai parte del folklore. Una roccia che fuma nel cuore dei campi, come un gigante che si è addormentato male.
Gli oggetti banali assumono ruoli insoliti: lampioni-jellyfish illuminano strade umide, mentre vecchi aerei della RAF dormono nei boschi, arrugginiti ma dignitosi come veterani che hanno dimenticato la via di casa.
Gli esseri umani sono pochi, ma quando compaiono sono sempre al limite dell’incredibile. Una donna si fonde con i suoi cani e diventa una specie di creatura pastorale. Gli abitanti hanno teste di fiori.
Poi arrivano gli spaventapasseri. Non più guardiani dei campi, ma lavoratori ambiziosi. Sono figure poetiche e un po’ tristi: creature fatte di paglia che sembrano usciti da un’antica ballata.
Fra le ultime immagini appaiono pecore e uccelli gonfiabili, parte di un piano turistico — il meraviglioso e disperato “Operation Puff ’n’ Pose”. L’idea era semplice: se la natura non collabora, gonfiala. Così nei campi sorgono animali di plastica che brillano al sole come sculture portate dal vento. Un albero diventa un’enorme opera balloon, un cavallo verde rimbalza in un pascolo che sembra un set cinematografico.
Another England è un archivio affettivo di ciò che la terra inglese potrebbe raccontare se si liberasse per un attimo dai suoi obblighi di isola normale.
Another England, published by L’Artiere (lartiere.com)
Book signing giovedì 19 marzo ore 15.00 | Tallulah Studio Art Stand E009
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