venerdì 12 giugno 2020

IL Risveglio dell’Appennino


Dopo l’emergenza Coronavirus sentiamo tutti il bisogno di aria libera (e possibilmente pulita) e di ritrovare una comunione con la Natura.
Ma dove possiamo trovare tutto ciò? Il territorio più vocato è naturalmente la montagna, di cui, grazie a Dio l’Italia è ricca. Naturalmente prima di tutto pensiamo alle magnifiche le Alpi, ma vi è anche l’Appennino, forse meno celebrato, ma altrettanto bello, che percorre longitudinalmente tutto il Paese, costituendone la spina dorsale. Qui troviamo, non solo aria pulita, ma acque purissime e, nei boschi tranquilli, pace e silenzio, che ci permetteranno di rigenerarci e di ritrovare il nostro equilibrio, scosso dai recenti eventi per molti di noi assai dolorosi, ma comunque gravi per tutti.

Nell’attuale difficoltà del turismo, la montagna sembra avere dunque una marcia in più. In particolare nell’Appennino si assiste ad un particolare fervore per l’iniziativa di una Rete di Imprese: “ESA- Excellentia Superior animus”, trascinata dall’entusiasmo di un industriale di Piano del Voglio: Maurizio Valentini, che è riuscito a coinvolgere nel suo progetto di valorizzazione dell’Appennino (inizialmente della parte bolognese e fiorentina, ma poi di tutta la Catena) non solo imprese del territorio, ma anche aziende di livello nazionale, come l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna.
L’azione di promozione del territorio inizierà infatti dall’ottimizzazione dell’approccio enogastronomico: con l’aiuto dell’Istituto Alberghiero di Serramazzoni (MO), si organizzeranno innanzi tutto dei corsi di perfezionamento professionale rivolti non solo ai ristoratori, ma anche ai gestori di agriturismi, osterie e bar del territorio.
Lo scopo è aggiornarli dal punto di vista tecnico, ma soprattutto stimolarli ad una cucina memore delle tradizioni alimentari locali ed attenta a valorizzare la produzione agroalimentare del territorio, ma anche attenta alle necessità nutrizionali attuali, che evidentemente sono assai diverse da quelle delle passate generazioni.
L’arte del buon cuoco insomma (dello chef, come della cuoca domestica), deve essere dunque la capacità di ritrovare un delicato equilibrio fra la tradizione, da una parte, e le necessità alimentari ed i gusti attuali dall’altra.
Per quanto poi riguarda la valorizzazione della produzione della montagna, il problema è anche…che non c’è quasi più!
Infatti a causa dello spopolamento della montagna, verificatosi nella seconda metà del secolo scorso, il terreno coltivato è poco, anche perché non si trovavano produzioni che dessero un sufficiente reddito, ed è un peccato perché prodotti come la Mela Rosa Romana, le Patate di Montagna, le Castagne ed i Marroni, i formaggi ed il miele prodotto in questi territori sono unici e certamente fornirebbero un reddito interessante, se solo fossero promossi e fatti conoscere come meritano.

Per aiutare gli agricoltori (e per educare chi volesse dedicarsi a questa attività) a scegliere i prodotti più autentici del territorio ed in grado di ottenere una giusta remunerazione, la Rete Esa ha concluso un accordo con la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, per organizzare una serie di incontri con gli operatori, così da ricercare insieme a loro il modo migliore e più proficuo per risvegliare una capacità produttiva che privilegi prima di tutto la qualità, ma che ottenga una produzione significativa anche sotto l’aspetto quantitativo.
Tali prodotti dovranno servire sia ai cuochi della montagna, per poter proporre una cucina autentica, interprete del territorio e della sua storia, ma dovranno anche essere offerti sul mercato cittadino, come invitante biglietto da visita dell’Appennino.
Infatti, con l’appoggio dell’Emittente 7Gold, sono anche in programma una serie di eventi cittadini per far conoscere e degustare i sapori della montagna; si tratta, sia di manifestazioni all’interno di Ristoranti cittadini, sia di mercatini, organizzati in città, aventi come protagonisti i prodotti della montagna.
Questa è la prima tappa del percorso previsto per la valorizzazione del nostro Appennino; altre ne seguiranno, sia in senso geografico per coprire tutta la catena appenninica, sia per valorizzare in questo territorio altre attività, che abbiano comunque la caratteristica di non alterarne l’equilibrio ecologico, anzi che contribuiscano a migliorarlo.
Tra poco, Covid permettendo, vedremo l’inizio di questa attività di valorizzazione e promozione del territorio appenninico e dei suoi prodotti.
Ad meliora et maiora semper!”
Gianluigi Pagano

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