Il Lupo di Giuseppe Marinelli, solitario e intento a difendere il proprio territorio da possibili intrusi o branchi vicini, è invece un lascito della mostra Tre Atti. Pichler, Zhuka, Marinelli (2025), progetto espositivo articolato in tre percorsi che esploravano, ciascuno secondo una diversa prospettiva e chiave espressiva, l’effimera e mutevole natura dell’esistenza, sospesa tra finito e infinito. Frutto del ritrovamento di un cranio e di un intenso lavoro manuale, durante il quale Marinelli ha ricostruito la struttura del corpo dell’animale intrecciando filo d’acciaio con essenzialità e rigore, la scultura conserva la memoria di un cammino, di una ricerca e di un incontro con esseri umani e altri animali che ha ampliato lo sguardo dell’artista.
Accanto a queste opere trovano una nuova collocazione Cavalese 3/2/1998 di Janine von Thüngen, dono dell’artista alla comunità di Cavalese per riflettere sul dolore e sulla memoria delle vittime della tragedia del Cermis. L'opera è realizzata con materiali quali lettere in PVC, cemento, carta di riso, tubi di vetro e funi d’acciaio. Sarà inoltre esposta Scultura S di Giuliano Orsingher: una pietra in granito grigio del Vanoi, apparentemente sospesa tra erba e cielo su uno sfondo di foglie e natura, ma in realtà saldamente sostenuta da elementi in acciaio che sembrano fungere da steli.
Completano il percorso COME DUE GOCCE D’ACQUA, due poetiche sedute per contemplare il paesaggio, che trovano collocazione tra “muri antichi e nuove speranze” - per usare le parole del curatore Sergio Camin - e che Antonella De Nisco ha donato al Museo in occasione della sua mostra Ode nel 2024; e Paesaggio (2013), una grande installazione in acciaio verniciato di Annamaria Gelmi, caratterizzata dalle linee armoniche e floreali nelle quali è possibile riconoscere la forma di un tulipano.
Nel loro insieme, le installazioni creano un ponte tra passato e presente, tra fisico e metafisico, offrendo un punto di contatto tra l’artificio e ciò che nasce spontaneamente dalla natura.
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