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Milano, 2 marzo 2023 - In occasione del Salone del Mobile 2023 D’Orsi Studio presenta il Tavolo Palina, realizzato in collaborazione con Venedia, azienda di design specializzata in complementi d’arredo. Il tavolo prende il nome dalla “palina”, il palo da ormeggio che svetta sulle acque della laguna veneta nei canali e nelle calli meno turistiche di Venezia, diventato nel tempo uno dei simboli iconici della città. |
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D’Orsi Studio si è ispirato a questo oggetto per la realizzazione delle gambe dei tavoli Palina, in legno massello. L’effetto dell’alternanza cromatica è dato da due strisce di acciaio verniciato avvolte a elica intorno al legno, applicate a secco senza ausilio di collanti e bloccate meccanicamente ai due vertici. In questo modo i materiali del tavolo sono facilmente e completamente separabili per un riciclo al 100% delle componenti. Il risultato è una bicromia materica, elegante ed esclusiva, capace di trasmettere l’unicità dell’icona veneziana. Il piano del tavolo prossimamente si arricchirà di inedite combinazioni con materiali e rifiniture pregiate. |
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Il tavolo Palina è un oggetto di design versatile, disponibile in diversi accostamenti cromatici e adatto sia agli ambienti interni che a quelli esterni. Il prodotto è interamente Made in Italy, viene infatti realizzato da alcuni laboratori situati nelle vicinanze della città lagunare.
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Per il programma espositivo 2023, grandi artisti internazionali, linguaggi innovativi e attenzione ai temi centrali della cultura contemporanea
Dal 29 marzo 2023 | Binario 1 e 2 - Perfect Behaviors. La vita ridisegnata dall’algoritmo, mostra collettiva
settembre 2023 | Mutating Bodies, Imploding Stars, mostra collettiva novembre 2023 | Binario 1 - Sarah Sze, prima personale in un’istituzione italiana Binario 2 - Sara Enrico, mostra personale
L’ingresso alle mostre delle OGR è sempre gratuito.
OGR Torino | Corso Castelfidardo 22, Torino
Torino, 2 marzo 2023 – Le OGR Torino, tra i centri di produzione e sperimentazione culturale più dinamici in Europa, dopo la mostra RHAMESJAFACOSEYJAFADRAYTON, prima personale in un’istituzione italiana dedicata all’artista statunitense Arthur Jafa, presentano per il 2023 un programma espositivo di respiro internazionale che conferma l’attenzione ai linguaggi più innovativi e sperimentali della scena contemporanea.
Il 29 marzo le OGR inaugurano Perfect Behaviors. La vita ridisegnata dell’algoritmo una mostra collettiva a cura di Giorgio Olivero, un’indagine sul cambiamento dei comportamenti individuali e collettivi in una società in cui si è costantemente classificati, misurati, simulati e riprogrammati.
A settembre 2023 la programmazione artistica prosegue con la mostra collettiva Mutating Bodies, Imploding Stars, a cura di Samuele Piazza. A partire dall’ecologia femminista e dalla teoria degli affetti queer, la mostra espande le possibili nozioni del concetto di corpo, accettando la vulnerabilità e il desiderio come fattori centrali della relazione con l’altro.
A novembre 2023, in concomitanza con Artissima e la Torino Art Week, le OGR presentano due mostre personali dedicate a Sarah Sze e Sara Enrico, entrambe artiste impegnate in una riflessione sui limiti della scultura, con un vocabolario personale in grado di creare forme, spesso instabili, che invitano il pubblico a riconsiderare il modo in cui percepiamo la realtà.
“Nel 2023 le OGR Torino proseguono con forza e ambizione il lavoro avviato negli anni precedenti: esplorare le nuove frontiere dell’espressione artistica e amplificare la capacità collettiva di analisi e lettura del presente per acquisire una prospettiva più profonda sul futuro” - dichiara Massimo Lapucci, CEO delle OGR Torino. “Questo processo si consolida con l’esplorazione di nuovi megatrend quali l’ArTechnology - coniato proprio alle OGR - per esprimere il punto di vista strategico tra cultura, arte e tecnologia. Con Perfect Behaviors l’attività dell’area espositiva delle OGR aggiunge una preziosa ed energica nota umanistica al lavoro portato avanti dalle OGR Tech, dove una costante attività di ricerca e numerosi programmi di accelerazione sostengono l’innovazione con l’obiettivo di stimolare la crescita e orientarne l’impatto positivo sulle persone.”
“La sperimentazione artistica è una forma di rivoluzione culturale e sociale. Esprime l’esigenza umana di esplorare, di cercare la relazione con l’altro per poi attivare ulteriori ricerche: per questo è significativo che si soffermi su temi di grande attualità come le intelligenze artificiali, dove l’incertezza di quelli che saranno gli sviluppi futuri può farci interrogare e attirarci allo stesso tempo. Accettare questa vulnerabilità è un fattore centrale nel nostro essere umani, e mostre come Perfect Behaviors – che ci mettono di fronte a domande, non a soluzioni o interpretazioni – svolgono un ruolo sociale importante nell’attivare un pensiero in linea con principi non solo artistici e culturali, ma umani”, afferma Fulvio Gianaria, Presidente delle OGR Torino.
La mostra offre uno spazio di indagine sul cambiamento dei comportamenti individuali e collettivi in una società in cui si è costantemente classificati, misurati, simulati e riprogrammati. Fino al 25 giugno 2023, nei Binari 1 e 2 delle ex officine, Perfect Behaviors presenta opere di Universal Everything (Regno Unito), Paolo Cirio (Italia), Eva e Franco Mattes (Italia), Brent Watanabe (Stati Uniti), Geumhyung Jeong (Corea del Sud) e James Bridle (Regno Unito) orientate al raggiungimento di un obiettivo comune: restituire al visitatore narrazioni alternative al determinismo tecnologico dominante, contribuendo a rendere visibile ciò che è invisibile, anche se vicino. In un contesto in cui la quantificazione della vita quotidiana è ad opera di sistemi sempre più sofisticati di raccolta dati, la mostra mette in discussione l’idea di intelligenza artificiale come potente creatura autonoma all’interno di opache scatole nere, sottolineando invece come, dietro agli strumenti di misurazione delle interazioni, ci sia sempre l’intervento di qualcuno.
A settembre 2023, la mostra collettiva Mutating Bodies, Imploding Stars, a cura di Samuele Piazza, prosegue alcune ricerche avviate dalle OGR nel 2018 con il progetto dancing is what we make of falling. Le opere di Eglė Budvytytė (Lituania), Guglielmo Castelli (Italia) e Raúl de Nieves (Messico), attraverso media e linguaggi che spaziano dalla pittura alla videoinstallazione, indagano nuove forme di soggettività in costante evoluzione. A partire dall’ecologia femminista e dalla teoria degli affetti queer, la mostra espande le possibili nozioni del concetto di corpo, accettando la vulnerabilità e il desiderio come fattori centrali della relazione con l’altro. La mostra prende il titolo da uno dei lavori esposti, Song For a Compost di Eglė Budvytytė: un’esplorazione video ipnotica che affronta alcuni temi centrali del progetto come la riflessione sull’interdipendenza, l’abbandono, la morte e l’idea di decadimento, attraverso forme di coscienza non umane annidate all’interno di un sistema simbiotico.
Le OGR Torino accolgono nel Binario 1 la prima mostra personale in un’istituzione italiana, di Sarah Sze (Massachusetts, Stati Uniti), a cura di Samuele Piazza. Dalla fine degli anni Novanta, l’artista americana ha sviluppato un linguaggio visivo caratteristico che sfida la staticità della scultura. In concomitanza con l’esplosione di informazioni che caratterizza il nostro presente, il lavoro di Sze sembra navigare e simultaneamente rimodellare l’incessante flusso di informazioni della vita contemporanea. Attraverso complesse costellazioni di oggetti e una proliferazione di immagini, l’artista rielabora la mole di narrazioni visive che immagazziniamo quotidianamente, dalle riviste, dalla televisione, dagli smartphone, dal cyberspazio e dalla realtà materiale. La sua pratica evoca il processo generativo della creazione di immagini in un mondo in cui il consumo e la produzione sono sempre più interdipendenti e in cui, in un continuum, la scultura dà origine alle immagini e le immagini alla scultura. Parte centrale della mostra in Italia sarà una nuova opera co-commissionata e co-prodotta dalle OGR Torino, Artangel, Londra e ARoS, Aarhus Art Museum, con il supporto della Victoria Miro Gallery.
La mostra personale di Sara Enrico (Italia), a cura di Samuele Piazza, presentata nel Binario 2 delle OGR è prodotta con il supporto di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT – sostenitrice di una fellowship a favore di artisti piemontesi per un periodo di residenza all’American Academy di Roma. Le opere dell’artista, realizzate tramite una sofisticata manipolazione di materiali, dal tessuto al cemento fino alla gommapiuma, vengono allestite in un’ideale processione lungo il percorso espositivo. Il rapporto con la superficie degli oggetti, le tensioni delle strutture e le interconnessioni tra elementi eterogenei invitano a riconsiderare le canoniche categorie percettive immergendo i visitatori in un’esperienza sensoriale, visiva ma quasi tattile.
Frigoriferi Milanesi domenica 26 marzo 2023 – ore 18.30 Via G. Battista Piranesi, 10 - Milano |
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Sognatrici è una rappresentazione artistica tra parola raccontata e parola cantata. Le nostre protagoniste sono Valeria Benatti, giornalista e scrittrice di origine veronese ma ormai milanese d’adozione e Gabriella Lucia Grasso, cantautrice e compositrice catanese. Insieme hanno voluto dedicare questo cameo ad alcune donne valorose dell’ultimo secolo, donne che hanno cambiato il proprio destino ma anche la nostra storia grazie alle loro scelte controcorrente. È un spettacolo appassionato, talvolta struggente, fatto di racconti e di canzoni in lingua siciliana, di storie avvincenti, di versi pieni di sgomento e rabbia, di vicende incoraggianti che ancora oggi continuano ad ispirarci. Nella location Frigoriferi Milanesi, che le ospiterà sposandone l’idea, insieme a Valeria e Gabriella, ci saranno tre musicisti di pregio come il M° Denis Marino, che ha scritto le orchestrazioni del progetto alla chitarra, il M° Lina Gervasi, thereminista siracusana che in questa occasione suonerà il flauto traverso e l’ottavino e il M° Eleonora Beltrami violinista.
Ed è così che per Valeria e Gabriella da un sogno inaspettato nasce un feeling di corrispondenza e di condivisione prima evanescente poi diventato concreto più che mai. Dieci canzoni composte dalla Grasso e dedicate alle Signore valorose, un testo scritto, elaborato e redattodalla Benatti come solo la sua penna ci sa offrire, ed ecco che per magia il docu - show Sognatrici, prende forma, corpo, consistenza,sapore, diventando una storia da raccontare, incoraggiata dalla supervisione artistica di Massimo Venturiello, attore e regista di talento, che da sempre sostiene progetti che valorizzano le donne.
Lo spettacolo ha debuttato a Catania lo scorso aprile, ed è stato già replicato con successo a Salina, Locarno, Lugano. Il 24 marzo arriva a Bellinzona e il 25 marzo a Roma, alle Officine Pasolini. Si tratta di uno spettacolo autoprodotto e nella data di Milano parte dell’incasso andrà a sostegno del Centro antiviolenza Cerchi d’acqua. |
Da un’idea di Sergio Risaliti
A cura di Chiara Gatti, Sergio Risaliti
02.03 – 04.06.2023
Museo di Palazzo Vecchio, Firenze ***
Lucio Fontana
L’origine du monde Da un’idea di Sergio Risaliti
02.03 – 13.09.2023 Museo Novecento, Firenze
Giacometti – Fontana La ricerca dell'assoluto

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Natura, 1959-1960, bronzo, 65 x 63 x 53,5 cm © Fondazione Lucio Fontana, by SIAE 2023
Alberto Giacometti e Lucio Fontana per la prima volta insieme. Un progetto museale inedito presenta l'incontro ideale e il dialogo potente fra due giganti del Novecento, grazie al confronto straordinario fra capolavori in arrivo dall'Italia e dall'estero. Firenze ospita un doppio appuntamento ideato da Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, che affonda nella ricerca inesausta e ostinata dei due maestri, protagonisti di un viaggio parallelo che intende suggerire nuove strade di analisi e sondare nuove interpretazioni. La mostra Giacometti – Fontana. La ricerca dell'assoluto, a cura di Chiara Gatti e Sergio Risaliti (2 marzo – 4 giugno 2023), sarà ospitata all'interno degli spazi monumentali del Museo di Palazzo Vecchio, in particolare nella Sala delle Udienze e nella Sala dei Gigli, dove oggi si conserva la celebre Giuditta di Donatello. Per la prima volta, infatti, saranno messe in relazione queste due colonne portanti del XX secolo, così distanti nelle attitudini e nella vita, ma altrettanto legate da una riflessione sulla verità nell'arte, conquistata attraverso l'esperienza della materia e insieme dell'immaginazione, in bilico fra la dimensione primordiale del tempo e quella cosmologica dello spazio. Un colloquio che vuole suscitare domande piuttosto che dare risposte, per stimolare il dibattito critico e inattese narrazioni attorno ad affinità di pensiero e riferimenti condivisi. Una mostra in cui le opere accostate acquistano la potenza evocativa di un sogno, la cui presenza va interpretata cercando risposte lontane nel tempo e nel futuro. In concomitanza con questo grande progetto, il Museo Novecento dedicherà ben due piani delle ex Leopoldine alle sculture e ai disegni di Lucio Fontana. La mostra Lucio Fontana. L'origine du monde, (dal 2 marzo al 13 settembre 2023), nasce dalla volontà di esplorare alcuni aspetti ancora poco sondati dell'opera del maestro italo-argentino, tra gli autori più innovativi del secolo scorso, quali la relazione originaria tra creazione artistica, procreazione e nascita della vita nell'universo, e il rapporto tra mondo finito e infinito. Saranno presentati disegni, dipinti e sculture dal '46 fino agli ultimi anni della sua lunga carriera. "Questa esposizione ci offre un'occasione unica per provare a comprendere il rapporto tra passato e modernità e la continuità del dialogo interno al mondo dell'arte e degli artisti" dichiara Dario Nardella, Sindaco di Firenze. "Tutto si tramanda e si trasforma. Nella Sala dei Gigli l'umanità frastagliata di Giacometti si confronta con l'umanesimo di Donatello, espresso nell'imponente Giuditta appena sottoposta a cura e pulizia, mentre l'esperienza del rapporto tra uomo e cosmo definita da Fontana si rapporta con la geometria perfetta del soffitto e con l'enorme globo della Sala delle Carte geografiche poco più avanti, il perfetto riassunto della cosmogonia dei Medici. Siamo di fronte a un cortocircuito di storia, arte, sensazioni e percezioni che rende davvero inedito questo progetto e cha fa di Firenze ancora una volta non solo la naturale culla dell'arte ma anche sede perfetta dei tanti rinascimenti che si manifestano continuamente dal passato ad oggi". "Un inedito progetto espositivo che unisce due giganti del Novecento artistico" commenta Alessia Bettini, vicesindaca e assessora alla Cultura. "Per la prima volta le opere di Alberto Giacometti e Lucio Fontana saranno messe a confronto e dialogheranno con gli spazi monumentali di Palazzo Vecchio grazie a un allestimento straordinario. Una mostra unica e imperdibile". "Questo progetto di mostra nasce da un sogno" spiega Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento e ideatore delle due mostre. "Un viaggio nel tempo più remoto e nel futuro più distante. Figure umane scarnificate, ridotte all'essenza, prosciugate ma erette in piedi o in cammino su un piano corrugato come di un pianeta ancora in via di formazione. E su questo terreno piccole e grandi forme vulcaniche simili a grandi polpette, rugose, plasmate da forze originarie, nel loro viaggio infinito nel cosmo prima di atterrare come meteoriti ai piedi di quei corpi antidiluviani, ominidi sulla soglia di vita e morte, di giorno e notte. Svegliatomi ho riconosciuto in quelle figure opere a me note di Alberto Giacometti e Lucio Fontana. L'Homme qui marche, la grande Femme debout, i Concetti spaziali in bronzo o terracotta. Da quel giorno sono passati molti anni. Ma il sogno non ha cessato di interrogarmi, di sollecitarmi fino a oggi. Finalmente l'immaginario si ricongiunge alla sua matrice onirica nella concretezza della mostra. Le opere di Giacometti e Fontana adesso stanno assieme, accostate nella mostra Giacometti – Fontana. La ricerca dell'assoluto all'interno delle sale di Palazzo Vecchio e ci invitano a interrogarci sul senso poetico emerso con questi accostamenti. Un senso poetico ritrovato. Forse è questa la cifra dell'immortalità e dell'eternità di questi capolavori. Figure che interrogano il mistero dell'essere dell'uomo sulla terra e nel cosmo. Che si tratti di vita all'ennesima potenza, o dell'enigma dell'esistenza, lo capiremo anche di fronte alle opere di Lucio Fontana esposte in questa occasione al Museo Novecento. Il titolo della mostra, L'origine du monde, derivato dal celebre capolavoro di Courbet vuole dare senza mezzi termini indicazione del percorso scientifico che apre a nuove letture sull'opera di questo genio italo-argentino". "Per la prima volta due giganti del Novecento si incontrano e si toccano" dichiara Chiara Gatti, Direttrice del MAN di Nuoro e curatrice della mostra. "Non si tratta del solito dialogo ideale senza basi scientifiche, come spesso accade nel mondo delle mostre. Giacometti e Fontana si sfiorano nella storia, lavorano negli stessi anni, citano gli stessi maestri (Giotto fra tutti), percorrono le stesse rotte e, soprattutto, guardano nella stessa direzione: verso il vuoto, l'invisibile, il sacro, l'altrove fisico e mentale".
La ricerca dell'assoluto è il punto di contatto tra Giacometti e Fontana. Cercando l'assoluto entrambi hanno raggiunto l'essenziale rinunciando all'imitazione e superando i limiti della rappresentazione simbolica e figurativa con una pratica artistica che ha fatto perno sul gesto e la manipolazione, sulla concentrazione e la rinuncia alla forma definitiva. Mentre Lucio Fontana (1899-1968) cercava l'infinito della vita, tra mondo naturale e spazio cosmico, proiettando la mente oltre la superficie della tela e nella trasformazione pre-logica della materia, Alberto Giacometti (1901-1966) scrutava l'essenza dell'esserci, al di là della presenza, a partire da uno "stare sulla terra" di matrice heideggeriana, ma spogliando di ogni dato superfluo l'immagine, orfana di corporeità, sensualità, gravità, ridotta a uno stelo dell'anima, un concentrato in potenza di vita e, insieme, caducità. Mentre Fontana aspirava a quel punto di sutura dove inizio e fine coincidono e, dentro la materia oscura, cercava la luce affondando le mani nel cratere della germinazione per estrarne un bagliore, Giacometti era torturato dalla finitudine e viveva nell'ombra, sulla soglia in cui morte e vita si annullano. Figure dalle indoli opposte, ma accompagnate dalla stessa magnifica ossessione, quella per l'invisibile che è dentro e fuori di noi, nella carne e nel cosmo, nelle cellule e nelle stelle. Entrambi hanno lavorato la materia togliendone ingombro e opacità, mineralizzandola, alla ricerca dell'assoluto (teorizzata da Jean-Paul Sartre nel suo leggendario testo del 1948) dentro i volumi erosi della materia stessa, quella dell'eterno sigillato nei confini della forma. Il progetto Giacometti – Fontana. La ricerca dell'assoluto offrirà un confronto mirato fra le loro opere, volto a dimostrare punti di tangenza e contatti virtuosi frutto di un sentimento condiviso sbocciato sullo sfondo di un'epoca afflitta dagli interrogativi sull'uomo e il suo ruolo nell'universo. Un' indagine antropologica lega le riflessioni dei due artisti: entrambi guardano al mondo come a un luogo di passaggio, di transito, e tentano di rappresentare l'immateriale attraverso la materia, logorata da Giacometti e forata da Fontana. Uno struggente senso del sacro nutre il loro slancio verso l'ineffabile e l'insondabile. Sempre a ricercare il mistero dell'esistenza e del senso della vita, spingendosi fino al prima della cultura e all'irraggiungibile dell'infinito, Fontana e Giacometti rimandano a un altrove da afferrare con le mani, da ghermire nella materia, da reificare in una immagine, in un corpo, in un volto o in un gesto. Grazie a prestiti provenienti da importanti istituzioni e collezioni, fra cui laFondazione Maeght di Saint-Paul-de-Vence e il Museo del Novecento di Milano, la mostra sarà articolata in un gioco tanto poetico quanto filologico di rimandi, dialoghi e citazioni, punteggiato di opere iconiche, quali L'Homme qui marche e una Femme debout di Giacometti, forme antediluviane che abitano il tempo, e i Concetti spaziali di Fontana, grumi di materia, coaguli prebiotici o meteoriti realizzati dallo scultore italo-argentino in bronzo o terracotta. Non mancherà di suscitare emozione e inedite riflessioni l'accostamento mai immaginato fra L'objet invisible di Giacometti e la Signorina seduta di Fontana: un confronto teso a studiare il valore formale e semantico del vuoto che le mani sfiorano e disegnano nello spazio, allegoria della presenza di un'assenza, di un peso immateriale, di un volume incorporeo, rappresentazione di un'attesa, di un desiderio e di una possibilità oltre il visibile.
Percorsi outdoor tra distese di fiori poste ai piedi di cime ancora innevate, per una rilassante boccata d’aria intrisa dei profumi delle tradizioni pasquali. La Polonia in primavera è un luogo incantevole, da scoprire visitandone angoli e territoriancora ai più meno noti ma densi di esperienze e spunti. |
Roma, 1 marzo 2023 – È il posto giusto, la Polonia, tanto per un city break nei suoi antichi e vivaci centri storici, quanto per un’esperienza all’aria aperta, in una campagna che inizia in queste settimane a risvegliarsi. Meta ideale per farsi abbracciare dalla primavera in fiore è la Malopolska, culla della cultura polacca, ma anche le regioni di Opole e Podkarpackie, dove, tra edifici in legno e castelli da fiaba, riuscirete a ritrovare l’autenticità di tradizioni pasquali antiche e sentitissime dalla popolazione locale.
Malopolska, i colori della natura e quelli delle case La Malopolska è un vero e proprio microcosmo culturale: Cracovia, dal fascino senza tempo, è un luogo che conserva, da un lato, l’eredità di un passato glorioso e, dall’altro, un’atmosfera moderna e frizzante, integrata appieno nel contesto europeo. L’anima profonda della regione, però, la si conosce davvero solo visitando le località emblematiche nei dintorni del capoluogo, dove il paesaggio è un tripudio di colori e profumi che si presta perfettamente ad accogliere viaggi brevi o esperienze slow, alla scoperta di architetture e riti locali.
Nella Malopolska meridionale si trova la Valle Chochołowska, la più lunga dei monti Tatra, che in questo periodo è un tripudio di meravigliose distese di crochi in fiore che colorano il fondovalle. Un luogo perfetto per trascorrere tempo all’aria aperta, che sia per una piacevole passeggiata o per un giro in bicicletta.
Non molto distante da Cracovia e vicino alla bellissima cittadina rinascimentale di Tarnow sorge, poi, Zalipie, il villaggio sempre in fiore, un paese davvero sui generis! Questa cittadina è, infatti, un vero museo a cielo aperto: ogni anno migliaia di visitatori ammirano i fiori dipinti praticamente su ogni cosa, dai mobili delle case alle biciclette, dalle cucce degli animali ai pozzi. Per coglierne davvero l’essenza, non può mancare la visita alla fattoria di Felicja Curyłowa, la donna che dei fiori dipinti ha saputo farne un’arte. Qui sono conservati gli arredi di una autentica casa del primo Novecento: un angolo romantico e quasi nostalgico.
Le chiese di legno della Polonia meridionale, Patrimonio UNESCO La primavera è sicuramente il momento migliore per visitare anche un’altra zona della Polonia sud-orientale, conosciuta per l’architettura in legno rappresentata magnificamente da alcune centinaia di chiese ortodosse e cattoliche (tra cui Debno, Binarowa, Lipnica Murowana) e gli edifici di Zakopane, nota destinazione sciistica. Molte di queste magnifiche costruzioni lignee – inserite nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO – sono testimonianze di tempi antichi ed esempi importanti del patrimonio materiale della cultura popolare polacca. Per poterle ammirare al meglio consigliamo di seguire uno dei Percorsi dell’Architettura in Legno che si snodano in Malopolska e Podkarpackie.
Il Castello di Moszna La regione di Opole, a metà strada tra Breslavia e Katowice (Polonia sud-occidentale), è famosa per i castelli e le fortezze che abbracciano un lungo arco temporale che va dal Medioevo fino al secolo scorso. Da Paczkow con le sue mura medievali e i 19 bastioni – oggi definita la “Carcassonne polacca”, al castello rinascimentale dei Piast, luogo di intrighi e leggende, questa regione ha davvero storie da raccontare e molteplici attrattive da visitare. Il luogo simbolo della zona è il Castello di Moszna, uno dei più suggestivi in Polonia per la sua architettura fiabesca, con 365 camere e 99 torri. Circondato dal verde di un parco, che a primavera è un tripudio di rododendri e azalee, il castello è una magnifica sintesi di architetture risalenti a diverse epoche che coesistono in perfetta armonia, creando un sofisticato gioco di sovrapposizioni stilistiche.
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