Uno degli artisti più radicali e influenti della sua generazione
trasforma i sotterranei del palazzo in un percorso inedito
tra scultura e installazione
a cura di Simone Menegoi e Tommaso Pasquali
dal 30 gennaio al 26 aprile 2026
dal venerdì alla domenica, dalle 12.00 alle 19.00
ingresso gratuito
Aperture speciali durante Arte Fiera
Mercoledì 4 febbraio dalle 12 alle 19
Giovedì 5 febbraio dalle 12 alle 22
Venerdì 6 febbraio dalle 12 alle 22
Sabato 7 febbraio dalle 12 alle 22
Domenica 8 febbraio dalle 12 alle 19
Palazzo Bentivoglio
via del Borgo di San Pietro 1, Bologna
Michael E. Smith, CC, a cura di Simone Menegoi e Tommaso Pasquali, Palazzo Bentivoglio, Bologna, 2025 ph. Carlo Favero.
Bologna, 29 gennaio 2026. Dopo aver ospitato progetti che intrecciano architettura, memoria e sperimentazione, Palazzo Bentivoglio presenta dal 30 gennaio al 26 aprile 2026 CC, mostra personale di Michael E. Smith (Detroit, 1977). Curata da Simone Menegoi e Tommaso Pasquali e pensata per gli spazi sotterranei del palazzo (via del Borgo di San Pietro 1 a Bologna), l’esposizione ha portato a un radicale ripensamento degli ambienti, trasformati in un luogo essenziale e carico di tensione.
Considerato tra gli artisti americani più influenti della sua generazione, Smith sviluppa da oltre vent’anni una pratica che si colloca tra scultura e installazione, fondata sull’uso di materiali trovati e oggetti prodotti in serie. Le sue opere, spesso minimali nelle dimensioni e nella forma, instaurano un rapporto diretto con lo spazio espositivo e con le condizioni percettive in cui vengono presentate, attraverso un processo che parte dal vuoto, dal silenzio e dall'attesa per creare una tensione che carica di significato ogni elemento.
Il progetto espositivo, concepito appositamente per i sotterranei di Palazzo Bentivoglio, presenta lavori inediti, realizzati sul posto, e si sviluppa come un itinerario unitario, in cui opere e architettura concorrono a definire un’esperienza irripetibile, scandita da variazioni di intensità luminosa e da una progressiva rarefazione degli elementi. Sovvertendo il paradigma del “white cube”, Michael E. Smith lavora sulla luce e sui percorsi espositivi, per trasformare musei e gallerie, luoghi improntati alla massima accessibilità e visibilità, in spazi ambigui, infidi, in cui ci si muove con circospezione.
«Michael E. Smith è uno degli artisti americani più originali e significativi degli ultimi vent’anni» – spiega Simone Menegoi che è stato anche co-curatore dell’importante mostra dedicata a Smith dalla Triennale di Milano nel 2014 –. «Si può dire che la sua opera consista di due metà. La prima è costituita dalle opere vere e proprie; la seconda, dal modo in cui quelle opere vengono collocate nello spazio espositivo, spesso in modo insolito e spiazzante, e dal modo in cui lo spazio viene modificato dall’artista in rapporto alle opere; alterando l’illuminazione standard, mettendo in luce elementi tecnici che di solito rimangono nascosti, eccetera. È affascinante vedere questo approccio in un luogo così carico di storia come i sotterranei di Palazzo Bentivoglio».
Come d’abitudine per l’artista, la mostra comprende unicamente interventi realizzati o adattati per l’occasione. Il primo lavoro che si incontra, schmucke dich, o liebe seele, bwv 654 - un mastello di plastica pieno di palloncini pieni d’acqua - rivela al pubblico il repertorio di materiali poveri e quotidiani dell’artista, mentre i visori per la realtà virtuale modificati di Untitled introducono il sottile legame narrativo che attraversa la prima parte della mostra: il nostro legame ossessivo con i dispositivi digitali e il narcisismo da selfie che inducono. Il percorso include installazioni che associano l’aspetto perturbante a una sottile ma costante ironia, come my sweet lord / today is a killer, realizzato sfruttando un neon già presente nello spazio, e bricks in my pillow (Laura Dukes), un assemblaggio a terra di elementi tessili che assomiglia tanto a un letto sfatto quanto al corpo smembrato di un personaggio da cartoon. Altri interventi presentano oggetti ordinari trasformati e spesso collocati in punti periferici dello spazio: indumenti, recipienti, canestri di vimini, un pallone da basket appeso rasoterra, che richiama la forma di una testa umana, e due chitarre elettriche per ragazzi – una rossa e una decorata con immagini di SpongeBob – che rimandano all’importanza dell’improvvisazione nella pratica dell’artista.
Nel lavoro di Michael E. Smith la musica costituisce, infatti, un principio di ispirazione costante: richiami al repertorio folk, blues e jazz sono presenti nei titoli di diverse opere in mostra. La selezione presentata a Bologna evidenzia inoltre una riflessione recente dell’artista sullo statuto dell’oggetto: a differenza di lavori precedenti, in cui erano frequenti materiali segnati dall’uso, le opere qui esposte sono per lo più prive di tracce di consumo, talvolta nuove o ancora imballate. Arredi, lampade e strumenti tecnici sono presentati nella loro condizione di oggetti seriali e intercambiabili, richiamando l’attenzione sul momento della produzione e sul valore simbolico della merce prima dell’uso e dello scarto.
L’installazione hello walls demo chiude idealmente il percorso della mostra, accostando un proiettore di laser colorati a due grandi cristalli di selenite, materiale utilizzato nella cerchia muraria tardoantica di Bologna: le rocce, comportandosi come fibre ottiche, diffondono la luce verso il vertice di un triangolo di prato artificiale, creando un effetto visivo in continuo mutamento. La sala, in gran parte lasciata libera da oggetti, rivela le caratteristiche architettoniche dello spazio.
Il confronto diretto tra l’artista e lo spazio espositivo, del resto, è una costante della programmazione di Palazzo Bentivoglio. «Abbiamo fortemente voluto questo progetto» – aggiunge Tommaso Pasquali – «non solo perché riconosciamo la profondità della ricerca di Smith e la coerenza del suo linguaggio, ma anche perché, a sette anni dall’apertura della nostra sede per mostre, ci interessava misurarci con la possibilità di vedere quegli spazi risemantizzati da una pratica radicalmente contemporanea come quella dell’artista americano, che da vent’anni mette in discussione il concetto tradizionale di scultura. Durante un recente sopralluogo nei nostri sotterranei, la luce, le proporzioni e le tracce del tempo hanno orientato fin da subito la sua riflessione sulla misura del proprio intervento e sulla capacità del luogo di diventare materia viva del lavoro».
CC propone al pubblico un’esperienza di visita che richiede attenzione e tempo, invitando a guardare oltre la superficie, come suggerito dalla pronuncia del titolo, see see: lo spettatore è chiamato a osservare attentamente, piegandosi sotto volte ribassate, inoltrandosi nella semioscurità, seguendo fasci di luce e scoprendo le connessioni tra le cose, i corpi e lo spazio di Palazzo Bentivoglio. Una mostra in cui il quotidiano, il marginale e il residuo diventano strumenti di riflessione sul tempo, sulla memoria e sulle possibilità espressive insite negli oggetti più comuni.
La mostra segna una tappa importante nella programmazione dell’istituzione bolognese, che continua a proporre progetti espositivi inediti nei quali gli artisti sono invitati a instaurare un dialogo diretto con il luogo e la sua identità. Il catalogo della mostra, pubblicato da CURA, accoglie un ampio apparato visivo insieme ai testi di Romeo Castellucci e dei curatori, contribuendo ad approfondire il lavoro di Michael E. Smith e questa sua nuova produzione per Bologna. Il volume verrà presentato ad Arte Fiera venerdì 6 febbraio, ore 15.00, con un dialogo tra Luca Lo Pinto, Simone Menegoi e Tommaso Pasquali.
In occasione di Arte Fiera, Palazzo Bentivoglio offre alcune aperture straordinarie: da mercoledì 4 a domenica 8 febbraio la mostra sarà visitabile con orari estesi, con apertura fino alle ore 22.00 nelle giornate di giovedì, venerdì e sabato. La mostra resterà invece chiusa il giorno di Pasqua (5 aprile), mentre sarà eccezionalmente aperta il 25 aprile, che coincide con l’ultimo fine settimana di apertura dell’esposizione.
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