martedì 30 giugno 2026

L’UNA NELL’ALTRA NUOVE ACQUISIZIONI NELLA COLLEZIONE BEVILACQUA LA MASA

 


a cura di Giovanni Giacomo Paolin

 

9 luglio - 16 agosto 2026

 

 

 

TALK DI APERTURA E OPENING: giovedì 9 luglio, ore 18.30

Intervengono Lisa Andreani, Chiara Carrera, Ginevra Ludovici e Tommaso Speretta

insieme agli artisti Chiara Calore, Barbara De Vivi, Nebojša Despotović, Giuseppe Di Liberto, Kensuke Koike, Caterina Morigi, Fabio Roncato, Alberto Scodro, Davide Sgambaro, Caterina Erica Shanta e Olmo G. Stuppia

 

 

 

Sala del Camino, SS. Cosma e Damiano, Giudecca – Venezia

 




Venezia, 30 giugno 2026 – Dal 9 luglio al 16 agosto 2026, la Fondazione Bevilacqua La Masa presenta L’una nell’altra, la mostra a cura di Giovanni Giacomo Paolin che riunisce nella Sala del Camino ai SS. Cosma e Damiano alla Giudecca, una serie di opere recentemente acquisite dall’Istituzione.

 

L’appuntamento si colloca all’interno di Time after Time, il progetto di Stefano Coletto ideato per implementare e promuovere la Collezione BLM sostenendo gli artisti del programma storico degli Atelier. L’iniziativa è sostenuta da PAC 2025 – Piano per l’Arte Contemporanea e Cantica21, iniziative promosse dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

 

L’una nell’altra nasce come occasione per riflettere sul rapporto profondo tra artista, città e permanenza. Le opere in mostra condividono infatti una relazione diretta con Venezia e con la storia stessa della Fondazione: tutti gli artisti coinvolti hanno attraversato gli Atelier Bevilacqua La Masa, vivendo la città non come semplice sfondo, ma come luogo di formazione, confronto e trasformazione.

 

Attraverso installazioni, pittura, video, fotografia e scultura, la mostra mette in dialogo pratiche e linguaggi differenti, accomunati da una riflessione sul paesaggio contemporaneo, sulla fragilità, sulla trasformazione e sull’idea di traccia.

 

Tra le opere esposte, Calante di Caterina Erica Shanta affronta il tema dell’erosione costiera e della trasformazione ambientale; FENOMENO (Smiley)di Davide Sgambaro altera percettivamente lo spazio espositivo attraverso un intervento luminoso immersivo; Sposare la notte – Controcartolina Venezia di Olmo G. Stuppia riflette invece su una Venezia marginale e notturna, segnata dall’inquinamento e distante dalle rappresentazioni più convenzionali della città. La dimensione del corpo e della memoria emerge nella video-performance A volte è strana la vita (Marcia funebre neomelodica) di Giuseppe Di Liberto, mentre lavori come Momentumdi Fabio Roncato e Cratere di Caterina Morigi indagano i processi di trasformazione della materia, tra tensione, mutazione e precarietà.

 

In occasione dell'inaugurazione della mostra sarà accompagnato da un talk di apertura che vede la partecipazione di Lisa Andreani, Chiara Carrera, Ginevra Ludovici e Tommaso Speretta, insieme agli artisti Chiara Calore, Barbara De Vivi, Nebojša Despotović, Giuseppe Di Liberto, Kensuke Koike, Caterina Morigi, Fabio Roncato, Alberto Scodro, Davide Sgambaro, Caterina Erica Shantae Olmo G. Stuppia.
L'incontro è pensato per approfondire i temi che attraversano il progetto espositivo, sviluppandosi lungo due direttrici principali del rapporto con la città e le modalità attraverso cui lo spazio urbano espone ed è a sua volta esposto; e della riflessione sul sistema dell'arte contemporanea e sulle forme di sostegno alla ricerca artistica contemporanea.

 

Con L’una nell’altra, la Fondazione Bevilacqua La Masa conferma il proprio impegno nel sostegno alle nuove generazioni e nella costruzione di una collezione in continua trasformazione, capace di raccontare, oltre alle opere acquisite, anche relazioni, percorsi ed esperienze da cui esse prendono forma.

 

Attività realizzata nell'ambito del progetto Time after time 3, sostenuto dal PAC2025 - Piano per l'Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.


La Fondazione Bevilacqua La Masa, istituzione del Comune di Venezia, è una delle realtà più antiche e significative in Italia dedicate al sostegno e alla valorizzazione dell’arte contemporanea. Fondata nel 1898 per volontà della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, promuove fin dalle origini la crescita degli artisti emergenti attraverso esposizioni, premi, attività formative e l’assegnazione annuale degli Atelier, istituiti nel 1901 come primo programma pubblico in Italia dedicato alla giovane arte e oggi, grazie anche alla collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, il più esteso del Paese, con 28 studi.

 

Il sostegno agli artisti emergenti si sviluppa inoltre attraverso la Collezione Bevilacqua La Masa, che contribuisce ad arricchire il patrimonio pubblico attraverso l’acquisizione delle opere più meritevoli. A questo si affianca la Mostra Collettiva – giunta oggi alla sua 108ª edizione – che rappresenta un’importante occasione per gli artisti di confrontarsi con i processi di selezione e con la valutazione critica del proprio lavoro.

 

Parallelamente, la Fondazione BLM affianca al dialogo costante con la comunità culturale e artistica locale, cui è storicamente legata, un programma di mostre e collaborazioni internazionali in occasione delle Esposizioni Internazionali d’Arte e di Architettura della Biennale di Venezia. Attraverso una rete di relazioni con gallerie, musei e curatori di tutto il mondo, ospita nelle proprie sedi – la Galleria di Piazza San Marco, Palazzetto Tito, Palazzo Carminati e il Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca – progetti dedicati alla ricerca artistica contemporanea e ai temi del presente.

 

www.bevilacqualamasa.it

lunedì 29 giugno 2026

Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 PORTAMI IL FUTURO presenta Domestic Displacement a cura di Giulia Ingarao e Antonio Leone

 


Anya Gallaccio, Regina José Galindo, Mona Hatoum, Paolo Icaro,

William Kentridge, Anna Maria Maiolino, Shirin Neshat,

Olu Oguibe, María Magdalena Campos-Pons, Amalia Pica,

Mustafa Sabbagh, Santiago Sierra, Holly Stevenson,

Zehra Doğan, Akram Zaatari

 

Una mostra che racconta come vulnerabilità, sradicamento e impermanenza siano

condizione esistenziale del nostro tempo,

strumenti per ripensare la coesistenza con le differenze.

 

Fino al 27 settembre 2026

 

MAC Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”


 



 


Gibellina, 29 giugno 2026. Quindici artisti internazionali compongono una mappa dell’abitare contemporaneo in Domestic Displacement, la mostra a cura di Giulia Ingarao e Antonio Leone che, nell’ambito del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, fino al 27 settembre 2026 occupa gli spazi del MAC Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” a Gibellina.

Nel tempo delle migrazioni forzate, delle identità sospese e della progressiva erosione dei confini culturali e geografici, Domestic Displacement si configura come una mappa instabile dell’abitare contemporaneo. La mostra riunisce artisti provenienti da differenti aree geopolitiche, le cui ricerche attraversano il trauma dello sradicamento, la precarietà della memoria e le poetiche dello straniamento, facendo convergere esperienze intime e tensioni storiche globali.

 

Gli artisti e le artiste in mostra si muovono tra le eredità delle avanguardie storiche e le urgenze politiche del presente, esplorando quello spazio in cui il familiare diventa estraneo e l’estraneo assume i tratti della familiarità: corpi, oggetti, linguaggi, archivi e materiali generano nuove mappe simboliche e possibilità di lettura del presente.

 

La mostra nasce dall’idea che oggi il displacement (spostamento) rappresenti una condizione strutturale dell’esistenza contemporanea. Che si manifesti come migrazione geografica, esilio linguistico, diaspora culturale, perdita di appartenenza o trasformazione del corpo politico, ogni opera costruisce una propria grammatica della dislocazione, nella quale identità e memoria rimangono costantemente aperte e negoziabili.

 

In questa prospettiva il displacement non coincide soltanto con l’esperienza dello sradicamento, ma si configura come una condizione esistenziale più ampia, nella quale fragilità, mutazione e impermanenza diventano strumenti per ripensare la coesistenza. Non come superamento delle differenze, ma come capacità di abitare l’incertezza attraverso forme aperte di ascolto.

 

Nelle opere in mostra, la sovversione delle gerarchie e la riconfigurazione del mondo attraverso grammatiche visive inedite diventano strumenti per affrontare questioni quali l’instabilità politica, il trauma migratorio, le eredità coloniali, la censura, la violenza di genere e la marginalità economica, alimentando una riflessione sulla possibilità di conciliare prospettive sempre più distanti e contrapposte.

 

La mostra si divide in tre macroaree, geografie instabili, abitare la dislocazione e forme fragili della coesistenza.

 

Nella prima sezione, Geografie instabili, Mona Hatoum presenta una rielaborazione del planisfero, cifra ricorrente della sua ricerca, attraverso cui ridiscutere l’idea stessa di territorio in un mondo segnato da confini mutevoli, continuamente ridefiniti da guerre e interessi economici. Anche le cartografie reinventate da Akram Zaatari [YM series] aprono nuove prospettive di osservazione del mondo. Nell'opera in mostra, L YM BŠM (2026), l'artista sovrappone passato e presente: la diffusione dell'alfabeto fenicio nel bacino del Mediterraneo - immagine della stratificazione dei linguaggi e della sopravvivenza delle culture - e le rotte aeree contemporanee che attraversano il mare, inclusa quella percorsa dai bombardieri statunitensi durante gli attacchi contro l'Iran nel giugno 2025.

 

In Porter Series: Espagne Ancienne (Porter with Dividers, 2001–2008) di William Kentridge, la geografia diventa uno scenario mobile attraversato da cancellazioni e sovrapposizioni che riflettono la condizione contemporanea del displacement. Mappe, rotte migratorie, immagini di paesaggi urbani e sagome umane si intrecciano in composizioni dove i confini sono costantemente ri-disegnati.

Shirin Neshat indaga la frattura identitaria generata dalla distanza dalla patria traducendo visivamente le contraddizioni presenti sia nel paese d’origine sia in quello d’adozione. Zehra Doğan ricorre invece a un lessico visivo archetipico per evocare la lotta del popolo curdo in difesa della propria identità culturale, mentre Santiago Sierra utilizza un’estetica radicale e provocatoria per denunciare le dinamiche di potere e di esclusione che attraversano le società contemporanee.

 

Nella sezione Abitare la dislocazione, lo sradicamento viene affrontato non soltanto come conseguenza di eventi traumatici, ma come condizione strutturale della contemporaneità. Abitare la dislocazione significa esistere in uno spazio mobile, nel quale identità, memorie, linguaggi e pratiche simboliche si contaminano reciprocamente, generando nuove forme di relazione e immaginazione culturale. Tra le opere esposte, Made in Italy© – Handle with Care (2015) di Mustafa Sabbagh riflette sulla pluralità culturale attraverso una spiritualità sospesa tra appartenenza e trasformazione. Regina José Galindo presenta Raíces (2015), un lavoro che invita a interrogarsi sulla possibilità di abitare il displacement tenendo insieme il desiderio di ricongiungimento con le proprie radici e la necessità politica della convivenza tra differenze.

Nel lavoro di María Magdalena Campos-Pons genealogia, diaspora e spiritualità afrocaraibica si intrecciano in immagini nelle quali il passato coloniale continua a riverberare nel presente. La ricerca di Olu Oguibe approfondisce invece i temi del postcolonialismo, della migrazione e della condizione umana attraverso una riflessione alimentata dalla storia, dal linguaggio e dalla estetica africana e afroamericana.

 

L’area forme fragili della coesistenza comprende opere di Holly Stevenson, Amalia Pica, Anna Maria Maiolino, Paolo Icaro e Anya Gallaccio che raccontano una vulnerabilità capace di generare nuove modalità di coesistenza fondate sull’ascolto della differenza e sulla continua ridefinizione della relazione tra sé e mondo.

Holly Stevenson e Amalia Pica riflettono sulla natura effimera dell’esistenza, Stevenson esplorando i confini del corpo attraverso neo-forme di evocazione surrealista, come nella serie di ceramiche ispirate a La Debuttante di Carrington (2025), mentre Pica nelle serie Souvenir (2018) e Catchphrase (2022) combina elementi ordinari, anatomici e vegetali in forme ibride sospese tra realtà e immaginazione. L’artista trasforma il collage in spazio di relazione, dove differenze, linguaggi e identità convivono, mentre in Please open hurry (2018) si concentra sui limiti del linguaggio e le forme fragili della comunicazione.

 

La serie pittorica Untitled (2016 - 2018) di Anya Gallaccio trasporta su tela frammenti di paesaggi vissuti per parlare di impermanenza, dissoluzione e trasformazione, mentre la pratica di Anna Maria Maiolino afferma il gesto quotidiano come atto politico, strumento per agire un continuo esercizio di libertà, sviluppando una riflessione sull'identità che trae origine dal senso di straniamento dovuto all'abbandono dell'Italia e all’esperienza di resistenza al regime brasiliano negli anni Settanta e Ottanta. Infine, Personae (1991) di Paolo Icaro supera la dimensione della scultura per assumere carattere processuale e aperto. Partendo da immagini di violenza - in particolare quelle legate alla guerra del Vietnam – l’artista, con le sue “non-fisionomie” mette in scena una doppia tensione: da un lato l’anonimato come uguaglianza, dall’altro la violenza della depersonalizzazione durante la guerra.

 

Nelle parole del Direttore Artistico di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, Andrea Cusumano “Gibellina abita questa mostra come un suo meta-racconto. Ha vissuto lo sradicamento ed ha interpretato la rinascita attraverso l'arte e gli artisti”.

 

Domestic Displacement si presenta come una costellazione di immagini, posizioni critiche e stratificazioni storiche che interrogano la possibilità stessa di abitare il presente. In un mondo nel quale la mobilità coincide sempre più spesso con perdita, sopravvivenza e continua ridefinizione di sé, il gesto artistico emerge come pratica di resistenza, testimonianza e cura, offrendo strumenti per orientarsi in un presente refrattario a ogni fissità.

 

La mostra è stata realizzata con il supporto di Instituto Cervantes Palermo.

Istria sempre più gourmet: Harry’s Piccolo Poreč, a Parenzo, conquista la stella Michelin

 



Il Ministro Giuli a Messina il 2 luglio per presentare il progetto del MIRA - Mediterranean Institute for Research and Arts

 Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli sarà a Messina giovedì 2 luglio 2026 per la presentazione ufficiale del MIRA - Mediterranean Institute for Research and Arts / Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le Arti, nuovo polo culturale dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistica contemporanea nel Mediterraneo.

 

La conferenza si terrà alle ore 11.00 presso il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, sede dell’amministrazione comunale.

 

Promosso dal Ministero della Cultura - attraverso la Direzione Generale Creatività Contemporanea e l’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato - dal Comune di Messina e dall’Università degli Studi di Messina, con il supporto della Fondazione MAXXI per l’avvio del progetto, il MIRA nasce per rafforzare il ruolo della Sicilia come piattaforma di dialogo tra Europa, Africa e Medio Oriente.

 

Il Mediterranean Institute for Research and Arts avrà sede nelle Torri Morandi e a Villa Pace, che diventeranno il fulcro operativo del progetto al termine dei lavori di riqualificazione. Erede del progetto MAXXI Med, avviato nel 2023, il nuovo istituto svilupperà programmi espositivi, attività di ricerca e formazione interdisciplinare, residenze artistiche e collaborazioni internazionali, contribuendo alla rigenerazione culturale del territorio e alla strategia di cooperazione culturale promossa dal Ministero della Cultura nell’ambito del Piano Mattei.

 

Nel corso della conferenza saranno presentate le linee programmatiche dell’istituto e le prime attività previste per l’autunno 2026.

 

In occasione della presentazione del MIRA, saranno inaugurati a Messina e Reggio Calabria i due gruppi scultorei Fontana Ferma di Piero Pizzi Cannella, realizzati grazie alla partecipazione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria a due programmi della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura: il progetto di acquisizione dell’opera destinata a incrementare la collezione del museo a Reggio Calabria è stato selezionato nell’ambito del PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, mentre il progetto di produzione dell’opera destinata a Messina è stato selezionato nell’ambito de Il Museo Rigenera.

WINE ROOM BY LUCA TEGON ACCOGLIE L’ESTATE CON UN NUOVO MENU DEGUSTAZIONE E LE CENE A BORDO PISCINA

 


Domenica 19 luglio 2026 in Carnia Fasjn la mede A Sutrio festa della fienagione nei prati dello Zoncolan