Nuoro, 30 luglio 2026 - Nel 1926 Grazia Deledda riceve il Premio Nobel per la Letteratura «per la sua potenza di scrittrice, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano», come recita la motivazione che accompagna il riconoscimento. A cento anni da quel traguardo e a novant'anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 15 agosto 1936, la Casa Museo a lei dedicata propone una nuova chiave di lettura della sua figura, raccontando il profondo legame che la scrittrice continuò a mantenere con la Sardegna attraverso uno degli aspetti più intimi della sua vita: la casa.
Dal 30 luglio al 4 ottobre 2026, la sala antistante la ricostruzione dello Studio romano ospita Dal disegno alla casa. Gavino Clemente e lo Studio romano di Grazia Deledda, mostra curata dal Settore Documentazione dell'ISRE – Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, che presenta per la prima volta una selezione di disegni, progetti e materiali della Ditta Fratelli Clemente di Sassari, storica bottega di ebanisteria e arredamento tra le più prestigiose dell'isola tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento.
L'esposizione ripercorre il percorso progettuale che portò alla realizzazione dello studio della scrittrice nella casa di via Porto Maurizio a Roma, seguendo il dialogo tra una committente straordinaria e la maestria degli artigiani sassaresi. Schizzi, studi decorativi e progetti esecutivi, esposti per la prima volta nella suggestiva cornice della Casa Museo, restituiscono un universo estetico nel quale la tradizione artigianale sarda viene reinterpretata attraverso un linguaggio colto e moderno, accompagnando il visitatore lungo l'intero processo creativo: dall'idea al disegno, dal disegno al mobile finito.
Tra il 1911 e il 1912 Grazia Deledda si rivolse a Gavino Clemente per commissionare l'arredo dello studio della sua casa romana. Il carteggio conservato dall'ISRE documenta il dialogo tra la scrittrice e il celebre ebanista sassarese, rivelando la cura con cui seguì ogni fase del progetto. Tra i materiali esposti figurano schizzi, studi decorativi e progetti esecutivi, oltre a tre disegni realizzati dalla stessa Deledda, che raccontano la nascita di uno spazio nel quale la tradizione artigianale sarda viene reinterpretata con eleganza, equilibrio e una costante attenzione alla funzionalità.
Dalle lettere emerge una committente tutt'altro che passiva, consapevole e determinata nelle proprie scelte: «Lei dirà che allora ci allontaniamo dal tipo puramente sardo; ma, come le dissi, il mio salotto-studio starà sempre aperto, ci abiterò tutto il giorno, sarà molto usato e quindi mi occorre un tipo solido e semplice, di facile pulitura». Più di ogni altro dettaglio, tuttavia, è la scelta del rivestimento dei divani a raccontare il legame mai interrotto con la Sardegna: Deledda volle una tappezzeria verde perché le ricordava il colore dei corpetti dell'abito tradizionale nuorese. Un piccolo frammento della sua isola che decise di portare con sé nella casa romana, trasformando l'ambiente domestico in uno spazio di memoria e appartenenza.
La mostra offre così una prospettiva inedita sulla figura della scrittrice. Pur vivendo nella capitale per gran parte della sua vita, Deledda non recise mai il rapporto con la propria terra; al contrario, continuò a coltivarlo anche attraverso gli spazi dell'abitare, scegliendo di circondarsi di forme, materiali e motivi decorativi capaci di mantenere viva la presenza della Sardegna nella quotidianità, la stessa Sardegna che avrebbe continuato ad alimentare la sua immaginazione e la sua scrittura.
«Grazia Deledda, benché trasferita a Roma, non ha mai abbandonato la sua terra. Come è noto, il suo immaginario, la sua imponente produzione letteraria testimoniano quanto l'isola e la sua gente ne abbiano alimentato l'ispirazione. La mostra inedita "Dal disegno alla casa", ci rivela un aspetto materiale che conferma l'attaccamento alla Sardegna e alle sue tradizioni. Grazia Deledda segue meticolosamente tutte le fasi: i disegni, i progetti e le decorazioni, comprese le licenze costruttive, per la realizzazione del suo studio romano che richiami i colori e lo stile sardo. La mostra espone documenti preziosi che ci aiutano, ancora di più, ad approfondire e apprezzare la complessa personalità della nostra illustre scrittrice», afferma Leonardo Moro, Presidente dell'ISRE.
Lo Studio romano diventa così molto più di un semplice ambiente di lavoro: è il luogo in cui memoria personale, identità culturale e sapere artigiano si intrecciano, restituendo il ritratto di una donna che continuò a dialogare con la propria isola anche vivendo lontano da essa, trasformando quel legame in un patrimonio letterario di valore universale.
Attraverso documenti raramente esposti, la mostra invita infine a osservare Grazia Deledda da una prospettiva diversa, più privata ma non meno significativa, rivelando come anche gli oggetti, gli arredi e le scelte estetiche possano raccontare una biografia e testimoniare il profondo rapporto tra una grande autrice e la terra che ha alimentato il suo immaginario.
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