Per Kaari Upson i legami di sangue portano anche riflessioni sulla malattia e sulla transitorietà. Nei lavori degli ultimi anni lo sguardo dell’artista si sposta progressivamente dall’esterno verso la propria storia e il proprio corpo, come emerge dall’ultima sezione della mostra dedicata al tema Corpo, memoria e fallibilità. Le opere di questo periodo testimoniano un continuo esperimento su di sé: il corpo si frantuma e si sovrappone a quello materno, trasformandosi in luogo di memoria e dissoluzione. È esemplare, in questo senso, l’installazione Mother’s Legs, in cui Upson costruisce una sorta di foresta di gambe sospese, modellate a partire dai calchi delle proprie ginocchia e dal tronco dell’albero che cresceva nel giardino della casa dei genitori, poi abbattuto. Camminando tra queste forme sospese al soffitto, che ricordano delle mezzene appese in un macello, un senso di inquietudine si intreccia ai ricordi d’infanzia, quando all’altezza delle ginocchia della madre era ancora possibile trovare conforto e protezione.
I Foot Face Paintings (2020-2021) costituiscono l’ultima serie di opere di Kaari Upson. Tutti i dipinti su carta ripetono un unico soggetto: un volto dagli occhi spalancati, parzialmente coperto da un piede. Il progetto, che prevedeva la realizzazione di un disegno al giorno per un anno intero, resterà incompiuto a causa della morte prematura dell’artista. Presentati come un diario visivo, i 140 dipinti rimangono come un’intensa e toccante registrazione quotidiana dei suoi ultimi mesi di vita.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da DISTANZ Verlag e curato da Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Tobia Bezzola, Elena Filipovic, Michael Ned Holte, Johan Holten, Nanna Stjernholm Jepsen, Anders Kold e Paulina Pobocha.
L’edizione italiana del catalogo si basa sulla prima edizione in lingua inglese, pubblicata dal Louisiana Museum of Modern Art e curata da Lærke Rydal Jørgensen, Kaspar Thormod e Anders Kold.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da DISTANZ Verlag e curato da Francesca Benini e Taisse Grandi Venturi. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Tobia Bezzola, Elena Filipovic, Michael Ned Holte, Johan Holten, Nanna Stjernholm Jepsen, Anders Kold e Paulina Pobocha.
L’edizione italiana del catalogo si basa sulla prima edizione in lingua inglese, pubblicata dal Louisiana Museum of Modern Art e curata da Lærke Rydal Jørgensen, Kaspar Thormod e Anders Kold.
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