“Ti va di prendere un caffè?” Sono tante le coppie che collezionano, tra i loro primi ricordi, quei timidi sorrisi scambiati al tavolino di un bar e tante le storie d’amore nate davanti a una tazzina.
Dal cinema alla letteratura, dalla fotografia alla pittura, l’arte da sempre testimonia il legame strettissimo tra un espresso e l’inizio di una magica intesa. Uno per tutti, l’iconico film romantico Notting Hill (1999), dove il caffè è pretesto per avvicinarsi, per conoscersi. Hugh Grant e Julia Roberts si ritrovano più volte di fronte a una tazza, costruendo passo dopo passo una storia che parla di amore e quotidianità.
I risultati dell’indagine: “Un caffè al primo appuntamento”
Secondo l’indagine di AstraRicerche, condotta per il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, per il 55% degli italiani, bere un caffè insieme è l’occasione ideale per rompere il ghiaccio. In un bar, è possibile conoscere l’altra persona in un contesto in cui ci si sente pienamente a proprio agio. È la situazione preferita soprattutto in Campania, dove la percentuale sale al 70%.
6 su 10 scelgono un caffè per il primo appuntamento sia nel Lazio sia in Emilia Romagna. Ad abbassare la media la Toscana, dove si resta ancorati alla tradizionale cena. A preferire il caffè sono più le donne (61%) rispetto agli uomini (50%) e i più adulti, tra i 25 e i 35 anni (60%).
Informale, poco impegnativo, ma autentico. Bere un caffè insieme è un modo per iniziare a conoscersi, senza creare troppe aspettative o generare “ansia da prestazione”. Minimo rischio, massima resa: un appuntamento per un caffè può durare pochi minuti oppure prolungarsi per ore, offrendo sempre una “via di fuga”, qualora l’incontro si rivelasse un flop. La possibilità di “tagliare corto” è apprezzata soprattutto dalle donne (70%) rispetto agli uomini (52%).
Più di 8 italiani su 10 (con picchi in particolare fra i giovani Millennials) la considerano una situazione neutra e rassicurante, in cui è possibile conoscersi e chiacchierare senza troppe distrazioni e anche come un modo per vedersi senza l’impegno e lo stress di una situazione più formale come una cena al ristorante.
Il clima naturalmente conviviale, tipicamente italiano, creato dal caffè conquista il 76% degli intervistati. A ciò si aggiunge il fatto che è una occasione semplice da organizzare o incastrare in agenda, che funge da "chiave" per aprire la porta a qualcosa di più impegnativo (76,2%).
Se l’incontro con l’altra persona è avvenuto on line, secondo il 75,3% degli italiani, vedersi per un caffè è un modo semplice per verificare se la “chimica digitale” corrisponde a quella reale, prima di investire molto tempo nel rapporto.
Inoltre, con il caffè oltre il 60% degli intervistati sente di andare “sul sicuro”: è considerato infatti un modo per non rischiare di sbagliare i gusti dell’altro e ricevere un rifiuto.
“Il rito del caffè è, per eccellenza, il momento di massima convivialità, in cui le persone si uniscono e si godono i piccoli piaceri della vita - afferma Michele Monzini, Vicepresidente Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food - Secondo l’indagine che abbiamo commissionato ad AstraRicerche, è emerso come l’espresso non sia solo un fiore all’occhiello del nostro Made in Italy, ma anche un sinonimo di condivisione sociale e apertura all’ascolto e alla conoscenza. Davanti ad un buon caffè è possibile quindi scambiare confidenze, vivere momenti di leggerezza e perché no, anche aprirsi a nuovi amori”.
Il caffè: complice silenzioso dei sentimenti
La magia del caffè, simbolo per eccellenza di incontri e chiacchiere, si adatta perfettamente al cuore delle relazioni moderne. E, forse, questo è il vero segreto dell’amore di oggi: una dose di autenticità, di freschezza, di complicità, da assaporare lentamente, come un buon espresso.
Quindi, che sia per un incontro di lavoro, per una chiacchierata tra amici o per un primo appuntamento, il caffè resta la bevanda perfetta per aprire il cuore a nuove possibilità. E magari, per questo San Valentino, l’invito perfetto potrebbe essere proprio: “Ti va di prendere un caffè?”
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