venerdì 3 marzo 2023

BASE ALLA DESIGN WEEK 2023 We Will Design: We have an I.D.E.A. è il tema dell’edizione 2023

 

giovedì 2 marzo 2023

VINO E TERRITORIO: UN APPROFONDIMENTO SUL VIOGNIER E SUL DOLCETTO D’ALBA DELL’AGRICOLA MARRONE DI LA MORRA

 




Borghi d’Europa è tornata a fare visita all’ottima Cantina situata nel Barolo Docg

Milano, 2 Marzo 2023- Borghi d’Europa ha da poco fatto un tour mirato in Langhe e Roero, per comprendere e comunicare il territorio in maniera efficace: per la parte Langhe, la redazione è tornata a La Morra dall’Agricola Marrone, nel cuore del Barolo Docg.

Una cantina ormai compagna di viaggio di Borghi d’Europa,oggi giunta alla quarta generazione nella conduzione tutta familiare, che lavora unendo tradizione, innovazione ed eleganza un territorio decisamente complesso, che poi viene esaltato nei calici.

Questa volta il motivo della visita non è stato sua maestà il Barolo, bensì il Dolcetto d’Alba, assieme alle due chicche a bacca bianca Viognier e Chardonnay.

In compagnia di Denise Marrone (una delle tre sorelle al timone dell’azienda e responsabile dell’ accoglienza in Cantina che vanta pure un ottimo ristorante interno) sono stati dapprima visitati i vigneti in località Madonna di Como, collina caratteristica sopra Alba ( siamo sui 300 m slm), che hanno rivelato ad occhio nudo la complessità e diversità del terreno: da zone più marno-argillose, ad altre nettamente più calcaree e persino alcune ricche di arenarie ricche di sabbia, dove vengono coltivati Dolcetto, Barbera, Nebbiolo e Viognier.

Il Dolcetto è per tradizione il vino rosso da pasto quotidiano nelle abitazioni piemontesi, molto diffuso e assolutamente riconoscibile per il suo odore vinoso, l’acidità moderata e una buona armonia, che ha questo nome pare per la morbidezza della sua uva matura.

Col tempo il Dolcetto ha perso un po’ di appeal e visibilità perché oscurato dal Nebbiolo e dalla Barbera, gli altri due vitigni rossi cardine delle Langhe e Borghi d’Europa, da sempre attenta alla valorizzazione delle eccellenze locali, ha deciso di comunicare un po’ più questo rosso piemontese, specialmente a tavola, visto che è molto versatile e abbinabile a molte cose ( antipasti con salumi, zuppe con legumi, risotti, ravioli e secondi di carne di manzo non troppo elaborati)

In purezza l’Agricola Marrone ne fa due, che sono stati poi degustati a tavola: il Dolcetto d’Alba Doc 2021, che ha rivelato una bella beva e freschezza (si è sposato bene con l’antipasto di vitello tonnato e coi ravioli del Plin) e poi il Dolcetto d’Alba Superiore Carlot 2019, più strutturato ed avvolgente, perfetto con lo scamone con le nocciole preparato dallo Chef Paolo Garabello.

Gli abbinamenti dei due Dolcetto coi piatti sono stati azzeccati in pieno: bisogna far emergere maggiormente la convivialità e piacevolezza del Dolcetto e la sua ecletticità a tavola, senza andare a toccare né il Nebbiolo e né la Barbera, che hanno ovviamente un’acidità, una trama tannica e struttura ben superiori.

Capitolo Viognier: è stata una davvero una bella sorpresa quella fatta da Denise Marrone, che ha spiegato che  viene considerato il “fratello bianco del Nebbiolo” in quanto dotato d’intensità e struttura e dal grande potenziale evolutivo, un bianco fermo molto famoso in Francia nella Valle del Rodano.

Il Langhe Viognier “Servaj” di Marrone, è una piccola nicchia qualitativa: ne sono prodotte solo un migliaio di bottiglie e sinora solo nelle annate 2019 e 2018, affinati in tonneaux.

Entrambe le annate hanno un naso molto intenso, con una flagranza di frutti gialli anche esotici e delle note che ricordano la camomilla e gli infusi ,poi al palato ambedue molto strutturati (il 2019 fa 14° e il 2018 14,5!), ma dotati di piacevolezza, finezza e pienezza gustativa, con una persistenza più lunga nel 2018.

 Essendo una sorpresa, Borghi d’Europa li ha provati da meditazione con Denise Marrone, che ha ricordato che loro producono anche il Langhe Chardonnay “Memundis”, che si può definire un cugino del Viognier Servaj, affinato anch’esso in tonneaux (ne sono prodotte solo 4000 bottiglie l’anno), rispetto al Viognier si sente più la vaniglia, ma al palato è  elegante e di corpo e sicuramente longevo.

La seconda giornata del tour di Borghi d’Europa in Langhe e Roero è stata dunque molto interessante e produttiva: l’Agricola Marrone ha  mostrato ancor una volta come si lavora bene in Langa, dando molta importanza al terreno e poi all’accoglienza, disponendo infatti di una cucina perfetta per esaltare i vari vini prodotti, tra cui il Dolcetto, che come già detto necessita di più spinta comunicativa nel concetto di vino da tutto pasto.

In alto i calici!


Dal 10 marzo in libreria e online Achille Funi Un maestro a Brera A cura di Elena Pontiggia e Franco Albini Riflessioni su un Metodo A cura di Fondazione Franco Albini

 

JAN FABRE Per Eusebia Il numero 85 (con ali d’angelo)

 



Due importanti opere permanenti in corallo dell’artista fiammingo

donate da Gianfranco D'Amato e Vincenzo Liverino

alla Real Cappella del Tesoro di San Gennaro

e alla Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco

 

a cura di Melania Rossi

 

dal 2 marzo 2023

 

Napoli

Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, Via Duomo 149

Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, Via dei Tribunali 39


Napoli, 2 marzo 2023. Da oggi, giovedì 2 marzo 2023, due importanti opere d’arte arricchiscono la Real Cappella del Tesoro di San Gennaro e la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, a Napoli. Si tratta di Per Eusebia e Il numero 85 (con ali d’angelo), due installazioni permanenti dell’artista fiammingo Jan Fabre, realizzate grazie alla donazione dell’artista stesso insieme a Gianfranco D’Amato e Vincenzo Liverino.

 

L’allestimento delle opere, a cura di Melania Rossi, porta Per Eusebia al Duomo di Napoli, nella Cappella dedicata al Santo Patrono della città, accanto a opere pittoriche di Domenichino e Lanfranco, a più di cinquanta sculture e statue di santi compatroni e ai quattro quintali d’argento dei cosiddetti Splendori della Cappella del Tesoro di San Gennaro.

La seconda scultura, Il numero 85 (con ali d’angelo), occupa invece una nicchia a sinistra dell'altare della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio, contribuendo a sottolineare l’aura mistico-sacrale dell’ambiente circostante.

 

Per Eusebia (2022) è un mirabile pannello completamente realizzato in un cesellato mosaico di corallo rosso del Mediterraneo, allestito nell’Antisacrestia in cui sono custodite le chiavi che aprono la cassaforte contenente l’ampolla con il sangue di San Gennaro, oggetto di culto e devozione popolare.

L’artista ha scelto di richiamare l’inizio della storia di questo culto ricordando la pia donna, parente o nutrice del Santo, che per prima ne raccolse il sangue dopo il martirio nel 305 d.C.: ancora una volta un omaggio, come in altre opere di Jan Fabre, a donne che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia collettiva o nella sua personale.

L’artista smaterializza l’immagine del Santo, che rappresenta in una sintesi poetica di vari oggetti legati al culto del sangue miracoloso: la mitra, realizzata con un tripudio di rametti di corallo e circondata da lingue di fuoco, con grandi tessere di corallo che richiamano i 3328 diamanti, 198 smeraldi e 168 rubini che la adornano; nella parte alta del pannello due chiavi, identiche a quelle usate per aprire la cassaforte che custodisce il sangue, si protendono verso le due ampolle realizzate con cornetti rossi, simboli di fertilità e prosperità. La composizione offre una sensazione di movimento in cui le chiavi toccano i balsamari da dove gocce di sangue rosso scuro scendono simultaneamente ai lati della mitra, formando grappoli di mezze perle e cilindri di eccellente manifattura. Lo sfondo è un infinito chiaroscuro di rosso corallo, un monocromo formato da variazioni naturali di tonalità e conformazioni composto dall’assemblaggio di roselline, cornetti, foglioline simili a piccole stelle marine, che richiamano l’habitat naturale di questo straordinario materiale.

 

Il numero 85 (con ali d’angelo) (2022) è un’altra scultura in corallo rosso del Mediterraneo che non poteva che essere concepita per la chiesa napoletana delle Anime del Purgatorio ad Arco, in cui Fabre sembra essere entrato in sintonia con quelle rappresentazioni di morte in vita e della vita in morte che sono l’anima del barocco napoletano. L’opera, che sembra una diretta discendente di un’altra scultura custodita nella chiesa, il cosiddetto Teschio Alato realizzato da Dionisio Lazzari per l’altare maggiore nel 1669, è composta da un teschio umano da cui lati spuntano delle lunghe e affusolate ali; sulla fronte il numero 85, il cui significato numerologico è da ricondursi alle anime del Purgatorio, e che stabilisce un contatto diretto con il culto dei morti, o meglio delle anime. L’opera è una sorta di meditazione anatomica in cui si può cogliere la forma della vita che si disfa in altre forme viventi, rivelando la grande passione per la trasformazione di questo visionario artista-entomologo fiammingo, costantemente in bilico tra Bosch, Artaud e Cuvier. Ma è anche un invito a un viaggio iniziatico, a un innalzamento purificativo, richiamato dalle ali tese verso l’alto, che augura la guarigione dell’anima e segue l’idea ascensionale dello stesso Dante Alighieri nel Purgatorio della Divina Commedia.

 

Per Eusebia e Il numero 85 (con ali d’angelo) sono accompagnate da un catalogo con saggi di Angela Tecce, Melania Rossi, Marino Niola, Sara Liuzzi, Francesco Imperiali di Francavilla e Francesca Amirante, edito da Electa e realizzato grazie al contributo di Studio Trisorio.

Abbinamenti tra cibo e vino a firma Cantina San Michele Appiano e St. Michael-Eppan Lovers. Gewürztraminer Fallwind e Mousse di fegato di capretto tartufato dello chef stellato Karl Baumgartner.

 



L’abbinamento perfetto per il periodo che ci accompagna verso la primavera unisce il Gewürztraminer Fallwind di San Michele Appiano e la Mousse di fegato di capretto tartufato con pan brioche tostato di Karl Baumgartner, St. Michael-Eppan Lover e chef stellato del ristorante Schöneck in Val Pusteria, Alto Adige.

Appiano (BZ), 2 marzo 2023 – Per celebrare l’arrivo della primavera la Cantina San Michele Appiano, in collaborazione con i St. Michael-Eppan Loversélite che racchiude cuochi, sommelier e imprenditori nel settore enogastronomico, propone l’abbinamento perfetto: Gewürztraminer Fallwind e “Mousse di fegato di capretto” di Karl Baumgartnerchef del ristorante una stella Michelin Schöneck in Val PusteriaAlto Adige. Un piatto speziato che, unito alla setosità e la straordinaria mineralità del Gewürztraminer, trova la giusta esaltazione ed armonia.

IL VINO. Alto Adige DOC Gewürztraminer Fallwind
Provenienti da vigneti selezionati, i vini del marchio Fallwind della Cantina San Michele Appiano sono ambasciatori del proprio terroir e rispecchiano in modo unico i punti di forza della zona. Tra questi troviamo il Gewürztraminerintenso nel bouquet con una beva fresca e raffinata; di colore giallo paglierino intenso, al naso offre un intenso e ampio ventaglio aromatico; al palato risulta complesso ed elegante, e la sua mineralità e setosità è ideale per esaltare il piatto proposto dallo chef Karl Baumgartner.

LA RICETTA. Mousse di fegato di capretto tartufato con pan brioche tostato
La preparazione del piatto proposto dal ristorante Schöneck prevede la rosolatura di verdure miste e funghi champignon con il burro ed il grasso di capretto, a cui vengono aggiunti gradualmente gli aromi, il Marsala e la panna, lasciando che il tutto si riduca leggermente. A parte avviene la veloce rosolatura delle interiora, poi fiammate con il cognac. Unite e mixate le due preparazioni, si procede con l’aggiunta di tre fogli di gelatina (precedentemente ammollati), sale, pepe e mezzo tartufo grattugiato. Amalgamato bene il tutto e coperto con la pellicola, la mousse ottenuta viene lasciata riposare in frigo per 8 ore. Al momento dell’impiattamento, vengono create delle polpettine e il rimanente tartufo tagliato a fette molto sottili ed usato come decorazione, assieme a qualche punta di radicchio croccante. Il piatto è servito infine con una fetta di pan brioche tostato, preparato dallo chef con un procedimento a parte.

La cucina di Karl Baumgartner riesce a soddisfare qualsiasi palato, sa reinterpretare con spirito innovativo i piatti della tradizione, sia regionale che mediterranea, e utilizza solo materie prime autoctone e locali. Un’attenzione all’eccellenza, la sua, che richiama la filosofia della “qualità senza compromessi” della Cantina di San Michele Appiano e del winemaker Hans Terzer, filosofia che l’ha portata a diventare una tra le aziende più affermate del panorama vitivinicolo dell’Alto Adige e di tutta Italia.
 

La Sirene Competition vola a Parigi: Il prossimo 17 aprile Sirene Competition di Liquori delle Sirene a Parigi

 



Elisa Carta, creatrice della linea premium di aperitivi e bitter, porta la Sirene Competition all’estero dopo numerose edizioni italiane, questo per rispecchiare l’internazionalità del brand che attualmente è distribuito nelle Americhe, in Asia e Oceania.

Una decisione che porterà la Sirene Competition ad anni alterni in Italia e all’estero.

La Francia era già presente nella scorsa Sirene Competition perché il tema dell’edizione precedente era l'Art Nouveau e il premio un viaggio a Parigi.

 

Il tema di quest’anno è Aperitivo, Naturally. 

La Naturalità è il cuore della filosofia dei Liquori delle Sirene. Nessun additivo, nessun aroma o colorante sono utilizzati: i prodotti sono fatti con cura e amore in maniera artigianale, facendo macerare le piante individualmente. I concorrenti sono invitati a creare un cocktail che sposi questa visione di naturalità, contestualizzata al momento dell’Aperitivo: un appuntamento di consumo nato in Italia, che ha piacevolmente conquistato il mondo: APERITIVO, Naturally!

 

Tra gli iscritti verranno selezionati i 10 finalisti che il 17 aprile si ritroveranno a Parigi per la sfida finale che si terrà presso Danico, uno dei cocktail bar più prestigiosi di Parigi, conosciuto a livello internazionale.

 

La competition, data la sua prima edizione nel 2018 e si rivolge a giovani e talentuosi barlady e bartender che vogliano confrontarsi e cogliere nuove sfide.

Numerosi sono i concorrenti, provenienti da tutta Italia, che, – ancora all’inizio della loro carriera – sono stati selezionati nelle precedenti edizioni: Umberto Oliva, Geanfranco Chavez, Corey Squarzoni, Andrea Pomo, Claudio Sciaraffa, Elisa Favaron, Francesca Gentile, Valentina Rizzi, Davide Preite, e molti altri.

 

Per citare alcuni concorrenti del passato: 

Le Sirene Competition è stata una di quelle esperienze che mi ha permesso di crescere e migliorare, e se sono qua oggi, lo devo pure a loro.” Andrea Pomo

Unenergia incredibile nellaria, amici e colleghi riuniti a dare il massimo. Unesperienza indimenticabile, un fantastico ricordo” Mauro Colombo

I bravissimi vincitori delle passate edizioni sono stati: Vincenzo Losappio (prima edizione), Jordy di Leone (seconda edizione), Valeria Maresca (terza edizione), Alessandro Bono (quarta edizione).

Ca va sans dire: questa edizione però parlerà francese, ma l’Italia è sempre presente nei pensieri di Elisa Carta che nel Bel Paese è distribuita da Rinaldi 1957.


Il premio per l’edizione 2023 è un viaggio a Garda (dove è nato il brand Liquori delle Sirene) in cui il vincitore vivrà un’esperienza di atelier individuale sulla Botanica, sulla lavorazione delle erbe e sulla liquoristica.

 

Per iscriversi i concorrenti francesi sono invitati a compilare il format on line che si trova sul sito www.liquoridellesirene.com


Non ci resta che dire In Bocca alla Sirena!

 
Foto allegata in bassa definizione e qui in alta https://we.tl/t-kQV9CnmkK7

 

Il metodo produttivo

Gli aromi dei botanical vengono estratti tramite singole infusioni in alcol ispirati da generazioni di raccoglitrici, creando i liquori in piccole partite, per garantire la qualità del prodotto.

“La magia dei Liquori delle Sirene nascono da cuvée assemblate a mano” racconta Elisa Carta.

Acqua pura e zucchero completano il tutto, senza l’aggiunta di coloranti o aromi artificiali.

Dopo un lungo riposo in piccole botti i Liquori delle Sirene sono pronti per essere imbottigliati.

Le componenti botaniche hanno tempi di macerazioni e gradazioni idroalcoliche diverse: gli aromi vengono estratti da materia secca singola per massimizzare la performance estrattiva; le radici – genziana, china, rabarbaro, zenzero – macerano ad una gradazione alcolica più alta, mentre i fiori – arancio, tiglio, gelsomino – e vengono estratti ad una gradazione alcolica più bassa.

Altra estrazione per frutta e bacche – arancia, rosa canina, pepe rosa – che necessitano di tempi più lunghi rispetto alle altre componenti; le erbe e le spezie– camomilla, assenzio, vaniglia Bourbon – hanno tempi e gradazione alcolica d’infusione completamente diverse.

Il blend finale, quindi, deve essere sapientemente dosato per mantenere la giusta proporzione alcolica oltre che organolettica. Tutti i prodotti sono:

  • realizzati in Italia
  • senza caramello, né coloranti
  • con etichette riciclate
  • vegan friendly
  • gluten free
  • 100% senza alcun additivo chimico

 

La leggenda di Liquori delle Sirene

I Liquori delle Sirene prendono spunto da un’antica leggenda: si narra che in una calda notte d’estate alcuni pescatori si riposavano nella baia delle Sirene, riparata dalle onde.

All’improvviso apparvero delle bellissime Sirene che offrirono ai marinai una bevanda che diede loro la forza e il desiderio di tornare subito a casa dalle loro mogli. Da allora, in quella baia, le Sirene ritornano a portare il magico liquore ai pescatori sfiancati dalla potenza delle onde del Lago.

I marinai lo chiamano il Liquore delle Sirene. Le loro mogli, sorridendo, lo ricordarono come l’Elisir d’Amore.

Dalla leggenda alla realtà: oggi i Liquori delle Sirene sono rappresentati anche da un Bitter - il primo bitter dorato a essere lanciato, nel 2015 – e dai bitters da miscelazione (galanga, fiori d’arancia, Mediterraneo, Bloody Mermaid, rabarbaro, China Calisia), un Amaro con un’anima sensuale e femminile, pronti ad affascinare uomini e donne che sono alla ricerca di ciò che è autentico ma al tempo stesso sconosciuto e misterioso. Il Canto Amaro, ammalia con i profumi degli agrumi, incanta con gli aromi speziati di cannella e zenzero, conquista con la morbidezza della vaniglia e dei fiori d’arancio, per poi colpire con un finale amaro che cattura per sempre. Il canto delle Sirene ci invita ad un viaggio dei sensi in un luogo mai visto ma da cui siamo inspiegabilmente attratti.

 

Elisa Carta

Questi successi sono dovuti al lavoro di Elisa Carta. Nata a Vicenza e cresciuta nel verde delle sue campagne, passa un’infanzia tra filari e i frutteti.

Da sempre affascinata dalle erbe e innamorata dei consigli che la nonna raccoglitrice le dava, ha imparato a curarsi o a insaporire le pietanze con le erbe. Decotti di erbe di campo per digerire, infusi di fiori di malva per decongestionare gli occhi, luppolo nell’ insalata, frittelle di fiori di acacia per deliziare il palato. La costante ricerca di cose semplici, senza artifici, l’ha portata alla lettura dei manuali di erboristeria su cui studiava la nonna.

La passione per la natura e i suoi frutti l’ha vista prendere la qualifica di sommelier del vino e dell’olio e ha lavorato in numerose aziende vitivinicole.

Innamorata del lago, dei suoi colori e profumi ha approfondito gli studi in ambito erboristico, studiando il particolare ecosistema del Lago di Garda.

Il Monte Baldo, che si trova sulla sponda veronese del lago è considerato dagli esperti l’ “Hortus Europae” – Giardino d’Europa – per la sua ricchezza floristica, di ambienti e di specie.

Alla passione per gli studi naturali si unisce l’artigianalità, tutto italiana, per la tradizione liquoristica.