venerdì 10 aprile 2020

#minegavi #minewine #ladymine La viticultura che resiste e la riscoperta del tempo in bottiglia




Aprile 2020. In questo periodo storico così difficile, che sta mettendo a dura prova tutti gli italiani, senza distinzione di genere o estrazione sociale, ci sono piccole azioni quotidiane che ci ricordano non solo che la vita va avanti, ma che la “vite” va avanti

Giusi Scaccuto Cabella di Mine Wine, viticoltrice in Gavi, ce ne dà prova con questa foto, pubblicata sui social (lei è tra le produttrici che continuano a raccontarsi anche attraverso la rete), specchio del momento che stiamo vivendo. China sulle sue viti, intenta a sistemare i giovani germogli, indossa guanti e mascherina di protezione. Speriamo tutti un giorno di guardare a foto come questa, simile forse a quella di centinaia di altri produttori vinicoli, con la certezza di avercela fatta a superare uno dei momenti più duri dell’era contemporanea. Ma oggi, nel qui e ora del presente, non possiamo fare a meno di domandarci cosa stia succedendo agli artigiani del vino italiano. 

Giusi Scaccuto Cabella di Mine Wine è una di loro. Con una produzione di appena 20.000 bottiglie all'anno di Gavi Docg, Mine Wine è una piccola azienda unica nel suo genere, proprio come la donna che l’ha fondata. Il suo Mine Gavi Docg è infatti il solo a essere prodotto da uve Cortese proveniente da tutti gli 11 comuni della denominazione. A selezionarle personalmente, ancora lei, Giusi, che ha scelto con grande cura i contadini (teste dure, a detta sua, ma che sanno il fatto loro), che di anno in anno l’aiutano a creare il suo vino, testimone di un territorio piemontese nobile e storico.
 
È proprio di questi giorni l’uscita della nuova annata 2019, che dovrà attendere qualche mese in più per ricevere l'attenzione che merita. È evidente che con un mercato Horeca completamente bloccato, sia in Italia che all’estero, molti vini italiani saranno costretti a riposare ancora qualche mese in cantina.

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, c’è un interessante risvolto positivo: la riscoperta del tempo in bottiglia. Quell'affinamento che l’alta domanda del mercato non permetteva, oggi, volenti o nolenti, diventa obbligatorio. Così il Mine Gavi Docg 2019, sonnecchiante ancora per qualche tempo in cantina, ne guadagnerà di complessità e profondità.

Il progetto Mine Gavi: 11 terre per 1 sola etichetta.
Non esiste un altro vino che rappresenti così integralmente tutte le caratteristiche del Gavi. Un’idea che sembra l’uovo di Colombo a cui nessuno aveva mai pensato: “Voglio fare un Gavi che sia mio in tutto e per tutto, e che racchiuda la vera anima di questi 11 comuni dalle caratteristiche tanto diverse, sia per clima, altitudine e composizione dei suoli. – spiega Giusi – La scelta delle percentuali di ciascuna terra tiene conto dell’andamento dell’annata e di come si sono espresse le zone nel corso della stagione”. Una sfida per Giusi, che ha dovuto capire e armonizzare queste anime in un unico vino. “E’ stata una sorpresa anche per me scoprire le caratteristiche organolettiche di un blend nato da terre rosse, bianche e di mezzo, perché non avevo idea di come si potessero esprimere in un unico prodotto. Di fatto, credo di aver realizzato un Gavi, che rappresenti la mia personalità, tanto complessa quanto sfaccettata”.
Il territorio
Bosio, Capriata d'Orba, Carrosio, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia e Tassarolo: in altre parole le 11 terre del Gavi per 1500 ettari vitati. E’ da qui che è partita Giusi per realizzare il suo Mine Gavi Docg, attraverso la conoscenza trentennale di questi comuni dalle caratteristiche estremamente diverse. I paesaggi del Gavi sono un alternarsi di vigneti, boschi, montagne, pianure e castelli nell’arco di una manciata di chilometri da Parodi a Pasturana. La geologia del Gavi è quanto di più ricco e complesso si possa immaginare, suddivisa in tre fasce, che incidono fortemente sulle caratteristiche del vino. Nella parte nord di Gavi, tra Tassarolo e Novi Ligure, sulle dolci colline di boschi di robinia e quercia, i suoli sono segnati dalle terre rosse, composti da ghiaie, antichi depositi alluvionali e argilla rossa, che conferiscono ai vini opulenza nei profumi e buona struttura. Nelle terre di mezzo, tra Serravalle, Gavi e San Cristoforo, i suoli sono composti da marne e arenaria, che danno bianchi carichi di sapidità, nerbo e mineralità. A sud, infine, ci sono le terre bianche, proprio dove si avvicinano gli Appennini e i rilievi si fanno più irti, tanto da trovare le marne Serravalliane. Questi suoli donano ai vini finezza e longevità.
Giusi, one woman band
Giusi si comporta come un agronomo, lavora come un enologo, ma non è né l’uno né l’altro. La sua è una competenza che nasce dell’esperienza maturata in 30 anni di lavoro, che la rendono una produttrice di vino unica nel suo genere.
Tenace e coraggiosa, Giusi non ha paura di rischiare. Ne è prova il fatto che dopo tanti anni spesi in un’azienda del Gavi decide di lasciare tutto per creare un suo progetto vinicolo: Mine Wine. Come un’appassionata one woman band, Giusi si occupa della selezione delle uve, sceglie le percentuali del blend delle 11 terre, cura l’imbottigliamento e persino la commercializzazione. A darle supporto la sua famiglia: il marito Ivo, il figlio Gabriele e la sorella Maria Teresa, la sua vera forza da cui trae l’energia e l’ispirazione per il suo lavoro.
Una storia fatta di profonda conoscenza del territorio, cominciata trent’anni fa, proprio dopo una vendemmia fatta quasi per scherzo. “Da quella vendemmia, sono entrata a far parte di un’azienda del Gavi, occupandomi della parte amministrativa, ma quel ruolo mi stava stretto. – spiega Giusi - Sentivo il desiderio di stare in vigna, a contatto con la terra, e poi in cantina, confrontandomi con chi ne sapeva più di me. Ho imparato tanto, tantissimo in quegli anni”.
Lascia quella cantina per occuparsi di consulenza per altre aziende piemontesi, ma sente forte il richiamo alla terra, quasi fosse il canto di una sirena a cui non sa resistere. Accetta di entrare in un’altra cantina del territorio, dove si occupa principalmente delle vigne, della riconversione al biologico e della parte produttiva in cantina.
In quel periodo la scelta di praticare i metodi dell’agricoltura biologica e biodinamica sono stati dettati dal rispetto per l’ambiente, l’interazione con la natura e i suoi cicli naturali. Una consapevolezza e sensibilità, che mantengo salde anche nel mio nuovo percorso lavorativo, tanto che sia in campagna che nella produzione dei vini seguo un’etica fondata sui principi della sostenibilità, della tutela ambientale e del vino sano e naturale”.
Oggi tutta quest’esperienza e la conoscenza maturata in tanti anni di lavoro, sono a servizio del suo progetto vinicolo.


La produzione
Gavi Docg conta 1500 ettari vitati in totale. Da nord a sud non passano più di 20 km e il numero di piccoli viticoltori, che in media conducono non più di un ettaro, è ancora molto presente. Sono stati 11 piccoli produttori di uva a ispirare la scelta di Giusi per Mine: “Non avrei potuto realizzare questo vino se non fossero presenti questi piccoli artigiani che producono uva con particolare attenzione. Non sono certificati bio, ma lavorano nel rispetto di sostenibilità e biodiversità. Sono tutti vigneti a conduzione famigliare che non producono vino o non ne vinificano l’intera produzione, tanto da cedere l’uva eccedente. Sono la storia e la ricchezza di questo territorio: non ho fatto altro che attingere alla loro esperienza e selezionare le migliori uve per il mio progetto”.
La presenza in percentuale di uve da ciascun comune varia a seconda dell’annata. Le uve vengono vendemmiate a mano. Mine fermenta, a temperatura controllata, con lieviti indigeni in acciaio; è Giusi che segue in prima persona la fermentazione fin dalla realizzazione del pied de cuve.
Dalla vendemmia 2019 Giusi Scaccuto Cabella segue in prima persona uno dei vigneti che dà vita a Mine Gavi.


Mine nel mondo
Attualmente Mine Gavi è distribuito nelle principali città italiane e internazionali come Milano, Bergamo, Roma, New York e Miami. Presente anche in Svizzera, Corsica e Polonia, il mercato estero di questo vino è in continua crescita a conferma del fatto che la fama e l’apprezzamento di questa Docg sono un dato di fatto.


Mine Wine in pillole:
  • Produttrice: Giusi Scaccuto Cabella
  • Vino: Mine Gavi Docg
  • Prima annata di produzione: 2018
  • Vitigno: Cortese 100%
  • Peculiarità: è l’unico Gavi a essere prodotto con uve dagli 11 comuni della denominazione
  • Gli 11 comuni suddivisi in terre bianche, terre di mezzo, terre rosse.
  • Distribuzione: Italia, Europa, Usa e Russia.
  • Dalla vendemmia 2019 Giusi Scaccuto Cabella segue in prima persona uno dei vigneti che dà vita a Mine Gavi.


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